la vita dopo la morte terrena

la vita dopo la morte terrena

Il Mistero della Morte

La morte è l’evento che, più di ogni altro, mette l’uomo davanti al mistero della propria esistenza. Davanti ad essa cadono le pretese, le sicurezze terrene, gli inganni dell’orgoglio: rimane solo la verità nuda dell’essere umano davanti al suo Creatore.Nella prospettiva cristiana, però, la morte non è mai un punto finale assoluto, ma un passaggio, un transitus, attraverso il quale l’uomo viene condotto dalla dimensione temporale alla dimensione eterna.Secondo la fede cattolica, l’anima è spirituale e immortale. Non si dissolve con la morte del corpo, né entra in uno stato di incoscienza, ma continua a vivere in piena lucidità. La morte del cristiano, illuminata dalla risurrezione di Cristo, diventa quindi l’istante in cui l’anima «si stacca dal corpo» e si presenta davanti a Dio, come insegnano sia la Tradizione sia il Magistero della Chiesa. In quell’incontro, definito giudizio particolare, l’anima contempla la luce stessa di Dio: una luce che non condanna ma svela. Non è un tribunale umano, fatto di formalità, bensì la manifestazione radiosa della santità divina, che rivela interiormente l’autenticità della vita vissuta. L’anima, percependo la verità del suo stato, riconosce con piena libertà ciò che realmente è. Come afferma la teologia cattolica, Dio non impone alcuna condanna dall’esterno, perché Egli desidera solo la salvezza di ogni uomo; è l’anima stessa che, illuminata dalla verità, comprende se è veramente pronta a entrare nella comunione perfetta con Lui. Quando l’anima riconosce in sé ancora attaccamenti, impurità, mancanze d’amore o ferite che rendono imperfetta la sua capacità di accogliere Dio, essa stessa desidera essere purificata. Qui la Chiesa colloca la realtà del Purgatorio, una condizione di trasformazione nella quale l’amore di Dio opera in profondità, liberando l’anima da ciò che ancora la ostacola. Il Purgatorio non è una punizione, ma un dono: è l’ultima grande carezza della misericordia divina, che riconduce l’anima alla sua bellezza originaria, quella per cui è stata creata dall’eternità. Per chi invece, in piena lucidità spirituale, rifiuta Dio con ostinazione fino all’ultimo istante della propria vita, esiste la possibilità dell’allontanamento definitivo dalla comunione con Lui. Questo stato, chiamato tradizionalmente Inferno, non è un luogo materiale ma una condizione esistenziale: l’incapacità dell’anima di aprirsi all’amore di Dio, scelta liberamente e definitivamente. All’opposto, coloro che giungono alla morte in piena amicizia con Dio, purificati e liberi, entrano direttamente nella visione beatifica, la contemplazione eterna di Dio, che è pienezza di gioia, pace e vita. Il cristianesimo non considera dunque la morte come una sconfitta, ma come il momento in cui l’uomo viene restituito alla sua verità ultima. Cristo, risorto da morte, ha vinto per noi l’oscurità e la paura, e ci ha mostrato che oltre la soglia esiste una vita più grande, più reale, più luminosa di quella che conosciamo sulla terra. La morte è l’atto finale dell’esistenza terrena, ma anche il primo passo verso l’eternità, quando finalmente l’anima riconosce pienamente il suo destino e si apre alla pienezza dell’amore divino. Così, nella visione cristiana, la morte non è il fallimento della vita, ma il suo compimento. È il momento in cui Dio chiama ogni uomo per nome, per condurlo alla verità di sé e all’abbraccio eterno del suo amore. Ed è in questo mistero, profondamente serio e tremendamente dolce, che la fede cristiana trova la sua speranza.Ora prenderemo in esame una serie di testimonianze provenienti dai santi, dai mistici laici e dagli stessi testi evangelici.

Analizzeremo come questi racconti, pur provenendo da epoche e contesti diversi, presentino sorprendenti somiglianze e una profonda coerenza tra loro. Approfondiremo inoltre il tema delle visioni, che verrà sviluppato nell’articolo dedicato: “Visioni ed esperienze NDE”.

TESTIMONIAZNE:

Cosa succede appena una persona termina la sua esistenza terrena?

cosa dice il Catechismo chiesa cattolica:

La fine del pellegrinaggio terreno: La morte è la fine del tempo di grazia e misericordia concesso da Dio, un momento per decidere il proprio destino ultimo.

Dopo la morte, l’anima di ciascuno viene giudicata in base alle sue opere e alla sua fede, incontrando Cristo. l’anima di ciascun individuo riceve un Giudizio Particolare da Dio, Il giudizio non è arbitrario, ma una profonda presa di coscienza dell’anima riguardo alle proprie azioni, che vengono valutate alla luce della luce di Dio. Questo giudizio si basa sulla fede e sulle opere della persona. Le anime in stato di grazia e con una purificazione adeguata sono destinate al Paradiso, mentre quelle con qualche macchia di peccato affrontano la purificazione nel Purgatorio prima di accedere al Paradiso. Chi rifiuta definitivamente l’amore di Dio va incontro alla separazione eterna nell’Inferno.

A seconda del giudizio, l’anima si avvia verso la vita eterna con Cristo (Paradiso) o verso la dannazione eterna (Inferno)

 

cosa dicono i Santi:

San Giovanni della Croce: l’anima, morendo, si trova immediatamente davanti a Dio, senza intermediari, e “sarà giudicata con lo stesso amore con cui avrà amato”.

Santa Caterina da Siena: descrive l’anima come irresistibilmente attratta verso Dio, che la illumina pienamente; essa stessa comprende senza possibilità di autoinganno la propria condizione

Santa Faustina Kowalska racconta visioni di anime al momento della morte: alcune scelgono volontariamente Dio, altre si chiudono nel rifiuto. Gesù le dice che la misericordia viene offerta a tutti, ma l’anima deve accoglierla.

San Tommaso d’Aquino: insegna che l’anima riceve subito dopo la morte la retribuzione proporzionata alle opere e alle disposizioni interiori

cosa dicono le Mistiche:

Maria Simma: Subito dopo la morte l’anima vede la propria vita “come in un film” in cui capisce la verità di ogni atto e omissione. Questo non è tanto un giudizio “esteriore”, ma la luce di Dio che rivela tutto, senza inganno.

Le anime stesse riconoscono la giustizia e la misericordia di Dio: se vanno in Purgatorio lo accettano con gratitudine, se vanno all’Inferno è per rifiuto volontario di Dio.

Alcune anime le avrebbero detto che nessuno si presenta davanti a Dio senza che gli siano date ultime possibilità di accogliere la misericordia.

Natuzza Evolo= L’anima, morendo, si presenta subito a Dio e vede sé stessa come realmente è. Non è Dio che condanna, ma l’anima stessa che sceglie: chi rifiuta la luce si allontana da Dio. Parlava spesso del Purgatorio come di una “grande misericordia”, perché è possibilità di purificazione prima dell’incontro definitivo.

Alcune testimonianze riferiscono che descriveva il “giudizio particolare” come un momento di grande chiarezza, in cui si comprendono bene peccati, omissioni e atti d’amore.

Madre Speranza di Gesù=Nei suoi scritti e rivelazioni private insiste molto sulla misericordia di Dio al momento della morte. Secondo lei, Gesù non si stanca mai di offrire all’anima la salvezza, fino all’ultimo istante. Parla del giudizio come di un incontro d’amore: Dio mostra all’anima la verità, e solo chi rifiuta consapevolmente il suo abbraccio sceglie la dannazione. Diceva: “Gesù non condanna nessuno: è l’anima che liberamente sceglie di restare con Lui o di rifiutarlo.” In chiesa durante il funerale del vescovo di Todi, avvenne la visione dell’anima del vescovo, il quale le disse: “Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra. Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e in presenza di Dio l’anima si vergogna” *vedi meglio su capitolo purgatorio.

cosa dice il Vangelo?.. non lo spiega in modo sistematico, ma ci sono passi che lo indicano:

Lazzaro e il ricco (Lc 16,19-31) subito dopo la morte, Lazzaro è portato “nel seno di Abramo” e il ricco finisce tra i tormenti. Non c’è un’attesa fino alla fine del mondo: l’anima riceve subito la sorte.

Il buon ladrone (Lc 23,43) Gesù gli dice: “Oggi sarai con me in Paradiso.” Quindi immediatamente dopo la morte c’è un destino eterno. 

 che cos’è l’Inferno

cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica :

afferma che l’inferno è la definitiva esclusione dalla comunione con Dio, uno stato di dannazione eterna per coloro che muoiono in peccato mortale per loro libera scelta, rifiutando l’amore di Dio fino alla fine della vita. senza essersene pentiti. La pena principale è l’assenza di Dio, fonte di ogni felicità, ma la Bibbia usa immagini come il fuoco inestinguibile per descrivere questo stato di sofferenza

cosa dicono i Santi:

Santa Caterina da Siena: Dio mostra che l’anima che muore in peccato mortale, invece, è attirata dalla giustizia e si getta nell’inferno, non per costrizione, ma perché così ha scelto nella vita.

Santa Geltrude, Ne parlò come uno stato dell’anima diceva: “La più grande pena è la lontananza eterna da Dio.”

Santa Teresa d’Avila «Vidi un luogo come un lungo e stretto passaggio, oscuro e angusto… un fuoco interiore che non posso descrivere. Compresi che l’Inferno è eterno.» (Vita, c.32)

Santa Margherita da Cortona «Un mare di disperazione, di fuoco e odio eterno divorava le anime che avevo visto precipitare.»

Santa Brigida di Svezia «Le anime ardono in fuoco eterno… ciascuna secondo la misura del suo peccato.» (Rivelazioni, IV,7)

Santa Veronica Giuliani «Mi parve di vedere l’inferno spalancato… grida orrende, bestemmie, odio contro Dio, tormenti senza fine

Santa Gemma Galgani «Quell’orribile prigione, piena di fuoco e tormenti… le anime che vi stanno maledicono e odiano Dio per sempre.» (Estasi, 1902)

Santa Faustina Kowalska «Ho visto l’inferno, che è un luogo di grandi tormenti. La pena più terribile è la perdita di Dio. Le anime che vi si trovano non credono più né sperano né amano.» (Diario, n.741)

San Pio da Pietrelcina «Molti vanno all’inferno perché non credono e non si pentono. Lì vi è solo odio, per sempre.»

 

cosa dicono le Mistiche:

Edvige Carboni «Vidi l’abisso ardente e i demoni che tormentavano senza pietà le anime

Maria Simma «Le anime del purgatorio mi hanno detto: l’inferno esiste, è eterno, e chi vi entra non può più uscirne.»

Natuzza Evolo «Dio non manda nessuno all’inferno: ci vanno da soli, rifiutando il Suo amore e scegliendo di odiarlo per sempre.»

Madre Speranza di Gesù «L’inferno è la scelta libera e definitiva dell’anima che rifiuta Dio e il Suo amore.»

Teresa Neumann «Le anime all’inferno si divorano con l’odio… è un luogo di fuoco e di disperazione senza speranza

Maria Valtorta «L’inferno è odio eterno, grida di maledizione, fuoco che non si spegne e tenebre senza luce.» (Quaderni)

Teresa Musco «Vidi un mare di fuoco e disperazione, dove le anime urlavano senza speranza

cosa dice il Vangelo:

 in taluni suoi insegnamenti Gesù ammette la possibilità che esista effettivamente una condanna eterna. Egli lo fa, per esempio, quando parla di “perdere la vita” (Mc 8,35), di “far perire l’anima e il corpo” (Mt 10,28), di “non essere conosciuti” (Mt 7,23), di “essere allontanati” (Mt 7,23), di “essere cacciati fuori” (Lc 13,28). Con queste espressioni Gesù presenta la cosiddetta condanna eterna, in poche parole l’inferno, come esclusione dall’ambito di Dio, dalla sua comunione e, soprattutto, dalla sua presenza: un po’ come un non consentire all’uomo di unirsi a Dio nell’aldilà. Pertanto, abbiamo ragione di credere che il pensiero di Gesù è che l’inferno sia soltanto e semplicemente l ‘assenza di Dio dall’uomo nella sua condizione post -mortem. In verità, oltre ad usare queste espressioni, in altre circostanze Gesù adotta alcune immagini che in qualche modo descrivono l’inferno. Si tratta di quattro rappresentazioni: a) il fuoco che non si spegne; b) i vermi che non muoiono; c) le tenebre eterne e, infine, d) il pianto e lo stridore di denti.

 

che cos’è il Il Purgatorio

cosa dice il Catechismo Chiesa Cattolica:

è una purificazione finale che le anime viventi nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificate dopo la morte, devono subire prima di accedere al Paradiso. È una condizione temporanea di purificazione, non una punizione, che permette di raggiungere la santità necessaria per la gioia del cielo

cosa dicono i Santi:

Santa Caterina da Siena: L’anima che muore in grazia “vede in un subito il bene infinito che è Dio e l’abbondanza della sua misericordia”, e comprende la necessità della purificazione se non è ancora del tutto pura

San Pio: Ebbe visioni di anime in purificazione, che confermano la dottrina classica del giudizio particolare immediato.

Santa Margherita da Cortona: )Vedeva apparire anime del Purgatorio che chiedevano preghiere. Racconta che il Purgatorio ha “diversi gradi” di pena, a seconda delle colpe da purificare.

Santa Veronica Giuliani: Ebbe visioni vivissime del Purgatorio: vide anime immerse nel fuoco, altre tra spine, altre tra ghiacci. Insiste molto che la sofferenza più grande non è il dolore fisico, ma la lontananza da Dio.

cosa dicono le Mistici:

Maria Simma: È la più nota sul tema: affermava di ricevere visite dalle anime del Purgatorio. descrive il Purgatorio come diviso in 3 grandi Livelli, dal più vicino all’Inferno (sofferenze più grandi) fino al più vicino al Paradiso (sofferenze più leggere e già piene di speranza). Sofferenze: non sono fuoco fisico, ma soprattutto l’assenza di Dio e il rimorso di non averlo amato abbastanza. Tempo: parlava di “lunghe purificazioni”, ma ribadiva che il Purgatorio non è misurabile col nostro tempo terreno. Le anime chiedevano Messe, rosari, sacrifici per abbreviare le pene. Importante: sottolineava che le anime del Purgatorio sono felici, perché sanno di essere salve. Confermava che non possono meritare più nulla: il tempo del merito finisce con la morte

Natuzza Evolo: Aveva colloqui mistici con anime defunte. Descriveva il Purgatorio come un luogo di purificazione per amore: sofferenza, ma illuminata dalla speranza. insisteva che ci sono diverse “condizioni” di purificazione. Sottolineava che il Purgatorio è una grande misericordia di Dio, perché permette a chi non è pronto di purificarsi per il Paradiso Testimonianze dicono che parlava di anime che rimanevano “a lungo” in Purgatorio per certi peccati trascurati (ad esempio mancanza di carità). Confermava che hanno un “grande amore per i vivi”, quindi pregano per chi è ancora in cammino.

Madre Speranza di Gesù: Padre Iacopini disse: “Un giorno stavo conversando con padre Gino, padre spirituale di Madre Speranza, quando la santa monaca si avvicinò al suo confessore e gli disse: ‘Padre questa notte il Signore mi ha detto che domani mattina devo andare subito a Todi per chiedere al Vescovo di riconoscere questa Cappella come Santuario dell’Amore Misericordioso. Mi ha detto di andare con celerità perché il Vescovo ha un tumore e tra pochi giorni se lo porta via. Ha aggiunto che il Vescovo non sa ancora di avere un tumore ma che tale tumore è già diffuso in tutto il corpo ed ha i giorni contati. E mi ha detto di stare serena che il Vescovo darà l’approvazione e Io nel Santuario gli darò la ricompensa’” .Padre Iacopini narra che quella mattina Madre Speranza insieme a padre Gino si recarono a Todi. Il vescovo disse loro che entro domenica avrebbe riconosciuto il santuario e nel frattempo chiese a Madre Speranza di pregare per lui e per le sue condizioni di salute. La santa gli rispose: “Eccellenza se sta tanto male vada all’Ospedale per un controllo, si curi e così starà meglio”. Erano parole di misericordia poiché Madre Speranza sapeva che non c’era nulla da fare e lo disse ai suoi discepoli: “Il Signore mi ha detto che se lo porta via, che deve morire. Ma io non gliel’ho detto altrimenti sarebbe morto di infarto prima del tempo”. Fatto sta che il vescovo volle prima riconoscere il santuario e dopo si reco all’ospedale per le analisi, qui vi riscontrarono un tumore allo stadio terminale (le metastasi si erano diffuse in tutto il corpo). Durante il periodo di degenza ospedaliera il vescovo ricevette la visita di Papa Giovanni Paolo II (suo grande amico), al quale confessò di non aver fatto in tempo a preparare i documenti necessari ad ufficializzare il santuario in Vaticano. Il pontefice lo rassicurò dicendogli che riteneva Madre Speranza una donna pia e santa e che per i documenti avrebbe posto rimedio lui stesso. Due giorni dopo quell’incontro il vescovo morì. Quando la notizia giunse a Madre Speranza, questa chiese al Vaticano che la bara fosse portata a Collevalenza per la Messa. Pochi minuti dopo l’inizio della funzione, erano le 18 circa, la santa cadde in estasi: era il signore che l’aveva chiamata per riferirle un messaggio importante. Madre Speranza, in seguito, ha comunicato il messaggio del Signore: “Ti faccio vedere con quanta gloria il Vescovo entra in paradiso perché ha dato l’approvazione al primo Santuario del mondo dell’Amore Misericordioso”. Quando Dio scomparve, apparve di seguito il Vescovo con il corpo ricolmo di luce che le disse: “Madre Speranza il Signore mi ha mandato a te per ringraziarti perché tu mi hai chiamato a dare l’approvazione al Santuario e il Signore è stato molto contento. Adesso avrò per tutta l’eternità la gloria del Paradiso. Però devo dirti che io, prima di andare in Paradiso, ho sofferto tanto in Purgatorio”. Madre Speranza rimase basita e chiese come fosse possibile una simile sofferenza in soli due giorni, ed il vescovo le rispose: “Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra. Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e in presenza di Dio l’anima si vergogna”. Mai parlò di anime capaci di auto-purificarsi con preghiere proprie.

Teresa Neumann, ebbe visioni di anime. Parlava di “diverse regioni” del Purgatorio: alcune anime immerse in fuoco, altre in ombra, altre avvolte da una luce crescente. Descriveva la sofferenza più grande come il desiderio ardente di Dio non ancora appagato. Aveva visto anime chiedere Messe e atti di amore per abbreviare la purificazione.

San Pio Disse: “Le anime del Purgatorio possono pregare per noi e ottenerci molte grazie, ma non possono pregare per se stesse.”

Maria Valtorta: Nelle Visioni e nei Quaderni descrive diverse anime in Purgatorio. Alcune in sofferenza intensa, altre immerse in una purificazione più mite. Sottolinea che le anime desiderano le preghiere dei vivi.

Edvige Carboni:  Mistica sarda. Raccontava visioni frequenti di anime del Purgatorio. Diceva che chiedevano soprattutto la recita del Rosario e sacrifici.

Teresa Musco:  Mistica campana. Disse di aver visto anime nel Purgatorio, soprattutto sacerdoti e consacrati che non avevano vissuto fedelmente. Invita alla penitenza e alla preghiera per abbreviare le loro pene.

cosa dice il Vangelo:

 Matteo 12,32 Gesù dice: “Chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.” Ciò Implica che alcuni peccati possono essere perdonati nel mondo futuro: non in Paradiso (dove non c’è peccato), non all’Inferno (dove non c’è perdono), resta una condizione intermedia ovvero il Purgatorio.

La Porta del paradiso e il prato verde 

Santa Veronica Giuliani: racconta visioni di angeli che conducono l’anima fino a “cancelli splendenti” che si spalancano al tocco della grazia di Dio. Descrive il passaggio come un atto di amore reciproco.

Santa Gemma Galgani: nelle estasi parla della “soglia del Cielo” come un confine luminoso, varcato con l’aiuto della Madonna e degli angeli custodi.

Santa Faustina Kowalska descrive le “porte del Cielo” che si aprono come luce in cui l’anima entra.

 Natuzza Evolo racconta che le anime dicono che è l’ anticamera del Paradiso,

il Regno di Dio 

Catechismo Chiesa Cattolica:

il Paradiso è lo stato di felicità suprema e definitiva per i giusti, in cui si è riuniti attorno a Cristo in un’unione eterna e perfetta con Dio. Non è un luogo fisico, ma lo stato di chi, morto nella grazia di Dio e perfettamente purificato, è per sempre in comunione con Lui e con tutti i santi.

cosa dicono i Santi:

Santa Teresa d’Avila: Racconta estasi e visioni del Cielo nelle sue opere (Libro della Vita, Castello interiore). Dice di aver visto “un trono di grandissima bellezza e splendore, dove si gustava una pace e un gaudio che superano ogni possibile desiderio”. Sottolinea soprattutto la presenza di Dio: ciò che rende il Paradiso ineffabile è lo stare faccia a faccia con Lui, senza veli.

San Giovanni Bosco: Ebbe più visioni (ad esempio nel famoso “Sogno del 1881”). Vide giovani suoi ex-allievi che lo conducevano a contemplare i giardini del Paradiso: descrive prati di una bellezza indescrivibile, profumi mai sentiti, una musica celeste soavissima. Dice che tutto sembrava “luce e canto”, con gioia che cresceva senza fine.

Santa Faustina Kowalska :Nel Diario (n. 777) scrive: “Ho visto la luce inaccessibile, la quale è Dio; chi entra in questa luce è felice. Quella felicità si riversa su tutti e li rende felici, ma la loro felicità differisce secondo la misura dell’unione con Dio.” Insiste sul fatto che il Paradiso è la comunione perfetta con Dio, e da questa derivano gioia, pace e amore reciproco fra i beati.

Santa Caterina da Siena : Nel Dialogo parla del Paradiso come di una condizione di unione assoluta con Dio. Spiega che i beati “gustano Dio in diversi modi e misure, secondo l’amore con cui giunsero a Lui, e ciascuno è sazio e contento, senza desiderare di più”.

cosa dicono le Mistiche:

Maria Simma: Riferiva che le anime parlavano del Paradiso come di una condizione di piena felicità e libertà, impossibile da immaginare. Alcune le avrebbero detto: “Quando si entra in Paradiso, l’amore di Dio avvolge l’anima in una gioia così totale che ogni sofferenza passata diventa nulla.” Sottolineava che in Paradiso non c’è invidia: ciascuno gode secondo la propria misura d’amore, ma tutti sono sazi.

Natuzza Evolo:  Aveva visioni di anime e riceveva messaggi da esse. Testimoni raccontano che descriveva il Paradiso come luce, pace e amore senza fine, dove le anime sono immerse in Dio. Diceva: “In Paradiso c’è una gioia che non si può dire; Dio è la luce, e le anime vivono in Lui e con Lui.”

Teresa Neumman: Raccontava che le veniva mostrato talvolta un “bagliore di Paradiso”: lo descriveva come una luce bellissima, musica soave e gioia piena, dicendo che nessun linguaggio umano poteva esprimerlo.

cosa dice il Vangelo:

Matteo 5,3-12 (Beatitudini)Gesù descrive la felicità dei beati: vedranno Dio, saranno consolati, erediteranno

la terra, saranno saziati. Paradiso = compimento delle Beatitudini.

Matteo 25,34“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.”

Luca 14,15 – “Beato chi siederà a mensa nel regno di Dio.”

Matteo 8,11“Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli. ”Paradiso = la grande famiglia dei figli di Dio riuniti.

RIASSUMENDO…

Il Vangelo, il magistero della Chiesa cattolica, insieme alle testimonianze dei santi e dei mistici, concordano nell’indicare una stessa verità:

Inferno, se l’anima rifiuta deliberatamente Dio  e la sua legge fino all’ultimo.

esso è una realtà terribile ed eterna. Lo descrivono spesso con immagini molto concrete, come fuoco, tenebre, urla, odori insopportabili, torture e disperazione, ma precisano che tutto questo serve a rendere percepibile la vera condizione delle anime, che è soprattutto lo stato interiore di separazione definitiva da Dio. La pena più grande, infatti, non è quella dei tormenti sensibili, ma la perdita di Dio per sempre, l’impossibilità di amare e di essere amati. L’Inferno è presentato come un luogo di odio e di maledizione, dove le anime si rifiutano a vicenda, si odiano e bestemmiano, e dove i demoni tormentano incessantemente i dannati. In molte visioni si parla anche di pene diverse proporzionate ai peccati commessi, ma tutte senza fine. I mistici più vicini a noi, come Natuzza Evolo e Madre Speranza di Gesù, hanno sottolineato che Dio non manda nessuno all’Inferno: è l’anima stessa che, rifiutando l’amore di Dio e scegliendo l’odio, si chiude per sempre alla salvezza. Ciò che accomuna tutte queste esperienze è la certezza che l’Inferno esiste, che non ha vie d’uscita e che la sua essenza più profonda è l’assenza di Dio, che rende ogni altra pena secondaria

Purgatorio se l’anima deve essere ancora del tutto purificata.

Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per amore. Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. E una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici. viene descritto come un luogo ed uno stato dell’anima. Le Anime espiano pene proporzionate ai peccati. Si parla di tipicamente tre stadi o livelli principali, ma ce ne sono molti di più in base al livello di purificazione, dal più vicino all’Inferno (sofferenze più grandi) fino al più vicino al Paradiso (sofferenze più leggere e già piene di speranza). Il tempo non è misurabile con quello terreno, pregare per loro stessi non possono, per gli altri si, e con molta gioia lo fanno. Per espiare le loro sofferenze bisogna: Compiere messe, rosari, penitenze ed offerte.

Il Prato Verde L’anticamera del Paradiso

Il regno dei Celi se l’anima è pienamente purificata.

 viene descritto come un luogo bellissimo, pieno di luce e amore, totalmente in comunione con dio e con santi e beati. gustano Dio in diversi modi e misure, secondo l’amore con cui giunsero a Lui, e ciascuno è sazio e contento, senza desiderare di più. Ricchi giardini di colori bellissimi e acqua Viva, musica soave, profumi mai sentiti in due parole…Pace e amore.