La comunione dei Santi

LA COMUNIONE DEI SANTI ed IL CORPO MISTICO DI CRISTO:

 La comunione dei santi è una verità di fede professata nel Credo e indica la reale unione spirituale tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Essa comprende i fedeli ancora in cammino sulla terra (Chiesa militante), le anime in purificazione (Chiesa purgante) e i santi e angeli che già godono della visione di Dio (Chiesa trionfante). Non si tratta di una semplice comunione affettiva o simbolica, ma di una partecipazione concreta alla stessa vita divina, così chiamato il corpo mistico di Cristo: che ha la sua origine e il suo centro in Gesù Cristo.

Questa unità si fonda sul fatto che tutti i battezzati (e, in modo misterioso, anche coloro che sono ordinati a Cristo senza saperlo) sono inseriti in un unico Corpo mistico, di cui Cristo è il capo. Come insegna Paolo di Tarso, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono; se un membro è onorato, tutte gioiscono con lui”. Ne deriva che esiste una reale circolazione dei beni spirituali: la grazia, la carità, le preghiere, i sacrifici e le opere buone non restano isolate, ma possono giovare a tutti i membri di questo corpo.

In particolare:

  • i fedeli sulla terra possono offrire preghiere e opere per gli altri e per le anime del purgatorio
  • le anime del purgatorio, pur non potendo più meritare per sé, sono unite nella carità e attendono la piena comunione
  • i santi in cielo intercedono per i vivi, partecipando attivamente all’opera salvifica di Dio

All’interno di questa visione ampia e organica della salvezza, la Chiesa insegna che anche coloro che non sono cristiani visibili possono essere salvati, se, senza loro colpa, non hanno conosciuto il Vangelo ma cercano sinceramente la verità e il bene. Questo insegnamento è stato espresso con chiarezza dal Concilio Vaticano II, che riconosce l’azione dello Spirito Santo anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa.

Tuttavia, questa apertura non significa che esistano vie parallele o indipendenti: la Chiesa afferma con decisione che ogni salvezza avviene sempre e solo attraverso Cristo. Anche quando una persona non lo conosce esplicitamente, è comunque raggiunta dalla sua grazia. In questi casi si parla di una risposta implicita a Dio, talvolta definita come “battesimo di desiderio”: un orientamento profondo del cuore verso la verità e il bene che, in realtà, è già una risposta alla presenza operante di Dio.

Quando una persona viene salvata, anche se in vita non era cristiana, entra pienamente nella comunione dei santi, diventando parte del Corpo di Cristo. In quel momento, ogni distanza visibile cade: ciò che era implicito diventa esplicito, e l’anima partecipa consapevolmente alla stessa vita divina che unisce tutti i redenti.

In questo contesto si comprende meglio anche il ruolo della Chiesa. Essa non è un elemento opzionale, ma il mezzo ordinario e pieno voluto da Dio per la salvezza. Attraverso la Chiesa:

  • Cristo viene annunciato in modo chiaro e non rimane sconosciuto
  • i sacramenti comunicano la grazia in modo efficace e sicuro
  • la coscienza è formata e guidata nella verità
  • il credente è sostenuto da una comunità viva e concreta

Sebbene Dio possa operare anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa, è in essa che si trovano tutti i mezzi ordinari della salvezza nella loro pienezza.

Esperienze di pre morte e risurrezioni, dal punto di vista Teologico

Esperienze di pre morte e risurrezioni, dal punto di vista Teologico

L’esperienza di pre-morte, comunemente chiamata NDE (Near Death Experience), è un fenomeno riportato da alcune persone che, trovandosi in condizioni di grave pericolo di vita – arresto cardiaco, morte cerebrale traumi gravi, coma, shock profondo – riferiscono di aver vissuto esperienze intense e coerenti mentre erano clinicamente morti. È importante chiarire che la Chiesa cattolica non ha una posizione dottrinale ufficiale sulle NDE, ma le considera un campo di indagine serio, purché esaminato con prudenza e alla luce della fede. Raymon Moody, che per primo compì una ricerca sistematica nel settore, riportando i risultati dei suoi studi in quello che divenne un vero best seller a livello mondiale, nel 1975 individua quindici elementi che caratterizzano le EPM, anche se non sono tutti presenti contemporaneamente e con la stessa intensità nei racconti dei singoli soggetti:

1) ineffabilità, cioè la difficoltà ad esprimere con parole l’esperienza vissuta;

2) l’ascolto della notizia relativa alla cessazione delle funzioni vitali, da parte delle persone (medici, parenti) presenti;

3) senso di pace e quiete;

4) un suono o rumore, avvertito dalle persone o come rumore o ronzio fastidioso e spiacevole, o come suono o musica piacevole e gradevole;

5) un tunnel oscuro, attraverso il quale i soggetti hanno la percezione di passare (volando o cadendo);

6) l’abbandono del corpo «esperienza extra corporea, con i soggetti che vedono il proprio corpo e l’ambiente circostante dall’esterno;

7) incontro con altri: persone conosciute e già morte oppure in alcuni casi esseri spirituali, come angeli custodi;

8) l’essere di luce, avvertito come personale e fonte di amore e calore, identificato

spesso con Dio, che talvolta intrattiene col soggetto un dialogo non verbale (o telepatico);

9) esame della propria vita, in un istante si ha una panoramica dei propri eventi passati;

10) il confine, cioè la visione di un qualche tipo di limite come una siepe, una recinzione, una porta chiusa, della nebbia;

11) il ritorno allo stato di coscienza, che viene avvertito come doloroso in particolare da chi ha avuto l’esperienza dell’essere di luce;

12) racconto dell’esperienza;

13) conseguenze nella vita, che in seguito alla EPM viene caratterizzata da una maggiore serenità e profondità e da una

maggiore attenzione verso gli altri;

14) nuovi modi di concepire la morte, che non viene vista più come evento in sé traumatico e doloroso, ma non viene

comunque cercata con il suicidio. Dopo una EPM la morte è un ritorno a casa, con la certezza che c’è una vita

nell’aldilà;

15) testimonianze che costituiscono prove della realtà dell’esperienza vissuta: le persone rianimate riportano eventi e parole accaduti nel momento della cessazione temporanea delle funzioni vitali dei quali non possono essere a conoscienza. Gli elementi identificati da Moody non riguardano propriamente solo l’evento dell’esperienza di premorte (il cosiddetto «nucleo»), ma anche le sue successive conseguenze esistenziali.

testimonianze epm

L’esperienza di pre-morte, comunemente chiamata NDE (Near Death Experience), è un fenomeno riportato da alcune persone che, trovandosi in condizioni di grave pericolo di vita, arresto cardiaco, traumi gravi, coma, shock profondo e riferiscono di aver vissuto esperienze intense e coerenti mentre erano clinicamente incoscienti o prossimi alla morte. È importante chiarire che la Chiesa cattolica non ha una posizione dottrinale ufficiale sulle NDE, ma le considera un campo di indagine serio, purché esaminato con prudenza e alla luce della fede. Di seguito presenteremo il sunto delle storie e successivamente alcune parti significative di testimonianze di persone che hanno vissuto esperienze di pre-morte o resurrezioni. Il nostro intento non è quello di analizzare gli aspetti emotivi o narrativi, ma di comprendere ciò che queste esperienze hanno in comune dal punto di vista strettamente teologico.

1- Il caso di Pam Reynolds è uno dei più citati nello studio delle esperienze di premorte (EPM). Pam, musicista prodigio e madre di tre figli, nel 1991 dovette affrontare un intervento chirurgico ad altissimo rischio per rimuovere un grosso aneurisma cerebrale che minacciava la sua vita. A causa della posizione dell’aneurisma, fu necessario ricorrere a una tecnica allora innovativa: l’arresto cardiaco ipotermico o standstill, che prevedeva l’abbassamento del corpo a 15,5 °C, l’arresto del cuore e del respiro, l’assenza di attività cerebrale all’EEG e il completo drenaggio del sangue dal cervello. Durante la procedura Pam era completamente anestetizzata e monitorata sia con l’encefalogramma sia con i Vestibular Evoked Potentials (VEP), che verificavano l’assenza di attività nel tronco encefalico. La circolazione sanguigna veniva mantenuta da un bypass che raffreddava il sangue fino alla temperatura necessaria. L’intervento fu eseguito da due équipe: una neurochirurgica e una cardiaca, e si concluse con successo. Dopo la rimozione dell’aneurisma, la temperatura corporea fu riportata alla normalità e il cuore riavviato. Durante il periodo di “morte artificiale”, Pam visse una esperienza di premorte particolarmente intensa, riferendo in seguito dettagli accurati dell’operazione come se avesse osservato la scena dall’esterno del proprio corpo commentò il modo in cui le avevano rasato la testa e riportò conversazioni tra i membri dello staff. Tutto questo mentre l’ECG e gli altri monitor indicavano assenza totale di attività cerebrale. La sua coscienza poi si allontanò dalla sala operatoria, attraversò un tunnel e raggiunse una luce brillante, dove incontrò parenti defunti, tra cui la nonna. Gli spiriti le impedirono di andare oltre per evitare un ritorno impossibile nel corpo. Disse di essere stata “nutrita” da loro con energia luminosa. Infine fu uno zio defunto a riaccompagnarla indietro. Rientrare nel corpo fu descritto come un “tuffo in acqua ghiacciata”, doloroso e brusco. Al risveglio, era ancora collegata al respiratore. Il cardiologo Michael Sabom verificò successivamente la precisione dei dettagli riferiti da Pam, confermando la corrispondenza con l’effettivo svolgimento dell’intervento. Questo caso è oggi uno dei più documentati esempi di esperienza extracorporea verificabile durante un’EPM.

2- Nel 2003, il piccolo Colton Burpo, di tre anni, durante un viaggio con la famiglia iniziò a lamentare forti dolori addominali. Inizialmente fu diagnosticata un’influenza, ma le sue condizioni peggiorarono rapidamente e, una volta tornati in Nebraska, Colton dovette essere operato d’urgenza per una grave appendicite. Dopo l’intervento, il bambino iniziò a raccontare ai genitori ciò che aveva vissuto durante l’operazione, ma inizialmente non fu preso sul serio. Solo quattro mesi dopo, durante un viaggio in auto, Colton affermò con convinzione di essere stato «in cielo», di aver visto angeli e di aver incontrato persone, tra cui il bisnonno Pop, morto trent’anni prima della sua nascita. Lo descrisse giovane e senza occhiali. Per verificare il racconto, il padre gli mostrò una foto del bisnonno giovane che Colton non aveva mai visto: il bambino lo riconobbe immediatamente tra varie persone.

3- Una donna uzbeka di 35 anni, musulmana, ebbe una esperienza di premorte (EPM) nel 2009, dopo complicazioni durante il parto di due gemelli che richiesero la rianimazione. Durante l’episodio, riferì di aver udito una voce nella sua lingua che la invitava a sedersi su qualcosa di morbido. Disse di aver toccato un indumento bianco e liscio e di essersi trovata in uno spazio luminoso, bianco e blu. Raccontò di aver “volato” verso una porta splendida, indescrivibile, luminosa e ornata, diversa da qualunque porta terrestre. Credeva che fosse l’ingresso del Paradiso, ma le voci le dissero che non le sarebbe stato permesso di entrare. Al risveglio, la donna espresse dispiacere per essere tornata, dichiarando ai medici che si trovava in Paradiso. Dopo l’esperienza divenne più religiosa e perse la paura della morte.

4- Padre Jose Maniyangat, sacerdote cattolico originario del Kerala (India), nato nel 1949, entrò in seminario a 14 anni e fu ordinato nel 1975, svolgendo il suo ministero missionario nella diocesi di Thiruvalla. Il 14 aprile 1985, mentre si recava a celebrare la Messa, ebbe un grave incidente motociclistico causato da un conducente ubriaco. Durante il trasporto in ospedale, afferma di aver vissuto una esperienza di premorte: racconta che la sua anima sarebbe uscita dal corpo, che avrebbe visto le persone che lo soccorrevano e udito le loro preghiere. Dice inoltre di aver incontrato il suo angelo custode, il quale gli avrebbe annunciato che il Signore desiderava parlargli e che gli avrebbe mostrato inferno e purgatorio. prossimamente troverete le descrizioni da lui fatte.

5- Padre Steven Scheier, sacerdote cattolico ordinato nel 1973 e assegnato alla parrocchia del Sacro Cuore in Kansas, ebbe una esperienza di premorte (EPM) in seguito a un gravissimo incidente stradale il 18 ottobre 1985. Scontratosi frontalmente con un furgoncino, riportò ferite gravissime: il cuoio capelluto strappato, una lesione cerebrale e una frattura della seconda vertebra cervicale. Privo di coscienza, venne soccorso e trasferito in elicottero a Wichita, dove i medici ritenevano improbabile la sua sopravvivenza. Nonostante le previsioni di paralisi e impossibilità a parlare, recuperò gradualmente. Durante la Messa, mesi dopo, ricordò l’esperienza vissuta subito dopo l’incidente: disse di essersi trovato davanti al giudizio di Cristo, che gli mostrò tutta la sua vita e gli annunciò la condanna eterna, riconosciuta da lui stesso come meritata. Raccontò però che la Vergine Maria sarebbe intervenuta chiedendo misericordia per lui. Gesù avrebbe accettato, concedendogli nuove grazie e una possibilità di conversione. Profondamente toccato da questa esperienza, Padre Steven si trasformò spiritualmente e più tardi entrò in una comunità monastica contemplativa dedicata alla preghiera per i sacerdoti.

6- Howard Storm, professore d’arte e ateo convinto, nel 1985 subì una gravissima perforazione dello stomaco mentre si trovava a Parigi. Rimasto ore in attesa di un intervento, ebbe una profonda esperienza di premorte (EPM). Si ritrovò fuori dal proprio corpo, lucido e cosciente. Sentì delle voci chiamarlo e, seguendole, entrò in una nebbia dove esseri indistinti prima lo guidarono e poi si rivelarono ostili e violenti, trascinandolo in un luogo di oscurità. Storm fu aggredito e “fatto a pezzi” in una scena di grande disperazione. Nel punto più basso, dentro di sé udì la voce che gli diceva di pregare. Iniziò a farlo, e gli esseri fuggirono. Gridando interiormente “Gesù, salvami”, vide apparire una luce intensa che lo guarì e lo avvolse in un amore incondizionato mai sperimentato prima. Questa luce lo condusse verso un regno luminoso, dove Storm ebbe un incontro con esseri spirituali che gli mostrarono la sua vita in una revisione completa. Gli spiegarono che la religione migliore è quella che avvicina a Dio, che il libero arbitrio può cambiare il futuro, e che lo scopo dell’uomo è amare e crescere spiritualmente. Gli dissero che doveva tornare sulla Terra per continuare a imparare e per aiutare la sua famiglia. Howard rientrò nel corpo con grande dolore, ma profondamente trasformato. Il suo carattere cambiò radicalmente: divenne compassionevole, empatico e orientato all’amore verso gli altri. Questo lo portò a lasciare la carriera universitaria e a studiare teologia, fino a diventare ministro cristiano della United Church of Christ.

7- Nir Abujam, ebreo ortodosso cresciuto a sud di Tel Aviv, conduceva una vita secolare e comune. Dopo il servizio militare, nel 2005 fu colpito da una crisi neurologica che lo portò al ricovero. La sera prima delle dimissioni ebbe improvvisamente convulsioni, perse conoscenza e visse un’esperienza di premorte (EPM). Racconta che la sua anima uscì dal corpo e si ritrovò in un prato dai colori inesistenti sulla terra, poi venne risucchiato in un tunnel verso una luce intensa. Condotto da una presenza sconosciuta, percepì ai lati del percorso immense schiere di anime in attesa di giudizio, alcune immerse in sofferenze spirituali. Giunto in un “mondo simile alla Terra”, vide i suoi nonni defunti. Subito dopo fu portato in un secondo mondo, definito “mondo del giudizio”, dove incontrò l’Angelo della Morte e molte legioni di angeli accusatori. Ogni legione rappresentava i peccati da lui commessi: spreco di seme, profanazione dello Shabbat, maldicenza, cibo non permesso, e così via. La vergogna che provò fu per lui peggiore dell’inferno stesso. Gli fu mostrato un “libro della vita” dove ogni sua azione era registrata e firmata da lui stesso. Le accuse sembravano schiaccianti, ma intervennero anche gli angeli “ministeriali” che ricordarono le sue buone azioni. Fondamentale fu il pianto dell’anima di sua nonna, che invocò il grande saggio Ben Ish Hai, la cui presenza fu descritta come una luce divina immensa. Il saggio esaminò le azioni buone di Nir: in particolare, la cura delle tombe trascurate, le preghiere per i defunti, la commissione di lapidi per due bambine sepolte senza tomba e la distribuzione di libri religiosi. Le anime di queste bambine intercedettero per lui, ricordando con precisione i suoi gesti. Questi meriti ribaltarono progressivamente il giudizio. Condotto nel “mondo parallelo della verità”, vide perfino il proprio funerale e soffrì ascoltando le lodi non veritiere su di lui, che in cielo aggravavano la sua posizione. Alla fine, grazie all’intercessione delle bambine e dei meriti accumulati, Nir fu assolto e giudicato degno di tornare sulla Terra, benché non avesse meriti sufficienti per restare nei mondi superiori. Prima di rientrare nel corpo, gli fu chiesto più volte se avrebbe cambiato vita. Nir promise di fare teshuvà, pentimento e rinnovamento spirituale. Si risvegliò infine nel suo corpo, in ospedale, dopo questa intensa esperienza spirituale.

8 – Montri Sangkumtong, ristoratore thailandese di religione buddhista Theravada, ebbe un’esperienza di premorte dopo una scarica elettrica. Inizialmente cadde in uno stato di totale assenza di sensazioni, poi si vide dall’alto, osservando il proprio corpo cianotico mentre i presenti tentavano invano di rianimarlo. Tentò di comunicare con la fidanzata, ma nessuno poteva percepirlo. Subito dopo si ritrovò in un lungo corridoio rosso, scortato da due figure in perizoma rosso, dove vide scene di punizioni e tortura tipiche dell’immaginario buddhista-tailandese. Fu poi portato davanti a Yama, il giudice dei morti, descritto come una figura imponente, vestita d’oro e circondata da segretari. Consultando un libro delle anime, i segretari si resero conto di un errore: Montri era arrivato “alla data sbagliata”. Yama ordinò quindi che fosse riportato indietro. Montri udì la voce della moglie che lo richiamava e provò una grande felicità nel ritornare alla vita.

9- Gloria Polo è una donna colombiana diventata famosa per essere sopravvissuta a un drammatico incidente elettrico dovuto ad un fulmine che la colpì, un evento che ha segnato profondamente la sua vita e che lei stessa racconta come un’esperienza di conversione e rivelazione spirituale. L’episodio avvenne nel 1995, quando Gloria, allora odontoiatra, fu folgorata da una scarica elettrica di oltre 30.000 volt mentre stava lavorando nello studio dentistico in cui operava. La violenza della corrente le provocò ustioni gravissime su quasi tutto il corpo, e la morte di alcuni organi interni.  i medici che la soccorsero inizialmente la decretarono la morte clinica. Durante il tragico evento, Gloria Polo racconta di essere stata proiettata fuori dal proprio corpo e di aver sperimentato ciò che definisce una visione dell’aldilà. Secondo la sua testimonianza, in quello stato di coscienza fuori dal corpo poté osservare la propria anima e ricevette una percezione chiara delle conseguenze dei peccati commessi durante la vita terrena. Descrive di aver visto scene di giudizio, di sofferenza e di perdizione, che la impressionarono profondamente, rendendola consapevole della necessità di una profonda conversione interiore. Nonostante le gravissime ustioni, Gloria Polo sopravvisse all’incidente, ma dovette affrontare un lungo periodo di ricovero ospedaliero, cure e riabilitazione. Durante questo tempo, racconta di aver compreso l’importanza del perdono, della preghiera e del rapporto personale con Dio. L’esperienza la trasformò radicalmente: da una vita precedentemente lontana dalla pratica religiosa regolare, Gloria divenne una fervente testimone della fede cattolica, impegnata a diffondere il messaggio di salvezza, pentimento e speranza cristiana.

testimonianze di risurrezioni

Le risurrezioni sono fenomeni simili alle esperienze di premorte (EPM), ma se ne distinguono perché avvengono in condizioni cliniche completamente diverse. A differenza dei pazienti in pericolo critico che sperimentano un’EPM, i risorti risultano privi di funzioni vitali per ore o giorni, senza alcun supporto artificiale e quindi senza possibilità di attività cerebrale. Nonostante ciò, i loro racconti di “viaggio nell’aldilà” coincidono sorprendentemente con quelli delle EPM, rafforzando un’interpretazione trascendentale o spirituale del fenomeno. Per questo motivo vengono presentate alcune testimonianze contemporanee e documentate di risurrezioni, in ordine cronologico.

1- Jean Derobert, nato nel 1934 e futuro sacerdote, incontrò per la prima volta padre Pio nel 1955 a San Giovanni Rotondo. Durante la Messa, padre Pio lo riconobbe misteriosamente e lo scelse spontaneamente come figlio spirituale, promettendogli assistenza costante. Da allora Jean ricevette spesso cartoline in cui padre Pio gli assicurava la sua preghiera nei momenti importanti della vita. Nel 1958, mentre prestava servizio sanitario militare durante la guerra d’Algeria, Jean Derobert venne coinvolto in un attacco: fu catturato e fucilato insieme ad altri soldati. Invece di provare paura, sentì una grande pace e ebbe un’esperienza straordinaria che descriverà nel processo di canonizzazione di padre Pio. Jean racconta di aver vissuto una uscita dal corpo: vide il proprio cadavere a terra e iniziò un’ascesa in un tunnel dove incontrò volti prima oscuri poi sempre più luminosi. Si accorse di trovarsi fuori dal tempo e di poter vedere in tutte le direzioni. Pensando ai genitori, si trovò telepaticamente nella loro casa e notò dettagli reali; pensando a papa Pio XII, lo vide nella sua stanza. Proseguendo, giunse in un luogo di luce e pace, un “paradiso” popolato da persone tutte dell’età di circa trent’anni. Lì perse il suo aspetto umano e diventò una “goccia di luce”. Vide Maria, bellissima, che lo accolse con affetto, poi Gesù, e infine una luce ancora più grande che riconobbe come il Padre, sperimentando una beatitudine perfetta. All’improvviso tornò nel suo corpo, steso nella polvere tra compagni morti. La sua uniforme era crivellata di fori e macchiata di sangue, ma il suo corpo era completamente intatto. Il comandante parlò subito di miracolo. Terminato il servizio militare, Jean tornò da padre Pio, che lo accolse dicendo: «Oh, quanto mi hai fatto correre, tu! Ma quello che hai visto è stato tanto bello!». Da quel momento, racconta Jean, non ebbe più paura della morte, perché aveva visto cosa c’è “dall’altra parte”.

2- Tatyana Belous, nata nel 1947 in Ucraina, crebbe in una famiglia comunista atea. Nel 1967, mentre era studentessa di medicina a Odessa, entrò nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica, diventando la più giovane iscritta e ricevendo grande attenzione mediatica. Tuttavia, poco dopo, esperienze straordinarie la convinsero dell’esistenza di Dio e della verità cristiana, portandola a restituire la tessera del partito e a diventare cristiana pentecostale. Sposata e madre di sei figli, esercitò la professione di medico. Nel 1991, a 44 anni, le fu diagnosticato un sarcoma cerebrale in fase avanzata. Sottoposta a chemioterapia, radioterapia e a un’operazione rischiosa, durante l’intervento visse un’esperienza di morte clinica: uscì dal proprio corpo, osservò la propria operazione e percepì di essere morta. Visse visioni celesti, incontrò angeli, vide il trono di Dio, osservò anime salvate e dannate, comprese la misericordia di Cristo e il destino delle anime secondo le loro scelte. Visitò anche vari livelli dell’inferno, assistendo a punizioni per peccati specifici, inclusi parenti e conoscenti, e riconobbe la giustizia divina rispetto alle opere compiute sulla Terra. Dopo questa esperienza mistica, tornò in vita, sopravvivendo nonostante i segni evidenti della morte e della decomposizione del corpo. La sua risurrezione suscitò stupore e segnò anche un cambiamento nella visione del professor Semencencko, che la operò e successivamente morì un anno dopo. Dopo la risurrezione, Tatiana subì persecuzioni da parte del governo comunista ucraino, ma visse eventi miracolosi, tra cui guarigioni inspiegabili da cecità e paralisi, confermando la profondità della sua fede cristiana e delle esperienze escatologiche vissute.

3- Pastore Daniel Ekechukwu era originario di Amaimo, Nigeria, e ministerialmente attivo a Onitsha presso la Power Chapel Evangelical Church. Nel novembre 2001, a seguito di un incidente automobilistico, Daniel subì gravi lesioni interne che lo portarono alla morte il 30 novembre 2001, intorno alle 23:30, come constatato dai medici di diverse cliniche. L’incidente avvenne dopo una discussione con sua moglie Nneka, durante la quale lei lo aveva schiaffeggiato, provocandogli un profondo risentimento che egli non era riuscito a perdonare. Mentre tornava a casa in auto, i freni della sua vecchia Mercedes cedettero e l’auto si schiantò contro un pilone di cemento. Soccorso da passanti, Daniel fu trasportato al pronto soccorso, ma i medici non riuscirono a salvarlo. Consapevole della propria morte imminente, Daniel pregò e cercò di riconciliarsi con la moglie. Durante il tragitto verso un ospedale più lontano, ebbe una visione di due grandi angeli che lo sollevarono dal corpo e lo portarono temporaneamente fuori dal mondo fisico. Dopo la morte ufficiale, il corpo di Daniel fu trasportato alla casa dei genitori e poi alla sala mortuaria, dove si verificarono fenomeni inspiegabili: scosse del corpo, luci emananti dal volto e canti di adorazione percepiti dal personale. La moglie, seguendo un sogno in cui Daniel le chiedeva di non lasciarlo all’obitorio, insistette affinché il corpo fosse portato alla Grace of God Mission a Onitsha, dove l’evangelista Reinhard Bonnke stava predicando. Qui, tra le preghiere dei fedeli, il corpo di Daniel cominciò a reagire e, intorno alle 15:50–17:15 del 2 dicembre 2001, egli risuscitò, pienamente cosciente, dopo essere rimasto morto per quasi due giorni. Durante il suo periodo “tra la vita e la morte”, Daniel ebbe un’esperienza extracorporea straordinaria: fu guidato da un angelo in paradiso, dove vide esseri umani senza età né razza adorare Dio, e visitò una dimora celeste immensa e cristallina. Successivamente, l’angelo lo condusse all’inferno, dove Daniel osservò diverse forme di tormento legate ai peccati commessi in vita, inclusi ladri e praticanti di rituali occulti. Gli fu fatto comprendere che il suo risentimento verso la moglie gli avrebbe impedito la salvezza, secondo gli insegnamenti di Gesù sul perdono, e che la sua risurrezione avrebbe avuto uno scopo preciso: essere un segno per la generazione attuale e un avvertimento dell’esistenza dell’inferno. Infine, Daniel fu condotto davanti a Reinhard Bonnke e, subito dopo, tornò nel proprio corpo nella Grace of God Mission, completando così la sua straordinaria esperienza di morte, viaggio nell’aldilà e risurrezione.

DESCRIZIONE PIU’ SPECIFICA 

andiamo a riportare nel dettaglio  quello che hanno visto queste persone:

esperienze di pre morte :

Gloria Polo: le venne aperto il «Libro della vita» nel quale vide tutti gli episodi della sua esistenza terrena: dal momento del suo concepimento a quello antecedente l’intervento chirurgico. Una Voce amorevole che la guidava in questa visione panoramica della sua vita. Gloria, nonostante fosse avvolta e penetrata dalla voce di Gesù Cristo, che le infondeva un infinito amore sperimentò una profonda vergogna alla vista delle conseguenze negative delle sue cattive azioni. aveva meritato di non poter stare con l’Amore

 Dott. Lloyd Rudy: Mi parlò della luce Abbagliante alla fine del tunnel

 Pam Rainolds Lowery :era come essere in un tunnel, ma non era un vero tunnel. Si trattava di un condotto oscuro, alla cui estremità più lontana c’era un piccolissimo punto di luce che via via diventava più grande e poi ancora più grande.

 Padre Jose Maniyangat In seguito, il mio angelo mi ha portato in cielo passando attraverso un grande e luminoso tunnel.

Padre Steven Scheier avuta poco dopo l’incidente davanti al trono di giustizia di Gesù Cristo. Non lo vidi, ma udii la sua voce. Per un tempo indefinibile Egli si dedicò a revisionare con me tutta la mia vita e ad accusarmi giustamente di tante cose. Non avevo argomenti di difesa per protestare contro alcuna di queste accuse, perché erano giuste.

Howard Storm ATEO: Con mia sorpresa la mia vita stava andando in scena davanti a me, a circa due o tre metri di distanza, dall’inizio alla fine. La rivisitazione di tutta la mia vita sarebbe stata emotivamente devastante, e mi avrebbe reso uno psicopatico, se non fosse stato per il fatto che (gli esseri) mi manifestavano il loro amore durante la rappresentazione.

 Tatyana Belous Atea Comunista: apparve improvvisamente come un tunnel Ad un tratto due angeli portarono il libro della mia vita davanti al Signore. In un primo momento portarono una specie di rotolo. Vidi che la mano di Dio lo coprì con una nuvola e tolse i sigilli. Poi aprirono quel rotolo e potei vedere la mia intera vita. Dal momento in cui entrai in

questa vita, fino al tempo in cui la lasciai…proprio tutta quanta la mia vita

Pam Rainolds Lowery: voleva entrare in quella Luce ma (I PARENTI)”Non mi permisero di procedere oltre … Mi fu comunicato (non riesco ad esprimermi meglio, dato che non parlavano come facciamo noi) che se fossi entrata completamente nella luce qualcosa di irreversibile sarebbe capitato al mio corpo fisico. Non sarebbero più riusciti a rimettere di nuovo quell’io che ero all’interno del mio corpo”

Giovane donna Uzbeka (musulmana): Delle voci le dissero che la porta sarebbe rimasta chiusa e che lei non sarebbe entrata.

Padre Jose Maniyangat: Immediatamente, ho incontrato il mio angelo custode.

Howard Storm ATEO : Mi dissero che quando una persona buona muore, gli angeli gli vengono incontro e lo portano verso il cielo, gradualmente, perché quell’anima non potrebbe sopportare di essere esposta istantaneamente alla presenza di Dio.

Gloria Polo racconta di essersi trovata verso le porte del Paradiso. Avvicinandosi ad esse intravide una realtà bellissima dai colori straordinari fatta di fiori, alberi, laghi e ruscelli vivi.

 Padre Jose Maniyangat: la più bella musica che avessi mai sentito. Gli angeli cantavano e lodavano Dio. Ho visto tutti i santi, in particolare la Madre santissima e san Giuseppe, e molti vescovi e sacerdoti consacrati che brillavano come stelle. Le parole non possono esprimere la bellezza del cielo. La pace e la felicità trovate lì superano un milione di volte la nostra immaginazione. Nostro Signore è molto più bello di tutte le immagini conosciute. Il suo volto è raggiante e luminoso, e molto più bello di mille albe. Le immagini che vediamo nel mondo sono solo l’ombra della sua magnificenza. La Madonna era accanto a Gesù, così bella e radiosa che nessuna delle immagini che vediamo in questo mondo si può paragonare alla sua bellezza. Il cielo è la nostra vera casa, siamo tutti creati per raggiungere il cielo e godere di Dio per sempre.

Padre Jose Maniyangat il mio angelo custode mi ha accompagnato in purgatorio. Anche qui vi sono sette gradi di sofferenza e di fuoco inestinguibile. Ma è molto meno intenso di quello dell’inferno, e non c’erano più litigi e risse. La sofferenza principale di queste anime è di essere separate da Dio. Alcune di queste anime del purgatorio hanno commesso numerosi peccati mortali, ma si sono riconciliate con Dio prima della morte. Anche se esse soffrono, godono di pace sapendo che un giorno andranno a vedere Dio faccia a faccia. Ho avuto la possibilità di comunicare con le anime del purgatorio. Esse mi hanno chiesto di pregare per loro e dire alla gente di pregare per loro affinché possano andare in paradiso presto. Se preghiamo per queste anime, riceviamo in cambio la loro riconoscenza che sono le loro preghiere di intercessione e, quando entreranno in Cielo, le loro preghiere saranno per noi ancora più efficaci.

Padre Jose Maniyangat:  È stata una visione terribile. Ho visto Satana e i demoni, un fuoco inestinguibile di circa 2.000 gradi fahrenheit, vermi striscianti, gente che urlava e si dibatteva, altri torturati dai demoni. L’angelo mi ha detto che tutte queste sofferenze sono dovute ai peccati mortali di cui non si erano pentiti. Poi ho capito che ci sono sette gradi o livelli di sofferenza in base al numero e al tipo di peccati mortali commessi nella vita terrena. Le anime sembravano molto brutte, crudeli e orribili. È stata un’esperienza spaventosa. Vidi persone che conoscevo, però non posso rivelare la loro identità. I peccati per i quali furono condannati, principalmente furono l’aborto, l’omosessualità, l’eutanasia, l’odio, il rancore e il sacrilegio. L’angelo mi disse che se si fossero pentite avrebbero evitato l’inferno e sarebbero andati invece al purgatorio.

resurrezioni:

Tatyana Belous Atea Comunista:  Mi accorsi che questa luce splendente, proveniente da chissà dove, si stava avvicinando a me. Più si avvicinava e più scorgevo che questa non era solo una luce, ma che la luce fuoriusciva da una figura umana. Era una bella figura, raffinata, candida come la neve e i raggi di luce che da essa fuoriuscivano erano di colore argento e oro. Pensai che dovesse essere Gesù, così caddi in ginocchio e dissi: “Signore, gloria a te. Sono qui per darti gloria Signore”. La figura si fermò e poi indietreggiò un poco e disse: “Non sono il Signore, alzati e non farlo. Sono un angelo, un messaggero.

Jean Derobert Figlio spirituale di Padre Pio:  Vidi molte altre “gocce di luce” e seppi che questa era san Pietro, quell’altra Paolo o Giovanni o un apostolo, o il tal santo… (Lascai questo livello e andai più su). Vidi Maria, meravigliosamente bella nel suo vestito di luce, che mi ha accolto con un sorriso indescrivibile… (mi ha abbracciato e baciato). Dietro di lei, c’era Gesù, meravigliosamente bello e, dietro ancora, una zona di luce che sapevo essere il Padre, nel quale mi immersi…Sentii lì il soddisfacimento totale di tutto ciò che potessi desiderare… Conobbi la perfetta beatitudine… (una certa esperienza dell’eternità)

Jean Derobert Figlio spirituale di Padre Pio: e cominciai un’ascensione curiosa in una sorte di tunnel. Continuai la mia ascesa fino a quando mi trovai in un paesaggio meraviglioso, avvolto da una luce azzurra e dolce…

Stanley Villavicencio Realizzai di trovarmi in quello che appariva come un bellissimo, profumato e fresco giardino, e che dietro Gesù vi erano ogni sorta di fiori, comprese delle grandi, grandi rose dai colori inimmaginabili» Poi si fermarono trasformandosi in una sorta di schermo sul quale mi venne mostrato il film della mia vita, dalla mia fanciullezza al mio presente»[135]. La velocità del filmato variava a seconda dell’azione che veniva presentata: se era un’azione buona la velocità del filmato era normale e Stanley si sentiva come se stesse fluttuando, ma se era sbagliata, il filmato andava a rallentatore a sottolineare il peccato commesso, fino a stopparsi, quando il peccato era grave, mortale. Allora l’immagine si avvicinava e si allargava dandogli un senso di oppressione che non si poteva alleviare nemmeno chiudendo gli occhi, perché anche in quel caso Stanley continuava a vedere quelle immagini. Poteva sentire il peso delle sue azioni. L’oppressione e il peso erano proporzionati alla gravità del peccato. I peccati confessati ad un prete erano più leggeri. «Mi sentivo confuso ― continua Stanley ― dal filmato delle mie azioni senza censura. Non c’era davvero modo di sfuggire dalla realtà del male (commesso) poiché il tempo ― i secondi, i minuti e la data ― era impresso sullo schermo in corrispondenza di ogni avvenimento. La mia vita mi balenò davanti, non una, ma tre volte, anche se le successive due proiezioni furono più veloci»

Pastore Daniel Ekechukwu: Daniel si accorse che il suo corpo fisico straziato continuava a giacere sul lettino mentre lui si trovava in piedi. Con gli angeli lasciò l’ambulanza cominciando a dimenticarsi del mondo naturale.

Anche se nell’inferno vi erano differenti tipi di torture, tutte le persone ivi condannate si contorcevano in agonia come violentati da una forza invisibile. Tutti gridavano, piangevano e battevano i denti.

I PECCATI

Gloria polo: «Sapete, racconta Gloria Polo, la prima cosa di cui rendiamo conto a Dio, prima ancora dei peccati, sono le omissioni! Sono tanto gravi! Non immaginate quanto! Un giorno lo vedrete, come l’ho visto io! Questi peccati fanno piangere Dio! Sì, Dio piange, vedendo i suoi figli soffrire per la nostra indifferenza e mancanza di compassione del prossimo; per il fatto che tanti soffrono, e noi non facciamo niente per loro

Padre Jose Maniyangat: I peccati per i quali furono condannati, principalmente furono l’aborto, l’omosessualità, l’eutanasia, l’odio, il rancore e il sacrilegio

i punti in comune tra le diverse religioni che emergono dalle testimonianze

1.  Separazione dal corpo, tutti raccontano di essersi visti “da fuori”: il corpo resta immobile, mentre qualcosa di cosciente continua a esistere.  È la stessa idea nelle diverse fedi: l’anima (ebraismo e cristianesimo), l’ātman (induismo), la rūh (islam), dunque in comune: l’essere umano non si riduce al corpo; c’è una componente spirituale immortale.

2.  Il passaggio, compare ovunque un tunnel, una porta, un corridoio di luce o di nebbia. parlano di tunnel o varco luminoso. Dunque in comune: l’anima attraversa una soglia che separa il mondo terreno da quello spirituale.

3.  Essere accompagnati, nessuno viaggia da solo. In comune: l’uomo è accompagnato da esseri spirituali che lo guidano o proteggono nel passaggio.

4.  La Luce, tutti, senza eccezione, descrivono una Luce viva: calda, intelligente, d’amore puro ed accogliente. In comune: la Luce rappresenta la Verità e l’Amore puro, la fonte della vita.

5.  Giudizio o rivelazione di sé, quasi tutti parlano di un momento in cui la propria vita è mostrata interamente, come un film interiore:

  • si comprende tutto il bene e il male fatto;
  • non ci sono bugie possibili;
  • il giudizio non è punitivo, ma verità e giustizia.

 dunque in comune: l’anima si confronta con la verità del proprio operato e con l’amore che (non) ha saputo dare.

6.  Luogo di tenebra o sofferenza, molti vedono zone oscure, dove c’è dolore o disperazione: dunque in comune: esiste una dimensione di allontanamento da Dio o dal Bene, frutto delle proprie scelte.

7 . Ritorno alla Luce o missione, in tutti i racconti arriva il momento in cui viene detto: “Non è ancora il tuo tempo.” dunque in comune: la vita terrena ha uno scopo; l’uomo è richiamato a completare qualcosa o a convertirsi.

8. Trasformazione interiore Dopo l’esperienza, tutti cambiano profondamente, dunque in comune: l’esperienza produce conversione morale e spirituale, non fanatismo religioso.

9. Universale messaggio spirituale sotto linguaggi diversi, il messaggio è lo stesso:

La vita ha uno scopo spirituale, l ’amore è la misura del giudizio, il male è separazione dalla Luce e nessuno muore veramente.

Gli studiosi hanno notato che, anche se le persone appartengono a religioni diverse (cristiani, musulmani, atei, ecc.), i contenuti spirituali di queste esperienze sono molto simili. Questa “somiglianza” del messaggio è ciò che il testo chiama “omogeneità del messaggio spirituale”. Cosa ha scoperto la studiosa Ann Frances Ellis La dottoressa Ellis ha analizzato 478 esperienze di premorte raccolte in tutto il mondo. Pur notando differenze culturali e religiose nei dettagli (ad esempio: qualcuno incontra Gesù, altri un essere di luce o un maestro spirituale), lei ha scoperto che il messaggio profondo è sempre lo stesso.

Questo messaggio comune può essere riassunto in sette punti principali:

  1. Non moriamo veramente. Dopo la morte fisica, la nostra coscienza continua a vivere.
  2. L’amore che si sperimenta “dall’altra parte” è indescrivibile. È un amore così grande che non può essere spiegato con parole umane.
  3. Questo amore ha una qualità superiore. Non è un sentimento umano passeggero, ma qualcosa di perfetto e assoluto.
  4. L’amore viene da molte sorgenti. Alcuni lo sentono provenire da Dio, altri dalla “luce”, da Gesù, o da esseri spirituali luminosi.
  5. Tutti siamo uno. Tutta la realtà è collegata, e la nostra vera natura è l’amore stesso
  6. Tutto ha un senso. Anche le sofferenze e le prove della vita hanno uno scopo preciso, anche se non lo comprendiamo subito.
  7. L’amore è la cosa più importante della vita. Lo scopo della nostra esistenza è imparare ad amare Dio e gli altri con sincerità.

E le esperienze negative?

Il testo dice che anche le EPM dolorose o spaventose (quelle in cui le persone vedono oscurità, solitudine o angoscia) non contraddicono questo messaggio, ma lo completano: indicano che l’essere umano è libero di rifiutare l’amore. Chi non vive nell’amore, chi lo respinge durante la vita, sperimenta dopo la morte la lontananza da questo regno di luce.

SECONDO LA BIBBIA

La pazienza pedagogica di Dio nella Bibbia:

Dio, nella Bibbia, non si rivela tutto in una volta, ma poco per volta. Egli rispetta i tempi e le capacità delle persone, proprio come un buon maestro che insegna passo dopo passo. La sua rivelazione si è sviluppata nel corso di circa venti secoli, fino a trovare la sua pienezza in Gesù Cristo, che è il centro e il compimento di tutto ciò che Dio voleva far conoscere all’umanità. Questa lentezza non è dovuta a Dio, ma alla lentezza dell’uomo, alla difficoltà che l’essere umano ha nell’aprirsi pienamente alla verità. Dio, per amore, si adatta ai nostri limiti. La storia del popolo d’Israele lo dimostra: Dio ha dovuto attendere che gli uomini si liberassero dalle idee sbagliate del politeismo e accogliessero un’unica fede nel vero Dio, preparandosi così ad accogliere Gesù Cristo. Nei Vangeli si vede bene questa “pazienza rivelativa” di Dio. Dopo la risurrezione, Gesù non si fa riconoscere subito da Maria Maddalena o dai discepoli di Emmaus, ma li aiuta gradualmente a capire chi è. Anche nella testimonianza della dottoressa Gloria Polo, Gesù non si rivela subito: solo alla fine, grazie alla grazia di Dio e alla preghiera della madre, Gloria capisce che quella Voce che le parlava era Gesù, e lo riconosce liberamente. È possibile pensare che Dio, anche oggi, continui a usare la stessa pazienza pedagogica nel farsi conoscere. Così, può rivelarsi attraverso le esperienze di pre-morte (EPM), adattandosi al linguaggio e alla cultura di chi le vive. In questo modo, Dio insegna ancora oggi verità fondamentali sulla vita dopo la morte. Un cristiano cattolico riconoscerà più facilmente come vere le esperienze di tipo cattolico, ma potrà avere più difficoltà con quelle provenienti da altre confessioni cristiane o religioni. Tuttavia, l’errore sarebbe prendere queste esperienze come verità assolute. Esse devono essere viste come rivelazioni parziali, cioè come segni o parabole che invitano alla conversione e alla riflessione spirituale. Più una di queste esperienze è in sintonia con la fede cristiana, più può essere considerata vera dal punto di vista teologico. Le esperienze di persone cristiane, in particolare cattoliche, possono essere viste come rivelazioni private: cioè non aggiungono nulla di nuovo alla fede, ma aiutano a viverla meglio.

Nella Chiesa cattolica, il valore di queste esperienze si valuta sempre alla luce di tre pilastri:

  1. La Sacra Scrittura
  2. La Tradizione
  3. Il Magistero della Chiesa

Tutti possono riflettere su queste esperienze, ma il giudizio finale spetta ai vescovi. Valutare le EPM non significa svalutarle, ma inserirle nel giusto ordine stabilito da Dio. Gli apostoli e i loro successori (i vescovi) hanno infatti il compito di custodire la fede autentica.

Le rivelazioni e la teologia viva

Le EPM, come le altre rivelazioni private, servono ad aiutare i credenti a vivere meglio la fede nel proprio tempo e a stimolare una nuova crescita teologica. Come spiegava il cardinale Joseph Ratzinger (poi papa Benedetto XVI), le grandi novità nella teologia non nascono solo dal ragionamento, ma anche da impulsi profetici e carismatici: cioè da esperienze spirituali che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa per rinnovarla e illuminarla.

Il sacrificio di Cristo vale per tutti

L’apostolo Bartolomeo chiede:

«Ma Signore, come possono essere salvati quelli che non ti conoscono o che sono vissuti prima di Te?» Gesù risponde: «Saranno salvati per la loro vita giusta, per le opere buone e per la loro fede vissuta in sincerità. Il mio sacrificio sulla croce vale anche per loro. Io, il Salvatore, offrirò la mia sofferenza anche per chi non mi ha conosciuto, perché il Padre ha voluto che il mio amore si estendesse a tutti gli uomini.»

Commento a Romani 2,9-12: Giustizia e Misericordia di Dio

In questi versetti, Paolo ci insegna che Dio non fa preferenze tra le persone: il giudizio divino non dipende dalla nazionalità, dalla religione o dalle origini, ma dalle azioni e dalla disposizione del cuore. Tutti saranno giudicati secondo ciò che hanno fatto: chi pratica il male sperimenterà tribolazione e angoscia, chi pratica il bene riceverà gloria, onore e pace. La vita terrena è solo un piccolo assaggio di ciò che attende l’anima nell’aldilà. L’inferno e la dannazione sono realtà così terribili che l’uomo non può nemmeno immaginarle; allo stesso modo, la gioia del Paradiso supera qualsiasi esperienza terrena o visione possibile. Paolo distingue tre categorie di persone:

1.Chi ignora ogni legge (naturale, morale o divina)

Queste persone rifiutano volontariamente il bene e la ragione. Non si affidano a Dio né alla coscienza che guida alla giustizia. Per loro, la perdita della vita eterna è inevitabile, perché hanno scelto il male senza alcuna guida.

2. Chi conosce la Legge ma non la pratica

Sono coloro che hanno ricevuto conoscenza e guida divine, come il popolo ebraico o i cristiani, ma non hanno agito secondo essa. La loro colpa è maggiore, perché possedevano strumenti e opportunità per fare il bene, ma non li hanno utilizzati.

  1. Chi agisce bene senza conoscere la Legge

Sono i Gentili e le persone di altre religioni che, pur non avendo la rivelazione completa, seguono la ragione, la coscienza e le ispirazioni divine. Essi dimostrano con le loro azioni che il cuore umano può riconoscere e amare la virtù. Dio li giustificherà per la loro rettitudine, premiando il loro impegno sincero a compiere il bene.

Dio giudica quindi azioni e cuore, non appartenenze religiose o culturali. La sua giustizia è perfetta, ma si accompagna a una misericordia infinita: anche chi non ha conosciuto Cristo può essere salvato se ha vissuto virtuosamente e con amore per il Bene supremo.

In sintesi, queste parole ci ricordano che:

  • La salvezza non è esclusiva di chi appartiene a una religione particolare, poiché Gesù ha redento tutti con il suo sangue, ognuno avrà la salvezza se vive secondo misericordia, amore e giustizia.

«Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati, non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.»

(1 Giovanni 2,2)

  • Il male porta tribolazione e il bene porta pace e gioia.
  • La coscienza e la ragione sono doni di Dio che guidano ogni persona verso il bene.
  • Dio giudica secondo le capacità e le opportunità di ciascuno, combinando giustizia e misericordia in modo perfetto. Concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium n.16:

«Coloro che senza colpa non conoscono il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano Dio con cuore sincero e, sotto l’influsso della grazia, si sforzano di compiere la sua volontà conosciuta mediante la voce della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna.»

Questo insegnamento ci invita a riflettere su come viviamo la nostra vita: le nostre scelte morali e il nostro amore per il bene hanno un valore eterno, indipendentemente dal contesto religioso in cui ci troviamo.

cio’ che si vede nelle esperienze nde, è sempre realmente cosi’?

La veggente Catalina Rivas, nelle sue visioni, ha rivelato che la Madonna un giorno le disse “l’inferno, Il purgatorio, come nel cielo, non è in realtà come veramente è, ti si è mostrato solo quello che i tuoi occhi umani possono arrivare a vedere. Nessuno ha visto il cielo, nessuno ha visto il purgatorio e nessuno ha visto l’inferno cosi come sono perché voi morireste, di spavento, per l’impressione e di felicità, non potreste continuare a vivere. Vi si permette vedere, a te come ad altre persone, fino a dove gli occhi umani sono capaci di sopportare.”

Questa frase attribuita alla Madonna da Catalina Rivas è pienamente concordante con molte altre testimonianze (mistiche, esperienze di premorte e anche rivelazioni private approvate o tollerate dalla Chiesa). Dio si rivela all’uomo secondo la sua capacità di comprendere, non nella totalità del Suo mistero.

Questo lo dicevano già:

  • San Tommaso d’Aquino: «Ciò che vediamo di Dio in questa vita non è Dio come Egli è, ma secondo il modo della nostra conoscenza limitata.» (Summa Theologiae, I, q.12)
  • Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce: spiegano che le visioni sono “adattate” all’immaginazione e ai sensi dell’anima, per non distruggerla per eccesso di gloria o terrore.
  • Il Catechismo (CCC 1028) dice che la visione di Dio “supera ogni capacità della creatura”: l’uomo può parteciparvi solo dopo essere stato trasformato nella gloria.
  • Santa Faustina Kowalska (Diario, n. 683):

«Ho visto l’inferno… ma so che ciò che ho visto è solo una piccola parte: Dio mi ha voluto mostrare tanto quanto posso sopportare per avvertire le anime.»

«Dio volle che vedessi il posto che i demoni avevano preparato per me… non potrei descrivere quanto sia spaventoso, perché la mia anima ne fu sopraffatta.»

  • Beata Anna Caterina Emmerich:

«Mi è stato mostrato solo ciò che potevo sopportare; un solo istante di più e sarei morta per la paura e per la gloria insieme.»

«Abbiamo visto come in un mare di fuoco… avremmo gridato di spavento, se la Madonna non ci avesse promesso il Paradiso.»

Molti testimoni di EPM, anche non religiosi, dicono qualcosa di simile, con parole diverse:

  • Howard Storm: «Mi fu mostrata una luce e un amore così forti che pensai di non poter sopravvivere se mi avessero permesso di vedere di più.»
  • Colton Burpo: «Il cielo era troppo luminoso per i miei occhi, ma Gesù mi ha fatto vedere quanto potevo.»
  • Tatyana Belous: «Sentivo che se avessi visto ancora un solo grado di quella gloria, il mio cuore sarebbe esploso di felicità.»
  • Daniel Ekechukwu: «Non potevo resistere alla vista del trono di Dio; fui riportato indietro prima di morire davvero.»

«Il Cielo, il Purgatorio e l’Inferno non si possono vedere come realmente sono, perché la loro realtà supera la forza dell’anima umana. Ci viene mostrato solo ciò che serve alla nostra conversione.»

CONCLUSIONE

Questo è un tema universale: Dio mostra quanto basta per orientare l’uomo, non per schiacciarlo con la grandezza del mistero. La realtà piena del Cielo, del Purgatorio e dell’Inferno ci verrà mostrata solo dopo la morte, quando il nostro essere sarà capace di sostenere la verità e la gloria di Dio senza esserne annientato. In questa vita, Dio ci mostra solo segni, anticipazioni e ombre luminose, quanto basta per orientarci, non per schiacciarci. La morte sarà il momento in cui tutto ciò che ora intuiamo diventerà visione, e ciò che crediamo, diventerà realtà. In ogni epoca e cultura, l’uomo ha cercato Dio. Che lo chiami Yahweh, Allah, Brahman, Padre o semplicemente Luce, ogni cuore umano porta dentro di sé il desiderio dell’Assoluto. Tuttavia, le esperienze spirituali e le testimonianze di premorte mostrano che Dio non si manifesta sempre nello stesso modo, ma si adatta al linguaggio, alla sensibilità e alla fede di ciascuno. Questa diversità non nega l’unicità divina: al contrario, la rivela come amore pedagogico, capace di parlare a ogni creatura nel modo che essa può comprendere. Il limite umano e la gradualità della rivelazione finché viviamo nel corpo, la nostra conoscenza è parziale. San Paolo lo dice con semplicità disarmante: «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma, allora vedremo faccia a faccia.» (1 Cor 13,12) La nostra mente, limitata e fragile, non potrebbe sopportare la pienezza della gloria di Dio. Per questo, fin dai tempi biblici, il Signore si rivela a misura dell’uomo, “velando” la propria grandezza. Come disse la Madonna alla veggente Catalina Rivas, nessuno ha visto il Cielo, il Purgatorio o l’Inferno così come sono, perché moriremmo di spavento o di felicità.Dio, dunque, si adatta alle nostre capacità spirituali per guidarci, non per confonderci. Il linguaggio di Dio è universale, ma si traduce in molti segni Dio parla a tutti gli uomini, ma lo fa in forme diverse. Ogni religione possiede simboli e figure che esprimono aspetti della stessa verità: la giustizia, la misericordia, la luce, la vita eterna. Quando un cristiano vive un’esperienza mistica, spesso incontra Cristo o la Madonna; quando un induista attraversa una NDE, può incontrare Yama o altre divinità del suo pantheon; un ebreo può sentire la voce di Dio o vedere angeli; un ateo può trovarsi immerso in una Luce d’amore intelligente che non sa come nominare. Ma dietro questi volti diversi, l’origine è una sola: Dio che si fa vicino all’uomo nel linguaggio del suo cuore. Come un padre che parla in modo diverso ai suoi figli piccoli e a quelli adulti, così Dio modula la sua presenza secondo la sensibilità e la cultura di ciascuno. Dio non inganna: educa e conduce alla verità. Non si tratta di relativismo, ma di misericordia pedagogica. Dio non finge di essere Yama o un’altra divinità; si serve invece di quel simbolo per comunicare la realtà spirituale che l’anima è capace di accogliere in quel momento. È un linguaggio adattato, come quello che un maestro usa per spiegare ai bambini una verità profonda con parole semplici. L’obiettivo non è sostituire la verità, ma preparare l’anima a riconoscerla nella sua pienezza. Le esperienze di premorte lo confermano: molti testimoni non cristiani, dopo aver visto Yama, una Luce o un Giudice, comprendono che quella presenza rappresentava l’unico Dio, sorgente di giustizia e amore universale. È un cammino graduale, in cui Dio porta ogni persona “dal noto all’ignoto”, fino a sé. La verità ultima si rivelerà dopo la morteFinché siamo nel mondo, vediamo solo frammenti. Solo quando lasceremo il corpo e saremo liberati dai limiti della materia, cadrà il velo e conosceremo Dio così com’è. Allora ogni simbolo si dissolverà nella realtà, e ogni volto parziale troverà la sua origine nel Volto del Cristo glorioso, nel quale ogni amore e ogni verità convergono. In quel momento, l’anima comprenderà che la Luce che aveva intravisto nel proprio linguaggio religioso era sempre la stessa Luce, il Dio vivente che guida ogni essere umano verso la salvezza.

 

la vita dopo la morte terrena

la vita dopo la morte terren

LA VITA DOPO LA MORTE TERRENA

Prima e dopo della redenzione:

Prima della redenzione operata da Gesù Cristo, la teologia cristiana insegna che le anime dei defunti, inclusi i giusti dell’Antico Testamento, non accedevano direttamente alla visione beatifica di Dio in Paradiso, poiché il cielo era chiuso a causa del peccato originale.

Tutte le anime andavano in un luogo di attesa sotterraneo, spesso definito Sheol nell’Antico Testamento o Ades nel Nuovo. Questo non corrispondeva necessariamente all’inferno dei dannati, ma a una dimora comune dei morti. I giusti e i fedeli (come Abramo, Davide, i profeti) attendevano la redenzione in una parte dello Sheol nota come “seno di Abramo” o “limbo dei patriarchi”, un luogo di pace ma di separazione da Dio. Dopo la morte, Gesù discese nelle “regioni inferiori della terra” (Efesini 4:8-9) per liberare le anime dei giusti che lo avevano preceduto e che aspettavano la salvezza. Con la risurrezione, Cristo ha aperto le porte del Cielo, permettendo ai giusti dell’Antico Patto di entrare nella gloria di Dio

Visioni:

Beata Anna Caterina Emmerick (1774–1824): racconta che, nel momento della morte di Gesù in croce, vide l’anima del Signore, luminosa, entrare nella terra, accompagnata dall’Arcangelo Gabriele e da molti altri angeli.

In un luogo speciale – descritto come tre mondi – si trovavano i patriarchi vissuti prima di Abramo e, in un’altra parte, quelli vissuti da Abramo fino a San Giovanni Battista. Gesù, portato trionfalmente dagli angeli, si recò là dove si trovavano Adamo ed Eva. Secondo la visione, Cristo parlò con i “primi genitori”, i quali lo adorarono pieni di gioia. Successivamente, sempre secondo il racconto della beata, il Signore si recò dai patriarchi anteriori ad Abramo, che avevano una conoscenza molto limitata del Messia. Gli angeli ordinarono di aprire le porte, e gli spiriti maligni che tormentavano alcune di quelle anime furono incatenati. Cristo si fece conoscere da loro, ed essi lo lodarono. Tutti insieme poi si unirono a Gesù nel luogo di Abramo. Lì, si mostrò ai santi d’Israele, tra cui patriarchi, giudici, re, profeti e Mosè. Cristo vide anche i suoi parenti: Gioacchino, Anna, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta e Giovanni. La gioia in quel luogo divenne indescrivibile. Poi, riferisce la beata veggente, quella grande moltitudine si recò con Cristo nella zona dei “pagani pii”, cioè coloro che avevano una percezione della verità e la desideravano sinceramente. Erano circondati da spiriti maligni che li avevano ingannati con gli idoli. Quelle anime, vedendo Gesù, lo adorarono. In seguito, prosegue il racconto, Gesù assunse un volto severo e scese nell’abisso dell’inferno, luogo di ira, disperazione, bestemmie, sofferenze, disgusto e terrore. Interi eserciti di demoni furono precipitati in quel luogo. Inoltre, tutti i nemici dovettero adorare Cristo, tra grandi tormenti. Lucifero fu incatenato al centro dell’inferno.

La Beata Emmerick conclude dicendo di aver visto molte anime uscire dal purgatorio e salire al cielo. Dice anche che Cristo si recò in diversi luoghi, come a liberare tutta la creazione, mentre i demoni fuggivano verso l’abisso.

Racconta inoltre che Gesù si recò al sepolcro di Adamo, che secondo la visione si troverebbe sotto il Golgota, il luogo dove fu innalzata la Croce. Vide anche che Cristo spiegava con amore il compimento della Legge alle anime di molti profeti e al re Davide.

 

 

Il Mistero della Morte

La morte è l’evento che, più di ogni altro, mette l’uomo davanti al mistero della propria esistenza. Davanti ad essa cadono le pretese, le sicurezze terrene, gli inganni dell’orgoglio: rimane solo la verità nuda dell’essere umano davanti al suo Creatore.

Nella prospettiva cristiana, però, la morte non è mai un punto finale assoluto, ma un passaggio, un transitus, attraverso il quale l’uomo viene condotto dalla dimensione temporale alla dimensione eterna.

Secondo la fede cattolica, l’anima è spirituale e immortale. Non si dissolve con la morte del corpo, né entra in uno stato di incoscienza, ma continua a vivere in piena lucidità. La morte del cristiano, illuminata dalla risurrezione di Cristo, diventa quindi l’istante in cui l’anima «si stacca dal corpo» e si presenta davanti a Dio, come insegnano sia la Tradizione sia il Magistero della Chiesa.

In quell’incontro, definito giudizio particolare, l’anima contempla la luce stessa di Dio: una luce che non condanna ma svela. Non è un tribunale umano, fatto di formalità, bensì la manifestazione radiosa della santità divina, che rivela interiormente l’autenticità della vita vissuta. L’anima, percependo la verità del suo stato, riconosce con piena libertà ciò che realmente è.

Come afferma la teologia cattolica, Dio non impone alcuna condanna dall’esterno, perché Egli desidera solo la salvezza di ogni uomo; è l’anima stessa che, illuminata dalla verità, comprende se è veramente pronta a entrare nella comunione perfetta con Lui.

Quando l’anima riconosce in sé ancora attaccamenti, impurità, mancanze d’amore o ferite che rendono imperfetta la sua capacità di accogliere Dio, essa stessa desidera essere purificata. Qui la Chiesa colloca la realtà del Purgatorio, una condizione di trasformazione nella quale l’amore di Dio opera in profondità, liberando l’anima da ciò che ancora la ostacola.

Il Purgatorio non è una punizione, ma un dono: è l’ultima grande carezza della misericordia divina, che riconduce l’anima alla sua bellezza originaria, quella per cui è stata creata dall’eternità.

Per chi invece, in piena lucidità spirituale, rifiuta Dio con ostinazione fino all’ultimo istante della propria vita, esiste la possibilità dell’allontanamento definitivo dalla comunione con Lui. Questo stato, chiamato tradizionalmente Inferno, non è un luogo materiale ma una condizione esistenziale: l’incapacità dell’anima di aprirsi all’amore di Dio, scelta liberamente e definitivamente.

All’opposto, coloro che giungono alla morte in piena amicizia con Dio, purificati e liberi, entrano direttamente nella visione beatifica, la contemplazione eterna di Dio, che è pienezza di gioia, pace e vita.

Il cristianesimo non considera dunque la morte come una sconfitta, ma come il momento in cui l’uomo viene restituito alla sua verità ultima.

Cristo, risorto da morte, ha vinto per noi l’oscurità e la paura, e ci ha mostrato che oltre la soglia esiste una vita più grande, più reale, più luminosa di quella che conosciamo sulla terra. La morte è l’atto finale dell’esistenza terrena, ma anche il primo passo verso l’eternità, quando finalmente l’anima riconosce pienamente il suo destino e si apre alla pienezza dell’amore divino.

Così, nella visione cristiana, la morte non è il fallimento della vita, ma il suo compimento. È il momento in cui Dio chiama ogni uomo per nome, per condurlo alla verità di sé e all’abbraccio eterno del suo amore. Ed è in questo mistero, profondamente serio e tremendamente dolce, che la fede cristiana trova la sua speranza.

Ma vale anche per il resto del mondo non cristiano?

Giovanni (3,16):

“Dio ha tanto amato il mondo…”

Matteo (8,11): “Molti verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”

 (Mt 22): gli invitati “ufficiali” rifiutano, e allora vengono chiamati tutti, anche da fuori.

 (Mt 21,43): “Il regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”

(Mt 7,21) “Non chiunque mi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno, ma chi fa la volontà del Padre”

Matteo (28,19): “Andate e fate discepoli tutti i popoli”

Dai Vangeli emerge che per Gesù la distinzione “ebreo / gentile” non è definitiva: ciò che conta davvero è: la fede, il comportamento e la relazione con Dio, Infatti: loda i gentili per la loro fede e apre il messaggio a “tutti i popoli”

Esistono due tipologie di Salvezze per arrivare subito o poi alla visione eterna e beatifica di dio, una è quella ordinaria, svelata dal salvatore, da Dio Stesso, la più completa la Cattolica. L’altra salvezza Straordinaria, dio Agisce anche fuori i confini visibili della chiesa, perché il sacrificio del Verbo incarnato vale per tutto il mondo, Dio è infinitamente Misericordioso, Ma tremendamente Giusto.

 

SALVEZZA STRAORDINARIA, per chi non conosce Gesù e il suo vangelo:

il sacrificio di Cristo vale per tutti.

Perché se uno, anche di chiesa scismatica oppure separata, crede fermamente di essere nella giusta fede, la sua fede lo giustifica, e se opera il bene per conseguire Dio, Bene Supremo, avrà un giorno, il premio della sua fede e del suo retto operare, con maggiori benignità divina di quella concessa ai cattolici. Perché Dio calcolerà quanto più sforzo dovettero fare i separati dal Corpo mistico: i maomettani, braminici, buddisti, pagani, per essere dei giusti, essi nei quali la Grazia, la Vita, non sono, e con esse i miei doni e le virtù che da essi doni scaturiscono.

Non vi è accettazione di persone davanti a Dio. Egli giudicherà per le azioni compiute, non per le origini umane degli uomini.

E moli saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si vedranno preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.

Non importa che l’uomo sia nella Religione eletta per avere questo richiamo. Dio è il Creatore dei figli del popolo suo come del selvaggio che non conosce il Suo Nome Santissimo, e il suo richiamo, come risuona nelle Chiese Cattoliche, nelle nazioni cattoliche e civili, in quelle civili e non cattoliche, fra i popoli di altre religioni rivelate, così riempie di se le solitudini selvagge e gelide, le zone ancora inesplorate, le isole sperdute, gli arcipelaghi dove l’uomo è ad un livello quasi simile a quello delle fiere – fatto di istinti, e sovente di istinti sfrenati – le calde, intricate foreste ancor vergini, dove la civiltà non ha portato il suo progresso e la sua corruzione sottile. Dovunque parla Iddio. Perché Dio è il creatore di ogni Uomo

 

Vediamo un esempio concreto raccontato dalla Mistica Maria Simma:

D: Qualche volta è stata visitata da anime che non fossero dell’Europa centrale, dell’Austria, della Svizzera e della Germania? Se le è successo, come ha fatto a capirlo?

R: Oh, mi è successo molte, molte volte. Sono stata visitata da africani ed asiatici che mi parlavano in tedesco, anche se a volte in un tedesco un po’ stentato. Ad esempio, mi si presentava un giapponese con la tipica faccia del giapponese, ma mi parlava in tedesco. Sì, mi hanno fatto visita anche americani, ungheresi, polacchi e molti altri.

 

D: Così abbiamo un famoso nazista che è stato in Purgatorio meno tempo di un papa! Qualcuno potrebbe dire che è meglio essere un nazista piuttosto che un prete, un vescovo o addirittura un papa!

R: Santo cielo, no! Esiste questa differenza tra le due riparazioni necessarie: il Papa aveva una conoscenza delle verità divine maggiore di Goering che, come mi raccontò Padre Matt, era stato calato in quell’orribile realtà con l’inganno e controvoglia, senza possedere gli adeguati strumenti di protezione. L’infinita misericordia di Dio ed il Suo ugualmente infinito senso di giustizia hanno poi compensato le differenze. Ora sono tutti e due in Paradiso con Lui, ma sicuramente non allo stesso livello.

D: Chi non ha mai messo piede in una chiesa va in Paradiso?

R: Oh, persone così ci vanno sicuramente e sono sicura che siano molte di più di quante pensiamo perché tutti abbiamo in noi un po’ di orgoglio che ci impedisce di giudicare con obbiettività. Il loro Purgatorio è più leggero di quello dei fedeli praticanti perché non hanno mai conosciuto la verità. Ma anche il loro livello di santità non sarà lo stesso, perché non hanno ricevuto od accolto le stesse grazie. Una volta mi apparve una donna con un secchio in mano e mi disse: “Questo secchio è stato la mia salvezza”. Alla mia richiesta di spiegazioni, rispose: “Non ho quasi mai pregato e non sono mai andata in chiesa, ma una volta, prima di Natale, spontaneamente e gratuitamente pulii la casa di un’anziana signora. E’ stato quell’atto d’amore con questo secchio che mi ha salvata”. Ancora una volta vediamo quanto valgono gli atti d’amore. Chi non va mai in chiesa e non prega ha la stessa possibilità degli altri di compiere delle azioni secondo la volontà di Dio.

D: E’mai stata visitata da mussulmani o da ebrei?

R: Si, e sono sempre felici, quando vengono da me, poiché comprendono le cose molto meglio di quando erano vivi. Ricordiamoci che per il fatto stesso di appartenere alla Chiesa cattolica si è nella possibilità di fare il massimo per guadagnarsi il Paradiso. Coloro che hanno vissuto una vita diversa, con una fede diversa, se vivono questa fede coscienziosamente, potranno anch’essi, naturalmente, santificarsi.

Ogni cristiano deve sapere che si possono trovare molti santi anche al di fuori delle nostre Chiese cristiane. Di uno di questi ebbe a parlare recentemente la Madonna con una delle veggenti. Quando la veggente le chiese chi fosse la persona più santa nella cittadina in cui viveva, la Madonna rispose che era una donna mussulmana.

Diventare santi agli occhi di Dio è sicuramente più difficile per chi è cattolico. Questo perché ha a sua disposizione la massima misura di verità, anche se oggi la Chiesa versa in pessime condizioni. E dunque il cattolico che è ritenuto maggiormente responsabile per portare Gesù agli altri e quello in grado di fare di più per gli altri con la preghiera ed il silenzio, proprio perché ha ricevuto più aiuto degli altri. In effetti, chi ha ricevuto molto dovrà rendere conto di molto.

Gloria Polo: Il demonio odia a tutti noi, cattolici, perché abbiamo l’Eucaristia, perché l’Eucaristia è una porta aperta per il Cielo, anzi è l’unica porta.

San Giovanni Maria Vianney: “Non lo sapevi”, disse, “che questa è stata una tragedia!” Oh, sfortunato, Gesù Cristo ti dirà che se fossi nato tra le nazioni pagane, che non hanno mai sentito parlare del vero Dio, potresti offrire la tua ignoranza come scusa, ma tu, cristiano, che hai preso il decreto di nascere nel san dell’Interno, sei diventato il primo a ricevere le tue ultime parole. Se hai vissuto nell’ignoranza, è stata solo colpa tua, perché ti sei rifiutato di imparare e di mettere in pratica gli insegnamenti. Vattene, miserabile, le tue scuse non fanno che renderti più meritevole della dittatura. Va’all’inferno, così potrai rimanere nella tua ignoranza!

D: Ci sono delle religioni che non sono positive per l’anima?

R: Ci sono molte religioni e, certamente, alcune di esse non sono buone religioni. Oggi osano chiamarsi religioni persino i raduni di streghe, le sètte che esercitano forme di plagio; in particolare quest’ultime, senza ritegno, si professano cristiane, come quei poveracci che sono morti recentemente negli Stati Uniti in un terribile rogo dopo una lotta con la polizia. Individui come quel loro leader proliferano. Sono uomini assetati di potere, con notevoli capacità di plagio e molto spesso posseduti.

Sono i cristiano-ortodossi ed i protestanti quelli più vicini ai cattolici. Credono in Dio e nei Dieci Comandamenti. Eppure i protestanti non credono alla Madonna, o perlomeno non ufficialmente, anche se ne conosco tanti che pregano il Rosario.

A parte coloro che dichiaratamente servono Satana, il problema sta in quanta verità ogni religione effettivamente proclami. E poiché Dio misura quanto sia piena la coppa e non quanto sia vuota, ogni gruppo che riconosce ed onori un Dio buono, salvatore e liberatore è buono anche agli occhi di Dio.

D: C’è qualcuno in Paradiso che non è mai entrato in una qualsiasi chiesa quand’era vivo?

R: Certamente! Se una persona vive con la coscienza pulita, cercando sempre di amare e di aiutare il suo fratello, sarà con Dio in Paradiso. Dio ama e benedice coloro che non ebbero mai possibilità di conoscerLo durante la loro vita, ma che ugualmente amarono e difesero la vita, il dono più grande che Dio ci ha dato.

D: Che cosa dovrebbero fare per le anime del Purgatorio coloro che professano altre fedi e che non conoscono, quindi, le preghiere che lei ha suggerito oggi?

R: Non è questione di imparare a memoria delle preghiere riconosciute dalla Chiesa cattolica, è una questione di cuore. Dovrebbero estendere attivamente il loro amore e perdono totale ai loro defunti e compiere buone azioni per loro. Anche solo recitando il Padre Nostro e l’Ave Maria potranno fare grandi cose per i loro cari estinti in Purgatorio e quindi ricevere, di rimando, molto aiuto da loro. Ricordiamoci che l’unica preghiera dataci da Gesù è il Padre Nostro. Contiene tutto ciò che l’Amore di Dio ci chiede di fare. Eppure, per quanto breve e semplice essa sia, quante persone al mondo fanno ciò che si chiede? Con un pochino più di tempo, potrebbero gradualmente affrontare le altre preghiere. Restano, comunque, solo di sostegno per ciò che dovrebbe sgorgare dal nostro cuore per i nostri fratelli e per i nostri amici e parenti defunti.

Ripeto, TUTTO ciò non è questione di testa, ma di cuore. L’amore viene dal cuore, non dalla testa. La poca intelligenza non ha mai ucciso nessuno, ma il poco amore uccide ogni minuto del giorno e della notte. La vita non si santifica, le guarigioni non avvengono se non con il nostro amore. Il cervello non serve.

D: Le guarigioni che hanno luogo durante le Messe cattoliche avvengono in uguale misura anche durante le Messe delle altre confessioni?

R: Dipenderà esclusivamente dal credere o meno di chi partecipa, alla reale presenza di Gesù nell’Ostia Consacrata; per taluni la Sua presenza è puramente simbolica. Se si verificano guarigioni anche quando la presenza di Gesù è considerata solo simbolica, quelle guarigioni sono da ritenersi delle imitazioni e non dureranno. Satana non demorde mai dal volerci confondere e sviare dal nostro vero Gesù.

D: Poi vi sono altre confessioni dove la liturgia è stata così diluita che alcuni considerano Comunione con Gesù ogni spezzare del pane di ogni pasto. Possono avvenire guarigioni anche in questo contesto ed è davvero importante che la liturgia resti la stessa di quella cattolico-romana?

R: E’ importante. Credo che la liturgia debba essere quella della Chiesa cattolica, ma sono ugualmente sicura dell’incommensurabile amore di Gesù; e perciò non oserei mai mettere seriamente in dubbio le guarigioni che avvengono in quelle altre forme di Comunione. Comunque è la Messa cattolica, quando è vissuta con il cuore ed in profondità, quella più equilibrata e più taumaturgica per l’anima, la mente ed il corpo.

D: Quelle anime del Purgatorio che in vita non erano cristiane le hanno mai parlato del Papa?

R: Si. Mi hanno detto che ora riconoscono il Santo Padre come il supremo capo spirituale di tutta l’umanità.

D: Dei non-cristiani le hanno detto questo?!

R: Si. Anime di persone che non erano cristiane quando erano qui, sulla terra, mi hanno detto esattamente così.

D: Che cosa succede a chi diventa membro di una setta o culto?

R: Dipende molto dal perché e dal percome vi è giunto. Se è nato in una famiglia per la quale quell’ambiente è già cosa accettata e consolidata, egli verrà giudicato con mitezza; non fu una sua vera scelta e ne ignorava la realtà. Ma se è un cattolico od un cristiano di una confessione superiore a scegliere consapevolmente quella strada, ne pagherà lo scotto. Quella persona dovrà tornare alla sua vera confessione prima di morire per liberarsene totalmente.

D: Ho sentito molti della mia generazione, tra i quali anche alcuni medici secolari, usare l’espressione “patologia cattolica”. Cosa mi può dire a questo proposito?

R: Oh, come mi rattrista e mi fa inquietare questa espressione! Quando questo succede non può non essere che opera di Satana. Quando non si insegna ad amare con l’Amore Divino ed i genitori, i sacerdoti e gli insegnanti sanno solo minacciare e colpevolizzare, si possono provocare nei giovani malattie spirituali. Gesù non accusa, mai, mai e poi MAI nessuno, perché conosce la condizione umana molto meglio di noi. E’ Satana che usa le minacce per ingannarci. Le minacce hanno allontanato molti dalla Chiesa; la Madonna ci dice ripetutamente di pregare per coloro che non hanno provato l’amore di Dio e che quindi si sono allontanati. Chi avrà provocato questo nei suoi giovani avrà molto di cui render conto dinanzi al Tribunale di Dio. Quando questo succede, il Signore avrà particolare misericordia della vittima poiché saprà da dove e da chi sono pervenute quelle minacce.

 

LA MISERICORDIA E LA GIUSTIZIA DIVINA secondo la mistica Santa Faustina Kowalska:

  • “Chi non vuole passare attraverso la porta della Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia (Diario 1146)” S. Faustina
  • “Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per loro il migliore dei Padri; che per loro è scaturito dal Mio Cuore Sangue ed Acqua, come da una sorgente strapiena di Misericordia (Diario 367)”
  • “La sorgente della mia Misericordia venne spalancata dalla lancia sulla croce per tutte le anime; non ho escluso nessuno …più è grande il peccatore, tanto maggiori sono i diritti che ha alla Mia Misericordia.” (Diario 723)
  • “Devi mostrare Misericordia sempre e ovunque verso il prossimo; non puoi esimerti da questo, né rifiutarti né giustificarti. Ti sottopongo tre modi per dimostrare Misericordia verso il prossimo: il primo è l’azione, il secondo è la parola, il terzo la preghiera. In questi tre gradi è racchiusa la pienezza della Misericordia ed è una dimostrazione irrefutabile dell’amore verso di Me. In questo modo l’anima esalta e rende culto alla Mia Misericordia” (Diario, 742).
  • “Figlia mia, parla al mondo della mia misericordia, del mio amore. Di’ all’Umanità sofferente che si accosti al mio Cuore misericordioso ed Io la riempirò di pace. Di’, figlia mia, che sono puro Amore e la Misericordia in persona” (Diario, 1074).
  • “Oggi conduciMi i pagani e coloro che non Mi conoscono ancora. Anche a loro ho pensato nella Mia amara Passione e il loro futuro zelo ha consolato il Mio Cuore. Immergili nel mare della Mia Misericordia”
  • “Oggi conduciMi le anime degli eretici e degli scismatici ed. immergile nel mare della Mia Misericordia. Nella Mia amara Passione Mi hanno lacerato le carni ed il cuore, cioè la Mia Chiesa. Quando ritorneranno all’unità della Chiesa, si rimargineranno le Mie ferite ed in questo modo allevieranno la Mia Passione”.

PADRE AMORTH capo ESORCISTI ad un’intervista:

“ci tengo bene a dirlo intanto tutti siamo creati per il paradiso. tutti creati per il paradiso. Gesù è morto per la salvezza di tutti. Nessuno è predestinato all’inferno. Chi ci va, ci va proprio per colpa sua e per sua testardaggine perché anche al peccatore, Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva, ci dice la scrittura. Quindi Dio da mille occasioni anche ai peccatori perché si possano convertire. Chi si irrigidisce in maniera irreversibile nel peccato va all’inferno non perché ce lo manda Dio, ma perché ci va coi suoi piedi.”

Cleonice Morcaldi: Perché Gesù disse agli apostoli: «Vado a preparare i posti per voi?».

P.Pio: Perché dopo la redenzione li preparò, non solo per gli apostoli, ma per tutti.

“Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.” (Apocalisse 7, 9).

Non ci sono “cieli” differenti capaci di separare ed evitare il “diverso” … in una eterna e monotona uniformità! Ma un unico cielo in grado di ospitare e integrare la diversità. Tutte le differenze: geografiche, temporali, razziali, culturali, come quelle religiose, convivono felicemente, grati per il panorama variegato, che offre una continua e perenne novità! Dio è spirito di amore puro e di perfetta Giustizia per tutte le anime del mondocristiane, eretiche, scismatiche e pagane. Come letto pocanzi, il sacrificio di Cristo vale per tutto il mondo, e ne viene una ri-conferma nel diario della Santa Faustina e nella testimonianza, P.Pio, P.Amorth e e della Mistica Maria Simma.

La sua misericordia sempre ci viene offerta, anche nell’ultimo istante di vita “mi vuoi ancora?”, ma se la rifiutiamo, subentra la giustizia divina, subentra l’auto rifiuto dell’anima a Dio, e ciò comporta ad un’esclusione spontanea ed eterna da Dio così comunemente chiamata dannazione.

Ora prenderemo in esame una serie di testimonianze provenienti dai santi, dai mistici laici e dagli stessi testi evangelici.

Analizzeremo come questi racconti, pur provenendo da epoche e contesti diversi, presentino sorprendenti somiglianze e una profonda coerenza tra loro.

Approfondiremo inoltre il tema delle visioni, che verrà sviluppato nell’articolo dedicato: “Visioni ed esperienze NDE”.

SALVEZZA ORDINARIA:

La salvezza ordinaria si ottiene mediante il sacrificio di Cristo sulla croce, in seguito con gli elementi che ci ha fornito Dio stesso: sacramenti, preghiera e buone opere di carità, seguendo sempre la chiesa e il Papa e gli esempi comportamentali di Cristo e dei Santi

 

TESTIMONIAZNE

 Cosa succede pochi istanti prima che una persona termina la sua vita terrena?

Catechismo chiesa Cattolica:

Secondo la dottrina cattolica, Dio può offrire grazie fino all’ultimo istante della vita.

Esperienze private:

GLI ULTIMI ISTANTI PRIMA DI MORIRE

Santa Faustina Kowalska: La Misericordia di Dio talvolta raggiunge il peccatore all’ultimo momento, in modo singolare e misterioso. All’esterno a noi sembra che tutto sia perduto, ma non è così; l’anima illuminata dal raggio di una vigorosa ultima grazia divina, si rivolge a Dio all’ultimo momento con un tale impeto d’amore che, in un attimo, ottiene da Dio il perdono delle colpe e delle pene. All’esterno però non ci dà alcun segno né di pentimento né di contrizione, poiché essi non reagiscono più alle cose esterne. Oh, quanto imperscrutabile è la divina Misericordia! Ma, orrore! Ci sono anche delle anime che respingono volontariamente e consapevolmente tale grazia e la disprezzano.

 

Madre Speranza di Gesù: Insegnava a confidare nella misericordia divina nell’ora della morte, invocando il perdono e l’abbraccio di Gesù.

C’è un peccato che Gesù non perdona?

Maria Simma: Sì, ce n’è uno, quello di bestemmiare contro lo Spirito Santo. Questo peccato non è perdonato. Ma esso consiste anche nel dire “no” a Dio, nel dire “no” alla Sua Luce al Suo Amore, alla Sua Misericordia ed al Suo Perdono per tutta la vita, fino all’ultimo momento. Grazie all’infinita Misericordia di Dio, possiamo SEMPRE cancellare questo peccato purché, naturalmente, lo vogliamo. Ma bisogna volerlo. Il Signore non va contro la nostra volontà. Le anime mi hanno detto che tutti gli uomini hanno la stessa possibilità, in punto di morte, di dire “si”. Che essi muoiano dopo lunga malattia o per una pallottola in testa, a tutti sono concessi un paio di minuti per dire quel “sì” al Signore. SOLO se restano ostinatamente legati a quel “no” fino alla fine si danneranno e soffriranno nell’Inferno per l’eternità. Come il Signore non ci costringerà a cambiare il nostro “no”, così Satana non potrà mai cambiare il nostro “sì”. Questa è un’altra ragione per cui non dobbiamo mai giudicare o trarre conclusioni sul destino ultimo di chi muore. Non potremo mai conoscere ciò che avviene fra Dio e quell’anima in quei momenti, anche se abbiamo notato uno stato d’animo relativamente in pace o meno al momento del trapasso.

A questo proposito mi viene in mente un episodio che denota quanto sia necessaria questa prudenza.

Un ragazzo ebbe a subire gravi violenze sessuali da parte di un sacerdote. Questa ferita spaventosa lo portò a fuggire tutti i preti ed a uscire dalla Chiesa. Molte persone cercarono di aiutarlo mentre cresceva, ma invano; non voleva più saperne della Chiesa e di tutto ciò che la riguardava, e coglieva ogni occasione per attaccarla. Poi si ammalò gravemente e morì, maledicendo la Chiesa sino alla fine. Una persona buona e di molta preghiera volle presentare tutta la storia a Teresa Neumann che era anche in grado di conoscere il destino delle anime.

Quando ella lo scoprì disse che il ragazzo era salvo, ma ancora in Purgatorio. Questo fatto sorprese chi aveva richiesto quell’indagine ed in modo particolare, perché egli era morto imprecando contro la Chiesa, fino all’ultimo istante, ma fu data questa spiegazione. Sebbene Satana avesse interrotto il suo cammino verso la verità nel momento in cui, ancora ragazzino, era molto sensibile ed impressionabile, egli aveva sempre continuato in silenzio a cercare il suo vero Dio; e poiché aveva coltivato nel suo cuore quest’esigenza, la Misericordia di Dio l’aveva tratto a Sé. Ancora una volta, questa è una prova grandissima della misericordia divina e un ammonimento a non trarre mai le nostre conclusioni, anche se ci è parso o abbiamo visto noi stessi che i fatti sembravano puntare nell’ altra direzione.

Gloria Polo: Qualunque persona, quando è in agonia, Dio si avvicina a lui, non importa qual è la sua religione, e gli dice con amor e misericordia: “Io Sono il tuo Signore!”. Se quella si pente e chiede perdono, se accetta il Signore, succede qualcosa che è difficile spiegare: Gesù porta immediatamente quell’anima, dove si sta’ celebrando una Messa e gli fa ricevere il «viatico»; perché solo chi riceve il Corpo e il Sangue di Gesù può entrare in Cielo.

L’Eucaristia è la grande grazia che Dio ha dato alla Chiesa Cattolica. Tante persone ne parlano male, ma è solo attraverso di essa che le anime si salvano e vanno al Purgatorio. Vanno al Purgatorio, ma si salvano! Per questo, il demonio odia i sacerdoti, perché fino a quando ci sarà un sacerdote, c’è Eucaristia, il pane e il vino si trasformano in Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Per questo dobbiamo pregare, pregare molto per i sacerdoti, perché il demonio li attacca continuamente. Il Signore mi ha mostrato tutto questo.

Dio ci ama a tutti, a ciascuno di noi, indipendentemente se siamo buoni o cattivi, e tanto, che perfino nell’ultimo momento, viene a visitarci, con tanta tenerezza, ci abbraccia con tutto il Suo amore, Egli vuole salvarci, ma se non accettiamo e non Gli chiediamo perdono e Misericordia, ci lascia liberi per seguire quello che abbiamo scelto. Così si è chiuso il Libro della Vita.allora è venuto il Signore Gesù Cristo, che si era abbassato e mi era molto vicino, mi ha toccato la testa con la Sue Mani per consolarmi. Riuscite a immaginare? Immaginate che tenerezza! Io pensavo che avevo le allucinazioni: “Come è possibile vedere il Signore qui?” Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti e continuavo a vederlo! Allora mi ha detto, con grande tenerezza: “Guarda, piccolina, tu morirai. Senti il bisogno della Mia Misericordia?

Immaginate! Io dicevo: “Misericordia! Misericordia! Ma perché? Che cosa ho fatto di male?” Non avevo coscienza dei miei errori, ma era chiaro che sarei morta. Si era chiaro! Mi affliggevo: “Morirò!!! Ah … i miei anelli di diamante!”

 

 Cosa succede appena una persona termina la sua esistenza terrena? Il GIUDIZIO PARTICOLARE:

 Catechismo chiesa cattolica:

La fine del pellegrinaggio terreno: La morte è la fine del tempo di grazia e misericordia concesso da Dio, un momento per decidere il proprio destino ultimo.

Dopo la morte, l’anima di ciascuno viene giudicata in base alle sue opere e alla sua fede, incontrando Cristo. l’anima di ciascun individuo riceve un Giudizio Particolare da Dio, Il giudizio non è arbitrario, ma una profonda presa di coscienza dell’anima riguardo alle proprie azioni, che vengono valutate alla luce della luce di Dio. Questo giudizio si basa sulla fede e sulle opere della persona. Le anime in stato di grazia e con una purificazione adeguata sono destinate al Paradiso, mentre quelle con qualche macchia di peccato affrontano la purificazione nel Purgatorio prima di accedere al Paradiso. Chi rifiuta definitivamente l’amore di Dio va incontro alla separazione eterna nell’Inferno.

A seconda del giudizio, l’anima si avvia verso la vita eterna con Cristo (Paradiso) o verso la dannazione eterna (Inferno)

 Santi:

San Giovanni della Croce: “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”

Santa Faustina Kowalska “Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo?”

la portò a comprendere il peso dei peccati e il valore della riparazione.

San Tommaso d’Aquino: insegna che l’anima riceve subito dopo la morte la retribuzione proporzionata alle opere e alle disposizioni interiori

Santa veronica giuliani: “Tremavo, per tutte le colpe commesse che stavano davanti a me, e con esse sono andata, non so come, davanti al trono di Gesù Cristo.”

Mistiche:

Teresa Neumann: In genere questo giudizio si svolgeva all’incirca così: il Salvatore compariva con il corpo trasfigurato, raggiante, accompagnato da figure luminose incorporee e guardava amorevolmente l’anima del defunto. Questa diventava più o meno chiara e subito capiva che il giudizio era assolutamente giusto. Il giudice e l’accompagnamento sparivano, mentre l’anima restava solitaria.

In pochi casi Teresa vide il Salvatore avanzare già sorridente in modo soprannaturale e l’anima del defunto diventare subito luminosa e andar via con lui. Teresa in estasi gridava: “Con te, con te!” In questi casi provava una straordinaria gioia. Non vide invece mai la dannazione di un’anima. (I morenti accanto ai quali fu chiamata, erano indubbiamente. vissuti nella fede o avevano già cercato il perdono di Dio prima della morte. D’altronde non è certo errato ritenere che il Salvatore non voglia partecipare a viventi un mistero così terrificante).

Un esempio:

Nello stesso momento in cui Ottilia spirò, Teresa ebbe una visione: il suo viso era così sereno e trasfigurato che capii che stava assistendo a qualcosa di grande. Alla fine, guardava l’alto e diceva: “Con voi, con voi!”.

E sembrava volersi sollevare. In seguito, Teresa mi raccontò: la sua defunta madre, il fratello Engelbert, morto a quarantacinque anni, il fratellino morto a due anni e l’Angelo Custode di Ottilia erano venuti a prenderla. Poi Teresa aveva visto il Salvatore che era arrivato improvvisamente e aveva guardato con dolcezza Ottilia.

Tutti insieme erano scomparsi in una luce chiara, e lei avrebbe voluto seguirli. Quando, in quello stesso anno (1958) morì il padre, Teresa vide ugualmente i parenti precedentemente defunti, più Ottilia venire ad accogliere l’anziano genitore insieme al suo Angelo Custode. Questa volta però il Salvatore non portò con sé papà Ferdinando, che rimase indietro col suo Angelo Custode guardando tristemente il gruppetto che si allontanava. Già pochi mesi dopo Teresa fu tuttavia in grado di dire che il padre era in paradiso.

Il suo purgatorio era stato evidentemente molto breve.

Presentatore: Quando moriamo la nostra anima vede la Luce di Dio chiaramente e in tutta la sua pienezza?

Maria Simma: “No, non in modo chiaro, ma abbastanza da voler andare incontro a questa Luce. La chiarezza e pienezza sono relativi allo stato in cui si trova l’anima in quel momento.”

Alcune anime le avrebbero detto che nessuno si presenta davanti a Dio senza che gli siano date ultime possibilità di accogliere la misericordia.

“Non è Dio che vi colloca le anime. Sono le anime stesse a giudicarsi e a collocarsi al livello appropriato. Sono LORO che desiderano purificarsi prima di giungere a Dio”

Natuzza Evolo= l’anima del defunto viene condotta dall’angelo custode, al cospetto di Dio e ne viene perfettamente giudicata in tutti i minimi particolari della sua esistenza.

Madre Speranza di Gesù= Diceva: “Gesù non condanna nessuno: è l’anima che liberamente sceglie di restare con Lui o di rifiutarlo.”

In chiesa durante il funerale del vescovo di Todi, avvenne la visione dell’anima del vescovo, il quale le disse: “Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra. Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e in presenza di Dio l’anima si vergogna” *vedi meglio su capitolo purgatorio.

Don Dolindo Ruotolo: “L’anima, alla luce di Dio, è come un abito nero che dalla penombra passa ai raggi del sole. Vi si vedono tante macchie che fanno pietà. Il Signore purifica queste macchie col dolore che è la soda che le sgrassa, e con l’amore che è il calore che le dissolve. Il dolore prepara l’atmosfera e nella pena dell’um-lazione interna, spunta il gioioso fiore dell’amore”.

 Il Vangelo non lo spiega in modo sistematico, ma ci sono passi che lo indicano:

Lazzaro e il ricco (Lc 16,19-31) → subito dopo la morte, Lazzaro è portato “nel seno di Abramo” e il ricco finisce tra i tormenti. Non c’è un’attesa fino alla fine del mondo: l’anima riceve subito la sorte.

Il buon ladrone (Lc 23,43) → Gesù gli dice: “Oggi sarai con me in Paradiso.” Quindi immediatamente dopo la morte c’è un destino eterno.

 secondo il Catechismo, l’anima comprende pienamente la Trinità solo nella visione beatifica, cioè dopo essere completamente purificata, non prima. (lumen Gloriae)

 

CONOSCERE IL MISTERO DI DIO AL MOMENTO DEL  GIUDIZIO PARTICOLARE

Non si tratta più di una conoscenza mediata da segni, simboli o ragionamenti, ma di una evidenza immediata: Dio si manifesta come verità ultima, e l’anima comprende anche il significato ultimo della propria esistenza. Questo implica che essa riconosce anche il mistero di Cristo e, in modo autentico, il mistero della Trinità non come visione del mistero

ma come riconoscimento nella luce della verità rivelata. Tuttavia, questa conoscenza, pur essendo vera e senza errore, non è ancora la visione dell’essenza divina.

Qui si colloca la distinzione fondamentale elaborata soprattutto da Tommaso d’Aquino. Secondo l’Aquinate, l’intelletto umano, per sua natura, non può vedere direttamente Dio così come Egli è: una tale conoscenza supera ogni capacità naturale e richiede una elevazione soprannaturale, chiamata “lumen gloriae”. Solo attraverso questo dono l’anima può essere resa capace di vedere Dio nella sua essenza.

La visione beatifica consiste precisamente in questo: una conoscenza immediata, intuitiva e diretta dell’essenza divina, senza alcuna mediazione creata. Non si tratta più semplicemente di sapere che Dio è Trinità, ma di “vedere” Dio stesso, e quindi di conoscere interiormente e vitalmente il mistero trinitario. Come afferma la tradizione teologica, questa visione è la piena realizzazione del desiderio umano di conoscere Dio, un desiderio che né la ragione né la fede possono colmare completamente.

Il magistero della Chiesa ha definito con chiarezza questa dottrina nella costituzione Benedictus Deus di Benedetto XII, affermando che le anime dei giusti, una volta purificate, vedono Dio “faccia a faccia”, con una visione intuitiva e senza mediazioni. Questa visione è la condizione propria del paradiso ed è ciò che costituisce la beatitudine perfetta.

Si comprende allora la differenza decisiva:

Nel giudizio particolare, l’anima conosce Dio con una chiarezza assoluta, senza errore, grazie a una luce che dissipa ogni oscurità, ma rimane ancora una conoscenza che non penetra direttamente l’essenza divina.

Nella visione beatifica, invece, l’anima è elevata a vedere Dio così come Egli è in se stesso: questa visione implica una trasformazione dell’anima e una partecipazione reale alla vita divina.

Questa partecipazione è ciò che la tradizione cristiana chiama comunione con Dio: non solo conoscere Dio, ma vivere in Lui. In tale stato, il mistero della Trinità non è più soltanto riconosciuto, ma è esperito interiormente, perché l’anima entra nella relazione viva tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

In conclusione, la distinzione tra giudizio e visione beatifica non riguarda la presenza o l’assenza della conoscenza di Dio, ma la sua profondità e modalità. Già nel giudizio l’anima è posta nella verità e riconosce Dio senza errore; tuttavia, solo nella beatitudine celeste essa giunge a vedere Dio nella sua essenza e a partecipare pienamente al mistero trinitario. Questa progressione manifesta la grandezza della vocazione umana: non solo conoscere Dio, ma essere resi capaci di vivere nella sua stessa vita.

l’Inferno

 Catechismo della Chiesa Cattolica :

afferma che l’inferno è la definitiva esclusione dalla comunione con Dio, uno stato di dannazione eterna per coloro che muoiono in peccato mortale per loro libera scelta, rifiutando l’amore di Dio fino alla fine della vita. senza essersene pentiti. La pena principale è l’assenza di Dio, fonte di ogni felicità, ma la Bibbia usa immagini come il fuoco inestinguibile per descrivere questo stato di sofferenza

Santi:

Santa Caterina da Siena: Il celebre Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena vi è una descrizione dell’Inferno: «Figliola, la lingua non è sufficiente a descrivere la pena di queste povere anime. Come ci sono tre vizi principali – cioè l’amore per sé stessi, da cui proviene il secondo, che è l’amore per la propria reputazione, e dalla reputazione procede il terzo, cioè la superbia, con l’ingiustizia, la crudeltà e con altri immondi e iniqui peccati che seguono questi – così ti dico che nell’inferno essi hanno quattro tormenti principali, dai quali procedono tutti gli altri tormenti. Il primo è che si vedono privati della mia visione, e ciò è per loro pena tanto grande che, se fosse possibile, sceglierebbero il fuoco e i più grandi  tormenti e vedermi, piuttosto che non avere pene e non vedermi. Questa prima pena produce in loro la seconda, quella del verme della coscienza, il quale sempre rode, vedendosi essi per loro colpa privati di me e della compagnia degli Angeli, avendo meritato la compagnia dei demoni e la loro visione. Il vedere il demonio (che è la terza pena) raddoppia in loro ogni fatica. Come i Santi sempre esultano nella visione di Me, e vedono rinnovarsi con allegrezza il frutto delle fatiche che essi hanno portate per Me, con tanta abbondanza d’amore e disprezzo di loro medesimi, così, al contrario, in questi poveretti si rinnovano i tormenti della visione del demonio, perché nel vederlo essi conoscono più sé stessi, cioè conoscono che per loro colpa se ne sono fatti degni. E per questa ragione il verme rode ancor di più, e il fuoco di questa coscienza non cessa mai di ardere. E la pena è ancora più grande perché essi lo vedono nella sua figura, la quale è tanto orribile che non c’è cuore d’uomo che la possa immaginare. E se ben ti ricordi, quando te lo mostrai nella sua forma in un breve spazio di tempo (che sai che fu quasi un istante), tu scelsi, dopo che fosti tornata in te, di volere andare per una strada di fuoco, anche se dovesse durare fino al giorno del giudizio, piuttosto che vederlo ancora. Malgrado tutto questo che tu vedesti,  tuttavia non sai bene quanto egli è orribile, perché si mostra, per divina giustizia, più orribile nell’anima che è privata di me, e più o meno secondo la gravità delle loro colpe. Il quarto tormento è il fuoco. Questo fuoco arde e non consuma, perché l’anima non può consumare sé stessa; non è cosa materiale che il fuoco può consumare, perché essa è incorporea. Ma Io per divina giustizia ho permesso che il fuoco li bruci dolorosamente, così che li affligga e non li consumi. E li affligga e li bruci  con grandissime pene, in diversi modi, secondo la diversità dei peccati; chi più e chi meno, secondo la gravità della colpa. Da questi quattro tormenti provengono tutti quanti gli altri: freddo e caldo e  stridore di denti e altri ancora. Ora,  poiché non vollero correggersi dopo il primo rimprovero che gli fu fatto, per  il falso giudizio e l’ingiustizia nella loro vita, e poiché nel secondo rimprovero, cioè nell’ora della morte, non vollero sperare né vollero dolersi dell’offesa che mi avevano fatto, ma solo della loro pena, allora hanno ricevuto così miserabilmente la morte eterna».

Santa Teresa d’Avila «Vidi un luogo come un lungo e stretto passaggio, oscuro e angusto… un fuoco interiore che non posso descrivere. Compresi che l’Inferno è eterno.» (Vita, c.32)

Santa Brigida di Svezia Libro IV, “Quel fuoco arde senza consumare, e le tenebre sono senza luce; e le anime bruciano e tuttavia non si consumano.” “Il ricordo dei loro peccati si rinnova continuamente, e il loro dolore non finisce mai.” “I demoni sono come fuoco e come vermi, che senza cessare tormentano le anime.”

Ciascuno riceve la pena secondo la misura della propria colpa.”

Santa Veronica Giuliani « Maria SS.ma a S. Veronica: «In un rapimento, fosti portata nell’inferno per subire nuove pene e, nel tuo arrivo, vedesti che precipitavano in esso tante e tante anime, ed ognuna aveva il suo luogo di tormento. Ti fu fatto conoscere che queste anime erano di varie nazioni, di tutte le sorte di stati, cioè di cristiani e d’infedeli, di religiose e di sacerdoti. Quest’ultimi stanno più vicini a Lucifero, e patiscono così tanto che mente umana non può comprenderlo. All’arrivo di queste anime, tutto l’inferno si mette in festa e, in un istante, partecipano di tutte le pene dei dannati, offendendo Dio» (D IV, 353).»

Santa Faustina Kowalska Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’Inferno.

É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste:

  • ⁠ ⁠La prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio;
  • ⁠ ⁠La seconda, i continui rimorsi della coscienza;
  • ⁠ ⁠La terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai;
  • ⁠ ⁠La quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall’ira di Dio;
  • ⁠ ⁠La quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio;
  • ⁠ ⁠La sesta pena è la compagnia continua di Satana;
  • ⁠ ⁠La settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio.

Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità.

Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giu-stitchi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è.

Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni han dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credvano che ci fosse l’inferno. Quando ritornai in me, non riuscì a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là offrono così tremendamente, per questo prego con maggior ervore per la conversione dei peccator, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro. (Diario, n.741)

San Pio da Pietrelcina «Molti vanno all’inferno perché non credono e non si pentono. Lì vi è solo odio, per sempre.»

 Mistiche:

Maria Simma «Le anime del purgatorio mi hanno detto: l’inferno esiste, è eterno, e chi vi entra non può più uscirne.» Quali atteggiamenti del cuore possono farci perdere irrimediabilmente l’anima?

Il rifiuto ostinato, arrogante ed orgoglioso, di accogliere le grazie e l’amore donatici e di mantenere questo atteggiamento fino all’ultimo istante. E per amore intendo non solo l’amore per Dio, ma anche l’amore per il fratello.

Natuzza Evolo «L’inferno è un luogo terribile da cui non c’è scampo. Un dannato apparendo a Natuzza disse: “ soffro… per me non c’è speranza, sono condannato al fuoco dell’inferno, sono per me sofferenze atroci, spaventose…” –

Maria Valtorta « Prendete tutto quanto è tormento dell’uomo sulla terra: fuoco, fiamma, gelo, acque che sommergono, fame, sonno, sete, ferite, malattie, piaghe, morte, e fatene una unica somma e moltiplicatela milioni di volte. Non avrete che una larva di quella tremenda verità. » (Quaderni)

Teresa Musco « “… sola qui? Sola no, non voglio restare sola! Il fuoco, il fuoco! Ah, quante anime che si disperano! Gesù, senti che grida disperate? Aiutale, Gesù, ti prego! Non puoi aiutare, Gesù? Perché? Com’è terribile, Gesù! Non permettere a nessuno che ci possa andare. Che cosa è quello? No, è il fuoco! Che calore! D’inverno non l’ho mai sentito un calore simile! O Gesù, io mica ci voglio andare in quel posto, aiutami, perché voglio aiutare gli altri a non andarci. Nulla si può fare per non farli urlare così, Gesù? “..»

Rosa Lamparelli (n. 06-03-1910/ 12-06-2000). La Madonna le descrisse il paradiso, l’inferno e il purgatorio. Così lei racconta: “Vuoi vederlo? Mi disse. Mi prese per mano e mi condusse. Il primo a visitare fu l’inferno; era composto di un gran sotterraneo con una grande porta all’entrata e di dentro formato come tanti archi tutti affumicati. Un calore immenso e una puzza insopportabile vi era. Dal fondo venivano grida disperate di tanti dannati. Quello che potei vedere mi è sempre impresso; da una parte vi erano tanti uomini che si dibattevano disperatamente e vicino vi era una donna di una forma orribile coi capelli scarmigliati, gli occhi fuori dalle orbite, nera come un carbone, faceva orrore. Non dico poi di tanti altri dannati trasformati in tanti animali spaventosi che non posso ricordare senza rabbrividire. Non volli andare più avanti e pregai il mio angelo e la Madonna di condurmi indietro. Mi portarono al Purgatorio… “.

Beata Anna Katharina Emmerick “Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene… Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare, ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini.

Santa Lucia di Fatima: La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che pareva che si trovasse sotto terra. Immersi in questo fuoco, i demoni e le anime come se fossero braci trasparenti e negre o color bronzo, dalla forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportati dalle fiamme, che uscivano da loro stessi, insieme a nugoli di fumo e cadevano da tutte le parti, simili alle faville che cadono nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra gridi e gemiti dì dolore e di disperazione che facevano raccapricciare e tremare di spavento. I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e negri.

Il Vangelo:

 in taluni suoi insegnamenti Gesù ammette la possibilità che esista effettivamente una condanna eterna. Egli lo fa, per esempio, quando parla di “perdere la vita” (Mc 8,35). Con queste espressioni Gesù presenta la cosiddetta condanna eterna, in poche parole l’inferno, come esclusione

dall’ambito di Dio, dalla sua comunione e, soprattutto, dalla sua presenza: un po’ come un non consentire all’uomo di unirsi a Dio nell’aldilà.

Pertanto, abbiamo ragione di credere che il pensiero di Gesù è che l’inferno sia soltanto e semplicemente l ‘assenza di Dio dall’uomo nella sua condizione post -mortem. In verità, oltre ad usare queste espressioni, in altre circostanze Gesù adotta alcune immagini che in qualche modo descrivono l’inferno. Si tratta di quattro rappresentazioni: a) il fuoco che non si spegne; b) i vermi che non muoiono; c) le tenebre eterne e, infine, d) il pianto e lo stridore di denti.

 

Il Purgatorio

 Catechismo Chiesa Cattolica:

è una purificazione finale che le anime viventi nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificate dopo la morte, devono subire prima di accedere al Paradiso. È una condizione temporanea di purificazione, non una punizione, che permette di raggiungere la santità necessaria per la gioia del cielo

Santi:

santa Teresa D’Avila: “viene consumata da una sete ardente del possesso di Dio eppure non può raggiungere questa “acqua”.

Santa Caterina da Siena: il Purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Il Purgatorio creato dalla divina Misericordia è necessario alla purificazione alle anime

San Pio=Ebbe visioni di anime in purificazione, che confermano la dottrina classica del giudizio particolare immediato.“Le anime del Purgatorio possono pregare per noi e ottenerci molte grazie, ma non possono pregare per se stesse.”

Santa Caterina da Genova: Uno degli aspetti più sorprendenti della sua visione è che le anime del Purgatorio non si ribellano alla loro condizione. Esse non si lamentano, non si confrontano con le altre, non desiderano uscire prima del tempo stabilito. Al contrario, sono completamente unite alla volontà di Dio. Questa totale conformità nasce dal fatto che, dopo la morte, l’anima vede la verità con chiarezza: riconosce la giustizia e la bontà dell’azione divina e vi aderisce senza riserve. In questo senso, il Purgatorio è anche un luogo di pace interiore, pur nella sofferenza. La sofferenza, infatti, è reale e molto intensa. Tuttavia, secondo Caterina, non deriva principalmente da un fuoco materiale, ma dal desiderio ardente di Dio. L’anima, creata per unirsi a Lui, sente una “fame” profonda che non può ancora essere soddisfatta. Questo desiderio diventa tanto più forte quanto più l’anima si purifica e si avvicina al suo fine ultimo. Per spiegare questa dinamica, la santa utilizza l’immagine della ruggine: il peccato è come una patina che copre l’anima e le impedisce di ricevere pienamente la luce divina. Il fuoco del Purgatorio consuma questa ruggine, permettendo all’anima di aprirsi sempre di più a Dio.  Un altro elemento fondamentale è che le anime del Purgatorio sono già salve. Esse sono in grazia, hanno scelto Dio e non possono più peccare. La loro sofferenza non è disperazione, ma attesa fiduciosa. In questo si distinguono radicalmente dalle anime dannate, che invece rifiutano Dio e restano chiuse nella loro volontà. La differenza tra Purgatorio e Inferno, quindi, non è tanto nella natura della pena, quanto nell’atteggiamento dell’anima: apertura e amore da una parte, chiusura e rifiuto dall’altra. infine, Caterina sottolinea che il Purgatorio è una grande misericordia. L’anima stessa, vedendo la propria imperfezione, desidera essere purificata e quasi “si getta” in questo stato, pur di poter un giorno contemplare Dio senza ostacoli. Questo rovescia completamente l’immagine comune del Purgatorio come castigo: esso diventa invece un dono, un passaggio necessario verso la piena comunione con Dio.

Santa Faustina Kowalska: Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po’ fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: «Per chi ancora devo pregare?». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ea unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è fervente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria «Stella del Mare». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: «La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.

Santa Gertrude: le disse il Signore: «Certo, le anime purganti vengono sollevate da tali suffragi, però preghiere anche brevi ma dette con fervore, sono ancor di maggiore profitto per esse»

Santa Brigida di Svezia: E udì ancora altre voci che aggiungevano: “Grazie siano rese a coloro che ci apportano sollievo nelle nostre sventure; la vostra potenza è infinita, o Signore: renda il centuplo ai nostri benefattori, che ci conducono più presto nel soggiorno della vostra luce divina”.

 Mistici:

Maria Simma È la più nota sul tema: affermava di ricevere visite dalle anime del Purgatorio.

descrive il Purgatorio come diviso in 3 grandi Livelli, dal più vicino all’Inferno (sofferenze più grandi) fino al più vicino al Paradiso (sofferenze più leggere e già piene di speranza). di livelli, ce ne sono moltissimi, perché ogni anima è individualmente diversa da un’altra quando arriva là. Ci sono sofferenze maggiori e minori e tra i due estremi vi è ogni grado di sofferenza. Probabilmente tanti sono i livelli, quante sono le anime, perché non esistono due persone e, quindi, due anime identiche.

Sofferenze: non sono fuoco fisico, ma soprattutto l’assenza di Dio e il rimorso di non averlo amato abbastanza.

Le anime Sono pazienti e vogliono soffrire perché sanno che così possono espiare e riparare tutto. Si purificano per arrivare totalmente luminose davanti a Dio; più espiano e riparano, più diventano radiose.

Non è Dio che vi colloca le anime. Sono le anime stesse a giudicarsi e a collocarsi al livello appropriato. Sono LORO che desiderano purificarsi prima di giungere a Dio. E’ molto importante che noi comprendiamo questa verità specifica sull’amore di Dio per noi!

Tempo: parlava di “lunghe purificazioni”, ma ribadiva che il Purgatorio non è misurabile col nostro tempo terreno. Le anime chiedevano Messe, rosari, sacrifici per abbreviare le pene. Importante: sottolineava che le anime del Purgatorio sono felici, perché sanno di essere salve.

Natuzza Evolo Aveva colloqui mistici con anime defunte. Descriveva il Purgatorio come un luogo di purificazione per amore: sofferenza, ma illuminata dalla speranza. insisteva che ci sono diverse “condizioni” di purificazione.

Sottolineava che il Purgatorio è una grande misericordia di Dio, perché permette a chi non è pronto di purificarsi per il Paradiso Testimonianze dicono che parlava di anime che rimanevano “a lungo” in Purgatorio per certi peccati trascurati (ad esempio mancanza di carità). Confermava che hanno un “grande amore per i vivi”, quindi pregano per chi è ancora in cammino.

Madre Speranza di Gesù: Padre Iacopini disse: “Un giorno stavo conversando con padre Gino, padre spirituale di Madre Speranza, quando la santa monaca si avvicinò al suo confessore e gli disse: ‘Padre questa notte il Signore mi ha detto che domani mattina devo andare subito a Todi per chiedere al Vescovo di riconoscere questa Cappella come Santuario dell’Amore Misericordioso. Mi ha detto di andare con celerità perché il Vescovo ha un tumore e tra pochi giorni se lo porta via. Ha aggiunto che il Vescovo non sa ancora di avere un tumore ma che tale tumore è già diffuso in tutto il corpo ed ha i giorni contati. E mi ha detto di stare serena che il Vescovo darà l’approvazione e Io nel Santuario gli darò la ricompensa’” .Padre Iacopini narra che quella mattina Madre Speranza insieme a padre Gino si recarono a Todi. Il vescovo disse loro che entro domenica avrebbe riconosciuto il santuario e nel frattempo chiese a Madre Speranza di pregare per lui e per le sue condizioni di salute. La santa gli rispose: “Eccellenza se sta tanto male vada all’Ospedale per un controllo, si curi e così starà meglio”. Erano parole di misericordia poiché Madre Speranza sapeva che non c’era nulla da fare e lo disse ai suoi discepoli: “Il Signore mi ha detto che se lo porta via, che deve morire. Ma io non gliel’ho detto altrimenti sarebbe morto di infarto prima del tempo”. Fatto sta che il vescovo volle prima riconoscere il santuario e dopo si reco all’ospedale per le analisi, qui vi riscontrarono un tumore allo stadio terminale (le metastasi si erano diffuse in tutto il corpo). Durante il periodo di degenza ospedaliera il vescovo ricevette la visita di Papa Giovanni Paolo II (suo grande amico), al quale confessò di non aver fatto in tempo a preparare i documenti necessari ad ufficializzare il santuario in Vaticano. Il pontefice lo rassicurò dicendogli che riteneva Madre Speranza una donna pia e santa e che per i documenti avrebbe posto rimedio lui stesso. Due giorni dopo quell’incontro il vescovo morì. Quando la notizia giunse a Madre Speranza, questa chiese al Vaticano che la bara fosse portata a Collevalenza per la Messa. Pochi minuti dopo l’inizio della funzione, erano le 18 circa, la santa cadde in estasi: era il signore che l’aveva chiamata per riferirle un messaggio importante. Madre Speranza, in seguito, ha comunicato il messaggio del Signore: “Ti faccio vedere con quanta gloria il Vescovo entra in paradiso perché ha dato l’approvazione al primo Santuario del mondo dell’Amore Misericordioso”. Quando Dio scomparve, apparve di seguito il Vescovo con il corpo ricolmo di luce che le disse: “Madre Speranza il Signore mi ha mandato a te per ringraziarti perché tu mi hai chiamato a dare l’approvazione al Santuario e il Signore è stato molto contento. Adesso avrò per tutta l’eternità la gloria del Paradiso. Però devo dirti che io, prima di andare in Paradiso, ho sofferto tanto in Purgatorio”. Madre Speranza rimase basita e chiese come fosse possibile una simile sofferenza in soli due giorni, ed il vescovo le rispose: “Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra. Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e in presenza di Dio l’anima si vergogna”. Mai parlò di anime capaci di auto-purificarsi con preghiere proprie.

Teresa Neumann, 2 novembre 1928. Oggi Teresa è completamente sfinita; si sente abbandonata e misera. Due volte al giorno, mattino e sera, le è concesso di visitare il Purgatorio e guarda le anime lì riunite con infinita tristezza. Esse hanno figura luminosa, ma non sono ancora pure. Anche qui scorge parecchi conoscenti, alcuni dei quali le chiedono aiuto

Edvige Carboni (1880-1952) Mistica sarda. Da quelle fiamme sentii una voce, appenata, ma distinta: “Io sono N.N.; il Signore mi ha permesso di venire a te affinché trovi un poco di sollievo per le pene che soffro in Purgatorio. Ti domando per carità di applicare in mio suffragio tutte le tue orazioni, patimenti, umiliazioni e abbandoni, e questo farai per due anni, se chi guida la tua coscienza te ne darà il permesso. La misericordia di Dio è infinita, ma altrettanto infinita è la sua giustizia; e nella gloria del Paradiso non si può entrare, se non si ha pagato fino all’ultimo spicciolo il debito contratto con la giustizia divina. Il Purgatorio per me è pesante perché ho atteso l’ultimo istante per raccogliere la voce di Dio che mi ha chiamato a penitenza”.

Teresa Musco (1943-1976) Mistica campana. Nelle prime ore pomeridiane, mentre era assorta in orazione per suffragare le anime purganti, vede la sua stanza gremita di persone…Dinnanzi a tale spettacolo imprevisto, Teresa chiese: “ Cosa volete?”. E loro con un grido di gioia, la salutano dicendo: “ Ci hai liberato dalle pene del Purgatorio!…”. Dopo pochi attimi tutte quelle persone scompaiono…Era uno dei tanti frutti delle sue sofferenze.

Don Dolindo Ruotolo: “L’anima purgante tra i dolori si umilia, tra le pene tende a Dio, tra le ansietà di amore si accorda e canta con Maria: L’anima mia glorifica il Signore nella sua giustizia amorosa e nella sua santità. E canta l’anima perché vede le sue miserie e le sue imperfezioni non più con la misura della stiracchiata coscienza che aveva nella vita, ma nelle proporzioni della santità di Dio”

Don Dolindo Ruotolo : “Se noi, col suffragio, preghiamo per loro, esse [le anime in Purgatorio] certamente ci rispondono, pregando per noi. Non hanno la possibilità di meritare, perché per loro è finito il tempo della vita terrena ma, come amiche di Dio, hanno la possibilità di pregare e, logicamente, pregano con preferenza per quelli che le beneficano”

Vangelo:

 Matteo 12,32 Gesù dice: “Chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.” Ciò Implica che alcuni peccati possono essere perdonati nel mondo futuro: non in Paradiso (dove non c’è peccato), non all’Inferno (dove non c’è perdono), resta una condizione intermedia ovvero il Purgatorio.

 

il Regno di Dio “Paradiso”

Catechismo Chiesa Cattolica:

il Paradiso è lo stato di felicità suprema e definitiva per i giusti, in cui si è riuniti attorno a Cristo in un’unione eterna e perfetta con Dio. Non è un luogo fisico, ma lo stato di chi, morto nella grazia di Dio e perfettamente purificato, è per sempre in comunione con Lui e con tutti i santi.

Santi:

Santa Teresa d’Avila (1515–1582)

Racconta estasi e visioni del Cielo nelle sue opere (Libro della Vita, Castello interiore).

Dice di aver visto “un trono di grandissima bellezza e splendore, dove si gustava una pace e un gaudio che superano ogni possibile desiderio”.

“ma adesso sembrava un uomo di trent’anni, anzi ancor più giovane e il suo volto era raggiante. Questa visione passò prest

E’ una luce che non abbaglia, un candore pieno di soavità, un infuso splendore che incanta deliziosamente la vista senza stancarla, come non la stanca la chiarezza con cui si vede quella sublime realtà. E’

una luce così diversa dalla nostra che quella del sole, in confronto, sembra molto appannata, tanto che dopo non si vorrebbe nemmeno aprire gli occhi.

Sottolinea soprattutto la presenza di Dio: ciò che rende il Paradiso ineffabile è lo stare faccia a faccia con Lui, senza veli.

San Giovanni Bosco (1815–1888) Ebbe più visioni (ad esempio nel famoso “Sogno del 1881”). Vide giovani suoi ex-allievi che lo conducevano a contemplare i giardini del Paradiso: descrive prati di una bellezza indescrivibile, profumi mai sentiti, una musica celeste soavissima. Dice che tutto sembrava “luce e canto”, con gioia che cresceva senza fine.

Santa Faustina Kowalska Oggi in spirito sono stata in paradiso e ho visto l’inconcepibile bellezza e felicità che ci attende dopo la morte. Ho visto come tutte le creature rendono incessantemente onore e gloria a Dio. Ho visto quanto è grande la felicità in Dio, che si riversa su tutte le creature, rendendole felici. Poi ogni gloria ed onore che ha reso felici le creature ritorna alla sorgente ed esse entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che non riusciranno mai né a capire né a sviscerare. Questa sorgente di felicità è immutabile nella sua essenza, ma sempre nuova e scaturisce per la beatitudine di tutte le creature. Comprendo ora San Paolo che ha detto: “Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore d’uomo ciò che Dio prepara per coloro che Lo amano”. E Dio mi fece conoscere la sola ed unica cosa che ai Suoi occhi ha un valore infinito e questa è l’amore di Dio, l’amore, l’amore ed ancora una volta l’amore. E nulla è paragonabile ad un solo atto di puro amore di Dio. Oh, quali ineffabili favori concede Iddio ad un’anima che Lo ama sinceramente! Oh, felici quelle anime che già qui su questa terra godono dei Suoi particolari favori! Ed esse sono le anime piccole ed umili. Grande è la Maestà di Dio, che ho conosciuto più a fondo, che gli spiriti celesti adorano secondo il grado della loro grazia e la gerarchia in cui si dividono.

La mia anima quando ha visto la potenza e la grandezza di Dio non è stata colpita dallo spavento né dal timore; no, no, assolutamente no! La mia anima e stata colmata di serenità e d’amore e più conosco la grandezza di Dio e più gioisco per come Egli è. E gioisco immensamente per la Sua grandezza e sono lieta di essere così piccola, perché, proprio perché sono piccola, mi prende in braccio e mi tiene accanto al Suo cuore. O mio Dio, quanta pena mi fanno gli uomini che non credono nella vita eterna! Quanto prego per loro, affinché li investa il raggio della tua misericordia e Dio li stringa al suo seno paterno. cori degli angeli che montano la guardia davanti al Suo trono. Esso non teme nessuno, esso raggiunge Dio e s’immerge in Lui come nel suo unico tesoro. Il Cherubino con la spada di fuoco, che fa la guardia in Paradiso, non ha potere su di esso. O puro amore di Dio, quanto sei grande ed impareggiabile! Oh, se le anime conoscessero la Tua potenza!

Santa Veronica Giuliani: «Che cosa è il Paradiso? È la vita di Dio; è l’essenza di Dio, la presenza di Dio; e le Tre Divine Persone – un solo Dio, Dio Vivo, Dio Vero – e la volontà di Dio contenta tutti i Beati. Mi è stato poi dichiarato e fatto capire, in un istante, che l’anima è stata creata da Dio per un tanto bene, che con amore infinito è amata da Dio, e che essendo creata da Dio, è opera di Dio».

Santa Caterina da Siena trattato della Provvidenza, capitoli intorno al Paradiso, circa capitoli 137–141 nelle edizioni moderne come di una condizione di unione assoluta con Dio. Spiega che i beati “gustano Dio in diversi modi e misure, secondo l’amore con cui giunsero a Lui, e ciascuno è sazio e contento, senza desiderare di più”.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori ha raccontato una storia che aveva condiviso con lui un superiore dell’ordine gesuita che gli era apparso prima di morire e gli aveva offerto un resoconto dettagliato sul trattamento che ci si può aspettare in cielo.

Secondo il defunto, le ricompense del cielo non sono uguali per tutti coloro che entrano, ma tutti quelli che entrano restano ugualmente soddisfatti:

“Ora sono in cielo, e anche Filippo II re di Spagna è in cielo. Entrambi godiamo della ricompensa eterna del Paradiso, ma è diversa per ciascuno di noi. La mia felicità è molto maggiore della sua, perché non è come quando eravamo ancora sulla terra, dove lui era regale e io una persona comune. Eravamo lontani come la terra dal cielo, ma ora è il contrario: io paragonato al re sulla terra ero umile, ma ora lo supero in gloria nel cielo. Ad ogni modo, siamo entrambi felici, e i nostri cuori sono del tutto soddisfatti”.

Il papa San Gregorio Magno parlò dell’unità soprannaturale tra la comunione totale dei santi in cielo e la sua conoscenza apparentemente infinita: “Oltre a tutto questo, una grazia più meravigliosa viene concessa ai santi in cielo, perché conoscono non solo quelli con cui avevano familiarità in questo mondo, ma anche quelli che non hanno mai visto prima, e conversano con loro in modo così familiare che è come se in tempi passati si fossero visti e conosciuti”.

Sant’Anselmo di Canterbury: “Nessuno avrà alcun altro desiderio in cielo di quello che Dio vuole; e il desiderio di uno sarà il desiderio di tutti; e il desiderio di tutti e di ciascuno sarà anche il desiderio di Dio”.

Santa Margherita da Cortona: Gesù dice” “Figlia, io ti collocherò tra i serafini, dove stanno le vergini ardenti per carità

San Pio da Pietrelcina: «Ci sono delle anime destinate a raggiungere un alto grado di gloria, se non l’hanno

raggiunto in terra lo raggiungono dopo una sosta in purgatorio».

Santa Ildegarda di Bingen: Il Verbo è indivisibilmente ed eternamente presso il Padre, prima e dopo aver assunto l’umanità 

Mistiche:

Maria Simma, I livelli in Paradiso sono molti. Il livello dell’anima dipende da come è vissuta sulla terra. Tutte le anime vivono in una gioia totale; sanno di non meritare di più e quindi non desiderano nulla di più. Alcune sono più gloriose e più luminose di altre: questa bellezza dipende dalle opere buone compiute quand’erano qui sulla terra. Quindi con uno sforzo maggiore qui sulla terra noi possiamo accedere a livelli più alti in Paradiso.

Natuzza Evolo (1924–2009) le anime possono vedere la Luce Divina, sentirsi beate per l’eternità e hanno la concessione, da parte del Signore, di andare a far visita, ogni tanto, ai loro parenti.»

Teresa Neumman, Tutti insieme erano scomparsi in una luce chiara, e lei avrebbe voluto seguirli.

Madre Speranza di Gesu: Il cielo è il luogo dove Dio si manifesta alle anime sante; luogo chiarissimo di luce celestiale e dolce; infatti, Dio stesso con la santissima umanità del buon Gesù Ë la fonte della gioia dei beati. L’empireo è un luogo sicuro, durevole, amenissimo e splendido più di quanto si possa esprimere a parole. Gli abitanti del cielo sono senza numero; molto nobili e sapienti in tutto, conversano con la massima familiarità. Sono come gigli senza spine e grano senza paglia, disposti con varietà, in armonia e accordo, pur non avendo tutti la stessa gloria, simili alle stelle del cielo che, quantunque differenti per luminosità e grandezza, sono ordinate con mirabile leggiadria.

Ognuno gode della gloria degli altri come della propria, perché tutti si amano con straordinaria carità. Questa Ë l’idea che ho della gloria in quanto stato e compagnia dei beati.

Don Dolindo Ruotolo: I meriti acquistati in vita determinano lo stato glorioso dell’anima beata e lo stato di gloria la rende capace di una maggiore fruizione di Dio. Ora la gloria di Maria è immensa, ha quasi dell’infinito, come hanno dell’infinito i suoi meriti”

Jean Derobert Figlio spirituale di Padre Pio: mi trovai in un paesaggio meraviglioso, avvolto da una luce azzurra e dolce… Lasciai in quel momento questo “paradiso” pieno di fiori straordinari da me sconosciuti e là perdetti la mia natura di uomo e divenni come una “goccia di luce”. Vidi molte altre “gocce di luce” e seppi che questa era san Pietro, quell’altra Paolo o Giovanni o un apostolo, o il tal santo… (Lascai questo livello e andai più su). Vidi Maria, meravigliosamente bella nel suo vestito di luce, che mi ha accolto con un sorriso indescrivibile… (mi ha abbracciato e baciato). Dietro di lei, c’era Gesù, meravigliosamente bello e, dietro ancora, una zona di luce che sapevo essere il Padre, nel quale mi immersi…

Stanley Villavicencio Realizzai di trovarmi in quello che appariva come un bellissimo, profumato e fresco giardino, e che dietro Gesù vi erano ogni sorta di fiori, comprese delle grandi, grandi rose dai colori inimmaginabili»

Maria Valtorta: E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant’altra, la annullava facendola come un’ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito… Oh! come si vede che è spirito! è Tutto. Tutto tanto è perfetto. è nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce. Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l’abito regale che ne copriva le Membra Ss. senza celarne la bellezza indescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.

Vangelo:

1Timoteo 6,16 «Il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere».

Giovanni 14,2: Io vado a prepararvi un posto

Giovanni 14,10: Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Giovanni 4:24. Dio è Spirito

Matteo 5,3-12 (Beatitudini)Gesù descrive la felicità dei beati: vedranno Dio, saranno consolati, erediteranno

la terra, saranno saziati. Paradiso = compimento delle Beatitudini.

Matteo 25,34“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.”

Luca 14,15 – “Beato chi siederà a mensa nel regno di Dio.”

Matteo 8,11“Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli. ”Paradiso = la grande famiglia dei figli di Dio riuniti.

Tra il tempo e l’eternità vi sarebbe una condizione di mezzo: “l’evo”.
Questa è la condizione in cui si trovano le anime del paradiso, dell’inferno e del purgatorio prima della fine del mondo.In questa condizione, secondo San Tommaso, è possibile un aumento di purificazione, di pena o di gloria. Sicché i santi possono crescere nel beneficare le anime che si trovano di qua.
Ugualmente i demoni possono crescere nella loro pena.
E le anime del Purgatorio si purificano progressivamente.

 

FACCIA A FACCIA, COME LO VEDREMO DIO ( IL MISTERO DELLA SANTISSIMA TRINITA’)?

Quando si dice che vedrai Dio “faccia a faccia” (espressione di Paolo di Tarso): non significa vedere tre figure davanti a te, significa conoscenza diretta, immediata, senza veli. È una “visione”: reale, totale, più chiara di qualsiasi vista umana. Vedrai un solo Dio; Dio è uno. quindi non vedrai tre Dei, non vedrai tre corpi separati. Vedrai l’unica essenza divina.

Ma allora come distingui Padre, Figlio e Spirito Santo? Qui sta il punto più importante.

Le tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo non si distinguono visivamente si distinguono nell’intelligenza illuminata da Dio.

 Tu “saprai” immediatamente:

  • il Padre come origine
  • il Figlio come generato
  • lo Spirito Santo come Amore che procede senza confonderli, senza separarli

E Gesù? Lui sì è anche uomo. Qui c’è una particolarità unica. Gesù Cristo: è Dio come il Padre e lo Spirito ma è anche uomo glorificato quindi: puoi incontrarlo anche nella sua umanità (come persona) e nello stesso tempo conoscerlo come Dio

Come sarà l’esperienza? I teologi (come Tommaso d’Aquino) dicono che sarà una conoscenza così perfetta che: non avrai dubbi non dovrai “ragionare” non dovrai distinguere sforzando ti sarà tutto evidente e immediato. Non vedremo “tre figure” → Non vedremo “una luce indistinta” → vedremo: un solo Dio ma sapremo perfettamente che è Padre, Figlio e Spirito Santo

E potremmo anche relazionarci a Cristo come persona

Chi durante la vita non ha creduto esplicitamente nella Trinità, se si salva, dopo la morte riconosce pienamente Dio per quello che è realmente: uno solo in tre Persone — Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo avviene perché, nella vita eterna, non si è più nella condizione della fede (dove si crede senza vedere), ma nella visione diretta di Dio, in cui la verità si manifesta senza possibilità di errore o ignoranza. Tuttavia, questa conoscenza non è qualcosa che l’uomo può raggiungere da solo. Per poter “vedere” Dio così com’è, l’anima deve essere elevata da una grazia speciale, che Tommaso d’Aquino chiama lumen gloriae (luce di gloria). Si tratta di una luce soprannaturale che rende l’intelletto capace di conoscere direttamente l’essenza divina, cosa impossibile alle sole forze naturali dell’uomo. Questa lumen gloriae viene donata a tutti coloro che si salvano, perché senza di essa la visione di Dio non sarebbe possibile. Grazie a questa luce, l’anima non solo vede Dio, ma riconosce anche interiormente e con chiarezza perfetta la distinzione delle tre Persone divine, non come realtà separate, ma come relazioni vive nell’unica essenza divina.

È però fondamentale comprendere che questa partecipazione non è identica per tutti. Pur vedendo tutti lo stesso Dio e vivendo una felicità piena e totale, la capacità di partecipare a Dio varia da anima ad anima. Questa “misura” dipende dall’amore vissuto durante la vita terrena: quanto più una persona ha amato, tanto più è interiormente capace di accogliere Dio in profondità.

Non si tratta di una differenza che crea mancanza o invidia: ogni anima è completamente colmata e perfettamente felice. Tuttavia, esiste una reale differenza di grado nella partecipazione alla vita divina, che riflette la risposta libera dell’uomo alla grazia ricevuta nella vita.

 

Santa Teresa d’Avila (dottore della Chiesa):
«…il nostro buon Dio vuole ormai levarle [all’anima; N.d.R.] le squame dagli occhi, affinché veda e comprenda qualcosa della grazia che egli le concede, ma in un modo singolare. Una volta che essa sia introdotta in questa mansione, per mezzo di una visione intellettuale, tutt’e tre le Persone della Santissima Trinità le si mostrano per una certa rappresentazione della verità, nel divampare di un incendio che investe subito il suo spirito come una nube risplendente. Le tre Persone si vedono distintamente e l’anima, per una nozione ammirabile che le viene comunicata, comprende con assoluta certezza che tutt’e tre sono una sola sostanza, una sola potenza, una sola sapienza, un solo Dio. Così, ciò che crediamo per fede, l’anima qui lo percepisce, si può dire, con la vista, anche se non si vede nulla né con gli occhi del corpo né con quelli dell’anima, perché non si tratta di visione immaginaria. Allora tutt’e tre le divine Persone si comunicano ad essa, le parlano e le fanno intendere le parole dette dal Signore nel Vangelo: che egli verrà, con il Padre e lo Spirito santo, a dimorare nell’anima che lo ama e osserva i suoi comandamenti.»
(Santa Teresa d’Avila; “Castello interiore”, VII mansioni, cap. I, par. 6)

 

RIASSUMENDO…

Il Vangelo, il magistero della Chiesa cattolica, insieme alle testimonianze dei santi e dei mistici, concordano nell’indicare una stessa verità:

 

il giudizio particolare

è la retribuzione immediata che l’anima immortale riceve da Dio nell’istante stesso della morte. È un giudizio definitivo, basato sulla fede e sulle opere compiute in vita,

  • ⁠ ⁠La carità e l’amore: Il criterio principale è come abbiamo amato. Come indicato nel Vangelo e ripreso dalla tradizione, “alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”. Dio valuta quanto abbiamo accolto o rifiutato il Suo amore e come lo abbiamo trasmesso al prossimo.
  • ⁠ ⁠Fede e Opere: Il giudizio riguarda la corrispondenza tra ciò che si è creduto e come si è agito. Le “opere di misericordia” (nutrire gli affamati, visitare i malati, ecc.) sono considerate la prova tangibile della fede.
  • ⁠ ⁠Accoglienza della Grazia: Dio giudica in base alla disposizione del cuore e all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina offerta durante la vita. La condanna (inferno) non è una punizione imposta esternamente, ma la conseguenza di un rifiuto libero e definitivo di Dio fino all’ultimo istante.
  • ⁠ ⁠Responsabilità personale: Ogni uomo renderà conto di ogni sua parola, azione e anche delle omissioni. La coscienza, illuminata dalla presenza di Cristo, funge da “accusatore” o “testimone” della verità della propria vita.

In sintesi, Dio giudica l’anima mettendola di fronte alla verità di sé stessa in rapporto alla Sua santità: chi muore nell’amicizia con Lui, ma non è ancora perfettamente puro, affronta il Purgatorio per poter accedere alla gioia del Paradiso

La comunione eterna con Dio vale per tutti i popoli della terra.

 

Inferno, se l’anima rifiuta deliberatamente Dio e la sua legge fino all’ultimo.

esso è una realtà terribile ed eterna. Lo descrivono spesso con immagini molto concrete, come fuoco, tenebre, urla, odori insopportabili, torture e disperazione, ma precisano che tutto questo serve a rendere percepibile la vera condizione delle anime, che è soprattutto lo stato interiore di separazione definitiva da Dio. La pena più grande, infatti, non è quella dei tormenti sensibili, ma la perdita di Dio per sempre, l’impossibilità di amare e di essere amati. L’Inferno è presentato come un luogo di odio e di maledizione, dove le anime si rifiutano a vicenda, si odiano e bestemmiano, e dove i demoni tormentano incessantemente i dannati. In molte visioni si parla anche di pene diverse proporzionate ai peccati commessi, ma tutte senza fine. I mistici più vicini a noi, come Natuzza Evolo e Madre Speranza di Gesù, hanno sottolineato che Dio non manda nessuno all’Inferno: è l’anima stessa che, rifiutando l’amore di Dio e scegliendo l’odio, si chiude per sempre alla salvezza. Ciò che accomuna tutte queste esperienze è la certezza che l’Inferno esiste, che non ha vie d’uscita e che la sua essenza più profonda è l’assenza di Dio, che rende ogni altra pena secondaria

Purgatorio se l’anima deve essere ancora del tutto purificata.

Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per amore. Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. E una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio.

Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.

viene descritto come un luogo ed uno stato dell’anima. Le Anime espiano pene proporzionate ai peccati. Si parla di tipicamente tre stadi o livelli principali, ma ce ne sono infiniti in base al livello di purificazione, dal più vicino all’Inferno (sofferenze più grandi) fino al più vicino al Paradiso (sofferenze più leggere e già piene di speranza). Il tempo non è misurabile con quello terreno, pregare per loro stessi non possono, per gli altri si, e con molta gioia lo fanno.

Per espiare le loro sofferenze bisogna: Compiere messe, rosari, penitenze ed offerte.

Il Prato Verde L’anticamera del Paradiso

Il regno dei Celi se l’anima è pienamente purificata.

 viene descritto come un luogo bellissimo, pieno di luce e amore, totalmente in comunione con dio e con santi e beati. gustano Dio in diversi modi e misure, secondo l’amore con cui giunsero a Lui, e ciascuno è sazio e contento, senza desiderare di più. Ricchi giardini di colori bellissimi e acqua Viva, musica soave, profumi mai sentiti in due parole…Pace e amore. Si apprende appieno il mistero della Santissima Trinità e si gode di esso dando lode e gloria incessantemente a Dio, e l’amore va e trona incessantemente.

Psiche, Anima e reincarnazione

Psiche, Anima e reincarnazione

La riflessione contemporanea sulla dimensione interiore dell’uomo si articola frequentemente attorno al concetto di psiche, intesa dalla psicologia moderna come l’insieme delle facoltà sensibili, affettive e cognitive attraverso cui il soggetto elabora l’esperienza del reale. Sebbene tale definizione colga aspetti essenziali del funzionamento umano, essa non coincide con la nozione teologica e metafisica di anima, che nella tradizione cristiana, specialmente in chiave tomista, rappresenta il principio spirituale e vitale dell’essere umano. Il dualismo cartesiano, secondo il quale anima e corpo costituirebbero due sostanze separate, ha esercitato un’influenza decisiva sulla cultura occidentale, generando un approccio metodologico che ha spinto la psicologia a considerarsi scienza dell’“interiorità” distinta dalla fisiologia, scienza del corpo. Tale impostazione frammenta l’unità antropologica e genera confusioni epistemologiche. La dottrina cristiana, in continuità con Aristotele e sistematizzata da San Tommaso d’Aquino, sviluppa invece un’antropologia unitaria: l’anima è forma corporis, principio strutturante e vivificante del corpo in ogni sua parte. L’uomo non è un’anima “contenuta” in un corpo, ma un’unica sostanza composta da dimensioni materiali e spirituali.

In questa prospettiva la psiche non è una realtà autonoma, bensì una dimensione dell’attività umana articolata su tre livelli:

  • subconscio, sede di dinamismi istintivi e di processi non pienamente volontari;

  • coscienza, luogo dell’esercizio della volontà e dell’intelligenza;

  • sovraconscio, ambito spirituale da cui emergono coscienza morale, libertà, intuizione del trascendente.

La cooperazione tra dimensione teologica e psicologica è possibile e auspicabile: la prima orienta la persona verso il bene e la pienezza spirituale; la seconda analizza i meccanismi psichici che possono ostacolare tale orientamento. Il peccato originale ha introdotto una frattura nell’unità psicosomatica, generando il conflitto tra passioni e ragione descritto da San Paolo. Solo mediante la grazia divina è possibile ristabilire l’equilibrio integrale della persona. Le pratiche spiritiche si fondano sull’erronea presunzione che l’uomo possa, tramite tecniche specifiche, entrare in contatto diretto e controllato con l’aldilà. La tradizione cattolica esclude tale possibilità al di fuori della libera iniziativa divina, riconoscendo nella preghiera l’unico mezzo ordinario per rapportarsi alle anime dei defunti.  Dal punto di vista antropologico, lo spiritismo implica l’induzione di stati di trance, caratterizzati da sospensione delle facoltà superiori, riduzione dello spirito critico e incremento della vulnerabilità psichica. Studi come quelli di Carlos Aldunate mostrano che tali stati espongono la persona all’influenza di contenuti inconsci o a entità non verificabili, con rischi psicologici documentati (dipendenze, ossessioni, disturbi dell’identità) e potenziali conseguenze spirituali. La reincarnazione, secondo le varianti diffuse in ambito orientale e nel pensiero New Age, afferma che l’anima trasmigri in diversi corpi al fine di perfezionarsi.

Questa dottrina si rivela incompatibile con l’antropologia cristiana per vari motivi:

1- Contraddizione con l’identità personale: l’assenza di memoria delle vite precedenti rende impossibile la continuità dell’io.

2- Inutilità del karma come principio educativo: senza memoria delle vite pregresse non può esservi progresso morale.

3- Dissoluzione dei legami familiari: la famiglia perde consistenza ontologica, ridotta a contingente occasione di reincarnazione.

4- Indeterminatezza identitaria: l’alternanza tra vite maschili, femminili o animali annulla il radicamento corporeo dell’individuo.

5- Riduzione panteistica di Dio: l’assoluto diviene mera energia impersonale, con conseguenze etiche distruttive (relativismo, negazione della legge morale naturale).

Le regressioni ipnotiche, spesso citate a sostegno della reincarnazione, non costituiscono prova scientifica. L’ipnosi agisce infatti sul subconscio, favorendo la rielaborazione di ricordi frammentari, suggestioni esterne e contenuti immaginativi. Le narrazioni “di vite precedenti” risultano frequentemente modellate dalle aspettative dell’ipnotista, come dimostra la diversità dei risultati ottenuti da differenti ricercatori. La parapsicologia stessa u nisce fenomeni apparentemente “regressivi” a dinamiche di dissociazione psichica o, in alcuni casi, a influenze esterne interpretate come forme di vessazione o possessione.La visione cristiana dell’uomo, fondata sull’unità sostanziale di anima e corpo, offre un quadro antropologico coerente, capace di integrare dimensione spirituale e processi psichici senza contraddizioni. Le pratiche spiritiste e la dottrina della reincarnazione, al contrario, introducono fratture ontologiche e interpretative che compromettono sia la dignità della persona sia la comprensione corretta della realtà spirituale. La teologia cristiana, corroborata dalla filosofia e da una psicologia rispettosa dell’unità dell’uomo, riafferma che la pienezza dell’essere umano si realizza nella verità, nella libertà e nella grazia, non attraverso tecniche che alterano la coscienza o idee che dissolvono l’identità personale.

 

I 3 MOTIVI PER I QUALI IL CRISTIANESIMO RIGETTA IL CONCETTO DI REINCARNAZIONE:

1- Una sola morte: La Bibbia, e in particolare San Paolo, afferma chiaramente che “è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta” (Ebrei 9,27). Questo concetto è il fondamento della dottrina cristiana.

2- Resurrezione del corpo: La fede cristiana attende la risurrezione del corpo, un evento unico e definitivo, come Cristo è risorto. Questo contrasta con il ciclo di rinascite previsto dalla reincarnazione. La motivazione biblica più forte sull’unità dell’anima con il corpo la troviamo nella risurrezione di Cristo, che è risorto con il suo stesso corpo.
Se il Signore fosse risorto con un altro corpo, come si sarebbe potuto dire che proprio Gesù era veramente risorto?
Per attestare che è risorto e vive eternamente il suo stesso corpo, che è elemento essenziale della sua natura umana, ha voluto conservare le stimmate della sua passione.

3- Salvezza in Cristo: La salvezza è un dono di Dio in Gesù e si realizza durante l’unica vita che ogni persona riceve. Non si necessita di reincarnazioni per espiare i peccati o evolversi spiritualmente, perché la redenzione è già offerta.  La prima motivazione è importantissima: perché se ci fosse la reincarnazione, come dicono le filosofie orientali, sarebbe inutile la redenzione.
Gli uomini si purificherebbero da soli e prima o poi andrebbero … dove?
Lo Spirito Santo invece ha detto che in nessun altro, all’infuori di Gesù Cristo, c’è la salvezza(At 4,12).
Solo Lui ha espiato i nostri peccati. Solo innestandoci in Lui mediante la grazia possiamo meritare per la vita eterna.
Gesù ha detto: “Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto fruttoperché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,4-5). Nel mondo cristiano nessuno ha mai sostenuto la reincarnazione, per il semplice fatto che essa è in radicale contraddizione con la ri­surrezione; è incompatibile cioè con la dottrina evangelica, la quale insegna che la salvezza, dono di Dio in Gesù, si realizza nel corso d’una sola esistenza. Lungo tutta la sua storia, la Chiesa non ha fatto che riprendere l’affermazione della Lettera agli Ebrei: «Come è stabi­lito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giu­dizio, così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcu­na relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la salvezza» (Eb 9,27-28).

Frasi di riferimento:

“è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta” (Ebrei 9,27)

(Gesù al ladrone pentito) – “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso.” (Luca 23,43)

“E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna.” (Matteo 25,46)

“Come una nube svanisce e se ne va, così chi scende agli inferi non risale più. Non ritornerà più alla sua casa, la sua dimora non lo riconoscerà più.” (Giobbe 7,9-10)

 “Non si trovi in mezzo a te […] chi esercita la divinazione, né il mago, né chi predice il futuro, né lo stregone, né chi fa incantesimi, né chi consulta gli spiriti o gli indovini, né chi interroga i morti. Chiunque fa queste cose è in abominio al Signore.”

  • Levitico 19,31

“Non vi rivolgete ai medium né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi per mezzo loro.”

  • 1 Samuele 28

Il re Saul consulta una negromante per evocare lo spirito del profeta Samuele, e ne riceve un severo ammonimento. Questo episodio è un esempio della proibizione divina di consultare i morti, nonostante la pratica possa sembrare efficace.

  • Atti 16,16-18

Paolo scaccia uno “spirito di divinazione” da una giovane schiava, liberandola. Il potere divinatorio viene qui attribuito a uno spirito impuro, non a Dio.

  • Atti 19,18-20

Catechismo della Chiesa Cattolica

  • CCC 1013:

“La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo. Quando è compiuta ‘l’unica corsa della nostra vita terrena’, non ritorniamo più a vite terrene. ‘È stabilito che gli uomini muoiano una sola volta’ (Eb 9,27).”

I Fenomeni Paranormali

Il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna ogni forma di divinazione, magia, occultismo e spiritismo. Tali pratiche cercano di accedere a poteri nascosti o al mondo spirituale fuori dal disegno di Dio, e spesso portano a forme di inganno o a veri e propri pericoli spirituali.

Catechismo della Chiesa Cattolica

  • CCC 2116:

“Tutte le forme di divinazione sono da rifiutare: il ricorso a Satana o ai demoni, l’evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si suppone ‘svelino’ l’avvenire.”

  • CCC 2117:

“Tutte le pratiche di magia o di stregoneria sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Il ricorso allo spiritismo implica spesso pratiche divinatorie o magiche ed è da rigettare.”

Riferimenti Biblici

  • Deuteronomio 18,10-12

“Non si trovi in mezzo a te […] chi esercita la divinazione, né il mago, né chi predice il futuro, né lo stregone, né chi fa incantesimi, né chi consulta gli spiriti o gli indovini, né chi interroga i morti. Chiunque fa queste cose è in abominio al Signore.”

  • Levitico 19,31

Molti nuovi credenti, dopo la conversione, bruciano pubblicamente i libri di magia come segno di rottura definitiva con l’occultismo.