San Charbel
San Charbel Makhlouf
Eremita del Libano, testimone del silenzio e della potenza di Dio
Breve storia
Per anni San Charbel Makhlouf visse nella comunità monastica maronita, dedicandosi ai lavori più umili e alla preghiera continua. I confratelli lo ricordano come un uomo di poche parole, sempre sorridente, immerso nel silenzio, nell’adorazione e nella presenza di Dio.
Nel 1875 ottenne il permesso di ritirarsi come eremita presso l’eremo dei Santi Pietro e Paolo, poco distante dal monastero di Annaya. Lì visse per 23 anni in condizioni estreme: freddo, digiuno, solitudine e totale distacco dal mondo, animato da un unico desiderio:
«Essere nulla, perché Dio sia tutto.»
Le sue giornate scorrevano tra la Santa Messa, la meditazione e i lavori manuali. Di notte restava a lungo in ginocchio, pregando per il mondo intero. Molti monaci testimoniarono di aver visto una luce intensa filtrare dalla sua cella durante le ore di preghiera, come segno di una presenza divina che lo avvolgeva completamente.
San Charbel morì il 24 dicembre 1898, durante la celebrazione della Messa di Natale, pronunciando le parole:
«Padre di verità, nelle Tue mani affido la mia anima.»
Dopo la sepoltura, un fenomeno straordinario attirò l’attenzione di tutto il Libano: una luce misteriosa iniziò a brillare dalla sua tomba, notte dopo notte, per oltre 45 giorni consecutivi. Centinaia di persone — cristiani, musulmani e fedeli di altre religioni — accorsero per pregare, profondamente colpiti da quel segno.
Quando la tomba venne aperta, il corpo di Charbel fu trovato integro, flessibile e profumato, trasudante un liquido simile a sangue misto a olio. Questo “olio miracoloso” divenne segno di guarigione per molti malati.
Per oltre settant’anni il corpo rimase incorrotto e continuò a trasudare il liquido misterioso, nonostante sepolture e cure. I medici che lo esaminarono non trovarono alcuna spiegazione naturale.
Oggi il corpo di San Charbel riposa in una teca di vetro nella cappella del Monastero di Annaya, meta quotidiana di migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.
Beatificazione
Due miracoli riconosciuti
1. Guarigione di suor Maria Abel Kamary (1950)
Nel 1936, suor Maria Abel Kamary, della Congregazione dei Sacri Cuori di Bikfaya, fu colpita da una gravissima ulcera pilorica. In breve tempo perse oltre trenta chili e subì due interventi chirurgici devastanti, seguiti da complicazioni irreversibili: stomaco e intestino fusi in una massa unica, fegato, reni e cistifellea gravemente compromessi, paralisi della mano destra, perdita dei denti, vomito continuo e deperimento generale.
Nel 1942 era allettata da due anni, camminava solo con l’aiuto di un bastone e le fu impartita l’estrema unzione. Iniziň allora a invocare l’intercessione del venerabile Charbel. Una notte lo sognò mentre la benediceva.
L’11 luglio 1950 fu condotta con enorme fatica al monastero di Annaya. Sollevata a braccia, poté baciare la pietra tombale del santo e avvertì una scossa violenta lungo la colonna vertebrale. Il giorno seguente, vedendo la tomba imperlata di un misterioso siero, cercò di asciugarlo con un fazzoletto per passarlo sulle parti malate del corpo. In quel momento, quasi senza rendersene conto, si alzò e cominciò a camminare da sola.
Le campane suonarono a festa. La chiesa, gremita di fedeli anche di altre religioni, fu testimone del prodigio. Dopo quattordici anni di sofferenze, suor Maria riprese a nutrirsi normalmente e guarì completamente. Il medico curante dichiarò che la guarigione era scientificamente inspiegabile.
2. Guarigione del fabbro Iskandar Obeid (1950)
Il secondo miracolo riguarda Iskandar Obeid, fabbro di Baabdat. Nel 1925 fu colpito all’occhio destro da una scheggia di metallo; nel 1937, a seguito di un secondo incidente, subì il distacco della retina. Tutti gli specialisti lo dichiararono incurabile e consigliarono l’ablazione dell’occhio. Iskandar rifiutò e iniziò a pregare il venerabile Charbel. L’eremita gli apparve in sogno e gli chiese di recarsi ad Annaya. Dopo una notte di preghiera presso la tomba, tornò a casa e per tre giorni provò dolori intensissimi all’occhio. La terza notte Charbel gli apparve di nuovo, mettendogli una polvere nell’occhio e dicendogli che avrebbe guarito. Al risveglio, Iskandar urlava di dolore, ma aveva recuperato completamente la vista. I medici confermarono che la guarigione superava ogni legge naturale. Con questo secondo miracolo, la Chiesa riconobbe ufficialmente la beatificazione di San Charbel.
Canonizzazione
Il 5 dicembre 1965, durante la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, Papa Paolo VI beatificò San Charbel, sottolineando come anche un eremita, nel silenzio e nella preghiera, possa essere autenticamente missionario. Il miracolo per la canonizzazione riguarda Mariam Assaf Awad, vedova analfabeta greco-cattolica di origine siriaca. Tra il 1963 e il 1965 subì tre interventi chirurgici per tumori allo stomaco, all’intestino e alla gola. I medici la dimisero senza cure, in attesa della morte. Nel 1967, allo stremo, Mariam si addormentò invocando con fede il beato Charbel. Al risveglio constatò una riduzione del tumore alla gola, che quattro giorni dopo scomparve completamente, insieme alle metastasi diffuse. La guarigione fu totale, improvvisa e scientificamente inspiegabile. Questo miracolo portò alla canonizzazione solenne di San Charbel Makhlouf, celebrata da Paolo VI il 9 ottobre 1977in Vaticano.




