la vita dopo la morte terren
LA VITA DOPO LA MORTE TERRENA
Prima e dopo della redenzione:
Prima della redenzione operata da Gesù Cristo, la teologia cristiana insegna che le anime dei defunti, inclusi i giusti dell’Antico Testamento, non accedevano direttamente alla visione beatifica di Dio in Paradiso, poiché il cielo era chiuso a causa del peccato originale.
Tutte le anime andavano in un luogo di attesa sotterraneo, spesso definito Sheol nell’Antico Testamento o Ades nel Nuovo. Questo non corrispondeva necessariamente all’inferno dei dannati, ma a una dimora comune dei morti. I giusti e i fedeli (come Abramo, Davide, i profeti) attendevano la redenzione in una parte dello Sheol nota come “seno di Abramo” o “limbo dei patriarchi”, un luogo di pace ma di separazione da Dio. Dopo la morte, Gesù discese nelle “regioni inferiori della terra” (Efesini 4:8-9) per liberare le anime dei giusti che lo avevano preceduto e che aspettavano la salvezza. Con la risurrezione, Cristo ha aperto le porte del Cielo, permettendo ai giusti dell’Antico Patto di entrare nella gloria di Dio
Visioni:
Beata Anna Caterina Emmerick (1774–1824): racconta che, nel momento della morte di Gesù in croce, vide l’anima del Signore, luminosa, entrare nella terra, accompagnata dall’Arcangelo Gabriele e da molti altri angeli.
In un luogo speciale – descritto come tre mondi – si trovavano i patriarchi vissuti prima di Abramo e, in un’altra parte, quelli vissuti da Abramo fino a San Giovanni Battista. Gesù, portato trionfalmente dagli angeli, si recò là dove si trovavano Adamo ed Eva. Secondo la visione, Cristo parlò con i “primi genitori”, i quali lo adorarono pieni di gioia. Successivamente, sempre secondo il racconto della beata, il Signore si recò dai patriarchi anteriori ad Abramo, che avevano una conoscenza molto limitata del Messia. Gli angeli ordinarono di aprire le porte, e gli spiriti maligni che tormentavano alcune di quelle anime furono incatenati. Cristo si fece conoscere da loro, ed essi lo lodarono. Tutti insieme poi si unirono a Gesù nel luogo di Abramo. Lì, si mostrò ai santi d’Israele, tra cui patriarchi, giudici, re, profeti e Mosè. Cristo vide anche i suoi parenti: Gioacchino, Anna, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta e Giovanni. La gioia in quel luogo divenne indescrivibile. Poi, riferisce la beata veggente, quella grande moltitudine si recò con Cristo nella zona dei “pagani pii”, cioè coloro che avevano una percezione della verità e la desideravano sinceramente. Erano circondati da spiriti maligni che li avevano ingannati con gli idoli. Quelle anime, vedendo Gesù, lo adorarono. In seguito, prosegue il racconto, Gesù assunse un volto severo e scese nell’abisso dell’inferno, luogo di ira, disperazione, bestemmie, sofferenze, disgusto e terrore. Interi eserciti di demoni furono precipitati in quel luogo. Inoltre, tutti i nemici dovettero adorare Cristo, tra grandi tormenti. Lucifero fu incatenato al centro dell’inferno.
La Beata Emmerick conclude dicendo di aver visto molte anime uscire dal purgatorio e salire al cielo. Dice anche che Cristo si recò in diversi luoghi, come a liberare tutta la creazione, mentre i demoni fuggivano verso l’abisso.
Racconta inoltre che Gesù si recò al sepolcro di Adamo, che secondo la visione si troverebbe sotto il Golgota, il luogo dove fu innalzata la Croce. Vide anche che Cristo spiegava con amore il compimento della Legge alle anime di molti profeti e al re Davide.
Il Mistero della Morte
La morte è l’evento che, più di ogni altro, mette l’uomo davanti al mistero della propria esistenza. Davanti ad essa cadono le pretese, le sicurezze terrene, gli inganni dell’orgoglio: rimane solo la verità nuda dell’essere umano davanti al suo Creatore.
Nella prospettiva cristiana, però, la morte non è mai un punto finale assoluto, ma un passaggio, un transitus, attraverso il quale l’uomo viene condotto dalla dimensione temporale alla dimensione eterna.
Secondo la fede cattolica, l’anima è spirituale e immortale. Non si dissolve con la morte del corpo, né entra in uno stato di incoscienza, ma continua a vivere in piena lucidità. La morte del cristiano, illuminata dalla risurrezione di Cristo, diventa quindi l’istante in cui l’anima «si stacca dal corpo» e si presenta davanti a Dio, come insegnano sia la Tradizione sia il Magistero della Chiesa.
In quell’incontro, definito giudizio particolare, l’anima contempla la luce stessa di Dio: una luce che non condanna ma svela. Non è un tribunale umano, fatto di formalità, bensì la manifestazione radiosa della santità divina, che rivela interiormente l’autenticità della vita vissuta. L’anima, percependo la verità del suo stato, riconosce con piena libertà ciò che realmente è.
Come afferma la teologia cattolica, Dio non impone alcuna condanna dall’esterno, perché Egli desidera solo la salvezza di ogni uomo; è l’anima stessa che, illuminata dalla verità, comprende se è veramente pronta a entrare nella comunione perfetta con Lui.
Quando l’anima riconosce in sé ancora attaccamenti, impurità, mancanze d’amore o ferite che rendono imperfetta la sua capacità di accogliere Dio, essa stessa desidera essere purificata. Qui la Chiesa colloca la realtà del Purgatorio, una condizione di trasformazione nella quale l’amore di Dio opera in profondità, liberando l’anima da ciò che ancora la ostacola.
Il Purgatorio non è una punizione, ma un dono: è l’ultima grande carezza della misericordia divina, che riconduce l’anima alla sua bellezza originaria, quella per cui è stata creata dall’eternità.
Per chi invece, in piena lucidità spirituale, rifiuta Dio con ostinazione fino all’ultimo istante della propria vita, esiste la possibilità dell’allontanamento definitivo dalla comunione con Lui. Questo stato, chiamato tradizionalmente Inferno, non è un luogo materiale ma una condizione esistenziale: l’incapacità dell’anima di aprirsi all’amore di Dio, scelta liberamente e definitivamente.
All’opposto, coloro che giungono alla morte in piena amicizia con Dio, purificati e liberi, entrano direttamente nella visione beatifica, la contemplazione eterna di Dio, che è pienezza di gioia, pace e vita.
Il cristianesimo non considera dunque la morte come una sconfitta, ma come il momento in cui l’uomo viene restituito alla sua verità ultima.
Cristo, risorto da morte, ha vinto per noi l’oscurità e la paura, e ci ha mostrato che oltre la soglia esiste una vita più grande, più reale, più luminosa di quella che conosciamo sulla terra. La morte è l’atto finale dell’esistenza terrena, ma anche il primo passo verso l’eternità, quando finalmente l’anima riconosce pienamente il suo destino e si apre alla pienezza dell’amore divino.
Così, nella visione cristiana, la morte non è il fallimento della vita, ma il suo compimento. È il momento in cui Dio chiama ogni uomo per nome, per condurlo alla verità di sé e all’abbraccio eterno del suo amore. Ed è in questo mistero, profondamente serio e tremendamente dolce, che la fede cristiana trova la sua speranza.
Ma vale anche per il resto del mondo non cristiano?
Giovanni (3,16):
“Dio ha tanto amato il mondo…”
Matteo (8,11): “Molti verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”
(Mt 22): gli invitati “ufficiali” rifiutano, e allora vengono chiamati tutti, anche da fuori.
(Mt 21,43): “Il regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”
(Mt 7,21) “Non chiunque mi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno, ma chi fa la volontà del Padre”
Matteo (28,19): “Andate e fate discepoli tutti i popoli”
Dai Vangeli emerge che per Gesù la distinzione “ebreo / gentile” non è definitiva: ciò che conta davvero è: la fede, il comportamento e la relazione con Dio, Infatti: loda i gentili per la loro fede e apre il messaggio a “tutti i popoli”
Esistono due tipologie di Salvezze per arrivare subito o poi alla visione eterna e beatifica di dio, una è quella ordinaria, svelata dal salvatore, da Dio Stesso, la più completa la Cattolica. L’altra salvezza Straordinaria, dio Agisce anche fuori i confini visibili della chiesa, perché il sacrificio del Verbo incarnato vale per tutto il mondo, Dio è infinitamente Misericordioso, Ma tremendamente Giusto.
SALVEZZA STRAORDINARIA, per chi non conosce Gesù e il suo vangelo:
il sacrificio di Cristo vale per tutti.
Perché se uno, anche di chiesa scismatica oppure separata, crede fermamente di essere nella giusta fede, la sua fede lo giustifica, e se opera il bene per conseguire Dio, Bene Supremo, avrà un giorno, il premio della sua fede e del suo retto operare, con maggiori benignità divina di quella concessa ai cattolici. Perché Dio calcolerà quanto più sforzo dovettero fare i separati dal Corpo mistico: i maomettani, braminici, buddisti, pagani, per essere dei giusti, essi nei quali la Grazia, la Vita, non sono, e con esse i miei doni e le virtù che da essi doni scaturiscono.
Non vi è accettazione di persone davanti a Dio. Egli giudicherà per le azioni compiute, non per le origini umane degli uomini.
E moli saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si vedranno preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.
Non importa che l’uomo sia nella Religione eletta per avere questo richiamo. Dio è il Creatore dei figli del popolo suo come del selvaggio che non conosce il Suo Nome Santissimo, e il suo richiamo, come risuona nelle Chiese Cattoliche, nelle nazioni cattoliche e civili, in quelle civili e non cattoliche, fra i popoli di altre religioni rivelate, così riempie di se le solitudini selvagge e gelide, le zone ancora inesplorate, le isole sperdute, gli arcipelaghi dove l’uomo è ad un livello quasi simile a quello delle fiere – fatto di istinti, e sovente di istinti sfrenati – le calde, intricate foreste ancor vergini, dove la civiltà non ha portato il suo progresso e la sua corruzione sottile. Dovunque parla Iddio. Perché Dio è il creatore di ogni Uomo
Vediamo un esempio concreto raccontato dalla Mistica Maria Simma:
D: Qualche volta è stata visitata da anime che non fossero dell’Europa centrale, dell’Austria, della Svizzera e della Germania? Se le è successo, come ha fatto a capirlo?
R: Oh, mi è successo molte, molte volte. Sono stata visitata da africani ed asiatici che mi parlavano in tedesco, anche se a volte in un tedesco un po’ stentato. Ad esempio, mi si presentava un giapponese con la tipica faccia del giapponese, ma mi parlava in tedesco. Sì, mi hanno fatto visita anche americani, ungheresi, polacchi e molti altri.
D: Così abbiamo un famoso nazista che è stato in Purgatorio meno tempo di un papa! Qualcuno potrebbe dire che è meglio essere un nazista piuttosto che un prete, un vescovo o addirittura un papa!
R: Santo cielo, no! Esiste questa differenza tra le due riparazioni necessarie: il Papa aveva una conoscenza delle verità divine maggiore di Goering che, come mi raccontò Padre Matt, era stato calato in quell’orribile realtà con l’inganno e controvoglia, senza possedere gli adeguati strumenti di protezione. L’infinita misericordia di Dio ed il Suo ugualmente infinito senso di giustizia hanno poi compensato le differenze. Ora sono tutti e due in Paradiso con Lui, ma sicuramente non allo stesso livello.
D: Chi non ha mai messo piede in una chiesa va in Paradiso?
R: Oh, persone così ci vanno sicuramente e sono sicura che siano molte di più di quante pensiamo perché tutti abbiamo in noi un po’ di orgoglio che ci impedisce di giudicare con obbiettività. Il loro Purgatorio è più leggero di quello dei fedeli praticanti perché non hanno mai conosciuto la verità. Ma anche il loro livello di santità non sarà lo stesso, perché non hanno ricevuto od accolto le stesse grazie. Una volta mi apparve una donna con un secchio in mano e mi disse: “Questo secchio è stato la mia salvezza”. Alla mia richiesta di spiegazioni, rispose: “Non ho quasi mai pregato e non sono mai andata in chiesa, ma una volta, prima di Natale, spontaneamente e gratuitamente pulii la casa di un’anziana signora. E’ stato quell’atto d’amore con questo secchio che mi ha salvata”. Ancora una volta vediamo quanto valgono gli atti d’amore. Chi non va mai in chiesa e non prega ha la stessa possibilità degli altri di compiere delle azioni secondo la volontà di Dio.
D: E’mai stata visitata da mussulmani o da ebrei?
R: Si, e sono sempre felici, quando vengono da me, poiché comprendono le cose molto meglio di quando erano vivi. Ricordiamoci che per il fatto stesso di appartenere alla Chiesa cattolica si è nella possibilità di fare il massimo per guadagnarsi il Paradiso. Coloro che hanno vissuto una vita diversa, con una fede diversa, se vivono questa fede coscienziosamente, potranno anch’essi, naturalmente, santificarsi.
Ogni cristiano deve sapere che si possono trovare molti santi anche al di fuori delle nostre Chiese cristiane. Di uno di questi ebbe a parlare recentemente la Madonna con una delle veggenti. Quando la veggente le chiese chi fosse la persona più santa nella cittadina in cui viveva, la Madonna rispose che era una donna mussulmana.
Diventare santi agli occhi di Dio è sicuramente più difficile per chi è cattolico. Questo perché ha a sua disposizione la massima misura di verità, anche se oggi la Chiesa versa in pessime condizioni. E dunque il cattolico che è ritenuto maggiormente responsabile per portare Gesù agli altri e quello in grado di fare di più per gli altri con la preghiera ed il silenzio, proprio perché ha ricevuto più aiuto degli altri. In effetti, chi ha ricevuto molto dovrà rendere conto di molto.
Gloria Polo: Il demonio odia a tutti noi, cattolici, perché abbiamo l’Eucaristia, perché l’Eucaristia è una porta aperta per il Cielo, anzi è l’unica porta.
San Giovanni Maria Vianney: “Non lo sapevi”, disse, “che questa è stata una tragedia!” Oh, sfortunato, Gesù Cristo ti dirà che se fossi nato tra le nazioni pagane, che non hanno mai sentito parlare del vero Dio, potresti offrire la tua ignoranza come scusa, ma tu, cristiano, che hai preso il decreto di nascere nel san dell’Interno, sei diventato il primo a ricevere le tue ultime parole. Se hai vissuto nell’ignoranza, è stata solo colpa tua, perché ti sei rifiutato di imparare e di mettere in pratica gli insegnamenti. Vattene, miserabile, le tue scuse non fanno che renderti più meritevole della dittatura. Va’all’inferno, così potrai rimanere nella tua ignoranza!
D: Ci sono delle religioni che non sono positive per l’anima?
R: Ci sono molte religioni e, certamente, alcune di esse non sono buone religioni. Oggi osano chiamarsi religioni persino i raduni di streghe, le sètte che esercitano forme di plagio; in particolare quest’ultime, senza ritegno, si professano cristiane, come quei poveracci che sono morti recentemente negli Stati Uniti in un terribile rogo dopo una lotta con la polizia. Individui come quel loro leader proliferano. Sono uomini assetati di potere, con notevoli capacità di plagio e molto spesso posseduti.
Sono i cristiano-ortodossi ed i protestanti quelli più vicini ai cattolici. Credono in Dio e nei Dieci Comandamenti. Eppure i protestanti non credono alla Madonna, o perlomeno non ufficialmente, anche se ne conosco tanti che pregano il Rosario.
A parte coloro che dichiaratamente servono Satana, il problema sta in quanta verità ogni religione effettivamente proclami. E poiché Dio misura quanto sia piena la coppa e non quanto sia vuota, ogni gruppo che riconosce ed onori un Dio buono, salvatore e liberatore è buono anche agli occhi di Dio.
D: C’è qualcuno in Paradiso che non è mai entrato in una qualsiasi chiesa quand’era vivo?
R: Certamente! Se una persona vive con la coscienza pulita, cercando sempre di amare e di aiutare il suo fratello, sarà con Dio in Paradiso. Dio ama e benedice coloro che non ebbero mai possibilità di conoscerLo durante la loro vita, ma che ugualmente amarono e difesero la vita, il dono più grande che Dio ci ha dato.
D: Che cosa dovrebbero fare per le anime del Purgatorio coloro che professano altre fedi e che non conoscono, quindi, le preghiere che lei ha suggerito oggi?
R: Non è questione di imparare a memoria delle preghiere riconosciute dalla Chiesa cattolica, è una questione di cuore. Dovrebbero estendere attivamente il loro amore e perdono totale ai loro defunti e compiere buone azioni per loro. Anche solo recitando il Padre Nostro e l’Ave Maria potranno fare grandi cose per i loro cari estinti in Purgatorio e quindi ricevere, di rimando, molto aiuto da loro. Ricordiamoci che l’unica preghiera dataci da Gesù è il Padre Nostro. Contiene tutto ciò che l’Amore di Dio ci chiede di fare. Eppure, per quanto breve e semplice essa sia, quante persone al mondo fanno ciò che si chiede? Con un pochino più di tempo, potrebbero gradualmente affrontare le altre preghiere. Restano, comunque, solo di sostegno per ciò che dovrebbe sgorgare dal nostro cuore per i nostri fratelli e per i nostri amici e parenti defunti.
Ripeto, TUTTO ciò non è questione di testa, ma di cuore. L’amore viene dal cuore, non dalla testa. La poca intelligenza non ha mai ucciso nessuno, ma il poco amore uccide ogni minuto del giorno e della notte. La vita non si santifica, le guarigioni non avvengono se non con il nostro amore. Il cervello non serve.
D: Le guarigioni che hanno luogo durante le Messe cattoliche avvengono in uguale misura anche durante le Messe delle altre confessioni?
R: Dipenderà esclusivamente dal credere o meno di chi partecipa, alla reale presenza di Gesù nell’Ostia Consacrata; per taluni la Sua presenza è puramente simbolica. Se si verificano guarigioni anche quando la presenza di Gesù è considerata solo simbolica, quelle guarigioni sono da ritenersi delle imitazioni e non dureranno. Satana non demorde mai dal volerci confondere e sviare dal nostro vero Gesù.
D: Poi vi sono altre confessioni dove la liturgia è stata così diluita che alcuni considerano Comunione con Gesù ogni spezzare del pane di ogni pasto. Possono avvenire guarigioni anche in questo contesto ed è davvero importante che la liturgia resti la stessa di quella cattolico-romana?
R: E’ importante. Credo che la liturgia debba essere quella della Chiesa cattolica, ma sono ugualmente sicura dell’incommensurabile amore di Gesù; e perciò non oserei mai mettere seriamente in dubbio le guarigioni che avvengono in quelle altre forme di Comunione. Comunque è la Messa cattolica, quando è vissuta con il cuore ed in profondità, quella più equilibrata e più taumaturgica per l’anima, la mente ed il corpo.
D: Quelle anime del Purgatorio che in vita non erano cristiane le hanno mai parlato del Papa?
R: Si. Mi hanno detto che ora riconoscono il Santo Padre come il supremo capo spirituale di tutta l’umanità.
D: Dei non-cristiani le hanno detto questo?!
R: Si. Anime di persone che non erano cristiane quando erano qui, sulla terra, mi hanno detto esattamente così.
D: Che cosa succede a chi diventa membro di una setta o culto?
R: Dipende molto dal perché e dal percome vi è giunto. Se è nato in una famiglia per la quale quell’ambiente è già cosa accettata e consolidata, egli verrà giudicato con mitezza; non fu una sua vera scelta e ne ignorava la realtà. Ma se è un cattolico od un cristiano di una confessione superiore a scegliere consapevolmente quella strada, ne pagherà lo scotto. Quella persona dovrà tornare alla sua vera confessione prima di morire per liberarsene totalmente.
D: Ho sentito molti della mia generazione, tra i quali anche alcuni medici secolari, usare l’espressione “patologia cattolica”. Cosa mi può dire a questo proposito?
R: Oh, come mi rattrista e mi fa inquietare questa espressione! Quando questo succede non può non essere che opera di Satana. Quando non si insegna ad amare con l’Amore Divino ed i genitori, i sacerdoti e gli insegnanti sanno solo minacciare e colpevolizzare, si possono provocare nei giovani malattie spirituali. Gesù non accusa, mai, mai e poi MAI nessuno, perché conosce la condizione umana molto meglio di noi. E’ Satana che usa le minacce per ingannarci. Le minacce hanno allontanato molti dalla Chiesa; la Madonna ci dice ripetutamente di pregare per coloro che non hanno provato l’amore di Dio e che quindi si sono allontanati. Chi avrà provocato questo nei suoi giovani avrà molto di cui render conto dinanzi al Tribunale di Dio. Quando questo succede, il Signore avrà particolare misericordia della vittima poiché saprà da dove e da chi sono pervenute quelle minacce.
LA MISERICORDIA E LA GIUSTIZIA DIVINA secondo la mistica Santa Faustina Kowalska:
- “Chi non vuole passare attraverso la porta della Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia (Diario 1146)” S. Faustina
- “Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per loro il migliore dei Padri; che per loro è scaturito dal Mio Cuore Sangue ed Acqua, come da una sorgente strapiena di Misericordia (Diario 367)”
- “La sorgente della mia Misericordia venne spalancata dalla lancia sulla croce per tutte le anime; non ho escluso nessuno …più è grande il peccatore, tanto maggiori sono i diritti che ha alla Mia Misericordia.” (Diario 723)
- “Devi mostrare Misericordia sempre e ovunque verso il prossimo; non puoi esimerti da questo, né rifiutarti né giustificarti. Ti sottopongo tre modi per dimostrare Misericordia verso il prossimo: il primo è l’azione, il secondo è la parola, il terzo la preghiera. In questi tre gradi è racchiusa la pienezza della Misericordia ed è una dimostrazione irrefutabile dell’amore verso di Me. In questo modo l’anima esalta e rende culto alla Mia Misericordia” (Diario, 742).
- “Figlia mia, parla al mondo della mia misericordia, del mio amore. Di’ all’Umanità sofferente che si accosti al mio Cuore misericordioso ed Io la riempirò di pace. Di’, figlia mia, che sono puro Amore e la Misericordia in persona” (Diario, 1074).
- “Oggi conduciMi i pagani e coloro che non Mi conoscono ancora. Anche a loro ho pensato nella Mia amara Passione e il loro futuro zelo ha consolato il Mio Cuore. Immergili nel mare della Mia Misericordia”
- “Oggi conduciMi le anime degli eretici e degli scismatici ed. immergile nel mare della Mia Misericordia. Nella Mia amara Passione Mi hanno lacerato le carni ed il cuore, cioè la Mia Chiesa. Quando ritorneranno all’unità della Chiesa, si rimargineranno le Mie ferite ed in questo modo allevieranno la Mia Passione”.
PADRE AMORTH capo ESORCISTI ad un’intervista:
“ci tengo bene a dirlo intanto tutti siamo creati per il paradiso. tutti creati per il paradiso. Gesù è morto per la salvezza di tutti. Nessuno è predestinato all’inferno. Chi ci va, ci va proprio per colpa sua e per sua testardaggine perché anche al peccatore, Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva, ci dice la scrittura. Quindi Dio da mille occasioni anche ai peccatori perché si possano convertire. Chi si irrigidisce in maniera irreversibile nel peccato va all’inferno non perché ce lo manda Dio, ma perché ci va coi suoi piedi.”
Cleonice Morcaldi: Perché Gesù disse agli apostoli: «Vado a preparare i posti per voi?».
P.Pio: Perché dopo la redenzione li preparò, non solo per gli apostoli, ma per tutti.
“Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.” (Apocalisse 7, 9).
Non ci sono “cieli” differenti capaci di separare ed evitare il “diverso” … in una eterna e monotona uniformità! Ma un unico cielo in grado di ospitare e integrare la diversità. Tutte le differenze: geografiche, temporali, razziali, culturali, come quelle religiose, convivono felicemente, grati per il panorama variegato, che offre una continua e perenne novità! Dio è spirito di amore puro e di perfetta Giustizia per tutte le anime del mondocristiane, eretiche, scismatiche e pagane. Come letto pocanzi, il sacrificio di Cristo vale per tutto il mondo, e ne viene una ri-conferma nel diario della Santa Faustina e nella testimonianza, P.Pio, P.Amorth e e della Mistica Maria Simma.
La sua misericordia sempre ci viene offerta, anche nell’ultimo istante di vita “mi vuoi ancora?”, ma se la rifiutiamo, subentra la giustizia divina, subentra l’auto rifiuto dell’anima a Dio, e ciò comporta ad un’esclusione spontanea ed eterna da Dio così comunemente chiamata dannazione.
Ora prenderemo in esame una serie di testimonianze provenienti dai santi, dai mistici laici e dagli stessi testi evangelici.
Analizzeremo come questi racconti, pur provenendo da epoche e contesti diversi, presentino sorprendenti somiglianze e una profonda coerenza tra loro.
Approfondiremo inoltre il tema delle visioni, che verrà sviluppato nell’articolo dedicato: “Visioni ed esperienze NDE”.
SALVEZZA ORDINARIA:
La salvezza ordinaria si ottiene mediante il sacrificio di Cristo sulla croce, in seguito con gli elementi che ci ha fornito Dio stesso: sacramenti, preghiera e buone opere di carità, seguendo sempre la chiesa e il Papa e gli esempi comportamentali di Cristo e dei Santi
TESTIMONIAZNE
Cosa succede pochi istanti prima che una persona termina la sua vita terrena?
Catechismo chiesa Cattolica:
Secondo la dottrina cattolica, Dio può offrire grazie fino all’ultimo istante della vita.
Esperienze private:
GLI ULTIMI ISTANTI PRIMA DI MORIRE
Santa Faustina Kowalska: La Misericordia di Dio talvolta raggiunge il peccatore all’ultimo momento, in modo singolare e misterioso. All’esterno a noi sembra che tutto sia perduto, ma non è così; l’anima illuminata dal raggio di una vigorosa ultima grazia divina, si rivolge a Dio all’ultimo momento con un tale impeto d’amore che, in un attimo, ottiene da Dio il perdono delle colpe e delle pene. All’esterno però non ci dà alcun segno né di pentimento né di contrizione, poiché essi non reagiscono più alle cose esterne. Oh, quanto imperscrutabile è la divina Misericordia! Ma, orrore! Ci sono anche delle anime che respingono volontariamente e consapevolmente tale grazia e la disprezzano.
Madre Speranza di Gesù: Insegnava a confidare nella misericordia divina nell’ora della morte, invocando il perdono e l’abbraccio di Gesù.
C’è un peccato che Gesù non perdona?
Maria Simma: Sì, ce n’è uno, quello di bestemmiare contro lo Spirito Santo. Questo peccato non è perdonato. Ma esso consiste anche nel dire “no” a Dio, nel dire “no” alla Sua Luce al Suo Amore, alla Sua Misericordia ed al Suo Perdono per tutta la vita, fino all’ultimo momento. Grazie all’infinita Misericordia di Dio, possiamo SEMPRE cancellare questo peccato purché, naturalmente, lo vogliamo. Ma bisogna volerlo. Il Signore non va contro la nostra volontà. Le anime mi hanno detto che tutti gli uomini hanno la stessa possibilità, in punto di morte, di dire “si”. Che essi muoiano dopo lunga malattia o per una pallottola in testa, a tutti sono concessi un paio di minuti per dire quel “sì” al Signore. SOLO se restano ostinatamente legati a quel “no” fino alla fine si danneranno e soffriranno nell’Inferno per l’eternità. Come il Signore non ci costringerà a cambiare il nostro “no”, così Satana non potrà mai cambiare il nostro “sì”. Questa è un’altra ragione per cui non dobbiamo mai giudicare o trarre conclusioni sul destino ultimo di chi muore. Non potremo mai conoscere ciò che avviene fra Dio e quell’anima in quei momenti, anche se abbiamo notato uno stato d’animo relativamente in pace o meno al momento del trapasso.
A questo proposito mi viene in mente un episodio che denota quanto sia necessaria questa prudenza.
Un ragazzo ebbe a subire gravi violenze sessuali da parte di un sacerdote. Questa ferita spaventosa lo portò a fuggire tutti i preti ed a uscire dalla Chiesa. Molte persone cercarono di aiutarlo mentre cresceva, ma invano; non voleva più saperne della Chiesa e di tutto ciò che la riguardava, e coglieva ogni occasione per attaccarla. Poi si ammalò gravemente e morì, maledicendo la Chiesa sino alla fine. Una persona buona e di molta preghiera volle presentare tutta la storia a Teresa Neumann che era anche in grado di conoscere il destino delle anime.
Quando ella lo scoprì disse che il ragazzo era salvo, ma ancora in Purgatorio. Questo fatto sorprese chi aveva richiesto quell’indagine ed in modo particolare, perché egli era morto imprecando contro la Chiesa, fino all’ultimo istante, ma fu data questa spiegazione. Sebbene Satana avesse interrotto il suo cammino verso la verità nel momento in cui, ancora ragazzino, era molto sensibile ed impressionabile, egli aveva sempre continuato in silenzio a cercare il suo vero Dio; e poiché aveva coltivato nel suo cuore quest’esigenza, la Misericordia di Dio l’aveva tratto a Sé. Ancora una volta, questa è una prova grandissima della misericordia divina e un ammonimento a non trarre mai le nostre conclusioni, anche se ci è parso o abbiamo visto noi stessi che i fatti sembravano puntare nell’ altra direzione.
Gloria Polo: Qualunque persona, quando è in agonia, Dio si avvicina a lui, non importa qual è la sua religione, e gli dice con amor e misericordia: “Io Sono il tuo Signore!”. Se quella si pente e chiede perdono, se accetta il Signore, succede qualcosa che è difficile spiegare: Gesù porta immediatamente quell’anima, dove si sta’ celebrando una Messa e gli fa ricevere il «viatico»; perché solo chi riceve il Corpo e il Sangue di Gesù può entrare in Cielo.
L’Eucaristia è la grande grazia che Dio ha dato alla Chiesa Cattolica. Tante persone ne parlano male, ma è solo attraverso di essa che le anime si salvano e vanno al Purgatorio. Vanno al Purgatorio, ma si salvano! Per questo, il demonio odia i sacerdoti, perché fino a quando ci sarà un sacerdote, c’è Eucaristia, il pane e il vino si trasformano in Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Per questo dobbiamo pregare, pregare molto per i sacerdoti, perché il demonio li attacca continuamente. Il Signore mi ha mostrato tutto questo.
Dio ci ama a tutti, a ciascuno di noi, indipendentemente se siamo buoni o cattivi, e tanto, che perfino nell’ultimo momento, viene a visitarci, con tanta tenerezza, ci abbraccia con tutto il Suo amore, Egli vuole salvarci, ma se non accettiamo e non Gli chiediamo perdono e Misericordia, ci lascia liberi per seguire quello che abbiamo scelto. Così si è chiuso il Libro della Vita.allora è venuto il Signore Gesù Cristo, che si era abbassato e mi era molto vicino, mi ha toccato la testa con la Sue Mani per consolarmi. Riuscite a immaginare? Immaginate che tenerezza! Io pensavo che avevo le allucinazioni: “Come è possibile vedere il Signore qui?” Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti e continuavo a vederlo! Allora mi ha detto, con grande tenerezza: “Guarda, piccolina, tu morirai. Senti il bisogno della Mia Misericordia?
Immaginate! Io dicevo: “Misericordia! Misericordia! Ma perché? Che cosa ho fatto di male?” Non avevo coscienza dei miei errori, ma era chiaro che sarei morta. Si era chiaro! Mi affliggevo: “Morirò!!! Ah … i miei anelli di diamante!”
Cosa succede appena una persona termina la sua esistenza terrena? Il GIUDIZIO PARTICOLARE:
Catechismo chiesa cattolica:
La fine del pellegrinaggio terreno: La morte è la fine del tempo di grazia e misericordia concesso da Dio, un momento per decidere il proprio destino ultimo.
Dopo la morte, l’anima di ciascuno viene giudicata in base alle sue opere e alla sua fede, incontrando Cristo. l’anima di ciascun individuo riceve un Giudizio Particolare da Dio, Il giudizio non è arbitrario, ma una profonda presa di coscienza dell’anima riguardo alle proprie azioni, che vengono valutate alla luce della luce di Dio. Questo giudizio si basa sulla fede e sulle opere della persona. Le anime in stato di grazia e con una purificazione adeguata sono destinate al Paradiso, mentre quelle con qualche macchia di peccato affrontano la purificazione nel Purgatorio prima di accedere al Paradiso. Chi rifiuta definitivamente l’amore di Dio va incontro alla separazione eterna nell’Inferno.
A seconda del giudizio, l’anima si avvia verso la vita eterna con Cristo (Paradiso) o verso la dannazione eterna (Inferno)
Santi:
San Giovanni della Croce: “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”
Santa Faustina Kowalska “Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo?”
la portò a comprendere il peso dei peccati e il valore della riparazione.
San Tommaso d’Aquino: insegna che l’anima riceve subito dopo la morte la retribuzione proporzionata alle opere e alle disposizioni interiori
Santa veronica giuliani: “Tremavo, per tutte le colpe commesse che stavano davanti a me, e con esse sono andata, non so come, davanti al trono di Gesù Cristo.”
Mistiche:
Teresa Neumann: In genere questo giudizio si svolgeva all’incirca così: il Salvatore compariva con il corpo trasfigurato, raggiante, accompagnato da figure luminose incorporee e guardava amorevolmente l’anima del defunto. Questa diventava più o meno chiara e subito capiva che il giudizio era assolutamente giusto. Il giudice e l’accompagnamento sparivano, mentre l’anima restava solitaria.
In pochi casi Teresa vide il Salvatore avanzare già sorridente in modo soprannaturale e l’anima del defunto diventare subito luminosa e andar via con lui. Teresa in estasi gridava: “Con te, con te!” In questi casi provava una straordinaria gioia. Non vide invece mai la dannazione di un’anima. (I morenti accanto ai quali fu chiamata, erano indubbiamente. vissuti nella fede o avevano già cercato il perdono di Dio prima della morte. D’altronde non è certo errato ritenere che il Salvatore non voglia partecipare a viventi un mistero così terrificante).
Un esempio:
Nello stesso momento in cui Ottilia spirò, Teresa ebbe una visione: il suo viso era così sereno e trasfigurato che capii che stava assistendo a qualcosa di grande. Alla fine, guardava l’alto e diceva: “Con voi, con voi!”.
E sembrava volersi sollevare. In seguito, Teresa mi raccontò: la sua defunta madre, il fratello Engelbert, morto a quarantacinque anni, il fratellino morto a due anni e l’Angelo Custode di Ottilia erano venuti a prenderla. Poi Teresa aveva visto il Salvatore che era arrivato improvvisamente e aveva guardato con dolcezza Ottilia.
Tutti insieme erano scomparsi in una luce chiara, e lei avrebbe voluto seguirli. Quando, in quello stesso anno (1958) morì il padre, Teresa vide ugualmente i parenti precedentemente defunti, più Ottilia venire ad accogliere l’anziano genitore insieme al suo Angelo Custode. Questa volta però il Salvatore non portò con sé papà Ferdinando, che rimase indietro col suo Angelo Custode guardando tristemente il gruppetto che si allontanava. Già pochi mesi dopo Teresa fu tuttavia in grado di dire che il padre era in paradiso.
Il suo purgatorio era stato evidentemente molto breve.
Presentatore: Quando moriamo la nostra anima vede la Luce di Dio chiaramente e in tutta la sua pienezza?
Maria Simma: “No, non in modo chiaro, ma abbastanza da voler andare incontro a questa Luce. La chiarezza e pienezza sono relativi allo stato in cui si trova l’anima in quel momento.”
Alcune anime le avrebbero detto che nessuno si presenta davanti a Dio senza che gli siano date ultime possibilità di accogliere la misericordia.
“Non è Dio che vi colloca le anime. Sono le anime stesse a giudicarsi e a collocarsi al livello appropriato. Sono LORO che desiderano purificarsi prima di giungere a Dio”
Natuzza Evolo= l’anima del defunto viene condotta dall’angelo custode, al cospetto di Dio e ne viene perfettamente giudicata in tutti i minimi particolari della sua esistenza.
Madre Speranza di Gesù= Diceva: “Gesù non condanna nessuno: è l’anima che liberamente sceglie di restare con Lui o di rifiutarlo.”
In chiesa durante il funerale del vescovo di Todi, avvenne la visione dell’anima del vescovo, il quale le disse: “Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra. Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e in presenza di Dio l’anima si vergogna” *vedi meglio su capitolo purgatorio.
Don Dolindo Ruotolo: “L’anima, alla luce di Dio, è come un abito nero che dalla penombra passa ai raggi del sole. Vi si vedono tante macchie che fanno pietà. Il Signore purifica queste macchie col dolore che è la soda che le sgrassa, e con l’amore che è il calore che le dissolve. Il dolore prepara l’atmosfera e nella pena dell’um-lazione interna, spunta il gioioso fiore dell’amore”.
Il Vangelo non lo spiega in modo sistematico, ma ci sono passi che lo indicano:
Lazzaro e il ricco (Lc 16,19-31) → subito dopo la morte, Lazzaro è portato “nel seno di Abramo” e il ricco finisce tra i tormenti. Non c’è un’attesa fino alla fine del mondo: l’anima riceve subito la sorte.
Il buon ladrone (Lc 23,43) → Gesù gli dice: “Oggi sarai con me in Paradiso.” Quindi immediatamente dopo la morte c’è un destino eterno.
secondo il Catechismo, l’anima comprende pienamente la Trinità solo nella visione beatifica, cioè dopo essere completamente purificata, non prima. (lumen Gloriae)
CONOSCERE IL MISTERO DI DIO AL MOMENTO DEL GIUDIZIO PARTICOLARE
Non si tratta più di una conoscenza mediata da segni, simboli o ragionamenti, ma di una evidenza immediata: Dio si manifesta come verità ultima, e l’anima comprende anche il significato ultimo della propria esistenza. Questo implica che essa riconosce anche il mistero di Cristo e, in modo autentico, il mistero della Trinità non come visione del mistero
ma come riconoscimento nella luce della verità rivelata. Tuttavia, questa conoscenza, pur essendo vera e senza errore, non è ancora la visione dell’essenza divina.
Qui si colloca la distinzione fondamentale elaborata soprattutto da Tommaso d’Aquino. Secondo l’Aquinate, l’intelletto umano, per sua natura, non può vedere direttamente Dio così come Egli è: una tale conoscenza supera ogni capacità naturale e richiede una elevazione soprannaturale, chiamata “lumen gloriae”. Solo attraverso questo dono l’anima può essere resa capace di vedere Dio nella sua essenza.
La visione beatifica consiste precisamente in questo: una conoscenza immediata, intuitiva e diretta dell’essenza divina, senza alcuna mediazione creata. Non si tratta più semplicemente di sapere che Dio è Trinità, ma di “vedere” Dio stesso, e quindi di conoscere interiormente e vitalmente il mistero trinitario. Come afferma la tradizione teologica, questa visione è la piena realizzazione del desiderio umano di conoscere Dio, un desiderio che né la ragione né la fede possono colmare completamente.
Il magistero della Chiesa ha definito con chiarezza questa dottrina nella costituzione Benedictus Deus di Benedetto XII, affermando che le anime dei giusti, una volta purificate, vedono Dio “faccia a faccia”, con una visione intuitiva e senza mediazioni. Questa visione è la condizione propria del paradiso ed è ciò che costituisce la beatitudine perfetta.
Si comprende allora la differenza decisiva:
Nel giudizio particolare, l’anima conosce Dio con una chiarezza assoluta, senza errore, grazie a una luce che dissipa ogni oscurità, ma rimane ancora una conoscenza che non penetra direttamente l’essenza divina.
Nella visione beatifica, invece, l’anima è elevata a vedere Dio così come Egli è in se stesso: questa visione implica una trasformazione dell’anima e una partecipazione reale alla vita divina.
Questa partecipazione è ciò che la tradizione cristiana chiama comunione con Dio: non solo conoscere Dio, ma vivere in Lui. In tale stato, il mistero della Trinità non è più soltanto riconosciuto, ma è esperito interiormente, perché l’anima entra nella relazione viva tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
In conclusione, la distinzione tra giudizio e visione beatifica non riguarda la presenza o l’assenza della conoscenza di Dio, ma la sua profondità e modalità. Già nel giudizio l’anima è posta nella verità e riconosce Dio senza errore; tuttavia, solo nella beatitudine celeste essa giunge a vedere Dio nella sua essenza e a partecipare pienamente al mistero trinitario. Questa progressione manifesta la grandezza della vocazione umana: non solo conoscere Dio, ma essere resi capaci di vivere nella sua stessa vita.
l’Inferno
Catechismo della Chiesa Cattolica :
afferma che l’inferno è la definitiva esclusione dalla comunione con Dio, uno stato di dannazione eterna per coloro che muoiono in peccato mortale per loro libera scelta, rifiutando l’amore di Dio fino alla fine della vita. senza essersene pentiti. La pena principale è l’assenza di Dio, fonte di ogni felicità, ma la Bibbia usa immagini come il fuoco inestinguibile per descrivere questo stato di sofferenza
Santi:
Santa Caterina da Siena: Il celebre Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena vi è una descrizione dell’Inferno: «Figliola, la lingua non è sufficiente a descrivere la pena di queste povere anime. Come ci sono tre vizi principali – cioè l’amore per sé stessi, da cui proviene il secondo, che è l’amore per la propria reputazione, e dalla reputazione procede il terzo, cioè la superbia, con l’ingiustizia, la crudeltà e con altri immondi e iniqui peccati che seguono questi – così ti dico che nell’inferno essi hanno quattro tormenti principali, dai quali procedono tutti gli altri tormenti. Il primo è che si vedono privati della mia visione, e ciò è per loro pena tanto grande che, se fosse possibile, sceglierebbero il fuoco e i più grandi tormenti e vedermi, piuttosto che non avere pene e non vedermi. Questa prima pena produce in loro la seconda, quella del verme della coscienza, il quale sempre rode, vedendosi essi per loro colpa privati di me e della compagnia degli Angeli, avendo meritato la compagnia dei demoni e la loro visione. Il vedere il demonio (che è la terza pena) raddoppia in loro ogni fatica. Come i Santi sempre esultano nella visione di Me, e vedono rinnovarsi con allegrezza il frutto delle fatiche che essi hanno portate per Me, con tanta abbondanza d’amore e disprezzo di loro medesimi, così, al contrario, in questi poveretti si rinnovano i tormenti della visione del demonio, perché nel vederlo essi conoscono più sé stessi, cioè conoscono che per loro colpa se ne sono fatti degni. E per questa ragione il verme rode ancor di più, e il fuoco di questa coscienza non cessa mai di ardere. E la pena è ancora più grande perché essi lo vedono nella sua figura, la quale è tanto orribile che non c’è cuore d’uomo che la possa immaginare. E se ben ti ricordi, quando te lo mostrai nella sua forma in un breve spazio di tempo (che sai che fu quasi un istante), tu scelsi, dopo che fosti tornata in te, di volere andare per una strada di fuoco, anche se dovesse durare fino al giorno del giudizio, piuttosto che vederlo ancora. Malgrado tutto questo che tu vedesti, tuttavia non sai bene quanto egli è orribile, perché si mostra, per divina giustizia, più orribile nell’anima che è privata di me, e più o meno secondo la gravità delle loro colpe. Il quarto tormento è il fuoco. Questo fuoco arde e non consuma, perché l’anima non può consumare sé stessa; non è cosa materiale che il fuoco può consumare, perché essa è incorporea. Ma Io per divina giustizia ho permesso che il fuoco li bruci dolorosamente, così che li affligga e non li consumi. E li affligga e li bruci con grandissime pene, in diversi modi, secondo la diversità dei peccati; chi più e chi meno, secondo la gravità della colpa. Da questi quattro tormenti provengono tutti quanti gli altri: freddo e caldo e stridore di denti e altri ancora. Ora, poiché non vollero correggersi dopo il primo rimprovero che gli fu fatto, per il falso giudizio e l’ingiustizia nella loro vita, e poiché nel secondo rimprovero, cioè nell’ora della morte, non vollero sperare né vollero dolersi dell’offesa che mi avevano fatto, ma solo della loro pena, allora hanno ricevuto così miserabilmente la morte eterna».
Santa Teresa d’Avila «Vidi un luogo come un lungo e stretto passaggio, oscuro e angusto… un fuoco interiore che non posso descrivere. Compresi che l’Inferno è eterno.» (Vita, c.32)
Santa Brigida di Svezia Libro IV, “Quel fuoco arde senza consumare, e le tenebre sono senza luce; e le anime bruciano e tuttavia non si consumano.” “Il ricordo dei loro peccati si rinnova continuamente, e il loro dolore non finisce mai.” “I demoni sono come fuoco e come vermi, che senza cessare tormentano le anime.”
Ciascuno riceve la pena secondo la misura della propria colpa.”
Santa Veronica Giuliani « Maria SS.ma a S. Veronica: «In un rapimento, fosti portata nell’inferno per subire nuove pene e, nel tuo arrivo, vedesti che precipitavano in esso tante e tante anime, ed ognuna aveva il suo luogo di tormento. Ti fu fatto conoscere che queste anime erano di varie nazioni, di tutte le sorte di stati, cioè di cristiani e d’infedeli, di religiose e di sacerdoti. Quest’ultimi stanno più vicini a Lucifero, e patiscono così tanto che mente umana non può comprenderlo. All’arrivo di queste anime, tutto l’inferno si mette in festa e, in un istante, partecipano di tutte le pene dei dannati, offendendo Dio» (D IV, 353).»
Santa Faustina Kowalska Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’Inferno.
É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste:
- La prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio;
- La seconda, i continui rimorsi della coscienza;
- La terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai;
- La quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall’ira di Dio;
- La quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio;
- La sesta pena è la compagnia continua di Satana;
- La settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio.
Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità.
Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giu-stitchi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è.
Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni han dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credvano che ci fosse l’inferno. Quando ritornai in me, non riuscì a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là offrono così tremendamente, per questo prego con maggior ervore per la conversione dei peccator, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro. (Diario, n.741)
San Pio da Pietrelcina «Molti vanno all’inferno perché non credono e non si pentono. Lì vi è solo odio, per sempre.»
Mistiche:
Maria Simma «Le anime del purgatorio mi hanno detto: l’inferno esiste, è eterno, e chi vi entra non può più uscirne.» Quali atteggiamenti del cuore possono farci perdere irrimediabilmente l’anima?
Il rifiuto ostinato, arrogante ed orgoglioso, di accogliere le grazie e l’amore donatici e di mantenere questo atteggiamento fino all’ultimo istante. E per amore intendo non solo l’amore per Dio, ma anche l’amore per il fratello.
Natuzza Evolo «L’inferno è un luogo terribile da cui non c’è scampo. Un dannato apparendo a Natuzza disse: “ soffro… per me non c’è speranza, sono condannato al fuoco dell’inferno, sono per me sofferenze atroci, spaventose…” –
Maria Valtorta « Prendete tutto quanto è tormento dell’uomo sulla terra: fuoco, fiamma, gelo, acque che sommergono, fame, sonno, sete, ferite, malattie, piaghe, morte, e fatene una unica somma e moltiplicatela milioni di volte. Non avrete che una larva di quella tremenda verità. » (Quaderni)
Teresa Musco « “… sola qui? Sola no, non voglio restare sola! Il fuoco, il fuoco! Ah, quante anime che si disperano! Gesù, senti che grida disperate? Aiutale, Gesù, ti prego! Non puoi aiutare, Gesù? Perché? Com’è terribile, Gesù! Non permettere a nessuno che ci possa andare. Che cosa è quello? No, è il fuoco! Che calore! D’inverno non l’ho mai sentito un calore simile! O Gesù, io mica ci voglio andare in quel posto, aiutami, perché voglio aiutare gli altri a non andarci. Nulla si può fare per non farli urlare così, Gesù? “..»
Rosa Lamparelli (n. 06-03-1910/ 12-06-2000). La Madonna le descrisse il paradiso, l’inferno e il purgatorio. Così lei racconta: “Vuoi vederlo? Mi disse. Mi prese per mano e mi condusse. Il primo a visitare fu l’inferno; era composto di un gran sotterraneo con una grande porta all’entrata e di dentro formato come tanti archi tutti affumicati. Un calore immenso e una puzza insopportabile vi era. Dal fondo venivano grida disperate di tanti dannati. Quello che potei vedere mi è sempre impresso; da una parte vi erano tanti uomini che si dibattevano disperatamente e vicino vi era una donna di una forma orribile coi capelli scarmigliati, gli occhi fuori dalle orbite, nera come un carbone, faceva orrore. Non dico poi di tanti altri dannati trasformati in tanti animali spaventosi che non posso ricordare senza rabbrividire. Non volli andare più avanti e pregai il mio angelo e la Madonna di condurmi indietro. Mi portarono al Purgatorio… “.
Beata Anna Katharina Emmerick “Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene… Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare, ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini.
Santa Lucia di Fatima: La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che pareva che si trovasse sotto terra. Immersi in questo fuoco, i demoni e le anime come se fossero braci trasparenti e negre o color bronzo, dalla forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportati dalle fiamme, che uscivano da loro stessi, insieme a nugoli di fumo e cadevano da tutte le parti, simili alle faville che cadono nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra gridi e gemiti dì dolore e di disperazione che facevano raccapricciare e tremare di spavento. I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e negri.
Il Vangelo:
in taluni suoi insegnamenti Gesù ammette la possibilità che esista effettivamente una condanna eterna. Egli lo fa, per esempio, quando parla di “perdere la vita” (Mc 8,35). Con queste espressioni Gesù presenta la cosiddetta condanna eterna, in poche parole l’inferno, come esclusione
dall’ambito di Dio, dalla sua comunione e, soprattutto, dalla sua presenza: un po’ come un non consentire all’uomo di unirsi a Dio nell’aldilà.
Pertanto, abbiamo ragione di credere che il pensiero di Gesù è che l’inferno sia soltanto e semplicemente l ‘assenza di Dio dall’uomo nella sua condizione post -mortem. In verità, oltre ad usare queste espressioni, in altre circostanze Gesù adotta alcune immagini che in qualche modo descrivono l’inferno. Si tratta di quattro rappresentazioni: a) il fuoco che non si spegne; b) i vermi che non muoiono; c) le tenebre eterne e, infine, d) il pianto e lo stridore di denti.
Il Purgatorio
Catechismo Chiesa Cattolica:
è una purificazione finale che le anime viventi nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificate dopo la morte, devono subire prima di accedere al Paradiso. È una condizione temporanea di purificazione, non una punizione, che permette di raggiungere la santità necessaria per la gioia del cielo
Santi:
santa Teresa D’Avila: “viene consumata da una sete ardente del possesso di Dio eppure non può raggiungere questa “acqua”.
Santa Caterina da Siena: il Purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Il Purgatorio creato dalla divina Misericordia è necessario alla purificazione alle anime
San Pio=Ebbe visioni di anime in purificazione, che confermano la dottrina classica del giudizio particolare immediato.“Le anime del Purgatorio possono pregare per noi e ottenerci molte grazie, ma non possono pregare per se stesse.”
Santa Caterina da Genova: Uno degli aspetti più sorprendenti della sua visione è che le anime del Purgatorio non si ribellano alla loro condizione. Esse non si lamentano, non si confrontano con le altre, non desiderano uscire prima del tempo stabilito. Al contrario, sono completamente unite alla volontà di Dio. Questa totale conformità nasce dal fatto che, dopo la morte, l’anima vede la verità con chiarezza: riconosce la giustizia e la bontà dell’azione divina e vi aderisce senza riserve. In questo senso, il Purgatorio è anche un luogo di pace interiore, pur nella sofferenza. La sofferenza, infatti, è reale e molto intensa. Tuttavia, secondo Caterina, non deriva principalmente da un fuoco materiale, ma dal desiderio ardente di Dio. L’anima, creata per unirsi a Lui, sente una “fame” profonda che non può ancora essere soddisfatta. Questo desiderio diventa tanto più forte quanto più l’anima si purifica e si avvicina al suo fine ultimo. Per spiegare questa dinamica, la santa utilizza l’immagine della ruggine: il peccato è come una patina che copre l’anima e le impedisce di ricevere pienamente la luce divina. Il fuoco del Purgatorio consuma questa ruggine, permettendo all’anima di aprirsi sempre di più a Dio. Un altro elemento fondamentale è che le anime del Purgatorio sono già salve. Esse sono in grazia, hanno scelto Dio e non possono più peccare. La loro sofferenza non è disperazione, ma attesa fiduciosa. In questo si distinguono radicalmente dalle anime dannate, che invece rifiutano Dio e restano chiuse nella loro volontà. La differenza tra Purgatorio e Inferno, quindi, non è tanto nella natura della pena, quanto nell’atteggiamento dell’anima: apertura e amore da una parte, chiusura e rifiuto dall’altra. infine, Caterina sottolinea che il Purgatorio è una grande misericordia. L’anima stessa, vedendo la propria imperfezione, desidera essere purificata e quasi “si getta” in questo stato, pur di poter un giorno contemplare Dio senza ostacoli. Questo rovescia completamente l’immagine comune del Purgatorio come castigo: esso diventa invece un dono, un passaggio necessario verso la piena comunione con Dio.
Santa Faustina Kowalska: Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po’ fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: «Per chi ancora devo pregare?». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ea unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è fervente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria «Stella del Mare». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: «La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.
Santa Gertrude: le disse il Signore: «Certo, le anime purganti vengono sollevate da tali suffragi, però preghiere anche brevi ma dette con fervore, sono ancor di maggiore profitto per esse»
Santa Brigida di Svezia: E udì ancora altre voci che aggiungevano: “Grazie siano rese a coloro che ci apportano sollievo nelle nostre sventure; la vostra potenza è infinita, o Signore: renda il centuplo ai nostri benefattori, che ci conducono più presto nel soggiorno della vostra luce divina”.
Mistici:
Maria Simma È la più nota sul tema: affermava di ricevere visite dalle anime del Purgatorio.
descrive il Purgatorio come diviso in 3 grandi Livelli, dal più vicino all’Inferno (sofferenze più grandi) fino al più vicino al Paradiso (sofferenze più leggere e già piene di speranza). di livelli, ce ne sono moltissimi, perché ogni anima è individualmente diversa da un’altra quando arriva là. Ci sono sofferenze maggiori e minori e tra i due estremi vi è ogni grado di sofferenza. Probabilmente tanti sono i livelli, quante sono le anime, perché non esistono due persone e, quindi, due anime identiche.
Sofferenze: non sono fuoco fisico, ma soprattutto l’assenza di Dio e il rimorso di non averlo amato abbastanza.
Le anime Sono pazienti e vogliono soffrire perché sanno che così possono espiare e riparare tutto. Si purificano per arrivare totalmente luminose davanti a Dio; più espiano e riparano, più diventano radiose.
Non è Dio che vi colloca le anime. Sono le anime stesse a giudicarsi e a collocarsi al livello appropriato. Sono LORO che desiderano purificarsi prima di giungere a Dio. E’ molto importante che noi comprendiamo questa verità specifica sull’amore di Dio per noi!
Tempo: parlava di “lunghe purificazioni”, ma ribadiva che il Purgatorio non è misurabile col nostro tempo terreno. Le anime chiedevano Messe, rosari, sacrifici per abbreviare le pene. Importante: sottolineava che le anime del Purgatorio sono felici, perché sanno di essere salve.
Natuzza Evolo Aveva colloqui mistici con anime defunte. Descriveva il Purgatorio come un luogo di purificazione per amore: sofferenza, ma illuminata dalla speranza. insisteva che ci sono diverse “condizioni” di purificazione.
Sottolineava che il Purgatorio è una grande misericordia di Dio, perché permette a chi non è pronto di purificarsi per il Paradiso Testimonianze dicono che parlava di anime che rimanevano “a lungo” in Purgatorio per certi peccati trascurati (ad esempio mancanza di carità). Confermava che hanno un “grande amore per i vivi”, quindi pregano per chi è ancora in cammino.
Madre Speranza di Gesù: Padre Iacopini disse: “Un giorno stavo conversando con padre Gino, padre spirituale di Madre Speranza, quando la santa monaca si avvicinò al suo confessore e gli disse: ‘Padre questa notte il Signore mi ha detto che domani mattina devo andare subito a Todi per chiedere al Vescovo di riconoscere questa Cappella come Santuario dell’Amore Misericordioso. Mi ha detto di andare con celerità perché il Vescovo ha un tumore e tra pochi giorni se lo porta via. Ha aggiunto che il Vescovo non sa ancora di avere un tumore ma che tale tumore è già diffuso in tutto il corpo ed ha i giorni contati. E mi ha detto di stare serena che il Vescovo darà l’approvazione e Io nel Santuario gli darò la ricompensa’” .Padre Iacopini narra che quella mattina Madre Speranza insieme a padre Gino si recarono a Todi. Il vescovo disse loro che entro domenica avrebbe riconosciuto il santuario e nel frattempo chiese a Madre Speranza di pregare per lui e per le sue condizioni di salute. La santa gli rispose: “Eccellenza se sta tanto male vada all’Ospedale per un controllo, si curi e così starà meglio”. Erano parole di misericordia poiché Madre Speranza sapeva che non c’era nulla da fare e lo disse ai suoi discepoli: “Il Signore mi ha detto che se lo porta via, che deve morire. Ma io non gliel’ho detto altrimenti sarebbe morto di infarto prima del tempo”. Fatto sta che il vescovo volle prima riconoscere il santuario e dopo si reco all’ospedale per le analisi, qui vi riscontrarono un tumore allo stadio terminale (le metastasi si erano diffuse in tutto il corpo). Durante il periodo di degenza ospedaliera il vescovo ricevette la visita di Papa Giovanni Paolo II (suo grande amico), al quale confessò di non aver fatto in tempo a preparare i documenti necessari ad ufficializzare il santuario in Vaticano. Il pontefice lo rassicurò dicendogli che riteneva Madre Speranza una donna pia e santa e che per i documenti avrebbe posto rimedio lui stesso. Due giorni dopo quell’incontro il vescovo morì. Quando la notizia giunse a Madre Speranza, questa chiese al Vaticano che la bara fosse portata a Collevalenza per la Messa. Pochi minuti dopo l’inizio della funzione, erano le 18 circa, la santa cadde in estasi: era il signore che l’aveva chiamata per riferirle un messaggio importante. Madre Speranza, in seguito, ha comunicato il messaggio del Signore: “Ti faccio vedere con quanta gloria il Vescovo entra in paradiso perché ha dato l’approvazione al primo Santuario del mondo dell’Amore Misericordioso”. Quando Dio scomparve, apparve di seguito il Vescovo con il corpo ricolmo di luce che le disse: “Madre Speranza il Signore mi ha mandato a te per ringraziarti perché tu mi hai chiamato a dare l’approvazione al Santuario e il Signore è stato molto contento. Adesso avrò per tutta l’eternità la gloria del Paradiso. Però devo dirti che io, prima di andare in Paradiso, ho sofferto tanto in Purgatorio”. Madre Speranza rimase basita e chiese come fosse possibile una simile sofferenza in soli due giorni, ed il vescovo le rispose: “Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra. Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e in presenza di Dio l’anima si vergogna”. Mai parlò di anime capaci di auto-purificarsi con preghiere proprie.
Teresa Neumann, 2 novembre 1928. Oggi Teresa è completamente sfinita; si sente abbandonata e misera. Due volte al giorno, mattino e sera, le è concesso di visitare il Purgatorio e guarda le anime lì riunite con infinita tristezza. Esse hanno figura luminosa, ma non sono ancora pure. Anche qui scorge parecchi conoscenti, alcuni dei quali le chiedono aiuto
Edvige Carboni (1880-1952) Mistica sarda. Da quelle fiamme sentii una voce, appenata, ma distinta: “Io sono N.N.; il Signore mi ha permesso di venire a te affinché trovi un poco di sollievo per le pene che soffro in Purgatorio. Ti domando per carità di applicare in mio suffragio tutte le tue orazioni, patimenti, umiliazioni e abbandoni, e questo farai per due anni, se chi guida la tua coscienza te ne darà il permesso. La misericordia di Dio è infinita, ma altrettanto infinita è la sua giustizia; e nella gloria del Paradiso non si può entrare, se non si ha pagato fino all’ultimo spicciolo il debito contratto con la giustizia divina. Il Purgatorio per me è pesante perché ho atteso l’ultimo istante per raccogliere la voce di Dio che mi ha chiamato a penitenza”.
Teresa Musco (1943-1976) Mistica campana. Nelle prime ore pomeridiane, mentre era assorta in orazione per suffragare le anime purganti, vede la sua stanza gremita di persone…Dinnanzi a tale spettacolo imprevisto, Teresa chiese: “ Cosa volete?”. E loro con un grido di gioia, la salutano dicendo: “ Ci hai liberato dalle pene del Purgatorio!…”. Dopo pochi attimi tutte quelle persone scompaiono…Era uno dei tanti frutti delle sue sofferenze.
Don Dolindo Ruotolo: “L’anima purgante tra i dolori si umilia, tra le pene tende a Dio, tra le ansietà di amore si accorda e canta con Maria: L’anima mia glorifica il Signore nella sua giustizia amorosa e nella sua santità. E canta l’anima perché vede le sue miserie e le sue imperfezioni non più con la misura della stiracchiata coscienza che aveva nella vita, ma nelle proporzioni della santità di Dio”
Don Dolindo Ruotolo : “Se noi, col suffragio, preghiamo per loro, esse [le anime in Purgatorio] certamente ci rispondono, pregando per noi. Non hanno la possibilità di meritare, perché per loro è finito il tempo della vita terrena ma, come amiche di Dio, hanno la possibilità di pregare e, logicamente, pregano con preferenza per quelli che le beneficano”
Vangelo:
Matteo 12,32 Gesù dice: “Chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.” Ciò Implica che alcuni peccati possono essere perdonati nel mondo futuro: non in Paradiso (dove non c’è peccato), non all’Inferno (dove non c’è perdono), resta una condizione intermedia ovvero il Purgatorio.
il Regno di Dio “Paradiso”
Catechismo Chiesa Cattolica:
il Paradiso è lo stato di felicità suprema e definitiva per i giusti, in cui si è riuniti attorno a Cristo in un’unione eterna e perfetta con Dio. Non è un luogo fisico, ma lo stato di chi, morto nella grazia di Dio e perfettamente purificato, è per sempre in comunione con Lui e con tutti i santi.
Santi:
Santa Teresa d’Avila (1515–1582)
Racconta estasi e visioni del Cielo nelle sue opere (Libro della Vita, Castello interiore).
Dice di aver visto “un trono di grandissima bellezza e splendore, dove si gustava una pace e un gaudio che superano ogni possibile desiderio”.
“ma adesso sembrava un uomo di trent’anni, anzi ancor più giovane e il suo volto era raggiante. Questa visione passò prest
E’ una luce che non abbaglia, un candore pieno di soavità, un infuso splendore che incanta deliziosamente la vista senza stancarla, come non la stanca la chiarezza con cui si vede quella sublime realtà. E’
una luce così diversa dalla nostra che quella del sole, in confronto, sembra molto appannata, tanto che dopo non si vorrebbe nemmeno aprire gli occhi.
Sottolinea soprattutto la presenza di Dio: ciò che rende il Paradiso ineffabile è lo stare faccia a faccia con Lui, senza veli.
San Giovanni Bosco (1815–1888) Ebbe più visioni (ad esempio nel famoso “Sogno del 1881”). Vide giovani suoi ex-allievi che lo conducevano a contemplare i giardini del Paradiso: descrive prati di una bellezza indescrivibile, profumi mai sentiti, una musica celeste soavissima. Dice che tutto sembrava “luce e canto”, con gioia che cresceva senza fine.
Santa Faustina Kowalska Oggi in spirito sono stata in paradiso e ho visto l’inconcepibile bellezza e felicità che ci attende dopo la morte. Ho visto come tutte le creature rendono incessantemente onore e gloria a Dio. Ho visto quanto è grande la felicità in Dio, che si riversa su tutte le creature, rendendole felici. Poi ogni gloria ed onore che ha reso felici le creature ritorna alla sorgente ed esse entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che non riusciranno mai né a capire né a sviscerare. Questa sorgente di felicità è immutabile nella sua essenza, ma sempre nuova e scaturisce per la beatitudine di tutte le creature. Comprendo ora San Paolo che ha detto: “Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore d’uomo ciò che Dio prepara per coloro che Lo amano”. E Dio mi fece conoscere la sola ed unica cosa che ai Suoi occhi ha un valore infinito e questa è l’amore di Dio, l’amore, l’amore ed ancora una volta l’amore. E nulla è paragonabile ad un solo atto di puro amore di Dio. Oh, quali ineffabili favori concede Iddio ad un’anima che Lo ama sinceramente! Oh, felici quelle anime che già qui su questa terra godono dei Suoi particolari favori! Ed esse sono le anime piccole ed umili. Grande è la Maestà di Dio, che ho conosciuto più a fondo, che gli spiriti celesti adorano secondo il grado della loro grazia e la gerarchia in cui si dividono.
La mia anima quando ha visto la potenza e la grandezza di Dio non è stata colpita dallo spavento né dal timore; no, no, assolutamente no! La mia anima e stata colmata di serenità e d’amore e più conosco la grandezza di Dio e più gioisco per come Egli è. E gioisco immensamente per la Sua grandezza e sono lieta di essere così piccola, perché, proprio perché sono piccola, mi prende in braccio e mi tiene accanto al Suo cuore. O mio Dio, quanta pena mi fanno gli uomini che non credono nella vita eterna! Quanto prego per loro, affinché li investa il raggio della tua misericordia e Dio li stringa al suo seno paterno. cori degli angeli che montano la guardia davanti al Suo trono. Esso non teme nessuno, esso raggiunge Dio e s’immerge in Lui come nel suo unico tesoro. Il Cherubino con la spada di fuoco, che fa la guardia in Paradiso, non ha potere su di esso. O puro amore di Dio, quanto sei grande ed impareggiabile! Oh, se le anime conoscessero la Tua potenza!
Santa Veronica Giuliani: «Che cosa è il Paradiso? È la vita di Dio; è l’essenza di Dio, la presenza di Dio; e le Tre Divine Persone – un solo Dio, Dio Vivo, Dio Vero – e la volontà di Dio contenta tutti i Beati. Mi è stato poi dichiarato e fatto capire, in un istante, che l’anima è stata creata da Dio per un tanto bene, che con amore infinito è amata da Dio, e che essendo creata da Dio, è opera di Dio».
Santa Caterina da Siena trattato della Provvidenza, capitoli intorno al Paradiso, circa capitoli 137–141 nelle edizioni moderne come di una condizione di unione assoluta con Dio. Spiega che i beati “gustano Dio in diversi modi e misure, secondo l’amore con cui giunsero a Lui, e ciascuno è sazio e contento, senza desiderare di più”.
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori ha raccontato una storia che aveva condiviso con lui un superiore dell’ordine gesuita che gli era apparso prima di morire e gli aveva offerto un resoconto dettagliato sul trattamento che ci si può aspettare in cielo.
Secondo il defunto, le ricompense del cielo non sono uguali per tutti coloro che entrano, ma tutti quelli che entrano restano ugualmente soddisfatti:
“Ora sono in cielo, e anche Filippo II re di Spagna è in cielo. Entrambi godiamo della ricompensa eterna del Paradiso, ma è diversa per ciascuno di noi. La mia felicità è molto maggiore della sua, perché non è come quando eravamo ancora sulla terra, dove lui era regale e io una persona comune. Eravamo lontani come la terra dal cielo, ma ora è il contrario: io paragonato al re sulla terra ero umile, ma ora lo supero in gloria nel cielo. Ad ogni modo, siamo entrambi felici, e i nostri cuori sono del tutto soddisfatti”.
Il papa San Gregorio Magno parlò dell’unità soprannaturale tra la comunione totale dei santi in cielo e la sua conoscenza apparentemente infinita: “Oltre a tutto questo, una grazia più meravigliosa viene concessa ai santi in cielo, perché conoscono non solo quelli con cui avevano familiarità in questo mondo, ma anche quelli che non hanno mai visto prima, e conversano con loro in modo così familiare che è come se in tempi passati si fossero visti e conosciuti”.
Sant’Anselmo di Canterbury: “Nessuno avrà alcun altro desiderio in cielo di quello che Dio vuole; e il desiderio di uno sarà il desiderio di tutti; e il desiderio di tutti e di ciascuno sarà anche il desiderio di Dio”.
Santa Margherita da Cortona: Gesù dice” “Figlia, io ti collocherò tra i serafini, dove stanno le vergini ardenti per carità“
San Pio da Pietrelcina: «Ci sono delle anime destinate a raggiungere un alto grado di gloria, se non l’hanno
raggiunto in terra lo raggiungono dopo una sosta in purgatorio».
Santa Ildegarda di Bingen: Il Verbo è indivisibilmente ed eternamente presso il Padre, prima e dopo aver assunto l’umanità
Mistiche:
Maria Simma, I livelli in Paradiso sono molti. Il livello dell’anima dipende da come è vissuta sulla terra. Tutte le anime vivono in una gioia totale; sanno di non meritare di più e quindi non desiderano nulla di più. Alcune sono più gloriose e più luminose di altre: questa bellezza dipende dalle opere buone compiute quand’erano qui sulla terra. Quindi con uno sforzo maggiore qui sulla terra noi possiamo accedere a livelli più alti in Paradiso.
Natuzza Evolo (1924–2009) le anime possono vedere la Luce Divina, sentirsi beate per l’eternità e hanno la concessione, da parte del Signore, di andare a far visita, ogni tanto, ai loro parenti.»
Teresa Neumman, Tutti insieme erano scomparsi in una luce chiara, e lei avrebbe voluto seguirli.
Madre Speranza di Gesu: Il cielo è il luogo dove Dio si manifesta alle anime sante; luogo chiarissimo di luce celestiale e dolce; infatti, Dio stesso con la santissima umanità del buon Gesù Ë la fonte della gioia dei beati. L’empireo è un luogo sicuro, durevole, amenissimo e splendido più di quanto si possa esprimere a parole. Gli abitanti del cielo sono senza numero; molto nobili e sapienti in tutto, conversano con la massima familiarità. Sono come gigli senza spine e grano senza paglia, disposti con varietà, in armonia e accordo, pur non avendo tutti la stessa gloria, simili alle stelle del cielo che, quantunque differenti per luminosità e grandezza, sono ordinate con mirabile leggiadria.
Ognuno gode della gloria degli altri come della propria, perché tutti si amano con straordinaria carità. Questa Ë l’idea che ho della gloria in quanto stato e compagnia dei beati.
Don Dolindo Ruotolo: “I meriti acquistati in vita determinano lo stato glorioso dell’anima beata e lo stato di gloria la rende capace di una maggiore fruizione di Dio. Ora la gloria di Maria è immensa, ha quasi dell’infinito, come hanno dell’infinito i suoi meriti”
Jean Derobert Figlio spirituale di Padre Pio: mi trovai in un paesaggio meraviglioso, avvolto da una luce azzurra e dolce… Lasciai in quel momento questo “paradiso” pieno di fiori straordinari da me sconosciuti e là perdetti la mia natura di uomo e divenni come una “goccia di luce”. Vidi molte altre “gocce di luce” e seppi che questa era san Pietro, quell’altra Paolo o Giovanni o un apostolo, o il tal santo… (Lascai questo livello e andai più su). Vidi Maria, meravigliosamente bella nel suo vestito di luce, che mi ha accolto con un sorriso indescrivibile… (mi ha abbracciato e baciato). Dietro di lei, c’era Gesù, meravigliosamente bello e, dietro ancora, una zona di luce che sapevo essere il Padre, nel quale mi immersi…
Stanley Villavicencio Realizzai di trovarmi in quello che appariva come un bellissimo, profumato e fresco giardino, e che dietro Gesù vi erano ogni sorta di fiori, comprese delle grandi, grandi rose dai colori inimmaginabili»
Maria Valtorta: E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant’altra, la annullava facendola come un’ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito… Oh! come si vede che è spirito! è Tutto. Tutto tanto è perfetto. è nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce. Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l’abito regale che ne copriva le Membra Ss. senza celarne la bellezza indescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.
Vangelo:
1Timoteo 6,16 «Il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere».
Giovanni 14,2: Io vado a prepararvi un posto
Giovanni 14,10: Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Giovanni 4:24. Dio è Spirito
Matteo 5,3-12 (Beatitudini)Gesù descrive la felicità dei beati: vedranno Dio, saranno consolati, erediteranno
la terra, saranno saziati. Paradiso = compimento delle Beatitudini.
Matteo 25,34“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.”
Luca 14,15 – “Beato chi siederà a mensa nel regno di Dio.”
Matteo 8,11“Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli. ”Paradiso = la grande famiglia dei figli di Dio riuniti.
Tra il tempo e l’eternità vi sarebbe una condizione di mezzo: “l’evo”.
Questa è la condizione in cui si trovano le anime del paradiso, dell’inferno e del purgatorio prima della fine del mondo.In questa condizione, secondo San Tommaso, è possibile un aumento di purificazione, di pena o di gloria. Sicché i santi possono crescere nel beneficare le anime che si trovano di qua.
Ugualmente i demoni possono crescere nella loro pena.
E le anime del Purgatorio si purificano progressivamente.
FACCIA A FACCIA, COME LO VEDREMO DIO ( IL MISTERO DELLA SANTISSIMA TRINITA’)?
Quando si dice che vedrai Dio “faccia a faccia” (espressione di Paolo di Tarso): non significa vedere tre figure davanti a te, significa conoscenza diretta, immediata, senza veli. È una “visione”: reale, totale, più chiara di qualsiasi vista umana. Vedrai un solo Dio; Dio è uno. quindi non vedrai tre Dei, non vedrai tre corpi separati. Vedrai l’unica essenza divina.
Ma allora come distingui Padre, Figlio e Spirito Santo? Qui sta il punto più importante.
Le tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo non si distinguono visivamente si distinguono nell’intelligenza illuminata da Dio.
Tu “saprai” immediatamente:
- il Padre come origine
- il Figlio come generato
- lo Spirito Santo come Amore che procede senza confonderli, senza separarli
E Gesù? Lui sì è anche uomo. Qui c’è una particolarità unica. Gesù Cristo: è Dio come il Padre e lo Spirito ma è anche uomo glorificato quindi: puoi incontrarlo anche nella sua umanità (come persona) e nello stesso tempo conoscerlo come Dio
Come sarà l’esperienza? I teologi (come Tommaso d’Aquino) dicono che sarà una conoscenza così perfetta che: non avrai dubbi non dovrai “ragionare” non dovrai distinguere sforzando ti sarà tutto evidente e immediato. Non vedremo “tre figure” → Non vedremo “una luce indistinta” → vedremo: un solo Dio ma sapremo perfettamente che è Padre, Figlio e Spirito Santo
E potremmo anche relazionarci a Cristo come persona
Chi durante la vita non ha creduto esplicitamente nella Trinità, se si salva, dopo la morte riconosce pienamente Dio per quello che è realmente: uno solo in tre Persone — Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo avviene perché, nella vita eterna, non si è più nella condizione della fede (dove si crede senza vedere), ma nella visione diretta di Dio, in cui la verità si manifesta senza possibilità di errore o ignoranza. Tuttavia, questa conoscenza non è qualcosa che l’uomo può raggiungere da solo. Per poter “vedere” Dio così com’è, l’anima deve essere elevata da una grazia speciale, che Tommaso d’Aquino chiama lumen gloriae (luce di gloria). Si tratta di una luce soprannaturale che rende l’intelletto capace di conoscere direttamente l’essenza divina, cosa impossibile alle sole forze naturali dell’uomo. Questa lumen gloriae viene donata a tutti coloro che si salvano, perché senza di essa la visione di Dio non sarebbe possibile. Grazie a questa luce, l’anima non solo vede Dio, ma riconosce anche interiormente e con chiarezza perfetta la distinzione delle tre Persone divine, non come realtà separate, ma come relazioni vive nell’unica essenza divina.
È però fondamentale comprendere che questa partecipazione non è identica per tutti. Pur vedendo tutti lo stesso Dio e vivendo una felicità piena e totale, la capacità di partecipare a Dio varia da anima ad anima. Questa “misura” dipende dall’amore vissuto durante la vita terrena: quanto più una persona ha amato, tanto più è interiormente capace di accogliere Dio in profondità.
Non si tratta di una differenza che crea mancanza o invidia: ogni anima è completamente colmata e perfettamente felice. Tuttavia, esiste una reale differenza di grado nella partecipazione alla vita divina, che riflette la risposta libera dell’uomo alla grazia ricevuta nella vita.
Santa Teresa d’Avila (dottore della Chiesa):
«…il nostro buon Dio vuole ormai levarle [all’anima; N.d.R.] le squame dagli occhi, affinché veda e comprenda qualcosa della grazia che egli le concede, ma in un modo singolare. Una volta che essa sia introdotta in questa mansione, per mezzo di una visione intellettuale, tutt’e tre le Persone della Santissima Trinità le si mostrano per una certa rappresentazione della verità, nel divampare di un incendio che investe subito il suo spirito come una nube risplendente. Le tre Persone si vedono distintamente e l’anima, per una nozione ammirabile che le viene comunicata, comprende con assoluta certezza che tutt’e tre sono una sola sostanza, una sola potenza, una sola sapienza, un solo Dio. Così, ciò che crediamo per fede, l’anima qui lo percepisce, si può dire, con la vista, anche se non si vede nulla né con gli occhi del corpo né con quelli dell’anima, perché non si tratta di visione immaginaria. Allora tutt’e tre le divine Persone si comunicano ad essa, le parlano e le fanno intendere le parole dette dal Signore nel Vangelo: che egli verrà, con il Padre e lo Spirito santo, a dimorare nell’anima che lo ama e osserva i suoi comandamenti.»
(Santa Teresa d’Avila; “Castello interiore”, VII mansioni, cap. I, par. 6)
RIASSUMENDO…
Il Vangelo, il magistero della Chiesa cattolica, insieme alle testimonianze dei santi e dei mistici, concordano nell’indicare una stessa verità:
il giudizio particolare
è la retribuzione immediata che l’anima immortale riceve da Dio nell’istante stesso della morte. È un giudizio definitivo, basato sulla fede e sulle opere compiute in vita,
- La carità e l’amore: Il criterio principale è come abbiamo amato. Come indicato nel Vangelo e ripreso dalla tradizione, “alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”. Dio valuta quanto abbiamo accolto o rifiutato il Suo amore e come lo abbiamo trasmesso al prossimo.
- Fede e Opere: Il giudizio riguarda la corrispondenza tra ciò che si è creduto e come si è agito. Le “opere di misericordia” (nutrire gli affamati, visitare i malati, ecc.) sono considerate la prova tangibile della fede.
- Accoglienza della Grazia: Dio giudica in base alla disposizione del cuore e all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina offerta durante la vita. La condanna (inferno) non è una punizione imposta esternamente, ma la conseguenza di un rifiuto libero e definitivo di Dio fino all’ultimo istante.
- Responsabilità personale: Ogni uomo renderà conto di ogni sua parola, azione e anche delle omissioni. La coscienza, illuminata dalla presenza di Cristo, funge da “accusatore” o “testimone” della verità della propria vita.
In sintesi, Dio giudica l’anima mettendola di fronte alla verità di sé stessa in rapporto alla Sua santità: chi muore nell’amicizia con Lui, ma non è ancora perfettamente puro, affronta il Purgatorio per poter accedere alla gioia del Paradiso
La comunione eterna con Dio vale per tutti i popoli della terra.
Inferno, se l’anima rifiuta deliberatamente Dio e la sua legge fino all’ultimo.
esso è una realtà terribile ed eterna. Lo descrivono spesso con immagini molto concrete, come fuoco, tenebre, urla, odori insopportabili, torture e disperazione, ma precisano che tutto questo serve a rendere percepibile la vera condizione delle anime, che è soprattutto lo stato interiore di separazione definitiva da Dio. La pena più grande, infatti, non è quella dei tormenti sensibili, ma la perdita di Dio per sempre, l’impossibilità di amare e di essere amati. L’Inferno è presentato come un luogo di odio e di maledizione, dove le anime si rifiutano a vicenda, si odiano e bestemmiano, e dove i demoni tormentano incessantemente i dannati. In molte visioni si parla anche di pene diverse proporzionate ai peccati commessi, ma tutte senza fine. I mistici più vicini a noi, come Natuzza Evolo e Madre Speranza di Gesù, hanno sottolineato che Dio non manda nessuno all’Inferno: è l’anima stessa che, rifiutando l’amore di Dio e scegliendo l’odio, si chiude per sempre alla salvezza. Ciò che accomuna tutte queste esperienze è la certezza che l’Inferno esiste, che non ha vie d’uscita e che la sua essenza più profonda è l’assenza di Dio, che rende ogni altra pena secondaria
Purgatorio se l’anima deve essere ancora del tutto purificata.
Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per amore. Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. E una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio.
Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.
viene descritto come un luogo ed uno stato dell’anima. Le Anime espiano pene proporzionate ai peccati. Si parla di tipicamente tre stadi o livelli principali, ma ce ne sono infiniti in base al livello di purificazione, dal più vicino all’Inferno (sofferenze più grandi) fino al più vicino al Paradiso (sofferenze più leggere e già piene di speranza). Il tempo non è misurabile con quello terreno, pregare per loro stessi non possono, per gli altri si, e con molta gioia lo fanno.
Per espiare le loro sofferenze bisogna: Compiere messe, rosari, penitenze ed offerte.
Il Prato Verde L’anticamera del Paradiso
Il regno dei Celi se l’anima è pienamente purificata.
viene descritto come un luogo bellissimo, pieno di luce e amore, totalmente in comunione con dio e con santi e beati. gustano Dio in diversi modi e misure, secondo l’amore con cui giunsero a Lui, e ciascuno è sazio e contento, senza desiderare di più. Ricchi giardini di colori bellissimi e acqua Viva, musica soave, profumi mai sentiti in due parole…Pace e amore. Si apprende appieno il mistero della Santissima Trinità e si gode di esso dando lode e gloria incessantemente a Dio, e l’amore va e trona incessantemente.