Santa Rita da Cascia

Santa Rita da Cascia

Breve storia

Santa Rita da Cascia nacque nel 1381 a Roccaporena, un piccolo borgo vicino a Cascia, in Umbria. Fin da bambina mostrò un profondo amore per Dio e un carattere mite e pacifico. Il suo desiderio era quello di consacrarsi a Dio come monaca, ma per obbedienza ai genitori accettò di sposare Paolo Mancini, un uomo dal temperamento duro e violento.

Rita visse anni di grande sofferenza coniugale, segnati da incomprensioni e violenze, ma non smise mai di pregare e di perdonare. Rispose al male con la dolcezza e con una fede incrollabile. Col tempo, il suo amore paziente riuscì a trasformare il cuore del marito, che si convertì sinceramente poco prima di essere ucciso in un agguato.

Rita perdonò pubblicamente gli assassini del marito, ma i suoi due figli, consumati dall’odio, giurarono vendetta. La santa allora pregò con lacrime perché Dio li chiamasse a sé piuttosto che permettere loro di macchiarsi di sangue. Poco dopo, entrambi morirono, riconciliati con il Signore.

Rimasta sola, Rita chiese di entrare nel Monastero agostiniano di Cascia, ma le monache, temendo ritorsioni e vendette familiari, la respinsero più volte. Secondo la tradizione, una notte Rita fu misteriosamente trasportata all’interno del monastero, guidata da San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino. Le porte si aprirono definitivamente: era il segno che Dio stesso la voleva lì.

Nel monastero Rita visse anni di intensa preghiera, penitenza e carità. Nel 1442, mentre meditava sulla Passione di Cristo, chiese di condividere almeno una piccola parte delle sue sofferenze. Immediatamente una spina del Crocifisso le si conficcò nella fronte, provocandole una ferita che portò per quindici anni, accompagnata da dolore ma anche da un profumo soave.

Poco prima di morire, chiese a una parente di portarle una rosa dal giardino di Roccaporena, nonostante fosse pieno inverno. La donna obbedì e trovò miracolosamente una rosa fiorita sotto la neve. Da allora, la rosa è diventata il simbolo di Santa Rita e della speranza che nasce anche nelle situazioni impossibili.

Santa Rita morì il 22 maggio 1457 a Cascia, pronunciando le parole:

«Amate il mio Signore Gesù Cristo.»

Subito dopo la sua morte, il suo corpo emanò un profumo dolcissimo e rimase incorrotto nel tempo. È ancora oggi visibile nel Santuario di Cascia, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo.

La venerazione verso Santa Rita iniziò immediatamente dopo la sua morte ed è stata caratterizzata da un numero straordinario di eventi prodigiosi attribuiti alla sua intercessione, tanto da farle meritare l’appellativo di “santa degli impossibili”.

La beatificazione

Santa Rita venne beatificata il 2 ottobre 1627 da Papa Urbano VIII. Il processo si svolse a Cascia, nella chiesa di San Francesco. Al termine, il Pontefice concesse alla diocesi di Spoleto e ai religiosi agostiniani la facoltà di celebrare la Messa in onore della Beata.

Successivamente, il 4 febbraio 1628, tale facoltà fu estesa alle chiese agostiniane e al clero secolare.

Il miracolo riconosciuto per la beatificazione fu la guarigione di Elisabetta Bergamini, una bambina che rischiava di perdere la vista a causa del vaiolo. I genitori si rivolsero a Santa Rita e mandarono la bambina nel convento agostiniano dedicato alla Santa. Dopo quattro mesi, un giorno la bambina esclamò improvvisamente di vedere di nuovo, segno evidente della guarigione.

La canonizzazione

Il secondo miracolo ufficialmente certificato riguarda Cosimo Pellegrini, un settantenne affetto da una forma grave e incurabile di gastroenterite cronica ed emorroidi. Dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi, egli avrebbe visto Santa Rita accanto al suo letto di morte. Poco dopo riacquistò forza e salute in modo sorprendentemente rapido.

Un altro miracolo emblematico, profondamente radicato nella tradizione viva legata a Santa Rita, è quello delle rose fiorite d’inverno. Sul letto di morte, Rita chiese una rosa e due fichi dal giardino di Roccaporena. Nonostante fosse pieno inverno, la cugina tornò al convento con una rosa in fiore e due fichi maturi.

Papa Giovanni Paolo II, nel centenario della canonizzazione (2000), richiamò proprio questo segno per invitare i fedeli ad affrontare le spine della vita con fiducia, perdono e speranza.