I Miracoli Eucaristici
I Miracoli Eucaristici
In questo articolo approfondiremo le principali analisi scientifiche condotte sui miracoli eucaristici, riassumendo in modo fedele e rigoroso i contenuti presentati nel libro “Un cardiologo visita Gesù” del cardiologo Dott. Franco Serafini. Verranno esaminati i casi più documentati e le metodologie adottate nei laboratori di medicina legale, cardiologia, istopatologia, genetica e biochimica, valutando come i risultati ottenuti in diversi luoghi ed epoche mostrino sorprendenti elementi di coerenza. Le evidenze scientifiche saranno inoltre messe in relazione con la fede cattolica e l’insegnamento della Chiesa, per comprendere come questi fenomeni siano stati interpretati dal punto di vista teologico. Uno speciale ringraziamento va al Dott. Franco Serafini, il cui lavoro accurato e profondamente competente costituisce la base principale di questo articolo. Desideriamo anche rivolgere un invito sincero e trasparente ai lettori: chi volesse approfondire in modo completo il capitolo sul sangue, sul DNA e molti altri temi affascinanti e complessi, troverà nel testo integrale del Dott. Serafini una fonte di studio estremamente ricca. Non siamo stati in alcun modo pagati o incentivati a suggerire il libro: la nostra intenzione è unicamente quella di offrire al lettore gli strumenti più validi per informarsi in modo approfondito, competente e serio.
Una buona lettura.
MIRACOLO EUCARISTICO DILANCIANO:
- BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.
un monaco di rito orientale, greco, appartenente alla grande famiglia spirituale dei basiliani in documento del 1631, che riferisce il Prodigio con dovizia di particolari, ci aiuta ad entrare nel mondo interiore dell’anonimo protagonista, dipingendolo “non ben fermo nella fede, letterato nelle scienze del mondo, ma ignorante in quelle di Dio; andava di giorno in giorno dubitando, se nell’ostia consacrata vi fosse il vero Corpo di Cristo e così nel vino vi fosse il vero Sangue”. Un uomo dunque tormentato dal dubbio, disorientato dalle varie correnti d’opinione, anche nel campo della fede, lacerato dalla inquietudine quotidiana. Mentre costui stava celebrando la messa, al momento di pronunciare le parole della consacrazione, l’ostia e il vino si sarebbero trasformati in carne e sangue.
- ANALISI
Nel novembre del 1970 dietro richiesta dell’arcivescovo di Lanciano, monsignor Pacifico Maria Luigi Perantoni, e del superiore provinciale dell’OFMC della regione Abruzzo padre Bruno Luciani, i frati francescani di Lanciano, che custodivano le reliquie, decisero, con l’autorizzazione del Vaticano, di farle sottoporre ad analisi medico-scientifiche. Il compito venne affidato al dottor Odoardo Linoli, primario del laboratorio di analisi cliniche e di anatomia patologica dell’ospedale di Arezzo. ordinario di anatomia, istologia, chimica e microscopia clinica, e al dottor Ruggero Bertelli, ordinario di anatomia all’Università di Siena.
l’11 febbraio 1971 scriveva: «Ulteriori ricerche consentono affermare presenza di tessuto muscolare striato del cuore. Alleluja».
Il 4 marzo 1971, a Lanciano, sotto la neve e in una delle giornate più fredde del secolo in Italia, il Prof. Linoli può tenere una relazione scientifica conclusiva che si riassume nei seguenti punti:
- il Sangue del miracolo eucaristico è vero Sangue e la Carne è vera Carne;
- la Carne è costituita da tessuto muscolare del cuore;
- il Sangue e la Carne appartengono alla specie umana;
- il gruppo sanguigno è AB ed è identico nel Sangue e nella Carne, provenienti quindi verosimilmente dalla stessa Persona;
- le proteine del Sangue sono frazionate con i rapporti percentuali del sangue fresco normale;
- nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali clorurici, fosforo, magnesio, potassio e sodio in quantità ridotta; il calcio in quantità aumentata.
I dettagli più tecnici saranno l’oggetto di una pubblicazione scientifica ineccepibile, anche per gli standard odierni, corredata di abbondante materiale fotografico.
Inoltre, il professore aggiunge alcune precisazioni:
- la struttura della Carne non si presta all’ipotesi di un “falso “operato nei secoli passati: solo una manomolto esperta in dissezione anatomica avrebbe potuto ottenere dal cuore di un cadavere
una “fetta “così uniformemente tangenziale alla superficie di un viscere cavo (come si evince dal prevalente decorso longitudinale dei fasci di fibre muscolari nei preparati istologici);
- i reperti, e in particolare il Sangue, se provenienti da un cadavere, rapidamente sarebbero andati incontro a putrefazione,
eppure nelle sezioni istologiche non sono mai stati rintracciati sali o sostanze conservanti.
Nel marzo 2001, trent’anni dopo, a Mike Willesee e Ron Tesoriero (li incontreremo nel capitolo su Buenos Aires) che lo intervistano, nella sua casa di Arezzo, su come si sentisse all’epoca dei risultati dellaricognizione di Lanciano, risponde candidamente:
«Per qualche mese mi sembrava di camminare a trenta centimetri da terra..».
SUPPLEMENTO DI RICOGNIZIONE NEL 1981
Nel decennale della ricognizione, i francescani chiedono, ancora al prof. Linoli, di esaminare ulteriormente la Carne miracolosa, sia nel suo aspetto macroscopico che microscopico, ottenendo nuove sezioni istologiche da un piccolo frammento non impiegato nel 1970 e ancora custodito a Lanciano.
Con i nuovi vetrini si conferma ancora meglio la struttura miocardica delle fibrocellule e si ricavano nuove importanti ed originali conferme: è evidente l’endocardio, cioè la membrana interna del cuore, ci sono aree di tessuto adiposo, vasi sanguigni arteriosi e venosi e anche fasci di fibre nervose vagali. Si tratta di rilievi microscopici che, nel loro insieme, disegnano il quadro di un cuore umano completo.
Lo studio macroscopico è pure sorprendente. L’attenzione di Linoli è sui 14 piccoli fori distanziati, circolari, a stampo lungo tutto il limitare esterno della reliquia, come se, in epoca remota, fosse stato necessario fissare con 14 chiodi la Carne su di un supporto di legno per correggere la retrazione e ‘accartocciamento del rigor mortis.La Carne si sarebbe quindi retratta verso l’esterno creando la cavità centrale oggi evidente. Tuttavia, secondo il professore, tale cavità era anche in parte preesistente, e allora tutta la reliquia viene a ricordare l’aspetto di una sezione completa di cuore o forse del solo ventricolo sinistro.
Il prof. Linoli aggiunge un’ultima arguta osservazione: se la Carne che oggi veneriamo è stata sottoposta alrigor mortis, evidentemente al momento del miracolo originale era vivente! Il rigor mortis comincia infatti 1-3 ore dopo la morte, per terminare 36-48 ore dopo.
MIRACOLO EUCARISTICO DI BUENOS AIRES:
– BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.
1º maggio 1992, il ministro dell’Eucaristia Carlos Domínguez trova due frammenti di ostia sul corporaledavanti al tabernacolo. Il parroco padre Juan Salvador Carlomagno applica la procedura prevista: i frammenti vengono messi in acqua e chiusi nel tabernacolo. L’8 maggio, il sacerdote verifica il recipiente e nota la formazione di tre coaguli simili a sangue e delle scie rossastre sulle pareti. La Curia viene avvisata. In assenza del cardinale Quarracino, il vescovo ausiliareEduardo Mirás ordina una perizia medica, che conferma la presenza di sangue umano. 24 luglio 1994: durante la Messa del mattino, un ministro laico dell’Eucaristia nota una goccia di sangue sulla pisside. Il fenomeno viene fotografato, ma non riceve particolare attenzione o risonanza. 18 agosto 1996: durante la Messa delle 19, una fedele segnala un’ostia caduta vicino a un candelabro. Il sacerdote, padre Alejandro Pezet, la raccoglie e la consegna a una ministra laica per conservarla in acqua nel tabernacolo. Dopo alcuni giorni (il 26 agosto), si osserva che l’ostia non si dissolve ma si trasforma in una sostanza rossa e gelatinosa. L’allora vescovo ausiliare Jorge Mario Bergoglio (futuro papa Francesco) dispone che vengano fatte delle fotografie. L’ostia viene poi custodita in acqua distillata in un flacone sigillato.
– ANALISI.
Vengono coinvolte, prestissimo, due dottoresse: una oncologa ed una ematologa.
Dott.ssa Botto
Nel racconto di padre Pérez, viene affidata una prima indagine ad una oncologa che abita vicino alla parrocchia, la dott.ssa Isabel Botto. Prova a prelevare, dal vaso di ceramica del 1 maggio, con una siringa, un po’ di quello che sembra sangue dalla massa centrale, ma non riesce perché la consistenza è troppo solida. Allora raccoglie il materiale di una delle scie rossastre che macchiano le pareti del contenitore. Il tessuto viene analizzato insieme ad una tecnica di laboratorio, Alicia Martines, presso il Sanatorio Evangelico El Buen Samaritano. Entrambe confermano trattarsi di sangue perché reagisce ad un test dell’emoglobina. Non è specificato se il kit consentisse di chiarire l’origine umana del sangue. La dott.ssa Botto ammette che occorrerebbero analisi più approfondite, da parte di un medico legale. Vede al microscopio che vi sono cellule
muscolari e un “tessuto fibroso vivo”. Proprio padre Pézet chiede se potrebbero trattarsi di cellule del miocardio; la dottoressa risponde che è possibile, ma occorrerebbero ulteriori analisi…
Dott.ssa Sasot
Nel libro del dott. Castañón sono riportate, o meglio fotografate, due relazioni mediche, dattiloscritte e firmate della dott.ssa Adhelma Myrian Segovia de Sasot. Dietro questo nome così altisonante vi è una ematologa che lavora all’Hospital Dr. J. M. Ramos Mejía di Buenos Aires. Da questi referti si deducono tre indagini.
- In una relazione datata “giugno 1992”, senza specificare il giorno, la dottoressa descrive l’evoluzione macroscopica di un materiale, contenuto in un recipiente di ceramica, che “prendeva forma di coagulo” e che aveva al tatto la consistenza di un coagulo. Il “materiale” si mantenne abbastanza stabile finché venne rifornito, nei primi giorni, di acqua benedetta. In giugno, tuttavia, trascorso il primo mese, già descrive la tendenza del coagulo, non più bagnato, a seccarsi e a staccarsi dal recipiente (come avverrà effettivamente negli anni seguenti).
- Sempre in giugno 1992, la dott.ssa Sasot riferisce di un’analisi su materiale di sospetta natura ematica proveniente da una patena a tre giorni dalla sua comparsa. Si sta riferendo, quindi, a uno dei due miracoli del 10 maggio sera. Venne eseguito un esame semplice ma impeccabile per valutare una goccia di sangue: uno striscio su vetrino. Segui la colorazione standard con May-Grunwald e Giemsa: si tratta di miscele di fissanti e coloranti che consentono di colorare, in modo diverso e ben distinguibile all’occhio dell’analista, le diverse popolazioni di leucociti, cioè di globuli bianchi, presenti nel Si ottenne una formula leucocitaria, cioèla proporzione percentuale relativa tra le 5 principali classi di globuli bianchi (è un comunissimo esame del sangue, che ciascuno di noi ripete in occasione di qualunque controllo medico). La formula mostra un eccesso di linfociti (47%) rispetto ai neutrofili (49%), come può succedere fisiologicamente nel corso di un’infezione virale, ma anche in corso di intenso stress psicofisico. Lo striscio presenta inoltre detriti, alcune cellule presentano vacuolizzazioni (cioè piccole cavità al loro interno), abbondante è la contaminazione batterica da parte di cocchi: tutti questi dati testimoniano la sofferenza del materiale biologico di origine con il trascorrere del tempo (non è dato sapere a quanti giorni dal Miracolo è avvenuta l’osservazione, ma comunque entro giugno 1992).
La dottoressa conclude certificando che il campione analizzato è sangue umano.
- Esiste infine una “relazione ematologica” della dott.ssa Sasot, datata 29 ottobre 1995; sembra una sorta di rapporto conclusivo e specialistico in cui elenca in modo positivo tutto quanto ha potuto dimostrare su di un
materiale di cui, avverte, non conosceva l’origine durante le prime analisi. Si tratta di una piccola porzione di tessuto, pare, dato in custodia alla dottoressa stessa e ancora per lei disponibile nel 1995, conservato in una provetta con acqua benedetta. Non può che trattarsi del materiale proveniente dal vaso di ceramica del primo miracolo del 1992, ma ciò non viene specificato. Viene elencata una serie di dati che, nel loro insieme, inequivocabilmente dimostrerebbero che il materiale è sangue:
- dopo colorazione con May-Grunwald Giemsa, evidentemente di uno striscio su vetrino, si ottiene unaformula leucocitaria, molto simile a quella ottenuta nell’evento del 10 maggio 1992, ancora quindi con lieve linfocitosi;
- contaminazione del campione da parte di batteri e funghi;
- Presenza di ioni, potassio e sodio
- presenza apprezzabile di enzima LDH, cioè lattica deidrogenasi;
- presenza di proteine che all’elettroforesi mostrano un profilo “fisiologico” tranne la riduzione della banda delle gammaglobuline: un dato che si osserva nei pazienti
Un commento complessivo sulle indagini del 1992? Molta buona volontà, ma pochi mezzi e nessuna coordinazione.
Da febbraio 1998 è Jorge Mario Bergoglio il nuovo arcivescovo di Buenos Aires. Sollecitato da una lettera di padre Luis Maria Rodríguez Melgarejo, Bergoglio risponde nel luglio 1999 concedendo la possibilità di riprendere nuovi esami scientifici sulle vestigia dei miracoli eucaristici. Il dott. Ricardo Castañón Gómez èuno psicologo clinico boliviano, esperto in psicosomatica, biochimica e neuropsicofisiologia.
È noto per la sua capacità comunicativa e per le ricerche rigorose condotte con il supporto di una task force internazionale, assieme a Ron Tesoriero e Mike Willesee. I loro studi impiegano strumenti scientifici avanzati e una catena di custodia documentata dei materiali, con il sostegno economico del Grupo Internacional parala Paz, da lui fondato.
È questa la speciale “agenzia” a cui l’arcivescovo Bergoglio affida le indagini sui fatti della parrocchia di Santa Maria. Il 5 ottobre 1999, davanti a testimoni e alle telecamere, il dott.
Castañón preleva due campioni.
- Un primo, piccolissimo campione, dalla crosticina essiccata e tuttora visibile a Buenos Aires, che rimanedal primo evento del 1992. Sull’etichetta che accompagna la provetta sterile e sigillata è scritto: «8 de mayo de 1992 Muestra 5 de octobre de 1999».
- Un secondo campione viene ottenuto da quanto rimane dei fatti del 1996: materiale semisolido bruno, in acqua Sull’etichetta, analogamente, è scritto: «26 de agosto de 1996 Muestra humeda 5 de octobre de 1999».
Come da iter di custodia, le due provette vengono consegnate personalmente il 21 ottobre 1999 dallo stesso Tesoriero alla Forensic Analytical di San Francisco, in California. Nei referti datati 1 maggio 2000 e firmati Vanora M. Kean, Ph.D.., dell’analisi 19990441 condotta sui due campioni si può leggere quanto segue:
L’item #1-1, il campione secco del 1992, è stato esaminato con uno stereo-microscopio: si tratta di materiale non identificato, di colore scuro, bruno-rossiccio; ad una estremità sembra essere adeso un pelo o una porzione di pelo. Viene eseguito un test preliminare all’ortotolidina per ricercare la presenza di sangue, che dàesito negativo. Dal frammento originale, di 3 x 5 mm, si estrae una porzione di 2 x 3 mm, escludendo la sospetta formazione pilifera, che viene avviata allo studio del DNA. Infatti, si rileva una piccolaconcentrazione di DNA umano; tuttavia le successive analisi per la ricerca di STR mediante PCR daranno esito negativo.
- Anche l’item #1-2, il campione del 1996, viene studiato allo stereo-microscopio. Mentre il preparato èancora umido, si osserva la coesistenza di materiale fibroso biancastro e di una sostanza bruno-rossiccia, che a questo aderisce, senza riconoscervi caratteristiche morfologiche note. Seccandosi, diventano evidenti particelle di colore più scuro; su di queste si esegue un test all’ortotolidina, con esito negativo. Si seleziona un terzo di tutto il campione, da avviare alla tipizzazione del DNA. Anche qui si rileva una piccola concentrazione di DNA umano, che, all’ elettroforesi, verrà precisato possedere un alto peso molecolare, indice di buona qualità. Ma anche nella muestra humeda #1-2 la ricerca di 10 marcatori genetici standard, nove STR e uno per le amelogenine X e Y, con tecnica PCR, non darà, inspiegabilmente, nessun risultato.
Il 2 marzo 2000, campioni di tessuto risalente al 1996 vengono inviati al dott. Robert Lawrence, medico legale della Delta Pathology Associates di Stocktonin California. Analizzandoli, Lawrence rileva una fortepresenza di leucociti attivi e vivi, fatto inspiegabile poiché il tessuto era stato conservato per oltre tre anni in acqua distillata, un ambiente ostile alla sopravvivenza cellulare.
Il tessuto appare infiammato e difficile da identificare: Lawrence ipotizza si tratti di pelle (epidermide) infiammata. Altri esperti confermano l’origine epidermica, mentre alcuni, come il prof. Linoli (studioso del miracolo di Lanciano), suggeriscono possa trattarsi di tessuto miocardico
C’è bisogno di un parere più autorevole e definitivo. Il gruppo di ricerca decide allora di rivolgersi al Prof. Frederick Zugibe, primario di medicina legale e cardiologo della Columbia University di New York nella Rockland County a New York. Il suo profilo accademico, fatto di scoperte scientifiche e di numerosissime pubblicazioni, unito alla trentennale esperienza su 10000 autopsie, è impressionante. Il 20 aprile 2004 il gruppo di ricerca si trova nello studio del Professor. Zugibe, il quale vorrebbe conoscere la provenienza del materiale da studiare, ma i due australiani tacciono. Zugibe insiste; Willesee spiega che è meglio così per lui e per l’inchiesta. Zugibe scruta il microscopio; le sue parole sono registrate. Esordisce con:
«Sono uno specialista del cuore. Il cuore è il mio ambito (my business, in inglese). Questo è tessuto muscolare cardiaco, proveniente dal ventricolo sinistro, vicino ad un’area valvolare». Guarda meglio e specifica: «Questo muscolo cardiaco è infiammato, ha perso le striature ed è infiltrato da leucociti. I leucociti normalmente non sono nel cuore, ma fuoriescono dal sangue e si dirigono nella sede di un trauma o di una ferita.
Il cuore di questa persona è stato ferito e ha sofferto un trauma. È compromesso il flusso sanguigno e parte del miocardio è andata incontro a necrosi. Somiglia a quello che vedo negli incidenti stradali, quando il cuoreviene sottoposto a prolungate manovre di rianimazione, oppure somiglia a quello che trovo quando qualcuno è stato picchiato severamente nel torace».
Tesoriero e Willesee provano un brivido quando Zugibe parla della presenza dei leucociti: la reazione immunitaria si sviluppa secondo una sequenza ordinata e si possono ritrovare leucociti solo se nutriti da un organismo ancora vivente. Afferma: «Questo campione era vivo al momento in cui è stato prelevato!».
Dopo un momento di silenzio per ricomporsi, Willesee azzarda: «Ma quanto sopravvivrebbero questi leucociti se il tessuto venisse posto in acqua?». La risposta riecheggia quella del dott.
Lawrence di quattro anni prima: «Si dissolverebbero in pochi minuti e non esisterebbero più». A questopunto sono i due australiani a turbare il professore rivelandogli che il vetrino proviene da un tessuto tenuto un mese in acqua di rubinetto e tre anni in acqua distillata: «Assolutamente incredibile!
Inspiegabile per la scienza!». Più tardi preciserà che dopo un periodo così lungo in acqua, non solo sparirebbero i globuli bianchi, ma qualunque cellula umana perderebbe qualunque morfologia riconoscibile. L’autorità del prof. Zugibe è così forte che cinque anni dopo, il 28 febbraio 2008, ad un meeting a San Francisco, il dott. Lawrence dichiara di essersi sbagliato e riconosce che il tessuto è, definitivamente, miocardio infiammato.
MIRACOLO EUCARISTICO DI TIXTLA:
- BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.
22 ottobre 2006: Il miracolo eucaristico di Tixtla è avvenuto nell’omonima località messicana quando durante la messa, mentre una suora distribuiva la comunione, un’ostia consacrata contenuta nella pisside sarebbe apparsa macchiata di sangue.
- ANALISI
Il 27 ottobre 2009 è il dott. Castañón stesso a prelevare tre millimetrici frammenti di ostia apparentemente macchiata di sangue. Comincia una serie di indagini che si potranno definire concluse solo il 25 febbraio 2013. L’associazione del dott. Castañón si rivolge a diversi laboratori specializzati in medicina forense, in immunoistochimica e in genetica: in Messico, Guatemala, Bolivia e Stati Uniti. Spesso lo stesso accertamentoè verificato più volte, talora con metodiche complementari, da studiosi diversi, all’insaputa l’uno dell’altro e in condizioni di “cieco”, cioè senza conoscere l’origine del materiale. Come sempre, le spese sono a carico del Grupo Internacional para la Paz.
- Il laboratorio “Gene-Ex” di La Paz in Bolivia documenta la presenza di L’emoglobina, loricordo per i non addetti ai lavori, è la proteina contenente uno ione ferro, necessaria per il trasporto di ossigeno e anidride carbonica nell’organismo, e contenuta all’interno dei globuli rossi del sangue (e in nessun’altra cellula). Nel video della conferenza di presentazione al minuto 21:02, è possibile rivedere la dott.ssa Susana Pinell mentre esegue per la prima volta il test di immunocromatografia capillare specifica per emoglobina umana. Vediamo l’istante in cui un frammento del materiale in esame viene a contatto con il kit e, trascorsi alcuni secondi, la reazione positiva che ne consegue. È importante segnalare che l’emoglobina èpresente negli eritrociti, cioè nei globuli rossi, di tutti i vertebrati, ma che il test è specifico per l’emoglobina della specie umana.
- nei vetrini istologici, colorati con la classica metodica del-l ‘ematossilina-cosina, ottenuti sia dal dott. Juan Ruben Chavez Hernandez per il “Corporativo Médico Legal” del Messico che dal OrlandoRodas Pernillo per i laboratori “PatMed” del Guatemala, si riconoscono globuli rossi. Più precisamente, ci sono aree di accumulo di materiale acidofilo che ricordano eritrociti in fase di autolisi, cioè in corso di degradazione
spontanea; a tratti il materiale è più amorfo e meno distinguibile. Tali accumuli sono compatibili anche con fenomeni di frombosi, cioè gli eritrociti potrebbero fare parte di un coagulo. Tra di loro si riconoscono anche alcuni globuli bianchi, cioè leucociti, appartenenti a popolazioni diverse: neutrofili, macrofagi, basofili.
Interessante
- Nel laboratorio “Corporativo Médico Legal”.il Eduardo Sánchez Lazo ha sottoposto i vetrini a testdi immunoistochimica; ha cioè testato la reattività dei tessuti ad alcuni anticorpi, per riconoscere più precisamente la presenza di sostanze specifiche. Ha documentato così la presenza di mieloperossidasi e di glicoforina A. La mieloperossidasi è un enzima presente solo in alcuni globuli bianchi, cioè neigranulociti e nella serie mieloide. La glicoforina A è una glicoproteina presente solo sulla membrana dei globuli rossi (determinandone il gruppo sanguigno minore MN). Nel complesso si tratta di un dato molto specifico che ulteriormente conferma la presenza di cellule del sangue nei tessuti esaminati.
- Il sangue è di gruppo sanguigno AB.
Due laboratori separatamente, il “Corporativo Médico Legal”
in Messico e “Gene-Ex” in Bolivia, dimostrano, con tecniche di immunoistofluorescenza, la presenza diantigeni A e B nei tessuti esaminati. Nel referto boliviano, delle fotografie a colori documentano il risultato. Ma c’è dell’altro: il laboratorio “Gene-Ex”, per la prima volta al mondo in un’indagine su questo tipo di tessuti “misteriosi”, stabilisce anche il gruppo sanguigno Rh. Il gruppo Rh è negativo. Torneremo su questo aspetto in un capitolo dedicato.
- Vi sono fibre cellulari di verosimile natura muscolare
I vetrini istologici sono ancora quelli ottenuti separatamente nei laboratori “CML” e “PatMed” di cui al punto1. Sono presenti abbondanti fasci di fibre allungate e ben colorate dall’ematossilina cosina. Va premesso che, come pure negli altri miracoli eucaristici che abbiamo incontrato, anche in questo caso non è stato agevole stabilire la natura cardiaca del tessuto: le fibre sono particolarmente degradate da fenomeni di autolisi e disofferenza.
Mancano le striature e i dischi intercalari, i nuclei non sono sempre chiaramente in posizione centrale. Tuttavia, la morfologia complessiva di tali fibre, allungate, prevalentemente parallele, con numerose biforcazioni che subito si anastomizzano, cioè si uniscono, alle fibre vicine, non può che richiamare la morfologia del tessuto cardiaco. Il Dott.Sánchez Lazo, nel referto conclusivo del laboratorio “CML” affermache le prove immunoistochimiche confermano la natura cardiaca del tessuto, ma non fornisce ulteriori dettagli. Il dott. Carlos Parellada, al minuto 1:12:35 del video della conferenza di presentazione, invece, documenta la mancata captazione dei marcatori per desmina e per miosina nei vetrini “PatMed”, come invece dovrebbe
succedere nei tessuti muscolari, e mette in conto tale dato alla avanzata autolisi e degenerazione delle sospette
fibre muscolari.
- Sono presenti agglomerati di cellule
- Nei vetrini studiati in California dal John Compagno, si identificano strutture proteiche degradateche sembrano appartenere a cellule mesenchimali.
- Sono presenti ovviamente anche cellule vegetali riconoscibili per la tipica spessa parete poco
- Sono presenti ovviamente anche cellule vegetali riconoscibili per la tipica spessa parete poco
- È presente DNA umano, ma non è possibile ricavare un profilo
Due laboratori distinti, il CML. (Corporativo Médico Legal) del dott. Sánchez Lazo in Messico e Il 120B3 (Instituro de Investigaciones Químicas Biológicas Biomédicas y Biofísicas) della biologa Eyda de Campollo dell’Università Merlano Gálvez in Guatemala, si sono occupati dello studio del DNA di due campioniconservati in paraffina giungendo alle stesse conclusioni.
Nel referto messicano si specifica che era presente materiale genetico ma che non se ne poterono né estrarre sequenze proteiche né amplificare i marcatori utili per stabilire un profilo genetico da poter impiegare in uno studio di parentela.
Analogamente, in Guatemala, il report datato 9 novembre 2012 dichiara di non aver potuto ottenere un profilo genetico completo provando ad amplificare le abituali 15 sequenze di STR e l’amelogenina. Se ne adduce la colpa alla qualità stessa del DNA, considerato degradato e frammentato.
Nel febbraio 2010, l’esperto in immagini ing. Fernando Rodríguez Pérez, su mandato del Grupo Internacional para la Paz, si trova a Tixtla, nella cappella in cui è custodita l’ostia che conosciamo.
A pochi metri dall’altare può dispiegare i suoi strumenti, Tra cui un microscopio digitale ad alta potenza e ad emissione di luce bianca ultra brillante e luce ultravioletta. Il suo studio rivela che nella parte macchiata della particola, al di sotto di uno strato superiore costituito da evidente sangue coagulato, alla scansione microscopica è presente sangue ancora fresco. E un dato impressionante, tenendo conto che sono passati più di tre anni dall’effusione miracolosa!
Il sangue è scaturito dall’interno dell’ostia.
Sono due le indagini che, con metodiche diverse, arrivano alla stessa conclusione.
Da una parte il dott. Sánchez Lazo analizza gli aspetti macroscopici, microscopici e strutturali della macchia bruna e della particola, oltre che il loro reciproco rapporto spaziale. Lo si può ascoltare parlare proprio di questo al minuto 45:50 della conferenza di presentazione, disponibile in rete. Nella sua perizia scarta l’ipotesi
che il sangue abbia potuto bagnare la superficie dell’ostia dall’esterno, perché così avrebbe dovuto attraversaree inzuppare tutto lo spessore del pane sottostante. Viceversa, in una sezione ideale della particola di Tixtla, vediamo il sangue formare un’immagine come quella di un sottile “cono inverso” che attraversa il pane da parte a parte solo in un punto centrale, si allarga leggermente prima di raggiungere l’esterno e poi si espande sulla superficie stessa dell’ostia senza più bagnarla.
Ii Dott.Castafón, nel suo testo, da poi conto di un’altra indagine, che ha studiato lo spessore della particola con una tecnologia ai raggi infrarossi e che è giunta alla stessa conclusione: il sangue proviene dall’interno mostrando poi alcune fotografie.
MIRACOLO EUCARISTICO DI SOKOLKA:
- BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.
12 ottobre 2008 durante la Messa un’ostia consacrata cadde accidentalmente a terra: dopo essere stata recuperata dal celebrante, don Filip Zdrodowski, fu posta nell’acquamanile (contenente l’acqua per il lavaggio delle dita dopo la distribuzione della comunione), come è consuetudine in questi casi[1]. Al termine della messa, suor Julia Dubowska ripose il tutto in cassaforte. Domenica 19 ottobre la suora riaprì la cassaforte e notò che, al centro dell’ostia quasi sciolta, si era formato come un coagulo rosso, simile a sangue. L’Arcivescovodi Bialystok, mons. Edward Ozorowski, interpellato dal parroco, lo invitò a prelevare l’ostia residua, insieme al coagulo, ed a posarla su un corporale bianco chevenne chiuso nel tabernacolo.
- ANALISI
La curia chiede massima serietà, urgenza e segretezza totale e si affida a due esperti dell’Università di Biatystok: sono il prof. Stanistaw Sulkowski e la prof.ssa Maria Elzbieta Sobaniec-Lotowska. Entrambianatomo- patologi, lavorano nella stessa università, pur se in dipartimenti diversi, e hanno curriculum scientifici di tutto rispetto.
Il 7 gennaio, a Sokólka, viene aperto il tabernacolo e la prof.ssa Sobaniec-Lotowska può eseguire un piccolo prelievo di materiale da quello che a lei, a prima vista, sembra un coagulo di sangue. Nel prelievo è presente anche parte dell’ostia bianca, non separabile. Il materiale viene diviso con il prof. Sulkowski, che quel giorno non è presente e che è all’oscuro dell’origine del campione. Nelle settimane successive il materiale viene preparato e studiato al microscopio ottico e al microscopio elettronico a trasmissione. Questi, in sintesi, i risultati che i due studiosi ottengono,
separatamente.
Si tratta di tessuto miocardico; nella relazione conclusiva i due professori così si esprimono:
- E’ tessuto miocardico, o almeno, tra tutti i tessuti di un organismo vivente, è il miocardio quello più somigliante. Le fibre, infatti, presentano nuclei in posizione centrale e, al microscopio elettronico, siriconoscono abbozzi dei dischi intercalari, come pure fasci di delicate microfibrille.
- Il materiale analizzato è omogeneamente costituito da tale tessuto muscolare miocardico nella sua interezza.
- Sono presenti, nelle fibre, segni di sofferenza come segmentazione e frammentazione. La segmentazione è il distacco delle fibre muscolari dalla stria intercalare a cui dovrebbero connettersi; si tratta di un fenomeno dovuto ai rapidi spasmi a cui vanno incontro le fibre stesse, ancora viventi, in prossimità della Utile ribadire che non si tratta di una degenerazione successiva alla morte: la segmentazione puòavvenire solo in una cellula vivente, anche se agonizzante e prossima alla morte. Analogo significato presenta il fenomeno della frammentazione, cioè la presenza di fibre spezzate in modo netto, a prescindere dall’intersezione con la stria intercalare.
- Alcune fibre presentano immagini compatibili come
“bande di contrazione” cioè affastellamenti delle fibre stesse lungo il loro asse corto, che si ritrovano, come vedremo, nella cardiomiopatia da stress o nella riperfusione che può seguire un infarto miocardico.
- Le fibre miocardiche e la struttura del pane dell’ostia sono unite tra loro in modo inspiegabile. Il contattoreciproco tra i due tessuti avviene ad un livello microscopico tale che ad oggi, nessuno strumento, nessuna metodica umana potrebbe riprodurre una compenetrazione così profonda.
Per la prof.ssa Sobaniec-Lotowska è un dato sconvolgente, che esclude la possibilità di un artefatto umano. Infine, come già in altri miracoli eucaristici, è inspiegabile la persistenza del tessuto miocardico, come puredel pane azzimo che costituisce l’ostia: ancora integri, senza segni di corruzione o di degradazione, dopo tutto il tempo trascorso prima in acqua e poi all’aria, per mesi (e ora, per chi va in pellegrinaggio a Sokótka, peranni) e senza nessun conservante.
MIRACOLO EUCARISTICO DI LEGNICA:
- BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.
Natale del 2013, durante la messa, un’ostia consacrata cade accidentalmente a terra: dopo essere stata recuperata viene posta in un calice di metallo contenente acqua di rubinetto, per potersi sciogliere secondo la procedura prevista in questi casi, e il tutto è riposto nel tabernacolo. Il 5 gennaio 2014 il sacerdote più anziano della comunità controlla il calice, e si accorge che una piccola porzione dell’ostia si è distaccata e si è colorata di rosso. Dopo due settimane, la porzione colorata di rosso è ancora presente sulla superficie dell’acqua, mentre il resto della particola si è sciolto. Il vescovo di Legnica, monsignor Stefan Cichy, al corrente dei fatti, decide di istituire una commissione di quattro esperti per lo studio del fenomeno.
- ANALISI
Nel 2017, a cura della diocesi di Legnica, è stato approntato un testo di riferimento che comprende le testimonianze originali e abbondante materiale iconografico.
Posso ora aggiungere qualche dettaglio sulle indagini scientifiche, comunicatomi personalmente dalla dott.ssa Barbara Engel, primario della Cardiologia di Legnica e membro della Commissione di studio istituita da mons. Cichy, e dalla dott ssa Anna Engel.
I campioni prelevati dal frammento di ostia erano quindici. le procedure di prelievo sono state eseguite alla presenza di testimoni e documentando fotograficamente ciascun passaggio. Si prepararono pure dei campioni di controllo con ostie e vino non consacrati e acqua di rubinetto. Si ebbe cura di impiegare ostie dello stesso lotto di produzione da cui proveniva la particola consacrata oggetto di esame. Inizialmente si fece riferimento all’Istituto di Medicina Legale della vicina Breslavia, e dalle analisi si stabilì quanto segue:
- Si trattava di materiale degradato da importante autolisi e da prolungata permanenza in acqua; tuttavia, la morfologia meri al microscopio ricordava quella di un tessuto muscolare L’importante degradazionenon consentiva di ottenere una conferma con i marcatori immunoistochimici specifici per il tessuto muscolare.
- Tale tessuto non era costituito da batteri. I batteri presenti rappresentavano solo una trascurabile contaminazione loca-le; in particolare non erano presenti batteri noti per produrre sostanze coloranti (ci siriferisce evidentemente alla Serratia marcescens).
- Non era presente una significativa contaminazione fungina: infatti la colorazione argentica con ilmetodo di Grocott, specifica per funghi, lieviti, alghe e spore, dava esito nega-tivo.
- Non si ottennero amplificazioni di DNA.
- Tuttavia la trasformazione di un’ostia in un tessuto come quello descritto restava semplicemente inspiegabile.
Dopo qualche mese, la commissione di studio, non completamente soddisfatta dai risultati parziali di Breslavia, chiese un secondo parere alla Medicina Legale di Stettino, disponibile ad eseguire ulteriori indagini. Furono forniti gli stessi vetrini istologici già preparati e tutti i risultati ottenuti dai colleghi di Breslavia, Rispetto alie
prime indagini, si utilizzarono metodiche istopatologiche differenti e si cercò la presenza di DNA. In sintesi, siè potuto dimostrare ciò che segue.
- Lo studio microscopico con luce ultravioletta e filo arancio consentiva finalmente di riconoscere l’originemiocardico consentiva finalmente di riconoscere l’origine miocardica del tessuto muscolare , conevidenti segni di frammentazione; le immagini ricordavano molto da vicino quelle ottenute a Sokólka.
- Anche a Stettino la ricerca con marcatori immunoistochimici diede esito
- Viceversa, si ritrovarono frammenti di DNA nucleare e mitocondriale, sufficienti per documentare senza dubbio l’origine umana del tessuto. Gli studiosi e la diocesi mantengono uno stretto riserbo sui dettagli, temendo incomprensioni e inopportuni
Come a Sokólka, nonostante l’aspetto macroscopico della reliquia si presenti come un coagulo di sangue, non sono state trovate cellule ematiche, e non e stata indagata l’eventuale presenza di antigeni ABO (in via teorica presenti, lo abbiamo visto a Lanciano, anche in cellule diverse dai globuli rossi
VIVO??
Si tratta di un dato veramente sconvolgente: tranne forse a Lanciano, dove il tessuto antico appare oggi come misteriosamente mummificato, gli altri quattro tessuti, nonostante la coesistenza di fenomeni di degradazione e di autolisi, presentano caratteristiche di indubbia vitalità. Vediamo di approfondire. In un’intervista registrata del 7 dicembre 2000, il dott. Lawrence, che sta studiando il campione di Buenos Aires del 1996, spiega che, in particolare, il suo vetrino ha fissato leucociti attivi e vivi al momento del prelievo. Aggiunge, fra l’altro, che è semplicemente inspiegabile come questi leucociti possano essere sopravvissuti per tre anni in acqua, senza dissolversi, quando normalmente questo avviene già dopo qualche minuto, al massimo un’ora, una volta separati dall’organismo vivente da cul provengono o dopo la morte di questo. Quattro anni dopo, di fronte allo stesso vetrino, abbiamo visto anche il prof. Zugibe esprimere lo stesso concetto. Commenta l’infiltrazione dei leucociti: «[che] normalmente non sono nel cuore, ma fuoriescono dal sangue e si dirigono nella sede di un trauma o di una ferita». Poi aggiunge: «Questo campione era vivo al momento in cui è stato prelevato!». Alla domanda «Ma quanto sopravvivrebbero questi leucociti se il tessuto venisse posto in acqua?» la risposta è la stessa del dott. Lawrence: «Si dissolverebbero in pochi minuti e non esisterebbero più». Più tardi preciserà che dopo un periodo così lungo in acqua, non solo sparirebbero i globuli bianchi, ma qualunque cellula umana perderebbe qualunque morfologia riconoscibile. A Tixtla un macrofago è colto addirittura in un momento in cui è attivo, e cioè mentre sta, come suo dovere, fagocitando materiale lipidico! La preparazione del vetrino ha interrotto proprio in quel momento la vita del macrofago e ne ha fissato per sempre l’aspetto dinamico e vitale: il citoplasma è ripieno di vacuolizzazioni lipidiche appena fagocitate. Va inoltre considerato che una reazione infiammatoria, così come la vediamo nei tessuti di Buenos Aires e Tixtla, è espressione di un organismo ancora vivente e in grado di coordinare una complessa cascata di eventi che coinvolgono diverse popolazioni cellulari opportunamente stimolate e attivate. Il miracolo, quindi, non consiste solo nella comparsa “dal nulla” di un particolare tessuto, nel nostro caso il miocardio, isolato e fuori contesto: il tessuto è vivente e funzionale perché misteriosamente collegato ad un organismo completo, anche se invisibile ai nostri occhi! I globuli bianchi, infatti, non vengono prodotti in loco, nel tessuto infiammato, ma arrivano da altrove, utilizzando una circolazione sanguigna funzionante, attratti dalla risposta infiammatoria. I leucociti ci parlano di un intero organismo che è vivo e che sta provvedendo a riparare un proprio tessuto infiammato e lesionato.
Sono evidenti, soprattutto a Sokólka e Legnica, dove i miociti sono meglio conservati, segni di frammentazione e segmentazione delle cellule miocardiche si descrivono nelle fibre anche bande di contrazione di necrosi;
È presente, a Buenos Aires e Tixtla, nella compagine del tessuto miocardico, una notevole infiltrazione leucocitaria.
A Lanciano, nonostante la mancata colorazione dei nuclei e l’assenza di striature, l’antico tessuto è chiaramente di natura mesodermale e presenta unioni sinciziali che le fibre realizzano (cito dal referto originale del prof. Odoardo Linoli) attraverso biforcazioni e reciproci congiungimenti, come è tipico delle cellule miocardiche. Un ulteriore reperto di pertinenza miocardica è la presenza di un lobulo di tessuto adiposo attraversato da fibre (cito ancora) che in esso si diramano, disperdendosi ed esaurendosi fra i lipociti. Ma non è solo l’aspetto microscopico che a Lanciano richiama il muscolo cardiaco: è l’intera struttura macroscopica della Carne che ricorda una sezione intera di cuore, completa di vasi arteriosi, venosi, nervo vago e parete endoteliale rivolta verso il lume interno. Il prof. Linoli condivide con il prof. Ruggero Bertelli di Siena la definitiva diagnosi di certezza: è cuore umano (lareazione immunologica di Uhlenhuth ne conferma l’appartenenza alla specie umana).
RISORTO?!
Nel 2023 il Dott.Serafini è stato contattato da due tra i massimi esperti al mondo nel campo ultraspecialistico delle lesioni da folgorazione elettrica. Il prof. Giovanni Pierini e la prof.ssa Tiziana Balbi dell’Università di Bologna, medico legale lui e anatomo-patologa lei. Erano capitati casualmente sul libro, in un’edizione precedente, e qualcosa nelle immagini riprodotte dei vetrini istologici aveva prepotentemente attirato la loro attenzione. Non potevano credere ai loro occhi: nei campioni ottenuti dai miracoli eucaristici si possono cogliere alterazioni compatibili con i danni da elettrocuzione che normalmente si possono ritrovare nelle autopsie di chi ha subito uno shock elettrico. Sulle cellule muscolari, come quelle cardiache, l’effetto è quello dell’alternanza di aree di pallore del sarcoplasma (l’interno della cellula) alternate ad aree di acidofilia (quando i tessuti sono preparati per il microscopio), frammentazione e allungamento delle cellule stesse, presenza di bande di ipercontrazione, necrosi coagulativa e soprattutto ipercromia nucleare (accentuazione della colorazione dei nuclei delle cellule). E nei vetrini, in particolare di Buenos Aires e di Lanciano, l’occhio dell’esperto riconosce questi aspetti. Aspetti che nessuno aveva descritto in precedenza, poiché è di buon senso ammettere che si “vede” quello che si conosce e finora nessun esperto di lesioni elettriche aveva visionato queste immagini. Un meccanismo chiamato in causa nella deformazione delle cellule, con un loro forte allungamento fino ad assumere un aspetto aghiforme, è quello della perdita del calcio intracellulare. “tutto o niente” che, per esempio, colpisce una cellula, ma risparmia le cellule immediatamente adiacenti. Ciò potrebbe giustifica-re, in maniera originale, l’altrimenti inspiegabile eccesso di ione calcio nel sangue di Lanciano, come se questo calcio fosse proveniente dall’interno delle cellule sofferenti, beninteso invisibili. di quel Corpo. Sto pensando a cellule che dovevano essere lambite da quel Sangue per potervi riversare calcio… Vi è un ulteriore aspetto che merita di essere sottolineato. Tipica delle lesioni da elettrocuzione è la misteriosa e non lineare “scomparsa” di microscopiche aree di tessuto. Un intenso campo elettromagnetico può produrre cioè dei veri e propri “buchi” di assenza di materia delle dimensioni anche di un millimetro cubo. Al microscopio si riconosceranno, quindi, aree otticamente vuote, ma circondate, con contorni netti, da tessuto assolutamente indenne! I proff. Pierini e Balbi non hanno difficoltà a riclassificare aree descritte a Tixtla o a Lanciano come aggregati di cellule adipose come in realtà fenomeni di questa sfuggente, ma patognomonica, perdita puntiforme di sostanza. Ho passato parecchie ore con gli amici Giovanni e Tiziana a discutere di tutto questo. Ho potuto mostrare loro anche molte altre immagini, non pubblicate in questo volume, che hanno ulteriormente rafforzato il loro convincimento della coesistenza di segni di lesioni da folgorazione nei tessuti provenienti dai miracoli eucaristici. Ma perché, si starà chiedendo il lettore, nei tessuti dei miracoli eucaristici dovrebbero esserci questi segni di avvenuta elettrocuzione? Che cosa significano? Ricordo che nella sindonologia moderna si ipotizza che la formazione dell’immagine del Sacro Lenzuolo di Torino, ad oggi misteriosa e irriproducibile, sia da ricondurre a un qualche tipo di scarica di energia elevatissima e istantanea, coincidente con il ritorno alla vita dell’Uomo avvolto dal lenzuolo stesso.




