La vita dopo la vita

in questo articolo escatologico riassuntivo parleremo di tre principali argomenti:

1- che cos’è l’anima e perchè non esiste la reincarnazione

2- che cosa sono in realtà paradiso-purgatorio ed inferno raccontate da Santi e mistici, e cosa avviene nell’ora della morte

3- le esperienze di pre morte alla luce della pedagogia Divina

 

Buona Lettura

INTRODUZIONE

Da sempre l’uomo si interroga su ciò che accade oltre il confine della morte. Le culture cambiano, le epoche passano, ma questa domanda resta immutata: che cosa diventa di noi quando il corpo smette di vivere?

La fede cristiana insegna che l’anima non muore, ma continua a vivere nella sua piena coscienza. Nel momento in cui lascia il corpo, essa si trova alla presenza di Dio, entrando in quella che la tradizione chiama giudizio particolare.

In questo incontro decisivo con l’eternità non è Dio a “condannare” o a “premiare”: è la Sua luce, una luce infinitamente vera e infinitamente amorevole, che illumina tutto ciò che l’anima è stata realmente. Alla presenza di questa verità assoluta l’anima comprende sé stessa senza più inganni, vede le sue scelte, le sue omissioni, ciò che in essa è già luce e ciò che invece ha ancora bisogno di purificazione.

Per questo la Chiesa insegna che l’anima stessa riconosce di non essere ancora degna della visione piena di Dio, non perché respinta, ma perché non ancora pronta ad accoglierLo totalmente. Da questa consapevolezza arriva il Purgatorio: un tempo di guarigione, di purificazione e di amore, nel quale l’anima si lascia trasformare dalla misericordia e dall’amore divino per poter entrare nel Regno.

In queste pagine cercheremo di comprendere meglio questo mistero attraverso il Vangelo, il Catechismo della Chiesa Cattolica, le testimonianze dei santi e dei mistici, che nei secoli hanno offerto luce e discernimento su ciò che attende l’uomo dopo la morte.

Approfondiremo anche il significato delle esperienze di premorte, un fenomeno sempre più studiato e discusso, che sembra in parte confermare la visione cristiana dell’aldilà.

Un aiuto prezioso verrà anche dal libro Sono stata alle porte del Cielo e dell’Inferno. Nuova testimonianza del teologo Flaviano Patrizi, che offre spunti importanti per entrare in questo grande mistero con mente aperta e cuore fiducioso.

Ma non solo: affronteremo anche il delicato tema dello spiritismo e dell’occultismo, cercando di comprendere perché la Chiesa li condanna con fermezza e quali rischi spirituali ed esistenziali comportano.

Approfondiremo inoltre il concetto di reincarnazione, così diffuso nel pensiero orientale e in molte correnti moderne, confrontandolo con l’antropologia cristiana, che afferma l’unicità e irripetibilità della vita terrena e la destinazione eterna dell’anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anima e spirito nel pensiero di Tommaso d’Aquino

 

Nel pensiero cristiano, e in particolare nella riflessione teologica di Tommaso d’Aquino, il rapporto tra anima e spirito è spesso oggetto di fraintendimenti. A prima vista, soprattutto leggendo alcuni testi biblici, si potrebbe pensare che nell’uomo esistano due realtà distinte: l’anima e lo spirito. Tuttavia, Tommaso chiarisce con grande precisione che questa distinzione non è reale, ma solo concettuale.

Per Tommaso, l’uomo è un’unità sostanziale composta da corpo e anima. L’anima non è un “pezzo” dell’uomo, ma è la sua forma, cioè il principio che dà vita al corpo e lo rende un organismo vivente e personale. Essa è ciò che permette all’uomo di vivere, conoscere e volere. In questo senso, l’anima è il centro della vita umana, comprendendo in sé tutte le facoltà vitali, sia quelle sensibili sia quelle spirituali.

Un aspetto fondamentale del pensiero tomista è che l’anima umana è spirituale e immortale. Essa, infatti, possiede facoltà — come l’intelletto e la volontà — che non dipendono completamente dal corpo e che permettono all’uomo di conoscere verità universali e di orientarsi liberamente verso il bene. Proprio per questa sua natura spirituale, l’anima è capace di sopravvivere alla morte del corpo e di entrare in relazione diretta con Dio.

Ma allora, cosa si intende con il termine “spirito”? Tommaso spiega che non si tratta di una seconda sostanza distinta dall’anima. Il termine “spirito” viene utilizzato per indicare l’anima stessa, considerata però sotto un aspetto particolare: quello della sua immaterialità e della sua apertura a Dio. In altre parole, quando si parla di “spirito”, si fa riferimento alla dimensione più alta dell’anima, quella che permette all’uomo di trascendere il mondo materiale e di entrare in relazione con il divino.

Questa distinzione ha quindi un valore funzionale e non ontologico. Non esistono nell’uomo due principi spirituali separati, ma una sola anima che svolge diverse funzioni. Essa è al tempo stesso principio di vita biologica, sede delle facoltà sensibili e centro della vita spirituale. Parlare di “spirito” significa semplicemente mettere in evidenza questa ultima dimensione.

Tommaso si inserisce così in una tradizione che, pur accogliendo il linguaggio biblico — come quello di Paolo di Tarso, che talvolta distingue tra corpo, anima e spirito — lo interpreta in modo unitario, evitando di frammentare l’essere umano in parti indipendenti. L’uomo, per Tommaso, è un’unità armonica in cui il corpo e l’anima sono profondamente uniti, e l’anima stessa è già, per sua natura, spirituale.

In conclusione, nel pensiero di Tommaso d’Aquino non esiste una distinzione reale tra anima e spirito: esiste una sola anima, che è spirituale e immortale. Il termine “spirito” indica semplicemente questa anima nella sua dimensione più alta, quella che la rende capace di conoscere la verità, di amare il bene e di entrare in relazione con Dio. Questa visione salvaguarda l’unità della persona umana e ne sottolinea al tempo stesso la profondità e la dignità spirituale.

 

 

Psiche-anima e reincarnazione

Psiche e anima – sintesi chiara

Nella psicologia moderna la psiche è l’insieme delle funzioni sensibili, affettive e mentali che permettono all’uomo di fare esperienza di sé e della realtà. Essa comprende percezioni, emozioni, pensieri e desideri, ma non coincide pienamente con l’anima, che è invece il principio vitale e spirituale dell’essere umano.

Il filosofo cattolico Jean Daujat ha mostrato che molta confusione tra religione e psicologia nasce dalla visione di Cartesio, il quale separava anima e corpo come due sostanze indipendenti: una spirituale e una materiale. Questa idea ha portato a studiare l’uomo con due scienze distinte – la fisiologia per il corpo e la psicologia per l’anima – dimenticando che l’essere umano è una sola realtà unitaria.

Secondo la visione cristiana e tomista, invece, anima e corpo non sono due entità separate, ma i due principi che costituiscono un’unica sostanza. La psiche è quindi una realtà complessa, composta da livelli:

  • il subconscio, dove agiscono istinti, abitudini, emozioni e impulsi non pienamente coscienti;
  • la coscienza, in cui operano volontà e intelligenza;
  • e il sovraconscio, cioè la dimensione più spirituale da cui nascono la libertà, la coscienza morale e l’apertura a Dio.

La religione e la psicologia non devono essere in conflitto: la prima guida la vita spirituale e morale, la seconda aiuta a comprendere i meccanismi psichici che possono ostacolare la libertà e la maturazione interiore. Una vera collaborazione tra le due può favorire il benessere integrale della persona, vista nella sua unità fisica e spirituale.

San Tommaso d’Aquino, seguendo Aristotele, insegnava che l’anima è la forma del corpo (forma corporis): non è contenuta in un punto preciso, ma informa e vivifica ogni parte dell’organismo, dandogli unità e vita. L’anima è ciò che fa del corpo un essere vivente e resta la fonte di ogni attività, anche psichica.

La Chiesa cattolica, in continuità con questa visione, afferma che l’anima è creata direttamente da Dio nel momento del concepimento, è spirituale e immortale, e continua a sussistere anche dopo la morte del corpo.

Le attività superiori dell’uomo – come l’intelligenza, la coscienza riflessiva e il desiderio di felicità eterna – mostrano che l’anima trascende la materia: il pensiero astratto, la capacità di riflettere su se stessi e l’anelito all’eternità non possono essere ridotti a processi fisici.

La filosofia che separa anima e corpo, invece, finisce per negare l’anima stessa, riducendola a un semplice attributo del corpo. La visione cristiana afferma invece la loro unità sostanziale: l’anima è principio di vita e di organizzazione del corpo, e l’uomo è un solo essere composto di spirito e materia.

Dopo il peccato originale, però, questa armonia è stata ferita: l’anima continua a tendere al bene, ma il corpo e le passioni si ribellano alla ragione, generando in noi il conflitto interiore di cui parla San Paolo (“la carne ha desideri contrari allo spirito”). Solo con la grazia divina l’uomo può ritrovare l’unità interiore e orientare tutta la sua persona – corpo, psiche e spirito – verso Dio.

Lo spiritismo e la reincarnazione

Spiritismo e reincarnazione presuppongono una concezione dualista platonico- cartesiana di anima e corpo che nega l’unità sostanziale dell’essere umano e porta, come abbiamo visto, alla posizione erronea del materialismo.

Solo la preghiera a Dio è il mezzo ordinario per poter comunicare con l’anima separata violentemente dal suo corpo. L’anima privata del suo corpo non può agire nel mondo dei corpi se non per iniziativa di Dio: le tecniche dello spiritismo sono una evidente forzatura del mondo dello spirito perché pretendono di ottenere con sforzi umani solo ciò che Dio può concedere e pertanto sono negative dal punto di vista dell’equilibrio psicologico e spirituale e, in ultimo, esiste il fondato sospetto che esse non siano immuni da intervento diabolico.

Scrive Carlos Aldunate nel suo libro -Il cristiano di fronte al paranormale-:” Provocare questi fenomeni significa entrare

volontariamente nello stato particolare di ricettività che si chiama TRANCE. In essa, il medium lascia da parte il suo spirito critico e si fa trasportare dalla propria sensibilità. Per questo la trance è uno stato degradato dell’uomo. (…) Il medium in trance sospende le proprie capacità superiori, per essere permeabile alle forze   dell’inconscio inferiore (…).

 Queste forze sono sconosciute: possono venire dall’inconscio del medium, dall’inconscio del cliente o dall’inconscio collettivo. Possono venire anche da uno spirito sconosciuto, perché non c’è mai piena sicurezza che vengano dallo spirito invocato. Possono infine venire da un demone.

Certamente non possono venire da Dio, perché Dio non può essere captato e obbligato a rispondere alle nostre domande.

Si crea facilmente una dipendenza dagli spiriti; dipendenza che può risultare assai funesta.

Conosciamo vari casi in cui l’invocazione degli spiriti ha provocato ossessioni con voci, sensazioni corporali, impulsi al suicidio, ecc. (…) Se un’attività è essenzialmente malsana per l’uomo, è segno che essa non è conforme alla sua natura, non rientra nell’intenzione del Creatore. Semplicemente quell’attività è contro l’etica; non si deve svolgere.

I pericoli delle pratiche spiritiche, gli effetti perniciosi che spesso producono, ci avvertono che esse non devono essere compiute. La trance comporta sempre una diminuzione della chiarezza intellettuale, dello spirito critico e della libertà umana; quindi ne deriva sempre una diminuzione della responsabilità, che è la caratteristica propria dell’uomo adulto e maturo.

L ‘uomo in trance è come un uomo più o meno drogato, un uomo sminuito. Questa trance si verifica nel medium e anche nella persona che lo consulta e che entra nella suggestione scatenata dal medium” (11)

La dottrina della reincarnazione è, nella sua realizzazione pratica, come una ruota che parte da un punto per fare ritorno nel luogo di partenza. La diversità degli esseri è momentanea, presente soltanto nelle esistenze intermedie che si manifestano fra la partenza e l’arrivo: minerali, poi piante, poi animali, poi uomini fra loro disuguali e infine l’uguaglianza e cioè uno spirito perfetto, identico.  Secondo tale dottrina gli uomini sarebbero più o meno avanzati a seconda che siano più o meno vicini al punto di arrivo, che è  simile al pleroma gnostico: il pleroma gnostico è una sorta di magma originario e indistinto e lo gnostico Basilide  lo chiama apertamente il nulla.

Nella dottrina della reincarnazione:

  1. A) gli uomini non hanno più un proprio essere, una propria identità personale: infatti essi non hanno conoscenza delle proprie esistenze anteriori, non possono rintracciare la propria continuità e la propria unicità. Questa amnesia delle esistenze precedenti è in contraddizione proprio con la teoria della reincarnazione, la quale presuppone l’esistenza di uno spirito indipendente dal corpo, cioè di uno spirito che sta nel corpo come una sostanza di natura completa e che pertanto guida il corpo come il pilota guida la nave. Infatti, se lo spirito è una sostanza in sé stessa completa, nel disincarnarsi dovrebbe portare via con sé i ricordi e, senza perdere il possesso di questi, dovrebbe entrare nel nuovo corpo, allo stesso modo in cui il pilota non perde i propri ricordi nel passare da una nave all’altra.

  1. B) L’ignoranza delle esistenze anteriori rende inutile la reincarnazione. Infatti, considerando l’ignoranza delle esistenze precedenti, non si vede in che modo la reincarnazione possa servire a favorire il progresso individuale. Per i reincarnazionisti la dottrina della reincarnazione servirebbe a far progredire gli individui attraverso vite successive corrispondenti al loro stato di avanzamento spirituale-: questa sarebbe la cosiddetta legge del Karma. Perché l’avanzamento dello spirito possa avere luogo, esso dovrebbe essere perfettamente consapevole dell’esperienza acquisita in ciascuna delle esistenze precedenti, ma come si può realizzare un tale progresso se lo spirito perde il ricordo delle esistenze precedenti?

  1. C) gli uomini non hanno più una vera famiglia: infatti, per la dottrina della reincarnazione i figli esistevano già prima che i genitori prestassero loro un corpo in cui incarnarsi. Prima di essere nostri- secondo tale dottrina – i figli furono di altri genitori, che furono probabilmente anche di altra famiglia, di altra nazione, di altra patria, di altra razza. Gli stessi genitori potranno reincarnarsi in un corpo prestato loro dai figli.

  1. D) gli uomini non avrebbero più una vera identità sessuale: infatti la reincarnazione può avvenire in un corpo sessualmente diverso dal precedente.

  1. E) Non ci sarebbe vera differenza fra l’uomo e l’animale: perché possiamo essere stati animali e possiamo esserlo in futuro.

Ammessa la dottrina della reincarnazione diventa facile, da un punto di vista filosofico, giustificare comportamenti devianti come l’incesto, l’omosessualità, la zoofilia. Inoltre, da questo nucleo filosofico reincarnazionista, è inevitabile che abbiamo origine dottrine contrarie alla famiglia e alle giuste e naturali disuguaglianze fra gli uomini

Dalla dottrina della reincarnazione deriva anche una concezione panteista: l’uomo si salva da solo attraverso successive reincarnazioni e Dio finisce per identificarsi con la somma di tutte le cose. Ma se non esiste più un Dio personale e trascendente, la natura non è più l’opera del Creatore, non è più il frutto del logos, il risultato di un progetto razionale e pertanto non esisterebbero più né verità, né leggi, né diritti assoluti, sacri, inviolabili. La natura diventerebbe soltanto una sorta di materiale nato dal caso, frutto di semplici e momentanei rapporti di forza, un materiale su cui il più potente ha il diritto di esercitare la sua forza: rimarrebbe un solo diritto e anche un solo dovere, quello della forza.

In realtà, il vero e autentico dominio dell’uomo sulla natura può attuarsi soltanto attraverso la conoscenza ed il rispetto delle leggi naturali.

La natura non può essere dominata calpestandone le leggi: la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi ed applicandole.

“- Il dominio accordato dal Creatore all’uomo non è un potere assoluto, né si può parlare

di libertà di -usare e abusare-, o di disporre delle cose come meglio aggrada.

La limitazione imposta dallo stesso Creatore fin dal principio, ed espressa simbolicamente con la proibizione di -mangiare il frutto dell’albero -( cf Gen 2,16), mostra con sufficiente chiarezza che, nei confronti della natura visibile, siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire- “.

 

Alcune obiezioni scientifiche alla reincarnazione.

 La regressione ipnotica sarebbe, per i reincarnazionisti, prova della reincarnazione.

 in realtà nel sub-conscio avviene una caotica rielaborazione di tutti i dati pervenuti durante l’esistenza ed è possibile che ci sia una identificazione con dati, storie e avvenimenti depositati e rielaborati nell’inconscio, identificazione indotta dall’ipnotizzatore: l’influsso dell’ipnotizzatore è evidente nel fatto che, se suggerisce al soggetto un ritorno all’infanzia, questo agisce e parla come un bambino; se gli suggerisce di essere stato un animale, questo parla e agisce come  un animale; se gli suggerisce di tornare ad un altra vita, comincia ad elaborare la storia di un’altra vita. Inoltre, i racconti dei soggetti in stato di ipnosi sono suggeriti più o meno consapevolmente dagli stessi ipnotizzatori.  Infatti, i soggetti ipnotizzati da ]oe Keeton accettano lo schema del loro ipnotizzatore: asseriscono tutti di essersi reincarnati subito dopo la morte.  Quelli ipnotizzati da Arnall Bloxham trascorrono lunghi periodi nelle sfere astrali. Quelli di Helen Wambach si scelgono il sesso prima di reincarnarsi e quelli di Edith Fiore si reincarnano tra parenti che si odiano. Le famose esperienze del Deja vu sono facilmente spiegabili con dati ed elaborazione dei dati che riemergono dal sub-conscio in seguito ad associazioni emotive indotte da immagini, sensazioni, luoghi, persone, situazioni che contengono elementi analoghi a quelli depositati nel sub-conscio.  Inoltre, la stessa parapsicologia fornisce strumenti analitici per dimostrare come molti casi di presunta reincarnazione siano in realtà fenomeni di possessione.

I 3 MOTIVI PER I QUALI IL CRISTIANESIMO RIGETTA IL CONCETTO DI REINCARNAZIONE:

  • Una sola morte: La Bibbia, e in particolare San Paolo, afferma chiaramente che “è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta” (Ebrei 9,27). Questo concetto è il fondamento della dottrina cristiana.

  • Resurrezione del corpo: La fede cristiana attende la risurrezione del corpo, un evento unico e definitivo, come Cristo è risorto. Questo contrasta con il ciclo di rinascite previsto dalla reincarnazione. La motivazione biblica più forte sull’unità dell’anima con il corpo la troviamo nella risurrezione di Cristo, che è risorto con il suo stesso corpo.
    Se il Signore fosse risorto con un altro corpo, come si sarebbe potuto dire che proprio Gesù era veramente risorto?
    Per attestare che è risorto e vive eternamente il suo stesso corpo, che è elemento essenziale della sua natura umana, ha voluto conservare le stimmate della sua passione.

  • Salvezza in Cristo: La salvezza è un dono di Dio in Gesù e si realizza durante l’unica vita che ogni persona riceve. Non si necessita di reincarnazioni per espiare i peccati o evolversi spiritualmente, perché la redenzione è già offerta.  La prima motivazione è importantissima: perché se ci fosse la reincarnazione, come dicono le filosofie orientali, sarebbe inutile la redenzione.
    Gli uomini si purificherebbero da soli e prima o poi andrebbero … dove?
    Lo Spirito Santo invece ha detto che in nessun altro, all’infuori di Gesù Cristo, c’è la salvezza(At 4,12).
    Solo Lui ha espiato i nostri peccati.
    Solo innestandoci in Lui mediante la grazia possiamo meritare per la vita eterna.
    Gesù ha detto: “Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.
    Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,4-5). Nel mondo cristiano nessuno ha mai sostenuto la reincarnazione, per il semplice fatto che essa è in radicale contraddizione con la ri­surrezione; è incompatibile cioè con la dottrina evangelica, la quale insegna che la salvezza, dono di Dio in Gesù, si realizza nel corso d’una sola esistenza. Lungo tutta la sua storia, la Chiesa non ha fatto che riprendere l’affermazione della Lettera agli Ebrei: «Come è stabi­lito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giu­dizio, così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcu­na relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la salvezza» (Eb 9,27-28).

 

Frasi di riferimento:

VANGELO:

 

C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvedranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi». Luca 16,19-31

«Non vi meravigliate di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» Giovanni 5,28-29

(Gesù al ladrone pentito) – “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso.” (Luca 23,43)

“E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna.” (Matteo 25,46)

“Come una nube svanisce e se ne va, così chi scende agli inferi non risale più. Non ritornerà più alla sua casa, la sua dimora non lo riconoscerà più.” (Giobbe 7,9-10)

 

Nel cristianesimo la sofferenza può certamente essere occasione di santificazione, ma questo non significa che l’anima abbia scelto prima della nascita di essere malata o sfortunata. Anzi, quando gli apostoli chiedono a Gesù perché un uomo sia nato cieco, Gesù non risponde che quell’uomo aveva scelto quella condizione per evolversi: rifiuta proprio quel modo di interpretare la sua situazione. E soprattutto Gesù parla di risurrezione, giudizio e vita eterna, non di una successione di vite terrene attraverso cui l’anima si perfeziona.»

San Paolo è chiarissimo:

«Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio.»

— Efesini 2,8

Non siamo noi, attraverso molte incarnazioni, a costruire progressivamente la nostra perfezione.

È Cristo che ci salva.

“è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta” (Ebrei 9,27)

“Non si trovi in mezzo a te […] chi esercita la divinazione, né il mago, né chi predice il futuro, né lo stregone, né chi fa incantesimi, né chi consulta gli spiriti o gli indovini, né chi interroga i morti. Chiunque fa queste cose è in abominio al Signore.”

  • Levitico 19,31

“Non vi rivolgete ai medium né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi per mezzo loro.”

  • 1 Samuele 28

Il re Saul consulta una negromante per evocare lo spirito del profeta Samuele, e ne riceve un severo ammonimento. Questo episodio è un esempio della proibizione divina di consultare i morti, nonostante la pratica possa sembrare efficace.

  • Atti 16,16-18

Paolo scaccia uno “spirito di divinazione” da una giovane schiava, liberandola. Il potere divinatorio viene qui attribuito a uno spirito impuro, non a Dio.

  • Atti 19,18-20

Catechismo della Chiesa Cattolica

  • CCC 1013:

“La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo. Quando è compiuta ‘l’unica corsa della nostra vita terrena’, non ritorniamo più a vite terrene. ‘È stabilito che gli uomini muoiano una sola volta’ (Eb 9,27).”

  1. I Fenomeni Paranormali

Il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna ogni forma di divinazione, magia, occultismo e spiritismo. Tali pratiche cercano di accedere a poteri nascosti o al mondo spirituale fuori dal disegno di Dio, e spesso portano a forme di inganno o a veri e propri pericoli spirituali.

Catechismo della Chiesa Cattolica

  • CCC 2116:

“Tutte le forme di divinazione sono da rifiutare: il ricorso a Satana o ai demoni, l’evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si suppone ‘svelino’ l’avvenire.”

  • CCC 2117:

“Tutte le pratiche di magia o di stregoneria sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Il ricorso allo spiritismo implica spesso pratiche divinatorie o magiche ed è da rigettare.”

Riferimenti Biblici

  • Deuteronomio 18,10-12

“Non si trovi in mezzo a te […] chi esercita la divinazione, né il mago, né chi predice il futuro, né lo stregone, né chi fa incantesimi, né chi consulta gli spiriti o gli indovini, né chi interroga i morti. Chiunque fa queste cose è in abominio al Signore.”

  • Levitico 19,31

Molti nuovi credenti, dopo la conversione, bruciano pubblicamente i libri di magia come segno di rottura definitiva con l’occultismo.

Catechismo della Chiesa Cattolica sulla Reincarnazione

CCC 1013

“La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo, del tempo di grazia e di misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita secondo il disegno divino, e per decidere il suo destino ultimo.

Quando è compiuta l’unica corsa della nostra vita terrena (LG 48), non ritorniamo più a vite terrene.

È stabilito che gli uomini muoiano una sola volta (Eb 9,27).”

Questo articolo esclude esplicitamente l’idea della reincarnazione: non ci sono più vite successive, ma una sola esistenza, al termine della quale c’è il giudizio personale.

Perché la reincarnazione è incompatibile con la fede cristiana

  1. Contraddice la Risurrezione: la fede cristiana si fonda sulla risurrezione dei corpi alla fine dei tempi, non su una serie di reincarnazioni.
  2. Nega l’unicità della vita: il cristianesimo insegna che ogni persona ha un solo tempo di prova sulla terra.
  3. Riduce l’urgenza della conversione: se ci fossero molte vite, non avrebbe senso pentirsi o cercare la salvezza ora.
  4. Non ha fondamento biblico: la Bibbia mai parla di reincarnazione; anzi, la esclude chiaramente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA VITA DOPO LA MORTE TERRENA

Prima e dopo della redenzione:

Prima della redenzione operata da Gesù Cristo, la teologia cristiana insegna che le anime dei defunti, inclusi i giusti dell’Antico Testamento, non accedevano direttamente alla visione beatifica di Dio in Paradiso, poiché il cielo era chiuso a causa del peccato originale.

Tutte le anime andavano in un luogo di attesa sotterraneo, spesso definito Sheol nell’Antico Testamento o Ades nel Nuovo. Questo non corrispondeva necessariamente all’inferno dei dannati, ma a una dimora comune dei morti. I giusti e i fedeli (come Abramo, Davide, i profeti) attendevano la redenzione in una parte dello Sheol nota come “seno di Abramo” o “limbo dei patriarchi”, un luogo di pace ma di separazione da Dio. Dopo la morte, Gesù discese nelle “regioni inferiori della terra” (Efesini 4:8-9) per liberare le anime dei giusti che lo avevano preceduto e che aspettavano la salvezza. Con la risurrezione, Cristo ha aperto le porte del Cielo, permettendo ai giusti dell’Antico Patto di entrare nella gloria di Dio

Visioni:

Beata Anna Caterina Emmerick (1774–1824): racconta che, nel momento della morte di Gesù in croce, vide l’anima del Signore, luminosa, entrare nella terra, accompagnata dall’Arcangelo Gabriele e da molti altri angeli.

In un luogo speciale – descritto come tre mondi – si trovavano i patriarchi vissuti prima di Abramo e, in un’altra parte, quelli vissuti da Abramo fino a San Giovanni Battista. Gesù, portato trionfalmente dagli angeli, si recò là dove si trovavano Adamo ed Eva. Secondo la visione, Cristo parlò con i “primi genitori”, i quali lo adorarono pieni di gioia. Successivamente, sempre secondo il racconto della beata, il Signore si recò dai patriarchi anteriori ad Abramo, che avevano una conoscenza molto limitata del Messia. Gli angeli ordinarono di aprire le porte, e gli spiriti maligni che tormentavano alcune di quelle anime furono incatenati. Cristo si fece conoscere da loro, ed essi lo lodarono. Tutti insieme poi si unirono a Gesù nel luogo di Abramo. Lì, si mostrò ai santi d’Israele, tra cui patriarchi, giudici, re, profeti e Mosè. Cristo vide anche i suoi parenti: Gioacchino, Anna, Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta e Giovanni. La gioia in quel luogo divenne indescrivibile. Poi, riferisce la beata veggente, quella grande moltitudine si recò con Cristo nella zona dei “pagani pii”, cioè coloro che avevano una percezione della verità e la desideravano sinceramente. Erano circondati da spiriti maligni che li avevano ingannati con gli idoli. Quelle anime, vedendo Gesù, lo adorarono. In seguito, prosegue il racconto, Gesù assunse un volto severo e scese nell’abisso dell’inferno, luogo di ira, disperazione, bestemmie, sofferenze, disgusto e terrore. Interi eserciti di demoni furono precipitati in quel luogo. Inoltre, tutti i nemici dovettero adorare Cristo, tra grandi tormenti. Lucifero fu incatenato al centro dell’inferno.

La Beata Emmerick conclude dicendo di aver visto molte anime uscire dal purgatorio e salire al cielo. Dice anche che Cristo si recò in diversi luoghi, come a liberare tutta la creazione, mentre i demoni fuggivano verso l’abisso.

Racconta inoltre che Gesù si recò al sepolcro di Adamo, che secondo la visione si troverebbe sotto il Golgota, il luogo dove fu innalzata la Croce. Vide anche che Cristo spiegava con amore il compimento della Legge alle anime di molti profeti e al re Davide.

 

 

Il Mistero della Morte

La morte è l’evento che, più di ogni altro, mette l’uomo davanti al mistero della propria esistenza. Davanti ad essa cadono le pretese, le sicurezze terrene, gli inganni dell’orgoglio: rimane solo la verità nuda dell’essere umano davanti al suo Creatore.

Nella prospettiva cristiana, però, la morte non è mai un punto finale assoluto, ma un passaggio, un transitus, attraverso il quale l’uomo viene condotto dalla dimensione temporale alla dimensione eterna.

Secondo la fede cattolica, l’anima è spirituale e immortale. Non si dissolve con la morte del corpo, né entra in uno stato di incoscienza, ma continua a vivere in piena lucidità. La morte del cristiano, illuminata dalla risurrezione di Cristo, diventa quindi l’istante in cui l’anima «si stacca dal corpo» e si presenta davanti a Dio, come insegnano sia la Tradizione sia il Magistero della Chiesa.

In quell’incontro, definito giudizio particolare, l’anima contempla la luce stessa di Dio: una luce che non condanna ma svela. Non è un tribunale umano, fatto di formalità, bensì la manifestazione radiosa della santità divina, che rivela interiormente l’autenticità della vita vissuta. L’anima, percependo la verità del suo stato, riconosce con piena libertà ciò che realmente è.

Come afferma la teologia cattolica, Dio non impone alcuna condanna dall’esterno, perché Egli desidera solo la salvezza di ogni uomo; è l’anima stessa che, illuminata dalla verità, comprende se è veramente pronta a entrare nella comunione perfetta con Lui.

Quando l’anima riconosce in sé ancora attaccamenti, impurità, mancanze d’amore o ferite che rendono imperfetta la sua capacità di accogliere Dio, essa stessa desidera essere purificata. Qui la Chiesa colloca la realtà del Purgatorio, una condizione di trasformazione nella quale l’amore di Dio opera in profondità, liberando l’anima da ciò che ancora la ostacola.

Il Purgatorio non è una punizione, ma un dono: è l’ultima grande carezza della misericordia divina, che riconduce l’anima alla sua bellezza originaria, quella per cui è stata creata dall’eternità.

Per chi invece, in piena lucidità spirituale, rifiuta Dio con ostinazione fino all’ultimo istante della propria vita, esiste la possibilità dell’allontanamento definitivo dalla comunione con Lui. Questo stato, chiamato tradizionalmente Inferno, non è un luogo materiale ma una condizione esistenziale: l’incapacità dell’anima di aprirsi all’amore di Dio, scelta liberamente e definitivamente.

All’opposto, coloro che giungono alla morte in piena amicizia con Dio, purificati e liberi, entrano direttamente nella visione beatifica, la contemplazione eterna di Dio, che è pienezza di gioia, pace e vita.

Il cristianesimo non considera dunque la morte come una sconfitta, ma come il momento in cui l’uomo viene restituito alla sua verità ultima.

Cristo, risorto da morte, ha vinto per noi l’oscurità e la paura, e ci ha mostrato che oltre la soglia esiste una vita più grande, più reale, più luminosa di quella che conosciamo sulla terra. La morte è l’atto finale dell’esistenza terrena, ma anche il primo passo verso l’eternità, quando finalmente l’anima riconosce pienamente il suo destino e si apre alla pienezza dell’amore divino.

Così, nella visione cristiana, la morte non è il fallimento della vita, ma il suo compimento. È il momento in cui Dio chiama ogni uomo per nome, per condurlo alla verità di sé e all’abbraccio eterno del suo amore. Ed è in questo mistero, profondamente serio e tremendamente dolce, che la fede cristiana trova la sua speranza.

 

 

 

 

 

Vediamo un esempio concreto raccontato dalla Mistica Maria Simma:

D: Qualche volta è stata visitata da anime che non fossero dell’Europa centrale, dell’Austria, della Svizzera e della Germania? Se le è successo, come ha fatto a capirlo?

R: Oh, mi è successo molte, molte volte. Sono stata visitata da africani ed asiatici che mi parlavano in tedesco, anche se a volte in un tedesco un po’ stentato. Ad esempio, mi si presentava un giapponese con la tipica faccia del giapponese, ma mi parlava in tedesco. Sì, mi hanno fatto visita anche americani, ungheresi, polacchi e molti altri.

 

D: Così abbiamo un famoso nazista che è stato in Purgatorio meno tempo di un papa! Qualcuno potrebbe dire che è meglio essere un nazista piuttosto che un prete, un vescovo o addirittura un papa!

R: Santo cielo, no! Esiste questa differenza tra le due riparazioni necessarie: il Papa aveva una conoscenza delle verità divine maggiore di Goering che, come mi raccontò Padre Matt, era stato calato in quell’orribile realtà con l’inganno e controvoglia, senza possedere gli adeguati strumenti di protezione. L’infinita misericordia di Dio ed il Suo ugualmente infinito senso di giustizia hanno poi compensato le differenze. Ora sono tutti e due in Paradiso con Lui, ma sicuramente non allo stesso livello.

D: Chi non ha mai messo piede in una chiesa va in Paradiso?

R: Oh, persone così ci vanno sicuramente e sono sicura che siano molte di più di quante pensiamo perché tutti abbiamo in noi un po’ di orgoglio che ci impedisce di giudicare con obbiettività. Il loro Purgatorio è più leggero di quello dei fedeli praticanti perché non hanno mai conosciuto la verità. Ma anche il loro livello di santità non sarà lo stesso, perché non hanno ricevuto od accolto le stesse grazie. Una volta mi apparve una donna con un secchio in mano e mi disse: “Questo secchio è stato la mia salvezza”. Alla mia richiesta di spiegazioni, rispose: “Non ho quasi mai pregato e non sono mai andata in chiesa, ma una volta, prima di Natale, spontaneamente e gratuitamente pulii la casa di un’anziana signora. E’ stato quell’atto d’amore con questo secchio che mi ha salvata”. Ancora una volta vediamo quanto valgono gli atti d’amore. Chi non va mai in chiesa e non prega ha la stessa possibilità degli altri di compiere delle azioni secondo la volontà di Dio.

D: E’mai stata visitata da mussulmani o da ebrei?

R: Si, e sono sempre felici, quando vengono da me, poiché comprendono le cose molto meglio di quando erano vivi. Ricordiamoci che per il fatto stesso di appartenere alla Chiesa cattolica si è nella possibilità di fare il massimo per guadagnarsi il Paradiso. Coloro che hanno vissuto una vita diversa, con una fede diversa, se vivono questa fede coscienziosamente, potranno anch’essi, naturalmente, santificarsi.

Ogni cristiano deve sapere che si possono trovare molti santi anche al di fuori delle nostre Chiese cristiane. Di uno di questi ebbe a parlare recentemente la Madonna con una delle veggenti. Quando la veggente le chiese chi fosse la persona più santa nella cittadina in cui viveva, la Madonna rispose che era una donna mussulmana.

Diventare santi agli occhi di Dio è sicuramente più difficile per chi è cattolico. Questo perché ha a sua disposizione la massima misura di verità, anche se oggi la Chiesa versa in pessime condizioni. E dunque il cattolico che è ritenuto maggiormente responsabile per portare Gesù agli altri e quello in grado di fare di più per gli altri con la preghiera ed il silenzio, proprio perché ha ricevuto più aiuto degli altri. In effetti, chi ha ricevuto molto dovrà rendere conto di molto.

 

D: Ci sono delle religioni che non sono positive per l’anima?

R: Ci sono molte religioni e, certamente, alcune di esse non sono buone religioni. Oggi osano chiamarsi religioni persino i raduni di streghe, le sètte che esercitano forme di plagio; in particolare quest’ultime, senza ritegno, si professano cristiane, come quei poveracci che sono morti recentemente negli Stati Uniti in un terribile rogo dopo una lotta con la polizia. Individui come quel loro leader proliferano. Sono uomini assetati di potere, con notevoli capacità di plagio e molto spesso posseduti.

Sono i cristiano-ortodossi ed i protestanti quelli più vicini ai cattolici. Credono in Dio e nei Dieci Comandamenti. Eppure i protestanti non credono alla Madonna, o perlomeno non ufficialmente, anche se ne conosco tanti che pregano il Rosario.

A parte coloro che dichiaratamente servono Satana, il problema sta in quanta verità ogni religione effettivamente proclami. E poiché Dio misura quanto sia piena la coppa e non quanto sia vuota, ogni gruppo che riconosce ed onori un Dio buono, salvatore e liberatore è buono anche agli occhi di Dio.

D: C’è qualcuno in Paradiso che non è mai entrato in una qualsiasi chiesa quand’era vivo?

R: Certamente! Se una persona vive con la coscienza pulita, cercando sempre di amare e di aiutare il suo fratello, sarà con Dio in Paradiso. Dio ama e benedice coloro che non ebbero mai possibilità di conoscerLo durante la loro vita, ma che ugualmente amarono e difesero la vita, il dono più grande che Dio ci ha dato.

D: Che cosa dovrebbero fare per le anime del Purgatorio coloro che professano altre fedi e che non conoscono, quindi, le preghiere che lei ha suggerito oggi?

R: Non è questione di imparare a memoria delle preghiere riconosciute dalla Chiesa cattolica, è una questione di cuore. Dovrebbero estendere attivamente il loro amore e perdono totale ai loro defunti e compiere buone azioni per loro. Anche solo recitando il Padre Nostro e l’Ave Maria potranno fare grandi cose per i loro cari estinti in Purgatorio e quindi ricevere, di rimando, molto aiuto da loro. Ricordiamoci che l’unica preghiera dataci da Gesù è il Padre Nostro. Contiene tutto ciò che l’Amore di Dio ci chiede di fare. Eppure, per quanto breve e semplice essa sia, quante persone al mondo fanno ciò che si chiede? Con un pochino più di tempo, potrebbero gradualmente affrontare le altre preghiere. Restano, comunque, solo di sostegno per ciò che dovrebbe sgorgare dal nostro cuore per i nostri fratelli e per i nostri amici e parenti defunti.

Ripeto, TUTTO ciò non è questione di testa, ma di cuore. L’amore viene dal cuore, non dalla testa. La poca intelligenza non ha mai ucciso nessuno, ma il poco amore uccide ogni minuto del giorno e della notte. La vita non si santifica, le guarigioni non avvengono se non con il nostro amore. Il cervello non serve.

D: Le guarigioni che hanno luogo durante le Messe cattoliche avvengono in uguale misura anche durante le Messe delle altre confessioni?

R: Dipenderà esclusivamente dal credere o meno di chi partecipa, alla reale presenza di Gesù nell’Ostia Consacrata; per taluni la Sua presenza è puramente simbolica. Se si verificano guarigioni anche quando la presenza di Gesù è considerata solo simbolica, quelle guarigioni sono da ritenersi delle imitazioni e non dureranno. Satana non demorde mai dal volerci confondere e sviare dal nostro vero Gesù.

D: Poi vi sono altre confessioni dove la liturgia è stata così diluita che alcuni considerano Comunione con Gesù ogni spezzare del pane di ogni pasto. Possono avvenire guarigioni anche in questo contesto ed è davvero importante che la liturgia resti la stessa di quella cattolico-romana?

R: E’ importante. Credo che la liturgia debba essere quella della Chiesa cattolica, ma sono ugualmente sicura dell’incommensurabile amore di Gesù; e perciò non oserei mai mettere seriamente in dubbio le guarigioni che avvengono in quelle altre forme di Comunione. Comunque è la Messa cattolica, quando è vissuta con il cuore ed in profondità, quella più equilibrata e più taumaturgica per l’anima, la mente ed il corpo.

D: Quelle anime del Purgatorio che in vita non erano cristiane le hanno mai parlato del Papa?

R: Si. Mi hanno detto che ora riconoscono il Santo Padre come il supremo capo spirituale di tutta l’umanità.

D: Dei non-cristiani le hanno detto questo?!

R: Si. Anime di persone che non erano cristiane quando erano qui, sulla terra, mi hanno detto esattamente così.

D: Che cosa succede a chi diventa membro di una setta o culto?

R: Dipende molto dal perché e dal percome vi è giunto. Se è nato in una famiglia per la quale quell’ambiente è già cosa accettata e consolidata, egli verrà giudicato con mitezza; non fu una sua vera scelta e ne ignorava la realtà. Ma se è un cattolico od un cristiano di una confessione superiore a scegliere consapevolmente quella strada, ne pagherà lo scotto. Quella persona dovrà tornare alla sua vera confessione prima di morire per liberarsene totalmente.

D: Ho sentito molti della mia generazione, tra i quali anche alcuni medici secolari, usare l’espressione “patologia cattolica”. Cosa mi può dire a questo proposito?

R: Oh, come mi rattrista e mi fa inquietare questa espressione! Quando questo succede non può non essere che opera di Satana. Quando non si insegna ad amare con l’Amore Divino ed i genitori, i sacerdoti e gli insegnanti sanno solo minacciare e colpevolizzare, si possono provocare nei giovani malattie spirituali. Gesù non accusa, mai, mai e poi MAI nessuno, perché conosce la condizione umana molto meglio di noi. E’ Satana che usa le minacce per ingannarci. Le minacce hanno allontanato molti dalla Chiesa; la Madonna ci dice ripetutamente di pregare per coloro che non hanno provato l’amore di Dio e che quindi si sono allontanati. Chi avrà provocato questo nei suoi giovani avrà molto di cui render conto dinanzi al Tribunale di Dio. Quando questo succede, il Signore avrà particolare misericordia della vittima poiché saprà da dove e da chi sono pervenute quelle minacce.

 

 

 

 

 

SALVEZZA ORDINARIA E STRAORDINARIA PER IL CIELO

 

Santa Faustina Kowalska: LA MISERICORDIA E LA GIUSTIZIA DIVINA

  • “Chi non vuole passare attraverso la porta della Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia (Diario 1146)” S. Faustina
  • “Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per loro il migliore dei Padri; che per loro è scaturito dal Mio Cuore Sangue ed Acqua, come da una sorgente strapiena di Misericordia (Diario 367)”
  • “La sorgente della mia Misericordia venne spalancata dalla lancia sulla croce per tutte le anime; non ho escluso nessuno …più è grande il peccatore, tanto maggiori sono i diritti che ha alla Mia Misericordia.” (Diario 723)
  • “Devi mostrare Misericordia sempre e ovunque verso il prossimo; non puoi esimerti da questo, né rifiutarti né giustificarti. Ti sottopongo tre modi per dimostrare Misericordia verso il prossimo: il primo è l’azione, il secondo è la parola, il terzo la preghiera. In questi tre gradi è racchiusa la pienezza della Misericordia ed è una dimostrazione irrefutabile dell’amore verso di Me. In questo modo l’anima esalta e rende culto alla Mia Misericordia” (Diario, 742).
  • “Figlia mia, parla al mondo della mia misericordia, del mio amore. Di’ all’Umanità sofferente che si accosti al mio Cuore misericordioso ed Io la riempirò di pace. Di’, figlia mia, che sono puro Amore e la Misericordia in persona” (Diario, 1074).
  • “Oggi conduciMi i pagani e coloro che non Mi conoscono ancora. Anche a loro ho pensato nella Mia amara Passione e il loro futuro zelo ha consolato il Mio Cuore. Immergili nel mare della Mia Misericordia”
  • “Oggi conduciMi le anime degli eretici e degli scismatici ed. immergile nel mare della Mia Misericordia. Nella Mia amara Passione Mi hanno lacerato le carni ed il cuore, cioè la Mia Chiesa. Quando ritorneranno all’unità della Chiesa, si rimargineranno le Mie ferite ed in questo modo allevieranno la Mia Passione”.

PADRE AMORTH capo ESORCISTI ad un’intervista:

“ci tengo bene a dirlo intanto tutti siamo creati per il paradiso. tutti creati per il paradiso. Gesù è morto per la salvezza di tutti. Nessuno è predestinato all’inferno. Chi ci va, ci va proprio per colpa sua e per sua testardaggine perché anche al peccatore, Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva, ci dice la scrittura. Quindi Dio da mille occasioni anche ai peccatori perché si possano convertire. Chi si irrigidisce in maniera irreversibile nel peccato va all’inferno non perché ce lo manda Dio, ma perché ci va coi suoi piedi.”

Cleonice Morcaldi: Perché Gesù disse agli apostoli: «Vado a preparare i posti per voi?».

P.Pio: Perché dopo la redenzione li preparò, non solo per gli apostoli, ma per tutti.

(Apocalisse 7, 9). “Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.”

1 Tm 2,3-4: “Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”.

Giovanni (3,16): “Dio ha tanto amato il mondo…”

Matteo (8,11): “Molti verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”

 (Mt 22): gli invitati “ufficiali” rifiutano, e allora vengono chiamati tutti, anche da fuori.

 (Mt 21,43): “Il regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”

(Mt 7,21) “Non chiunque mi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno, ma chi fa la volontà del Padre”

Matteo (28,19): “Andate e fate discepoli tutti i popoli”

2 Pt 3,9: “(il Signore) invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi”.

(Gv 1,9). “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”

SALVEZZA ORDINARIA:

La salvezza ordinaria si ottiene mediante il sacrificio di Cristo sulla croce, in seguito con gli elementi che ci ha fornito Dio stesso: sacramenti, preghiera e buone opere di carità, seguendo sempre la chiesa e il Papa e gli esempi comportamentali di Cristo e dei Santi

 

SALVEZZA STRAORDINARIA

La via straordinaria la offre anche a quelli che non sono stati raggiunti dall’annuncio del Vangelo.

La offre mediante mezzi che noi non conosciamo.

San Tommaso d’Aquino dice che probabilmente la infonde quando una persona compie l’opzione di fondo della propria vita.

Queste persone si salvano mediante un Battesimo che San Tommaso chiama di penitenza. Ecco il suo pensiero:

“Uno può ottenere per virtù dello Spirito Santo l’effetto del battesimo non solo senza il battesimo di acqua, ma anche senza il battesimo di sangue: in quanto cioè il suo cuore viene mosso dallo Spirito Santo a credere in Dio, ad amarlo e a pentirsi dei suoi peccati. E questo si chiama appunto anche «battesimo di penitenza». (…).

Così dunque ciascuno di questi ultimi due battesimi viene detto battesimo in quanto supplisce il battesimo sacramentale. Da cui le parole di S. Agostino [De bapt. contra Donat. 4, 22]: «Che il martirio qualche volta faccia le veci del battesimo lo sostiene validamente S. Cipriano prendendo argomento da quel ladro non battezzato a cui fu detto: “Oggi sarai con me nel Paradiso”. E io, pensandoci bene, trovo che non solo la passione per il nome di Cristo può supplire a ciò che manca dalla parte del battesimo, ma anche la fede e la conversione del cuore, se eventualmente per la strettezza del tempo non si può ricorrere alla celebrazione del sacramento»” (Somma Teologica, III, 66,10)

il sacrificio di Cristo vale per tutti.

Perché se uno, anche di chiesa scismatica oppure separata, crede fermamente di essere nella giusta fede, la sua fede lo giustifica, e se opera il bene per conseguire Dio, Bene Supremo, avrà un giorno, il premio della sua fede e del suo retto operare, con maggiori benignità divina di quella concessa ai cattolici. Perché Dio calcolerà quanto più sforzo dovettero fare i separati dal Corpo mistico: i maomettani, braminici, buddisti, pagani, per essere dei giusti, essi nei quali la Grazia, la Vita, non sono, e con esse i miei doni e le virtù che da essi doni scaturiscono.

Non vi è accettazione di persone davanti a Dio. Egli giudicherà per le azioni compiute, non per le origini umane degli uomini.

E moli saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si vedranno preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.

Non importa che l’uomo sia nella Religione eletta per avere questo richiamo. Dio è il Creatore dei figli del popolo suo come del selvaggio che non conosce il Suo Nome Santissimo, e il suo richiamo, come risuona nelle Chiese Cattoliche, nelle nazioni cattoliche e civili, in quelle civili e non cattoliche, fra i popoli di altre religioni rivelate, così riempie di se le solitudini selvagge e gelide, le zone ancora inesplorate, le isole sperdute, gli arcipelaghi dove l’uomo è ad un livello quasi simile a quello delle fiere – fatto di istinti, e sovente di istinti sfrenati – le calde, intricate foreste ancor vergini, dove la civiltà non ha portato il suo progresso e la sua corruzione sottile. Dovunque parla Iddio. Perché Dio è il creatore di ogni Uomo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RESPONSABILITA’ CRISTIANO-CATTOLICA

D: E’mai stata visitata da mussulmani o da ebrei?

Maria simma: Si, e sono sempre felici, quando vengono da me, poiché comprendono le cose molto meglio di quando erano vivi. Ricordiamoci che per il fatto stesso di appartenere alla Chiesa cattolica si è nella possibilità di fare il massimo per guadagnarsi il Paradiso. Coloro che hanno vissuto una vita diversa, con una fede diversa, se vivono questa fede coscienziosamente, potranno anch’essi, naturalmente, santificarsi.

Ogni cristiano deve sapere che si possono trovare molti santi anche al di fuori delle nostre Chiese cristiane. Di uno di questi ebbe a parlare recentemente la Madonna con una delle veggenti. Quando la veggente le chiese chi fosse la persona più santa nella cittadina in cui viveva, la Madonna rispose che era una donna mussulmana.

Diventare santi agli occhi di Dio è sicuramente più difficile per chi è cattolico. Questo perché ha a sua disposizione la massima misura di verità, anche se oggi la Chiesa versa in pessime condizioni. E dunque il cattolico che è ritenuto maggiormente responsabile per portare Gesù agli altri e quello in grado di fare di più per gli altri con la preghiera ed il silenzio, proprio perché ha ricevuto più aiuto degli altri. In effetti, chi ha ricevuto molto dovrà rendere conto di molto.

 

Gloria Polo: Il demonio odia a tutti noi, cattolici, perché abbiamo l’Eucaristia, perché l’Eucaristia è una porta aperta per il Cielo, anzi è l’unica porta.

 

San Giovanni Maria Vianney: “Non lo sapevi”, disse, “che questa è stata una tragedia!” Oh, sfortunato, Gesù Cristo ti dirà che se fossi nato tra le nazioni pagane, che non hanno mai sentito parlare del vero Dio, potresti offrire la tua ignoranza come scusa, ma tu, cristiano, che hai preso il decreto di nascere nel san dell’Interno, sei diventato il primo a ricevere le tue ultime parole. Se hai vissuto nell’ignoranza, è stata solo colpa tua, perché ti sei rifiutato di imparare e di mettere in pratica gli insegnamenti. Vattene, miserabile, le tue scuse non fanno che renderti più meritevole della dittatura. Va ‘all’inferno, così potrai rimanere nella tua ignoranza!

Santa Faustina Kowalska: Quando entrai per un momento in cappella, il Signore mi fece conoscere che fra le anime che sceglie ne ha alcune elette in modo particolare, che chiama ad una santità superiore, ad un’unione eccezionale con Sé.

Sono anime serafiche, dalle quali Iddio esige che Lo amino più delle altre anime, benché vivano tutte nello stesso convento; talvolta però questo amore più intenso lo esige da una sola anima. Quest’anima comprende la chiamata, poiché Iddio gliela fa conoscere interiormente, però può seguirla e può anche non seguirla. Dipende dall’anima rispondere alla chiamata dello Spirito Santo oppure opporsi allo stesso Spirito Santo. Ho saputo che c’è un luogo in purgatorio, dove le anime espiano di fronte a Dio per colpe di questo genere. Questa fra le varie pene è la più dura. L’anima segnata in modo particolare da Dio si distinguerà ovunque, in paradiso, in purgatorio e all’inferno. In paradiso si distingue dalle altre anime per una gloria maggiore, per lo splendore e per una più profonda conoscenza di Dio. In purgatorio per una sofferenza più acuta, poiché conosce più a fondo e desidera più violentemente Iddio. All’inferno soffrirà più delle altre anime perché conosce meglio

Colui che ha perduto. Il sigillo dell’amore esclusivo di Dio che è in lei non si cancella. O Gesù, mantienimi nel Tuo santo timore, in modo che non sprechi le grazie. Aiutami ad essere fedele alle ispirazioni dello Spirito Santo, permetti che mi si spezzi il cuore per amore verso di Te, piuttosto che tralasci un solo atto di quest’amore.

Vangelo di Luca (capitolo 12, versetti 47-48): Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, saràrichiesto molto di più».

 

TESTIMONIAZNE

 

Cosa succede pochi istanti prima che una persona termina la sua vita terrena?

 

Catechismo chiesa Cattolica:

Secondo la dottrina cattolica, Dio può offrire grazie fino all’ultimo istante della vita.

Esperienze private:

GLI ULTIMI ISTANTI PRIMA DI MORIRE

Santa Faustina Kowalska: La Misericordia di Dio talvolta raggiunge il peccatore all’ultimo momento, in modo singolare e misterioso. All’esterno a noi sembra che tutto sia perduto, ma non è così; l’anima illuminata dal raggio di una vigorosa ultima grazia divina, si rivolge a Dio all’ultimo momento con un tale impeto d’amore che, in un attimo, ottiene da Dio il perdono delle colpe e delle pene. All’esterno però non ci dà alcun segno né di pentimento né di contrizione, poiché essi non reagiscono più alle cose esterne. Oh, quanto imperscrutabile è la divina Misericordia! Ma, orrore! Ci sono anche delle anime che respingono volontariamente e consapevolmente tale grazia e la disprezzano.

 

Madre Speranza di Gesù: Insegnava a confidare nella misericordia divina nell’ora della morte, invocando il perdono e l’abbraccio di Gesù.

C’è un peccato che Gesù non perdona?

Maria Simma: Sì, ce n’è uno, quello di bestemmiare contro lo Spirito Santo. Questo peccato non è perdonato. Ma esso consiste anche nel dire “no” a Dio, nel dire “no” alla Sua Luce al Suo Amore, alla Sua Misericordia ed al Suo Perdono per tutta la vita, fino all’ultimo momento. Grazie all’infinita Misericordia di Dio, possiamo SEMPRE cancellare questo peccato purché, naturalmente, lo vogliamo. Ma bisogna volerlo. Il Signore non va contro la nostra volontà. Le anime mi hanno detto che tutti gli uomini hanno la stessa possibilità, in punto di morte, di dire “si”. Che essi muoiano dopo lunga malattia o per una pallottola in testa, a tutti sono concessi un paio di minuti per dire quel “sì” al Signore. SOLO se restano ostinatamente legati a quel “no” fino alla fine si danneranno e soffriranno nell’Inferno per l’eternità. Come il Signore non ci costringerà a cambiare il nostro “no”, così Satana non potrà mai cambiare il nostro “sì”. Questa è un’altra ragione per cui non dobbiamo mai giudicare o trarre conclusioni sul destino ultimo di chi muore. Non potremo mai conoscere ciò che avviene fra Dio e quell’anima in quei momenti, anche se abbiamo notato uno stato d’animo relativamente in pace o meno al momento del trapasso.

A questo proposito mi viene in mente un episodio che denota quanto sia necessaria questa prudenza.

Un ragazzo ebbe a subire gravi violenze sessuali da parte di un sacerdote. Questa ferita spaventosa lo portò a fuggire tutti i preti ed a uscire dalla Chiesa. Molte persone cercarono di aiutarlo mentre cresceva, ma invano; non voleva più saperne della Chiesa e di tutto ciò che la riguardava, e coglieva ogni occasione per attaccarla. Poi si ammalò gravemente e morì, maledicendo la Chiesa sino alla fine. Una persona buona e di molta preghiera volle presentare tutta la storia a Teresa Neumann che era anche in grado di conoscere il destino delle anime.

Quando ella lo scoprì disse che il ragazzo era salvo, ma ancora in Purgatorio. Questo fatto sorprese chi aveva richiesto quell’indagine ed in modo particolare, perché egli era morto imprecando contro la Chiesa, fino all’ultimo istante, ma fu data questa spiegazione. Sebbene Satana avesse interrotto il suo cammino verso la verità nel momento in cui, ancora ragazzino, era molto sensibile ed impressionabile, egli aveva sempre continuato in silenzio a cercare il suo vero Dio; e poiché aveva coltivato nel suo cuore quest’esigenza, la Misericordia di Dio l’aveva tratto a Sé. Ancora una volta, questa è una prova grandissima della misericordia divina e un ammonimento a non trarre mai le nostre conclusioni, anche se ci è parso o abbiamo visto noi stessi che i fatti sembravano puntare nell’ altra direzione.

Gloria Polo: Qualunque persona, quando è in agonia, Dio si avvicina a lui, non importa qual è la sua religione, e gli dice con amor e misericordia: “Io Sono il tuo Signore!”. Se quella si pente e chiede perdono, se accetta il Signore, succede qualcosa che è difficile spiegare: Gesù porta immediatamente quell’anima, dove si sta’ celebrando una Messa e gli fa ricevere il «viatico»; perché solo chi riceve il Corpo e il Sangue di Gesù può entrare in Cielo.

L’Eucaristia è la grande grazia che Dio ha dato alla Chiesa Cattolica. Tante persone ne parlano male, ma è solo attraverso di essa che le anime si salvano e vanno al Purgatorio. Vanno al Purgatorio, ma si salvano! Per questo, il demonio odia i sacerdoti, perché fino a quando ci sarà un sacerdote, c’è Eucaristia, il pane e il vino si trasformano in Corpo e Sangue di Gesù Cristo. Per questo dobbiamo pregare, pregare molto per i sacerdoti, perché il demonio li attacca continuamente. Il Signore mi ha mostrato tutto questo.

Dio ci ama a tutti, a ciascuno di noi, indipendentemente se siamo buoni o cattivi, e tanto, che perfino nell’ultimo momento, viene a visitarci, con tanta tenerezza, ci abbraccia con tutto il Suo amore, Egli vuole salvarci, ma se non accettiamo e non Gli chiediamo perdono e Misericordia, ci lascia liberi per seguire quello che abbiamo scelto. Così si è chiuso il Libro della Vita.allora è venuto il Signore Gesù Cristo, che si era abbassato e mi era molto vicino, mi ha toccato la testa con la Sue Mani per consolarmi. Riuscite a immaginare? Immaginate che tenerezza! Io pensavo che avevo le allucinazioni: “Come è possibile vedere il Signore qui?” Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti e continuavo a vederlo! Allora mi ha detto, con grande tenerezza: “Guarda, piccolina, tu morirai. Senti il bisogno della Mia Misericordia?

Immaginate! Io dicevo: “Misericordia! Misericordia! Ma perché? Che cosa ho fatto di male?” Non avevo coscienza dei miei errori, ma era chiaro che sarei morta. Si era chiaro! Mi affliggevo: “Morirò!!! Ah … i miei anelli di diamante!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa succede appena una persona termina la sua esistenza terrena? Il GIUDIZIO PARTICOLARE:

 

 

Catechismo chiesa cattolica:

La fine del pellegrinaggio terreno: La morte è la fine del tempo di grazia e misericordia concesso da Dio, un momento per decidere il proprio destino ultimo.

Dopo la morte, l’anima di ciascuno viene giudicata in base alle sue opere e alla sua fede, incontrando Cristo. l’anima di ciascun individuo riceve un Giudizio Particolare da Dio, Il giudizio non è arbitrario, ma una profonda presa di coscienza dell’anima riguardo alle proprie azioni, che vengono valutate alla luce della luce di Dio. Questo giudizio si basa sulla fede e sulle opere della persona. Le anime in stato di grazia e con una purificazione adeguata sono destinate al Paradiso, mentre quelle con qualche macchia di peccato affrontano la purificazione nel Purgatorio prima di accedere al Paradiso. Chi rifiuta definitivamente l’amore di Dio va incontro alla separazione eterna nell’Inferno.

A seconda del giudizio, l’anima si avvia verso la vita eterna con Cristo (Paradiso) o verso la dannazione eterna (Inferno)

 

Santi:

San Giovanni della Croce: “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”

Santa Faustina Kowalska “Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo?”

la portò a comprendere il peso dei peccati e il valore della riparazione.

   –Inaspettatamente vidi una certa anima che stava per separarsi dal corpo fra tremendi supplizi. O Gesù, dovendo scrivere questo, tremo tutta, avendo visto le atrocità che hanno testimoniato contro di lui…

Ho visto come uscivano da una specie di voragine fangosa anime di bambini piccoli e più grandicelli di circa nove anni. Queste anime erano ripugnanti e orribili, simili ai mostri più spaventosi, a cadaveri in decomposizione.

Ma quei cadaveri erano vivi e testimoniavano ad alta voce contro quell’anima che stava agonizzando.

E l’anima, che ho visto mentre stava in agonia, era un’anima che dal mondo aveva ricevuto tanti onori e tanti applausi, la conclusione dei quali è il vuoto ed il peccato.

In ultima uscì una donna, che in una specie di grembiule portava lacrime ed essa testimoniò molto contro di lui. Oh! Ora tremenda, in cui bisognerà vedere tutte le proprie azioni nella loro completa nudità e miseria. Nessuna di esse andrà perduta; ci seguiranno fedelmente al giudizio di Dio. Non ho parole né termini di paragone per esprimere cose così terribili e, sebbene mi sembri che quell’anima non sia dannata, tuttavia le sue pene non si differenziano in nulla dalle pene dell’inferno. L’unica differenza è che un giorno finiranno.

  • Vidi il mio giudizio particolare. Vidi Gesù come Giudice giusto, ma anche come Salvatore misericordioso. Tutto ciò che avevo fatto passò davanti ai miei occhi con terribile chiarezza. Ma Gesù mi disse: ‘Figlia mia, non temere, Io sono con te’”. (Diario, 36)

San Tommaso d’Aquino: insegna che l’anima riceve subito dopo la morte la retribuzione proporzionata alle opere e alle disposizioni interiori

Santa veronica giuliani: “Tremavo, per tutte le colpe commesse che stavano davanti a me, e con esse sono andata, non so come, davanti al trono di Gesù Cristo.”

 

 

 

 

Mistiche:

Teresa Neumann: In genere questo giudizio si svolgeva all’incirca così: il Salvatore compariva con il corpo trasfigurato, raggiante, accompagnato da figure luminose incorporee e guardava amorevolmente l’anima del defunto. Questa diventava più o meno chiara e subito capiva che il giudizio era assolutamente giusto. Il giudice e l’accompagnamento sparivano, mentre l’anima restava solitaria.

In pochi casi Teresa vide il Salvatore avanzare già sorridente in modo soprannaturale e l’anima del defunto diventare subito luminosa e andar via con lui. Teresa in estasi gridava: “Con te, con te!” In questi casi provava una straordinaria gioia. Non vide invece mai la dannazione di un’anima. (I morenti accanto ai quali fu chiamata, erano indubbiamente. vissuti nella fede o avevano già cercato il perdono di Dio prima della morte. D’altronde non è certo errato ritenere che il Salvatore non voglia partecipare a viventi un mistero così terrificante).

Un esempio:

Nello stesso momento in cui Ottilia spirò, Teresa ebbe una visione: il suo viso era così sereno e trasfigurato che capii che stava assistendo a qualcosa di grande. Alla fine, guardava l’alto e diceva: “Con voi, con voi!”.

E sembrava volersi sollevare. In seguito, Teresa mi raccontò: la sua defunta madre, il fratello Engelbert, morto a quarantacinque anni, il fratellino morto a due anni e l’Angelo Custode di Ottilia erano venuti a prenderla. Poi Teresa aveva visto il Salvatore che era arrivato improvvisamente e aveva guardato con dolcezza Ottilia.

Tutti insieme erano scomparsi in una luce chiara, e lei avrebbe voluto seguirli. Quando, in quello stesso anno (1958) morì il padre, Teresa vide ugualmente i parenti precedentemente defunti, più Ottilia venire ad accogliere l’anziano genitore insieme al suo Angelo Custode. Questa volta però il Salvatore non portò con sé papà Ferdinando, che rimase indietro col suo Angelo Custode guardando tristemente il gruppetto che si allontanava. Già pochi mesi dopo Teresa fu tuttavia in grado di dire che il padre era in paradiso.

Il suo purgatorio era stato evidentemente molto breve.

  • Naber riepiloga la descrizione delle visioni di scene di giudizi con la seguente descrizione: “Il Salvatore guarda

benevolmente l’anima del trapassato e poi ritorna al cielo con il suo seguito. Se l’anima del defunto è stata giudicata perfettamente pura, può accompagnarlo; altrimenti rimane indietro piena di tristezza, finché la nostalgia del Paradiso l’avrà purificata. Questo sarà certamente il suo Purgatorio”.

Presentatore: Quando moriamo la nostra anima vede la Luce di Dio chiaramente e in tutta la sua pienezza?

Maria Simma: “No, non in modo chiaro, ma abbastanza da voler andare incontro a questa Luce. La chiarezza e pienezza sono relativi allo stato in cui si trova l’anima in quel momento.”

Alcune anime le avrebbero detto che nessuno si presenta davanti a Dio senza che gli siano date ultime possibilità di accogliere la misericordia.

“Non è Dio che vi colloca le anime. Sono le anime stesse a giudicarsi e a collocarsi al livello appropriato. Sono LORO che desiderano purificarsi prima di giungere a Dio”

Natuzza Evolo= l’anima del defunto viene condotta dall’angelo custode, al cospetto di Dio e ne viene perfettamente giudicata in tutti i minimi particolari della sua esistenza.

Madre Speranza di Gesù= Diceva: “Gesù non condanna nessuno: è l’anima che liberamente sceglie di restare con Lui o di rifiutarlo.”

In chiesa durante il funerale del vescovo di Todi, avvenne la visione dell’anima del vescovo, il quale le disse: “Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra. Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e in presenza di Dio l’anima si vergogna” *vedi meglio su capitolo purgatorio.

Don Dolindo Ruotolo: “L’anima, alla luce di Dio, è come un abito nero che dalla penombra passa ai raggi del sole. Vi si vedono tante macchie che fanno pietà. Il Signore purifica queste macchie col dolore che è la soda che le sgrassa, e con l’amore che è il calore che le dissolve. Il dolore prepara l’atmosfera e nella pena dell’um-lazione interna, spunta il gioioso fiore dell’amore”.

 Il Vangelo non lo spiega in modo sistematico, ma ci sono passi che lo indicano:

Lazzaro e il ricco (Lc 16,19-31) → subito dopo la morte, Lazzaro è portato “nel seno di Abramo” e il ricco finisce tra i tormenti. Non c’è un’attesa fino alla fine del mondo: l’anima riceve subito la sorte.

Il buon ladrone (Lc 23,43) → Gesù gli dice: “Oggi sarai con me in Paradiso.” Quindi immediatamente dopo la morte c’è un destino eterno.

 

secondo il Catechismo, l’anima comprende pienamente la Trinità solo nella visione beatifica, cioè dopo essere completamente purificata, non prima. (lumen Gloriae)

 

 

CONOSCERE IL MISTERO DI DIO AL MOMENTO DEL  GIUDIZIO PARTICOLARE

Non si tratta più di una conoscenza mediata da segni, simboli o ragionamenti, ma di una evidenza immediata: Dio si manifesta come verità ultima, e l’anima comprende anche il significato ultimo della propria esistenza. Questo implica che essa riconosce anche il mistero di Cristo e, in modo autentico, il mistero della Trinità non come visione del mistero

ma come riconoscimento nella luce della verità rivelata. Tuttavia, questa conoscenza, pur essendo vera e senza errore, non è ancora la visione dell’essenza divina.

Qui si colloca la distinzione fondamentale elaborata soprattutto da Tommaso d’Aquino. Secondo l’Aquinate, l’intelletto umano, per sua natura, non può vedere direttamente Dio così come Egli è: una tale conoscenza supera ogni capacità naturale e richiede una elevazione soprannaturale, chiamata “lumen gloriae”. Solo attraverso questo dono l’anima può essere resa capace di vedere Dio nella sua essenza.

La visione beatifica consiste precisamente in questo: una conoscenza immediata, intuitiva e diretta dell’essenza divina, senza alcuna mediazione creata. Non si tratta più semplicemente di sapere che Dio è Trinità, ma di “vedere” Dio stesso, e quindi di conoscere interiormente e vitalmente il mistero trinitario. Come afferma la tradizione teologica, questa visione è la piena realizzazione del desiderio umano di conoscere Dio, un desiderio che né la ragione né la fede possono colmare completamente.

Il magistero della Chiesa ha definito con chiarezza questa dottrina nella costituzione Benedictus Deus di Benedetto XII, affermando che le anime dei giusti, una volta purificate, vedono Dio “faccia a faccia”, con una visione intuitiva e senza mediazioni. Questa visione è la condizione propria del paradiso ed è ciò che costituisce la beatitudine perfetta.

Si comprende allora la differenza decisiva:

Nel giudizio particolare, l’anima conosce Dio con una chiarezza assoluta, senza errore, grazie a una luce che dissipa ogni oscurità, ma rimane ancora una conoscenza che non penetra direttamente l’essenza divina.

Nella visione beatifica, invece, l’anima è elevata a vedere Dio così come Egli è in se stesso: questa visione implica una trasformazione dell’anima e una partecipazione reale alla vita divina.

Questa partecipazione è ciò che la tradizione cristiana chiama comunione con Dio: non solo conoscere Dio, ma vivere in Lui. In tale stato, il mistero della Trinità non è più soltanto riconosciuto, ma è esperito interiormente, perché l’anima entra nella relazione viva tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

In conclusione, la distinzione tra giudizio e visione beatifica non riguarda la presenza o l’assenza della conoscenza di Dio, ma la sua profondità e modalità. Già nel giudizio l’anima è posta nella verità e riconosce Dio senza errore; tuttavia, solo nella beatitudine celeste essa giunge a vedere Dio nella sua essenza e a partecipare pienamente al mistero trinitario. Questa progressione manifesta la grandezza della vocazione umana: non solo conoscere Dio, ma essere resi capaci di vivere nella sua stessa vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

l’Inferno

 

Catechismo della Chiesa Cattolica :

afferma che l’inferno è la definitiva esclusione dalla comunione con Dio, uno stato di dannazione eterna per coloro che muoiono in peccato mortale per loro libera scelta, rifiutando l’amore di Dio fino alla fine della vita. senza essersene pentiti. La pena principale è l’assenza di Dio, fonte di ogni felicità, ma la Bibbia usa immagini come il fuoco inestinguibile per descrivere questo stato di sofferenza

Santi:

Santa Caterina da Siena: Il celebre Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena vi è una descrizione dell’Inferno: «Figliola, la lingua non è sufficiente a descrivere la pena di queste povere anime. Come ci sono tre vizi principali – cioè l’amore per sé stessi, da cui proviene il secondo, che è l’amore per la propria reputazione, e dalla reputazione procede il terzo, cioè la superbia, con l’ingiustizia, la crudeltà e con altri immondi e iniqui peccati che seguono questi – così ti dico che nell’inferno essi hanno quattro tormenti principali, dai quali procedono tutti gli altri tormenti. Il primo è che si vedono privati della mia visione, e ciò è per loro pena tanto grande che, se fosse possibile, sceglierebbero il fuoco e i più grandi  tormenti e vedermi, piuttosto che non avere pene e non vedermi. Questa prima pena produce in loro la seconda, quella del verme della coscienza, il quale sempre rode, vedendosi essi per loro colpa privati di me e della compagnia degli Angeli, avendo meritato la compagnia dei demoni e la loro visione. Il vedere il demonio (che è la terza pena) raddoppia in loro ogni fatica. Come i Santi sempre esultano nella visione di Me, e vedono rinnovarsi con allegrezza il frutto delle fatiche che essi hanno portate per Me, con tanta abbondanza d’amore e disprezzo di loro medesimi, così, al contrario, in questi poveretti si rinnovano i tormenti della visione del demonio, perché nel vederlo essi conoscono più sé stessi, cioè conoscono che per loro colpa se ne sono fatti degni. E per questa ragione il verme rode ancor di più, e il fuoco di questa coscienza non cessa mai di ardere. E la pena è ancora più grande perché essi lo vedono nella sua figura, la quale è tanto orribile che non c’è cuore d’uomo che la possa immaginare. E se ben ti ricordi, quando te lo mostrai nella sua forma in un breve spazio di tempo (che sai che fu quasi un istante), tu scelsi, dopo che fosti tornata in te, di volere andare per una strada di fuoco, anche se dovesse durare fino al giorno del giudizio, piuttosto che vederlo ancora. Malgrado tutto questo che tu vedesti,  tuttavia non sai bene quanto egli è orribile, perché si mostra, per divina giustizia, più orribile nell’anima che è privata di me, e più o meno secondo la gravità delle loro colpe. Il quarto tormento è il fuoco. Questo fuoco arde e non consuma, perché l’anima non può consumare sé stessa; non è cosa materiale che il fuoco può consumare, perché essa è incorporea. Ma Io per divina giustizia ho permesso che il fuoco li bruci dolorosamente, così che li affligga e non li consumi. E li affligga e li bruci  con grandissime pene, in diversi modi, secondo la diversità dei peccati; chi più e chi meno, secondo la gravità della colpa. Da questi quattro tormenti provengono tutti quanti gli altri: freddo e caldo e  stridore di denti e altri ancora. Ora,  poiché non vollero correggersi dopo il primo rimprovero che gli fu fatto, per  il falso giudizio e l’ingiustizia nella loro vita, e poiché nel secondo rimprovero, cioè nell’ora della morte, non vollero sperare né vollero dolersi dell’offesa che mi avevano fatto, ma solo della loro pena, allora hanno ricevuto così miserabilmente la morte eterna».

Santa Teresa d’Avila «Vidi un luogo come un lungo e stretto passaggio, oscuro e angusto… un fuoco interiore che non posso descrivere. Compresi che l’Inferno è eterno.» (Vita, c.32)

Santa Brigida di Svezia Libro IV, “Quel fuoco arde senza consumare, e le tenebre sono senza luce; e le anime bruciano e tuttavia non si consumano.” “Il ricordo dei loro peccati si rinnova continuamente, e il loro dolore non finisce mai.” “I demoni sono come fuoco e come vermi, che senza cessare tormentano le anime.”

Ciascuno riceve la pena secondo la misura della propria colpa.”

Santa Veronica Giuliani « Maria SS.ma a S. Veronica: «In un rapimento, fosti portata nell’inferno per subire nuove pene e, nel tuo arrivo, vedesti che precipitavano in esso tante e tante anime, ed ognuna aveva il suo luogo di tormento. Ti fu fatto conoscere che queste anime erano di varie nazioni, di tutte le sorte di stati, cioè di cristiani e d’infedeli, di religiose e di sacerdoti. Quest’ultimi stanno più vicini a Lucifero, e patiscono così tanto che mente umana non può comprenderlo. All’arrivo di queste anime, tutto l’inferno si mette in festa e, in un istante, partecipano di tutte le pene dei dannati, offendendo Dio» (D IV, 353).»

Santa Faustina Kowalska Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’Inferno.

É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste:

  • ⁠ ⁠La prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio;
  • ⁠ ⁠La seconda, i continui rimorsi della coscienza;
  • ⁠ ⁠La terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai;
  • ⁠ ⁠La quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall’ira di Dio;
  • ⁠ ⁠La quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio;
  • ⁠ ⁠La sesta pena è la compagnia continua di Satana;
  • ⁠ ⁠La settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio.

Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità.

Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giu-stitchi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è.

Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni han dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credvano che ci fosse l’inferno. Quando ritornai in me, non riuscì a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là offrono così tremendamente, per questo prego con maggior ervore per la conversione dei peccator, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro. (Diario, n.741)

San Pio da Pietrelcina «Molti vanno all’inferno perché non credono e non si pentono. Lì vi è solo odio, per sempre.»

 

Mistiche:

Maria Simma «Le anime del purgatorio mi hanno detto: l’inferno esiste, è eterno, e chi vi entra non può più uscirne.» Quali atteggiamenti del cuore possono farci perdere irrimediabilmente l’anima?

Il rifiuto ostinato, arrogante ed orgoglioso, di accogliere le grazie e l’amore donatici e di mantenere questo atteggiamento fino all’ultimo istante. E per amore intendo non solo l’amore per Dio, ma anche l’amore per il fratello.

Natuzza Evolo «L’inferno è un luogo terribile da cui non c’è scampo. Un dannato apparendo a Natuzza disse: “ soffro… per me non c’è speranza, sono condannato al fuoco dell’inferno, sono per me sofferenze atroci, spaventose…” –

Maria Valtorta « Prendete tutto quanto è tormento dell’uomo sulla terra: fuoco, fiamma, gelo, acque che sommergono, fame, sonno, sete, ferite, malattie, piaghe, morte, e fatene una unica somma e moltiplicatela milioni di volte. Non avrete che una larva di quella tremenda verità. » (Quaderni)

Teresa Musco « “… sola qui? Sola no, non voglio restare sola! Il fuoco, il fuoco! Ah, quante anime che si disperano! Gesù, senti che grida disperate? Aiutale, Gesù, ti prego! Non puoi aiutare, Gesù? Perché? Com’è terribile, Gesù! Non permettere a nessuno che ci possa andare. Che cosa è quello? No, è il fuoco! Che calore! D’inverno non l’ho mai sentito un calore simile! O Gesù, io mica ci voglio andare in quel posto, aiutami, perché voglio aiutare gli altri a non andarci. Nulla si può fare per non farli urlare così, Gesù? “..»

Rosa Lamparelli (n. 06-03-1910/ 12-06-2000). La Madonna le descrisse il paradiso, l’inferno e il purgatorio. Così lei racconta: “Vuoi vederlo? Mi disse. Mi prese per mano e mi condusse. Il primo a visitare fu l’inferno; era composto di un gran sotterraneo con una grande porta all’entrata e di dentro formato come tanti archi tutti affumicati. Un calore immenso e una puzza insopportabile vi era. Dal fondo venivano grida disperate di tanti dannati. Quello che potei vedere mi è sempre impresso; da una parte vi erano tanti uomini che si dibattevano disperatamente e vicino vi era una donna di una forma orribile coi capelli scarmigliati, gli occhi fuori dalle orbite, nera come un carbone, faceva orrore. Non dico poi di tanti altri dannati trasformati in tanti animali spaventosi che non posso ricordare senza rabbrividire. Non volli andare più avanti e pregai il mio angelo e la Madonna di condurmi indietro. Mi portarono al Purgatorio… “.

Beata Anna Katharina Emmerick “Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene… Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare, ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini.

Santa Lucia di Fatima: La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che pareva che si trovasse sotto terra. Immersi in questo fuoco, i demoni e le anime come se fossero braci trasparenti e negre o color bronzo, dalla forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportati dalle fiamme, che uscivano da loro stessi, insieme a nugoli di fumo e cadevano da tutte le parti, simili alle faville che cadono nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra gridi e gemiti dì dolore e di disperazione che facevano raccapricciare e tremare di spavento. I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e negri.

Il Vangelo:

 in taluni suoi insegnamenti Gesù ammette la possibilità che esista effettivamente una condanna eterna. Egli lo fa, per esempio, quando parla di “perdere la vita” (Mc 8,35). Con queste espressioni Gesù presenta la cosiddetta condanna eterna, in poche parole l’inferno, come esclusione

dall’ambito di Dio, dalla sua comunione e, soprattutto, dalla sua presenza: un po’ come un non consentire all’uomo di unirsi a Dio nell’aldilà.

Pertanto, abbiamo ragione di credere che il pensiero di Gesù è che l’inferno sia soltanto e semplicemente l ‘assenza di Dio dall’uomo nella sua condizione post -mortem. In verità, oltre ad usare queste espressioni, in altre circostanze Gesù adotta alcune immagini che in qualche modo descrivono l’inferno. Si tratta di quattro rappresentazioni: a) il fuoco che non si spegne; b) i vermi che non muoiono; c) le tenebre eterne e, infine, d) il pianto e lo stridore di denti.

 

 

 

 

Il Purgatorio

 

Catechismo Chiesa Cattolica:

è una purificazione finale che le anime viventi nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificate dopo la morte, devono subire prima di accedere al Paradiso. È una condizione temporanea di purificazione, non una punizione, che permette di raggiungere la santità necessaria per la gioia del cielo

Santi:

santa Teresa D’Avila: “viene consumata da una sete ardente del possesso di Dio eppure non può raggiungere questa “acqua”.

Santa Caterina da Siena: il Purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Il Purgatorio creato dalla divina Misericordia è necessario alla purificazione alle anime

San Pio=Ebbe visioni di anime in purificazione, che confermano la dottrina classica del giudizio particolare immediato.“Le anime del Purgatorio possono pregare per noi e ottenerci molte grazie, ma non possono pregare per se stesse.”

Santa Caterina da Genova: Uno degli aspetti più sorprendenti della sua visione è che le anime del Purgatorio non si ribellano alla loro condizione. Esse non si lamentano, non si confrontano con le altre, non desiderano uscire prima del tempo stabilito. Al contrario, sono completamente unite alla volontà di Dio. Questa totale conformità nasce dal fatto che, dopo la morte, l’anima vede la verità con chiarezza: riconosce la giustizia e la bontà dell’azione divina e vi aderisce senza riserve. In questo senso, il Purgatorio è anche un luogo di pace interiore, pur nella sofferenza. La sofferenza, infatti, è reale e molto intensa. Tuttavia, secondo Caterina, non deriva principalmente da un fuoco materiale, ma dal desiderio ardente di Dio. L’anima, creata per unirsi a Lui, sente una “fame” profonda che non può ancora essere soddisfatta. Questo desiderio diventa tanto più forte quanto più l’anima si purifica e si avvicina al suo fine ultimo. Per spiegare questa dinamica, la santa utilizza l’immagine della ruggine: il peccato è come una patina che copre l’anima e le impedisce di ricevere pienamente la luce divina. Il fuoco del Purgatorio consuma questa ruggine, permettendo all’anima di aprirsi sempre di più a Dio.  Un altro elemento fondamentale è che le anime del Purgatorio sono già salve. Esse sono in grazia, hanno scelto Dio e non possono più peccare. La loro sofferenza non è disperazione, ma attesa fiduciosa. In questo si distinguono radicalmente dalle anime dannate, che invece rifiutano Dio e restano chiuse nella loro volontà. La differenza tra Purgatorio e Inferno, quindi, non è tanto nella natura della pena, quanto nell’atteggiamento dell’anima: apertura e amore da una parte, chiusura e rifiuto dall’altra. infine, Caterina sottolinea che il Purgatorio è una grande misericordia. L’anima stessa, vedendo la propria imperfezione, desidera essere purificata e quasi “si getta” in questo stato, pur di poter un giorno contemplare Dio senza ostacoli. Questo rovescia completamente l’immagine comune del Purgatorio come castigo: esso diventa invece un dono, un passaggio necessario verso la piena comunione con Dio.

Santa Faustina Kowalska: Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po’ fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: «Per chi ancora devo pregare?». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ea unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è fervente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria «Stella del Mare». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: «La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.

Santa Gertrude: le disse il Signore: «Certo, le anime purganti vengono sollevate da tali suffragi, però preghiere anche brevi ma dette con fervore, sono ancor di maggiore profitto per esse»

Santa Brigida di Svezia: E udì ancora altre voci che aggiungevano: “Grazie siano rese a coloro che ci apportano sollievo nelle nostre sventure; la vostra potenza è infinita, o Signore: renda il centuplo ai nostri benefattori, che ci conducono più presto nel soggiorno della vostra luce divina”.

 

Mistici:

suor Paola di Santa Teresa dell’Ordine dei Domenicani: del Monastero di Santa Caterina a Napoli, è stata animata da una tenera organizzazione di carità verso le anime sofferenti del purgatorio. È stata ricompensata da qui per visioni ammirevoli. Un giorno stavo pregando per le anime del Purgatorio, quando fu condotto con spirito in Purgatorio. Ha visto una folla di anime in un lago di fuoco; al bordo di questa costa ardente, ha visto il Salvatore scortato dai suoi angeli. Questo Re Divino ha toccato con un bastone d’oro le anime che ha assegnato al cielo. Di fronte a questo, la serva di Dio chiese al suo marito celeste perché, tra questa folla, lui aveva scelto proprio quelli. Il Signore gli rispose: Ho liberato coloro che durante la loro vita hanno compiuto grandi atti di carità e misericordia; hanno meritato che io sia misericordioso nei loro confronti, secondo la mia promessa: “Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia.

” (San Matteo 5, 7)

Maria Simma È la più nota sul tema: affermava di ricevere visite dalle anime del Purgatorio.

descrive il Purgatorio come diviso in 3 grandi Livelli, dal più vicino all’Inferno (sofferenze più grandi) fino al più vicino al Paradiso (sofferenze più leggere e già piene di speranza). di livelli, ce ne sono moltissimi, perché ogni anima è individualmente diversa da un’altra quando arriva là. Ci sono sofferenze maggiori e minori e tra i due estremi vi è ogni grado di sofferenza. Probabilmente tanti sono i livelli, quante sono le anime, perché non esistono due persone e, quindi, due anime identiche.

Sofferenze: non sono fuoco fisico, ma soprattutto l’assenza di Dio e il rimorso di non averlo amato abbastanza.

Le anime Sono pazienti e vogliono soffrire perché sanno che così possono espiare e riparare tutto. Si purificano per arrivare totalmente luminose davanti a Dio; più espiano e riparano, più diventano radiose.

Non è Dio che vi colloca le anime. Sono le anime stesse a giudicarsi e a collocarsi al livello appropriato. Sono LORO che desiderano purificarsi prima di giungere a Dio. E’ molto importante che noi comprendiamo questa verità specifica sull’amore di Dio per noi!

Tempo: parlava di “lunghe purificazioni”, ma ribadiva che il Purgatorio non è misurabile col nostro tempo terreno. Le anime chiedevano Messe, rosari, sacrifici per abbreviare le pene. Importante: sottolineava che le anime del Purgatorio sono felici, perché sanno di essere salve.

Natuzza Evolo Aveva colloqui mistici con anime defunte. Descriveva il Purgatorio come un luogo di purificazione per amore: sofferenza, ma illuminata dalla speranza. insisteva che ci sono diverse “condizioni” di purificazione.

Sottolineava che il Purgatorio è una grande misericordia di Dio, perché permette a chi non è pronto di purificarsi per il Paradiso Testimonianze dicono che parlava di anime che rimanevano “a lungo” in Purgatorio per certi peccati trascurati (ad esempio mancanza di carità). Confermava che hanno un “grande amore per i vivi”, quindi pregano per chi è ancora in cammino.

Madre Speranza di Gesù: Padre Iacopini disse: “Un giorno stavo conversando con padre Gino, padre spirituale di Madre Speranza, quando la santa monaca si avvicinò al suo confessore e gli disse: ‘Padre questa notte il Signore mi ha detto che domani mattina devo andare subito a Todi per chiedere al Vescovo di riconoscere questa Cappella come Santuario dell’Amore Misericordioso. Mi ha detto di andare con celerità perché il Vescovo ha un tumore e tra pochi giorni se lo porta via. Ha aggiunto che il Vescovo non sa ancora di avere un tumore ma che tale tumore è già diffuso in tutto il corpo ed ha i giorni contati. E mi ha detto di stare serena che il Vescovo darà l’approvazione e Io nel Santuario gli darò la ricompensa’” .Padre Iacopini narra che quella mattina Madre Speranza insieme a padre Gino si recarono a Todi. Il vescovo disse loro che entro domenica avrebbe riconosciuto il santuario e nel frattempo chiese a Madre Speranza di pregare per lui e per le sue condizioni di salute. La santa gli rispose: “Eccellenza se sta tanto male vada all’Ospedale per un controllo, si curi e così starà meglio”. Erano parole di misericordia poiché Madre Speranza sapeva che non c’era nulla da fare e lo disse ai suoi discepoli: “Il Signore mi ha detto che se lo porta via, che deve morire. Ma io non gliel’ho detto altrimenti sarebbe morto di infarto prima del tempo”. Fatto sta che il vescovo volle prima riconoscere il santuario e dopo si reco all’ospedale per le analisi, qui vi riscontrarono un tumore allo stadio terminale (le metastasi si erano diffuse in tutto il corpo). Durante il periodo di degenza ospedaliera il vescovo ricevette la visita di Papa Giovanni Paolo II (suo grande amico), al quale confessò di non aver fatto in tempo a preparare i documenti necessari ad ufficializzare il santuario in Vaticano. Il pontefice lo rassicurò dicendogli che riteneva Madre Speranza una donna pia e santa e che per i documenti avrebbe posto rimedio lui stesso. Due giorni dopo quell’incontro il vescovo morì. Quando la notizia giunse a Madre Speranza, questa chiese al Vaticano che la bara fosse portata a Collevalenza per la Messa. Pochi minuti dopo l’inizio della funzione, erano le 18 circa, la santa cadde in estasi: era il signore che l’aveva chiamata per riferirle un messaggio importante. Madre Speranza, in seguito, ha comunicato il messaggio del Signore: “Ti faccio vedere con quanta gloria il Vescovo entra in paradiso perché ha dato l’approvazione al primo Santuario del mondo dell’Amore Misericordioso”. Quando Dio scomparve, apparve di seguito il Vescovo con il corpo ricolmo di luce che le disse: “Madre Speranza il Signore mi ha mandato a te per ringraziarti perché tu mi hai chiamato a dare l’approvazione al Santuario e il Signore è stato molto contento. Adesso avrò per tutta l’eternità la gloria del Paradiso. Però devo dirti che io, prima di andare in Paradiso, ho sofferto tanto in Purgatorio”. Madre Speranza rimase basita e chiese come fosse possibile una simile sofferenza in soli due giorni, ed il vescovo le rispose: “Madre Speranza il tempo dell’aldilà non è uguale a quello che si vive sulla Terra. Ho sofferto molto, molto di più in questi due giorni di purgatorio che non in 80 anni della mia vita sulla Terra perché quando si muore l’anima si presenta davanti a Dio e in presenza di Dio l’anima si vergogna”. Mai parlò di anime capaci di auto-purificarsi con preghiere proprie.

Teresa Neumann, 2 novembre 1928. Oggi Teresa è completamente sfinita; si sente abbandonata e misera. Due volte al giorno, mattino e sera, le è concesso di visitare il Purgatorio e guarda le anime lì riunite con infinita tristezza. Esse hanno figura luminosa, ma non sono ancora pure. Anche qui scorge parecchi conoscenti, alcuni dei quali le chiedono aiuto

Edvige Carboni (1880-1952) Mistica sarda. Da quelle fiamme sentii una voce, appenata, ma distinta: “Io sono N.N.; il Signore mi ha permesso di venire a te affinché trovi un poco di sollievo per le pene che soffro in Purgatorio. Ti domando per carità di applicare in mio suffragio tutte le tue orazioni, patimenti, umiliazioni e abbandoni, e questo farai per due anni, se chi guida la tua coscienza te ne darà il permesso. La misericordia di Dio è infinita, ma altrettanto infinita è la sua giustizia; e nella gloria del Paradiso non si può entrare, se non si ha pagato fino all’ultimo spicciolo il debito contratto con la giustizia divina. Il Purgatorio per me è pesante perché ho atteso l’ultimo istante per raccogliere la voce di Dio che mi ha chiamato a penitenza”.

Teresa Musco (1943-1976) Mistica campana. Nelle prime ore pomeridiane, mentre era assorta in orazione per suffragare le anime purganti, vede la sua stanza gremita di persone…Dinnanzi a tale spettacolo imprevisto, Teresa chiese: “ Cosa volete?”. E loro con un grido di gioia, la salutano dicendo: “ Ci hai liberato dalle pene del Purgatorio!…”. Dopo pochi attimi tutte quelle persone scompaiono…Era uno dei tanti frutti delle sue sofferenze.

Don Dolindo Ruotolo: “L’anima purgante tra i dolori si umilia, tra le pene tende a Dio, tra le ansietà di amore si accorda e canta con Maria: L’anima mia glorifica il Signore nella sua giustizia amorosa e nella sua santità. E canta l’anima perché vede le sue miserie e le sue imperfezioni non più con la misura della stiracchiata coscienza che aveva nella vita, ma nelle proporzioni della santità di Dio”

Don Dolindo Ruotolo : “Se noi, col suffragio, preghiamo per loro, esse [le anime in Purgatorio] certamente ci rispondono, pregando per noi. Non hanno la possibilità di meritare, perché per loro è finito il tempo della vita terrena ma, come amiche di Dio, hanno la possibilità di pregare e, logicamente, pregano con preferenza per quelli che le beneficano”

Vangelo:

 Matteo 12,32 Gesù dice: “Chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro.” Ciò Implica che alcuni peccati possono essere perdonati nel mondo futuro: non in Paradiso (dove non c’è peccato), non all’Inferno (dove non c’è perdono), resta una condizione intermedia ovvero il Purgatorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il Regno di Dio “Paradiso”

Catechismo Chiesa Cattolica:

il Paradiso è lo stato di felicità suprema e definitiva per i giusti, in cui si è riuniti attorno a Cristo in un’unione eterna e perfetta con Dio. Non è un luogo fisico, ma lo stato di chi, morto nella grazia di Dio e perfettamente purificato, è per sempre in comunione con Lui e con tutti i santi.

 

 

Santi:

Santa Teresa d’Avila (1515–1582)

Racconta estasi e visioni del Cielo nelle sue opere (Libro della Vita, Castello interiore).

Dice di aver visto “un trono di grandissima bellezza e splendore, dove si gustava una pace e un gaudio che superano ogni possibile desiderio”.

“ma adesso sembrava un uomo di trent’anni, anzi ancor più giovane e il suo volto era raggiante. Questa visione passò presto

E’ una luce che non abbaglia, un candore pieno di soavità, un infuso splendore che incanta deliziosamente la vista senza stancarla, come non la stanca la chiarezza con cui si vede quella sublime realtà. E’

una luce così diversa dalla nostra che quella del sole, in confronto, sembra molto appannata, tanto che dopo non si vorrebbe nemmeno aprire gli occhi.

Sottolinea soprattutto la presenza di Dio: ciò che rende il Paradiso ineffabile è lo stare faccia a faccia con Lui, senza veli.

Santa Faustina Kowalska Oggi in spirito sono stata in paradiso e ho visto l’inconcepibile bellezza e felicità che ci attende dopo la morte. Ho visto come tutte le creature rendono incessantemente onore e gloria a Dio. Ho visto quanto è grande la felicità in Dio, che si riversa su tutte le creature, rendendole felici. Poi ogni gloria ed onore che ha reso felici le creature ritorna alla sorgente ed esse entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che non riusciranno mai né a capire né a sviscerare. Questa sorgente di felicità è immutabile nella sua essenza, ma sempre nuova e scaturisce per la beatitudine di tutte le creature. Comprendo ora San Paolo che ha detto: “Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore d’uomo ciò che Dio prepara per coloro che Lo amano”. E Dio mi fece conoscere la sola ed unica cosa che ai Suoi occhi ha un valore infinito e questa è l’amore di Dio, l’amore, l’amore ed ancora una volta l’amore. E nulla è paragonabile ad un solo atto di puro amore di Dio. Oh, quali ineffabili favori concede Iddio ad un’anima che Lo ama sinceramente! Oh, felici quelle anime che già qui su questa terra godono dei Suoi particolari favori! Ed esse sono le anime piccole ed umili. Grande è la Maestà di Dio, che ho conosciuto più a fondo, che gli spiriti celesti adorano secondo il grado della loro grazia e la gerarchia in cui si dividono.

La mia anima quando ha visto la potenza e la grandezza di Dio non è stata colpita dallo spavento né dal timore; no, no, assolutamente no! La mia anima e stata colmata di serenità e d’amore e più conosco la grandezza di Dio e più gioisco per come Egli è. E gioisco immensamente per la Sua grandezza e sono lieta di essere così piccola, perché, proprio perché sono piccola, mi prende in braccio e mi tiene accanto al Suo cuore. O mio Dio, quanta pena mi fanno gli uomini che non credono nella vita eterna! Quanto prego per loro, affinché li investa il raggio della tua misericordia e Dio li stringa al suo seno paterno. cori degli angeli che montano la guardia davanti al Suo trono. Esso non teme nessuno, esso raggiunge Dio e s’immerge in Lui come nel suo unico tesoro. Il Cherubino con la spada di fuoco, che fa la guardia in Paradiso, non ha potere su di esso. O puro amore di Dio, quanto sei grande ed impareggiabile! Oh, se le anime conoscessero la Tua potenza!

Santa Veronica Giuliani: «Che cosa è il Paradiso? È la vita di Dio; è l’essenza di Dio, la presenza di Dio; e le Tre Divine Persone – un solo Dio, Dio Vivo, Dio Vero – e la volontà di Dio contenta tutti i Beati. Mi è stato poi dichiarato e fatto capire, in un istante, che l’anima è stata creata da Dio per un tanto bene, che con amore infinito è amata da Dio, e che essendo creata da Dio, è opera di Dio».

Santa Caterina da Siena “Del corpo, el quale gl’impediva per spazio di tempo la visione mia (cioè infino all’ora della morte), l’occhio era legato a non potere vedere me, Trinità eterna, nella visione de’beati immortali che sempre rendono gloria e loda al nome mio” tratt. Divina provvidenza.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori ha raccontato una storia che aveva condiviso con lui un superiore dell’ordine gesuita che gli era apparso prima di morire e gli aveva offerto un resoconto dettagliato sul trattamento che ci si può aspettare in cielo.

Secondo il defunto, le ricompense del cielo non sono uguali per tutti coloro che entrano, ma tutti quelli che entrano restano ugualmente soddisfatti:

“Ora sono in cielo, e anche Filippo II re di Spagna è in cielo. Entrambi godiamo della ricompensa eterna del Paradiso, ma è diversa per ciascuno di noi. La mia felicità è molto maggiore della sua, perché non è come quando eravamo ancora sulla terra, dove lui era regale e io una persona comune. Eravamo lontani come la terra dal cielo, ma ora è il contrario: io paragonato al re sulla terra ero umile, ma ora lo supero in gloria nel cielo. Ad ogni modo, siamo entrambi felici, e i nostri cuori sono del tutto soddisfatti”.

Il papa San Gregorio Magno parlò dell’unità soprannaturale tra la comunione totale dei santi in cielo e la sua conoscenza apparentemente infinita: “Oltre a tutto questo, una grazia più meravigliosa viene concessa ai santi in cielo, perché conoscono non solo quelli con cui avevano familiarità in questo mondo, ma anche quelli che non hanno mai visto prima, e conversano con loro in modo così familiare che è come se in tempi passati si fossero visti e conosciuti”.

Sant’Anselmo di Canterbury: “Nessuno avrà alcun altro desiderio in cielo di quello che Dio vuole; e il desiderio di uno sarà il desiderio di tutti; e il desiderio di tutti e di ciascuno sarà anche il desiderio di Dio”.

Santa Margherita da Cortona: Gesù dice” “Figlia, io ti collocherò tra i serafini, dove stanno le vergini ardenti per carità“

San Pio da Pietrelcina: «Ci sono delle anime destinate a raggiungere un alto grado di gloria, se non l’hanno

raggiunto in terra lo raggiungono dopo una sosta in purgatorio».

Santa Ildegarda di Bingen: Il Verbo è indivisibilmente ed eternamente presso il Padre, prima e dopo aver assunto l’umanità

santa ildegarda di bingen: Vidi poi una luce chiarissima: in essa una figura umana, color zaffiro, bruciava tutta di un fuoco scintillante e lievissimo. La luce si riversò su tutto quel fuoco scintillante, e il fuoco scintillante su tutta quella luce chiara, e la luce chiara e il fuoco scintillante su tutta la figura umana, così che diventavano un’unica luce di un’unica intensità. Di nuovo sentii le parole della luce vivente.

Per questo motivo vidi la luce chiarissima, che rappresenta il Padre, libero da errore, sbaglio o illusione; all’interno di questa, la figura umana color zaffiro indica, senza macchia di peccato, di odio o ingiustizia, il Figlio generato dal Padre prima del tempo secondo la divinità, incarnatosi nel mondo e nel tempo secondo l’umanità; questa figura brucia tutta di un fuoco lieve e scintillante: questo fuoco non contaminato da aridità, da morte e da tenebra, è lo Spirito santo, da cui l’unigenito Figlio di Dio, concepito secondo la carne e nato dalla Vergine nel tempo, infonde sul mondo la luce che davvero illumina

Santa Elisabetta della Trinità: o miei TRE, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi consegno a Voi come una preda. Seppellitevi in me, perché io mi seppellisca in Voi,

in attesa di venite a contemplare, nella vostra luce, l’abisso delle vostre grandezze.

Massimo il Confessore: «Come il ferro immerso nel fuoco assume le qualità del fuoco, diventando splendente e ardente pur rimanendo ferro per natura, così l’uomo unito a Dio viene interamente trasformato dal Suo Spirito.»

San Tommaso d’Acquino: Tra coloro che vedranno Dio per essenza, uno lo vedrà più perfettamente dell’altro. Ciò però non sarà a motivo di una immagine di Dio più perfetta in uno che nell’altro, perché tale visione non si compirà mediante una qualche immagine, come si è già detto. Ma avverrà perché l’intelletto dell’uno avrà una capacità o potenza maggiore dell’altro a vedere Dio. La facoltà poi di vedere Dio non appartiene all’intelletto creato in forza della sua natura, bensì per il lume di gloria, il quale, come abbiamo detto sopra, pone l’intelletto in uno stato di deformità. Cosicché l’intelletto, il quale partecipi maggiormente di questo lume di gloria, vedrà più perfettamente Dio. Parteciperà poi più largamente di questo lume di gloria, colui che ha un grado superiore di carità, perché dove si ha maggiore carità, ivi si trova maggiore desiderio; e il desiderio rende, in certo modo, colui che desidera più atto e più pronto a ricevere l’oggetto desiderato. E perciò colui che avrà maggiore carità, vedrà più perfettamente Dio e sarà più felice.

Santa Lucia do Santos: E vedemmo in una luce immensa che è Dio

 

Mistiche:

Natuzza Evolo: mi trovai in un posto bellissimo che era come una cupola, ma largo, largo, largo e rotondo come una piazza. C’era una luce meravigliosa, che faceva mille colori, bellissima. c’era tanta gente, quattro, cinque file di centinaia di persone, piccoli e grandi sollevati da terra e a cerchio, ho visto tante anime di defunti, con il viso per terra, in ginocchio, che pregavano, altri avvolte in una grande luce. Gesù predicava e tutti gli altri rispondevano, meno di me, che non sapevo come rispondere, ma pregavano tutti. lo, nel mio cuore, pregavo a modo mio, solo che avevo quella gioia, e aspettavo di fare la fine che avevano fatto gli altri.

Gesù, al centro, diceva: ” Benedetti tutti, siete con Me”, poi Gesù è arrivato a braccia aperte dove mi trovavo io; io tremavo come una canna. Mi ha detto: Gesù: Figlia mia dividiamoci i compiti, senza che ti  emozioni. Natuzza: lo non so quali sono i compiti. Gesù: Portare a Me le anime, sono i compiti. Amare e portare, compatire ed amare. Ma non ti arrendere. Prometti: o sì o no. Natuzza: Tutto quello che dite è legge e io accetto. Gesù: Anche la sofferenza? Natuzza: Certo! Per amore accetto pure la sofferenza. Gesù: ( mi ha abbracciata, mi ha dato un bacio in fronte. Era contento.) Tu rimarrai sempre con Me! Mi ami? Natuzza: lo sì, ma Voi mi amate? Gesù: Ti ho creato, ti sto crescendo. Mi devi aiutare ed io aiuto te. Natuzza: Perché avete scelto giusto a me, che sono cretina, che sono una scema. Ce n’erano persone istruite, intelligenti… Gesù: No. lo scelgo quelli che Mi possono aiutare nel cammino, per convertire. E poi scelgo le anime semplici che accettano il mio parere. E, quando una accetta, non si deve ritirare. lo scelgo le persone umili per fare del bene agli uomini. Natuzza: Oggi è il giorno più bello della mia vita. Gesù: Il seguito deve arrivare.

Maria Simma, I livelli in Paradiso sono molti. Il livello dell’anima dipende da come è vissuta sulla terra. Tutte le anime vivono in una gioia totale; sanno di non meritare di più e quindi non desiderano nulla di più. Alcune sono più gloriose e più luminose di altre: questa bellezza dipende dalle opere buone compiute quand’erano qui sulla terra. Quindi con uno sforzo maggiore qui sulla terra noi possiamo accedere a livelli più alti in Paradiso.

Natuzza Evolo (1924–2009) le anime possono vedere la Luce Divina, sentirsi beate per l’eternità e hanno la concessione, da parte del Signore, di andare a far visita, ogni tanto, ai loro parenti.»

Teresa Neumman, Tutti insieme erano scomparsi in una luce chiara, e lei avrebbe voluto seguirli.

Madre Speranza di Gesu: Il cielo è il luogo dove Dio si manifesta alle anime sante; luogo chiarissimo di luce celestiale e dolce; infatti, Dio stesso con la santissima umanità del buon Gesù Ë la fonte della gioia dei beati. L’empireo è un luogo sicuro, durevole, amenissimo e splendido più di quanto si possa esprimere a parole. Gli abitanti del cielo sono senza numero; molto nobili e sapienti in tutto, conversano con la massima familiarità. Sono come gigli senza spine e grano senza paglia, disposti con varietà, in armonia e accordo, pur non avendo tutti la stessa gloria, simili alle stelle del cielo che, quantunque differenti per luminosità e grandezza, sono ordinate con mirabile leggiadria.Ognuno gode della gloria degli altri come della propria, perché tutti si amano con straordinaria carità. Questa Ë l’idea che ho della gloria in quanto stato e compagnia dei beati.

  • Come vedete, figlie mie, la gloria dei giusti consiste essenzialmente nella visione di Dio, alla quale tutte noi dobbiamo aspirare, poiché l’anima che possiede Dio, ha tutto; di nulla manca perché Dio solo le basta.

Don Dolindo Ruotolo: “I meriti acquistati in vita determinano lo stato glorioso dell’anima beata e lo stato di gloria la rende capace di una maggiore fruizione di Dio. Ora la gloria di Maria è immensa, ha quasi dell’infinito, come hanno dell’infinito i suoi meriti”

Jean Derobert Figlio spirituale di Padre Pio: mi trovai in un paesaggio meraviglioso, avvolto da una luce azzurra e dolce… Lasciai in quel momento questo “paradiso” pieno di fiori straordinari da me sconosciuti e là perdetti la mia natura di uomo e divenni come una “goccia di luce”. Vidi molte altre “gocce di luce” e seppi che questa era san Pietro, quell’altra Paolo o Giovanni o un apostolo, o il tal santo… (Lascai questo livello e andai più su). Vidi Maria, meravigliosamente bella nel suo vestito di luce, che mi ha accolto con un sorriso indescrivibile… (mi ha abbracciato e baciato). Dietro di lei, c’era Gesù, meravigliosamente bello e, dietro ancora, una zona di luce che pensavo essere il Padre, nel quale mi immersi…e sperimentai la beatitudine perfetta. Parecchie settimane dopo Jean va da Padre Pio «perchè questa esperienza mi ha molto marcato, senza dubbio». Incontra il frate e «lui come al solito mi ha fatto un segno di amicizia. Poi mi ha detto soltanto questo: “Uhhh…Tu….Figliolino mio, quanto mi hai fatto correre, ma ciò che hai visto era tanto bello”. Questo prima che io gli raccontassi qualsiasi cosa, perchè lui mi aveva avvertito prima…».

Stanley Villavicencio Realizzai di trovarmi in quello che appariva come un bellissimo, profumato e fresco giardino, e che dietro Gesù vi erano ogni sorta di fiori, comprese delle grandi, grandi rose dai colori inimmaginabili»

Maria Valtorta: E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant’altra, la annullava facendola come un’ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito… Oh! come si vede che è spirito! è Tutto. Tutto tanto è perfetto. è nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce. Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l’abito regale che ne copriva le Membra Ss. senza celarne la bellezza indescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.

LA SANTISSIMA TRINITA’

Vangelo:

1Timoteo 6,16 «Il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere».

(Giovanni 17,3)«Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo»

Giovanni 16,28: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre»

Giovanni 14:2-6:”Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me» (Giovanni 14,2-3).

Giovanni 14:6“Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”

Gv 17, 20-21 Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Giovanni 14,10: Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Giovanni 4:24. Dio è Spirito

Matteo 5,3-12 (Beatitudini)Gesù descrive la felicità dei beati: vedranno Dio, saranno consolati, erediteranno

la terra, saranno saziati. Paradiso = compimento delle Beatitudini.

Matteo 25,34“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.”

Luca 14,15 – “Beato chi siederà a mensa nel regno di Dio.”

Matteo 8,11“Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli.” Paradiso = la grande famiglia dei figli di Dio riuniti.

Tra il tempo e l’eternità vi sarebbe una condizione di mezzo: “l’evo”.
Questa è la condizione in cui si trovano le anime del paradiso, dell’inferno e del purgatorio prima della fine del mondo. In questa condizione, secondo San Tommaso, è possibile un aumento di purificazione, di pena o di gloria. Sicché i santi possono crescere nel beneficare le anime che si trovano di qua.
Ugualmente i demoni possono crescere nella loro pena.
E le anime del Purgatorio si purificano progressivamente.

Giovanni 14:20.In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi in me e io in voi”

1 Corinzi 6,17- “Chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui”

Giovanni (1,7) Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.

1Gv 4,16 Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.

 

SAPPIAMO PERO’ CHE…

la fede cattolica insegna che i santi e i mistici possono aver ricevuto da Dio autentiche visioni del Cielo e della sua gloria. Tuttavia, queste visioni non sono necessariamente la realtà ultima del Paradiso così come la vivono i beati. Dio, infatti, si manifesta a ciascun mistico nel modo e nella misura che ritiene opportuni, adattando l’esperienza alla capacità umana di quella persona. Per questo le descrizioni dei mistici possono essere diverse tra loro: non perché siano false, ma perché ciascuna coglie un aspetto della stessa realtà infinita. La piena realtà del Paradiso è la visione beatifica, cioè la comunione perfetta e diretta con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, una realtà che supera ogni immagine, ogni linguaggio e ogni visione avuta durante la vita terrena. Per questo motivo, nessun mistico può dire di aver descritto completamente il Paradiso così com’è nella sua pienezza, anche se le sue visioni possono essere autentiche e aiutare a comprendere qualcosa della gloria di Dio.

SE LA VISIONE VIENE ADATTATA SOTTO SIMBOLI ED IMMAGINI CHE RAPPRESENTANO LA VERITÀ, COSA POSSIAMO DEDURRE DALLE ESPERIENZE DEI MISTICI E DEI TESTIMONI EPM E RESURREZIONI, RIPOSTATE IN QUESTO STUDIO? 

-un uomo di trent’anni, anzi ancor più giovane e il suo volto era raggiante.

-molte altre “gocce di luce”

-figure che erano avvolte nella luce, permeate di luce ed erano esse

stesse luce corrispondevano perfettamente all’immagine che ne avevo avuto quand’erano, in vita,

nella loro forma più smagliante.

-e lo descrisse giovane e senza occhiali.

QUI POSSIAMO APPRENDERE UNA VERITÀ SOTTO L’ESPERIENZA DI QUESTE VISIONI: L’ANIMA DI UNA PERSONA IN PARADISO NON AVENDO ETÀ ESSENDO SPIRITO. ED ESSENDO BEATA, SPLENDE DI GLORIA IN BASE ALLO STATO IN CUI ELLA SI TORVA.

vedere me, Trinità eterna, nella visione de’beati immortali che sempre rendono gloria e loda al nome mio

– una luce così diversa dalla nostra che quella del sole, in confronto, sembra molto appannata,

– entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo

– Vidi poi una luce chiarissima: in essa una figura umana, color zaffiro, bruciava tutta di un fuoco scintillante  e  lievissimo. La luce si riversò su tutto quel fuoco scintillante, e il fuoco scintillante su tutta quella luce chiara, e la luce chiara e il fuoco scintillante su tutta la figura umana,

così che diventavano un’unica luce di un’unica intensità

– E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant’altra, la annullava facendola come un’ombra

– Al centro c’era un grande splendore, una concentrazione di luce enormemente brillante. All’esterno del

centro milioni di sfere di luce fluttuavano, entrando ed uscendo da quella che era la grande presenza nel centro.

– Quando sono apparso davanti al Signore Gesù.

– Vidi Maria, meravigliosamente bella nel suo vestito di luce, che mi ha accolto con

un sorriso indescrivibile… (mi ha abbracciato e baciato). Dietro di lei, c’era Gesù, meravigliosamente bello e, dietro ancora, una zona di luce che pensavo essere il Padre, nel quale mi immersi

-Tutti erano centrati in una luce molto brillante sopra di loro e tutti adoravano in perfetta unità.

– se fossi entrata completamente nella luce

Qui possiamo apprendere una verità sotto l’esperienza di queste visioni:

  • LA GLORIA DI DIO È FREQUENTEMENTE MANIFESTATA COME UNA LUCE SOPRANNATURALE. L’ESSENZA DIVINA, PERÒ, SUPERA OGNI IMMAGINE E NON PUÒ ESSERE IDENTIFICATA SEMPLICEMENTE CON LA LUCE.
  • DIO È UNO NELL’UNICA NATURA DIVINA E TRINO NELLE PERSONE: IL PADRE, IL FIGLIO E LO SPIRITO SANTO. IL FIGLIO, ESSENDOSI INCARNATO, PUÒ MANIFESTARSI ANCHE NELLA SUA UMANITÀ GLORIFICATA; IL PADRE E LO SPIRITO SANTO SONO PURAMENTE SPIRITO.
  • IL PARADISO CONSISTE NELLA PERFETTA COMUNIONE CON DIO: LE ANIME PARTECIPANO ALLA VITA E ALLA GLORIA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ, CONTEMPLANO DIO NELLA VISIONE BEATIFICA E VIVONO IMMERSE NELLA SUA COMUNIONE SENZA PERDERE LA PROPRIA IDENTITÀ PERSONALE.

Che cos’è il lumen gloriae ?

Il lumen gloriae (lume della gloria) è un concetto elaborato in particolare da san Tommaso d’Aquino, che indica l’aiuto soprannaturale dato da Dio per rendere l’intelletto umano capace di vedere la Sua essenza in Paradiso. il lume della gloria sarebbe Dio stesso in quanto illumina. Questa teoria è antipsicologica perché non tiene conto che la cognizione, sia nell’ordine naturale come nell’ordine soprannaturale, è atto vitale e però deve scaturire dalle potenze dell’anima e rimanere in esse come proprio. S. Tommaso, coerentemente all’analisi della visione beatifica e ai principi della psicologia umana. insegna che l’intelletto creato, non essendo proporzionato all’intuizione immediata dell’essenza divina, dev’essere disposto, preparato ad essa con una energia inerente e permanente. Con linguaggio più chiaro egli riduce il lume della gloria a una qualità abituale (simile a una virtù) infusa da Dio nell’intelletto dei beati per elevarlo operativamente alla visione immediata dell’essenza divina. Questa qualità infusa forma un sol principio operativo con l’intelletto. in modo che l’atto vitale della visione beatifica procede tutto intero dall’uno e dall’altro sotto diverso aspetto. Questa dottrina è ormai comune. Il lume della gloria (= id sub quo) non toglie l’immediatezza della visione ed è più o meno intenso secondo il grado di grazia santificante in cui l’anima si trova nel momento della morte.

 

Santa Caterina da Siena

None che esso e gli altri servi miei non mi veggano e gustino, non in essenzia, ma in affetto di caritá in diversi modi, secondo che piace alla bontá mia di manifestare me medesimo a voi; ma ogni vedere, che l’anima riceve mentre che è nel corpo mortale, è una tenebre a rispetto del vedere che ha l’anima separata dal corpo. Si che pareva a Pavolo che’l sentimento del vedere impugnasse il vedere dello spirito, cioè che ’l sentimento umano della grossezza del corpo impedisse rocchio dell’ intelletto, che non lassava vedere me a faccia a faccia. La volontá gli pareva che fusse legata a non potere tanto amare quanto desiderava d’amare, perché ogni amore in questa vita è imperfetto infino che non giogne alla sua perfezione.

(trattato Divina Provvidenza Cap. LXXIX):

 

Santa Teresa d’Avila (dottore della Chiesa):
«…il nostro buon Dio vuole ormai levarle [all’anima; N.d.R.] le squame dagli occhi, affinché veda e comprenda qualcosa della grazia che egli le concede, ma in un modo singolare. Una volta che essa sia introdotta in questa mansione, per mezzo di una visione intellettuale, tutt’e tre le Persone della Santissima Trinità le si mostrano per una certa rappresentazione della verità, nel divampare di un incendio che investe subito il suo spirito come una nube risplendente. Le tre Persone si vedono distintamente e l’anima, per una nozione ammirabile che le viene comunicata, comprende con assoluta certezza che tutt’e tre sono una sola sostanza, una sola potenza, una sola sapienza, un solo Dio. Così, ciò che crediamo per fede, l’anima qui lo percepisce, si può dire, con la vista, anche se non si vede nulla né con gli occhi del corpo né con quelli dell’anima, perché non si tratta di visione immaginaria. Allora tutt’e tre le divine Persone si comunicano ad essa, le parlano e le fanno intendere le parole dette dal Signore nel Vangelo: che egli verrà, con il Padre e lo Spirito santo, a dimorare nell’anima che lo ama e osserva i suoi comandamenti.»

(Santa Teresa d’Avila; “Castello interiore”, VII mansioni, cap. I, par. 6)

San Tommaso d’Acquino

Un puro uomo non può vedere Dio per essenza, se non viene tolto da questa vita mortale. La ragione di ciò è riposta nel fatto che, come abbiamo detto più sopra, la conoscenza si modella sulla natura del soggetto conoscente. Ora, l’anima nostra, finché siamo in questa vita, ha la sua esistenza nella materia corporale: quindi non conosce, naturalmente, se non le cose che hanno la loro forma nella materia, o quelle che possono essere conosciute per mezzo di esse. Ora, è chiaro che la divina essenza non può conoscersi mediante le essenze delle cose materiali, ché, come abbiamo detto sopra, la conoscenza di Dio, avuta per qualsiasi similitudine creata, non è la visione dell’essenza stessa. Perciò è impossibile all’anima dell’uomo, ancor vivente della vita di quaggiù, vedere l’essenza di Dio. – Un segno di ciò è che l’anima nostra quanto più si astrae dalle cose corporali, tanto più diviene capace di quelle intelligibili astratte dalla materia. Ed è per questo che nei sogni e nelle alienazioni dai sensi corporei si percepiscono meglio le rivelazioni divine e le previsioni del futuro. Non può dunque avvenire che l’anima sia sollevata al supremo intelligibile, che è l’essenza divina, finché è legata a questa vita mortale. Dionigi spiega che quando la Scrittura afferma che alcuno ha veduto Dio, vuole indicare che sono state prodotte delle figure, sensibili o immaginarie, atte a rappresentare simbolicamente qualche cosa di divino. Perciò, quando Giacobbe dice: “Ho visto Dio a faccia a faccia”, si riferisce non proprio alla divina essenza, ma a una figura nella quale Dio era rappresentato. Ma questo stesso vedere la persona di Dio che parla, sia pure in visione immaginaria, è già un grado eminente della luce profetica. Come vedremo quando parleremo dei vari gradi della profezia. – Oppure Giacobbe ha detto così per indicare una certa eminenza di contemplazione intellettuale superiore alla comune. (summa teologica [28767] Iª q. 12 a. 11 co.)

RIASSUMENDO…

Il Vangelo, il magistero della Chiesa cattolica, insieme alle testimonianze dei santi e dei mistici, concordano nell’indicare una stessa verità:

il giudizio particolare

è la retribuzione immediata che l’anima immortale riceve da Dio nell’istante stesso della morte. È un giudizio definitivo, basato sulla fede e sulle opere compiute in vita,

  • ⁠ ⁠La carità e l’amore: Il criterio principale è come abbiamo amato. Come indicato nel Vangelo e ripreso dalla tradizione, “alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”. Dio valuta quanto abbiamo accolto o rifiutato il Suo amore e come lo abbiamo trasmesso al prossimo.
  • ⁠ ⁠Fede e Opere: Il giudizio riguarda la corrispondenza tra ciò che si è creduto e come si è agito. Le “opere di misericordia” (nutrire gli affamati, visitare i malati, ecc.) sono considerate la prova tangibile della fede.
  • ⁠ ⁠Accoglienza della Grazia: Dio giudica in base alla disposizione del cuore e all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina offerta durante la vita. La condanna (inferno) non è una punizione imposta esternamente, ma la conseguenza di un rifiuto libero e definitivo di Dio fino all’ultimo istante.
  • ⁠ ⁠Responsabilità personale: Ogni uomo renderà conto di ogni sua parola, azione e anche delle omissioni. La coscienza, illuminata dalla presenza di Cristo, funge da “accusatore” o “testimone” della verità della propria vita.

In sintesi, Dio giudica l’anima mettendola di fronte alla verità di sé stessa in rapporto alla Sua santità: chi muore nell’amicizia con Lui, ma non è ancora perfettamente puro, affronta il Purgatorio per poter accedere alla gioia del Paradiso

La comunione eterna con Dio vale per tutti i popoli della terra.

 

Inferno, se l’anima rifiuta deliberatamente Dio e la sua legge fino all’ultimo.

esso è una realtà terribile ed eterna. Lo descrivono spesso con immagini molto concrete, come fuoco, tenebre, urla, odori insopportabili, torture e disperazione, ma precisano che tutto questo serve a rendere percepibile la vera condizione delle anime, che è soprattutto lo stato interiore di separazione definitiva da Dio. La pena più grande, infatti, non è quella dei tormenti sensibili, ma la perdita di Dio per sempre, l’impossibilità di amare e di essere amati. L’Inferno è presentato come un luogo di odio e di maledizione, dove le anime si rifiutano a vicenda, si odiano e bestemmiano, e dove i demoni tormentano incessantemente i dannati. In molte visioni si parla anche di pene diverse proporzionate ai peccati commessi, ma tutte senza fine. I mistici più vicini a noi, come Natuzza Evolo e Madre Speranza di Gesù, hanno sottolineato che Dio non manda nessuno all’Inferno: è l’anima stessa che, rifiutando l’amore di Dio e scegliendo l’odio, si chiude per sempre alla salvezza. Ciò che accomuna tutte queste esperienze è la certezza che l’Inferno esiste, che non ha vie d’uscita e che la sua essenza più profonda è l’assenza di Dio, che rende ogni altra pena secondaria

Purgatorio se l’anima deve essere ancora del tutto purificata.

Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per amore. Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. E una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio.

Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.

viene descritto come un luogo ed uno stato dell’anima. Le Anime espiano pene proporzionate ai peccati, pregare per loro stessi non possono, per gli altri si, e con molta gioia lo fanno.

Per espiare le loro sofferenze bisogna: Compiere messe, rosari, penitenze ed offerte.

Il regno dei Celi se l’anima è pienamente purificata.È la perfetta comunione con Dio Padre, figlio e spirito Santo, siamo immersi nell’essenza divina e si gode di essa dando lode e gloria incessantemente a Dio, e l’amore va e trona incessantemente.

 

 

LA COMUNIONE DEI SANTI ed IL CORPO MISTICO DI CRISTO:

 

 

La comunione dei santi è una verità di fede professata nel Credo e indica la reale unione spirituale tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Essa comprende i fedeli ancora in cammino sulla terra (Chiesa militante), le anime in purificazione (Chiesa purgante) e i santi e angeli che già godono della visione di Dio (Chiesa trionfante). Non si tratta di una semplice comunione affettiva o simbolica, ma di una partecipazione concreta alla stessa vita divina, così chiamato il corpo mistico di Cristo: che ha la sua origine e il suo centro in Gesù Cristo.

Questa unità si fonda sul fatto che tutti i battezzati (e, in modo misterioso, anche coloro che sono ordinati a Cristo senza saperlo) sono inseriti in un unico Corpo mistico, di cui Cristo è il capo. Come insegna Paolo di Tarso, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono; se un membro è onorato, tutte gioiscono con lui”. Ne deriva che esiste una reale circolazione dei beni spirituali: la grazia, la carità, le preghiere, i sacrifici e le opere buone non restano isolate, ma possono giovare a tutti i membri di questo corpo.

In particolare:

  • i fedeli sulla terra possono offrire preghiere e opere per gli altri e per le anime del purgatorio
  • le anime del purgatorio, pur non potendo più meritare per sé, sono unite nella carità e attendono la piena comunione
  • i santi in cielo intercedono per i vivi, partecipando attivamente all’opera salvifica di Dio

All’interno di questa visione ampia e organica della salvezza, la Chiesa insegna che anche coloro che non sono cristiani visibili possono essere salvati, se, senza loro colpa, non hanno conosciuto il Vangelo ma cercano sinceramente la verità e il bene. Questo insegnamento è stato espresso con chiarezza dal Concilio Vaticano II, che riconosce l’azione dello Spirito Santo anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa.

Tuttavia, questa apertura non significa che esistano vie parallele o indipendenti: la Chiesa afferma con decisione che ogni salvezza avviene sempre e solo attraverso Cristo. Anche quando una persona non lo conosce esplicitamente, è comunque raggiunta dalla sua grazia. In questi casi si parla di una risposta implicita a Dio, talvolta definita come “battesimo di desiderio”: un orientamento profondo del cuore verso la verità e il bene che, in realtà, è già una risposta alla presenza operante di Dio.

Quando una persona viene salvata, anche se in vita non era cristiana, entra pienamente nella comunione dei santi, diventando parte del Corpo di Cristo. In quel momento, ogni distanza visibile cade: ciò che era implicito diventa esplicito, e l’anima partecipa consapevolmente alla stessa vita divina che unisce tutti i redenti.

In questo contesto si comprende meglio anche il ruolo della Chiesa. Essa non è un elemento opzionale, ma il mezzo ordinario e pieno voluto da Dio per la salvezza. Attraverso la Chiesa:

  • Cristo viene annunciato in modo chiaro e non rimane sconosciuto
  • i sacramenti comunicano la grazia in modo efficace e sicuro
  • la coscienza è formata e guidata nella verità
  • il credente è sostenuto da una comunità viva e concreta

Sebbene Dio possa operare anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa, è in essa che si trovano tutti i mezzi ordinari della salvezza nella loro pienezza.

 

 

 

 

 

 

L’ESPERIENZA PRE MORTE

L’esperienza di pre-morte, comunemente chiamata NDE (Near Death Experience), è un fenomeno riportato da alcune persone che, trovandosi in condizioni di grave pericolo di vita – arresto cardiaco, morte cerebrale traumi gravi, coma, shock profondo – riferiscono di aver vissuto esperienze intense e coerenti mentre erano clinicamente morti.

È importante chiarire che la Chiesa cattolica non ha una posizione dottrinale ufficiale sulle NDE, ma le considera un campo di indagine serio, purché esaminato con prudenza e alla luce della fede.

Raymon Moody, che per primo compì una ricerca sistematica nel settore, riportando i risultati dei suoi studi in quello che divenne un vero best seller a livello mondiale, nel 1975 individua quindici elementi che caratterizzano le EPM, anche se non sono tutti presenti contemporaneamente e con la stessa intensità nei racconti dei singoli soggetti:

 

1) ineffabilità, cioè la difficoltà ad esprimere con parole l’esperienza vissuta;

2) l’ascolto della notizia relativa alla cessazione delle funzioni vitali, da parte delle persone (medici, parenti) presenti;

3) senso di pace e quiete;

4) un suono o rumore, avvertito dalle persone o come rumore o ronzio fastidioso e spiacevole, o come suono o musica piacevole e gradevole;

5) un tunnel oscuro, attraverso il quale i soggetti hanno la percezione di passare (volando o cadendo);

6) l’abbandono del corpo «esperienza extra corporea, con i soggetti che vedono il proprio corpo e l’ambiente circostante dall’esterno;

7) incontro con altri: persone conosciute e già morte oppure in alcuni casi esseri spirituali, come angeli custodi;

8) l’essere di luce, avvertito come personale e fonte di amore e calore, identificato

spesso con Dio, che talvolta intrattiene col soggetto un dialogo non verbale (o telepatico);

9) esame della propria vita, in un istante si ha una panoramica dei propri eventi passati;

10) il confine, cioè la visione di un qualche tipo di limite come una siepe, una recinzione, una porta chiusa, della nebbia;

11) il ritorno allo stato di coscienza, che viene avvertito come doloroso in particolare da chi ha avuto l’esperienza dell’essere di luce;

12) racconto dell’esperienza;

13) conseguenze nella vita, che in seguito alla EPM viene caratterizzata da una maggiore serenità e profondità e da una

maggiore attenzione verso gli altri;

14) nuovi modi di concepire la morte, che non viene vista più come evento in sé traumatico e doloroso, ma non viene

comunque cercata con il suicidio. Dopo una EPM la morte è un ritorno a casa, con la certezza che c’è una vita

nell’aldilà;

15) testimonianze che costituiscono prove della realtà dell’esperienza vissuta: le persone rianimate riportano eventi e parole accaduti nel momento della cessazione temporanea delle funzioni vitali dei quali non possono essere a cono-

scienza. Gli elementi identificati da Moody non riguardano propriamente solo l’evento dell’esperienza di premorte (il cosiddetto «nucleo»), ma anche le sue successive conseguenze esistenziali.

 

TESTIMONIANZE EPM

L’esperienza di pre-morte, comunemente chiamata NDE (Near Death Experience), è un fenomeno riportato da alcune persone che, trovandosi in condizioni di grave pericolo di vita – arresto cardiaco, traumi gravi, coma, shock profondo – riferiscono di aver vissuto esperienze intense e coerenti mentre erano clinicamente incoscienti o prossimi alla morte.

È importante chiarire che la Chiesa cattolica non ha una posizione dottrinale ufficiale sulle NDE, ma le considera un campo di indagine serio, purché esaminato con prudenza e alla luce della fede.

Di seguito presenteremo alcune parti significative di testimonianze di persone che hanno vissuto esperienze di pre-morte o resurrezioni. Il nostro intento non è quello di analizzare gli aspetti emotivi o narrativi, ma di comprendere ciò che queste esperienze hanno in comune dal punto di vista strettamente teologico.

ESPERIENZE DI PRE MORTE :

 

Gloria Polo: Il Signore mi ha mostrato lo stato miserabile della mia anima per aver criticato i sacerdoti. Una volta ho calunniato un sacerdote chiamandolo omosessuale e tutta la comunità lo venne a sapere. Quanto male ho fatto a quel sacerdote! Sarebbe lungo parlare di questo, mi limito a dire che una parola può ammazzare una persona. Ora vedevo tutto il male che avevo provocato. Che grande vergogna! Non riesco a descrivere la mia grande vergogna, dico solo “non fate come me”, non criticate! Pregate! Ho visto come le macchie più gravi della mia anima, quelle che attiravano la maledizione su di me, era proprio per aver criticato i sacerdoti

 

Dott. Lloyd Rudy: Mi parlò della luce Abbagliante alla fine del tunne

l

Pam Rainolds Lowery :era come essere in un tunnel, ma non era un vero tunnel. Si trattava di un condotto oscuro, alla cui estremità più lontana c’era un piccolissimo punto di luce che via via diventava più grande e poi ancora più grande.

 

Padre Jose Maniyangat In seguito, il mio angelo mi ha portato in cielo passando attraverso un grande e luminoso tunnel.

Padre Steven Scheier avuta poco dopo l’incidente davanti al trono di giustizia di Gesù Cristo. Non lo vidi, ma udii la sua voce. Per un tempo indefinibile Egli si dedicò a revisionare con me tutta la mia vita e ad accusarmi giustamente di tante cose. Non avevo argomenti di difesa per protestare contro alcuna di queste accuse, perché erano giuste.

Howard Storm ATEO: Con mia sorpresa la mia vita stava andando in scena davanti a me, a circa due o tre metri di distanza, dall’inizio alla fine. La rivisitazione di tutta la mia vita sarebbe stata emotivamente devastante, e mi avrebbe reso uno psicopatico, se non fosse stato per il fatto che (gli esseri) mi manifestavano il loro amore durante la rappresentazione.

 

Tatyana Belous Atea Comunista: apparve improvvisamente come un tunnel Ad un tratto due angeli portarono il libro della mia vita davanti al Signore. In un primo momento portarono una specie di rotolo. Vidi che la mano di Dio lo coprì con una nuvola e tolse i sigilli. Poi aprirono quel rotolo e potei vedere la mia intera vita. Dal momento in cui entrai in questa vita, fino al tempo in cui la lasciai…proprio tutta quanta la mia vita. Reclamava il suo diritto su di me per quei frutti […] che erano i peccati di cui non mi ero pentita. […] Ero

terrorizzata. Comprendevo che in quel momento, se il Signore avesse detto: “Prendila”, sarebbe stato giusto… sarebbe stato giusto, capite?

Pam Rainolds Lowery: voleva entrare in quella Luce ma (I PARENTI)”Non mi permisero di procedere oltre … Mi fu comunicato (non riesco ad esprimermi meglio, dato che non parlavano come facciamo noi) che se fossi entrata completamente nella lucequalcosa di irreversibile sarebbe capitato al mio corpo fisico. Non sarebbero più riusciti a rimettere di nuovo quell’io che ero all’interno del mio corpo”

figure che erano avvolte nella luce, permeate di luce ed erano esse

stesse luce corrispondevano perfettamente all’immagine che ne avevo avuto quand’erano, in vita,

nella loro forma più smagliante.

Giovane donna Uzbeka (musulmana): Delle voci le dissero che la porta sarebbe rimasta chiusa e che lei non sarebbe entrata.

Padre Jose Maniyangat: Immediatamente, ho incontrato il mio angelo custode.

Howard Storm ATEO : Mi dissero che quando una persona buona muore, gli angeli gli vengono incontro e lo portano verso il cielo, gradualmente, perché quell’anima non potrebbe sopportare di essere esposta istantaneamente alla presenza di Dio.

Al centro c’era un grande splendore, una concentrazione di luce enormemente brillante. All’esterno del

centro milioni di sfere di luce fluttuavano, entrando ed uscendo da quella che era la grande presenza nel centro.

Mi vergognavo talmente di ciò che ero, e di quello che ero stato per tutta la vita, che tutto ciò che volevo era nascondermi nell’oscurità.

 

Gloria Polo racconta di essersi trovata verso le porte del Paradiso. Avvicinandosi ad esse intravide una realtà bellissima dai colori straordinari fatta di fiori, alberi, laghi e ruscelli vivi.

Colton Curpo: raccontò che era stato in cielo e che aveva visto molte cose e conosciuto molta gente, compreso il bisnonno Pop il quale morì trenta anni prima della sua nascita ― e lo descrisse giovane e senza occhiali.

 

Padre Jose Maniyangat: la più bella musica che avessi mai sentito. Gli angeli cantavano e lodavano Dio. Ho visto tutti i santi, in particolare la Madre santissima e san Giuseppe, e molti vescovi e sacerdoti consacrati che brillavano come stelle. Le parole non possono esprimere la bellezza del cielo. La pace e la felicità trovate lì superano un milione di volte la nostra immaginazione. Nostro Signore è molto più bello di tutte le immagini conosciute. Il suo volto è raggiante e luminoso, e molto più bello di mille albe. Le immagini che vediamo nel mondo sono solo l’ombra della sua magnificenza. La Madonna era accanto a Gesù, così bella e radiosa che nessuna delle immagini che vediamo in questo mondo si può paragonare alla sua bellezza. Il cielo è la nostra vera casa, siamo tutti creati per raggiungere il cielo e godere di Dio per sempre.

Quando sono apparso davanti al Signore Gesù, Egli mi ha detto: “Voglio che tu torni nel mondo. Nella tua seconda vita, tu sarai uno strumento di pace e di guarigione per il mio popolo. Camminerai in una terra straniera e parlerai una lingua straniera.

Tutto è possibile per te con la mia grazia”. Dopo queste parole, la Madonna mi ha detto: “Fa tutto quello che ti dirà. Io ti aiuterò nei tuoi ministeri”.

Padre Jose Maniyangat il mio angelo custode mi ha accompagnato in purgatorio. Anche qui vi sono sette gradi di sofferenza e di fuoco inestinguibile. Ma è molto meno intenso di quello dell’inferno, e non c’erano più litigi e risse. La sofferenza principale di queste anime è di essere separate da Dio. Alcune di queste anime del purgatorio hanno commesso numerosi peccati mortali, ma si sono riconciliate con Dio prima della morte. Anche se esse soffrono, godono di pace sapendo che un giorno andranno a vedere Dio faccia a faccia. Ho avuto la possibilità di comunicare con le anime del purgatorio. Esse mi hanno chiesto di pregare per loro e dire alla gente di pregare per loro affinché possano andare in paradiso presto. Se preghiamo per queste anime, riceviamo in cambio la loro riconoscenza che sono le loro preghiere di intercessione e, quando entreranno in Cielo, le loro preghiere saranno per noi ancora più efficaci.

Disse l’angelo:“Alcune di queste anime del purgatorio hanno commesso numerosi peccati mortali, ma si sono riconciliate con Dio prima della morte. Anche se esse soffrono, godono di pace sapendo che un giorno andranno a

vedere Dio faccia a faccia”

Padre Jose Maniyangat:  È stata una visione terribile. Ho visto Satana e i demoni, un fuoco inestinguibile di circa 2.000 gradi fahrenheit, vermi striscianti, gente che urlava e si dibatteva, altri torturati dai demoni. L’angelo mi ha detto che tutte queste sofferenze sono dovute ai peccati mortali di cui non si erano pentiti. Poi ho capito che ci sono sette gradi o livelli di sofferenza in base al numero e al tipo di peccati mortali commessi nella vita terrena. Le anime sembravano molto brutte, crudeli e orribili. È stata un’esperienza spaventosa. Vidi persone che conoscevo, però non posso rivelare la loro identità. I peccati per i quali furono condannati, principalmente furono l’aborto, l’omosessualità, l’eutanasia, l’odio, il rancore e il sacrilegio. L’angelo mi disse che se si fossero pentite avrebbero evitato l’inferno e sarebbero andati invece al purgatorio.

Improvvisamente una calda puzza terribile colpì la mia faccia e udii stridere i denti. Era terribile. La gente urlava di dolore e c’era un terribile fetore di carne bruciata e marcia. […] Era impossibile respirare.

RESURREZIONI:

Tatyana Belous Atea Comunista:  Mi accorsi che questa luce splendente, proveniente da chissà dove, si stava avvicinando a me. Più si avvicinava e più scorgevo che questa non era solo una luce, ma che la luce fuoriusciva da una figura umana. Era una bella figura, raffinata, candida come la neve e i raggi di luce che da essa fuoriuscivano erano di colore argento e oro. Pensai che dovesse essere Gesù, così caddi in ginocchio e dissi: “Signore, gloria a te. Sono qui per darti gloria Signore”. La figura si fermò e poi indietreggiò un poco e disse: “Non sono il Signore, alzati e non farlo. Sono un angelo, un messaggero.

Ognuno qui è nostro confratello. Tutte le persone che si trovano qui sono figli di Cristo.

Scendemmo nelle parti inferiori della paradiso. Altre anime che indossavano delle vesti bellissime e splendenti […]. Erano felici e camminavano mirando qualcosa che non potevo vedere

Jean Derobert Figlio spirituale di Padre Pio: e cominciai un’ascensione curiosa in una sorte di tunnel. Continuai la mia ascesa fino a quando mi trovai in un paesaggio meraviglioso, avvolto da una luce azzurra e dolce… Lasciai in quel momento questo “paradiso” pieno di fiori straordinari da me sconosciuti e là perdetti la mia natura di uomo e divenni come una “goccia di luce”. Vidi

molte altre “gocce di luce” e seppi che questa era san Pietro, quell’altra Paolo o Giovanni o un apostolo, o il tal santo… (Lascai questo livello e andai più su).

Vidi Maria, meravigliosamente bella nel suo vestito di luce, che mi ha accolto con

un sorriso indescrivibile… (mi ha abbracciato e baciato). Dietro di lei, c’era Gesù, meravigliosamente bello e, dietro ancora, una zona di luce che pensavo essere il Padre, nel quale mi immersi…

Stanley Villavicencio Realizzai di trovarmi in quello che appariva come un bellissimo, profumato e fresco giardino, e che dietro Gesù vi erano ogni sorta di fiori, comprese delle grandi, grandi rose dai colori inimmaginabili» Poi si fermarono trasformandosi in una sorta di schermo sul quale mi venne mostrato il film della mia vita, dalla mia fanciullezza al mio presente»[135]. La velocità del filmato variava a seconda dell’azione che veniva presentata: se era un’azione buona la velocità del filmato era normale e Stanley si sentiva come se stesse fluttuando, ma se era sbagliata, il filmato andava a rallentatore a sottolineare il peccato commesso, fino a stopparsi, quando il peccato era grave, mortale. Allora l’immagine si avvicinava e si allargava dandogli un senso di oppressione che non si poteva alleviare nemmeno chiudendo gli occhi, perché anche in quel caso Stanley continuava a vedere quelle immagini. Poteva sentire il peso delle sue azioni. L’oppressione e il peso erano proporzionati alla gravità del peccato. I peccati confessati ad un prete erano più leggeri. «Mi sentivo confuso ― continua Stanley ― dal filmato delle mie azioni senza censura. Non c’era davvero modo di sfuggire dalla realtà del male (commesso) poiché il tempo ― i secondi, i minuti e la data ― era impresso sullo schermo in corrispondenza di ogni avvenimento. La mia vita mi balenò davanti, non una, ma tre volte, anche se le successive due proiezioni furono più veloci»

Stanley: Gesù indossava una lunga veste bianca che sembrava luminosa, e raggi bianchi radiavano dal suo petto

Pastore Daniel: Tutti erano centrati in una luce molto brillante sopra di loro e tutti adoravano in perfetta unità. A volte alzavano le loro mani e altre volte si inginocchiavano

Il pastore Daniel riconobbe di essere colpevole. L’angelo che lo scortava disse al pastore

Daniel: «Se le tue azioni terrene fossero ora giudicate, senza dubbio saresti gettato

all’inferno»

I PECCATI

Gloria polo: «Sapete ― racconta Gloria Polo ―, la prima cosa di cui rendiamo conto a Dio,

prima ancora dei peccati, sono le omissioni! Sono tanto gravi! Non immaginate quanto!

Un giorno lo vedrete, come l’ho visto io! Questi peccati fanno piangere Dio! Sì, Dio piange, vedendo i suoi figli soffrire per la nostra indifferenza e mancanza di compassione del prossimo; per il fatto che tanti soffrono, e noi non facciamo niente per loro

Padre Jose Maniyangat: I peccati per i quali furono condannati, principalmente furono l’aborto, l’omosessualità, l’eutanasia, l’odio, il rancore e i sacrilegi

 

 

Il suicidio?

Analizziamo alcune analogie tra 2 testimonianze epm che possono ricondurre entrambe ad una possibile coincidenza:

Gloria Polo: Appena terminai la supplica, udii degli strazianti battiti di denti proveniente dalle bocche di un numero sterminato di anime piangenti e gementi in quella tenebra di odio. Vidi che erano dei giovani, ma proprio tanto giovani. Protendevano le loro braccia imploranti in cerca di aiuto e gridavano di dolore. Mi resi conto che erano anime suicidatesi in un momento di disperazione. In questa tenebra carica di odio, attendevano che passasse il tempo”, che avevano rifiutato di vivere, per poi èssere sottoposte al giudizio particolare completo.

 

Tatyana Belous: Queste persone non erano torturate direttamente ma le fiamme dell’inferno erano loro così vicine da bruciacchiarli. […] Chiesi all’angelo chi fossero e mi rispose: “Questi sono coloro che sono in attesa del Giorno del giudizio. Verranno a giudizio, mostreranno le loro opere ed è possibile che alcuni potranno essere perdonati”.

Potrebbe essere che abbiano avuto la stessa visione… ?

 

 

 

 

 

 

 

VISIONE BEATIFICA

Morte clinica, durante intervento, incidente o malore. Anima si stacca dal corpo maggiori sensi e vista ampliata di ciò che accade a 360 gradi intorno a loro ed oltre

  • MOLTI A QUESTO PUNTO TORNANO INDIETRO E RIENTRANO NEL CORPO

Spesso visione del tunnel, significato del passaggio ad un’altra dimensione, si è attratti in modo irrefrenabile alla luce che descrivono tutti come amore.

  • MOLTI A QUESTO PUNTO TORNANO INDIETRO E RIENTRANO NEL CORPO

Diverse visioni, a questo punto raccontano di essere avvolti da questa luce d’amore, spesso riconosciuta come Gesù e/o di essere in un bellissimo giardino dai colori vivi e soavi, con musica e spesso si vedono e/o vedono anime defunte di parenti o sconosciute , e gli angeli custodi, si vorrebbe andare oltre, ma questi spesso bloccano il passaggio,.

  • MOLTI A QUESTO PUNTO TORNANO INDIETRO E RIENTRANO NEL CORPO

A questo punto avviene una revisione della vita come in un film, si vedono le cose belle fatte, e gli errori e le mancanze che son state fatte in vita, le quali creano molta sofferenza.  Non c’è giudizio dato che non è ancora la tua vera ora, ma quando si ritorna indietro, vivi la vita più spiritualmente.

  • TUTTI A QUESTO PUNTO TORNANO INDIETRO E RIENTRANO NEL CORPO.

 

VISIONE INFERNALE

Morte clinica, durante intervento, incidente o malore. Anima si stacca dal corpo maggiori sensi e vista ampliata di ciò che accade a 360 gradi intorno a loro ed oltre

  • MOLTI A QUESTO PUNTO TORNANO INDIETRO E RIENTRANO NEL CORPO

 

Le anime, vengono a questo risucchiate, a volte anche con l’inganno o l’illusione di presenze buone, in una dimensione del tutto contraria a quanto citata sopra. Buia, senza amore, spesso con visioni di figure mostruose, che ti fanno del male e ti umiliano. Spesso il luogo viene descritto con un terribile fetore e lo stridore di denti.

  • MOLTI A QUESTO PUNTO TORNANO INDIETRO E RIENTRANO NEL CORPO

Molti chiamano in soccorso Gesù, e vengono Salvati, portati in cielo.

  • TUTTI A QUESTO PUNTO TORNANO INDIETRO E RIENTRANO NEL CORPO.

Al risveglio, la maggior parte dei protagonisti di questo evento non raccontano a nessuno di questa orribile esperienza, in veramente pochi a percentuale raccontano e non augurerebbero neanche al peggiore degli uomini di andarci

ECCO, CON CHIAREZZA E SINTESI, I PUNTI IN COMUNE TRA LE DIVERSE RELIGIONI CHE EMERGONO DALLE TESTIMONIANZE

  1. Separazione dal corpo

Tutti raccontano di essersi visti “da fuori”:

  • il corpo resta immobile, mentre qualcosa di cosciente continua a esistere.

 È la stessa idea nelle diverse fedi: l’anima (ebraismo e cristianesimo), l’ātman (induismo), la rūh (islam).

In comune: l’essere umano non si riduce al corpo; c’è una componente spirituale immortale.

  1. Il passaggio

Compare ovunque un tunnel, un ponte, una porta, un corridoio di luce o di nebbia.

  • I cristiani I musulmani e gli ebrei parlano di tunnel o varco luminoso.
  • Gli induisti e i buddhisti di un passaggio attraverso Yama o il “bardo”.

In comune: l’anima attraversa una soglia che separa il mondo terreno da quello spirituale.

  1. Essere accompagnati

Nessuno viaggia da solo.

  • Angeli o santi per i cristiani;
  • Malakhim o profeti per gli ebrei;
  • Yama o spiriti guida per gli induisti;
  • Voce o entità luminose per gli atei.

 In comune: l’uomo è accompagnato da esseri spirituali che lo guidano o proteggono nel passaggio.

  1. La Luce

Tutti, senza eccezione, descrivono una Luce viva, non fisica ma personale: calda, intelligente, accogliente.

  • Per i cristiani è Gesù o la gloria di Dio;
  • Per gli ebrei è la Shekhinah (presenza divina);
  • Per gli induisti è la luce di Brahman;
  • Per gli atei è “l’Amore assoluto”.

 In comune: la Luce rappresenta la Verità e l’Amore puri, la fonte della vita.

  1. Giudizio o rivelazione di sé

Quasi tutti parlano di un momento in cui la propria vita è mostrata interamente, come un film interiore:

  • si comprende tutto il bene e il male fatto;
  • non ci sono bugie possibili;
  • il giudizio non è punitivo, ma verità e giustizia.

 In comune: l’anima si confronta con la verità del proprio operato e con l’amore che (non) ha saputo dare.

  1. Luogo di tenebra o sofferenza

Molti vedono zone oscure, dove c’è dolore o disperazione:

  • l’Inferno o il Purgatorio per i cristiani;
  • il Gehinnom ebraico;
  • i Naraka induisti;
  • regioni di tenebra e urla per gli atei (Howard Storm).

In comune: esiste una dimensione di allontanamento da Dio o dal Bene, frutto delle proprie scelte.

  1. Ritorno alla Luce o missione

In tutti i racconti arriva il momento in cui viene detto:

“Non è ancora il tuo tempo.”

  • L’anima viene rimandata nel corpo, spesso con un compito: perdonare, testimoniare, cambiare vita.

In comune: la vita terrena ha uno scopo; l’uomo è richiamato a completare qualcosa o a convertirsi.

  1. Trasformazione interiore

Dopo l’esperienza, tutti cambiano profondamente:

  • diventano più compassionevoli, meno materialisti, senza paura della morte;
  • riscoprono la fede o l’amore universale.

In comune: l’esperienza produce conversione morale e spirituale, non fanatismo religioso.

  1. Universale messaggio spirituale

Sotto linguaggi diversi, il messaggio è lo stesso:

La vita ha uno scopo spirituale.

L’amore è la misura del giudizio.

Il male è separazione dalla Luce.

Nessuno muore veramente.

Gli studiosi hanno notato che, anche se le persone appartengono a religioni diverse (cristiani, musulmani, atei, ecc.), i contenuti spirituali di queste esperienze sono molto simili.

Questa “somiglianza” del messaggio è ciò che il testo chiama “omogeneità del messaggio spirituale”.

Cosa ha scoperto la studiosa Ann Frances Ellis

La dottoressa Ellis ha analizzato 478 esperienze di premorte raccolte in tutto il mondo.

Pur notando differenze culturali e religiose nei dettagli (ad esempio: qualcuno incontra Gesù, altri un essere di luce o un maestro spirituale), lei ha scoperto che il messaggio profondo è sempre lo stesso.

Questo messaggio comune può essere riassunto in sette punti principali:

  1. Non moriamo veramente.

Dopo la morte fisica, la nostra coscienza continua a vivere.

  1. L’amore che si sperimenta “dall’altra parte” è indescrivibile.

È un amore così grande che non può essere spiegato con parole umane.

  1. Questo amore ha una qualità superiore.

Non è un sentimento umano passeggero, ma qualcosa di perfetto e assoluto.

  1. L’amore viene da molte sorgenti.

Alcuni lo sentono provenire da Dio, altri dalla “luce”, da Gesù, o da esseri spirituali luminosi.

  1. Tutti siamo uno.

Tutta la realtà è collegata, e la nostra vera natura è l’amore stesso.

  1. Tutto ha un senso.

Anche le sofferenze e le prove della vita hanno uno scopo preciso, anche se non lo comprendiamo subito.

  1. L’amore è la cosa più importante della vita.

Lo scopo della nostra esistenza è imparare ad amare Dio e gli altri con sincerità.

E le esperienze negative?

Il testo dice che anche le EPM dolorose o spaventose (quelle in cui le persone vedono oscurità, solitudine o angoscia) non contraddicono questo messaggio, ma lo completano:

indicano che l’essere umano è libero di rifiutare l’amore.

Chi non vive nell’amore, chi lo respinge durante la vita, sperimenta dopo la morte la lontananza da questo regno di luce.

 Frase riassuntiva finale

“La vita dell’uomo continua oltre la morte fisica in un regno di amore, al quale si accede solo se nel cuore regna l’amore. La vita sulla terra è il tempo per imparare ad amare questo Amore sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi.”

 

DOMANDA:

Sorge però una domanda: perché nelle EPM quasi nessuno parla del purgatorio, mentre molti descrivono esperienze di grande luce simili alla visione beatifica o, al contrario, situazioni di oscurità che ricordano l’inferno? Questo fatto contraddice forse la dottrina del purgatorio?

La risposta, dal punto di vista teologico, è negativa.

Una possibile spiegazione è che nelle EPM non avviene la morte definitiva. La persona si trova in una condizione limite tra la vita e la morte, ma ritorna ancora alla vita terrena. Il purgatorio, invece, nella dottrina cristiana riguarda la purificazione dell’anima dopo la morte reale, quando la vita terrena è ormai conclusa.

Per questo motivo le esperienze di pre-morte non mostrerebbero necessariamente il processo di purificazione purgatoriale, ma piuttosto una sorta di anticipazione o segno, un assaggio della realtà spirituale. In altre parole, non sarebbe la condizione definitiva dell’anima, ma una esperienza concessa – secondo molti credenti – come invito alla conversione.

Il purgatorio, nella fede cattolica, non è semplicemente un luogo, ma uno stato di purificazione dell’anima attraverso l’amore misericordioso di Dio. È la condizione di chi è destinato alla comunione eterna con Dio ma ha ancora bisogno di essere purificato da ciò che non è pienamente amore.

Durante una EPM, invece, la persona non è ancora giunta alla conclusione della propria vita terrena; per questo motivo potrebbe non sperimentare questa purificazione definitiva. Tuttavia non si può escludere che, per particolare permesso divino, alcune persone possano avere visioni che ricordano realtà simili.

Per questo motivo, in questo trattato è importante distinguere con chiarezza la morte definitiva dalla premorte o morte apparente. Entrambe rimandano al mistero di Dio, ma non sono la stessa cosa.

Nella morte definitiva l’anima entra pienamente nella realtà escatologica: il giudizio, la purificazione eventuale e la comunione eterna con Dio. Nelle esperienze di pre-morte, invece, sembra piuttosto emergere un segno, un richiamo, un anticipo della realtà spirituale, spesso accompagnato da un forte invito a cambiare vita.

In questo senso, tali esperienze possono essere interpretate come un richiamo alla responsabilità morale dell’uomo e al valore dell’amore verso Dio, il prossimo e il creato.

 

 

 

SECONDO LA BIBBIA

La pazienza pedagogica di Dio nella Bibbia

Dio, nella Bibbia, non si rivela tutto in una volta, ma poco per volta. Egli rispetta i tempi e le capacità delle persone, proprio come un buon maestro che insegna passo dopo passo. La sua rivelazione si è sviluppata nel corso di circa venti secoli, fino a trovare la sua pienezza in Gesù Cristo, che è il centro e il compimento di tutto ciò che Dio voleva far conoscere all’umanità.

Questa lentezza non è dovuta a Dio, ma alla lentezza dell’uomo, alla difficoltà che l’essere umano ha nell’aprirsi pienamente alla verità. Dio, per amore, si adatta ai nostri limiti. La storia del popolo d’Israele lo dimostra: Dio ha dovuto attendere che gli uomini si liberassero dalle idee sbagliate del politeismo e accogliessero un’unica fede nel vero Dio, preparandosi così ad accogliere Gesù Cristo.

Nei Vangeli si vede bene questa “pazienza rivelativa” di Dio. Dopo la risurrezione, Gesù non si fa riconoscere subito da Maria Maddalena o dai discepoli di Emmaus, ma li aiuta gradualmente a capire chi è. Anche nella testimonianza della dottoressa Gloria Polo, Gesù non si rivela subito: solo alla fine, grazie alla grazia di Dio e alla preghiera della madre, Gloria capisce che quella Voce che le parlava era Gesù, e lo riconosce liberamente.

È possibile pensare che Dio, anche oggi, continui a usare la stessa pazienza pedagogica nel farsi conoscere. Così, può rivelarsi attraverso le esperienze di pre-morte (EPM), adattandosi al linguaggio e alla cultura di chi le vive. In questo modo, Dio insegna ancora oggi verità fondamentali sulla vita dopo la morte.

Un cristiano cattolico riconoscerà più facilmente come vere le esperienze di tipo cattolico, ma potrà avere più difficoltà con quelle provenienti da altre confessioni cristiane o religioni. Tuttavia, l’errore sarebbe prendere queste esperienze come verità assolute. Esse devono essere viste come rivelazioni parziali, cioè come segni o parabole che invitano alla conversione e alla riflessione spirituale.

Più una di queste esperienze è in sintonia con la fede cristiana, più può essere considerata vera dal punto di vista teologico. Le esperienze di persone cristiane, in particolare cattoliche, possono essere viste come rivelazioni private: cioè non aggiungono nulla di nuovo alla fede, ma aiutano a viverla meglio.

Il giudizio della Chiesa

Nella Chiesa cattolica, il valore di queste esperienze si valuta sempre alla luce di tre pilastri:

  1. La Sacra Scrittura
  2. La Tradizione
  3. Il Magistero della Chiesa

Tutti possono riflettere su queste esperienze, ma il giudizio finale spetta ai vescovi. Valutare le EPM non significa svalutarle, ma inserirle nel giusto ordine stabilito da Dio. Gli apostoli e i loro successori (i vescovi) hanno infatti il compito di custodire la fede autentica.

Le rivelazioni e la teologia viva

Le EPM, come le altre rivelazioni private, servono ad aiutare i credenti a vivere meglio la fede nel proprio tempo e a stimolare una nuova crescita teologica. Come spiegava il cardinale Joseph Ratzinger (poi papa Benedetto XVI), le grandi novità nella teologia non nascono solo dal ragionamento, ma anche da impulsi

profetici e carismatici: cioè da esperienze spirituali che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa per rinnovarla e illuminarla.

Il sacrificio di Cristo vale per tutti

L’apostolo Bartolomeo chiede:

«Ma Signore, come possono essere salvati quelli che non ti conoscono o che sono vissuti prima di Te?»

Gesù risponde:

«Saranno salvati per la loro vita giusta, per le opere buone e per la loro fede vissuta in sincerità.

Il mio sacrificio sulla croce vale anche per loro. Io, il Salvatore, offrirò la mia sofferenza anche per chi non mi ha conosciuto, perché il Padre ha voluto che il mio amore si estendesse a tutti gli uomini.»

Commento a Romani 2,9-12: Giustizia e Misericordia di Dio

In questi versetti, Paolo ci insegna che Dio non fa preferenze tra le persone: il giudizio divino non dipende dalla nazionalità, dalla religione o dalle origini, ma dalle azioni e dalla disposizione del cuore. Tutti saranno giudicati secondo ciò che hanno fatto: chi pratica il male sperimenterà tribolazione e angoscia, chi pratica il bene riceverà gloria, onore e pace.

La vita terrena è solo un piccolo assaggio di ciò che attende l’anima nell’aldilà. L’inferno e la dannazione sono realtà così terribili che l’uomo non può nemmeno immaginarle; allo stesso modo, la gioia del Paradiso supera qualsiasi esperienza terrena o visione possibile.

Paolo distingue tre categorie di persone:

1.Chi ignora ogni legge (naturale, morale o divina)

Queste persone rifiutano volontariamente il bene e la ragione. Non si affidano a Dio né alla coscienza che guida alla giustizia. Per loro, la perdita della vita eterna è inevitabile, perché hanno scelto il male senza alcuna guida.

  1. Chi conosce la Legge ma non la pratica

Sono coloro che hanno ricevuto conoscenza e guida divine, come il popolo ebraico o i cristiani, ma non hanno agito secondo essa. La loro colpa è maggiore, perché possedevano strumenti e opportunità per fare il bene, ma non li hanno utilizzati.

  1. Chi agisce bene senza conoscere la Legge

Sono i Gentili e le persone di altre religioni che, pur non avendo la rivelazione completa, seguono la ragione, la coscienza e le ispirazioni divine. Essi dimostrano con le loro azioni che il cuore umano può riconoscere e amare la virtù. Dio li giustificherà per la loro rettitudine, premiando il loro impegno sincero a compiere il bene.

Dio giudica quindi azioni e cuore, non appartenenze religiose o culturali. La sua giustizia è perfetta, ma si accompagna a una misericordia infinita: anche chi non ha conosciuto Cristo può essere salvato se ha vissuto virtuosamente e con amore per il Bene supremo.

In sintesi, queste parole ci ricordano che:

  • La salvezza non è esclusiva di chi appartiene a una religione particolare, poiché Gesù ha redento tutti con il suo sangue, ognuno avrà la salvezza se vive secondo misericordia, amore e giustizia.

«Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati, non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.»

(1 Giovanni 2,2)

  • Il male porta tribolazione e il bene porta pace e gioia.
  • La coscienza e la ragione sono doni di Dio che guidano ogni persona verso il bene.
  • Dio giudica secondo le capacità e le opportunità di ciascuno, combinando giustizia e misericordia in modo perfetto. Concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium n.16:

«Coloro che senza colpa non conoscono il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano Dio con cuore sincero e, sotto l’influsso della grazia, si sforzano di compiere la sua volontà conosciuta mediante la voce della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna.»

Questo insegnamento ci invita a riflettere su come viviamo la nostra vita: le nostre scelte morali e il nostro amore per il bene hanno un valore eterno, indipendentemente dal contesto religioso in cui ci troviamo.

CONCLUSIONE

Questo è un tema universale: Dio mostra quanto basta per orientare l’uomo, non per schiacciarlo con la grandezza del mistero.

La realtà piena del Cielo, del Purgatorio e dell’Inferno ci verrà mostrata solo dopo la morte,

quando il nostro essere sarà capace di sostenere la verità e la gloria di Dio senza esserne annientato.

I MIRACOLI TRA SCIENZA E FEDE CHE COS’È UN MIRACOLO?

COS’È UN MIRACOLO?

CHE COS’È UN MIRACOLO?

i Miracoli sono eventi straordinari che superano le leggi della natura e che non hanno spiegazione scientifica adeguata, attribuiti all’intervento diretto di Dio, spesso tramite l’intercessione dipersone che hanno avuto modo di vivere una vita piena di virtù cristiane.

Nella storia ci sono più di moltissimi nostri intercessori presso Dio, la prima è la Vergine Maria, grandi opere riesce a compiere grazie alla sua potentissima intercessione presso l’onnipotente. Questa moltitudine di intercessori viene chiamata dalla chiesa terrena, come si può intuire, Beatie Santi.

In questo piccolo Manoscritto affronteremo brevemente la storia e i miracoli che hanno resosante molte persone! Capiremo che non è solo superstizione o autosuggestione ma bensì ricorresempre un’attenta indagine sottoposta ad un’equipe medico-scientifica e teologica.

IL COINVOLGIMENTO MEDICO

il coinvolgimento dei medici nei processi di canonizzazione è cresciuto gradualmente e si è strutturato nel tempo. Mentre nei primi secoli la santità era riconosciuta più a partire dalla fede popolare e dal rilievo morale del candidato, dal tardo Medioevo (XIII-XIV secolo) si hanno le prime tracce dell’intervento medico come testimone o esperto. Ma è tra il XVII e il XVIII secolo che si formalizza il ruolo medico, con norme che richiedono valutazioni mediche per escludere cause naturali della guarigione. Oggi questo ruolo è normato in modo chiaro, con regolamenti internazionali nella Chiesa, che prevedono commissioni mediche, criteri rigorosi, e trasparenza. Questo cammino riflette non solo l’evoluzione interna della Chiesa, ma anche il progresso della scienza medica: con il migliorare della conoscenza delle malattie, con l’affinarsi dei metodi diagnostici e terapeutici, è diventato necessario che il miracolo fosse valutato anche alla luce diciò che la medicina può spiegare. Così si cerca un equilibrio tra fede e ragione, miracolo e natura.

Una scaletta per essere più precisi:

  • Le prime tracce dell’intervento medico (XIII-XV secolo)
  • Già nel tardo Medioevo (dal XIII secolo) cominciano ad emergere casi in cui medici vengonointerpellati come testimoni o esperti nei processi di canonizzazione.

 

Un esempio importante è il processo di canonizzazione di Niccolò da Tolentino (1325). In questo caso, il termine medicus appare nei documenti; i medici erano chiamati a testimoniare suguarigioni e anche a spiegare, se possibile, le cause naturali del guarire.

In queste fasi, però, il contributo medico non era regolato in modo uniforme: spesso era discrezionale, e il giudizio del medico era solo uno fra molti elementi considerati.

  • Dal Seicento in poi si nota un cambiamento: la canonizzazione diventa più sistematica, con procedure più complesse, e il contributo medico diventa più richiesto per valutare se unaguarigione possa essere spiegata da cause naturali.

Un decreto nel 1678 stabilì che il “Cardinal Ponente” dovesse nominare un medico o chirurgonoto “ex officio, sotto giuramento”, per verificare se il miracolo fosse al di fuori delle forze naturali.

Medici famosi dell’epoca come Giovanni Maria Lancisi vennero consultati come “expert” nei processi canonici.

L’organizzazione moderna:

  • Nel 1743 Papa Benedetto XIV creò un primo organismo ufficiale (“Guild of MedicalExperts”) per l’esame delle guarigioni proposte come miracoli.
  • Nel XX secolo la Chiesa ha ulteriormente regolato il ruolo dei medici attraversocomitati permanenti. Per esempio:
  • Nel 1948 Pio XII istituì una Commissione di medici nella Congregazione dei
  • Nel 1959 Papa Giovanni XXIII unificò le strutture esistenti in un Medical
  • Con la Costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister (1983), e successive revisioni regolamentari (inclusa quella del Regolamento della Consulta Medica del 2016), si sonostabilite norme precise su competenza, trasparenza, e obbligo di escludere le cause naturali.

–     IL COMITATO MEDICO INTERNAZIONALE DI LOURDES (CMIL).

Fondato nel 1947 dal Vescovo Théas e dal Dottor Leuret, il CMIL è composto da circa trenta specialisti di fama internazionale. Il suo compito è: eseguire perizie di livello superiore, valutare la documentazione prodotta dall’Ufficio, certificare che una guarigione sia realmente inspiegabilealla luce delle conoscenze mediche attuali. Dal 1954 il Comitato ha una dimensione internazionale.

Oggi è presieduto congiuntamente da Monsignor Antoine Hérouard e dal Professor OlivierJonquet, mentre il Presidente dell’Ufficio delle Constatazioni funge da segretario.

 

IL PRIMO SANTO E IL MISTERO DELLA SANTITA’

«Sapete chi è stato il primo santo canonizzato? Un ladro condannato a morte.»

— Papa Francesco

 

Le parole del Papa, semplici e disarmanti, ci portano subito al cuore del Vangelo. Il primo “santo” della storia non fu un apostolo, né un martire, né un uomo di preghiera: fu un uomo crocifisso accanto a Gesù, un peccatore che, in un istante di verità e fiducia, riconobbe la luce.

 

«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno.»

«In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso.» (Lc 23,42-43)

 

Ecco il punto di partenza: la santità non è una conquista, ma una grazia accolta. Non si nascesanti, ma si diventa tali aprendo il cuore a Dio, a volte in un solo istante. La parola santo può intimorire. Spesso la associamo a figure irraggiungibili, a statue perfette, a persone diverse da noi. Eppure, nella sua essenza più vera, la santità è il compimento della vocazione umana: diventareciò che Dio sogna per ciascuno di noi. Essere santi non significa essere impeccabili, ma lasciarsi trasformare dall’amore. Il santo non è chi non cade, ma chi si lascia rialzare. In ogni epoca, Dio hascelto anime diverse, umili contadini, dottori, madri, missionari, mistici, per mostrare le millesfumature del suo amore. C’è una santità quotidiana e nascosta, quella delle persone che vivono la fede nel silenzio delle loro case. C’è una santità straordinaria e luminosa, che si manifesta attraverso segni mistici, visioni, estasi, o miracoli. Alcuni santi, come Teresa d’Avila o Padre Pio, hanno avuto esperienze mistiche intense: la loro anima toccava il Cielo pur restando sulla terra. Altri, come Carlo Acutis o Madre Teresa, hanno vissuto la santità attraverso l’azione e il servizio, senza fenomeni soprannaturali ma con la stessa potenza interiore. In tutti, però, si ritrova una costante: l’amore è diventato la loro forma di vita. Nessuno si fa santo da solo.

Ogni cammino di santità nasce da un incontro: un cuore umano che si lascia toccare dal cuore di Dio. Per questo, la santità non è privilegio di pochi, ma una chiamata universale. Come scrivePapa Francesco in Gaudete et Exsultate: «Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle suore anziane che continuano a sorridere.»

 

DAL MISTERO ALLA PROVA: LA CANONIZZAZIONE

Eppure, quando la Chiesa riconosce ufficialmente un santo, non fa altro che confermare ciò cheDio ha già compiuto. Il processo di canonizzazione non “crea” un santo, ma riconosce la santitàvissuta. Dietro ogni nome elevato agli altari, c’è una storia umana fatta di lotte, dubbi, conversioni, segni e grazie. La Chiesa esamina questi elementi con prudenza: le virtù eroiche, la fama di santità, i miracoli, le testimonianze. Ogni causa è un atto di discernimento, un tentativo di ascoltare ciò che lo Spirito ha operato in una vita concreta. La parola canonizzazione deriva dal latino canon, cioè “elenco” o “registro”: mettere qualcuno “nel canone dei santi” significainserirlo ufficialmente nella lista di coloro che la Chiesa riconosce come modelli di vita cristiana. All’inizio del cristianesimo non esisteva un processo formale: i santi erano riconosciuti spontaneamente dal popolo di Dio, soprattutto i martiri. Con il passare dei secoli, la Chiesa ha sentito la necessità di verificare con rigore la santità di una persona per evitare errori, e ha istituito un procedimento preciso.

 

COME FUNZIONA IL PROCESSO DI CANONIZZAZIONE?

PRIMO PASSO: SERVO DI DIO

Un vescovo diocesano inizia la causa, presentando un rapporto alla Santa

Sede sulla vita e le virtù della persona. Ogni testimonianza, scritto e azione della sua vita viene analizzato per verificare se ha vissuto cercando la santità. Attraverso la Congregazione per leCause dei Santi, esamina il rapporto e detta il Decreto dicendo che nulla impedisce di avviare la Causa (Decreto “Nihil obstat”)Il candidato riceve il titolo di Servo di Dio.

 

SECONDO PASSO: VENERABILE

Dopo essere stato approvato dai teologi e dalla

Congregazione per le Cause dei Santi, il Papa dichiara il candidato Venerabile, riconoscendo di aver vissuto le virtù cristiane in grado eroico e consiste in 5 passi in più…

  1. Una Commissione Giuridica nominata dal vescovo raccoglie testimonianze e virtù del Servodi Dio, senza emettere un giudizio finale per la Congregazione per le Cause dei Santi in Vaticano.
  2. Un gruppo di teologi rivede gli scritti del Servo di Dio per assicurarsi che siano inpiena concordanza con la dottrina della Chiesa.
  3. Un relatore della Congregazione elabora un documento chiamato

“Positio”, che raccoglie le testimonianze, la vita, le virtù e gli scritti del servo di Dio.

  1. La “Positio” è rivista da una Commissione di Teologi e successivamente discussa da Cardinalie
  2. SE È TUTTO APPROVATO, il Papa dichiara il Servo di Dio come Venerabile,riconoscendo che ha praticato le virtù cristiane in grado eroico, un passo essenziale sulla strada della santità.

 

TERZO PASSO: BEATO, un miracolo cambia tutto

Un miracolo attribuito alla sua intercessione deve essere riconosciuto dalla Chiesa. Questomiracolo viene verificato da scienziati, medici e teologi per confermare che non ha unaspiegazione naturale. Devono essere soddisfatti cinque punti.

  1. IL CANDIDATO DEVE PRESENTARE PROVE che il Venerabile è riconosciuto dai fedeli come modello di vita e Questo include una lista di ringraziamenti e favori attribuitialla sua intercessione.
  2. È richiesta la convalida di un miracolo, solitamente legato alla salute, avvenuto per sua intercessione, compiuto nella diocesi in cui è avvenuto il fatto, con testimonianze di coloroche hanno assistito al miracolo. Vengono valutati 2 aspetti: la guarigione (confermata come inspiegabile, istantanea e duratura per sempre dalla scienza) e l’intercessione del Venerabile.

 

A questo punto, il suo culto pubblico e consentito, ma limitato a regioni specifiche ocongregazioni religiose

  1. Cinque medici esperti nominati dalla Congregazione analizzano il caso per confermare che va oltre quanto scientificamente composta da specialisti qualificati, professori universitarie primari ospedalieri, scelti per competenza, indipendenza e, in molti casi, assenza di appartenenza confessionale (non è richiesta la fede cattolica). Questa commissione esamina:
    • la documentazione clinica completa (cartelle, referti, analisi, immagini diagnostiche);
    • la storia medica del paziente;
    • la tempistica della guarigione e la sua stabilità nel Solo se la guarigione risulta:
  • istantanea,
  • completa,
  • duratura, e non spiegabile alla luce delle conoscenze mediche, i medici esprimonoparere

Il loro giudizio è scientifico e non teologico: non dichiarano un “intervento divino”, ma solo chela scienza non è in grado di spiegare il fenomeno.

  1. Otto teologi esaminano il legame tra il miracolo e l’intercessione del
  2. Un cardinale relatore esamina tutti i precedenti e presenta il caso alla Congregazione per leCause dei Santi.

In una sessione solenne, i cardinali e i vescovi della Congregazione emettono il loro giudizio. Se è favorevole, viene redatto un Decreto di Beatificazione, che viene approvato dal Papa.

Il Santo Padre stabilisce la data della cerimonia liturgica, in cui il Venerabile è dichiarato Beato ufficialmente.

La beatificazione e una prima risposta ufficiale, autorizzata dal Santo Padre per venerare pubblicamente il nuovo beato.

 

ULTIMO PASSO: SANTO, massimo riconoscimento

Con un secondo miracolo verificato, il Papa dichiara il Beato Santo.

La Congregazione per le Cause dei Santi valuta il miracolo seguendo la stessa procedura delprimo miracolo. Il Papa approva il decreto di canonizzazione sulla base delle conclusioni e informa i cardinali. Con la solenne celebrazione eucaristica e proclamazione della canonizzazione, la chiesa apre alla venerazione universale del nuovo santo.

 

Una volta acquisito il parere favorevole della Consulta Medica, la documentazione passa ai consultori teologi, che valutano il nesso spirituale e causale tra la guarigione e l’invocazione del servo di Dio.

Devono cioè accertare che la grazia sia stata richiesta specificamente per intercessione del candidato alla santità.

 

Successivamente, il caso viene esaminato dai cardinali e vescovi membri del Dicastero, e infine sottoposto all’approvazione del Papa, che emana il Decreto sul miracolo.

 

Riservatezza e tutela dei dati

L’intera documentazione medico-scientifica — comprese le cartelle cliniche, i referti diagnostici,le perizie tecniche e i verbali delle sedute — è coperta da riservatezza istruttoria.

Questo per tre ragioni fondamentali:

  • Tutela della privacy del paziente e dei familiari, secondo i principi etici e giuridici
  • Rispetto per la dimensione spirituale dell’evento, che la Chiesa considera un segno di grazia,non un oggetto di spettacolo o di disputa pubblica.
  • Integrità del procedimento canonico, che, come ogni processo giudiziario, prevedela confidenzialità degli atti istruttori fino alla decisione finale.

Dopo l’approvazione del miracolo, la Santa Sede rende pubblica una sintesi ufficiale, contenentei fatti essenziali:

  • identità del miracolato,
  • diagnosi iniziale e situazione clinica,
  • descrizione della guarigione,
  • data e luogo dell’evento,
  • e riconoscimento dell’inspiegabilità da parte della Consulta

Le relazioni integrali restano archiviate presso il Dicastero e consultabili solo da studiosiautorizzati o in contesti accademici specifici.

Il riconoscimento di un miracolo non ha lo scopo di “provare” scientificamente l’esistenza di Dio, ma di testimoniare la continuità della Sua azione nella storia.

La Chiesa, con prudenza e discernimento, afferma che la grazia divina può agire attraverso isanti, strumenti di intercessione e di carità.

 

PRIMA DI INIZIARE…

 

Come vedremo di seguito, i Santi vissuti nei primi secoli della Chiesa – come San Benedetto da Norcia (VI secolo d.C.), San Gennaro (III secolo d.C.), Sant’Ambrogio (IV secolo d.C.) o San Giorgio (III secolo d.C.) – furono venerati senza che esistesse ancora un processo formale di canonizzazione. Infatti, in quell’epoca il riconoscimento della santità, avveniva soprattutto attraverso la devozione popolare e il consenso delle comunità cristiane locali.

Il procedimento canonico vero e proprio, con regole precise e la dichiarazione ufficiale del Papa, venne introdotto solo nel 993 d.C., con la canonizzazione di Sant’Ulrico da parte di papaGiovanni XV.

Ci tengo a sottolineare, che oltre ad una breve storia del Santo evidenziato, sono riportati soltantoi miracoli riconosciuti ufficialmente e utilizzati nei processi di beatificazione e canonizzazione. È certo, tuttavia, che molti altri miracoli furono attribuiti ai santi sia dopo la loro morte, sia – in diversi casi – durante la loro vita.

 

GIRO DI SOLDI ?

per le cause di canonizzazione e beatificazione gira molto denaro, ma non nel senso di “tangenti” per comprare la santità. I soldi servono a coprire i costi burocratici, legali, scientifici e organizzativi di un processo che può durare anni o persino decenni.Storicamente la gestione di questi fondi è stata al centro di forti polemiche per la mancanza di trasparenza, motivo per cui il Vaticano ha dovuto introdurre riforme drastiche negli ultimi anni.1. Perché una causa costa così tanto?Il percorso per far proclamare beata o santa una persona richiede un’indagine approfondita divisa in diverse fasi. Le spese principali includono:Onorari dei postulatori: Gli avvocati/esperti che istruiscono la causa, raccolgono i documenti e scrivono la Positio (il volume che riassume la vita e le virtù del candidato).Ricerche storiche e trasferte: Spese per esaminare archivi, viaggiare perraccogliere testimonianze o esumare e identificare il corpo del candidato.Consulenze scientifiche e mediche: Per approvare un miracolo (ad esempio una guarigione inspiegabile), il Vaticano convoca commissioni di medici specialisti, teologi e periti che vanno giustamente retribuiti per il loro lavoro professionale.La cerimonia finale: L’allestimento di piazza San Pietro, la sicurezza, i libretti liturgici e le maxi-immagini del nuovo santo hanno costi organizzativi enormi.In passato, una singola causa poteva arrivare a costare tra i 250.000 e i 750.000 euro, cifre che venivano interamente coperte dai cosiddetti “attori” della causa (diocesi ricche, ordini religiosi o comitati di fedeli facoltosi). Questo creava una forte disparità: i candidati sostenuti da sponsor ricchi diventavano santi più facilmente, mentre le cause delle persone povere o dei paesi in via di sviluppo rimanevano bloccate per anni per mancanza di fondi.2. La svolta e le riforme della trasparenzaPer porre fine a tariffe fuori controllo e alla poca trasparenza evidenziata anche dalle inchieste giornalistiche (come i casi Vatileaks), sono state introdotte regole rigide:Il Tariffario Fisso: È stato imposto un calmiere stringente sui diritti da versare al Dicastero delle Cause dei Santi per le varie fasi del processo, riducendo drasticamente i costi amministrativi.Tracciabilità dei conti: Ogni causa deve avere un amministratore dedicato, un conto corrente d’appoggio monitorato e l’obbligo di presentare bilanci annuali preventivi e consuntivi. Non sono più tollerati flussi di cassa opachi.Il Fondo di Solidarietà: È stato creato un fondo centralizzato alimentato dalle donazioni. Se una causa è considerata meritevole ma i proponenti non hanno denaro, il Vaticano attinge a questo fondo per coprire le spese dei medici e dei periti, garantendo l’accesso alla santità anche ai meno abbienti

 

 

SANT ANTONIO DA PADOVA

 

BREVE STORIA

Sant’Antonio da Padova, uno dei santi più amati del mondo, nacque a Lisbona nel 1195 con il nome di Fernando Martins deBulhões. Fin da giovane mostrò una profonda sete di Dio e di conoscenza: studiò la Sacra Scrittura, la teologia e divenne canonico agostiniano.

La sua vita cambiò quando incontrò i frati francescani, attratto dalla loro povertà e semplicità. Scelse di unirsi

 

a loro e prese il nome di Antonio. Desiderava partire missionario in Africa, ma una malattia lo costrinse a rientrare inItalia. Qui Dio aveva un piano diverso per lui.

Antonio, umile e silenzioso, non cercava la gloria. Ma un giorno, durante un incontro di frati, gli fu chiesto di predicareall’improvviso. Le sue parole, ardenti di fede e sapienza, stupirono tutti. Da quel momento, venne riconosciuto come unodei più grandi predicatori del suo tempo.

Percorse città e villaggi d’Italia e della Francia, annunciando la Parola di Dio con forza e dolcezza. Richiamava i peccatori alla conversione, difendeva i poveri, denunciava le ingiustizie.

Molti lo chiamavano “martello degli eretici” per la sua capacità di confutare con carità e intelligenza. Dioaccompagnò la sua parola con miracoli straordinari, segni della sua fede viva.

Tra i più famosi:

  • Il miracolo del pesce: quando gli uomini rifiutarono di ascoltarlo, predicò ai pesci, che emersero in massa dalle acque per ascoltare la Parola.
  • Il cuore dell’avaro: dopo la morte di un uomo ricco e crudele, Antonio disse che il suo cuore non era nel corpo ma “nelsuo tesoro”; e davvero il cuore fu trovato nel
  • Il miracolo dell’ostia: fece inginocchiare un mulo davanti all’Eucaristia per dimostrare la presenza reale di

Cristo.

  • Guarigioni e conversioni: ciechi che vedevano, paralitici che camminavano, peccatori che tornavano a

 

Per questi segni, il popolo iniziò a chiamarlo “il santo dei miracoli”.

Sant’Antonio morì giovanissimo, a soli 36 anni, il 13 giugno 1231 a Padova, dove ancora oggi riposano le sue reliquie.

Appena un anno dopo la sua morte, fu canonizzato da Papa Gregorio IX, un record nella storia della Chiesa. Nel 1946,Papa Pio XII lo proclamò Dottore della Chiesa, con il titolo di “Dottore evangelico”.

 

Sant’Antonio da Padova fu canonizzato da Papa Gregorio IX il 30 maggio 1232, appena un anno dopo la sua morte, il 13 giugno 1231, e si tratta della canonizzazione più rapida della storia della Chiesa Cattolica. La sua rapida santificazione fu dovuta alla profonda devozione popolare e alla fama di numerosi miracoli attribuiti a lui. Tuttavia, come ogni santo, ancora oggi numerosimiracoli sono compiuti in Basilica a Padova.. eccone riportati alcuni:

  • Una coppia sterile. L’ultimo caso raccontato da Padre Poiana è quello di una coppia che, secondo il racconto che hanno fatto ai frati, non poteva procreare. Gli esami dell’uomo non davano alcuna speranza: sterilità assoluta. La coppia ha iniziato quindi a frequentare il Santo e in particolare la messa celebrata ogni anno la prima domenica di febbraio per le donne incinta o quelle che vogliono avere un Dopo pochigiorni la donna ha scoperto di essere incinta ed è nato Giovanni.
  • Ci sarebbe infine un secondo miracolo di Sant’Antonio proveniente sempre dalla cittadina americana e a parlarne è il rettore della basilica del Santo: «Una donna daanni in carrozzella in seguito ad un tumore al cervello ha ripreso improvvisamente a camminare, recuperando per il 70% la sua disabilità, dopo aver pregato Sant’Antonio». Padre Poiana durante la sua visita a Springfield l’aveva incontrata in sedia a rotelle e aveva pregato con lei sulla reliquia del «L’indomani la signorasi è alzata in piedi e ha camminato. Ha detto che già mentre pregavamo si era sentita una forza, mai avuta, sulle braccia e sulle gambe», continua padre Poiana, «I medicivaluteranno anche questo avvenimento ma dagli elementi per ora raccolti si può dire si tratti di un altro miracolo del Santo».
  • Il caso di Kairyn. Padre Enzo Poiana durante la messa domenicale in cui è stata anche battezzata la piccola Kairyn ha raccontato la sua Una sanissima bimba di tremesi e mezzo, originaria del Veronese. Miracolo perché, prima di nascere, le condizioni di salute di Kairyn hanno dato di che preoccuparsi ai giovani genitori. Giàalla prima visita specialistica venne a galla una grossa macchia scura sul volto del fetoche le deturpava il visino. Il medico disse un lipoma o ancora peggio un liposarcoma che avrebbe potuto compromettere la sopravvivenza del neonato. Una seconda visita specialistica non fece che confermare il presagio di sventura, anzi andò peggio perché si aggiunse un’estesa infezione al cervello. E mentre a Verona si susseguivano tra la preoccupazione le visite specialistiche, a Padova c’era qualcuno che pregavaSant’Antonio: la nonna della piccola, molto devota al Santo. La famiglia decise di rivolgersi ad un luminare di Bologna, al quale chiese un appuntamento, fissato per la fine di agosto. Troppo tardi per poter fare qualcosa per Kairyn. Ma quando tutto sembrava perduto ecco delinearsi i primi tratti di quello che oggi definiamo miracolo. A casa dei genitori della piccola arriva una telefonata da Bologna: la visita è anticipataal 13 giugno, giorno di Sant’Antonio, alle 18, orario della tradizionale processione. La nonna intensifica le preghiere e le visite al Santo, la mamma fa lo stesso e riceve anche alcune benedizioni, finché non arriva il giorno della visita medica e del miracolo. Il luminare visita Kairyn e come per magia sembra tutto scomparso. La macchia e l’infezione sono sparite.
SAN BENEDETTO DA NORCIA

 

San Benedetto nacque a Norcia nel 480 d.C. da una nobile famiglia romana. Fin da giovane mostrò una grande inclinazionealla vita spirituale. Mandato a Roma per studiare, rimase profondamente turbato dalla corruzione morale della città edecise di ritirarsi dal mondo per dedicarsi interamente a Dio.

Si rifugiò prima ad Affile, poi si stabilì in una grotta a Subiaco, dove visse da eremita per tre anni. Qui attirò numerosi discepoli e fondò diversi piccoli monasteri. Dopo alcuni tentativi di avvelenamento da parte di monaci ribelli, si trasferì aMontecassino, dove fondò il monastero destinato a diventare il centro spirituale del monachesimo occidentale.

A Montecassino scrisse la sua celebre Regola, basata sull’equilibrio tra preghiera e lavoro (Ora et Labora), sulla vitacomunitaria e sull’obbedienza all’abate. Questa regola divenne il pilastro del monachesimo europeo e influenzòprofondamente la civiltà cristiana. Un corvo addomesticato da Benedetto portò via un pane avvelenato che gli era stato offerto.

Morì a Montecassino il 21 marzo 547, in piedi, dopo aver ricevuto la Comunione, con le braccia alzate in preghiera. Fu sepoltoaccanto alla sorella Scolastica.

Le sue reliquie, secondo la tradizione, furono poi traslate in Francia, nell’abbazia di Fleury-sur-Loire, ma i monaci diMontecassino sostengono che siano sempre rimaste nel monastero originale.

Nel 1964, Papa Paolo VI proclamò San Benedetto Patrono d’Europa, riconoscendolo come simbolo di pace e fondamentospirituale della cultura occidentale.

La sua festa liturgica è celebrata l’11 luglio nella Chiesa cattolica.

 

 

 

CANONIZAZIONE

San Benedetto morì attorno al 547 e la sua fama di santità si diffuse immediatamente per due vie principali: la testimonianza popolare (il culto spontaneo dei fedeli e dei monaci) e la diffusione letteraria, in particolare grazie ai Dialoghi di papa Gregorio Magno (VI–VII sec.), che raccolseroe divulgano le sue gesta e miracoli. Questi due fattori produssero, nei secoli successivi, una venerazione continua e capillare intorno alla sua persona e ai luoghi benedettini (Montecassino, Subiaco, ecc.).

Nei primi secoli la Chiesa non disponeva ancora dell’attuale procedimento giudiziario per la canonizzazione: la santità veniva riconosciuta “per acclamazione” (vox populi) e confermata dall’uso liturgico e dalla memoria ecclesiale. Per questo motivo si parla di una canonizzazione “antica” o spontanea nel caso di figure come Benedetto.

Con il tempo, quando la Curia papale assunse un ruolo più strutturato nella regolazione dei culti, il culto antico di Benedetto fu ufficialmente riconosciuto e confermato dalla Sede Apostolica.Intorno al XII–XIII secolo (sotto il pontificato di Onorio III, nei primi decenni del 1200) ci fu un atto formale che sancì la diffusione e la legittimità del suo culto su scala più ampia: non si trattadunque di una «canonizzazione formale» nel senso moderno (con Positio, inchieste e miracoli studiati ex novo), ma di una ratifica pontificia dell’antica venerazione consolidata nei secoli.

 

In pratica, per San Benedetto si combinano tre elementi:

  • la fama di santità immediata e la devozione popolare fin dal VI secolo;
  • la diffusione letteraria (Gregorio Magno) e la testimonianza dei monasteri benedettini;
  • la conferma ufficiale della Chiesa medievale, che riconobbe e regolamentò il culto antico (atto pontificio di conferma/cultus), consolidando così la sua posizione nella devozioneuniversale della Chiesa.

Questa modalità di riconoscimento è tipica dei «santi antichi» e si chiama spesso canonizzazione equipollente o semplice conferma del culto: la santità è attestata dalla tradizione e dalla costante venerazione, e il Papa ne sancisce ufficialmente la legittimità senza ripetere l’intera istruttoria moderna.

 

SANTA BERNADETTE SOUBIROUS

Bernadette Soubirous nacque il 7 gennaio 1844 a Lourdes, in una famiglia poverissima ma profondamente credente. Sin da bambina soffrì di salute fragile, ma mostrò un cuore puro e una fede semplice, che la prepararono a una missione straordinaria. L’11 febbraio 1858, all’età di quattordici anni, mentre raccoglieva legna presso la grotta di Massabielle, le apparve una “Signoravestita di bianco”, con una cintura azzurra e due rose dorate sui piedi. Quella fu la prima di diciotto apparizioni che si susseguironofino al luglio dello stesso anno. La Vergine Maria invitò Bernadette alla preghiera, alla penitenza e alla conversione dei peccatori, chiedendole anche di far costruire una cappella in quel luogo e di promuovere processioni di fede. Durante una delle apparizioni, le fece scavare nella terra, da cui scaturì una sorgente d’acqua ancora oggi viva e sorgente di innumerevoli guarigioni. Il 25 marzo 1858, festa dell’Annunciazione, la “Signora” rivelò la sua identità con le parole: “Io sono l’Immacolata Concezione.”

Era la conferma del dogma proclamato pochi anni prima da Papa Pio IX, e la prova che la visione non proveniva daimmaginazione umana, poiché Bernadette, semplice e analfabeta, non avrebbe potuto conoscere quel termine teologico.

Durante la diciassettesima apparizione, avvenne anche il cosiddetto “miracolo del cero”, quando una candela accesabruciò per diversi minuti sulla mano di Bernadette senza lasciarle alcuna ustione, sotto lo sguardo attonito del medicoPierre Dozous, che da scettico si convertì di fronte all’evidenza.

Dopo le apparizioni, Bernadette visse anni difficili, segnata dalle indagini civili ed ecclesiastiche e dall’attenzione deicuriosi. Rimase sempre umile, obbediente e fedele alla Chiesa. Entrò poi nel convento delle Suore della Carità di Nevers,dove trascorse il resto della vita tra la preghiera, la malattia e il servizio silenzioso. Morì il 16 aprile 1879, a solitrentacinque anni, pronunciando le parole: “Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me, povera peccatrice.” Il suo corpo,rimasto incorrottibile, è custodito a Nevers. Fu beatificata nel 1925 e canonizzata nel 1933 da Papa Pio XI. Il Santuario diLourdes, sorto nel luogo delle apparizioni, è oggi uno dei centri di fede più importanti del mondo, dove milioni dipellegrini si recano ogni anno per pregare, cercare conforto e ricevere guarigioni spirituali e fisiche.

All’inizio del XX secolo la causa di canonizzazione fu formalmente avviata: come avviene nelle cause canoniche moderne,si raccolsero atti, testimonianze e prove di «eroicità delle virtù». Nell’ambito di questa istruttoria si procedette anche alleriesumazioni del corpo per l’identificazione, la raccolta di reliquie e la verifica dello stato dei resti. La primariesumazione avvenne il 22 settembre 1909; altre due riesumazioni seguirono nel 1919 e nel 1925: ogni volta il corpo fugiudicato straordinariamente conservato, circostanza che fu annotata dagli istruttori come elemento rilevante nel processo.

 

LA BEATIFICAZIONE:

Dato il procedimento canonico all’epoca (inizi del XX secolo) dunque meno documentato e standardizzato rispetto alle cause moderne, Le fonti non hanno fornito data esatta, luogo completo né tutti i dettagli clinici dei miracoli.

Per la sua beatificazione vennero riconosciuti due miracoli attribuiti alla sua intercessione.

Una fonte (Kolbe Publications) cita che la Congregazione dei Riti “esaminò 10 miracoli proposti”e ne “selezionò due, quelli di Henri Boisselet e della Suor Marie-Mélanie Meyer” per la

 

beatificazione. Un’altra fonte specifica che il primo miracolo riguarda “Henri Boisselet, guaritoda peritonite tubercolare dopo una novena a Bernadette” e un secondo “Suor Marie-Mélanie Meyer, guarita da ulcera gastrica dopo un pellegrinaggio a Lourdes”.

 

LA CANONIZZAZIONE:

Per la canonizzazione di Santa Bernadette Soubirous furono riconosciuti almeno due miracoli addizionali dopo quelli presentati per la beatificazione. Tuttavia, i dettagli precisi di questimiracoli (diagnosi, data, nome del beneficato) non sono pienamente documentati nei materiali facilmente accessibili.

 

 

 

 

SAN CARLO ACUTIS

Carlo Acutis nacque a Londra il 3 maggio 1991, ma crebbe a Milano, dove visse come un ragazzo del tutto normale: scuola,amici, computer, sport, e un grande sorriso sempre sul volto.

Dietro quella normalità, però, ardeva un amore straordinario per Gesù Eucaristia, che chiamava “la mia autostrada per il cielo”.

Fin da bambino, Carlo mostrò una profonda vita spirituale: ogni giorno partecipava alla Santa Messa, recitava ilRosario e trascorreva lunghe ore in adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

Diceva spesso: “Più riceviamo l’Eucaristia, più diventiamo simili a Gesù.”

Appassionato di informatica, Carlo usò il suo talento per evangelizzare: creò un sito web per documentare e diffondere imiracoli eucaristici riconosciuti nel mondo, con l’intento di far riscoprire la presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata.

Diceva: “Internet è un dono di Dio se lo si usa per il bene.”

In un’epoca in cui molti giovani si perdevano nel virtuale, lui mostrava che la tecnologia può diventare uno strumento di luce e di fede.

A quindici anni, Carlo si ammalò improvvisamente di leucemia fulminante. Accettò lasofferenza con serenità, offrendo tutto “per il Papa e per la Chiesa”. Ai medici disse con un sorriso:

“Non voglio stare in Purgatorio, voglio andare dritto in Paradiso.”

Morì il 12 ottobre 2006, a soli 15 anni, lasciando dietro di sé una scia di fede, gioia e purezza che toccò il cuore di migliaia di giovani.

Il suo corpo, ritrovato integro, è oggi esposto nel Santuario del Miracolo Eucaristico di Assisi, città che amava profondamente.

Nel 2020 Papa Francesco lo beatificò, definendolo “un modello di santità per i giovani del nostro tempo”.

Nel 2023 è stato approvato un secondo miracolo per la sua canonizzazione imminente, che lo renderà ufficialmente ilprimo santo millennial della Chiesa. Carlo insegnava che la santità non è qualcosa di lontano, ma una scelta quotidiana,accessibile a tutti. Non servono miracoli o gesti straordinari, ma un cuore puro e fedele. “Tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie.”

 

 

BEATIFICAZIONE:

Il primo miracolo avvenne a Campo Grande, la capitale del Mato Grosso, in Brasile, nel 2010, quattro anni dopo la morte di Carlo per leucemia mieloide acuta. A Campo Grandeviveva Matheus Vianna, un bimbo di 3 con una rara malformazione congenita al pancreas (pancreas anulare), che causa gravi problemi digestivi. «Era una tortura – aveva raccontato la nonna, Solange Maria do Prado Lins Vianna, ai media brasiliani – Aveva una polmonite grave perché vomitava continuamente. A due anni pesava solo nove chili ed era costantemente ricoverato in

ospedale. Eravamo disperati». I medici avevano detto che sarebbe stata necessaria un’operazione, ma la famiglia non poteva permettersela. Restava la fede. In una chiesa della zona era stata esposta in quel periodo una reliquia di Carlo Acutis, una sua camicia. Il piccolo, accompagnatodalla nonna, davanti alla reliquia espresse un desiderio: «Chiese di smettere di vomitare, camminava, infatti, sempre con in mano con un piccolo asciugamano perché vomitava molto», ricorda il parroco, Marcelo Tenório, incaricato di avvisare Roma del miracolo. Quando tornò acasa, riuscì a mangiare qualcosa senza vomitare e senza accusare malesseri. E così anche nei giorni successivi. da quel momento le condizioni del bambino migliorarono a vista d’occhio.

 

Ma non solo. Negli anni successivi Matheus fu sottoposto a una serie di esami diagnostici, daiquali la malformazione risultò definitivamente scomparsa e il pancreas tornato normale, conconseguente ripresa della normale crescita staturo-ponderale. La guarigione “istantanea, completa e duratura” è stata ritenuta inspiegabile dalla Consulta Medica della Congregazione delle cause deisanti, e quindi miracolosa. Nel novembre 2019 la Consulta Medica ha così espresso parere positivo sul miracolo attribuito alla sua intercessione, aprendo la strada al percorso per la santità. È stato proprio in Brasile, nello Stato di San Paolo, che è stata dedicata per la prima volta nel mondo una parrocchia all’ (allora) beato Carlo Acutis

 

CANONIZZAZIONE:

Era il 2 luglio 2022 quando Valeria Vargas Valverde, una ragazza originaria della Costa Rica, rimase vittima di un grave incidente nel centro storico di Firenze. Stava percorrendo via Tornabuoni con una bicicletta elettrica, quando cadde rovinosamente, battendo latesta contro il marciapiede. Le ferite erano gravi, il trauma cranico molto serio. I medici decisero di indurre il coma e sottoporla a un delicato intervento chirurgico. La prognosi era riservata.

Sette giorni dopo, il 9 luglio, sua madre Liliana, colma di angoscia ma sorretta dalla fede, si recò ad Assisi. Si inginocchiò davanti alla tomba del giovane Carlo Acutis, ancora beato in quel momento, egli affidò tutto: la vita della figlia, la speranza, il dolore.

“Ho chiesto a Carlo che Valeria guarisse e tornasse sana”, racconta oggi, con gli occhi pieni di commozione.

Da quel giorno, qualcosa cominciò a cambiare. Lentamente, Valeria migliorò. Gli esami mostraronouna guarigione progressiva, fino al completo recupero. Un fatto che la scienza non seppe spiegare, mache la Chiesa ha riconosciuto come miracolo per intercessione di Carlo Acutis.

Oggi Valeria sta bene, conduce una vita piena. E Carlo, proclamato Santo il 7 settembre 2025,continua a parlare al cuore di tanti giovani con la forza della fede e con il suo amore per l’Eucaristia.

La vicenda di Valeria non solo commuove per la sua incredibile svolta, ma rappresenta anche unsegno di speranza per i fedeli di tutto il mondo, rafforzando la figura di un giovane che, a distanza di anni, continua a essere simbolo di fede viva e vicina alle nuove generazioni.

 

 

 

SANTA CATERINA DA GENOVA

Santa Caterina Fieschi Adorno nacque a Genova nel 1447, da una nobile famiglia ligure. Fin da giovane mostrò unaprofonda inclinazione alla preghiera e al desiderio di unirsi a Dio, ma, per ragioni familiari, fu data in sposa al nobileGiuliano Adorno, un uomo mondano e impulsivo. I primi anni di matrimonio furono segnati da incomprensioni esofferenze, che portarono Caterina a un periodo di profonda crisi interiore.

Nel 1473, all’età di ventisei anni, visse un’esperienza mistica straordinaria durante la confessione: sentì un fuoco d’amoredivino invaderle l’anima, che le fece comprendere in modo vivo la grandezza dell’amore di Dio e la gravità del peccato.Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente

Caterina si dedicò completamente alla preghiera, alla penitenza e alle opere di carità. Si stabilì presso l’Ospedale diPammatone a Genova, dove servì gli ammalati con straordinaria dedizione, occupandosi anche della direzionedell’ospedale. Con il marito, che in seguito si convertì, visse una profonda unione spirituale fino alla morte di lui.

 

Caterina da Genova è celebre soprattutto per il suo trattato “Trattato del Purgatorio”, una delle più profonde riflessioni mistiche della teologia cattolica.

In esso descrive il Purgatorio non come un luogo di punizione inflitta da Dio, ma come un fuoco d’amore purificante,nel quale l’anima, desiderosa di unirsi pienamente al suo Creatore, si lascia purificare con gioia dal peso delle proprie imperfezioni.

Secondo Caterina, l’anima stessa è felice di questo processo, perché riconosce che è la via per unirsi totalmente a Dio, Amore infinito.

Questa visione mistica e profondamente spirituale del Purgatorio ha influenzato nei secoli la teologia cattolica e la spiritualità cristiana.

Morì a Genova nel 1510, circondata da fama di santità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE:

Durante questa fase vennero esaminate con cura la sua vita, la sua azione caritativa presso l’Ospedale di Pammatone, il suo impegno verso i poveri e gli infermi, i suoi digiuni e la conversione profonda che segnò la seconda parte della sua esistenza. Fu valutato anche il valoredei suoi scritti mistici, come il Trattato del Purgatorio e il Dialogo tra l’anima e il corpo. 

La beatificazione rappresentò il riconoscimento da parte della Chiesa cattolica della «eroicitàdelle virtù» di Caterina: del suo distacco dai valori mondani, della sua carità verso i malati, della sua unione mistica con Dio e della testimonianza cristiana coerente.

 

LA CANONIZZAZIONE:

La procedura che portò alla canonizzazione seguì i passaggi tipici della Chiesa: dopo la beatificazione (1675) furono raccolti e valutati gli atti della causa, esaminati i suoi scritti(dichiarati dottrinalmente conformi) e documentate numerose guarigioni e grazie attribuite alla sua intercessione. Sia la «eroicità delle virtù» sia l’«autenticità di molti miracoli» furono ritenute provate, e su queste basi fu emanata la bolla di canonizzazione da parte di Clemente XII. 

Un elemento che rafforzò la devozione e l’istruttoria fu la tradizione del ritrovamento, poco dopola sua morte, di un corpo in buono stato di conservazione: l’«incorruttibilità» delle spoglie(riemerse e traslate nei decenni successivi) alimentò la fama di santità e la raccolta di testimonianze miracolistche cui la Congregazione romana diede grande peso nel vaglio finale.

 

 

SANTA CATERINA DA SIENA

 

Caterina Benincasa nacque a Siena il 25 marzo 1347, ventiquattresima di venticinque figli di una famiglia di tintori. Fin dabambina mostrò un’intensa vita spirituale: a soli sei anni ebbe una visione di Gesù vestito da sommo pontefice, che le sorrideva. A sette anni fece voto di consacrare a Dio tutta la sua vita.

Crescendo, rifiutò il matrimonio che i genitori le avevano predisposto, scegliendo invece di vivere in povertà, castità epreghiera. Entrò come terziaria domenicana, rimanendo però nel mondo: non si fece monaca di clausura, ma visse trala gente, dedicandosi ai malati e ai poveri, specialmente durante le epidemie di peste.

A vent’anni iniziò a ricevere esperienze mistiche profonde: visioni, estasi, e persino le stigmate invisibili, segni della suaunione con Cristo crocifisso. Nelle sue lettere, oltre 380, Caterina divenne voce profetica del suo tempo, esortando papi,cardinali e principi alla conversione e alla pace.

La sua influenza fu decisiva nel convincere Papa Gregorio XI a ritornare da Avignone a Roma (1377), ponendo fine alla cosiddetta “cattività avignonese” del papato. Si spese poi per la riforma della Chiesa e per la riconciliazione dei cristiani divisi.

Negli ultimi anni offrì la sua vita per la Chiesa, ammalandosi gravemente. Morì a Roma il 29 aprile 1380, a soli 33 anni,la stessa età di Cristo. Il suo corpo riposa nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, mentre la sua testa è venerata aSiena, nella basilica di San Domenico.

 

 

LA BEATIFICAZIONE – CANONIZZAZIONE

Già nel 1461, su impulso del popolo senese e dell’Ordine dei Domenicani, Papa Pio II (EneaSilvio Piccolomini), che era egli stesso senese e la stimava profondamente, proclamò Caterina santa, riconoscendo ufficialmente la sua santità.

Di fatto, la canonizzazione avvenne senza una beatificazione separata, secondo la prassimedievale: la procedura di “beatificazione” come fase preliminare venne introdotta solo secoli dopo.

La canonizzazione di Santa Caterina da Siena fu proclamata da Papa Pio II il 29 giugno 1461,con la bolla Misericordias Domini in aeternum cantabo.

La decisione fu motivata da tre elementi principali:

La santità della sua vita: Caterina, pur essendo una donna laica e analfabeta, mostrò straordinarie virtù cristiane, dedizione ai malati, vita mistica intensa e fedeltà alla Chiesa. L’impatto spiritualee politico: svolse un ruolo decisivo nel convincere Papa Gregorio XI a riportare il papato da Avignone a Roma, e nella pacificazione tra le città italiane divise.

I miracoli attribuiti alla sua intercessione, sia in vita (guarigioni inspiegabili) sia dopo lamorte, documentati e verificati da commissioni ecclesiastiche. Fù proclamata Dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970 e Compatrona d’Italia e d’Europa

 

SAN CHARBEL

 

BREVE STORIA

Per anni Charbel visse nella comunità monastica, dedicandosi ai lavori più umili e alla preghiera continua. I confratelli loricordano come un uomo di poche parole, sempre sorridente, immerso nel silenzio e nell’adorazione. Nel 1875 ottenne diritirarsi come eremita nell’eremo dei Santi Pietro e Paolo, poco distante dal monastero.

Lì visse per 23 anni, nel freddo, nel digiuno e nella solitudine, con un solo desiderio: “essere nulla perché Dio sia tutto”.

Le sue giornate scorrevano tra Messa, meditazione e lavori manuali. Di notte, restava lungamente in ginocchio, pregando per il mondo intero.

Molti monaci raccontavano di aver visto una luce intensa filtrare dalla sua cella mentre pregava: era come se la presenza di Dio lo avvolgesse completamente.

Morì il 24 dicembre 1898, durante la celebrazione della Messa di Natale, pronunciando le parole: “Padre diverità, nelle Tue mani affido la mia anima.”

Dopo la sepoltura, una luce misteriosa iniziò a brillare dalla sua tomba, notte dopo notte, per più di 45 giorni consecutivi.

Il fenomeno attirò centinaia di persone, cristiani e musulmani, che venivano a pregare commossi da quel segno. Quando imonaci decisero di aprire la tomba, il corpo di Charbel fu trovato integro, flessibile, e trasudante un liquido simile a sangue misto a olio profumato.

Da allora, quel “olio miracoloso” divenne segno di guarigione per molti malati. Per oltre settant’anni il corpo di Charbel rimase integro, flessibile e profumato.

Più volte i monaci notarono che continuava a trasudare il liquido misterioso, che si rinnovava nonostante le

cure e le sepolture.

I medici che lo esaminarono non trovarono spiegazioni naturali.

Oggi il suo corpo riposa in una teca di vetro nella cappella del Monastero di Annaya, e ogni giorno migliaia di pellegrini— cristiani, musulmani e persone di ogni fede, vi si recano per pregare e chiedere grazie.

 

LA BEATIFICAZIONE: due miracoli

 

  • Nel 1936 suor Maria Abel Kamary, una giovane della Congregazione dei Sacri Cuoridi Bikfaya, per una grave forma di ulcera pilorica smise di alimentarsi, perdendo in poco tempo trenta chili.

I due interventi chirurgici a cui si sottopose furono devastanti.

Subentrarono gravi complicazioni: lo stomaco e l’intestino si fusero in una massauniforme e si ricoprirono di grossi polipi che non potevano essere asportati senza mettere a repentaglio la vita della religiosa. Fegato, cistifellea e reni erano talmentecompromessi da provocare all’inferma astenia, deperimento, decalcificazione delle ossa, perdita dei denti e paralisi della mano destra.

La bile provocava inoltre continue crisi di vomito.

Nel 1942 la suora era allettata da due anni. Camminava con l’aiuto di un bastone, sorretta dalle consorelle. La gravità del suo stato era tale, che le fu impartita l’estremaunzione. Fu allora che iniziò a invocare l’intercessione del venerabile eremita, la cui fama si stava diffondendo in tutto il Libano. Una notte sognò padre Charbel che la benediceva e lo considerò di buon auspicio. L’11 luglio 1950, quattro consorelle latrasportarono sopra una sedia fino all’automobile che doveva condurla al monastero di Annaya. Il viaggio fu estenuante. Cendotta presso la tomba di padre Charbel, suor Maria fu sollevata a braccia per permetterle di toccare la pietra tombale. Appena l’ebbe baciata, avvertì come una scossa elettrica attraversarle la colonna vertebrale. Quindi l’inferma,stremata, fu portata in una stanza e adagiata su un letto per farla riposare. Il giorno seguente fu accompagnata di

 

nuovo al sepolcro. Vedendo che la parete tombale era imperlata da un misterioso siero, suor Maria tentò di asciugarla con un fazzoletto, per passarlo sulle parti sofferenti del corpo. Mentre faceva questo tentativo, quasi senza rendersene conto, si alzò dalla sedia esi mise a camminare da sola. Le campane suonarono per annunciare il miracolo. La chiesa era gremita di gente. Alcuni presenti, di confessioni religiose diverse, alla vista del prodigio si convertirono al cristianesimo. Furono testimoni del fatto anche cinque padri gesuiti che conoscevano la suora. Quello stesso giorno, dopo quattordici anni disofferenze indicibili, suor Maria riprese a cibarsi normalmente e i dolori scomparvero definitivamente. Il suo medico curante, che l’aveva dichiarata incurabile, affermò che la sua guarigione era un evento soprannaturale, che trascende le possibilità scientifiche e umane.

 

  • La seconda guarigione per la beatificazione dell’eremita libanese, riguarda il fabbro Iskandar Obeid di Baabdat, colpito all’occhio destro da una scheggia di metallo nel La lesione, inizialmente non invalidante, a causa di un secondo incidente, nel 1937 generò il distacco della retina. Tutti gli specialisti che visitarono Obeid lo giudicarono incurabile e consigliarono l’ablazione dell’occhio cieco per non compromettere anche quello sano, esposto al rischio di infezione. Ma il fabbro rifiutò l’intervento. Nel 1950 senti parlare del venerabile Charbel e dei miracoli che avvenivano per sua intercessione, e cominciò a invocarlo con fede. L’eremita gli apparve in sogno, e gli chiese di recarsi al monastero di Annaya. Iskandar parti senza indugio e passò un giorno e una notte presso la sua tomba. Al suo rientro, per tre giorni accusò un forte dolore all’occhio cieco, ma rifiutò di chiamare il medico, perché riponeva un’assoluta fiducia in padre Charbel. La terza notte, l’eremita gli apparve di nuovo in sogno e gli mise una polvere nell’occhio malato: «Sentirai un forte dolore – lo avvisò, – l’occhio si gonfierà, ma non preoccuparti perché guarirai». Iskandar si svegliò, urlando di dolore. L’occhio cieco si era gonfiato e gli doleva, ma aveva recuperato la vista, come gli aveva predetto in sogno padre

Charbel. Tutti i medici dichiararono che la guarigione superava le leggi naturali. Con la guarigione di suor Kamary, questo secondo miracolo, riconosciuto dalla Chiesa,ottenne all’eremita libanese

il titolo di beato.

 

 

LA CANONIZZAZIONE:

Il 5 dicembre 1965, durante la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha tanto insistito sulla missionarietà, Paolo VI ha beatificato invece un eremita, che è diventato missionario a colpidi miracoli. Infatti, come nel caso di santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni, si può diventare missionari anche tra le pareti di un eremo o di un convento di clausura.

Il miracolo della canonizzazione di san Charbel Makhlouf riguarda invece Mariam Assaf Awad, una vedova analfabeta, greco-cattolica di origine siriaca, residente in Libano. Tra il 1963 e il1965, Mariam fu operata tre volte di tumore allo stomaco, all’intestino e alla gola. Infine i medici gettarono la spugna, e la dimisero in attesa della fine, senza prescriverle alcuna terapia. Fu allora che la donna iniziò a supplicare il beato Charbel. Le sue condizioni peggioravano drasticamente, finché una notte del 1967, allo stremo delle forze, Mariam si addormentò invocando coninsistenza l’intervento del beato. Quando si svegliò, constatò che il tumore alla gola si era ridotto e quattro

 

giorni dopo spari completamente, insieme alle metastasi diffuse in tutto il corpo. L’inspiegabile, improvvisa e totale guarigione di Mariam Assaf Awad ha condotto Charbel Makhlouf alla canonizzazione, presieduta solennemente al Vaticano da Paolo VI, il 9 ottobre 1977.

 

SAN DOMENICO GUZMAN

 

San Domenico nacque a Caleruega, in Spagna, nel 1170, da una famiglia cristiana e benestante. Fin da giovane mostrògrande compassione verso i poveri: durante una carestia vendette i propri libri per sfamare i bisognosi, dicendo: «Comeposso studiare su pelli morte mentre tanti fratelli muoiono di fame?»

Dopo gli studi a Palencia, entrò tra i canonici regolari di Osma, dove divenne sacerdote e poi sottopriore. Accompagnando ilvescovo Diego d’Acebo in missione diplomatica, attraversò la Francia del sud, dove era molto diffusa l’eresia catara. Di fronte alla povertà e alla fede dei catari,

Domenico comprese che per annunciare efficacemente il Vangelo era necessario uno stile di vita semplice, povero e coerentecon il messaggio di Cristo.

Restò in Linguadoca per circa dieci anni, dedicandosi alla predicazione, al dialogo e alla conversione degli eretici, scegliendola via della parola e della testimonianza invece della violenza. In questo periodo fondò anche un monastero femminile aProuille, per accogliere donne che abbandonavano il catarismo: da questa esperienza nacque il primo nucleo dell’OrdineDomenicano.

Secondo una tradizione posteriore, Domenico avrebbe ricevuto dalla Vergine Maria la visione del Rosario, come strumento dipreghiera e meditazione contro le eresie; tuttavia, gli storici non trovano prove dirette di questo episodio nei testi piùantichi dell’Ordine.

Nel 1216, Papa Onorio III approvò ufficialmente l’Ordine dei Frati Predicatori, destinato alla predicazione, allo studio e alla difesa della fede cattolica. Domenico insistette perché i suoi frati vivessero in povertà, comunità e missione, inviandoli nei principalicentri universitari d’Europa, come Parigi e Bologna. Molti furono i miracoli attribuiti, tra i molti la resurrezione del giovane aRoma, una donna condusse il figlio morto alle porte del convento dove Domenico predicava; il santo, dopo una preghiera e ilsegno della Croce, prese il ragazzo per mano e lo restituì vivo alla madre sbalordita.

La moltiplicazione dei pani e del vino: In un’occasione a Roma (e ripetuta anche a Bologna) la comunità domenicana, poverae senza provviste, ricevette lo stesso giorno pani e vino in quantità abbondante in modo soprannaturale, dopo che Domenicopregò per la loro necessità.

Il miracolo del fuoco e dei libri a Fanjeaux: Nel contesto di un dibattito pubblico con gli eretici catari, si gettarono due librinel fuoco: quello degli eretici andò distrutto, quello scritto dai seguaci di Domenico rimase intatto o addirittura fu “spinto”dal fuoco. Questo evento fu interpretato come segno della verità della fede cattolica.

Morì il 6 agosto 1221 a Bologna, dopo una vita spesa nell’apostolato e nella preghiera. Prima di morire, esortò i suoiconfratelli ad «avere carità, custodire l’umiltà e vivere nella povertà volontaria».

 

CANONIZZAZIONE

Domenico morì nel 1221; la sua fama di santità e la rapida diffusione della devozione popolare spinsero l’Ordine e i fedeli a chiedere il riconoscimento ufficiale. Il futuro papa Ugolino Conti(che conosceva personalmente Domenico e ne era estimatore) salì al soglio pontificio comeGregorio IX (1227) e appoggiò con vigore la causa, accelerandone l’iter. Questo spiegava la velocità del procedimento: la canonizzazione avvenne solo 13 anni dopo la morte del fondatore La canonizzazione fu ufficializzata da Gregorio IX con atto pontificio emanato a Rieti nel luglio del 1234 (bolla datata 13 luglio 1234 in molti registri d’archivio); la solennità fu celebrata e da lì si diffuse l’inserimento del suo culto nel calendario liturgico. Il procedimento fu coadiuvato da inchieste locali e svariate testimonianze della fama di santità e di miracoli

 

 

 

 

SANTA FAUSTINA KOWALSKA

 

BREVE STORIA

Santa Faustina Kowalska nacque nel 1905 in un povero villaggio della Polonia, terza di dieci figli di una famigliacontadina semplice ma profondamente credente.

Fin da bambina sentiva nel cuore una voce che la chiamava a consacrarsi totalmente a Dio. Ma i genitori non potevano permettersi di farla entrare subito in convento, e Faustina dovette lavorare come domestica per aiutare la famiglia.

A vent’anni, durante una festa danzante, ebbe una visione di Gesù piagato, che le disse: “Fino a quando mi farai aspettare?”

Scossa da quelle parole, lasciò tutto e si recò a Varsavia, dove entrò nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia.

Nel silenzio del convento, Faustina ricevette rivelazioni straordinarie da Gesù, che le parlava come a un’amica. Leconfidò il grande messaggio che avrebbe cambiato il mondo: la Divina Misericordia.

Le disse:

“L’umanità non troverà pace finché non si rivolgerà con fiducia alla mia Misericordia.”

Su comando di Gesù, Faustina scrisse tutto ciò che vedeva e udiva in un diario, oggi conosciuto come “Diario di SantaFaustina – La Misericordia divina nella mia anima”, uno dei testi spirituali più letti del Novecento.

Nel 1931, Gesù le apparve in una visione: aveva una veste bianca, una mano benedicente e l’altra sul petto, da cuiuscivano due raggi di luce: rosso e pallido, simbolo del sangue e dell’acqua scaturiti dal suo Cuore.

Le disse:

“Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con la scritta: Gesù, confido in Te.”

Quell’immagine, oggi diffusa in tutto il mondo, è il segno visibile della sua missione: portare alle anime il messaggio della misericordia di Dio.

A Faustina fu anche rivelata la Coroncina della Divina Misericordia, una preghiera per implorare grazia e perdono per il mondo intero.

Gesù le chiese che la domenica dopo Pasqua fosse istituita la Festa della Divina Misericordia, promessa a chi si affida al suo amore.

Negli ultimi anni della vita, Faustina offrì tutte le sue sofferenze — la tubercolosi, le incomprensioni, la solitudine — per la conversione dei peccatori.

Morì il 5 ottobre 1938, a soli 33 anni, lasciando dietro di sé un messaggio di speranza e di pace per il mondo.

 

 

LA BEATIFICAZIONE

La destinataria del miracolo è Maureen Digan, di Lee,che un tempo aveva allontanato Dio dalla sua vita.

Digan aveva vissuto una vita sana fino a quando,intorno ai 15 anni, non sviluppò un linfedema. Si tratta di un gonfiore del corpo dovuto a un blocco del sistema linfatico e all’accumulo di fluidi

 

linfatici. Questi fluidi normalmente circolano nel corpo, aiutandolo a liberarsi da batteri e scorie nocive. Il linfedema primario, che è raro, può svilupparsi spontaneamente. Il linfedema secondario è più comune ed è il risultato di un’altra condizione.

Digan ha raccontato di come i medici non capissero cosa stesse causando il gonfiore e il dolore insopportabile, che hanno richiesto mesi di ricovero ospedaliero e la diagnosi finale che unulteriore peggioramento avrebbe richiesto l’amputazione dell’altra gamba. Digan descrisse la sua vita in ospedale, in così giovane età, come molto solitaria, soprattutto quando gli amici smisero di venire. Raccontò di come tutto cambiò quando incontrò Bob Digan, un uomo di profonda fede chesi rifiutò di abbandonarla.

“Come può Bob amarmi se Dio non mi ama?” si chiese, convinta che Bob avesse bisogno di una ragazza con cui ballare, invece di una che avrebbe dovuto trascorrere il resto della sua vitasu una sedia a rotelle.

Nonostante i tentativi di allontanarlo, alla fine si sposarono. I medici dissero loro che nonavrebbero mai potuto avere figli, ma Bob disse: “Qualunque cosa Dio mandi, la accetteremo; qualsiasi cosa Dio non mandi, la accetteremo”.

Maureen disse di essere rimasta incinta poco dopo il matrimonio.

“Fu allora che lasciai entrare Dio nella mia vita. Iniziai ad avere un po’ più di fiducia in Lui. Ma a cinque mesi il bambino morì e non volli più avere niente a che fare con Dio. Sei o sette mesi dopo rimasi di nuovo incinta, ma il bambino, Bobby, nacque con danni cerebrali. I medici ci dissero di metterlo in un istituto e di andare avanti con le nostre vite, ma il nostro bambino era la nostravita: era il nostro bambino miracoloso.”

Convivere con una grave malattia e prendersi cura di un bambino malato che soffriva di crisi epilettiche multiple al giorno ebbe il suo prezzo.

 

Ma tutto cambiò dopo che Bob vide un film sulla clausura Faustina, il cui diario, “La Divina Misericordia nella mia anima”, documentava apparizioni di Gesù e Maria che enfatizzavano la misericordia di Dio – “Non voglio punire l’umanità sofferente, ma desidero guarirla, stringendolaal Mio Cuore Misericordioso” – e chiedeva l’istituzione della Festa della Divina Misericordia.

Il film colpì Bob, che aveva prestato servizio nei Marines. Era convinto del potere curativo dell’intercessione. Credeva che se avesse portato sua moglie e suo figlio a pregare sulla tomba di Faustina, sarebbero guariti. Vivevano vicino a Boston quando Bob si recò al santuario dellaDivina Misericordia a Stockbridge e chiese al Rev. Seraphim Michaleko, vice-postulante per la causa di Faustina, di andare con loro in Polonia per “assistere al miracolo” che Bob credeva si sarebbe

 

verificato. Maureen disse che pensava che suo marito stesse avendo un crollo nervoso, dato chenon avevano i soldi per andare in Polonia e avevano dovuto chiedere un prestito.

Ma il 23 marzo 1981 si recarono alla tomba di Faustina presso il Santuario della Divina Misericordia vicino a Cracovia, in Polonia. Maureen disse di non essere ancora convinta, mapregò sulla tomba e sentì Faustina dire, interiormente: “Chiedi il mio aiuto e io ti aiuterò”.

“Sapevo che stava succedendo qualcosa”, disse. “Tutto il dolore sembrava svanire. Dopo duegiorni, ho dovuto infilare del tessuto nella scarpa perché il gonfiore agli arti si era attenuato e la scarpa si era staccata. Ho guardato la mia gamba. Sembrava com’era prima del linfedema”.

Quando Bob vide la sua gamba, disse: “Sapevo che Gesù l’avrebbe fatto”.

Maureen disse che ci vollero tre settimane intere prima di riuscire a credere veramente.

“Ero così spaventata e piena di timore. Non potevo credere che Dio potesse essere così amorevole e misericordioso.”

Ha raccontato che Bobby, che era stato costretto su una sedia a rotelle speciale, ha ricevuto una guarigione spettacolare, sebbene incompleta. Ha smesso di avere crisi epilettiche, il che lo ha portato a condurre una vita quasi normale fino alla sua morte, avvenuta all’età di 18 anni.

In seguito, cinque medici nominati dalla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi hanno dichiarato che non c’era alcuna spiegazione medica per la guarigione di Maureen. Anche unmedico di Yale ha concordato. Nel 1991 il Vaticano ha dichiarato il suo caso miracoloso e la guarigione è stata accettata come un miracolo causato dall’intercessione di Faustina. Nonostante questa guarigione miracolosa, i Digan non credono di dover dare troppa importanza alla guarigione in sé, ma piuttosto al messaggio dell’amore misericordioso di Dio. Faustina, nota come Apostola della Divina Misericordia, fu beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 18 aprile 1993 e canonizzata il 30 aprile 2000. La Domenica della Divina Misericordia si celebra la prima domenica dopo Pasqua.

Il santuario di Stockbridge è affidato al ministero dei Padri Mariani dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, promotori del messaggio della “Divina Misericordia”.

 

LA SUA TESTIMONIANZA:

“Sono sicura che dopo la mia testimonianza qualcuno di voi, se non tutti, domanderanno: Perché lei e non io oppure uno dei miei cari? Infatti, io stessa mi pongo questa domanda: perché io e non mio figlio, da anni malato?

All’ età di 15 anni mi ammalai di linfoma. Tra il 15º e il 20º anno di vita subii 50 operazioni e interventi chirurgici.Ininterrottamente per 10 anni entravo e uscivo in continuazione dall’ospedale. I ricoveri duravano da 1 settimana a 12 mesi. All’età di 19 anni subii un intervento alla colonna vertebrale e per due anni ebbi la paralisi delle anche. All’età di 20 anni mi fupraticata la prima amputazione. La malattia nel resto della gamba diventò così seria da far presagire l’amputazione della gamba fino all’anca.

Bob, mio marito, uomo di grande fede e preghiera, sentì di dover portare la famiglia e cioè me e il nostro figlio malato in Polonia.A Stockbridge, oggi santuario nazionale della Divina Misericordia negli Stati Uniti, parlò con Padre Serafino Michalenko e chiese di

 

accompagnarci nel viaggio in Polonia. Padre Serafino che si occupava delle cose di Suor Faustina negli Stati Uniti ottenne il permesso dei suoi superiori e così abbiamo intrapreso questo difficile viaggio per Cracovia.

Il 28 marzo mi accostai, a Cracovia, alla confessione. Si trattò probabilmente della prima buona confessione dopo tanti anni. Mi sentii allora molto più vicina al Signore e a Suor Faustina, ma forse non ancora completamente. Quella sera del 28 marzo abbiamo pregato sulla tomba di Suor Faustina soprattutto per impetrare la guarigione. Sempre rimanendo incredula dissi a Suor Faustina:O.K. Suor Faustina, fa’ qualcosa. E il dolore svanì, il gonfiore sparì. Pensai che si trattasse di un esaurimento nervoso perché noncredevo ai miracoli. Riempii di carte la scarpa per non far vedere a nessuno che il gonfiore era scomparso. Nello stesso tempo smisi di prendere le medicine. Da quel momento la mia malattia svanì completamente. Avevo consultato quattro medici differenti che mi avevano detto che la malattia era inguaribile, non sarebbe sparita mai e che non c’era nessun farmaco per curarla.”

 

 

 

 

 

 

 

LA CANONIZZAZIONE

padre Ronald Pytel, avvenuta nel 1995 a Baltimora. Padre Pytel, nato a Baltimora nelgennaio 1947, era diventato parroco della locale chiesa del Santo Rosario, che era anche santuario diocesano della Divina Misericordia: Nel 1995 gli venne diagnosticata una stenosi aortica, con calcificazione del ventricolo sinistro. Dal momento che ogni minimo sforzo gli provocava affanno, decise di farsi operare il 14 giugno dello stesso anno. L’intervento, consistente nella sostituzione della valvola aortica con una protesi meccanica, sembrava riuscito, ma un mese dopo sorsero complicazioni: comparve una sindrome post-pericardiotomica, con versamento pleuropericardico. A quarantotto anni gli fu vietato ogni sforzo, e gli venne consigliato di lasciare l’incarico, con una previsione, inoltre, di pochi anni di vita.

Padre Pytel era stato fin da bambino devoto a suor Faustina Kowalska. Nella sua chiesa si celebrava, il 5 ottobre di ogni anno, nel giorno dell’anniversario della morte di suor Faustina, una giornata di preghiera. Il 5 ottobre 1995, al momento delle preghiere per la guarigione, alcuni sacerdoti carismatici pregarono insieme a padre Pytel, tenendo sul suo capo una reliquia dell’allora beata Faustina. A un certo punto gli fecero baciare la reliquia e il parroco cadde a terra come paralizzato. Quando si rialzò dopo qualche minuto, si dimostrò completamente guarito. Imedici che lo visitarono successivamente considerarono inspiegabile il recupero totale e improvviso dell’efficienza fisica.

 

SAN FRANCESCO D’ASSISI

BREVE STORIA

San Francesco d’Assisi nacque nel 1182 ad Assisi, in Umbria, figlio di un ricco mercante di stoffe. Da giovane amavala vita spensierata, la musica e i sogni di gloria cavalleresca. Ma Dio aveva per lui un progetto più grande.

Durante una guerra tra Assisi e Perugia, Francesco fu fatto prigioniero e si ammalò gravemente. In quel tempo disilenzio, iniziò a sentire la voce di Dio che lo chiamava a una vita nuova. Un giorno, mentre pregava davanti al crocifisso di San Damiano, sentì Gesù dirgli:

“Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina.”

All’inizio pensò che il Signore si riferisse alla chiesetta di San Damiano, e la restaurò con le sue mani; ma presto capì chequella “casa” era la Chiesa intera, che aveva bisogno di essere rinnovata nella fede e nella povertà evangelica.

Francesco lasciò tutto: denaro, abiti, eredità. Davanti al vescovo di Assisi si spogliò di tutto e disse: “Ora possodire con libertà: Padre nostro che sei nei cieli.”

Cominciò a vivere poveramente, pregando, lavorando e predicando l’amore di Dio.

Molti giovani furono attratti dal suo esempio e nacque così la Fraternità dei Frati Minori, basata sul Vangelo vissuto alla lettera, nella semplicità e nella gioia.

Francesco amava ogni creatura come dono di Dio.

Chiamava il sole “fratello” e la luna “sorella”, e nel suo Cantico delle Creature cantava la bellezza del creato come riflesso dell’amore divino.

Si sentiva fratello di ogni uomo, specialmente dei poveri e dei sofferenti, e portava ovunque pace e riconciliazione.

Nel 1219, durante la Quinta Crociata, si recò persino in Egitto per incontrare il Sultano Malik al-Kamil, predicando lapace tra cristiani e musulmani — gesto straordinario per il suo tempo.

Nel 1224, mentre pregava sul monte La Verna, ricevette il dono misterioso delle stimmate, le piaghe di Cristo impresse sul suo corpo.

Fu il primo santo nella storia a portare visibilmente i segni della Passione.

Quel dolore diventò per lui un’unione profonda con il Crocifisso e un’offerta d’amore per tutta l’umanità.

 

 

Francesco viene proclamato Santo il 16 luglio 1228 ad Assisi in seguito ad uno dei processi di canonizzazione più brevi nella storia della Cristianità. Nella città natale del futuro Santo

Papa Gregorio IX gli rende subito omaggio recandosi presso il sepolcro dove sono custodite le sue spoglie. La particolarità dell’evento è data anche dal fatto che la canonizzazione si basava non solo sui miracoli, ma sui racconti di testimoni che avevano conosciuto direttamente Francescoe avevano visto con i loro occhi e tastato con mano il prodigio della sua figura. Una volta ascoltati i testimoni e verificati i miracoli da una commissione di cardinali tra i meno favorevoli, per favorirne l’obiettività, Francesco diventa Santo in una cerimonia che vede lo stesso Papa Gregorio commuoversi nel corso della celebrazione. Per il processo di canonizzazione furono presi in considerazione quaranta miracoli tra quelli operati per intercessione del Santo, dallaResurrezione di donne e bambini alla guarigione da malattie considerate incurabili

 

SAN GIOVANNI BOSCO

San Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 in una povera cascina dei Becchi, vicino a Castelnuovo d’Asti, in Piemonte.Rimase orfano di padre a due anni, e la madre Margherita Occhiena, donna forte e profondamente credente, lo educò alla fede, al lavoro e alla bontà.

Fin da bambino Giovanni mostrò un cuore sensibile e una mente brillante. Amava i giochi, la natura e soprattutto lepersone: organizzava spettacoli e giocolerie per attirare i ragazzi del villaggio, ma prima di ogni gioco li invitava apregare insieme. Già allora, nel suo sorriso e nella sua dolcezza, si intravedeva il santo che sarebbe diventato.

A nove anni, Giovanni fece un sogno profetico che segnò tutta la sua vita: vide una folla di ragazzi che litigavano ebestemmiavano; poi apparve un Uomo luminoso che gli disse:

“Non con le percosse, ma con la bontà e l’amore li conquisterai.”

Quella visione fu la chiave della sua missione: dedicare la vita all’educazione dei giovani, specialmente dei più poveri e abbandonati.

Per diventare sacerdote dovette lavorare duramente, studiare di notte e chiedere aiuto alla Provvidenza. Finalmente, nel 1841, fu ordinato sacerdote.

Subito dopo l’ordinazione, don Bosco iniziò a occuparsi dei ragazzi di Torino che vivevano per strada, orfani o apprendisti sfruttati.

Li accoglieva con un sorriso, li faceva giocare, insegnava un mestiere e soprattutto parlava loro di Dio come di un Padre buono.

Nel 1846 fondò il primo Oratorio di San Francesco di Sales, luogo di accoglienza, formazione e preghiera. Scelse SanFrancesco di Sales come patrono per la sua dolcezza e pazienza, virtù che divennero il cuore del suo metodo educativo: la “pedagogia della bontà”.

Diceva: “Non basta amare i giovani, bisogna che essi si accorgano di essere amati.” DonBosco non fu solo un educatore, ma anche un uomo guidato dallo Spirito.

Molte volte previde eventi futuri, salvò ragazzi da pericoli con ispirazioni misteriose, e compì guarigioni e prodigi attribuiti alla sua intercessione.

Fondò la Congregazione Salesiana e, insieme a Santa Maria Domenica Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice, percontinuare il suo apostolato in tutto il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE, 2 miracoli

  • nel caso di don Bosco ha ritenuto miracolose le guarigioni di Teresa Callegari eProvina

A Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, la ventitreenne Teresa Callegari, nel novembre 1918, si ammalò di polmonite di origine influenzale. Ricoverata in ospedale guarì dalla polmonite ma, durante la convalescenza, si ammalò di poliartrite infettiva ribelle a ogni cura. La patologia si cronicizzò e nel 1921, anche a causa di complicazioni, la donna non riusciva più ad alimentarsi e i medici disperavano di salvarla.

Su consiglio di un’amica incominciò una novena a don Bosco, ripetuta nel luglio dello stesso anno. Il 16 luglio, ottavo giorno della novena, la situazione peggiorò ulteriormentee si pensò alla morte imminente della giovane. Quest’ultima però, alle 4 di mattina del 17, come raccontò in seguito, avrebbe visto avanzare verso il suo letto d’ospedale don Bosco

che le ordinava di alzarsi: discese dal letto senza avvertire più alcun disturbo e, mentre vedeva svanire l’immagine del sacerdote, corse gridando verso le altre malate incredule.Il giorno dopo i medici, tra cui il dottor Miotto, constatarono la guarigione. Durante il processo apostolico anche i dottori Ghisolfi e Fermi e, successivamente, i dottori Chiays, Sympa e Stampa confermarono la guarigione. Il processo di beatificazione durò fino al 1929, anno in cui, il 19 marzo, la Chiesa dichiarò miracolosa la guarigione che,istantanea, completa e definitiva, non appariva scientificamente spiegabile.

  • Suor Provina Negro, figlia di Maria Ausiliatrice, e residente a Giaveno, quando nel 1905 accusò ulcera ventricolare allo stomaco, inappetenza, prostrazione di Peggiorandoil male, fu condotta a Torino e curata dal dottor Farini. Ma il decadimento apparve inarrestabile e le condizioni dell’ammalata si facero sempre più gravi.

Visto che ogni rimedio tornava inutile, suor Provina, sollecitata anche dalle sue consorelle, decise di ricorrere a Don Bosco con una novena di preghiere. Poi pensò ch’era meglio bruciare le tappe: recitò alcune preghiere, prese l’immagine del Santo, ne fece unapallottola e la inghiottì.

“Da quell’istante si sentì perfettamente guarita”: ogni male cessò e per sempre. I medicidella Congregazione dei Riti furono tutti concordi nel riconoscere che la guarigione era da attribuirsi solo a forze soprannaturali.

 

 

 

 

 

LA CANONIZZAZIONE, due miracoli

  • Anna Maccolini di Rimini conobbe Don Bosco a Torino nel 1886. All’età di 74 anni fu colpita da varie malattie: da bronchite, insufficienza cardiaca, deperimento organico, un edema al piede fino a far prendere all’arto sinistro un volume doppio del destro, rendendoun po’ alla volta impossibile ogni movimento. A peggiorare la situazione si aggiunse unagrave flebite, che minacciava la sua stessa vita. L’inferma, persa ogni fiducia negli uomini, pensò di ricorrere al patrocinio di Don Aveva una immagine del Beato, la feceincorniciare e la mise nella sua stanza. Un sacerdote, poi, le donò una reliquia del Santo. Fu questa che provocò il miracolo; con un cordino la applicò sulla coscia sinistra sopra ilginocchio. Poi si addormentò. Appena svegliata prese a tastare la gamba malata e gonfia e subito si accorse che il gonfiore era totalmente scomparso e che era liberata da ogni malore. Gridò a tutti la sua gioia: “Sono guarita: Don Bosco mi ha fatto la grazia!”. I medici constatarono la

scomparsa completa della flebite e riconobbero che la guarigione istantanea superava tuttele leggi della natura.

  • La guarigione di Caterina Lanfranchi si compì nella basilica di Maria Ausiliatrice di Torino il 6 maggio 1931. Caterina soffrì una lunga infermità che si aggravò progressivamente. Dal 1905 al 1920 fu colpita nelle articolazioni delle Siaggiunse poi cefalea e vertigini con peggioramento delle lesioni articolari. Dal 1929l’artrite, fortemente aggravata, impediva all’inferma di reggersi in piedi e di camminare.

Spinta dalla speranza, decise di recarsi a Lourdes, contro il parere di parenti e di medici. Rimase nella città di Maria per quattro giorni senza che si verificasse alcun miglioramento. Da Lourdes partì per Torino: i pellegrini sostarono nella basilica di MariaAusiliatrice, dove venne portata anche la nostra Caterina. È lei stessa che descrive cosa avvenne in quel momento: “Entrai in chiesa sorretta da mia sorella e mia cognata e vidi subito l’urna del Beato Don Bosco. Mi trascinai al banco che è davanti all’urna e mi trovaiin ginocchio senza che me ne accorgessi ed esclamai: “Che piacere sentirmi così bene” epregai. Non mi accorsi ch’ero guarita. Vedendo vicino all’urna monsignor Prosdocimi, direttore del pellegrinaggio, volli andare a salutarlo e ringraziare, camminando liberamente da sola. Compresi allora che ero completamente guarita. Mi sentii piena di voglia di camminare: ero tutta cambiata”. Gli esperti sentenzieranno che Caterina Lanfranchi era istantaneamente, perfettamente e definitivamente guarita.

“Marina Della Valle, affetta da un cancro all’utero, dopo aver pregato senza alcun sollievo Maria Ausiliatrice e vari Santi, consigliata da Don Dalmazzo, rettore di San Giovanni Evangelista, a fare la novena che suggeriva Don Bosco, l’ultimo giorno, 8 febbraio 1889, mentre sembrava che stesse per morire, dopo aver ricevuto il SS. Viatico, presa fra le mani la fotografia del Santo, lo pregò ancora con fede e, dopo un’ora di riposo, si svegliò perfettamente guarita; e immediatamente si alzò e subito sarebbe andata in chiesa a ringraziare il Signore, se avesse avuto un vestito da indossare, ma non ne trovò giacché la famiglia da tempo li aveva tutti distribuiti ai poveri, persuasa, dopo leripetute dichiarazioni dei medici, che essa non sarebbe più guarita.

 

 

 

SAN LEOPOLDO MANDIC

 

Bogdan Mandić nacque il 12 maggio 1866 a Castelnuovo di Cattaro (oggi Herceg Novi, in Montenegro), in una famiglia cattolica di origine croata. Fin da bambino mostrò una profonda

sensibilità spirituale e un desiderio ardente di diventare sacerdote per riunire i cristiani divisi d’Oriente e d’Occidente. A sedici anni entrò tra i Frati Cappuccini a Padova, prendendo il nome di Leopoldo di Castelnuovo. Era di statura piccola, di salute fragile e balbettava, ma la sua anima era grande: piena di amore, pazienza e umiltà. Per oltre quarant’anni visse quasi sempre nello stesso convento di Padova, dedicandosi completamente al ministero della confessione. Passavaanche fino a 12 ore al giorno nel suo piccolo confessionale, accogliendo chiunque con dolcezza ecompassione. Le sue parole più note erano: “Io non posso negare il perdono a chi lo chiede. Se il Signore lo fa, perché non dovrei farlo io? “Molti lo chiamavano “il santo della misericordia” o “ilconfessore della bontà di Dio”, perché non giudicava mai nessuno: ascoltava, consolava, incoraggiava, e restituiva speranza alle anime più ferite. Leopoldo avrebbe voluto partire missionario nei Paesi dell’Est per favorire l’unione dei cristiani, ma la sua salute precaria glielo impedì. Accettò questa limitazione con umiltà, dicendo. “Il mio Oriente è qui, in confessionale. “E lì, in quella piccola stanza povera, realizzò una missione più grande di quanto avesse mai immaginato: diventare un ponte di misericordia tra Dio e gli uomini. San Leopoldo morì il 30 luglio 1942, dopo aver detto ai confratelli: “La Madonna verrà a prendermi; sto per andare verso la casa del Padre. “Pochi mesi dopo la sua morte, durante i bombardamenti di Padova, il convento fu distrutto, ma la sua cella-confessionale rimase intatta, come segno della protezione divina e della permanenza della misericordia.

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE, 2 miracoli

  • ELSA RAIMONDI

nacque a Cavazzana di Lusia (Rovigo) il 30 giugno 1922. Il 6 giugno 1944 fu operata di appendicite ed ernia inguinale all’ospedale di Lendinara. A causa di febbre e dolori continui, il 16 aprile del 1946 venne sottoposta ad un altro intervento che rimase solo esplorativo, perché si era rivelata una grave forma di peritonite tubercolare. Fu dimessa con prognosi infausta. Era costretta a rimanere immobile a letto. Il parroco del paese le parlò di padre Leopoldo e la esortò a pregarlo. Il 30 luglio, con altre persone, cominciò a recitarne la novena supplicandolo di intercedere per lei la salute dalla Madonna delPilastrello, venerata nel vicino santuario di Lendinara, la cui festa ricorre il 12 settembre. Al termine della novena, la Raimondi affermò di aver visto padre Leopoldo che, alla sua domanda se sarebbe guarita il 12 settembre, rispose: «Sì, sì, sì». Arrivò fino a quel giorno con il male che aumentava e a nulla servi il suo pellegrinaggio fino al Santuario. Ma la sera

del 12 settembre, la Raimondi sentì una voce interna che le ordinò di scendere dal letto. Eseguì l’ordine, dicendo ai presenti: «Non ho più male, non ho più male: sono guarita! Avete visto padre Leopoldo?!». In quel momento arrivò il medico che rimase interdetto. Volle visitarla subito e, con sua grande meraviglia, la trovò clinicamente guarita. Elsa consacrò il resto della sua vita all’assistenza dei bambini della «Piccola casa di padre Leopoldo» a Rovigo.

 

  • PAOLO CASTELLI

 

nacque a Pagnano di Merate (Como) il 2 marzo 1902. La mattina del 4 marzo 1962 fuassalito improvvisamente da forti dolori al ventre. Il medico accorso giudicò grave il casoe fece immediatamente ricoverare il sig. Castelli all’ospedale di Merate, ove fu sottoposto ad un intervento urgente, pensando si trattasse di perforazione gastrica. Fu riscontratainvece una trombosi nel territorio della mesenterica superiore, con esteso infarto all’intestino tenue. I medici sospesero l’intervento. La sorte dell’ammalato era inesorabilmente segnata. La moglie del Castelli, da tempo devota di padre Leopoldo, prima che il marito entrasse in sala operatoria, gli aveva appuntato una medaglietta del Servo di Dio sulla maglia e aveva incominciato a pregare sicura di venire esaudita. Contro ogni previsione, il Castelli, pur con grandi sofferenze, restava in vita. La quartanotte di degenza, mentre la moglie pregava accanto al letto, Paolo cominciò ad agitarsi e a lamentarsi: «Sto male, sto male, muoio!». A nulla serviva il conforto della moglie. Poco dopo spalancò gli occhi, emise un rantolo e si rovescio sul letto. La moglie esclamò: «Signore, sia fatta la tua volontà!». In quel momento il Castelli riaprì gli occhi, cominciòa muovere le mani e a dire:

«Sono guarito, non ho più niente!». Passò il resto della notte tranquillo. Il mattinoseguente, il medico constatò la sua perfetta guarigione clinica.

 

 

LA CANONIZZAZIONE

ELISABETTA PONZOLOTTO

nacque a Ronchi di Ala (Trento) il 20 agosto 1925. Cardiopatica, il 15 marzo 1977 venne ricoverata all’ospedale di Ala per un peggioramento della cardiopatia in seguito ad influenza. II 24 marzo, alle sei del mattino, mentre camminava per il corridoio del reparto, sentì un dolore acutissimo al piede sinistro e non riuscì più a muoversi. Portata a letto, i dolori aumentavano e la gamba diventò presto bluastra e gonfia. I medici diagnosticarono una ischemia post embolica dell’arto inferiore sinistro e, data la comparsa di un processo di cancrena, il 27 marzo decisero di amputare subito la gamba per salvare la vita dell’ammalata. “Quando i medici mi dissero che, per salvarmi, dovevo sottopormi all’amputazione della gamba – testimoniò la

Ponzolotto “, risposi che non avrei accettato l’intervento fino al mattino seguente perché aspettavo la risposta di un mio “confidente”, e intendevo il beato Leopoldo. Intensificai lapreghiera, tenendo sempre la sua immagine e la sua reliquia sulla gamba dolorante e ripetendo: “Padre Leopoldo aiutami, aiutami”. Egli mi esaudì. Ero sola nella camera, quando vidi entrare un frate cappuccino, piccolo, con la barba bianca. Lo riconobbi: era padre Leopoldo! Mi guardava e sorrideva. Fece il giro del letto, guardò la gamba e disse: “So che soffri molto, ma la gamba sarà salva”.

Sorrise e camminando lentamente uscì. Scoppiai in lacrime, mentre sentivo scomparire i dolori e vedevo la gamba riprendere calore, tanto che potevo muoverla. Padre Leopoldo mi aveva guarita.Il mattino seguente il medico, vedendo l’arto colorito e riscaldato, constatò la perfetta guarigione».

 

 

SANTA MARGHERITA DA CROTONA

Margherita, (Laviano, 1247 – Cortona, 22 febbraio 1297) giovane, bella, ma provata dalla vita, visse anni lontano da Dio:aveva un amante, un figlio, e conosceva la mondanità. Ma un giorno qualcosa cambiò radicalmente nella sua vita. Ilsuo amante, Arsenio, non tornò a casa. Dopo giorni di angoscia, il suo cane la condusse fuori dal paese fino a un cumulodi foglie e tronchi: lì giaceva il corpo del suo compagno, assassinato. La vista del cadavere, ormai in decomposizione, lascosse nel profondo: fu come se la realtà della morte e del peccato le parlasse. Margherita capì che non poteva più restarecom’era.

In lacrime, tornò dal padre, chiedendo perdono; in pubblico si umiliò, con una corda al collo, per riparare lo scandalo e ipeccati del suo passato, implorando la misericordia di Dio. Quando venne respinta, non desistette: guidata dal desideriodi cambiamento, si diresse verso Cortona, accompagnata da donne buone che la introdussero ai Frati Minori, dovetrovò un confessore che la aiutò a purificare il cuore.

Nei tre anni successivi Margherita visse una lotta estrema contro i suoi peccati e le tentazioni: praticava penitenze severe,dormiva sul terreno, mangiava poco, indossava abiti ruvidi e faceva espiazione pubblica. Ma nel silenzio e nella preghiera, Margherita fu trasformata. Iniziò a ricevere visioni, esperienze mistiche: conversazioni interiori con Cristo, consolazioni spirituali, una pace che non aveva mai conosciuto.

Man mano che cresceva nella santità, Margherita non divenne solo contemplativa, ma anche operativa: fondò un ospedale per i poveri, istituì una confraternita (Le Poverelle) per assistere gli ammalati, incoraggiò la riconciliazione nei conflitti della sua città, richiamando alla fede e al perdono. Molti, vedendo il suo cambiamento radicale e la dedizione agli altri, iniziarono a considerar-la come un segno vivente della misericordia divina.

 

 

 

Dopo la sua morte, le testimonianze di miracoli, guarigioni improvvise e grazie ottenute presso la sua tomba furono numerose. Tra queste:

  • Casi di ciechi che riacquistarono la vista invocando la sua
  • Guarigioni da malattie gravi o croniche, quando i medici non potevano spiegare il
  • Un ragazzino di Cortona caduto e colpito gravemente alla testa: le sue feriteguarirono miracolosamente quando sua madre pregò Santa Margherita.
  • Protezione della città di Cortona da eventi calamitosi grazie alla devozione popolare alla

 

Queste guarigioni, questi prodigi e questo amore crescente verso i poveri e i peccatori resero la sua vita testimonianza potente. La gente la onorava già subito dopo la morte, ma la Chiesa, con il tempo, raccolse documentazione, testimonianze e riconobbe ufficialmente che Margherita vivevale virtù cristiane in modo eroico. Nel 1728 Papa Benedetto XIII la canonizzò, confermando ciò chegià moltissimi avevano sperimentato: che la grazia può trasformare anche la vita più lontana in un cammino di luce.

 

SAN PIERGIORGIO FRASSATI

 

Pier Giorgio Frassati nacque il 6 aprile 1901 a Torino, in una famiglia agiata: il padre Alfredo era senatore e direttore delquotidiano La Stampa, la madre pittrice e donna di profonda fede.

Cresciuto in un ambiente colto ma non particolarmente religioso, Pier Giorgio sviluppò presto una fede personale,intensa e autentica. Fin da ragazzo mostrò un cuore generoso, un amore sincero per i poveri e una vitalità contagiosa.

Era un giovane sportivo, allegro, appassionato di montagna, ma soprattutto innamorato di Cristo. Diceva:“Vivere senza fede, senza un’eredità da difendere, senza lottare per la verità, non è vivere: è solo esistere.”

Pier Giorgio studiò ingegneria mineraria, desiderando lavorare “vicino ai minatori, per aiutarli non solo nel corpo, ma anche nell’anima”.

Partecipava quotidianamente alla Messa, pregava il Rosario, e dedicava molte ore al servizio dei poveri, degli ammalati e dei bambini abbandonati.

Apparteneva a diverse associazioni cattoliche e sociali, come la Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli e l’Azione Cattolica,dove viveva la sua fede con naturalezza e coraggio.

Era un giovane normale, ma animato da un amore straordinario per Dio e per il prossimo. Appassionato dimontagna, vedeva nelle vette un simbolo del cammino verso Dio.

Spesso, durante le escursioni con gli amici, si fermava per pregare e contemplare la bellezza del creato. Firmava le suelettere con il motto: “Verso l’alto!” (Verso l’Altissimo), parole che esprimono tutta la sua vita spirituale: un’ascesa continua, nella gioia e nel sacrificio.

Nel giugno del 1925, mentre assisteva un povero malato, Pier Giorgio contrasse una grave forma di poliomielite. In pochigiorni le sue condizioni peggiorarono, ma accettò tutto con serenità e fede.

Morì il 4 luglio 1925, a soli 24 anni, stringendo in mano un biglietto con un’ultima richiesta per un povero che stava aiutando.

La notizia scosse Torino: ai suoi funerali parteciparono migliaia di poveri, venuti a ringraziarlo in silenzio, molti deiquali la sua famiglia non aveva mai visto prima.

 

 

LA BEATIFICAZIONE

Il miracolo, riconosciuto dalla Chiesa al fine della beatificazione, è la guarigione di Domenico Sellan, un friulano che aveva contratto, verso la fine degli anni Trenta, il morbo di Pott. Il giovane, quasi in fin di vita, era guarito improvvisamente e senza una spiegazione medica dopo che un suo amico sacerdote gli aveva donato un’immagine con una piccola reliquia di Pier Giorgio Frassati, al quale Sellan si era rivolto con fiducia, supplicandolo d’intercedere per lui per ottenerela guarigione.

 

LA CANONIZZAZIONE:

A Denver, negli Stati Uniti, il giovane seminarista Juan Manuel Gutierrez subisce nel 2018 una lesione devastante al tendine d’Achille: i chirurghi parlano di rottura completa con seri dubbi sul pieno recupero. Gutierrez, devoto a Pier Giorgio Frassati, inizia a pregare con insistenza chiedendone l’intercessione. Durante un momento di preghiera comunitaria, racconta di aver avvertito un “calore improvviso” nella gamba e la capacità immediata di muovere e camminare senza dolore. I medici hanno constatato la totaleguarigione del tendine, inspiegabile dal punto di vista clinico. La guarigione è stata indagata alungo e nel novembre 2024, la commissione medica vaticana ha dichiarato l’evento “non spiegabile con le attuali conoscenze scientifiche”, riconoscendo così il miracolo attribuito a Frassati.

 

 

SAN PIO DA PIETRELCINA

 

Francesco Forgione, conosciuto in tutto il mondo come Padre Pio da Pietrelcina, nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, unpiccolo paese del Beneventano, in una famiglia contadina semplice ma profondamente devota. Fin da bambino mostròuna straordinaria sensibilità spirituale: amava la preghiera, sentiva la presenza degli angeli e di Gesù, e parlava con laMadonna come con una madre. A sedici anni entrò tra i Frati Cappuccini, assumendo il nome di fra Pio. Fu ordinatosacerdote nel 1910. La sua salute fragile lo costrinse a lunghi periodi di riposo, ma il suo cuore era già completamente unitoa Cristo Crocifisso. Nel 1918, mentre pregava davanti al crocifisso nella chiesina di San Giovanni Rotondo, ricevette il donomisterioso delle stimmate, le piaghe di Gesù impresse sul suo corpo. Da allora, fino alla morte, portò quelle ferite dolorosecon amore e silenzio, nascondendole per non attirare attenzione su di sé. Le stimmate fecero di lui un segno vivente dellapassione e dell’amore di Cristo. Molti scienziati e medici le esaminarono senza trovare spiegazioni naturali. Padre Piooffriva le sue sofferenze per la salvezza delle anime, dicendo: “Il dolore è il miele che attira le anime a Dio.” Per più di cinquant’anni, Padre Pio trascorse giornate intere nel confessionale, spesso anche 15 ore al giorno, accogliendo persone daogni parte del mondo. Aveva il dono di leggere nel cuore delle anime e di far sentire la tenerezza del perdono divino.Molti uscivano dal suo confessionale trasformati, con le lacrime agli occhi e il cuore rinnovato. Diceva: “Dio è semprepronto a perdonare, ma l’uomo deve chiedere perdono.” Padre Pio compì numerosi miracoli e guarigioni attribuiti allasua intercessione: malati guariti, anime convertite, bilocazioni, profezie e interventi inspiegabili. Era conosciuto anche peril profumo di violette che emanava dalle sue mani, segno della presenza dello Spirito Santo. Nel 1956 realizzò un grandesogno: la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza, un ospedale per i malati poveri, che ancora oggi è uno dei piùmoderni e umani d’Europa. Padre Pio morì il 23 settembre 1968, dopo aver celebrato la Messa e recitato il Rosario. Le sueultime parole furono: “Gesù, Maria.”

 

LA BEATIFICAZIONE

CONSIGLIA DE MARTINO è nata a Salerno il 20-01-1952, è casalinga, coniugata dal 1972 con Antonio Rinaldi, commerciante. All’atto del Processo il padre è viventee gode di buona salute. La madre è deceduta all’età di 50 anni per tumore cerebrale.

Rivedendo l’anamnesi patologica relativa al ricovero del primo novembre 1995,riporto le parti più salienti.

La sera del 31 ottobre 1995, la Paziente, dopo due giorni di stress psico-fisico, per l’assistenza in ospedale ad uno zio, mentre cenava in casa di una parente, accusò, dopo un accesso stizzoso di tosse, una sensazione dolorosa, definita come “strappo”, “fitta”, localizzata nella parte alta dell’emitorace di sinistra, regione sternale, sopraclaveare. La paziente attribuisce il malessere alla intensa attività fisica espletata per l’assistenza a questo parente gravemente ammalato e poi deceduto. Nelle 48 ore precedenti, infatti più volte sollevò e aiutò a cambiare di posizione l’ammalato. Durante uno di questi sforzi, avvertì un dolore lancinante al petto come uno strappo. Ritornata al proprio domicilio, incominciò ad avvertire sensazione di malessere generale.

La mattina successiva, 1 novembre 1995, avvertì un mal definibile come sensazione di oppressione

 

al petto, per cui riparò in casa della sorella Carmela. Qui si accorse, poco dopo, di un “senso di gonfiore” nella zona sopraclaveare sinistra ed un senso di soffocamento. Controllandosi allo specchio, notò, in tale sede una grossa tumefazione, della grandezza di un’arancia. Pertanto, spaventata, si fece accompagnare immediatamente, dal cognato Luigi Rinaldi, al Pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Salerno “S. Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona”. Appena giunta, il sanitario di guardia, dottoressa Silvana Anzalone, dispose l’immediata esecuzione di una TC total body senza mezzo di contrasto. L’esame evidenziò:

“Presenza di raccolta fluida in sede latero-cervicale sn che si estrinseca in sede sopra esotto-claveare omolaterale, comprimendo e dislocando le strutture viciniori verso il controllato.

Disomogeneità con presenza di fluido anche in sede mediastinica e retrocrurale. Presenza di raccolta fluida della stessa densità di quella trovata a livello cervicale, nel retroperitoneo mediano adesa ai grossi vasi, agli psoas ed agli ureteri”.

Prontamente venne ricoverata presso la III Divisione di Chirurgia Generale ove, all’esame obbiettivo, le venne riscontrata la tumefazione, che il Medico descrive nel modo seguente: infossa sopraclaveare sinistra presenta una tumefazione mobile, molle, fluttuante, non aderente ai piani sottostanti; di carattere non infiammatorio, ricoperta da cute normale. Nella serata del medesimo giorno, per meglio precisare la diagnosi, dopo alcune ore, la Paziente fu sottoposta anuovo esame TC total body con mezzo di contrasto. Il secondo esame conferma il dato già acquisito.

“Si conferma quanto rilevato all’esame diretto con la presenza della raccolta fluida in sedelatero-cervicale, sopra e sotto- claveare sinistra, mediastinica, retrocrurale e retroperitoneale mediana. Segni di compressione sulle strutture mediastiniche con modica dislocazione verso ilcontrollato”. Le caratteristiche semeiologiche: tumefazione mobile, fluttuante; di sede: regione sovraclaveare sinistra; le indagini strumentali eseguite, in particolare la TC, che definiscono la particolare localizzazione del versamento, sovraclaveare, mediastino posteriore, retroperitoneale, inequivocabilmente hanno fatto pensare ad una lacerazione e successiva rotturadel dotto toracico. D’altronde, come con grande oculatezza, fu, poi, posta la diagnosi alladimissione, avvenuta dopo cinque giorni, senza aver effettuata alcuna terapia né medica, nétantomeno chirurgica, evacuativa e/o diagnostica.

Infatti il giorno successivo, il caso venne esaminato dal Primario della Divisione. Egli presevisione delle TC eseguite, visitò la sig.ra De Martino e pose diagnosi di rottura o lacerazione del dotto toracico conseguente a trauma con imponente versamento di liquido linfatico, stimato in circa due litri, e pose, inoltre, indicazione ad un intervento chirurgico non essendo attuabile alcun’altra terapia.

Per poter meglio comprendere il caso clinico e dare una giusta comprensione al tutto, in quanto,

 

talvolta, qualcosa potrebbe apparire lacunosa, credo sia opportuno ricordare brevemente la fisiologia e l’anatomia della linfa, della circolazione linfatica e dei canali collettori linfatici.

In condizioni ordinarie la linfa si forma a partire dal liquido intercellulare, fuoriuscito in eccessodai capillari, aumentato a livello del tratto intestinale, del fegato, e del cuore.

La quantità di linfa che si forma è discontinua e variabile, comunque è stata calcolata intorno a 4 ml/min/Kg; alcune sostanze possono aumentare tale produzione o con un’azione lesiva sull’endotelio capillare o variando le pressioni oncotiche. Viene prodotta, specialmente nel primo caso, una linfa oseremmo dire “più densa”, con abbondante contenuto proteico.

La composizione della linfa varia secondo il territorio dal quale proviene; la linfa proveniente dall’intestino, contiene prodotti di assorbimento , oltre a contenere i materiali elettroliticicristalloidi identici a quelli del plasma; praticamente è nella stessa concentrazione, in proteine lievemente inferiori, anche se quella del dotto toracico giunge a possedere quasi tante proteinequanto il plasma ed uguali ad esse.

La linfa del dotto toracico è particolarmente ricca di grassi, ai quali deve il suo aspettolattescente, tale aspetto è specialmente accentuato durante il periodo di assorbimento intestinale. Contiene inoltre gli elementi figurati, praticamente la quasi totalità di linfociti. La densità della linfa è leggermente superiore a quella del plasma. La viscosità è alquanto inferiore di quest’ultimo.

Tra le altre funzioni vi è quella di trasporto delle proteine, di queste particolarmente l’albumina, sfuggite al compartimento vascolare; se non avvenisse tale trasporto ci sarebbe un accumulo nello spazio interstiziale di tali proteine che agirebbero aumentando la forza oncotica; si verrebbe acreare un edema progressivo per richiamo continuo di acqua in tale sede.

Per tali caratteristiche una volta che si crea uno spandimento nelle cavità o una stasinell’interstizio, vedi elefantiasi arti inferiori, così detto “edema duro”, il riassorbimento avviene molto, ma molto lentamente, oppure diventa saccato.

Vorrei soffermarmi brevemente sull’anatomia dei canali collettori linfatici: il dotto toracico ed il dotto toracico di destra.

Il dotto toracico rappresenta il tronco collettore di tutti i linfatici del corpo, ad eccezione di quelli che provengono dall’arto superiore destro, dalla metà destra, della testa, del collo e deltorace, che vanno a formare il condotto linfatico di destra.

Il dotto toracico nasce nella parte superiore della cavità addominale, come continuazione di una formazione sacciforme, la cisterna del chilo, o cisterna del Pecquet, che rappresenta il punto ove confluiscono tutti i tronchi linfatici sotto-diaframmatici. Da qui il dotto toracico attraversa il diaframma passando attraverso l’orifizio aortico ed arriva nel mediastino posteriore, che percorre verticalmente. Uscendo dal torace, giunge in corrispondenza della base del collo, a sinistra, ove

 

termina sboccando, il più delle volte, nel punto di confluenza della vena giugulare interna con le vena succlavia.

I suoi rapporti: la cisterna del Pecquet, da dove nasce il dotto toracico, è situata profondamente. posta al davanti della colonna vertebrale, al di dietro dell’aorta, tra i due pilastri del diaframma. Il segmento cervicale del dotto toracico è posto nello spazio indicato quale trigono dell’arteria vertebrale. Il tratto terminale di questo segmento ha la forma di un arco con concavità inferiore. Il dotto comincia a piegarsi in avanti e lateralmente per contornare l’apice del polmone, ad un’altezza che corrisponde al margine inferiore della settima vertebra cervicale; qui viene ingrossato dai tronchi, giugulare, succlavio, bronco-mediastinico, si dilata a formare un’ampolla;poi si restringe di nuovo, proprio nel punto ove sbocca nel sistema venoso. Una piccola osservazione: nel vivente, assai spesso, il sangue venoso si spinge nell’ampolla, nonostante la presenza di due valvole, che si trovano nel punto di sbocco del condotto.

La terapia praticata e che viene riportata in letteratura è quella chirurgica; infatti, la risoluzione siha sempre dopo la legatura del dotto associato al drenaggio toracico.

Già dalla mattina del 2 novembre, le condizioni cliniche evolvono in maniera inaspettatamente favorevole, senza che venga praticata alcuna terapia medica né tanto meno un interventochirurgico. La tumefazione si riduce più della metà e la sintomatologia soggettiva regredisce completamente.

Il fatto che sia stato un episodio clinico acuto lo dimostra, oltre che la sintomatologia avvertitadalla Paziente e le indagini strumentali, anche l’esame emocrocitometrico eseguito il giorno 01-11-1995 Alla Paziente, ribadisco, non viene effettuata alcuna terapia né medica, né chirurgica.

Gli esami ematochimici, ricontrollati Il giorno dopo, cioè il 2-11-1995, risultano nella norma.

Il giorno 3 novembre la tumefazione è completamente scomparsa e la paziente asintomatica. Intale data si può datare la guarigione, secondo tutte le testimonianze raccolte.

La malata fu comunque trattenuta in ospedale per l’esecuzione di altri accertamenti.

Il giorno successivo, 4 novembre, un esame ecografico non evidenzia raccolta a livelloaddominale e la radiografia del torace, dopo circa tre giorni, recita: “Allo stato attuale non c’è esistenza di raccolte”

Lunedì 6 novembre viene eseguito un nuovo controllo TC total body con mezzo di contrasto:“Non alterazioni densitometriche parenchimali focali cerebrali. In asse le strutture della linea mediana.

Sistema ventricolare regolare. Non alterazioni densitometriche parenchimali polmonari focali. Non tumefazioni linfonodali alle stazioni ilo-mediastiniche. Epatomegalia a densità omogenea. Milza, pancreas e reni senza evidenti lesioni focali. Non visibilità di processi espansivi in pelvi. Non raccolte latero-cervicali, mediastiniche od in addome. Non significative tumefazionilinfonodali alle stazioni addonino-pelviche”.

 

Persistendo condizioni di completo benessere, la paziente De Martino Consiglia viene dimessa dall’ospedale clinicamente guarita.

La diagnosi alla dimissione è stata così formulata: “Spandimento di liquido dalla fossa sovraclaveare in lungo il mediastino posteriore ed il retro peritoneo fino allo psoas. di sospetta filtrazione traumatica del dotto toracico al suo sbocco”.

 

Ci troviamo, per le sue caratteristiche, di fronte ad un chilo torace con spandimento in retro peritoneo, qualunque sia stata la causa, anche se la clinica fa pensare ad un fatto traumatico.

La linfa per le sue caratteristiche, prevalentemente per la pressione oncotica, legata alle proteine (dalla cartella clinica risulta una riduzione delle proteine sieriche totali) prevalentementealbumina, ed altri componenti, simili a quelli plasmatici, come riferito nella premessa, determinaun aumento di liquidi nel comparto dove avviene lo spandimento, salvo che non venga drenata. In questo caso, non solo non vi è stato un aumento del versamento nelle cavità in cui vi era linfa, ma al contrario una scomparsa così rapida, avvenuta in modo inspiegabile clinicamente e scientificamente, con la guarigione clinica della Paziente CONSIGLIA DE MARTINO.

La guarigione della signora Consiglia De Martino è una guarigione repentina e ritenutaeccezionale dai medici testimoni e dai vari periti per la modalità con cui è avvenuta.

L’eccezionalità che la caratterizza è legata alla pressoché immediata, completa e spontanea scomparsa di una ingente quantità di liquido, stimata in circa due litri, che per la suacomposizione e per il suo elevato contenuto di sostanze, sicuramente non è suscettibile di riassorbimento spontaneo.

La risoluzione spontanea della patologia permette di evitare l’intervento chirurgico già programmato perché inizialmente ritenuto indispensabile ai fini della guarigione clinica: già nelle prime 24 ore di degenza, la sintomatologia soggettiva regredisce spontaneamente tanto che la paziente diviene completamente asintomatica e il giorno 3 novembre all’esame obiettivo, la tumefazione non è più rilevabile. Gli esami di controllo, come abbiamo già detto, eseguiti neigiorni successivi, confermano una evoluzione favorevole della patologia non evidenziando più lapresenza di spandimento liquido.

Dopo la dimissione vengono eseguiti numerosi controlli clinici e strumentali da cui si evince chela guarigione è stata completa e duratura nel tempo.

 

LA CANONIZZAZIONE

Matteo, nel 2000, aveva 7 anni. Una fredda mattina del 20 gennaio, mentre era a scuola iniziò ad avvertire alcuni malesseri; vennero avvisati i genitori e Matteo venne riportato a casa. Aveva la febbre a 40°. Nel giro di poche ore il malessere aumentò, fu portato in ospedale, a Casa Sollievo della Sofferenza, a San GiovanniRotondo, e li gli fu diagnosticata una meningite acuta. La malattia, nel giro di poco, gli devasta l’organismo, compromettendo le funzioni di ben nove organi vitali. Si manifestano segni qualicianosi, edema polmonare e bradicardia. Sono passate solo 24 ore dai primi sintomi: Matteo è in coma, i medici si affannano per recuperare il recuperabile, aumentano i dosaggi farmaceutici fino al tollerabile, finché uno dei dottori che lo stava curando, si smette di affannarsi e desolato dichiara “non c’è più nulla da fare, il bambino non si riprende”.Negli atti di canonizzazione di padre Pio, si legge “Il dottor Violi passando in rassegna la fisiopatologia di questa devastante sindrome, ha dimostrato come quando gli organi insufficienti sono in numero superiore a cinque, le varie terapie impiegate risultano inutili, o comunque non hanno mai risolto alcun caso. Non risulta che nella letteratura internazionale ci sia alcun sopravvissuto affetto da tale patologia come quella del piccolo Matteo Pio Colella. Insomma, non viene descritta alcuna sopravvivenza, infatti in tal caso la mortalità è del 100 per cento”.Ma i genitori non si danno per vinti. Devoti da anni di padre Pio, iniziano a pregare al padre con le stimmate, affinché interceda per una guarigione. Vengono coinvolti amici, parenti, compagni di scuola e insegnanti. Addirittura, gli infermieri del nosocomio iniziano a pregare per Matteo. E qualcosa di straordinario accade veramente. Gli organi di Matteo riprendono a funzionare, tant’è che il 31 gennaio, dopo 10 giornidi coma, Matteo si sveglia e per prima cosa chiede un gelato. Quando si è svegliato, raccontò a sua madre ciò che gli era accaduto: Per Matteo non erano trascorsi 11 giorni, era come se fosse passata una sola notte, durante la qual sognò di essere insieme a Padre Pio. Il Santo strinse la mano del giovane, dicendogli: «Non ti preoccupare, guarirai”. Le speranze che il piccolo si riprendesse erano già pari a zero, ma seppure fosse accaduto, ci sarebbero stati gravi danni cerebrali e renali. Ma Matteo non mostra nessuno di queste patologie, sembra stare bene. Dopo soli 6 giorni può tranquillamente guardare la tv. I medici non riescono in alcun modo a dare una spiegazione scientifica a quanto accaduto; e siccome riscontri medico-scientifici non ce ne sono, il Vaticano

 

dichiara che si è trattato di un miracolo che, logicamente, viene attributo a padre Pio. Tutto questo fece proseguire la causa di Santificazione del frate di Pietrelcina. Oggi Matteo ha 25 anni, vive la sua vita con la consapevolezza che qualcosa di straordinario sia accaduto in quei giorni dimalattia, ma vive tutto ciò con serenità e una delle sue priorità sono i bambini autistici con cui fa terapia in acqua. La Congregazione delle cause dei Santi, il 22 novembre 2001 dichiarò che “Laguarigione, rapida, completa e duratura, senza postumi, era scientificamente inspiegabile”.

Particolarmente interessante è il miracolo attribuito a Padre Pio dal sacerdote Karol Wojtyla, leggiamo con attenzione la storia:

Il 4 luglio 1958 Papa Pio XII nomina don Karol Wojtyla vescovo ausiliare di Cracovia. Il 16 luglio 1962, dopo la morte dell’arcivescovo Eugeniusz Baziak, è eletto vicario capitolare. Il 5 ottobre dello stesso anno parte per Roma, dove dall’11 ottobre all’8 dicembre prende parte ai lavori della prima sessione del Concilio Vaticano II.

 

KAROL WOJTYLA E WANDA POLTAWSKA

La sua partenza per l’Italia quasi coincide con l’ingresso in ospedale di una sua amica, Wanda Wojtasik, dottoressa in medicina e specializzata in psichiatria. Mons. Wojtyla aveva conosciuto lei e colui che sarebbe divenuto suo marito, Andrzej Poltawski, negli anni della gioventù.

Nel 1945 Wanda era «andata a studiare a Cracovia», per laurearsi in medicina. Sapeva già bene cos’era la sofferenza, nonostante i suoi 25 anni. Gli ultimi quattro, infatti, li aveva trascorsi nel campo di concentramento a Ravensbruck. Nello stesso anno Wojtyla veniva eletto vicepresidente dell’organizzazione studentesca “Bratnia Pomoc” (“Soccorso Fraterno”) dell’Università Jagellonica. Della stessa organizzazione era segretario generale un suo compagno di seminario, Andrzej Maria Deskur.

Otto mesi dopo il suo rientro da Roma, dove aveva conseguito il dottorato in Teologia, al termine di un’esperienza come viceparroco in una parrocchia di campagna a Niegowic presso Gdów, don Karol Wojtyla, è trasferito, sempre come viceparroco, nella Parrocchia di San Floriano a Cracovia. E, «come giovane sacerdote, era cappellano degli studenti di medicina» e organizzava «incontri con relazioni, con discussioni, preghiere». Ricorda la dottoressa Poltawska: «allora è nata un’amicizia, specialmente quando il Santo Padre, che a quell’epoca era sacerdote, ha saputo della mia storia durante la guerra. Io sono stata in un campo di concentramento. Quando lui ha saputo questo, ha cambiato atteggiamento verso di me, mi ha scelto in mezzo al gruppo dei medici e degli universitari che eravamo lì. Lui, infatti, pensa che quelli che hanno sofferto durante la guerra hanno sofferto per lui, perché a lui è stata risparmiata tale sofferenza».

Nel 1962 mons. Wojtyla lascia la Polonia sapendo che la sua amica sta male. Qualche giorno dopo il suo arrivo gli giunge un telegramma di Andrzej Poltawski. Wanda è stata ricoverata «nell’ospedale oncologico di Cracovia». Gli viene riferito anche quello che il prof. Michatowski, primario del reparto, aveva detto alla paziente: c’è «il cinque per cento di possibilità che non si tratti di cancro, ma di una infiammazione». La patologia è diffusa «su tutto l’intestino e siccome non si poteva togliere tutto l’intestino la situazione era disperata», anche se i medici decidono di tentare l’intervento. Il vescovo polacco è lontano. Si trova a Roma. Nella città in cui studiò da giovane. Nella città da cui partì, nel 1948, per San Giovanni Rotondo. Probabilmente gli tornano alla memoria quel viaggio e quel frate. Sta di fatto che decide di inviare una lettera a Padre Pio.

 

MONS. KAROL WOJTYLA SCRIVE A PADRE PIO

Il 17 novembre il Vicario capitolare di Cracovia prende un foglio di carta intestata della “Curia Metropolitana Cracoviensis” e scrive, in latino:

«Venerabile Padre, Ti prego di rivolgere una preghiera per una madre di quattro figlie, di quarant’anni, di Cracovia in Polonia, (durante l’ultima guerra in campo di concentramento in Germania), ora in pericolo gravissimo di salute e della vita stessa per un cancro: affinché Dio per intercessione della Beatissima Vergine mostri la sua misericordia a lei e alla sua famiglia in Cristo obbligatissimo + Carolus Wojtyla vescovo titolare di Ombi vicario capitolare di Cracovia». In calce al testo, un indirizzo: «Roma, Pontificio Collegio Polacco Piazza Remuria 2 A Roma».

Evidentemente il mittente si aspetta una risposta. Se non immediata, almeno a distanza di qualche giorno, per iscritto. Quell’indirizzo, in pratica, dà a Padre Pio il tempo per pregare e per ottenere una risposta dal Signore. Il santo Frate ha, infatti, anche un’altra possibilità: dare subito la risposta tanto attesa, perché quella lettera non viene spedita. Per essere certo che arrivi a destinazione mons. Wojtyla chiede aiuto a un suo amico, il monsignore polacco, Andrzej Maria Deskur, ora cardinale, all’epoca sotto-segretario della Pontificia Commissione per la Cine-matografia, la Radio e la Televisione e segretario del Segretariato preparatorio per la Stampa e lo Spettacolo del Concilio Ecumenico Vaticano II, che era al servizio della Santa Sede dal 1952.

Mons. Deskur è ricoverato presso la casa di cura romana dei Cavalieri di Malta per un infarto, ma riesce a far giungere la lettera al commendator Angelo Battisti. Anche Battisti è al servizio della Santa Sede, lavora come dattilografo presso la Congregazione del Santo Ufficio. Aveva conosciuto Padre Pio nel febbraio 1941. Si era recato «da lui per motivi di salute e per bisogni familiari». Dopo quell’incontro era divenuto suo figlio spirituale. Dal 1957 avrebbe avuto anche il delicato incarico di amministratore di Casa Sollievo della Sofferenza. L’impiegato del Vaticano riceve da mons. Deskur una busta chiusa nella «mattinata del 17 novembre del 1962 con preghiera di portarla a Padre Pio», quindi nella stessa mattina in cui era stata scritta, senza conoscere né il contenuto né il mittente.

 

PADRE PIO: “A QUESTO NON SI PUÒ DIRE DI NO”

Lo stesso commendator Battisti ricorderà, molti anni dopo: «nel pomeriggio parto per San Giovanni Rotondo e la sera del giorno successivo, 18, mi reco a conferire con Padre Pio e per prima cosa gli consegno la lettera in parola; mi dice poi di aprirla e leggerla». L’indirizzo scritto da mons. Wojtyla è inutile. Padre Pio ha già una risposta da dare e l’affida allo stesso commendatore al quale dà l’incarico «di assicurare che avrebbe tanto pregato per questa mamma». Ma dice anche: «A questo non si può dire di no». «Perché?» gli chiede incuriosito il dipendente della Santa Sede.

L’anziano Cappuccino, appoggiato con la spalla allo stipite della cella n. 5 del convento, bisbiglia qualcosa. È presente alla scena don Pierino Galeone che non riesce ad ascoltare le parole di Padre Pio, però vede «Battisti diventare improvvisamente euforico». Pensando che almeno lui abbia compreso la risposta, appena si trova da solo con l’impiegato vaticano, gli chiede spiegazioni. Ma scopre che «Battisti non solo non aveva percepito il senso delle parole appena sussurrate», ma non sa «neppure darsi una spiegazione della propria euforia».

Nella risposta di Padre Pio c’è anche un messaggio per il monsignore intermediario: «dica questo a mons. Deskur, che guarirà e che lavorerà molti anni per la Santa Sede». Cosa che puntualmente si avvera. Nel frattempo la dottoressa Poltawska, che non sa niente della lettera, la mattina dell’intervento si risveglia senza più dolori. Viene comunque sottoposta alle ultime radiografie di routine, prima di entrare in sala operatoria. Ma subito dopo, con sua sorpresa, un oncologo del reparto si avvicina a lei e le dice «che non c’era più bisogno dell’intervento». Istintivamente, da medico, Wanda pensa a quel «cinque per cento di possibilità» di cui le aveva parlato il primario. Pensa di aver avuto solo un’infezione e di essere guarita. Ritorna a casa e subito il marito si preoccupa di avvisare con un altro telegramma l’amico vescovo, il quale sente il dovere di inviare con altrettanta tempestività «una seconda lettera con il ringraziamento a Padre Pio».

Su un foglio con la stessa intestazione, il 28 novembre, scrive, sempre in latino:

«Venerabile Padre, la donna di Cracovia in Polonia, madre di quattro figlie, il giorno 21 novembre prima dell’operazione chirurgica istantaneamente ha riacquistato la salute grazie a Dio e anche a Te Padre Venerabile rendo il più grande grazie a nome suo, di suo marito e di tutta la famiglia. In Cristo +Carolus Wojtyla vicario capitolare di Cracovia».

PADRE PIO AD ANGELO BATTISTI:  “CONSERVA QUESTE DUE LETTERE”

Anche questa lettera viene affidata alle mani di Angelo Battisti tramite mons. Deskur. La consegna avviene il 29 novembre. «Il primo dicembre, sabato – ricorda ancora l’impiegato della Santa Sede – consegno a mia volta la lettera al Padre». In questa circostanza, però, il Cappuccino chiede chi sia il mittente. Battisti risponde «che forse era la stessa persona di quella già ricevuta».

 

Padre Pio gli chiede «di aprirla e di leggerla». Al termine della lettura commenta: «sia ringraziato Dio». Sul suo tavolo c’è ancora la prima lettera. La prende, la porge al suo amico e gli dice: «tienile queste due lettere». Battisti, in quell’istante, non comprende. Non può comprendere. Come probabilmente non aveva compreso la frase ascoltata dieci giorni prima: «a questo non si può dire di no». Avrebbe capito dopo. Molti anni dopo. E tra l’altro in una circostanza quanto meno sorprendente. «Senza dargli sul momento eccessiva importanza» custodisce «le dette missive in una busta» che si ritrova casualmente «fra le mani appena due mesi orsono, nella ricerca che stavo facendo di un documento riguardante la “Casa” (Sollievo della Sofferenza n.d.a.)».

Battisti scrive questa sua deposizione l’8 dicembre 1978. Il che significa che quelle due lettere riemergono dall’oblio della memoria nello stesso mese e nello stesso anno in cui colui che le aveva scritte è eletto papa col nome di Giovanni Paolo II. Intanto la dottoressa Poltawska continuava ad essere all’oscuro di quanto le era accaduto a sua insaputa. È lo stesso mons. Wojtyla a raccontarle tutto quando, a fine anno, rientra in patria. Lei ricorda benissimo quel momento: «Io gli ho domandato chi è Padre Pio? Non sapevo neanche che esistesse questo Cappuccino, perché in quel tempo la Polonia era comunista e non avevamo nessun contatto con l’Italia e allora non sapevamo nulla di ciò che succedeva in Italia». Tra l’altro le parole del vescovo, in quel momento, non riescono a vincere tutti i dubbi della donna. Tutto le diviene più chiaro alcuni anni dopo. In Polonia «i passaporti li ricevevano solo gli iscritti al Partito Comunista».

 

                          

 

 

Wanda, amica di Karol.                                         «Venerabile Padre, Ti prego di rivolgere una preghiera per una madre di quattro figlie, di quarant’anni, di Cracovia in Polonia, (durante l’ultima guerra in campo di concentramento in Germania), ora in pericolo gravissimo di salute e della vita stessa per un cancro: affinché Dio per intercessione della Beatissima Vergine mostri la sua misericordia a lei e alla sua famiglia in Cristo obbligatissimo + Carolus Wojtyla vescovo titolare di Ombi vicario capitolare di Cracovia». In calce al testo, un indirizzo: «Roma, Pontificio Collegio Polacco Piazza Remuria 2 A Roma».    

                                                                                                  

«Venerabile Padre, la donna di Cracovia in Polonia, madre di quattro             figlie, il giorno 21 novembre prima dell’operazione chirurgica istantaneamente ha riacquistato la salute grazie a Dio e anche a Te Padre Venerabile rendo il più grande grazie a nome suo, di suo marito e di tutta la famiglia. In Cristo +Carolus Wojtyla vicario capitolare di Cracovia».

 

SANTA RITA DA CASCIA

 

Santa Rita nacque nel 1381 a Roccaporena, un piccolo borgo vicino a Cascia, in Umbria. Fin da bambina mostrò unprofondo amore per Dio e un cuore mite e pacifico. Desiderava farsi monaca, ma per obbedienza ai genitori sposò PaoloMancini, un uomo dal carattere duro e violento. Rita visse anni difficili accanto al marito, ma non cessò mai di pregare eperdonare, rispondendo alla violenza con la dolcezza. Col tempo, il suo amore riuscì a trasformare il cuore di Paolo, che siconvertì poco prima di essere ucciso in un agguato. Rita perdonò pubblicamente gli assassini, ma i suoi due figli, presidall’ira, giurarono vendetta. La santa allora pregò con lacrime perché Dio li chiamasse a sé piuttosto che farli macchiaredi sangue. Poco dopo, i due giovani morirono entrambi, riconciliati con il Signore. Rimasta sola, Rita chiese di entrarenel Monastero agostiniano di Cascia, ma le monache, temendo le vendette familiari, la respinsero più volte. Una notte,però, Rita si trovò misteriosamente trasportata all’interno del monastero, secondo la tradizione guidata da San GiovanniBattista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino. Le porte si aprirono per sempre: era il segno che Dio stesso la voleva lì.

Nel monastero, Rita visse anni di preghiera, penitenza e carità. Nel 1442, mentre meditava sulla Passione di Cristo, chiesedi condividere almeno una piccola parte del suo dolore: subito una spina del Crocifisso le si conficcò nella fronte,provocandole una ferita che portò per 15 anni, tra dolore e profumo soave. Poco prima di morire, chiese a una parente diportarle una rosa dal suo giardino di Roccaporena, in pieno inverno. La donna obbedì e trovò miracolosamente una rosafiorita sotto la neve. Da allora, la rosa è diventata il simbolo di Santa Rita e della speranza impossibile. Santa Rita morìil 22 maggio 1457 a Cascia, pronunciando le parole: “Amate il mio Signore Gesù Cristo.” Subito dopo la sua morte, il suocorpo emanò un profumo dolcissimo e rimase intatto nei secoli, visibile ancora oggi nel santuario di Cascia, meta dipellegrinaggi da tutto il mondo.

 

La venerazione di Rita da Cascia da parte dei fedeli iniziò subito dopo la sua morte efu caratterizzata dall’elevato numero e dalla qualità degli eventi prodigiosi, riferiti alla sua intercessione, tanto che acquisì l’allocuzione di “santa degli impossibili”

 

LA BEATIFICAZIONE

Rita venne beatificata il 2 ottobre 1627, da Urbano VIII. Il processo si svolse a Cascia, nellachiesa di San Francesco, e alla sua conclusione il Pontefice concesse alla diocesi di Spoleto e ai religiosi agostiniani la facoltà di celebrare la Messa in onore della beata. La estese, poi, il 4 febbraio 1628, nelle chiese agostiniane e per il clero secolare.

Il miracolo è stata la guarigione di Elisabetta Bergamini, una bimba che rischiava di perdere lavista a causa del vaiolo. Quando i genitori si rivolsero a Santa Rita, mandando la bimba nel convento

agostiniano della Santa. Passati quattro mesi un giorno la bambina esclamò che finalmente era tornata a vedere

 

LA CANONIZZAZIONE

Il secondo miracolo certificato riguarda Cosimo Pellegrini, un settantenne con una forma gravee incurabile di gastroenterite cronica e emorroidi. Sopra l’unzione degli infermi, avrebbe visto Santa Rita sul suo letto di morte. Di lì a poco, ha riacquistato forza e salute, in modo sorprendentemente rapido.

Un altro miracolo emblematico – parte della tradizione viva attorno a Santa Rita – è quello delle rose fiorite d’inverno. Sul letto di morte, Rita chiese una rosa e due fichi dal giardino di Roccaporena: era pieno inverno. Eppure, la cugina tornò al convento con una rosa in fiore edue fichi maturi.

Papa Giovanni Paolo II, nel centenario della canonizzazione (2000), ha usato questo segno per invitare i fedeli ad affrontare le spine della vita con fiducia e perdono

 

 

SANTA TERESA D’AVILA

Santa Teresa d’Avila (1515-1582), nata Teresa de Cepeda y Ahumada in Spagna, fu una monaca carmelitana che dedicò tutta lasua esistenza alla ricerca di Dio e alla riforma della vita religiosa.

Entrò giovanissima nel monastero di Avila, ma in un tempo in cui molti conventi erano diventati mondani e distratti.Teresa sentì nel cuore la chiamata a ritornare alla povertà, al silenzio e alla preghiera autentica. Teresa non si limitò avivere santamente, ma riformò tutto un ordine religioso.

Con il sostegno di San Giovanni della Croce, fondò i Carmelitani Scalzi, riportando la vita monastica alla povertàevangelica e alla preghiera continua. Questo la rese famosa in tutta la Spagna e anche perseguitata: fu criticata, fraintesa epersino indagata dall’Inquisizione, Ma non si fermò mai, dicendo:

«Nulla ti turbi, nulla ti spaventi: solo Dio basta.»

Teresa visse esperienze mistiche eccezionali, tra cui visioni, estasi e locuzioni interiori (cioè dialoghi dell’anima con Dio).

Le sue estasi erano così intense che spesso il corpo sembrava sollevarsi da terra (il famoso “rapimento di Teresa”, rappresentato in molte opere d’arte).

Ma nonostante questi fenomeni, Teresa rimase sempre umile, lucida e obbediente alla Chiesa.

Annotò tutto con precisione, lasciando scritti che ancora oggi sono considerati tra i più profondi della spiritualità cristiana.

 

Santa Teresa d’Avila è stata canonizzata il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV, senza la necessità di un miracolo specifico come richiesto dai processi moderni, poiché era una santa moltovenerata e la sua santità era già riconosciuta, con miracoli che la seguirono nel corso del tempo.

 

 

SANTA TERESA DI CALCUTTA

 

Agnes Gonxha Bojaxhiu, conosciuta come Madre Teresa di Calcutta, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, nell’attualeMacedonia, in una famiglia cattolica di origine albanese. Fin da piccola mostrò una fede profonda e un grande amoreper i poveri. A diciotto anni lasciò la sua casa per seguire la vocazione missionaria, entrando nelle Suore di Loreto inIrlanda. Poco dopo fu inviata in India, dove iniziò a insegnare in una scuola di ragazze a Calcutta. Ma nel profondo delsuo cuore sentiva che Dio la chiamava a qualcosa di più grande. Nel 1946, durante un viaggio in treno verso Darjeeling,Teresa ebbe una rivelazione interiore che cambiò la sua vita: sentì Gesù dirle di lasciare il convento e di servire i piùpoveri tra i poveri. Era la sua “chiamata nella chiamata”.

Dopo anni di discernimento, ottenne il permesso di fondare una nuova comunità religiosa, le Missionarie della Carità,dedicate ai malati, agli abbandonati e ai moribondi delle strade di Calcutta. Con un semplice sari bianco bordato d’azzurro,Madre Teresa e le sue suore iniziarono a raccogliere i moribondi dalle strade, a lavare le loro ferite, a dare loro una casae dignità fino all’ultimo respiro. Diceva: “Non possiamo fare grandi cose, ma solo piccole cose con grande amore.” La suaopera si diffuse rapidamente in tutto il mondo: aprì orfanotrofi, lebbrosari, case per anziani e centri di accoglienza indecine di Paesi. Per lei ogni persona, anche la più povera, era Gesù in un travestimento di dolore. Dietro il suo sorrisoluminoso, Madre Teresa visse anche una profonda oscurità interiore: per quasi cinquant’anni sperimentò l’assenza sensibiledi Dio, una “notte della fede” che la univa misteriosamente alla croce di Cristo. Scriveva: “Nel mio cuore c’è solo ilsilenzio e la sete di Dio, ma continuo a sorridere a Gesù.” Questa prova nascosta rese la sua santità ancora più grande,perché serviva con amore anche senza sentire la consolazione del cielo. Madre Teresa morì il 5 settembre 1997 a Calcutta,circondata dalle sue suore e dai poveri che aveva tanto amato.

 

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE

Nel 2002 la Santa Sede ha riconosciuto come miracolosa la guarigione di una donna indiana, Monica Besra, originaria di un villaggio a nord di Calcutta. Nel 1998 la donna era malata ma, non potendo più sostenere le spese mediche, aveva chiesto di lasciare l’ospedale in cui era ricoverata edi essere accompagnata a un centro delle Missionarie della carità, presso Balurghat. La malattia non è ancora chiara: i medici le avevano infatti diagnosticato sia un tumore all’addome sia una meningite tubercolare. Il 5 settembre la donna pregò con le suore e affermò di aver visto una fotografia di Madre Teresa e di essere rimasta colpita da un raggio di luce che proveniva dai suoi occhi. Nel pomeriggio, Monica Besra poggiò un piccolo medaglione di Madre Teresa sulla protuberanza che aveva sull’addome e continuò a pregare. La mattina successiva si sentì leggera:chiamò la donna che dormiva di fianco a lei per dirle che la protuberanza era scomparsa. Monica Besra, che è di fede induista, successivamente dichiarò: “Dio mi ha scelto come mezzo per mostrare alla gente l’enorme potere di cura di Madre Teresa, non solo attraverso le cure fisiche, ma attraverso i suoi miracoli”.

Prima di prendere una decisione sulla vicenda, la Congregazione per le cause dei santi ha intervistato 113 persone e raccolto 35 000 pagine di documentazione, ascoltando anche le voci critiche. Anche a seguito del riconoscimento, da parte della Congregazione, del caratteremiracoloso di questa guarigione, Madre Teresa è stata ufficialmente beatificata da papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003.

LA CANONIZZAZIONE

 

Il 4 settembre Madre Teresa di Calcutta verrà dichiarata santa. Il miracolo che ha aperto la strada alla sua canonizzazione è stata la guarigione di un uomo brasiliano, Marcilio Haddad Andrino, che ha parlato con i giornalisti durante il Meeting di Rimini insieme alla moglie Fernanda raccontando la sua vicenda. “È stato malato per due anni e non sapevamo cosa non andasse”, ha dichiarato la signora Fernanda, ricordando che il primo tentativo di cura del marito “è stato un fallimento. Il medico ha allora cambiato la terapia, ma la salute di Marcilio ha continuato apeggiorare” È stato solo quando il marito, all’epoca trentacinquenne, è stato ricoverato nell’ottobre2008 che hanno ricevuto la risposta che aspettavano. Dopo una serie di esami, “il medico ha guardato i risultati e, illuminato dallo Spirito Santo, ha capito che Marcilio aveva otto ascessi cerebrali”.

“Abbiamo sempre pregato Madre Teresa”, ha aggiunto Fernanda, sottolineando che prima del matrimonio il suo parroco le aveva dato una reliquia della religiosa.

“Ho messo la reliquia sulla testa di Marcilio, dove si trovavano gli ascessi. Ho recitato lapreghiera di beatificazione e quello che mi è venuto dal cuore”. “Non è stato facile, ma quel periodo mi ha arricchita molto, ha arricchito il nostro amore, la nostra fede… Oggi posso dire che ne è valsa la pena”.

Parlando del momento in cui è stato guarito, Marcilio ha detto che il 9 dicembre 2008, pochi mesi dopo aver ricevuto la diagnosi, si è svegliato con un mal di testa “insopportabile” che gliimpediva di parlare, e ha chiesto alla moglie di pregare per lui.

“Da quel momento molti medici sono venuti a visitarmi e hanno verificato che le mie condizioni erano molto gravi”, ha detto, ricordando che è stato portato in ospedale e preparato per un intervento che però non ha mai subito. Si è invece svegliato nella sala operatoria con “una grande pace dentro di me, e non avevo più mal di testa. Non capivo cosa mi stesse succedendo”.

I medici gli hanno detto che visto che si sentiva meglio lo avrebbero spostato in terapia intensiva rimandando l’intervento al giorno dopo, ma quando il giorno successivo il medico èandato da lui gli ha detto di tornare nella sua stanza se non si era ripresentato il mal di testa.

Tornato in stanza, l’uomo ha saputo le sue condizioni: “gli ascessi si erano ridotti del 70% e l’idrocefalo era scomparso”, e dopo altri tre giorni di esami “non si vedevano nemmeno lecicatrici degli ascessi”.

“Allora ho scoperto di essere guarito”, ha ricordato Marcilio, che è riuscito a tornare a casa per Natale.

“Il medico non mi ha detto che era guarito, ma lo sapevo perché avevo pregato molto Dio attraverso l’intercessione di Madre Teresa”, ha detto Fernanda. “Madre Teresa lo aveva guarito”.

Marcilio era molto sorpreso dall’accaduto e attribuiva il fatto di sentirsi meglio a uno degli antibiotici che aveva preso dopo il ricovero, ma il medico, ha ricordato la moglie, ha detto loroche “non esistono antibiotici che abbiano un effetto immediato, il giorno successivo”.

Dopo aver lasciato l’ospedale, Marcilio e la moglie hanno parlato al loro parroco di quanto era successo, e il sacerdote, che li aveva accompagnati durante la malattia dell’uomo e gli aveva dato l’estrema unzione, ha detto loro di scrivere alle Missionarie della Carità per spiegare tutta la vicenda.

Marcilio ha aggiunto che quando è sopravvenuta la sua malattia lui e Fernanda erano sposati da poco e il medico ha detto loro che non avrebbero potuto avere figli per via dei trattamenti a cui si era dovuto sottoporre.

La coppia ha accettato il volere di Dio. Sei mesi dopo la guarigione, Marcilio e Fernanda si sono trasferiti a Rio de Janiero e Marcilio è tornato al lavoro, e più o meno contemporaneamente Fernanda ha iniziato ad avere delle nausee.

Oggi Marcilio e Fernanda hanno una famiglia e continuano a portare con sé la reliquia di Madre Teresa ovunque vadano.

“Il messaggio di Madre Teresa è che la misericordia di Dio è per chiunque”, ha affermato Marcilio. “Io ho ricevuto questo miracolo, ma Dio sceglie anche te. Siamo tutti scelti”.

 

 

 

SANTA TERESA DI LISIEUX

 

Teresa Martin, conosciuta come Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, nacque il 2 gennaio 1873 ad Alençon, inFrancia, da una famiglia profondamente cristiana. I suoi genitori, Luigi e Zelia Martin, oggi anch’essi santi, le trasmiserouna fede viva e tenera. Fin da bambina Teresa mostrò un cuore sensibile, assetato d’amore e di Dio. A soli quattro anniperse la madre e ne soffrì profondamente. Crescendo, maturò un desiderio sempre più ardente di donarsi completamente aGesù. A soli 15 anni, con un coraggio straordinario, ottenne dal Papa Leone XIII il permesso di entrare nel Carmelo diLisieux, dove già vivevano due sue sorelle. Lì prese il nome di Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Nel silenzio delmonastero, Teresa scoprì che la santità non consisteva in grandi opere, ma nell’amare Dio nelle piccole cose di ognigiorno. Questa intuizione divenne la sua “piccola via”, la via della fiducia e dell’abbandono totale. “Non posso fare grandicose, ma voglio fare le piccole con un grande amore.” Teresa desiderava essere missionaria, sacerdote, martire, ma capìche la sua vera vocazione era l’amore stesso: “Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’amore.” Nelle sue preghiere e neisuoi scritti, offriva ogni piccola sofferenza, ogni gesto nascosto, per la salvezza delle anime. La sua fiducia illimitata nellamisericordia di Dio la rese una guida per tutti coloro che cercano la santità nella vita quotidiana. Colpita dallatubercolosi, Teresa visse gli ultimi anni in grande sofferenza fisica, ma con una serenità disarmante.

Diceva: “Io non muoio, entro nella vita.” Morì il 30 settembre 1897, a soli 24 anni, lasciando dietro di sé un diario spiritualestraordinario, la sua autobiografia “Storia di un’anima”, che avrebbe toccato milioni di cuori nel mondo.

LA BEATIFICAZIONE, 2 miracoli

  • Guarigione di padre Carlo

Racconto del miracolo

Lisieux (Normandia), 29 gennaio 1907.

Sono un seminarista di 23 anni. Dopo numerosi sputi di sangue e violente emorragie,avevo raggiunto un tale grado di debolezza che dovetti mettermi a letto il 23 agosto 1906. Due medici giudicarono le mie condizioni molto gravi: si era formata una profonda cavità nei miei polmoni. a destra, i bronchi erano gravemente danneggiati e l’analisi dell’espettorato rivelò la presenza del bacillo della tubercolosi. I dottori hanno ammesso diessere impotenti e mi hanno condannato.

Allora i miei genitori, in lacrime, hanno chiesto la mia guarigione a Nostra Signora di Lourdes per intercessione di Suor Teresa di Gesù Bambino, e mi sono messo al collo un sacchetto di capelli di questa piccola Santa. Durante i primi giorni di questa novena, le mie condizioni sono peggiorate: ho avuto un’emorragia così violenta che ho creduto dimorire; fu convocato frettolosamente un prete; ma, sebbene fossi sollecitata a fare il sacrificio della mia vita, non me la sentivo di farlo, e aspettavo fiduciosa la fine della novena. L’ultimo giorno non era successo niente di meglio. Allora il ricordo di Teresa si è presentato al mio cuore, le parole che delineavano così chiaramente la sua grande animami hanno riempito di una fiducia indescrivibile: “Voglio spendere il mio cielo facendo del bene in terra”. Presi in parola la giovane carmelitana. Era in paradiso, oh! sì, ne ero sicuro;Ero sulla terra, soffrivo, stavo per morire: c’era di buono da fare, lei doveva. Così stringendomi forte al petto la cara reliquia, pregavo il Santo con tanta forza, che, in verità, gli stessi sforzi, fatti in vista della vita, avrebbero dovuto darmi la morte.

Abbiamo ricominciato una novena, chiedendo questa volta la mia guarigione a Suor Teresa di Gesù Bambino in persona, con la promessa, se ci avesse risposto, di pubblicare la relazione. Il giorno dopo la febbre scese improvvisamente, e nei giorni successivi, dopo l’auscultazione, il medico concluse che si era ripreso altrettanto categoricamente di quanto aveva affermato la fine. Della caverna dei polmoni non c’era più traccia, l’oppressione era cessata e l’appetito stava visibilmente tornando. Ero guarito. Ma nello stesso momento incui ha rinnovato la mia forza fisica, Teresa ha operato anche una meravigliosa trasformazione nella mia anima. In un giorno, ha fatto in me il lavoro di una vita.

Mi fermo, mia Reverenda Madre. Dio ha messo nel mio cuore una tale gratitudine che non potrò mai esprimerla. Aiutami a ringraziarlo.

Carlo Anna Padre Anne, divenuto sacerdote, gode di ottima salute ed esercita oggi un attivissimo ministero come cappellano dell’Hospice di Lisieux.

 

  • Guarigione di Suor Luisa di Saint-Germain Racconto del miracolo

Convento delle Figlie della Croce, a Ustaritz (Bassi-Pirenei).

Durante il mio noviziato nel 1911 e nel 1912, ho avuto abbastanza spesso mal di stomaco e mal di testa, accompagnati da vomito doloroso; tuttavia la mia salute non ne risentì tantoda impedirmi di essere ammesso alla professione religiosa, dopodiché partii per la Spagna.Ma, dai primi mesi del 1913, i dolori di stomaco ricomparvero più frequentemente, e il vomito, misto a sangue, provava che si era formata un’ulcera all’interno. Tornato a Ustaritz, per prima cosa fui messo a dieta a base di uova e latte, con qualche compressa di bismuto. Una crisi più acuta di tutte le precedenti, avvenuta la notte del 14 novembre, mi ha costretto a venticinque giorni di dieta idrica e riposo assoluto. Il medico dichiarò che la ferita interna dello stomaco continuava attraverso il piloro, fino alla parte superiore del duodeno.

Dopo otto mesi di cure in infermeria, pensai di stare abbastanza bene da chiedere di riprendere le lezioni e ottenni il permesso di tornare in Spagna. Ahimè! il male era solo addormentato. Gli stessi sintomi si sono ripresentati, con un’impennata senza precedenti accompagnata da abbondante sanguinamento. Un’operazione fu ritenuta indispensabile efui nuovamente rimandato alla nostra casa provinciale di Ustaritz. Dopo un viaggio estremamente doloroso, vi giunsi in tale stato di debolezza che ritennero necessario amministrarmi gli ultimi Sacramenti.

Era l’inizio dell’estate del 1915. Rimasi in questa totale stanchezza. Per trentadue giorni, prendendo per cibo solo pochi sorsi di acqua ghiacciata che poi rifiutai a costo di crudeli sofferenze. Fu allora che la Comunità iniziò una novena a Suor Teresa di Gesù Bambino.Mi unisco ad essa con gioia, perché ho amato molto la piccola Santa, che si è anche degnata, durante questa novena, di farmi sentire la sua presenza. Ebbi, infatti, la dolcissima impressione della sua mano appoggiata sul mio capo come per rassicurarmi, e per tre giorni un misterioso profumo che le suore non sapevano spiegare si diffuse nella stanza che occupavo. Questa grazia doveva sostenere il mio coraggio, poiché dovevo soffrire ancora a lungo. Vedendo che le preghiere non avevano effetto, non ho più chiestola mia guarigione a suor Thérèse, l’ho solo invocata per ottenere il suo aiuto.

Intanto, ai primi di settembre del 1916, una nostra Sorella, passando di qui, mi ispirò a rinnovare le mie suppliche al caro Santo. Cedendo al suo invito, unii il sacrificio alla

preghiera, e raddoppiai la mia fiducia. Ora, qual è stato il mio stupore quando, la notte del 10 settembre, è venuta da me in persona Suor Teresa di Gesù Bambino e mi ha detto: “Sii generosa, guarirai presto, te lo prometto. Poi è scomparsa. E al mattino, le tre suore che dormivano nella mia infermeria furono piuttosto sorprese di trovare petali di rosa di tutti i colori attorno al mio letto. Era il presagio della mia guarigione; ma stava per ritardareancora qualche giorno, durante i quali subii un vero martirio e fui ridotto allo stremo. Fusolo la sera del 21 settembre, dopo un violentissimo attacco, che mi addormentai improvvisamente contro ogni aspettativa, per poi svegliarmi il giorno dopo completamente guarito. Non più sofferenza, ma una sensazione di benessere generale. Avevo molta fame e mi sono alzata con gioia per chiedere il permesso di assistere alla S. Messa. Per saggia prudenza, la mia degna Superiora mi costrinse a tornare a letto dove mi fu portata un’abbondante colazione; e presto, viste le prove della mia completa guarigione, potei riprendere la mia vita regolare.

Da quel momento, vale a dire da un anno, godo di perfetta salute, ed egli rimane profondamente grato a Suor Teresa di Gesù Bambino, che vorrei far conoscere a tutti.

 

LA CANONIZZAZIONE

 

  • Gabriella Trimusi era una ragazza italiana entrata nella congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria a 23 anni. Aveva problemi a un ginocchio, ma continuò a svolgere i lavori domestici, rovinandosi l’articolazione. Si ritrovò a soffrire di un’infezione che le provocò dolori terribili, al punto da perdere l’appetito e molto peso. Dopo tre anni di lotta contro la forma tubercolare ossea e innumerevoli medicine prescritte dai medici più esperti, la giovane suora venne colpita anche alla spina dorsale. Disperata, si rivolse a Teresina. L’ultimo giorno della novena, Gabriella andò in cappella e scoprì che riusciva a inginocchiarsi senza dolori per Subito dopo, il dolore alla schiena passò: lamalattia che la stava corrodendo era finita.

 

  • Nel 1919 Maria Pellemans, di origine belga, iniziò a soffrire di tubercolosi polmonare diffusasi all’intestino. Andò a Lourdes in un primo pellegrinaggio per chiedere laguarigione, ma Un anno dopo si unì a un pellegrinaggio a Lisieux, e dopo fervidepreghiere sulla tomba di Teresa guarì immediatamente. Testimoniò nel convento delle Carmelitane di Lisieux: “È stato nel salone del convento delle Carmelitane che ho concepito il desiderio di chiedere la mia guarigione per poter realizzare il sogno della mia vita, diventare Carmelitana. Nonostante l’affaticamento estremo, volevo tornare sulla tomba di Teresa.

Quando sono arrivata lì, un sentimento dolcissimo e soprannaturale si è impadronito di me, un benessere celestiale è penetrato nella mia anima e nel mio corpo, mi sono sentitacome se mi trovassi in un altro mondo, inondata da un oceano di pace. Ero piena diun’emozione così straordinaria che dentro pensavo: ‘Sono sicuramente guarita!’”

Quando è tornata a casa, Maria è stata visitata dal suo medico, che è rimasto scioccato.“Non capisco, questo non può essere spiegato in modo naturale, perché lo stomaco e l’intestino erano incurabili. Sì, se questa trasformazione si mantiene possiamo dire che si tratta di un grande miracolo”. E si è mantenuta.

 

 

 

SANTA GEMMA GALGANI

Gemma Galgani nacque il 12 marzo 1878 a Camigliano, vicino a Lucca, in una famiglia semplice e profondamente cristiana.

Fin da piccola mostrò un’anima pura e sensibile alle cose di Dio.

Amava la preghiera, la Messa e soprattutto Gesù Crocifisso, verso il quale nutriva una devozione ardentissima. Quandoaveva otto anni perse la madre, e poco dopo anche il padre, rimanendo orfana e povera. Ma invece di ribellarsi, Gemmaoffrì tutto al Signore con amore, dicendo: “Gesù è il mio unico amore, la mia unica speranza.” Gemma sognava didiventare suora passionista, ma la sua salute fragile glielo impedì. Dio, però, la condusse su una via ancora più alta: lavia della croce vissuta nel corpo e nel cuore.

Ricevette doni mistici straordinari visioni, estasi e soprattutto le stimmate, i segni della Passione di Cristo che apparivano sul suo corpo ogni settimana, dal giovedì sera al venerdì.

Durante quelle ore di sofferenza, riviveva i dolori di Gesù con dolcezza e amore, pregando per i peccatori e per lasalvezza del mondo. Gemma viveva in una piccola stanza, quasi sempre malata e debole, ma piena di gioia interiore.Obbediva al suo direttore spirituale, il beato padre Germano Ruoppolo, e ripeteva spesso:

“Voglio essere una copia viva del mio Gesù crocifisso.” Il demonio la tormentava con tentazioni e paure, ma lei vincevatutto con la preghiera e la fiducia nella Vergine Maria, che chiamava teneramente “Mamma mia”. Colpita da unagrave forma di tubercolosi, Gemma affrontò la malattia con serenità e silenzio.

Morì il 11 aprile 1903, a soli 25 anni, nel Sabato Santo, con lo sguardo rivolto al Crocifisso e un sorriso sulle labbra. Le sueultime parole furono: “Gesù, io raccomando a te la mia anima.”

 

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE:

Il primo miracolo avviene proprio nello stesso giorno della beatificazione di Gemma Galgani. A guarire miracolosamente è Elisa Scarpelli, una bambina di Lappano, Comune dell’hinterland cosentino, che era stata colpita al volto da lupus vulgaris, aggravato da una adenite ulcerosa. La mattina del 14 maggio 1933 Elisa si reca a Messa sapendo che quella domenica Gemma, che già invocava nelle sue preghiere, sarebbe diventata beata. Tornata a casa, si toglie le bende, prende un’immagine di Gemma, la pone sulla guancia malata e piangendo esclama: “Guardami, Gemma! Abbi pietà di me e guariscimi!”. Poi si volta verso lo specchio e vede il suo volto assolutamente intatto.

 

LA CANONIZZAZIONE:

Due anni più tardi, sempre a Lappano, Natale Scarpelli è costretto a lasciare il lavoro perché un’ulcera varicosa resisteva a tutti i rimedi. La sera del 30 maggio 1935 la sua famiglia (particolarmente la figlia Maria donna molto religiosa) invoca Gemma, la gamba malata viene fasciata con una sola garza e benedetta con una reliquia della beata. Al mattino seguente Natale si sveglia completamente guarito e dopo due giorni rimonta a cavallo e riprende il suo lavo in Silanei fondi del Barone Lupinacci. Il 2 maggio 1940, mentre infuria la guerra, il giorno della festa dell’Ascensione, papa Pio XII, proclama Gemma Galgani iscritta al catalogo dei santi. L’11 aprile 2014, l’Arcivescovo Metropolita, S.E. Mons. Salvatore Nunnari dichiara Santa Gemma Galgani ‘COMPATRONA’ della Parrocchia San Giovanni Battista in Lappano (caso volle che il decreto arcivescovile viene firmato in data 11 aprile corrispondente alla data della salita al Cielo della Santa: 11 aprile 1903). Sabato 2 maggio, alle ore 17, nella chiesa parrocchiale sarà celebrata una solenne Santa Messa in onore di Santa Gemma.

 

Giovanni Maria Vianney

Giovanni Maria Vianney nacque l’8 maggio 1786 a Dardilly, un piccolo villaggio vicino a Lione,in Francia, da una famiglia di contadini profondamente cristiana. Era un bambino semplice, silenzioso e molto devoto. Fin da piccolo mostrò un grande amore per la preghiera, la Messa e l’Eucaristia.

Durante la Rivoluzione francese, quando i preti erano perseguitati, partecipava di nascosto alle celebrazioni religiose clandestine, rischiando anche la vita.

Dopo la pace religiosa, Giovanni maturò la vocazione sacerdotale, ma incontrò grandi difficoltà nello studio. Faticava ad apprendere il latino e i testi di teologia, tanto che fu più volte respintonei seminari. Tuttavia, grazie alla sua umiltà e alla perseveranza, e con l’aiuto del suo confessore, l’abate Balley, riuscì a completare la formazione e fu ordinato sacerdote nel 1815, a 29 anni.

Nel 1818 fu inviato come parroco nel piccolo villaggio di Ars-sur-Formans, una parrocchiapovera e quasi priva di vita cristiana. La popolazione, disabituata alla fede, trascorreva ledomeniche nelle osterie più che in chiesa. Don Vianney si mise al lavoro con determinazione espirito di sacrificio: cominciò a pregare, a fare penitenza e a visitare ogni famiglia del paese.

La sua vita era di un rigore impressionante: dormiva poche ore, digiunava spesso e passava lunghe notti in preghiera davanti al Santissimo Sacramento. La sua predicazione era semplice matoccava i cuori, e poco a poco Ars si trasformò. La gente cominciò a tornare alla confessione, e il piccolo villaggio divenne un centro di conversione per tutta la Francia.

Con il passare degli anni, la fama del Curato d’Ars si diffuse ovunque. Migliaia di persone accorrevano per confessarsi da lui. Si dice che passasse anche fino a 16 ore al giorno nel confessionale, accogliendo penitenti da tutta Europa. Era dotato di un’intuizione spirituale straordinaria: spesso conosceva i peccati e le sofferenze dei penitenti prima ancora che parlassero. La sua vita fu segnata anche da forti lotte interiori. Egli attribuiva molte delle tentazioni e dei disturbi notturni che lo tormentavano al diavolo, che chiamava familiarmente “il Grappin”.

Nonostante tutto, restò saldo nella preghiera e nell’amore per Dio.

Don Giovanni Maria Vianney morì il 4 agosto 1859, dopo una lunga vita di servizio e sacrificio. Alla sua morte, Ars era divenuto un centro di pellegrinaggio, visitato ogni anno da migliaia difedeli.

 

LA BEATIFICAZIONE:

Le prime indagini sulla sua vita e sui suoi miracoli iniziarono già pochi anni dopo. Nel 1874, sotto Pio IX, fu introdotta ufficialmente la causa di beatificazione. A Lyon e a Belley furono raccolte decine di testimonianze: contadini, nobildonne, religiosi, medici. Tutti raccontavanoepisodi che, al di là del linguaggio semplice dei testimoni, avevano dell’incredibile. Molti avevano visto, toccato, sperimentato la misericordia di Dio attraverso l’intercessione del Curato d’Ars.

Tra i testimoni del processo, una contadina ricordò:

“Entrai nella chiesa di Ars che non potevo camminare, e uscii come se mai fossi stata malata.Non seppi dire altro che: il Curato mi ha guardata, e ho sentito che il mio corpo era guarito.”

Un medico di Bourg-en-Bresse, interrogato dai giudici ecclesiastici, dichiarò con onestà:

“Le guarigioni attribuite a Vianney non si spiegano con la scienza. Non sono suggestione, mafatti, concreti e osservabili.” Nel 1905, dopo anni di esami e discernimento, papa Pio X lo proclamò Beato Giovanni Maria Vianney. Fu un atto atteso da tutta la Francia, e la proclamazione avvenne nella Basilica di San Pietro, tra lacrime e applausi. Pio X lo definì “modello di pastore e di vittima d’amore per le anime”. Da quel giorno, l’afflusso di pellegrini ad Ars divenne ancora più intenso: migliaia di sacerdoti si inginocchiavano davanti al corpoincorrotto del loro confratello, chiedendo la sua intercessione.

LA CANONIZZAZIONE:

Papa Pio XI, il 31 maggio 1925, nella solennità di Pentecoste, proclamò santo Giovanni Maria Vianney. La basilica di San Pietro era gremita come raramente accadeva. Le parole del Papa risuonarono forti:

“La sua vita fu una predica continua; le sue mani, che benedivano e assolvevano, furonostrumenti della misericordia di Dio. Egli vinse il male con la carità e la preghiera.”

 

La folla applaudì, e molti sacerdoti piansero: il povero parroco di un piccolo villaggio era oraSanto della Chiesa universale.

Nel 1929, lo stesso Pio XI lo proclamò Patrono di tutti i parroci del mondo, definendolo “un sacerdote che visse non per sé, ma interamente per Dio e per le anime”.

 

 

 

 

LOURDES E LA CONVERSIONE DEL PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA

Alexis Carrel era nato a Lione nel 1873. Rimasto orfano di padre, a cinque anni, lasciò la città d’origine per andare a vivere in campagna con la madre. Tornò poi a Lione per gli studi liceali e per frequentare la Facoltà di Medicina. L’approfondire sempre di più la scienza lo spinse ad abbandonare le convinzioni religiose ricevute dalla famiglia. Durante gli anni degli studi accademici, negliambienti della scienza, si discuteva molto di Lourdes e dei suoi miracoli avvenuti di recente. All’epoca l’opinione pubblica era divisa in due fazioni: chi non aveva dubbi sulla veridicità delle apparizioni, e chi – invece – metteva in discussione i racconti della piccola Bernadette. Mosso dal desiderio di comprendere meglio il “mistero Lourdes”, nel 1903, Carrel volle partire alla volta della cittadina francese, dopo che un collega gli aveva chiesto il favore di sostituirlo.

Partì su un treno di pellegrini, molti di questi malati: fu proprio durante questo viaggio che Carrel rimase profondamente colpito dalle condizioni di una donna, affetta da peritonite tubercolare.

Leggiamo come annota l’episodio lo stesso Carrel nel libro in cui racconterà la sua conversione, Viaggio a Lourdes (1949). Il libro, pubblicato postumo, è scritto in terza persona e il medicodiventerà nel racconto Lerrac, il suo nome scritto al contrario. “C’è anche una giovinetta, Maria Ferrand, presso la quale mi hanno chiamato forse dieci volte, e che è sull’orlo della morte. Questa disgraziata ha una peritonite tubercolare all’ultimo stadio. Tutti i suoi parenti sono morti di tubercolosi; la ragazza ha avuto piaghe tubercolose, caverne polmonari e, dopo qualche mese, unaperitonite diagnosticata da un medico e da Bromilloux, il notissimo chirurgo di Bordeaux. Ora è in uno stato pietoso; ho dovuto già farle delle iniezioni di caffeina. Temo che mi muoia tra le mani. Seguarisse questa ammalata, sarebbe veramente un miracolo. Io crederei a tutto e mi farei frate!”.

Durante il soggiorno a Lourdes, il dottor Carrel non perse di vista la giovane donna che nella realtà si

 

chiamava Maria Bailly. Nel racconto, prese il nome appunto di Maria Ferrand. Carrel, su di lei – ormai

– aveva espresso la sua “sentenza” da medico: le rimanevano pochi giorni di vita. Ma, propriodurante la permanenza a Lourdes, accadde qualcosa di inspiegabile, qualcosa che andava oltre la scienza.

Continuiamo, allora, a leggere il racconto: “Il mio sguardo tornò a Maria Ferrand: mi parve che il suo viso non avesse più lo stesso aspetto, che i riflessi lividi fossero scomparsi, che fosse meno pallida.

Intanto tendevo tutte le mie facoltà di attenzione su di lei, non guardando più altro che lei… Il viso di Maria Ferrand continuava a modificarsi, i suoi occhi estasiati erano rivolti verso la Grotta. D’un tratto mi sentii impallidire: vedevo, verso la cintura, la coperta abbassarsi a poco a poco. Dopo qualche minuto, la tumefazione del ventre sembrava completamente scomparsa. Il fatto inatteso era talmente contrario a tutte le mie previsioni, che credevo di sognare”.

Ma il medico ancora non credeva al miracolo e, allora, rimase in silenzio per molti istanti. “Non aveva più una opinione. Che cosa avrebbe potuto rispondere, quando gli avessero detto che quellaguarigione era un miracolo? Egli era del tutto incapace di dare una spiegazione”. È affascinante comepoi continui il racconto. Una delle pagine più poetiche è sicuramente quella della conversione definitiva. Carrel vuole rimanere solo, dopo aver visto un tale miracolo.

Cerca di dare spiegazioni logiche a ciò che ha visto, ma non ci riesce. Ed è allora che, salendo igradini verso la basilica, il dottore si ferma sulla soglia. “Nello sfavillio di luci e ori si alzava il canto dell’organo e di mille voci spiegate. Sedette accanto a un contadino, e restò, con la testa fra le mani, a lungo, immobile, cullato dai cantici della notte, finché dal fondo della sua anima salì questa preghiera: Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (…) Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino. Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, ancora soffocato, il più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Te, di amarti come i frati dall’anima candida”.

 

Il medico si era arreso alla Vergine

 

I MIRACOLI DI LOURDES

72 i casi riconosciuti come miracoli dalla Chiesa e ritenuti casi inspiegabili dalla commissione medica di Lourdes

 

  1. Catherine LATAPIE detta CHOUAT. Il giorno della guarigione, diede alla luce un futuro sacerdote… Nata nel 1820, residente aLoubajac, vicino a Malattia : Paralisi di tipo cubitale, da stiramento traumatico del plesso brachiale, da 18 mesi. Guarita il 1° marzo 1858, a 38 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Nella notte del 28 febbraio, mossa da un’ispirazione improvvisa, Catherine si alza alle 3 del mattino, sveglia i suoi bambini e si mette in cammino a piedi per Lourdes. Da 2 anni, il suo ruolo di madre di famiglia è diventato troppo pesante da portare. Deve assolvere ai suoi compiti come prima nonostante l’invalidità alla mano destra, conseguenza di una caduta da unalbero nell’ ottobre 1856. All’alba del 1° marzo 1858, arriva alla Grotta, s’inginocchia e prega. Poi, molto semplicemente, bagna la propria mano in questo sottile rivolo d’acqua fangosa che è la sorgente, portata alla luce da Bernadette solo tre giorni prima, su indicazioni della “Signora”.Immediatamente le sue dita si raddrizzano e ritrovano la loro scioltezza. Lei può allungarle di nuovo, fletterle, servirsene con la facilità di prima dell’incidente. Ma deve tornare a casa il giorno stesso, cosa che ci permette di affermare il giorno della sua guarigione. Infatti, giunta a casa, dà alla luce il suo terzo figlio, Jean Baptiste, che, nel 1882, diverrà sacerdote.
  2. Louis BOURIETTE. Cieco a causa di un’esplosione… Nato nel 1804, residente a Lourdes… Malattia : Trauma dell’occhio destro avvenuto 20 anni prima, con amaurosi da 2 anni. Guarito nel marzo 1858, a 54 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862, da Mons. Laurence, vescovodi È la guarigione che ha maggiormente segnato la storia di Lourdes. Louis era un operaio cavapietre, che lavorava e viveva a Lourdes. Nel 1858, da oltre due anni soffriva la perdita completa della vista dell’occhio destro in seguito ad un incidente di lavoro accaduto nel 1839 a causa dell’esplosione di una mina in una cava. Era rimasto ferito all’occhio in modo irreversibile mentre suo fratello Joseph, presente al momento dell’esplosione, era rimasto uccisonelle circostanze atroci che si possono immaginare. Il racconto della guarigione è stato fatto dal medico di Lourdes Dottor Dozous, primo “esperto medico” di Lourdes, che ha raccolto la testimonianza di Louis: “Appena Bernadette ha fatto sgorgare dal suolo della Grotta la fonte che guarisce tanti ammalati, hovoluto farvi ricorso per guarire il mio occhio destro. Quando quest’acqua è stata a mia disposizione, mi sono messo a pregare e, rivolgendomi allaMadonna della Grotta, l’ho supplicata umilmente di stare con me mentre lavavo il mio occhio destro con l’acqua della sua fonte… L’ho lavato e rilavato piùvolte, nello spazio di poco tempo. Il mio occhio

 

destro e la mia vista, dopo queste abluzioni sono diventati ciò che sono in questo momento, eccellenti”.

  1. Blaisette CAZENAVE. Imitando Bernadette, ritrova la vita… Nata Blaisette Soupène nel 1808, residente a Malattia :Chemosi o oftalmia cronica, con ectropion da anni. Guarita nel marzo 1858, a 50 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence,vescovo di Tarbes. Da molti anni Blaisette soffre di seri guai agli occhi. Questa cittadina di Lourdes di 50 anni è colpita da un’infezione cronica della congiuntiva e delle palpebre, con complicazioni tali che la medicina del tempo non può esserle di aiuto.Dichiarata incurabile, decide un giorno diimitare i gesti di Bernadette alla Grotta: bere l’acqua della sorgente e lavarsi il viso. La seconda volta, è totalmente guarita! Le palpebre si sono raddrizzate, le escrescenze carnose sono scomparse. I dolori e l’infiammazione svaniti. Il Professor Vergez, un esperto medico, ha potuto scrivere, a questo proposito, che “l’effetto sopranaturale era particolarmente evidente in questa meravigliosa guarigione (…) L’affezione organica delle palpebre erasorprendente… al ristabilirsi rapido dei tessuti nelle loro condizioni organiche, vitali e normali, si è aggiunto il raddrizzamento delle palpebre”.
  2. Henri L’adolescente guarito a casa sua da un impacco di acqua della Sorgente… Nato nel 1842, residente a Nay (Francia). Malattia : Adenite fistolizzata (sicuramente tubercolare) alla base del collo, da 15 mesi. Guarito verso la fine di aprile 1858, a 16 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Henri ha 16 anni. Non sopporta più le proprie sofferenze. Chiede alloradi essere condotto a Lourdes ed i suoi genitori si rifiutano. Grazie ad una vicina, ottiene dell’acqua della Grotta… Il calvario che vive è iniziato con una febbre, qualificata tifoidea, ma che segna piuttosto la prima affezione di tubercolosi. Poi è apparso, postumo, un ascesso al collo che, non curato, ha colpitoil torace. Dopo il suo soggiorno a Cauterets, dove la lesione aumenta, all’inizio del 1858 si forma un’enorme ulcera che suppura la base del collo,senza nessuna tendenza al miglioramento. Il 28 aprile 1858 alla sera, tutta la famiglia del malato si mette in preghiera ed il giovane riceve un impaccoimbibito dell’acqua della Grotta. Dopo una notte calma, l’ulcera appare cicatrizzata, l’infezione svanita, gli altri gangli scomparsi. Non verrà mai constatata nessuna recidiva a questa guarigione immediata.
  3. Justin BOUHORT. Che bella storia quella di questa guarigione! Sin dalla sua nascita, Justin è ammalato e considerato come A 2 anni, presenta un enorme ritardo nella crescita e non ha mai camminato. All’inizio di luglio sua madre Croisine, disperata nel vederlo in punto di morte, decide di andare a pregare con lui alla Grotta, malgrado la proibizione delle forze dell’ordine! ‘accesso alla Grotta era infatti vietato inquel momento. Appena arrivata, la sua mamma supplica davanti alla roccia con il bambino tra le braccia, circondata da una folla di curiosi. Poi decide di bagnare il bimbo moribondo nella vasca che i cavapietre avevano recentemente costruito. Attorno a lei si levano esclamazioni e proteste, le si vuole impedire di “uccidere il suo bambino”! Dopo un tempo apparentemente lungo, lo ritrae e torna a casa con Justin tra le braccia. Il bimbo respira ancora debolmente. Tutti temono il peggio, eccetto la madre che crede più che mai che “la Vergine lo guarirà”. Il bimbo si addormenta tranquillamente. Neigiorni successivi, Justin si riprende e cammina! Tutto rientra nell’ordine. La crescita è regolare, l’età adulta viene raggiunta. Prima della sua morte, sopravvenuta nel 1935, assisterà alla canonizzazione di Bernadette, l’8 dicembre 1933 a Roma.

 

  1. Madeleine RIZAN. Pregava per ottenere una buona morte! Nata nel 1800, residente a Nay (Francia) Malattia : Emiplegia sinistra da 24 anni. Guarita il 17 ottobre 1858, a 58 Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Madeleine era costretta a letto da oltre 20 anni, a causa di una paralisi al lato sinistro. I medici avevano abbandonato da tempo ogni speranza di guarigione e rinunciato ad ognitrattamento. Nel settembre 1858 riceve l’Estrema Unzione. A partire da quel giorno, prega per “ottenere una buona morte”. Un mese dopo, sabato16 ottobre, la morte sembra imminente. Quando, all’indomani, sua figlia le porta l’acqua di Lourdes, lei ne beve alcune sorsate e si fa lavare il viso e ilcorpo. All’istante la malattia svanisce! La pelle riprende il suo aspetto normale ed i muscoli le loro funzioni! Lei che solo il giorno prima era moribonda si sente rivivere. In seguito condurrà un’esistenza normale per undici anni. Morirà, senza avere alcuna ricaduta, nel 1869.
  2. Marie MOREAU. Guarita dopo una novena di preghiera in famiglia… Nata nel 1841, residente a Tartas, nelle Lande (Francia). Malattia : Riduzione estrema del visus, con lesioni infiammatorie all’occhio destro, progressiva da 10 Guarita il 9 novembre 1858, a quasi 17 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. È la prima guarigione “lontana”! Marie contrae all’inizio dell’anno 1858,a 16 anni, una malattia infiammatoria agli occhi. Nonostante i trattamenti proposti, l’evoluzione di questa infezione le provoca una importante diminuzionedella vista, ai limiti della cecità. Suo padre legge su un giornale della guarigione di Madeleine Rizan e decide di andare a Lourdes per procurarsi l’acquadella Grotta. L’8 novembre 1858 viene iniziata una novena in famiglia. Alla sera, la giovane donna si pone sugli occhi una benda imbevuta di acqua di Lourdes. L’indomani, 9 novembre, si toglie la benda e si rende conto di vederci come prima della malattia. Potrà così riprendere gli studi che aveva dovuto abbandonare e, in seguito, si sposerà e vivrà ad Aire-sur-Adour.
  3. Pierre de Una guarigione avvenuta lontano da Lourdes sulla quale si scriverà molto ! Nato il 2 luglio 1822, a Jabbeke (Belgio). Malattia : Frattura esposta della gamba sinistra, con pseudoartrosi. Guarito il 7 aprile 1875, a 52 anni. Miracolo riconosciuto il 25 luglio 1908 daMons. Gustave Waffelaert, vescovo di Bruges. È la prima guarigione riconosciuta miracolosa sopraggiunta lontano da Lourdes, senza relazione con l’acqua della Grotta. Nel 1867, Pierre riporta la frattura di una gamba a causa di una caduta da un albero. Conseguenza: frattura aperta delle due ossa della gamba sinistra. Lo colpisce una infezione cancerosa che allontana la minima speranza di consolidamento. L’amputazione consigliata dai medici vienerifiutata più volte. In capo a qualche anno, totalmente impotenti, desistono dalle cure. E’ quindi in questo stato che, otto anni dopo il suo incidente, il 7 aprile 1875, decide di fare un pellegrinaggio ad Oostaker dove, da poco, si trova una riproduzione della Grotta di Lourdes. Partito al mattino

invalido da casa sua, ne ritorna alla sera senza stampelle, senza piaghe. Il consolidamento osseo si è prodotto in pochi minuti. Una volta superatal’emozione, Pierre de Rudder riprende la sua vita normale ed attiva. Si reca a Lourdes nel maggio 1881 e muore ventitré anni dopo la sua guarigione, il 22 marzo 1898. Più tardi, per poter meglio giudicare, sono state riesumate le ossa delle due gambe, che hanno permesso di manifestare la realtà obiettiva sia della lesione che del consolidamento, come dimostra il calco in gesso di cui dispone il Bureau Médical.

  1. Joachime DEHANT. Le sue carni e i suoi tendini si ricostruiscono… Nata nel 1848 a Velaine/s/Sambre, residente a Gesves (Belgio).Malattia : Ulcera della gamba destra con cancrena molto estesa. Guarita il 13 settembre 1878, a 29 anni. Miracolo riconosciuto il 25 aprile 1908 da Thomas Louis Heylen, vescovo di Namur. Joachime ha 29 anni quando arriva a

 

Lourdes, il 12 settembre 1878, con una cancrena alla gamba destra. Le lesioni risalgono almeno a sei anni prima. Il suo stato generale è ormai gravemente compromesso da questa infezione che, all’epoca, nessuna cura poteva guarire. All’indomani, il giorno 13, si immerge due volte nell’acqua della Grotta, conla gamba ricoperta da un telo. Dopo la seconda immersione scompare ogni traccia di ulcera… Le carni ed i tendini sono ricostruiti… la pelle è nuova e rosea. Dopo un altro bagno, il suo piede riprende una posizione normale. Trent’anni dopo, quando la sua salute è ancora eccellente, in seguito ad una nuova perizia medica, il vescovo di Namur proclama questa guarigione miracolosa

  1. Elisa SEISSON. Un cuore nuovo… Nata nel 1855, residente a Rognonas (Francia). Malattia : Ipertrofia cardiaca, edemi arti inferiori. Guarita il 29 agosto 1882, a 27 anni. Miracolo riconosciuto il 12 luglio 1912 da Mons. François Bonnefoy, arcivescovo di Aix, Arles e A 21 anni,nel 1876, Elisa si ammala. Per sei anni viene curata per una bronchite cronica e per una malattia organica del cuore. Elisa non risponde alle terapie eviene considerata incurabile. Come ultima risorsa si reca a Lourdes alla fine di agosto 1882. Viene portata alle piscine nel primo giorno delpellegrinaggio e, all’uscita, gli edemi sulle gambe sono scomparsi! Dopo una notte tranquilla si sveglia con la sensazione di essere completamente guarita. Questa impressione è certificata al suo ritorno dal medico curante. La sua buona salute persisterà per i trent’anni che seguiranno prima che questa guarigione venga ufficialmente considerata come miracolosa, nel 1912, dal suo vescovo.
  2. Suor EUGENIA nata Marie Potrà seguire di nuovo la regola della sua comunità… Nata nel 1855, residente a Bernay (Francia). Malattia : Ascesso del piccolo bacino con fistola vescicale e colica. Flebite bilaterale. Guarita il 21 agosto 1883, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il30 agosto 1908 da Mons. Philippe Meunier, vescovo di Evreux. Nel 1877, all’età di 22 anni, Marie comincia a soffrire di una appendicite che degenerain peritonite. Nel 1880, il celebre Prof. Péan, di Parigi, la giudica inadatta a sopportare un intervento chirurgico. Tra il 1880 ed il 1883, lo stato generale dell’ammalata non fa che peggiorare, le cure sembrano non avere effetto. Parte il 17 agosto 1883 e giunge a Lourdes il 21. Al suo arrivo, si fa condurrealla Grotta dove fa la Comunione: avverte allora come un sollievo. Nel pomeriggio si sente improvvisamente guarita… Esce da sola dal bagno alle piscine. A partire da questo istante tutti i segni della malattia scompaiono. Cammina e mangia. Va tutto bene! Al suo ritorno nella comunità riprende il lavoro, seguenuovamente la regola della vita delle suore, cosa che non faceva più da tanto tempo! Nessun cambiamento di questo fiorente stato di salute si verifica durante i 24 anni che hanno separato la guarigione dal suo riconoscimento miracoloso.
  3. Suor JULIENNE. Una guarigione che non cadrà nell’oblio… Nata Aline Bruyère, nel 1864 nel villaggio della Roque, vicino a Sarlat (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare Guarita il 1° settembre 1889, a 25 anni. Miracolo riconosciuto il 7 marzo 1912 da Mons. Albert Negre,vescovo di Tulle. I medici sono lapidari, le hanno comunicato la diagnosi: è colpita da una tubercolosi polmonare grave ed incurabile. Con la stessaimmediatezza riceve

la guarigione nelle piscine di Lourdes. Siamo nel settembre 1889. L’inchiesta viene istruita dai dottori Dunot de Saint Maclou e Boissaire. Non trovanonessuna spiegazione medica alla guarigione di questa giovane suora di 25 anni. Vent’anni dopo, nella diocesi di Tulle, di cui è originaria, la sua storia esce dall’oblio! Mons. Nègre, vescovo del luogo, decide di costituire una commissione per riaprire l’esame del caso. Il nuovo collegio di medici che interroga ed esamina l’interessata arriva alle stesse conclusioni tratte in sede della prima indagine avvenuta vent’anni

 

prima. Dopo aver esaminato il “caso” secondo i criteri della Chiesa, il vescovo deve arrendersi all’evidenza: questa guarigione “è sopraggiunta al di fuoridell’ordine generale della natura… ed è miracolosa”.

  1. Suor JOSÉPHINE MARIE. Venuta per obbedienza, riparte guarita… Nata ANNE JOURDAIN, il 5 agosto 1854 a Havre, residente a Goincourt (Francia). Malattia : Tubercolosi Guarita il 21 agosto 1890, a 36 anni. Miracolo riconosciuto il 10 ottobre 1908 da Mons. MarieJean Douais, vescovo di Beauvais. In seno alla famiglia Jourdain, la tubercolosi ha fatto strage: Anne ha perduto due sorelle ed un fratello. Ammalatada tempo, nel mese di luglio 1890 è ormai moribonda. Per obbedienza compie un pellegrinaggio a Lourdes, anche se il viaggio le viene sconsigliato dalsuo medico. Il tragitto, compiuto con il Pellegrinaggio Nazionale è disturbato da malori. Arriva il 20 agosto e subito si immerge nell’acqua diLourdes alle piscine. Solo il giorno dopo, 21 agosto, dopo una seconda e terza immersione, si sente infinitamente meglio. Subito annuncia la propria guarigione. Il medico che si era opposto alla sua partenza, la rivede alcuni giorni dopo, al suo ritorno nella comunità, e non rileva più alcun sintomodella malattia che risulta scomparsa. Suor Joséphine Marie può riprendere allora una vita attiva all’interno della comunità. La sua guarigione saràriconosciuta miracolosa 18 anni dopo.
  2. Amélie CHAGNON (Religiosa del Sacro Cuore dal 25-09-1894). Sapendo che si reca a Lourdes, il medico rimandal’operazione… Nata il 17 settembre 1874, a Malattia : Osteo-artrite tubercolare al ginocchio e al piede (secondo metatarso). Guarita il 21agosto 1891, a quasi 17 anni, diventerà religiosa del Sacro Cuore vicino a Tornai (Belgio). Miracolo riconosciuto l’8 settembre 1910 da Mons.Charles G. Walravens, vescovo di Tournai. Amélie ha 13 anni quando comincia a soffrire ad un ginocchio. A questa età, i dolori sono spesso attribuiti allacrescita, ma Amélie soffre troppo. Si tratta infatti di tubercolosi, che subito si estende al piede. Nell’agosto 1891 annuncia ad uno dei suoi medici l’intenzione di partire in pellegrinaggio per Lourdes. Questi accetta di rimandare l’intervento chirurgico previsto. Al suo ritorno, Amélie non ha più bisognodi cure, ed ancor meno di operazioni. La sua affezione è guarita, senza postumi. Si sente libera e rivive. Ogni movimento che prima le procurava doloriora è una vittoria sulla sofferenza.
  3. Clémentine TROUVÉ (Suor Agnès-Marie). Un giorno di festa per Lourdes! Nata nel 1878, a Azay le Boulé (Francia). Malattia : Osteo-periostite del piede destro Guarita il 21 agosto 1891, a 14 anni, diventerà Suor Agnès Marie. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Amette, arcivescovo di Parigi. Il 21 agosto 1891 resterà negli annali di Lourdes come un giorno felice: avvengono infatti due guarigioni, quella di Amélie Chagnon e quella di Clémentine Trouvé. La malattia e le lesioni sono praticamente le stesse: osteoporosi tubercolare del calcagno destro. Ilmedico che aveva scritto il certificato per la partenza di Clémentine, l’11 giugno 1891, riteneva che per questa malattia fosse necessaria al più presto un’operazione radicale… oppure un trattamento di lungo periodo. Lo stesso medico che la rivedrà dopo la sua guarigione, avvenuta alle piscine il 21 agosto, certificherà “che presenta

solamente segni cicatriziali” della sua malattia precedente, dalla quale “è attualmente guarita”. Più tardi, diventerà Piccola Suora dell’Assunzione, con il nome di Suor Agnès Marie. Clémentine è menzionata nel “Lourdes” di Zola con il nome di Sophie Couteau.

  1. Marie LEBRANCHU (Signora Wuiplier). Nata nel 1857, residente a Parigi (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare (Espettorato positivoper il Bacillo di Koch). Guarita il 20 agosto 1892, a 35 Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Amette, arcivescovo

 

di Parigi. Le guarigioni di Marie Lebranchu e di Marie Lemarchand vengono spesso associate, perché queste due ammalate, giunte entrambe a Lourdes da Parigi con il Pellegrinaggio Nazionale, sono guarite con un giorno di intervallo rispettivamente il 20 e 21 agosto 1892. Inoltre, entrambe erano affette da tubercolosi polmonare grave da anni ed erano arrivate all’ultimo stadio della malattia. La prima non pesava che 24 chili quando è uscita dalle piscine…guarita. La seconda aveva piaghe ulcerose sul viso. Entrambe hanno avuto l’occasione di incontrare lo scrittore Emile Zola, venuto a Lourdes per preparare un libro. Nel suo libro “Lourdes”, il romanziere, dopo aver dipinto la sorte poco invidiabile di Marie Lebranchu con lo

pseudonimo di Grivotte, la fa morire nel treno del ritorno, mentre ha vissuto in perfetta salute fino al 1920! Quanto a Marie Lemarchand, chiamata Elise Roquet sotto la penna di Zola, ebbe avuto otto figli e morì molti anni dopo il riconoscimento della sua miracolosa guarigione.

  1. Marie LEMARCHAND (Mrs Authier). Nata nel 1874, a Caen (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare con ulcere al volto e alla Guarita il 21 agosto 1892, a 18 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons Amette, arcivescovo di Parigi.
  2. Elisa LESAGE. Nata nel 1874, a Bucquoi (Francia). Malattia : Osteo-artrite tubercolare del ginocchio. Guarita il 21 agosto 1892, a 18 anni. Miracolo riconosciuto il 4 febbraio 1908 da Mons. Alfred Williez, vescovo di Arras. Anche in questo caso si tratta di una infezione tubercolosa delginocchio destro, un “tumore bianco”, così frequente allora presso gli La guarigione inattesa è arrivata dopo un bagno, il 21 agosto 1892. Il giorno stesso il Bureau delle Constatazioni Mediche ha confermato la guarigione “senza alcun postumo o anchilosi”. Nel corso del PellegrinaggioNazionale del 1893 e del 1894, questa giovane donna è stata riesaminata. Sedici anni dopo, non essendosi manifestata nessuna ricaduta, il suo vescovo la ha dichiarata miracolata. Le guarigioni gemelle, segno di contraddizione
  3. Sr MARIE DE LA PRÉSENTATION (Sylvie Delporte). Inizia a sentirsi meglio sul treno all’andata… Nata il 15 febbraio 1846,residente a Lille (Francia) come Suora Francescana della propaganda della Malattia : Gastroenterite cronica tubercolare. Guarita il 29 agosto1892, a 46 anni. Miracolo riconosciuto il 15 agosto 1908 da Mons. François Delamaire, Coadiutore di Cambrai. Suor Marie vuole assolutamente recarsi a Lourdes. I congiunti ed il medico curante si sentono talmente impotenti davanti al suo caso, che non tentano nemmeno di dissuaderla. Ciò chel’aspetta sono due giorni faticosi, quanto occorre per raggiungere Lourdes dalla sua regione del nord. Ma cosa sono due giorni rispetto a dodici anni disofferenza con questa “gastroenterite cronica tubercolosa” che le cure non riescono più ad arginare? Già sul treno sopraggiunge qualche miglioramento, cosa che le permette di alimentarsi un po’ . A Lourdes, nella chiesa del Rosario, mentre prega, avverte dolori allo stomaco come non aveva mai sentiti, perl’ultima volta. E poi, sopravviene una guarigione completa.
  4. Padre CIRETTE. Un fortissimo desiderio di andare alla Grotta… Nato a Poses (Eure), il 15 marzo 1847, residente a Baumontel(Francia). Malattia : Sclerosi spinale antero-laterale. Guarita il 31 agosto 1893, a 46 anni. Miracolo riconosciuto l’11 febbraio 1907 da Mons. Philippe Meunier, vescovo di Evreux. Dopo una brutta influenza, nel mese di gennaio 1892, il parroco di una parrocchia della diocesi di Evreux viene colpito da manifestazioni nervose e da confusione I parrocchiani non sanno cosa fare. Non è più nemmeno capace di camminare normalmente. Ha perso l’ autonomia, la parola, la memoria. Cosciente del suo stato, il morale è a terra e le cure prescritte sono inefficaci. Nell’agosto 1893 egli decide di andare aLourdes. Sfortunatamente, la sua diocesi non organizza pellegrinaggi in quell’anno. Vi si recherà

 

allora con la diocesi di Rouen. Arrivato il 29 agosto, si presenta alle piscine solo due giorni dopo. Egli dice: “per non prendere il posto di un altro ammalato che potrebbe ottenervi la guarigione”.

Sull’istante non avverte nessuna sensazione particolare, ma più tardi, dopo il pranzo di mezzogiorno, sente un violento desiderio di recarsi alla Grotta. Partein quella direzione e presto si rende conto di non aver più bisogno delle stampelle. È guarito… in modo completo… repentino… inatteso. Ritornato a casa, si può immaginare l’effetto prodotto sui suoi familiari e sui suoi parrocchiani! Può riprendere tutte le attività e la sua funzione di parroco della parrocchia di Beaumontel.

  1. Aurélie HUPRELLE. All’età in cui si fanno progetti, lei si dispera… Nata nel 1869, residente a Saint Martin le Noeud (Francia). Malattia : Tisi polmonare acuta. Guarita il 21 agosto 1895, a 26 anni. Miracolo riconosciuto il 1° maggio 1908 da Mons. Marie Jean Douais, Vescovo di Beauvais. Aurélie è presa da una grande disperazione. Nell’età in cui gli altri hanno la testa piena di progetti, questa giovane donna di 26 anni non ha piùniente da sperare nella Manifestamente colpita da mesi dalla tubercolosi polmonare, decide di partire per Lourdes con il PellegrinaggioNazionale, contro il parere del suo medico. Il viaggio è effettivamente molto faticoso, al punto che al suo arrivo a Lourdes, il 21 agosto 1895, ècompletamente sfinita. Dopo essere scesa dal treno, viene trasportata alle piscine per esservi bagnata. E subito sente un grande sollievo! Immediatamente, si sente radicalmente guarita. Riprende gusto alla vita. I medici presenti a Lourdes quel giorno si riuniscono al Bureau delle Constatazioni Mediche dove Aurélie viene accompagnata per due volte. Questi non possono che confermare la sua guarigione. Di ritorno a casa, il suo medico curante, scriverà del suosconcerto per “questa guarigione completa ed immediata”. Tredici anni dopo Aurélie è una giovane donna in piena forma, anche se la sua guarigione èoggetto di una contro inchiesta medica in occasione di una campagna denigratoria condotta da alcuni medici che sostengono che la malattia di Aurélie fosse puramente nervosa. In occasione del Cinquantesimo Anniversario delle Apparizioni della Madonna di Lourdes, su richiesta del vescovo di Beauvais, viene nuovamente interrogata ed esaminata. Le due inchieste sono arrivate alla medesima conclusione: si trattava di una tubercolosi, guarita in modorepentino, certo e durevole. Il vescovo la dichiara allora miracolata.
  2. Esther BRACHMANN. “Tiratemi fuori da questo mortorio!” Nata a Parigi, nel 1881 (Francia). Malattia : Peritonite tubercolare. Guarita a Lourdes il 21 agosto 1896, a 15 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Léon Amette, arcivescovo di Parigi. Esther non conducepiù una vita da A 15 anni, ha l’impressione che l’ospedale di Villepinte sia un autentico mortorio. Questa impressione non è lontano dall’essere condivisa dalla dozzina di compagne, anch’esse tubercolose, che compiono, come lei, questo pellegrinaggio dell’ultima opportunità. Siamonell’agosto del 1896. Il 21 agosto mattina, gli hospitalier di Notre Dame de Salut, fedeli servitori degli ammalati del Pellegrinaggio Nazionale, la fanno scendere dal treno e la trasportano alla Grotta e, da là, alle piscine. Ne esce con la certezza di essere guarita. I dolori sono cessati… Il gonfiore del suoventre scomparso. Può camminare… ha fame. Ma una domanda la rode: “Perché io?”. Nel pomeriggio, segue come una persona sana le attività delpellegrinaggio. Due giorni dopo, viene accompagnata al Bureau delle Constatazioni Mediche dove i medici, in seguito ad un attento esame, confermano la guarigione. Di ritorno a Villepinte, i medici curanti rimangono di stucco, sbalorditi, sconcertati. Tengono Esther in osservazione per un anno! Solo nel1897, di ritorno dal pellegrinaggio di ringraziamento, si degnano di redigere un certificato dove lei viene riconosciuta “guarita dal suo ritorno daLourdes, nel 1896”. Nel 1908, viene

 

esaminata nuovamente ed in perfetta salute, in occasione dell’inchiesta aperta dall’arcivescovo di Parigi, Mons. Leon Amette, in vista del riconoscimento di questa guarigione così come di quelle di Clementine Trouvé e di Marie Lesage e Lemarchand, le involontarie eroine di un “romanzo” di Zola!

  1. Jeanne Tutto il pellegrinaggio ha pregato per la sua guarigione… Nata l’8 settembre 1877, a Tours (Francia).Malattia : Morbo di Pott lombare con piede deforme neuropatico. Guarita l’8 settembre 1897, a 20 anni. Miracolo riconosciuto il 27 ottobre 1907 da Mons. René François Renou, arcivescovo di Tours. Distruzione tubercolosa di due o tre vertebre (male di Pott), ascesso all’osso della coscia destra, atrofia muscolare e piede varo… Che quadro! Jeanne, ancora quasi adolescente, si sente assalita. Da quando la malattia ha colpito la colonna vertebrale, ilmorale è veramente a terra. Da corretto professionista, il suo medico curante, il 7 agosto 1897, mette nero su bianco sulle sue condizioni disperate. All’inizio di

settembre Jeanne arriva a Lourdes in condizioni talmente gravi che viene posta su di una lettiga di vimini per alleviarle il dolore! Tutto il pellegrinaggio spera nella sua guarigione. L’8 settembre, giorno del suo 20° compleanno, partecipa alla processione del Santissimo Sacramento e proprio il suo vescovo che porta l’ostensorio. Questi la benedice una prima volta passandole davanti, poi ritorna sui suoi passi e la benedice una seconda volta. In quel precisomomento, lei si sente guarita… Esaminata al Bureau delle Constatazioni Mediche il giorno successivo ed anche l’anno seguente, i medici rilevano lapersistenza di questa guarigione completa, improvvisa e duratura del suo male. Il miracolo sarà riconosciuto dall’arcivescovo dieci anni più tardi.

  1. Clémentine E all’indomani del bagno, più niente… Nata a Granvilliers, il 22 novembre 1872, residente a Gaudechard (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare con emoftoe. Guarita il 21 agosto 1898, a 25 anni. Miracolo riconosciuto il 1° novembre 1908 da Mons. Marie Jean Douais, vescovo di Beauvais. È la disperazione che spinge Clémentine ad intraprendere il viaggio a Lourdes. Da cinque anni, ormai, assiste allaprogressione di questa sinistra malattia: la tubercolosi. A 20 anni inizia a sputare sangue. Per cinque anni le sue condizioni si aggravanoprogressivamente ed inesorabilmente. Come altri, decide come ultima risorsa di venire a Lourdes. Dal suo arrivo con il Pellegrinaggio Nazionale del1898, dopo un viaggio estenuante, viene condotta alle piscine. Ma è solo dopo il bagno dell’indomani che avverte un netto miglioramento del suostato fisico. Viene esaminata al Bureau delle Constatazioni Mediche il 21 e 22 agosto 1898 e ancora il 21 agosto 1899. La sua guarigione viene consideratacome certa. Dieci anni dopo una nuova inchiesta giungerà alle stesse conclusioni.
  2. Rose FRANÇOIS. Proprio prima dell’amputazione! Nata Rose LABREUVOIES, nel 1863, a Parigi (Francia). Malattia :Flemmone fistolizzato al braccio destro con enorme Guarita il 20 agosto 1899, a 36 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. JeanAmette, Arcivescovo di Parigi. Rose arriva a Lourdes nel 1899, dopo aver subito cinque operazioni chirurgiche. Per cinque volte i medici hanno tentato di toglierle l’infezione al braccio destro, ma invano. Viene quindi presa in considerazione l’amputazione… Tra il 20 e il 22 agosto 1899 sopraggiunge un miglioramento incredibile: l’edema scompare, le fistole si chiudono. non resta più nessun dolore né rigidità. Al suo ritorno a Parigi, l’anziana ammalata si affretta a farsi esaminare di nuovo dopo aver ripreso la normale attività della mano destra. La sua guarigione, completa ed imprevedibile, è reale e persisterà.
  3. Padre SALVADOR. Racconta per obbedienza… Frate Cappuccino, nato nel 1862 a Rotelle, residente a Dinard (Francia).Malattia : Peritonite Guarito il 25

 

giugno 1900, a 39 anni. Miracolo riconosciuto il 1° luglio 1908 da Mons. A. Dubourg, arcivescovo di Rennes. La cronologia medica di Padre Salvadorè tristemente classica: la tubercolosi ha colpito i polmoni nel 1898; due anni dopo, nel gennaio 1900, si manifesta una peritonite tubercolosa. Alla vigiliadella sua partenza per Lourdes, i medici lo ritengono incurabile, condannato e si oppongono anche alla sua partenza. Arrivato a Lourdes il 25 giugno 1900 si fa immediatamente condurre alle piscine. Alcuni istanti dopo, la grande sorpresa: è trasformato e come ringiovanito. In pratica è irriconoscibile. La guarigione è avvenuta al di là di ogni dubbio sia per lui che per i presenti. La sera stessa, ritrova un solido appetito poi si addormenta con i pugni chiusi. Questo non gli era più stato possibile da tanto tempo… L’indomani, 26 giugno, i suoi accompagnatori lo spingono a far sapere quello che gli è accaduto.Egli accetta, per obbedienza, di sottomettersi agli esami dei medici del Bureau delle Constatazioni Mediche. Nessun segno della sua terribile malattia è più visibile e non riapparirà mai più.

  1. Suor MAXIMILIEN (Nun of l’Espérance). Il suo tumore al fegato è scomparso… Nata nel 1858, residente al convento delleSuore della Speranza, a Marsiglia (Francia) Malattia : Cisti idatidea del fegato, flebite arto inferiore Guarita il 20 maggio 1901, a 43 anni. Miracolo riconosciuto il 5 febbraio 1908 dal cardinale Paulin Andrieu, vescovo di Marsiglia. Siamo al 21 maggio 1901. E’ giunta a Lourdes il giorno prima, nell’anonimato più completo, una religiosa di 43 anni colpita da un tumore al fegato. Oggi, suor Maximilien osa presentarsi al Bureau delle ConstatazioniMediche, davanti ad una platea di medici che la scrutano, la giudicano. La religiosa racconta la storia incredibile della sua malattia, la cuievoluzione si è bruscamente interrotta il giorno prima. A 43 anni, ammalata da 15 anni, costretta sempre a letto da 5 anni, era considerata incurabile. Inoltre, il suo stato di salute era stato complicato da una flebite alla gamba sinistra. Al convento delle suore della Speranza di Marsiglia tutti sapevano che la medicina non dava nessuna speranza. Con questa prospettiva di una morte prossima è giunta a Lourdes il 20 maggio 1901. Appena arrivata si è fatta condurre alle piscine. Qualche minuto più tardi ne è uscita sulle proprie gambe e guarita! Il gonfiore del suo addome e della sua gamba erano completamente scomparsi!
  2. Marie SAVOYE. Passa il Santissimo Sacramento, la sua piaga si richiude… Nata nel 1877, residente a Caveau Cambresis (Francia).Malattia : Vizio mitralico reumatico Guarita il 20 settembre 1901, a 24 anni. Miracolo riconosciuto il 15 agosto 1908 da Mons. FrançoisDelamaire, Coadiutore di Cambrai. Lei è là, sul sagrato del Rosario, in uno stato fisico miserando, scheletrica, debole esanime… Ma cosa può aspettare da questa benedizione del Santissimo Sacramento? Da quattro anni soffre delle conseguenze di un reumatismo infettivo; da tredici mesi, una malattia al cuore ha aggravato la sua condizione fisica già compromessa. La malattia, la privazione quasi totale di cibo e le lacerazioni e le espettorazioni di sangue laprovano oltre misura. E’ così debole che gli hospitalier di Lourdes non hanno nemmeno osato immergerla nella piscina. Il 20 settembre 1901, sotto la benedizione del Santissimo Sacramento, guarisce di una piaga alla schiena. Ritornata ad una vita normale, Maria Savoye renderà agli altri le cure e l’attenzione che ha ricevuto durante la sua lunga malattia.
  3. Johanna BÉZENAC. Sfigurata, ritrova all’improvviso il suo vero volto… Nata Dubos, nel 1876, residente a Saint Laurent des Bâtons (Francia). Malattia : Cachessia da causa sconosciuta, impetigine alle palpebre e alla fronte. Guarita l’8 agosto 1904, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il 2 luglio 1908 da Mons. Henri J. Bougoin, vescovo di Perigueux. Negli ultimi mesi, Johanna non osa più Un’infezione alla pelle le corrode ilviso ogni giorno di più. Ma

 

questa malattia che la prende ormai fino alla radice dei capelli non è che la manifestazione più evidente… Tutto era cominciato, infatti, nella gioia: la nascita di un bambino. Ma in seguito ad un lungo ed estenuante periodo di allattamento, Johanna viene colpita, nel marzo 1901, da una polmonite grave chemaschera in effetti l’apparizione della tubercolosi. Le cure si rivelano inefficaci. In seguito, la situazione si aggrava ancora, in particolare per questainfezione della pelle che la colpisce nella sua dignità di donna. Venuta a Lourdes con il pellegrinaggio diocesano, ne riparte apparentemente guarita. Il Bureau delle Constatazioni Mediche dispone, a proposito di questa guarigione, un breve racconto. Pare che Johanna sia guarita in due giornate, l’8 e il9 agosto 1904 e che questa guarigione sia legata all’acqua della sorgente, utilizzata sia per il bagno che come lozione. Il 4 ottobre 1904, ovvero 2 mesi dopo il suo pellegrinaggio, il medico curante constata, in seguito ad un esame scrupoloso, “la guarigione assoluta dello stato generale e di quello locale”.

  1. Suor SAINT HILAIRE (Lucie Jupin). Solo un po’ di pelle sulle ossa… Nata Lucie Jupin nel 1865 Superiora del Convento diPeyreleau (Congregazione di Joseph de Clervaux) (Francia). Malattia : Neoplasia addominale. Guarita il 20 agosto 1904, a 39 anni. Miracolo riconosciuto il 10 maggio da Mons. Charles de Ligonnes, vescovo di Rodez. Quando Suor Saint Hilaire giunge a Lourdes, nell’agosto 1904, le è rimasta solo un po’ di pelle sulle ossa. La superiora del convento non è che l’ombra di se stessa. I suoi problemi sono iniziati con una semplice gastroenterite nell’agosto 1903. Di settimana in settimana, la sua salute peggiora, come se la malattia fosse ribelle ai trattamenti. Sei mesi dopo, compare un tumore al fianco destro. In qualche mese l’aggravamento dello stato generale continua, con perdita di peso fino a 42 Kg. Nell’ agosto 1904 arriva a Lourdes in queste condizioni, con il Pellegrinaggio Nazionale. Fin dai primi bagni nell’acqua della Grotta, lei si sente rinvigorita… ritrova l’appetito. È come su unanuvola. Ha, tuttavia, bisogno di alcune ore per realizzare concretamente di essere guarita e dichiararlo al Bureau delle Constatazioni Mediche. Al suoritorno presso la comunità riprende “una vita di lavoro e di fatica”. In segno di riconoscimento, tornerà spesso a Lourdes, con il pellegrinaggio di Rodez.
  2. Suor SAINTE BÉATRIX (Rosalie Vildier). Guarita due volte! Nata Rosalie Vildier nel 1862, residente a Evreux (Francia). Malattia : Laringo-bronchite, Guarita il 31 agosto 1904, a 42 anni. Miracolo riconosciuto il 25 marzo 1908 da Mons. PhilippeMeunier, vescovo di Evreux. Tra i 32 e i 42 anni, Rosalie ha perso la salute. Indebolimento generale, perdita della voce, espettorazione sanguinante e purulenta, cachessia… Per i medici che l’assistono, è la firma di una malattia che, a quel tempo, faceva delle stragi: la tubercolosi. La mattina dell’arrivo del pellegrinaggio diocesano di Evreux, si sente trasformata dopo un bagno alle piscine. Sottoposta ad esame due giorni dopo, al Bureau delle CostatazioniMediche, i medici devono riconoscere che non presenta più nulla di anormale, né alla laringe, né “al petto”. L’anno seguente, nel 1905, ritorna per ringraziare la Vergine Maria… e guarisce per la seconda volta, ancora alle piscine. Scompaiono i disturbi alla vista di cui soffriva da 15 anni!

 

  1. Marie-Thérèse Missionaria in Papuasia… Nata nel 1889, residente a Avenay (Francia). Malattia : Spondilite dorso-lombare. Guarita il 31 agosto 1905, a 15 anni. Miracolo riconosciuto l’11 febbraio 1908 dal cardinale Luçon, arcivescovo di Reims. Questa ragazza ha un destino straordinario: a più riprese, nella sua infanzia, è colpita da gravi malattie… nell’ agosto 1904, a 14 anni, le viene diagnosticata lamalattia di Pott, vale a dire la tubercolosi della colonna vertebrale. Arrivata a Lourdes un anno dopo, guarisce nel momento in cui entra nell’Ospedale Notre Dame dei Dolori, di ritorno dalla processione del Santissimo Sacramento. Non vi è più nessuna traccia della malattia. In seguito, vivrà un’esperienza mistica paragonabile a quella del Curato d’Ars. Dopo molte altre delusioni fisiche, diviene religiosa nel 1921, sotto la guida di Mons. de Boismenu,arcivescovo della Papuasia, fondatore del primo ordine di religiose autoctone, le Ancelle del Signore. Malgrado le condizioni di vita ed il clima difficili, Marie Thérèse in Papuasia compie meraviglie presso quella popolazione, alla quale si dedicherà fino al limite delle sue forze.

 

 

 

  1. Cécile DOUVILLE de FRANSSU. Testimone della fede fino a 106 anni… Nata il 26 dicembre 1885 a Tornai (Belgio). Malattia : Peritonite tubercolare. Guarita il 21 settembre 1905, a 19 Miracolo riconosciuto l’8 dicembre 1909 da Mons. Charles Gibier,vescovo di Versailles. Il 26 dicembre 1990, guardando questa donna che festeggia… 105 anni in famiglia, chi potrebbe immaginare che, all’età di 20anni, la sua speranza di vita non andava oltre qualche mese, qualche anno al massimo! I familiari che la circondavano quel giorno vivono insieme a leiil suo ultimo compleanno. Non lo sanno naturalmente, ma ciascuno è cosciente del destino straordinario di questa vecchia signora amata edaffettuosa. Ricordi, ricordi… alcuni dei quali dolorosi. Un continuo supplizio dall’età di 14 anni le uccide lentamente il morale. La malattia le ha sciupato l’infanzia e potrebbe anche impedirle di divenire adulta: ha infatti un tumore bianco del ginocchio, vale a dire la tubercolosi. Dopo quattro o cinque anni dicure attente, senza successo apparente, viene deciso, nel giugno 1904, di tentare

un intervento. Quasi nello stesso momento si manifesta una peritonite tubercolosa. I mesi passano, il suo stato peggiora. “Voglio andare a Lourdes!”. Quando esprime questo desiderio, nel maggio 1905, Cécile è quasi senza forze, si sente consumata dall’interno dai dolori e dalla febbre. Davanti ai pochirisultati e malgrado la precarietà del suo stato generale, il viaggio viene realizzato nel mese di settembre, non senza preoccupazione. A Lourdes, il21 settembre 1905, con infinite precauzioni, viene condotta alle piscine, dalle quali esce guarita… e per molto tempo!

 

 

 

  1. Antonia MOULIN. La speranza legata al corpo… Nata il 13 aprile 1877 a Vienna (Francia). Malattia : Osteitefistolizzata femore destro con artrite al Guarita il 10 agosto 1907, a 30 anni. Miracolo riconosciuto il 6 novembre 1911 da Mons. Paul E.Henry, vescovo di Grenoble. Dopo cinque giorni trascorsi a Lourdes nel 1905, Antonia riparte per tornare a casa senza alcun miglioramento del suostato di salute. Interiormente, vive quella sorta di dubbio e frustrazione che provano tanti ammalati non guariti. Cosa posso sperare adesso, dopo Lourdes? Ma, nel profondo del suo animo, la speranza non è morta… Il suo calvario è iniziato nel febbraio 1905. Alla svolta di una malattia benigna,sopravviene un ascesso alla gamba destra, sufficientemente grave da obbligarla a restare sei mesi all’ospedale. La sua vita diviene allora un andirivieniincessante tra la casa e l’ospedale. Il suo stato generale peggiora irrimediabilmente. Nell’ agosto 1907 parte nuovamente per Lourdes, due anni dopo lasua prima esperienza. Vi arriva come ammalata incurabile… ma con grande speranza. Due giorni dopo il suo arrivo, il 10 agosto, viene condotta ancorauna volta alle piscine. Al momento di fasciarla di nuovo ci si rende conto che la sua piaga è cicatrizzata, la sua gamba è come “nuova”! Al suo ritorno al“paese”, provoca lo stupore di tutti, in particolare del suo medico.

 

 

 

  1. Marie La sera, il bendaggio è pulito ed asciutto… Nata il 14 novembre 1879, residente a Mende (Francia). Malattia : Sei fistole pio-stercoracee, in regione lombare e addominale. Guarita il 21-22 agosto 1907, a 27 anni. Miracolo riconosciuto il 4 giugno 1911 da Jacques Gely, Vescovo di Mende. Quando può Marie sente il dovere di mettersi al servizio degli ammalati a Lourdes. Prega anche molto per loro. Bisogna dire che ha una buona ragione, e non delle più piccole: la sua guarigione immediata e definitiva. Chi l’ha conosciuta prima del 21 agosto 1919, sa qual è il segreto del fervore e dell’abnegazione di Marie Borel. Dopo molte crisi di appendicite acuta, viene operata nel 1903. In capo a qualche mese, nel1904, sopra alla cicatrice si manifesta un ascesso che i medici tentano di curare e chiudere. Dal 1905 compaiono altri ascessi ancora più gravi. Sireca a Lourdes a partire dal 17 agosto 1907, con il

 

Pellegrinaggio Nazionale. Il 21 agosto mattina, il suo bendaggio viene rifatto. Alla sera, il bendaggio è asciutto e pulito: le lesioni si sono cicatrizzate.L’indomani, viene constatata, all’uscita dal bagno alle piscine, la stessa guarigione per altre due piaghe.

  1. Virginie HAUDEBOURG. 50 anni dopo, il grazie a Maria. Nata nel 1886 a Lons le Saunier (Francia). Malattia : Cistite tubercolare, nefrite. Guarita il 17 maggio 1908, a 22 anni. Miracolo riconosciuto il 25 novembre 1912 da Mons. François A. Mallet, vescovo di Saint Claude. L’anno 1958, per il centenario delle apparizioni di Maria alla Grotta, Virginie ha assolutamente voluto fare un pellegrinaggio a Qui, cinquant’anni prima, èrinata: aveva 22 anni. La sua vita di orfana ammalata era improvvisamente cambiata quando il laboratorio, nel luglio 1904, fece pervenire i risultatidelle analisi, accolti con freddezza dal suo medico. Egli deve annunciare la terribile notizia: la malattia è incurabile e fatale… ma la sua evoluzione potrebbe essere lunga. L’essenziale viene detto. Virginie ascolta quasi distrattamente il nome del male che l’ha colpita: infezione urinaria con nefrite e cistite, di natura tubercolosa. Nel maggio 1906, fa un primo pellegrinaggio a Lourdes ma le sue condizioni non migliorano. Nei primi mesi del 1908, i doloriaumentano senza tregua. Virginie non riesce più ad alzarsi. Decide allora di partecipare nuovamente al pellegrinaggio diocesano nel 1908… Ed il terzo giorno, durante la Benedizione del Santissimo Sacramento, sente un dolore violento che è il preludio alla sua guarigione. Passa una notte eccellente… eall’indomani mattina, molto semplicemente, si reca al Bureau delle Constatazioni Mediche: Virginie Haudelbourg è proprio guarita.
  2. Marie BIRÉ. Dopo il coma, Lourdes… Nata Marie Lucas l’8 ottobre 1866, a Sainte Gemme la Plaine (Francia). Malattia : Cecità di origine centrale, atrofia papillare bilaterale. Guarita il 5 agosto 1908, a 41 anni. Miracolo riconosciuto il 30 luglio 1910 da Mons. Clovis Joseph Catteau,vescovo di Luçon. Il 25 febbraio 1908 Marie esce dal coma ma nella notte vi Eccola divenuta cieca! Dopo aver ritrovato il suo spirito, desidera andare a Lourdes. La sua vita oscilla da una decina di giorni: il 14 febbraio 1908, all’improvviso, ha presentato segni allarmanti: vomito di sangue,stato pre-cancrenoso dell’avambraccio e della mano sinistra con dolori molto intensi. Tre o quattro giorni dopo, cade in coma per cause cerebrali. Il 5 agosto 1908, Marie compie questo pellegrinaggio tanto desiderato. Dopo una messa alla Grotta essa recupera immediatamente la vista. Esaminata ilgiorno stesso da un oculista, bisogna ammettere un fenomeno incredibile: le cause anatomiche della cecità non sono scomparse, ma Marie può,malgrado tutto, leggere i caratteri più piccoli del giornale che i medici le sottopongono. Negli anni successivi, viene esaminata di nuovo dai medici. Non esiste più alcuna lesione. La sua guarigione viene riconosciuta come totale e persistente.
  3. Aimée ALLOPE. Dopo la comunione alla Grotta, 10 anni di sofferenza vengono cancellati. Nata nel 1872, residente a Vern (Francia). Malattia : Numerosi ascessi tubercolari, di cui 4 fistolizzati, della parete addominale anteriore. Guarita il 28 maggio, a 37 Miracoloriconosciuto il 5 agosto 1910 da Mon. Joseph Rumeau, vescovo di Angers. Aimée ha appena ricevuto la comunione. La messa alla Grotta è finita.Improvvisamente, avverte

 

una sensazione indescrivibile. Vive una specie di benessere che non avrebbe mai sperato di provare. La sofferenza si placa, le sue piaghe si chiudono. Dieci anni di evoluzione della malattia vengono cancellati. È incredibile! Nel 1898, all’età di 26 anni, ha subito prima l’asportazione di un rene, seguita,qualche anno dopo, da altre due operazioni per tumori e tubercolosi del fianco destro. Qualche giorno prima del suo arrivo a Lourdes, presentava enormi ascessi, uno stato generale grave, un peso di 44 Kg. I primi giorni del suo pellegrinaggio si erano svolti senza alcun miglioramento. Bisognava medicarla 2 volte al giorno, tanto le sue piaghe suppuravano. E adesso eccola guarita! Questa guarigione rapida e radicale è duratura e l’ex ammalata ha ripreso una vitanormale e… 10 Kg. in 10 mesi.

  1. Juliette ORION. Privata del pellegrinaggio guarisce comunque! Nata nel 1886, residente a Saint Hilaire de Voust (Francia). Malattia: Tubercolosi polmonare e laringea, mastoidite sinistra suppurata. Guarita il 22 luglio 1910, a 24 anni. Miracolo riconosciuto il 18 ottobre 1913 da Mons. Clovis Joseph Catteau, vescovo di Luçon. La notizia che le è appena stata annunciata, in quel mese di luglio, avrebbe potuto sotterrare definitivamentetutte le sue No, non la si vuole nemmeno accompagnare a Lourdes. I medici le hanno già fatto capire che è condannata a breve termine. Allora perché combattere ancora? Ma lei si riprende all’improvviso. “Tanto peggio, che partano senza di me. Anche nel mio letto di sofferenza, a moltecentinaia di chilometri da Lourdes, la Madonna mi ascolta lo stesso”. E quella notte, mentre prega la Madonna di Lourdes, Juliette si senteimprovvisamente molto meglio. Il mattino del 23 luglio 1910 ha recuperato la voce e chiede da mangiare. Il suo medico viene convocato e dopo uncoscienzioso esame, constata una guarigione “che non dipende da lui”. Egli confessa la sua totale incomprensione. Per la prima volta, forse, la vita sorride a Juliette. Sin dalla più tenera età, infatti, soffriva. Orfana di padre, era stata messa a servizio in “città”. Si era ammalata subito ed aveva cominciato apresentare segni di tubercolosi. Ritornata a casa e successivamente in ospedale, il suo stato generale era peggiorato al punto di andare talora in coma.Conoscete il resto della storia.
  2. Marie FABRE. A 30 anni, consumata da tre gravidanze ravvicinate, rinasce all’improvviso. Nata nel 1879, residente a Montredon(Francia). Malattia : Enterite muco-membranosa, prolasso uterino. Guarita il 26 settembre 1911, a 32 anni. Miracolo riconosciuto l’8 settembre 1912 da Mons. Peree Cezerac, vescovo di Cahors. A trent’anni, Marie si sente già consumata dalla Andata sposa ad un coltivatore, come tante altre giovanidonne a quell’epoca, ha avuto la salute compromessa da tre gravidanze ravvicinate, seguite da parti difficili. Inoltre soffre di una malattia digestivache le impedisce di alimentarsi normalmente. Per lei ogni giorno è una nuova lotta. Per più di un anno i trattamenti prescritti restano senza effetto. Sitrova in uno stato pietoso e fa il primo voto di andare a Lourdes durante l’estate 1911. Il viaggio che intraprende il 24 settembre, con suo marito, assomiglia più ad un’avventura che a un pellegrinaggio: arriva a Lourdes in un tale stato di debolezza che, per un giorno e mezzo, non si considera prudente accompagnarla alla Grotta e nemmeno alle piscine. Il 26 pomeriggio viene deciso di farla partecipare alla Benedizione del Santissimo Sacramento. Dopoaverla ricevuta, Marie si sente invasa da un improvviso benessere, parla e si alza. Riaccompagnata all’ospedale, chiamato allora “dei sette Dolori”, chiede da mangiare, lei che, da due anni, non aveva più assunto un alimento solido. Alcuni giorni più tardi rientra con gioia alla sua casa, dove può riprenderesubito una vita normale.

 

 

 

  1. Henriette Una “diffusa sensazione dolorosa”… Nata nel 1896 a Nizza (Francia). Malattia :Morbo di Pott, paraplegia. Guarita il 3 luglio 1924, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il 4 giugno 1957 da Mons. Paul Rémond, arcivescovo di Nizza. Lamattina del 4 luglio 1924, le sue gambe sono ancora anchilosate, ma questo è irrilevante rispetto al pietoso stato in cui versava solo un giorno prima. La guarigione è arrivata violentemente, con “una sensazione generale dolorosa”. Dopo la tempesta interiore, con gli occhi fissi sulla Grotta, davanti alla quale era stata accompagnata dopo la benedizione del Santissimo Sacramento, si è sentita guarita e si è risollevata. Da sei anni non poteva compiere quelmovimento. Infermiera militare dal 1914, dopo la guerra, nell’ottobre del 1918, era stata ammessa negli ospedali dell’esercito come ammalata a causa del “Mal di Pott”. Tra la fine della guerra e l’inizio del 1922, rimarrà nell’ospedale militare, dove, immobilizzata in un busto di gesso, subirà dolorosi trattamenti contro la paraplegia completa e l’incontinenza. Nonostante l’evidenza della guarigione sopraggiunta il 3 luglio 1924, i medici che la esaminano non abbandonano la prudenza. Decidono di aspettare. Alla fine di settembre del 1924, tre certificati medici portano la conferma: la guarigione è completa, durevole, collegabile in stretto legame a Lourdes. A Nizza, il vescovo ausiliario autorizza prima della fine dell’anno una cerimonia religiosa di ringraziamento, alla quale partecipa personalmente. Oltre 30 anni dopo, su espressa richiesta delle autorità di Lourdes, questa guarigione è ufficialmentericonosciuta da Mons. Rémond, il 4 giugno 1957. Quattro anni dopo Henriette muore a Lione per problemi cardiaci.
  2. Lydia BROSSE. Una volta guarita, si vota agli ammalati… Nata il 14 ottobre 1889, residente a Saint Raphaël (Francia). Malattia : Fistole tubercolari multiple con vasti scollamenti in regione glutea Guarita l’11 ottobre 1930, a 41 anni. Miracolo riconosciuto il 5 agosto 1958da Mons. Jean Guyot, vescovo di Coutances. Nel settembre 1984 Lourdes perde una delle sue più fedeli hospitalier: Lydia Brosse, morta all’età di 95 anni. Ha servito gli ammalati con tutte le sue forze e con tutta la sua anima. Perché una tale abnegazione? La risposta è semplice: ha voluto rendereun po’ di quello che aveva ricevuto. Perché contro ogni attesa, un giorno dell’ ottobre 1930, Dio, nel quale crede devotamente, ha guarito le piaghe di questa piccola donna di 40 chili. Lydia aveva già avuto molte affezioni ossee, di origine tubercolare. Aveva subito diversi interventi per ascessimultipli e ripetuti. Era stremata, dimagrita e anemica a causa di queste emorragie. Durante il suo pellegrinaggio nell’ottobre 1930, non si erariscontrato nessun miglioramento sensibile del suo stato. L’ultimo giorno, rinuncia al bagno alle piscine. È durante il viaggio di ritorno verso Saint Raphaël, che trova il desiderio e la forza di alzarsi. Le sue piaghe si chiudono. Al suo ritorno il medico curante constata “uno stato di salute fiorente, unacicatrizzazione completa…”. Durante tutti gli anni che seguiranno, Lydia si recherà a Lourdes con il pellegrinaggio del Rosario per dedicarsi agliammalati. Solo 28 anni dopo la sua guarigione, il

 

miracolo viene ufficialmente proclamato, non tanto per la perplessità dei medici, ma per la lentezza dei processi di riconoscimento.

  1. Suor MARIE MARGUERITE nata Françoise Guarita a centinaia di chilometri da Lourdes! Nata il 13 aprile 1872.Clarissa nel monastero di Rennes, dal
  2. Malattia : Ascesso del rene sinistro con edema flittenulare e « crisi cardiache ». Guarita il 22 gennaio 1937, a 64 anni. Miracolo riconosciuto il20 maggio 1946 dal cardinale Clement Roques, arcivescovo di Rennes. L’anno 1937 comincia molto male al convento delle Clarisse di Rennes. Ormai tutti sanno che Suor Marie Marguerite non lo trascorrerà. Stando così le cose, la comunità ha iniziato una novena di preghiera, cosa che potrebbe sembrare inutile. Intanto Marie Marguerite ha deciso di sostituire i propri medicamenti con l’acqua di Lourdes! Le medicine ormai non risultano più efficaci date le condizioni compromesse della sua salute. La malattia era iniziata nel 1924 con un ascesso al rene destro. Negli anni seguenti le crisi cardiache si eranoaggiunte ad un’evoluzione aggravata della sua ferita renale. Il suo stato non le permette assolutamente di avere una vita normale. Il 22 gennaio 1937 èl’ultimo dei nove giorni di preghiera che la sua comunità ha deciso di compiere per lei. Alla Elevazione, durante la messa alla quale assiste,all’improvviso avverte un immenso sollievo. Gli edemi scompaiono in un istante, i bendaggi troppo larghi delle sue gambe cadono, lei può mettere le scarpe e camminare!

Dall’indomani, riprende il suo compito di suora portinaia che aveva interrotto otto anni prima. Il suo medico curante ha talmente difficoltà a credere che sia veramente guarita che continuerà a sorvegliarla fino al 1945.

  1. Louise JAMAIN (Mrs Maître). Tutti morti … adesso, è il suo turno? Nata il 1° novembre 1914, a Parigi (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare, intestinale, Guarita il 1° aprile 1937, a 22 anni. Miracolo riconosciuto il 14 dicembre 1951 da Mons. MauriceFeltin, arcivescovo di Parigi. L’ospedale Laennec è formale: “Tubercolosi polmonare, intestinale e peritoneale”. Il suo certificato medico, purtroppo, è quello di tutta la sua famiglia. Louise è orfana di madre, ha avuto quattro fratelli tutti morti di tubercolosi… Paradossalmente, ha l’impressione di attendere il proprio turno da troppo tempo: da sette anni infatti è ricoverata per questa malattia! Come ultima risorsa, esprime il desiderio di recarsi a

Lourdes. Malgrado i consigli dei suoi familiari che temono che non ne ritornerà viva, lei partecipa al Pellegrinaggio delle Bernadette, dal 28 marzo al 4 aprile 1937. Il viaggio ed i primi giorni sono difficili, le vengono impartiti gli ultimi sacramenti il 30 marzo. Poi, la mattina del 1° aprile, dice di sentirsi perfettamente riposata e chiede da mangiare. Il 4 aprile, a Parigi, fa ritorno al reparto dell’ospedale dove l’attende un’immensa sorpresa! Più nessuna lesione, nessun microbo viene evidenziato. Sei settimane dopo, trova lavoro. Alcuni anni dopo, diventa la Signora Maitre, ed in seguito sarà mamma di due bambini.

 

  1. Francis PASCAL. Dopo una meningite… Nato il 2 ottobre 1934, residente a Beaucaire (Francia). Malattia : Cecità, paralisi degli arti inferiori. Guarito il 2 ottobre 1938, a 3 anni e 10 mesi. Miracolo riconosciuto il 31 maggio 1949 da Mons. Ch. de Provenchères,arcivescovo di Aix en È la seconda guarigione di un bambino piccolo, nella lista dei miracolati. La sua storia viene rivelata solo dopo 8anni a causa della Seconda Guerra Mondiale. Nel dicembre 1937 una meningite arriva a distruggere il corso della giovane esistenza di Francis. A 3 ani e 3 mesi, le conseguenze di questa terribile malattia sono pesanti da sopportare, per lui e per la sua famiglia: paralisi delle gambe e, meno gravemente, delle braccia e perdita della vista. Gli si concede una piccolissima speranza di vita… e purtroppo

questa prognosi viene certificata da una buona decina di medici che vengono consultati prima che il bambino venga condotto a Lourdes, alla fine dell’agosto del 1938. In seguito al secondo bagno il bimbo ritrova la vista e la sua paralisi scompare. Al suo ritorno a casa, egli viene nuovamente esaminato dai medici. Questi parlano allora di guarigione certa e scientificamente inspiegabile. Francis Pascal non ha più lasciato le rive del Rodanodove vive tranquillamente.

  1. Gabrielle CLAUZEL. Guarita in Algeria per intercessione della Madonna di Lourdes… Nata il 15 agosto 1894, residente a Oran (Algeria). Malattia : Spondilite Guarita il 15 agosto 1943, al suo domicilio, all’età di 49 anni. Miracolo riconosciuto il 18 marzo 1948 da Mons. Bertrand Lacaste, vescovo di Oran. Il 15 agosto 1943, Gabrielle chiede di essere condotta nella chiesa distante un centinaio di metri da casa sua. Dasette anni ormai soffre di un reumatismo vertebrale che la costringe a letto. La sua vita è attaccata ad un filo perché è tormentata da dolori checompromettono tutte le funzioni del suo organismo indebolito. Subito dopo la messa, essa si alza. Tutti sono stupefatti. E chi è insieme a lei, sconcertato da questa esplosione inattesa di vita, assiste sbalordito al suo ritorno a casa sulle sue gambe. Da quel momento non ha mai smesso di stare bene. Gabrielle associa la propria guarigione all’invocazione della Madonna di Lourdes e verrà esaminata al Bureau delle Constatazioni Mediche alla fine della SecondaGuerra Mondiale, il 19 agosto e il 12 settembre 1945. Muore nel marzo del 1982, a quasi 88 anni, con il cuore più giovane che mai!

 

 

 

  1. Yvonne FOURNIER. Un braccio che riprende vita… Nata nel gennaio 1923 a Limoges (Francia). Malattia : Sindrome estenso-progressiva postraumatica dell’arto superiore (Sindrome di Leriche). Guarita il 19 agosto 1945, a 22 anni. Miracolo riconosciuto il 14 novembre1959 dal cardinale Mons. Feltin, arcivescovo di Parigi. Dietro l’inutilità informale e

 

fredda di un formulario, compilato nel mese di gennaio 1940, che certifica un “Incidente sul lavoro”, si verifica un dramma umano. Yvonne, 17anni, ha avuto il braccio impigliato in una cinghia che lo ha torto violentemente. Non si è staccato ed apparentemente è stato evitato il peggio, tuttavia il trauma è stato tale che il braccio di Yvonne rimane completamente paralizzato. Durante i 5 anni e sei mesi successivi all’incidente, essa subisce 9interventi medici. Un tribunale le attribuisce una pensione di invalidità con una certificazione del 70%, che equivale all’amputazione di un arto. Yvonnepartecipa al Pellegrinaggio Nazionale del 1945, il primo dopo la guerra del 1939. Il 19 agosto, dopo un bagno, avverte un ritorno alla normalità del bracciosinistro: scompare il dolore e ricompaiono la mobilità e la forza. Sino alla fine della sua vita, Yvonne resterà sempre una pellegrina discreta e fedele di Lourdes.

  1. Rose MARTIN. Un cancro che non avrà l’ultima parola… Nata a Pérona, il 28 marzo 1901, residente a Nizza (Francia). Malattia :Cancro del collo uterino (epitelioma ghiandolare cilindrico). Guarita il 3 luglio 1947, a 46 Miracolo riconosciuto il 5 magio 1949 da Mons.Rémond, arcivescovo vescovo di Nizza. La morte ha colpito Rose là dove lei ha dato la vita. Il cancro al collo dell’utero guadagna terreno ogni giorno. L’operazione subita a Nizza, nel febbraio 1946, non ha risolto nulla. Il 30 giugno 1947, in uno stato semi comatoso, arriva a Lourdes. Al 3° bagno, si alza all’improvviso. Non ha più dolori e si comporta come una persona normale, salvo il fatto che la morfina iniettata massicciamente in questi ultimimesi la lascia ancora in uno stato di torpore. Ma lei è guarita, la vita riprende il suo corso. Rose riprenderà anche 17 Kg. in 10 mesi! Dopo essere passata al vaglio delle commissioni mediche, passa al vaglio dell’autorità religiosa che dovrà stilare l’atto di riconoscimento del miracolo. Ma questo tarda adarrivare. Allora, il 17 marzo 1958, su richiesta espressa da Mons. Théas, vescovo di Tarbes e Lourdes, Mons. Rémond, vescovo di Nizza, dichiara “approvate le conclusioni della Commissione Canonica in data 5 maggio 1949”, e certifica “che in questa guarigione vi è veramente un miracolo”.

 

 

 

  1. Jeanne GESTAS. Prima di guarire, ritrova il cammino della preghiera… Nata l’8 gennaio 1897, residente a Bègles (Francia). Malattia : Turbe dispeptiche con complicanze occlusive post-operatorie. Guarita il 22 agosto 1947, a 50 Miracolo riconosciuto il 13 luglio 1952 da Mons. Paul Richaud, arcivescovo di Bordeaux. Jeanne rimane stupita. Era così tanto tempo che non le capitava più una cosa del genereche l’aveva quasi esclusa dalla sua vita. Ma cosa? La preghiera. Appena arrivata a Lourdes, nel 1946, la vita di Jeanne, né facile né felice,costellata da sofferenze fisiche, comincia in effetti ad assumere un senso, senza che lei lo realizzi veramente. Pesa solamente 44 Kg. Ma ha ricominciato a pregare, e questo forse è essenziale. È come se una irragionevole speranza si impadronisse di lei… Al suo ritorno, il suo medico considera le suecondizioni con uno sguardo scettico. Un anno dopo, il 21

 

agosto 1947, parte ancora una volta per Lourdes, con il pellegrinaggio Nazionale. Nel corso del suo primo bagno, il 22 agosto, avverte una “sensazionedi sradicamento” che la spaventa. Trascorre, tuttavia, un pomeriggio abbastanza buono. L’indomani, fa nuovamente il bagno. Questa volta escedalle piscine con la sicurezza di essere guarita. Il giorno stesso, abbandona ogni precauzione alimentare. Torna a casa e riprende la sua normale attività, il gusto alla vita, e… del peso!

  1. Marie Thérèse CANIN. Un corpo gracile toccato dalla grazia… Nata nel 1910, residente a Marsiglia (Francia). Malattia : Morbo di Pott dorso-lombare e peritonite tubercolare Guarita il 9 ottobre 1947, all’età di 37 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1952 da Mons, Jean Delay, arcivescovo di Marsiglia. La storia di Marie Thérèse è tristemente banale. Nel 1936, all’età di 26 anni, la tubercolosi che ha già ucciso i suoi genitori la colpisce a livello della colonna vertebrale (Mal di Pott) e dell’addome. Durante i 10 anni che seguono, essa vive al ritmo di ricoveri, di miglioramenti passeggeri, di ricadute, di interventi, di innesti ossei. A partire dall’inizio del 1947 sente che le forze la stannoabbandonando totalmente. Il suo corpo, di soli 38 chili, non oppone più resistenza. È in questo stato che arriva a Lourdes, il 7 ottobre 1947, con ilpellegrinaggio del Rosario. Il 9 ottobre, dopo la processione del Santissimo Sacramento, si sente guarita… e può alzarsi, spostarsi… cenare alla sera. L’indomani, viene sottoposta all’esame del Bureau Médical e si nota subito un netto miglioramento. Questa impressione persiste ancora dopo un anno di attività, senza alcun arresto, con una ripresa di peso (55 Kg. nel giugno 1948…) E’ una svolta decisiva. La tubercolosi che ha ucciso i suoi genitori non avrà mai più presa su di lei.
  2. Maddalena CARINI. Il futuro papa esamina il suo dossier… Nata l’11 marzo 1917, a Sanremo (Italia). Malattia :Tubercolosi peritoneale, pleuro-polmonare e ossea, con Guarita il 15 agosto 1948, a 31 anni. Miracolo riconosciuto il 2 giugno 1960dal cardinale G.B. Montini, arcivescovo di Milano. Questa guarigione è anche la storia di una fondazione. Maddalena, infatti, ha fondato un’opera a favoredei bambini handicappati: la Famiglia dell’Ave Maria che, ogni anno, realizza un proprio pellegrinaggio che parte dall’Italia, in particolare da Sanremo. Nella famiglia Carini, la tubercolosi era, disgraziatamente, familiare. Sin dall’età di 10 anni, Maddalena presenta i focolai della malattia alla pleura, al rachide dorsale, al peritoneo, che la obbligano a trascorrere lunghi soggiorni nel sanatorio fino all’età di 20 anni. Dai 20 ai 28 anni, viene curata a domicilio, senza miglioramenti sensibili. Nel 1945, ricomincia il suo peregrinare nei centri di cura: in ospedale a Pavia, al sanatorio di Sanremo. La tubercolosiguadagna terreno. Nel luglio 1948, all’età di 31 anni, il suo bilancio di salute è ben triste: pesa solo 32 Kg. ! Un mese e mezzo dopo, il 15 agosto,davanti alla Grotta, si sente meglio

 

all’improvviso. Scruta la gente che la circonda, inquieta. Sembra che non si siano accorti di nulla. Decide allora di tacere. Segnalerà la propria guarigione solo il giorno successivo, sul treno del pellegrinaggio dell’Unitalsi della Lombardia. Dopo l’inchiesta medica il suo dossier viene trasmesso all’arcivescovodi Milano, ma viene dimenticato o insabbiato. Con l’arrivo di Mons. Montini, futuro Papa Paolo VI, questo dossier viene riesumato dai cassetti e, il 2giugno 1960, vi è il riconoscimento della guarigione di Maddalena Carini come “fatto miracoloso”.

 

 

 

  1. Jeanne FRÉTEL. Prima della messa del 5 ottobre 1948, il suo” pane quotidiano” era la morfina… Nata il 25maggio 1914, a Rennes (Francia). Malattia : Peritonite Guarita l’8 ottobre 1948, a 34 anni. Miracolo riconosciuto il 20 ottobre 1950 dalcardinale Roques, arcivescovo di Rennes. “Il caso di Jeanne Fretel si colloca nella serie dei fatti straordinari, scientificamente inspiegabili, allapresenza dei quali non si può che ripetere: ecco la mano di Dio”. Questa è la conclusione dell’inchiesta sottoposta all’esame del cardinale Roques,arcivescovo di Rennes. Il racconto del destino di Jeanne è emozionante. Finché le sue forze glielo hanno permesso, è venuta ogni anno a Lourdes per ringraziare per quella che i testimoni hanno chiamato una “Resurrezione”… Tra il 1938 e 1946, questa giovane donna ha trascorso la sua vita in vari ospedali. Il suo corpo era coperto di cicatrici, testimonianza delle numerose operazioni subite per combattere una peritonite tubercolosa. A partire dal 1946,questo corpo martoriato sembra abbandonare la partita; le sue condizioni generali, già critiche, declinano ulteriormente. Jeanne è dimagrita e non può abbandonare il letto. Il suo “pane quotidiano”, è la morfina a forti dosi. Nell’ ottobre 1948, la situazione sembra disperata. Giunge morente a Lourdes il 5ottobre 1948, con il pellegrinaggio del Rosario. I primi due giorni trascorrono senza miglioramento. Il terzo giorno, l’8 ottobre, dopo aver partecipato all’Eucarestia per gli ammalati all’altare Santa Bernadette e dopo essere stata condotta davanti alla Grotta, avverte i primi segni della propriaguarigione: il ventre è tornato normale, la febbre ed i dolori sono scomparsi ed è invece ricomparso un forte appetito. Subito può alzarsi, camminare,mangiare! All’indomani del suo ritorno da Lourdes, riprende il lavoro di infermiera, traboccante di vita: tutti i giorni si alza alle 5,30 e si corica alle 11 della sera, assumendosi i ruoli più faticosi. Addio dolore, febbre, morfina.
  2. Théa ANGELE (Suor Marie Mercédès). Guarigione e vocazione… Nata il 24 settembre 1921, a Tettnang (Germania). Malattia : Sclerosi a placche da sei anni. Guarita il 20 maggio 1950, a 29 anni. Miracolo riconosciuto il 28 giugno 1961 da Mons. Pierre Marie Théas, vescovo diTarbes e Il suo nome, al momento del riconoscimento della guarigione, è Suor Marie Mercédès, religiosa. Prima di non poter piùcomunicare del tutto, aveva chiesto spesso che la si portasse a Lourdes. La sclerosi a placche le aveva tolto tutte le sue facoltà. Le sue condizioni nonavevano smesso di peggiorare, in particolare dopo un bombardamento aereo

 

nell’aprile del 1945, che l’ha praticamente sotterrata viva, sulla strada di Tübingen. Nel 1950, i suoi familiari decidono di esaudire, nonostante il parere dei medici, quella che ormai era considerata la sua ultima volontà: andare a Lourdes. “Come si può portare all’estero una moribonda, affrontando quasi 30ore di treno?” chiede uno dei suoi medici, di Colonia. Lei, tuttavia, giunge alla sua meta il 17 maggio 1950. Dopo alcuni bagni alle piscine diLourdes ed aver partecipato alla processione del Santissimo Sacramento, recupera in poche ore tutte le facoltà che aveva perdute: parola, forza muscolare, movimento, appetito. Tutto questo viene riportato dettagliatamente nel suo dossier del Bureau Médical. Ma quello che non si può trovare tra i documenti è la guarigione spirituale di Théa che decide, nel 1955, di entrare al Convento dell’Immacolata Concezione, a Lourdes. Da allora, nessuna recidiva si è manifestata a Théa, che è diventata Suor Marie Mercédès.

 

 

 

  1. Evasio GANORA. Due anni dopo il miracolo, viene travolto dal suo trattore… Nato il 2 marzo 1913, residente a CasaleMonferrato (Italia). Malattia : Morbo di Guarito il 2 giugno 1950, a 37 anni. Miracolo riconosciuto il 31 maggio 1955 da Mons. G. Angrisani, vescovo di Casale Monferrato. La storia medica di questo agricoltore italiano è corta e folgorante. Nel dicembre 1949, questo coltivatore, padre di cinquefigli, accusa i primi malori che gli impediscono di andare nei campi: affaticato da bruschi rialzi della temperatura, brividi, sudori, non ha più appetitoed ha il fiato corto. Nel gennaio 1950 viene ricoverato. Il 21 febbraio gli viene comunicato che è stato colpito dalla malattia di “Hodgkin”, vale a direda un linfoma. Le sue condizioni sono disperate. Non gli restano che pochi mesi di vita. Lo ritroviamo a fine maggio alla partenza del pellegrinaggio organizzato dall’OFTAL della sua diocesi, pronto a sopportare il viaggio seppur costretto a stare coricato! Il 2 giugno, primo giorno del suo soggiorno a Lourdes, Evasio viene condotto alle piscine per un primo bagno nell’acqua della Grotta. Durante l’immersione, ha l’impressione di una correntemolto calda che gli attraversa il corpo. Quando esce dal bagno, riesce ad alzarsi da solo e ritorna a piedi all’Accueil dove è alloggiato. L’indomani, quandoil medico passa davanti al suo letto, si sorprende nel constatare un notevole miglioramento della sua salute. Evasio decide di recarsi alla Via Crucis,al Calvario des Espélugues. Il terzo giorno si sente così bene che si mette al servizio degli “altri” ammalati sospingendoli in carrozzina. Tornato a Casale,riprende la sua occupazione di coltivatore, senza la minima difficoltà. Dopo numerose verifiche mediche, viene riconosciuto miracolato nel 1955, due anni prima di morire travolto dal suo trattore.

 

  1. Edeltraud FULDA (Signora Haidinger). Da una “prima” a Milano, ad una “prima” alle piscine di Lourdes… Nata il 20luglio 1916, residente a Vienna (Austria). Malattia : Morbo di Guarita il 12 agosto 1950, a 34 anni. Miracolo riconosciuto il 18 maggio 1955 dal cardinale Innitzer, arcivescovo di Vienna. Edeltraud e Ruth, sua sorella, sono ballerine classiche e conducono la vita che hanno scelto viaggiando in tournée in Austria, in Ungheria, in Svizzera, in Italia. Ma la vita di Edeltraud precipita la sera di una “prima” a Milano. È il 29 giugno 1937. I dolori al ventre che sente da qualche tempo sono diventati insopportabili. Si crede all’inizio ad una crisi di appendicite. Dopo molti ricoveri, nel maggio 1938, le viene tolto un rene. I medici diagnosticano finalmente la malattia “di Addison”, una insufficienza delle ghiandole surrenali. Nell’agosto del 1950, vuole partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes, ma è tardi per iscriversi, ed allora vi si reca accompagnata dalla madre. Vi giunge l’11 agosto. A Lourdes incontrano un hospitalier olandese che invita Edeltraud ad andare alle piscine. All’inizio è molto reticente, ma poi si decide ad andare. Fin dal primo bagno si sente meglio. E nei giorni seguenti decide da sola di interrompere le iniezioni quotidiane di ormoni, prima di ritornare a casa. Guarita, l’ex danzatrice, “troppovecchia per danzare sulle punte”, trova un impiego come magliaia, un mestiere che esige una posizione costantemente in piedi. Il 16 aprile 1968, sempre in eccellente salute, si sposa e diventa la Signora Haidinger.
  2. Paul PELLEGRIN. Un colonnello nella lotta della sua vita… Nato il 12 aprile 1898, residente a Tolone (Francia). Malattia : Fistola post-operatoria da svuotamento di ascesso Guarito il 3 ottobre 1950, a 52 anni. Miracolo riconosciuto l’8 dicembre 1953 da Mons. Auguste Gaudel, vescovo del Féjus. Il 5 ottobre 1950 il colonnello Pellegrin e sua moglie sono di ritorno a casa, a Tolone, provenienti da Lourdes ed il colonnello si reca come d’abitudine all’ospedale per riprendere la cura di iniezioni di chinino nel fianco destro. Sono mesi e mesi che questa fistola resiste ad ogni trattamento. Èapparsa in seguito ad un’operazione per un ascesso al fegato. Egli, tenente colonnello della fanteria coloniale, impiega ormai tutta la sua energia in questabattaglia, nella lotta feroce contro questa infezione microbica. E nulla è mai migliorato, anzi al contrario il peggioramento è continuo! Di ritorno da Lourdes, né lui né sua moglie intravvedono veramente una guarigione, anche se la Signora Pellegrin ha constatato, dopo il bagno nell’acqua della Grotta, che la piaga di suo marito non è più come prima. All’ospedale di Tolone, gli infermieri si rifiutano di fare l’iniezione di chinino poiché la piaga èscomparsa ed al suo posto vi è una macchia rosa della pelle ricostruita di fresco… È solo allora che il colonnello comprende di essere guarito. Il medico che lo esamina gli domanda all’improvviso: “Ma cosa ci ha messo sopra?” – “Torno da Lourdes” risponde. La malattia non tornerà mai più. E’ stato l’ultimo“miracolato” nato nel XIX° secolo.

 

  1. Fratel Léo SCHWAGER. “Aveva un’aria straordinariamente estatica”… Nato il 19 maggio 1924, a Friburgo (Svizzera). Malattia : Sclerosi a placche da cinque anni. Guarito il 30 aprile 1952, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il 18 dicembre 1960 da Mons. François Charrière, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. Il 30 aprile 1952 il professor Barbin, della Facoltà di medicina di Nantes, è sbalordito da ciò che ha visto con i propri È senza dubbio uno degli avvenimenti più significativi della sua vita: infatti è appena stato testimone diretto della guarigione spettacolaredi Léo Schwager. L’immagine di questo volto non lo lascerà mai più. Il professore è colpito dall’espressione del malato: “aveva una straordinaria ariaestatica, guardando fisso il Santissimo Sacramento che si allontanava, e non lo lasciava con gli occhi. Ho notato che nello stesso momento sembravaoppresso, come se avesse ricevuto un colpo o una violenta emozione e che faceva fatica a ispirare profondamente.” Ma che cosa è esattamente successo aLéo Schwager, questo fratello benedettino di Friburgo, in Svizzera? È stato guarito all’improvviso dalla sclerosi a placche, niente di meno. Dopoaver provato una specie di choc, come una scossa elettrica, Léo si è alzato, lasciando la sua carrozzina per mettersi in ginocchio, in preghiera, al passaggio del Santissimo Sacramento. Dopo questo avvenimento egli conserverà per tutta la vita una buona salute, ponendo soprattutto le sue energie al servizio degli ammalati a Lourdes e come organizzatore del pellegrinaggio della Svizzera tedesca.
  2. Alice COUTEAULT nata Per lei e suo marito, la fine di un calvario… Nata il 1° dicembre 1917,residente a Bouillé Loretz (Francia). Malattia : Sclerosi a placche da tre anni. Guarita il 15 maggio 1952 a 35 anni. Miracolo riconosciuto il 16 luglio 1956 da Mons. Henri Vion, vescovo di Poitiers. Anche il marito di Alice vive un calvario nel vedere la moglie in quello stato. “Per camminare, racconta, ècostretta a trascinarsi appoggiata a due sedie (…). Non riesce più a spogliarsi da sola… parla con difficoltà, e la sua vista è molto diminuita…”. Alice soffredi sclerosi a placche. Malgrado questa malattia che la opprime, malgrado la sofferenza indicibile del viaggio, Alice ha una fiducia sconfinata quando arriva a Lourdes, il 12 maggio 1952. Questa fiducia mette quasi in imbarazzo le persone che l’accompagnano… Pur testimoniando la sua fedenell’efficacia dei bagni nell’acqua di Lourdes, Alice afferma anche di essere indegna della grazia di una guarigione. Suo marito non spera assolutamentenulla da questa esperienza. Il 15 maggio, dopo un bagno alle piscine, lei ricomincia a camminare ed alcune ore dopo a parlare! Suo marito è totalmentesconvolto. Tornata a casa, il loro medico curante constata una guarigione totale. Alice, dopo la sua guarigione, ha partecipato

 

a numerosi pellegrinaggi come aiuto infermiera, assieme al marito, anche lui volontario al servizio degli ammalati.

 

 

 

  1. Marie BIGOT. La guarigione è avvenuta in tre tempi… Nata il 7 dicembre 1922, a La Richardais (Francia).Malattia : Aracnoidite della fossa posteriore (cecità, sordità, emiplegia). Guarita l’8 ottobre 1953 e 8 – 10 ottobre 1954, a 31 e 32 Miracoloriconosciuto il 15 agosto 1956 dal cardinale Clement Roques, arcivescovo di Rennes. Il caso di Marie è unico negli annali di Lourdes: Ha vissuto tre guarigioni successive. Nel 1952, a 30 anni, non cammina più, non sente più, non vede più. Il suo male ha un nome barbaro: aracnoidite della fossa posteriore (meningite grave). Quando si reca a Lourdes per la prima volta, con il pellegrinaggio del Rosario, nell’ottobre 1952, è costretta a letto e pensa diimparare il metodo braille. Ritorna a casa senza alcun miglioramento, malgrado le sue speranze. L’anno successivo, nel corso del pellegrinaggio, sorpresa, recupera la possibilità di camminare. Un anno dopo, di nuovo in pellegrinaggio, alla fine della processione Eucaristica dell’8 ottobre 1954, ritrova l’udito: “Ho sentito perfettamente la folla che cantava: Regina del Rosario.” E le ore che seguono le riservano altre emozioni: sul treno del ritorno, leritorna la vista. Successivamente, non le rimane nessuna recidiva medica: grazie ad una perfetta salute, Maria ha potuto tornare a Lourdes pressoché tutti gli anni.
  2. Ginette NOUVEL nata Ginette Fabre. Una malattia rara… Nata il 18 gennaio 1928, residente a Carmaux (Francia). Residente aCarmaux (Tarn). Malattia : Morbo di Budd-Chiari. (Trombosi delle vene sovraepatiche). Guarita il 21 settembre 1954, a 27 anni. Miracolo riconosciuto il31 maggio 1963 da Claude Dupuy, arcivescovo di Albi. Ginette compirà 26 anni tra alcune settimane ed il suo avvenire sta per assumere un risvolto drammatico. Presenta i primi segni allarmanti di una malattia rara: una trombosi delle vene sovraepatiche (o malattia di Budd Chiari). Anche se la malattia che la colpisce è considerata incurabile, lei esce dall’ospedale a metà agosto 1954 per tornare a casa. Pensa allora di recarsi in pellegrinaggio aLourdes e vi giunge il 20 settembre. Segue con difficoltà tutte le celebrazioni. In apparenza, nulla è cambiato, tuttavia è a partire da questa data che non hapiù bisogno di cure e che, a poco a poco, la sua vita si normalizza, quasi dolcemente. Tre mesi dopo il suo passaggio a Lourdes, la sua guarigionesembra ormai certa. Questa viene riconosciuta il 31 maggio 1963. A più riprese, fino al 1969, Ginette ritorna a Lourdes. Ma, all’inizio del 1970, la malattia la colpisce di nuovo. Sarà questa una recidiva sedici anni dopo? Muore nel giugno dello stesso anno, a causa di una perforazione intestinale, dovutaad un errore medico. Il Comitato Medico Internazionale ha preso atto della causa immediata della sua morte, ma anche “della probabile ripresa evolutiva della sua malattia iniziale” tenendo conto dell’eccezionale lunghezza del periodo di perfetta remissione di cui aveva beneficiato.

 

  1. Elisa ALOI (Signora Varacalli). Guarita per diventare mamma… Nata il 26 novembre 1931, a Patti(Sicilia). Malattia : Tubercolosi osteo-articolare e fistole multiple dell’arto inferiore Guarita il 5 giugno 1958, a 27 anni. Miracoloriconosciuto il 26 maggio 1965 da Mons. Francesco Fasola, arcivescovo di Messina. Elisa Aloi ha quasi 17 ani quando comincia a soffrire di un“tumore bianco”, una tubercolosi del ginocchio destro. In seguito e per 10 anni, soffre moltissimo e le ricadute fanno seguito ai trattamenti. Nel giugno 1957, come ultima risorsa, si reca a Lourdes in pellegrinaggio con l’organizzazione italiana U.N.I.T.A.L.S.I., ma ritorna a casa, in Sicilia, ammalatacome prima. Tuttavia, nel giugno 1958, in una situazione ancor più compromessa, ritorna a Lourdes. Le sue medicazioni vengono fatte con l’acqua di Lourdes. Dieci giorni dopo il ritorno in Sicilia, il medico nota che, a suo giudizio, “Elisa Aloi è tornata da Lourdes completamente guarita”. Nel 1965Mons. Fasola, arcivescovo di Messina, dichiara formalmente miracolosa la guarigione di Elisa Aloi. Qualche mese dopo, Elisa si sposa. Tra il 1966 e il 1974, avrà quattro figli.

 

 

 

  1. Juliette TAMBURINI. L’ultima iniezione sarà quella buona… Nata il 4 dicembre 1936 a Marsiglia (Francia). Malattia : Osteo-periostite femorale fistolizzata, epistassi da dieci Guarita il 17 luglio 1959, a 22 anni. Miracolo riconosciuto l’11 maggio 1965 da Mons. Marc Lallier, arcivescovo di Marsiglia. Il corpo della giovane Juliette è

straziato… Tra i 12 e i 22 anni di età ha subito 11 interventi chirurgici, tra cui 4 raschiamenti ossei. Tutti i trattamenti si sono rivelati inefficaci.Quando, nel luglio 1959, parte per Lourdes con il pellegrinaggio della sua diocesi, è in condizioni pietose. Dopo che l’acqua della Grotta viene versata sulla sua piaga più grande, si assiste ad un prosciugamento del flusso, alla chiusura della fistola ed alla scomparsa dell’emorragia. Poiché tutte le remissioni della malattia non erano state durature, questa “guarigione” non viene divulgata a nessuno. Solo nel 1960, un anno dopo, il Bureau Médical di Lourdes neviene informato. Il dossier arriva finalmente nelle mani del Prof. Michel Salmon: “guarigione istantanea, senza convalescenza (…) medicalmente inspiegabile”.

Definitivamente guarita, Juliette è sempre rimasta fedele a Lourdes.

 

 

 

  1. Vittorio Il cacciatore alpino ed il terribile cancro… Nato il 6 febbraio 1940, a Scurelle (Italia).Malattia : Sarcoma dell’anca sinistra. Guarito il 1° giugno 1963, a 23 anni. Miracolo riconosciuto il 26 maggio 1976 da Mons. AlessandroGottardi, arcivescovo di Trento. Chi potrebbe pensare che il barelliere Vittorio Micheli è il 63° miracolato di Lourdes, lui così discreto e cosìspesso presente a Lourdes per servire con semplicità gli ammalati? Nel 1962, il giovane cacciatore alpino Micheli viene

ricoverato all’ospedale di Verona, in Italia. Soffre terribilmente ad un’anca. La diagnosi arriva quasi subito, come una mannaia: la causa del male è un tumore temibile, un sarcoma. Quando, nel 1963, Vittorio arriva a Lourdes, la sua articolazione è molto colpita. Durante il pellegrinaggio non avviene nulla di particolare, salvo il fatto che egli si bagna nell’acqua di Lourdes. Al suo rientro viene ricoverato all’ospedale militare. Gli vengono fatti dei controlliradiografici che… vengono male interpretati. Sei mesi dopo le condizioni di salute eccellenti di Vittorio pongono un’interrogativo… gli esami mostranouna ricostruzione ossea i cui primi segni risalgono a più di 5 mesi prima. I dolori sono cessati ed egli ha potuto riprendere a camminare. Vittorio èguarito.

  1. Serge PERRIN. Venuto per fare piacere a sua moglie! Nato il 13 febbraio 1929, residente a Lion d’Angers (Francia). Malattia:Emiplegia destra recidivante, con alterazione del visus, da turbe circolatorie carotidee bilaterali. Guarito il 1° maggio 1970, a 41 anni. Miracoloriconosciuto il 17 luglio 1978 da Mons. Jean Orchampt, vescovo di Angers. Nel mese di dicembre 1968 Serge viene improvvisamente colpito da una In seguito a successive visite, gli viene diagnosticata una trombosi carotidea. Ritorna a casa dove, passivamente, subisce il progredire della sua paralisi. Come ultima risorsa, parte per Lourdes nel 1969. Ne ritorna nel medesimo stato allarmante, colpito da turbe visive, perdita della vista, impotenza fisica. È furioso nel vedersi ridotto in questo stato. L’anno seguente, questa volta senza speranza, desidera partecipare al pellegrinaggio diAngers. Dopo un inizio piuttosto doloroso, arriva l’ultimo giorno di permanenza a Lourdes. Nel programma del mattino vi è l’Unzione degli ammalati. E’ a questo punto che comincia a sentire delle sensazioni insolite. Nel pomeriggio, scopre di camminare meglio senza le stampelle e di vedere meglio senza occhiali!! Parte da Lourdes convinto di essere guarito, cosa che i medici confermeranno.

 

  1. Delizia CIROLLI. La preghiera piuttosto che l’amputazione… Nata il 17 novembre 1964, residente a Palermo(Italia). Malattia : Sarcoma di Ewing del ginocchio destro. Guarita verso il Natale 1976. Miracolo riconosciuto il 28 giugno 1989 da Mons. Luigi Bonmarito, vescovo di Catania. Delizia Cirolli è oggi una madre di famiglia ed è Questa sua doppia vocazione ha fatto irruzione nella sua vita come un regalo e contro ogni attesa. Nel marzo 1976, la vita di questa ragazza siciliana di 11 anni aveva preso una svolta drammatica. Camminava con difficoltà a causa di un ginocchio dolorante. Il medico specialista annunciò che occorreva amputare perché il tumore che l’aveva colpita avrebbe potutoesserle fatale. I genitori rifiutarono questa amputazione e tutti coloro che conoscevano la piccola Delizia si misero in preghiera per la sua guarigione e fecero una colletta affinché potesse andare in pellegrinaggio dalla Madonna di Lourdes, che i Siciliani venerano in modo particolare. Durante l’estate, Delizia partì con sua madre alla volta di Lourdes. Ne ritornò sfinita, senza un vero cambiamento. Verso Natale 1976 il suo stato si aggravò e proprio mentre la sua famiglia vedeva ormai prossima la sua fine, arrivò la guarigione, improvvisa. Rapidamente la ragazza riprese vita, mangiò di nuovo, camminò, ritornò a scuola. Diventata la Signora Costa, è oggi mamma di tre bambini. Delizia è diventata hospitalier per mettersi al servizio di coloro che soffrono.

 

 

 

  1. Jean Pierre BÉLY. “Alzati e cammina!” Nato il 9 ottobre 1936, residente alla Couronne (Francia). Malattia :Sclerosi a Placche evolutiva da quindici Guarito il 9 ottobre 1987. Miracolo riconosciuto il 9 febbraio 1999 da Mons. Dagens, vescovo di Angoulême. La famiglia Bély conduce una vita tranquilla nella sua casa della periferia di Angoulême. Jean Pierre, sposato con Geneviève e padre di due figli, è infermiere all’ospedale, fino a quando, nel 1972, si manifestano i primi sintomi di una sclerosi a placche. Le condizioni di Jean Pierre peggiorano di anno in anno, così in fretta che viene presto dichiarato “invalido al 100% definitivamente, con diritto all’accompagnamento” . Nell’ ottobre 1987, ormai costretto aletto, si reca a Lourdes con il pellegrinaggio del Rosario. Dopo l’unzione degli infermi, il terzo giorno, sente una grande pace interiore. Poi, all’improvviso, ritrova la sensibilità tattile e può muoversi nuovamente. Sul momento non osa mettersi in piedi… Nella notte successiva, una voce interioregli ripete: “Alzati e cammina”, cosa che Jean Pierre Bély fa. Successivamente gode

 

di una perfetta salute mentre le istituzioni sociali continuano a considerarlo sempre totalmente invalido. Egli sottolinea: “Il Signore ha guarito prima il miocuore e poi il mio corpo”. Dopo dodici anni di inchieste mediche, Mons. Claude Dagens, vescovo di Angoulême, in seguito al parere favorevole di unacommissione canonica, dichiara che questa guarigione è “un segno effettivo del Cristo Salvatore, che si è compiuto per intercessione della Madonna diLourdes”. Invalido al 100%, Jean Pierre Bely è stato guarito…al 100%.

  1. Anna Entrata alle piscine su una barella, ne esce a piedi. Nata a Salerno (Italia). Malattia : Morbo di Bouillaud.Età : 41 anni. Guarita il 19-08-1952 all’età di 41 anni. Miracolo riconosciuto da Mons. Gerardo Pierro, arcivescovo di Salerno, il 21-09-2005. Nata nel 1911, Anna Santaniello si è gravemente ammalata di cuore dopo una febbre reumatica. Affetta da “disnpea intensa e persistente”, conosciuta anche comemalattia di Bouillaud, manifesta disturbi del linguaggio, impossibilità a camminare nonché gravi attacchi di asma, cianosi del viso e delle labbra e unedema crescente degli arti inferiori. Il 16 agosto 1952 si reca in pellegrinaggio a Lourdes con l’organizzazione italiana UNITALSI. Affronta il viaggio a Lourdes in treno, su una barella. Durante il soggiorno viene alloggiata presso l’Asile Notre Dame (antenato dell’attuale Accueil Notre Dame, nel Santuario)e viene tenuta sotto costante controllo medico. Il 19 agosto viene trasportata, con la barella, alle piscine. Ne esce da sola. Quella sera stessa, partecipa allafiaccolata mariana. Il 21 Settembre 2005, la guarigione miracolosa di Anna Santaniello viene ufficialmente riconosciuta da Mons. Gerardo Pierro, arcivescovo di Salerno. Anna Santaniello ha detto, più tardi, che nonostante fosse malata, non aveva pregato per sé stessa a Lourdes, davanti alla Grotta, ma per un giovane di 20 anni, Nicolino, che aveva perso l’uso delle gambe dopo un incidente. Nubile, dopo il suo ritorno in Italia, si è presa cura di centinaia di bambini svantaggiati, esercitando la professione di infermiera pediatrica.

 

 

 

  1. Suor Luigina TRAVERSO. Una forte sensazione di calore! Nata il 22 agosto 1934 a Novi Ligure (Italia). Età : 30 ans. Malattia: Paralisi della gamba Data della guarigione : 23-07-1965. Guarigione riconosciuta il 11.10.2012 da Mons. Alceste Catella,vescovo di Casale Monferrato. Suor Luigina Traverso è nata il 22 Agosto 1934 a Novi Ligure (Piemonte), Italia, nel giorno della festa di MariaRegina. Non ha ancora 30 anni quando accusa i primi sintomi di paralisi della gamba sinistra. Dopo diversi interventi chirurgici sulla colonna vertebrale,che non hanno dato esito alcuno, nei primi anni ’60 la religiosa, obbligata a rimanere a letto, chiede alla Madre Superiora della sua comunità ilpermesso di fare un pellegrinaggio a Lourdes. Parte alla fine di luglio del 1965. Il 23 luglio, durante la partecipazione all’Eucaristia, al passaggio delSantissimo Sacramento sente una forte sensazione di calore e benessere che la spinge ad alzarsi dalla barella. Il dolore è scomparso, il suo piede ha

 

recuperato la mobilità. Dopo una prima visita al Bureau des Constatations Médicales, suor Luigina torna l’anno seguente. Viene presa la decisione di aprire un dossier. Sono necessarie tre riunioni del Bureau des Constatations Médicales (nel 1966, 1984 e 2010) e ulteriori esami medici prima chequesto attesti la guarigione della religiosa. Il 19 Novembre 2011, a Parigi, il CMIL (Comitato Medico Internazionale di Lourdes) conferma il suo carattere “inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze della scienza”. In seguito, dopo uno studio del dossier, Mons. Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato, ha deciso di dichiarare, in nome della Chiesa, che la guarigione inspiegabile di Suor Luigina è un miracolo.

 

 

 

  1. Danila CASTELLI. Uscendo dalla piscine, uno straordinario benessere… Nata il 16 gennaio 1946 a Bereguardo (Italia). Età : 43 anni. Malattia : Ipertensione con crisi gravi e Guarita il 04-05-1989. Guarigione riconosciuta il 20-06-2013 da Mons. GiovanniGiudici, vescovo di Pavia. Danila Castelli, moglie e madre di famiglia che ha condotto una vita normale fino a 34 anni, ha cominciato a soffrire di gravi crisi ipertensive spontanee. Nel1982, esami radiologici ed ecografici mettono in evidenza una massa para-uterina in utero fibromatoso. Danila èsottoposta allora a una isterectomia e annessectomia.. Nel novembre del 1982 subisce una parziale rimozione del pancreas. Una scintigrafiaconferma, l’anno successivo, la presenza di un tumore « feocromocitoma » nella zona rettale, vescicale e vaginale.. Subisce, fino al 1988, diversi interventi chirurgici senza alcun risultato. Nel maggio del 1989, durante un pellegrinaggio a Lourdes, Danila esce dalle piscine del Santuario dove è stata bagnata epercepisce uno straordinario benessere. Poco dopo dichiara la sua istantanea guarigione al Bureau delle Constatazioni Mediche di Lourdes. Dopo cinque riunioni (1989, 1992, 1994, 1997 e 2010) il Bureau dichiara la guarigione attraverso una votazione formale e unanime: “La signora Castelli è guarita, inmodo completo e duraturo, dopo il suo pellegrinaggio a Lourdes nel 1989, 21 anni fa, dalla malattia di cui soffriva, senza alcun rapporto con gliinterventi e le terapie subite “. Danila Castelli da allora ha ripreso una vita completamente normale. Il CMIL (Commissione Medica Internazionale diLourdes), nella sua riunione del 19 novembre 2011, a Parigi, ha certificato “che le modalità della guarigione restano inspiegabili allo stato attuale delleconoscenze scientifiche.” Il 20 giugno 2013, Mons. Giovanni Giudici, vescovo della diocesi di Pavia (Italia), dove vive Danila Castelli, ha riconosciuto ilcarattere ” prodigioso-miracoloso”, e il valore di “segno” di questa guarigione. Questa è la 69esima guarigione di Lourdes riconosciuta miracolosa da un vescovo.

 

  1. Suor Bernadette Moriau. Guarigione riconosciuta il 02.2018 da Mons. Jacques Benoît-Gonnin, vescovo diBeauvais (Francia). È stata guarita all’età di 69 anni, l’11 luglio 2008, dopo aver partecipato ad un pellegrinaggio a Lourdes e aver ricevuto il sacramento dei malati, l’unzione degli infermi. Quel giorno stesso, nel momento stesso in cui si svolge la Processione Eucaristica a Lourdes, lei si trova nellaCappella della sua Comunità per un’ora di adorazione. Verso le 17.45, rivive nel suo cuore, un momento forte vissuto nella Basilica
  2. Pio X, in occasione della benedizione dei malati con il SS. Sacramento. È allora che sente un’insolita sensazione di rilassamento e calore in tutto il corpo. Lei percepisce come una voce interiore che gli chiede di togliere tutte le apparecchiature che indossava, corsetto e tutore, che aveva indossato per anni. È guarita. Dei nuovi esami clinici, perizie e tre riunioni collegiali a Lourdes nel 2009, 2013 e 2016, hanno permesso all’Ufficio delle Costatazione Mediche di dichiarare collegialmente, il 7 luglio 2016, la natura imprevista, istantanea, completa, duratura e inspiegabile della guarigione. Il 18novembre 2016 a Lourdes, nel corso della sua riunione annuale, il Comitato Medico Internazionale di Lourdes, conferma“la guarigione inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche”.

 

 

 

  1. John Traynor. Guarigione riconosciuta il 08.12.2024. Nato a Liverpool nel 1883, da madre irlandese, si arruolò nella Royal Navy all’inizio della prima guerra Inizialmente ferito l’8 ottobre 1914 nei pressi di Anversa (Belgio), fu colpito da mitragliate l’8 maggio 1915 durante la battaglia di Gallipoli (l’attuale Turchia). Numerose operazioni chirurgiche si rivelarono inefficaci. Perse l’uso del braccio destro, ma rifiutò l’amputazione e soffrì di forti crisi epilettiche. Nel 1920, un chirurgo di Liverpool tentò di curare l’epilessia attraverso una trapanazione, cheportò a una paralisi parziale di entrambe le gambe. Il suo stato di salute era tale che, all’inizio dell’estate del 1923, «fu designato all’ospizio degliincurabili, dove doveva entrare il 24 luglio 1923» (verbale di guarigione del Bureau des Constatations Médicales, firmato dal presidente, dottor Auguste Vallet, il 2 ottobre 1926). Il riconoscimento ufficiale della sua guarigione da parte della Chiesa avviene solo nel 2024.

Il miracolo viene proclamato un secolo dopo la sua guarigione.

 

  1. Antonia Raco (coniugata Lofiego), 67 anni, affetta da Sclerosi Laterale Primaria (PLS), è guarita nel 2009 quando è venuta a Lourdes con l’organizzazione italiana di pellegrinaggi UNITALSI (30 luglio – 5 agosto 2009).

FATIMA, TRA SCIENZA E FEDE

Quasi tutti credono che Fatima cominci il 13 maggio 1917. In realtà. un anno prima, su quelle stesse colline, era già accaduto qualcosa che i tre pastorelli tennero per sé per molto tempo. Siamo ad Al Giustrel, un villaggio di contadini vicino a Fatima, nel cuore del Portogallo. Lucia dos Santos ha nove anni. I suoi cugini, Francesco e

Giacinta Marto, ne hanno sette e sei. Passano le giornate a pascolare le pecore, a giocare, a dire il rosario di corsa per tornare prima ai giochi. Nella primavera del 1916, secondo il racconto che Lucia scriverà da adulta nelle sue memorie, mentre i tre si riparano dalla pioggia in una grotta del Cabeso, un vento scuote gli alberi e una luce avanza verso di loro. Dentro quella luce c’è un giovane, trasparente come cristallo attraversato dal sole. Si presenta come l’angelo della pace, si inginocchia con la fronte a terra e insegna loro una preghiera.

Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano.

In estate toma, vicino al pozzo della casa di Lucia, e dice di essere l’angelo custode del Portogallo. Chiede preghiere e sacrifici, perché i cuori di Gesù e di Maria, dice, hanno su di loro disegni di misericordia.

La terza volta, in autunno, l’angelo appare con un calice in mano. Sopra il calice è sospesa un’ostia, e dall’ostia cadono gocce di sangue dentro il calice. Lascia il calice sospeso nell’aria, si prostra e insegna loro una preghiera di adorazione alla Santissima Trinità. Poi dall’ostia a Lucia e il calice a Francesco e Giacinta. Tre bambini analfabeti che ricevono la comunione da un angelo, in un pascolo. E da qui che parte Fatima.

 

Il 13 maggio 1917, a mezzogiorno, alla cova da Iria, i tre bambini vedono un lampo. Pensano a un temporale e radunano le pecore. Poi, sopra un piccolo leccio, vedono una signora vestita di bianco, più splendente del sole.

Lucia le chiede da dove viene e la risposta è semplice, dal cielo. La signora chiede di tornare in quel luogo il credici di ogni mese, per sei mesi, e di recitare il rosario ogni giorno per la pace del mondo. L’Europa, in quel momento, è nel terzo anno della Grande Guerra. Il 13 giugno, nella seconda apparizione, Lucia fa una domanda che nessun bambino dovrebbe fare. Chiede alla signora di portarli tutti e tre in cielo. Secondo il racconto di Lucia, la risposta è questa. Francesco e Giacinta li porterà presto, mentre lei dovrà restare quaggiù ancora per qualche tempo, perché Gesù vuole servirsi di lei per far conoscere e amare il cuore immacolato mondo. L’Europa, in quel momento, è nel terzo anno della Grande Guerra. Il 13 giugno, nella seconda apparizione, Lucia fa una domanda che nessun bambino dovrebbe fare. Chiede alla signora di portarli tutti e tre in cielo. Secondo il racconto di Lucia, la risposta è questa. Francesco e Giacinta li porterà presto, mentre lei dovrà restare quaggiù ancora per qualche tempo, perché Gesù vuole servirsi di lei per far conoscere e amare il cuore immacolato di Maria. É la prima profezia di Fatima ed è anche la più personale. Nessuno nel 1917 poteva sapere che cosa sarebbe successo a quei tre bambini sani. Ecco che cosa accadde. Nel 1918 arriva in Portogallo l’influenza spagnola. Francesco si ammala e muore il 4 aprile 1919, a 10 anni. Giacinta si ammala anche lei. Viene portata in un ospedale di Lisbona e muore il 20 febbraio 1920, a 9 anni, sola, come aveva detto lei stessa che sarebbe morta.

Lucia, invece, vivrà fino a 97 anni. Muore il 13 febbraio 2005. Quel qualche tempo è durato 88 anni. Ma torniamo al 1917. l| 13 luglio, alla terza apparizione, ci sono già alcune migliaia di persone. E il giorno decisivo, perché la signora affida ai tre un segreto in tre parti. La prima parte è una visione dell’inferno, un mare di fuoco, anime come braci trasparenti, grida di dolore e di disperazione che, racconterà Lucia, li avrebbero fatti morire di spavento se la Madonna non avesse promesso prima di portarli in cielo. Dura un istante. Poi la signora parla del modo per salvare le anime. La devozione al suo cuore immacolato. La seconda parte è una profezia sul mondo e la vedremo tra poco, perché è quella che si può verificare data per data. La terza parte, Lucia non la metterà per iscritto per più di 26 anni. E prima di andarsene, quel 13 luglio, la signora fa una promessa precisa.

n ottobre dirà chi è e che cosa vuole. E farà un miracolo, perché tutti credano. Chi inventa un’apparizione non fissa un appuntamento davanti a tutta la nazione. Eppure è proprio quello che tre bambini analfabeti fanno. E da quel giorno non possono più tornare indietro. Nel 1917 il Portogallo è una repubblica giovane e duramente anticlericale. Da pochi anni i conventi sono stati chiusi, i beni della Chiesa confiscati, i religiosi espulsi.

In questo clima, la notizia di una Madonna che appare a tre bambini è un problema politico. A Villanova de Orem, il capoluogo del distretto, l’amministratore del comune si chiama Artur de Oliveira Santos. E un repubblicano convinto, ostile alla Chiesa, e decide di chiudere la faccenda prima del 13 agosto. Quella mattina va di persona ad Al Giustrel. Si offre di accompagnare i bambini alla cova d’Airia con la sua carrozza

e, una volta partiti, frusta il cavallo nella direzione opposta. Porta i tre a Orem. Li comincia l’interrogatorio. Vuole il segreto. Promette monete d’oro, minaccia, insiste. I bambini rispondono che non possono dirlo, perché la signora l’ha chiesto. Allora li fa chiudere nella prigione del paese, insieme ai detenuti. Secondo le testimonianze, Giacinta piange, perché pensa che non rivedrà più la sua mamma.

Poi chiede di pregare. Appende una medaglia a un chiodo del muro e i tre si inginocchiano a dire il rosario. Uno dopo l’altro, anche i carcerati si inginocchiano con loro. Poi arriva la prova più dura. L’amministratore li porta via uno alla volta e fa credere agli altri che il primo sia stato gettato in un pentolone di olio bollente perché non ha voluto parlare. Poi tocca al secondo, poi al terzo.

Ognuno dei tre è convinto che gli altri siano già morti e ognuno, da solo, sceglie di tacere. Hanno 10, 9 e 7 anni. Il 15 agosto, festa dell’assunta, l’amministratore si arrende e li riporta a casa. Il segreto è rimasto intatto. Intanto, il 13 agosto, alla cova d’Airia, migliaia di persone avevano aspettato invano. Diversi testimoni raccontarono di aver sentito un tuono, visto un lampo e una piccola nube

posarsi sul leccio.

come negli altri mesi. La signora era venuta all’appuntamento. Erano i bambini a mancare. Qualche giorno dopo, il 19 agosto, mentre pascolano le pecore in un luogo chiamato Valignos, la Madonna appare di nuovo e rinnova la promessa. In ottobre farà il miracolo. Aggiunge, secondo il racconto di Lucia, che se i bambini non fossero stati portati a Urem, quel miracolo sarebbe stato ancora più grande. C’è un dettaglio che conta.

Questi tre bambini, minacciati di morte da un uomo che rappresentava lo Stato, non hanno ritrattato una parola. Chi si è inventato tutto, a sette anni, davanti all’olio bollente, crolla. Loro non… Tre mesi di attesa e ormai lo sa tutto il Portogallo. II 13 ottobre, a mezzogiorno, alla cova d’Airia, ci sarà un miracolo. Lo sanno i giornali cattolici e lo sanno quelli anticlericali, che mandano i loro inviati per assistere alla fine della superstizione.

Le famiglie dei pastorelli hanno paura. La madre di Lucia, quella mattina, va a confessarsi. Se non succede niente, pensa, la folla potrebbe ucciderli. Piove da tutta la notte. Una pioggia fitta, fredda, che trasforma la conca in un pantano. Eppure arrivano a piedi, sui carri, in automobile. Le stime vanno da 30.000 a 70.000 persone. Contadini e professori, credenti e increduli, giornalisti,

fotografi, ufficiali.

A mezzogiorno, la signora appare ai tre bambini e finalmente dice il suo nome. E’ la Madonna del Rosario. Chiede una cappella in quel luogo. Chiede che si continui a dire il Rosario ogni giorno e annuncia che la guerra finirà. Poi apre le mani e la luce che ne esce si proietta verso il sole. Lucia grida alla folla di guardare il sole. Quello che succede nei dieci minuti successivi è stato descritto da migliaia di persone.

Tra loro c’è José Maria de Almeida Garret, professore all’Università di Coimbra, uomo di scienza, che lascerà una testimonianza scritta minuziosa. Racconta che le nuvole si aprono e che il sole appare come un disco dal bordonetto, luminoso ma che non abbaglia, tanto da poterlo fissare senza fatica. Poi il disco comincia a girare su se stesso, sempre più veloce. La luce cambia colore e i volti, i vestiti, la terra stessa si tingono di tinte che nessuno ha mai visto. E a un certo punto il sole sembra staccarsi dal cielo e precipitare a zigzag verso la folla. La gente grida, si butta in ginocchio nel fango, chiede perdono dei propri peccati ad alta voce. Poi il sole risale al suo posto e quando tutto finisce, chi era fradicio fino alle ossa, si accorge che i vestiti sono asciutti.

C’è un altro testimone che pesa più di tutti. Si chiama Inasio Lorenzo, ha nove anni, ed è a scuola ad Alburitel, un villaggio su una collina a più di dieci chilometri dalla cova d’Airia.

Non sa niente dell’appuntamento. Verso mezzogiorno sente le grida della gente in strada, esce con la maestra e i compagni e vede il sole girare e scendere verso la terra. Diventerà sacerdote e missionario in India e anni dopo scriverà di sentirsi incapace di descrivere quello che vide. Chi parla di suggestione collettiva deve spiegare come mai l’abbia visto anche chi non era li e non

aspettava nulla. Nel 1930, dopo anni di indagini e migliaia di testimonianze raccolte, il vescovo di Leiria approva ufficialmente il culto. Nella lettera pastorale scrive che il fenomeno solare fu visto da persone di ogni classe sociale, credenti e non credenti e anche da chi si trovava a chilometri di distanza, mentre nessun osservatorio astronomico lo registrò. Dunque, conclude, non fu un fenomeno naturale. Ma il punto decisivo di quel 13 ottobre non è nemmeno il sole.

È che tre bambini avevano annunciato data, ora e luogo tre mesi prima e il cielo si è presentato puntuale. Ed è per questo che tutto ciò che quei bambini avevano ricevuto il 13 luglio, le profezie sul mondo, merita di essere preso sul serio. La seconda parte del segreto è quella che si può controllare sul calendario. Lucia la metterà per iscritto molti anni dopo, per ordine del suo vescovo, e il testo comincia così.

La guerra sta per finire. Siamo nel luglio 1917 e la guerra finisce l’11 novembre 1918. Ma la frase continua. Se gli uomini non smetteranno di offendere Dio, durante il pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra, peggiore. Nel 1917 il papa è Benedetto XV. Un papa di nome Pio XI ancora non esiste. Achille Ratti sarà eletto nel 1922 e sceglierà proprio quel nome. La Seconda guerra mondiale viene ricordata come iniziata nel settembre 1939.

Ma Lucia spiegherà che, per lei, la guerra era gia cominciata nel marzo 1938, con l’annessione dell’Austria da parte di Hitler, sotto Pio XI. E c’è un dettaglio ancora più preciso. La Madonna annuncia un segno. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà, che sta per punire il mondo per i suoi crimini con la guerra, la fame e la persecuzione della Chiesa e del Santo Padre.

La notte tra il 25 e il 26 gennaio 1938, il cielo d’Europa diventa rosso. Un’aurora boreale gigantesca, visibile in mezza Europa, fino al Portogallo e alla Spagna. In molti paesi la gente pensa a un incendio, chiama i pompieri, scende in strada impaurita. I giornali ne parlano per giorni. Lucia, chiusa nel suo convento a Tui, guarda quel cielo e riconosce il segno. Sette settimane dopo, le truppe tedesche entrano in Austria.

Poi c’è la Russia. Nello stesso messaggio del luglio 1917, la Madonna dice che verrà a chiedere la consacrazione della Russia al suo cuore immacolato. Se le sue richieste saranno ascoltate, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Altrimenti spargerà i suoi errori nel mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte.

Nel luglio 1917, la Russia è un paese in guerra, cristiano-ortodosso, in piena crisi, ma ancora lontano dal comunismo al potere.

Quattro mesi dopo, a novembre, i bolscevichi prendono il potere. Da li nasce il primo stato della storia fondato sull’ateismo e i suoi errori si spargono davvero. In Europa, in Asia, in America Latina. Chiese chiuse, sacerdoti uccisi, milioni di morti nei campi. La Madonna, come aveva promesso,

torna a chiedere la consacrazione. Lucia racconta che lo fa nel 1929, a Tui, in una visione della Trinità. Comincia allora una lunga storia. Pio XII consacra il mondo al cuore immacolato nel 1942 e nel 1952 consacra i popoli della Russia. Giovanni Paolo I1, dopo l’attentato, va a Fatima nel 1982 a ringraziare. E il 25 marzo 1984, in Piazza San Pietro, davanti alla statua della Madonna di Fatima, fatta arrivare apposta dal Portogallo,

consacra il mondo intero in unione con i Vescovi. Nella preghiera non pronuncia la parola Russia, ma parla di quei popoli che più di tutti hanno bisogno di questa consacrazione. Un anno dopo, nel 1985, a Mosca arriva Gorbaciov. Nel 1989 cade il muro di Berlino.

Nel Natale del 1991, l’Unione Sovietica si dissolve senza una guerra. Lucia, interpellata, dichiarerà in alcune lettere che la consacrazione del 1984

era stata accettata dal cielo. Sembrerebbe una storia chiusa. Ma il 25 marzo 2022, 38 anni dopo, un Papa farà di nuovo quella consacrazione e stavolta pronuncerà il nome della Russia.

Lourdes, tra scienza e fede

LOURDES E LA CONVERSIONE DEL PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA

Alexis Carrel era nato a Lione nel 1873. Rimasto orfano di padre, a cinque anni, lasciò la città

d’origine per andare a vivere in campagna con la madre. Tornò poi a Lione per gli studi liceali e per

frequentare la Facoltà di Medicina. L’approfondire sempre di più la scienza lo spinse ad abbandonare

le convinzioni religiose ricevute dalla famiglia. Durante gli anni degli studi accademici, negli ambienti

della scienza, si discuteva molto di Lourdes e dei suoi miracoli avvenuti di recente. All’epoca

l’opinione pubblica era divisa in due fazioni: chi non aveva dubbi sulla veridicità delle apparizioni, e

chi – invece – metteva in discussione i racconti della piccola Bernadette. Mosso dal desiderio di

comprendere meglio il “mistero Lourdes”, nel 1903, Carrel volle partire alla volta della cittadina

francese, dopo che un collega gli aveva chiesto il favore di sostituirlo.

Partì su un treno di pellegrini, molti di questi malati: fu proprio durante questo viaggio che Carrel

rimase profondamente colpito dalle condizioni di una donna, affetta da peritonite tubercolare.

Leggiamo come annota l’episodio lo stesso Carrel nel libro in cui racconterà la sua conversione,

Viaggio a Lourdes (1949). Il libro, pubblicato postumo, è scritto in terza persona e il medico diventerà

nel racconto Lerrac, il suo nome scritto al contrario. “C’è anche una giovinetta, Maria Ferrand, presso

la quale mi hanno chiamato forse dieci volte, e che è sull’orlo della morte. Questa disgraziata ha una

peritonite tubercolare all’ultimo stadio. Tutti i suoi parenti sono morti di tubercolosi; la ragazza ha

avuto piaghe tubercolose, caverne polmonari e, dopo qualche mese, una peritonite diagnosticata da un

medico e da Bromilloux, il notissimo chirurgo di Bordeaux. Ora è in uno stato pietoso; ho dovuto già

farle delle iniezioni di caffeina. Temo che mi muoia tra le mani. Se guarisse questa ammalata, sarebbe

veramente un miracolo. Io crederei a tutto e mi farei frate!”.

Durante il soggiorno a Lourdes, il dottor Carrel non perse di vista la giovane donna che nella realtà sichiamava Maria Bailly. Nel racconto, prese il nome appunto di Maria Ferrand. Carrel, su di lei – ormai

– aveva espresso la sua “sentenza” da medico: le rimanevano pochi giorni di vita. Ma, proprio durante

la permanenza a Lourdes, accadde qualcosa di inspiegabile, qualcosa che andava oltre la scienza.

Continuiamo, allora, a leggere il racconto: “Il mio sguardo tornò a Maria Ferrand: mi parve che il suo

viso non avesse più lo stesso aspetto, che i riflessi lividi fossero scomparsi, che fosse meno pallida.

Intanto tendevo tutte le mie facoltà di attenzione su di lei, non guardando più altro che lei… Il viso di

Maria Ferrand continuava a modificarsi, i suoi occhi estasiati erano rivolti verso la Grotta. D’un tratto

mi sentii impallidire: vedevo, verso la cintura, la coperta abbassarsi a poco a poco. Dopo qualche

minuto, la tumefazione del ventre sembrava completamente scomparsa. Il fatto inatteso era talmente

contrario a tutte le mie previsioni, che credevo di sognare”.

Ma il medico ancora non credeva al miracolo e, allora, rimase in silenzio per molti istanti. “Non aveva

più una opinione. Che cosa avrebbe potuto rispondere, quando gli avessero detto che quella guarigione

era un miracolo? Egli era del tutto incapace di dare una spiegazione”. È affascinante come poi continui

il racconto. Una delle pagine più poetiche è sicuramente quella della conversione definitiva. Carrel

vuole rimanere solo, dopo aver visto un tale miracolo.

Cerca di dare spiegazioni logiche a ciò che ha visto, ma non ci riesce. Ed è allora che, salendo i gradini

verso la basilica, il dottore si ferma sulla soglia. “Nello sfavillio di luci e ori si alzava il canto

dell’organo e di mille voci spiegate. Sedette accanto a un contadino, e restò, con la testa fra le mani, a

lungo, immobile, cullato dai cantici della notte, finché dal fondo della sua anima salì questa preghiera:

Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (…) Il Tuo nome è più dolce del

sole del mattino. Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta che si consuma nella ricerca

delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, ancora soffocato, il

più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Te, di amarti come i frati dall’anima candida”.

Il medico si era arreso alla VergineI MIRACOLI DI LOURDES

72 i casi riconosciuti come miracoli dalla Chiesa e ritenuti casi inspiegabili dalla

commissione medica di Lourdes

1. Catherine LATAPIE detta CHOUAT. Il giorno della guarigione, diede alla luce

un futuro sacerdote… Nata nel 1820, residente a Loubajac, vicino a Lourdes. Malattia : Paralisi di

tipo cubitale, da stiramento traumatico del plesso brachiale, da 18 mesi. Guarita il 1° marzo 1858,

a 38 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Nella

notte del 28 febbraio, mossa da un’ispirazione improvvisa, Catherine si alza alle 3 del mattino,

sveglia i suoi bambini e si mette in cammino a piedi per Lourdes. Da 2 anni, il suo ruolo di madre

di famiglia è diventato troppo pesante da portare. Deve assolvere ai suoi compiti come prima

nonostante l’invalidità alla mano destra, conseguenza di una caduta da un albero nell’ ottobre

1856. All’alba del 1° marzo 1858, arriva alla Grotta, s’inginocchia e prega. Poi, molto

semplicemente, bagna la propria mano in questo sottile rivolo d’acqua fangosa che è la sorgente,

portata alla luce da Bernadette solo tre giorni prima, su indicazioni della “Signora”.

Immediatamente le sue dita si raddrizzano e ritrovano la loro scioltezza. Lei può allungarle di

nuovo, fletterle, servirsene con la facilità di prima dell’incidente. Ma deve tornare a casa il giorno

stesso, cosa che ci permette di affermare il giorno della sua guarigione. Infatti, giunta a casa, dà

alla luce il suo terzo figlio, Jean Baptiste, che, nel 1882, diverrà sacerdote.

2. Louis BOURIETTE. Cieco a causa di un’esplosione… Nato nel 1804, residente a

Lourdes… Malattia : Trauma dell’occhio destro avvenuto 20 anni prima, con amaurosi da 2 anni.

Guarito nel marzo 1858, a 54 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862, da Mons. Laurence,

vescovo di Tarbes. È la guarigione che ha maggiormente segnato la storia di Lourdes. Louis era

un operaio cavapietre, che lavorava e viveva a Lourdes. Nel 1858, da oltre due anni soffriva la

perdita completa della vista dell’occhio destro in seguito ad un incidente di lavoro accaduto nel

1839 a causa dell’esplosione di una mina in una cava. Era rimasto ferito all’occhio in modo

irreversibile mentre suo fratello Joseph, presente al momento dell’esplosione, era rimasto ucciso

nelle circostanze atroci che si possono immaginare. Il racconto della guarigione è stato fatto dal

medico di Lourdes Dottor Dozous, primo “esperto medico” di Lourdes, che ha raccolto la

testimonianza di Louis: “Appena Bernadette ha fatto sgorgare dal suolo della Grotta la fonte che

guarisce tanti ammalati, ho voluto farvi ricorso per guarire il mio occhio destro. Quando

quest’acqua è stata a mia disposizione, mi sono messo a pregare e, rivolgendomi alla Madonna

della Grotta, l’ho supplicata umilmente di stare con me mentre lavavo il mio occhio destro con

l’acqua della sua fonte… L’ho lavato e rilavato più volte, nello spazio di poco tempo. Il mio occhiodestro e la mia vista, dopo queste abluzioni sono diventati ciò che sono in questo momento,

eccellenti”.

3. Blaisette CAZENAVE. Imitando Bernadette, ritrova la vita… Nata Blaisette

Soupène nel 1808, residente a Lourdes.Malattia : Chemosi o oftalmia cronica, con ectropion da

anni. Guarita nel marzo 1858, a 50 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons.

Laurence, vescovo di Tarbes. Da molti anni Blaisette soffre di seri guai agli occhi. Questa cittadina

di Lourdes di 50 anni è colpita da un’infezione cronica della congiuntiva e delle palpebre, con

complicazioni tali che la medicina del tempo non può esserle di aiuto.Dichiarata incurabile,

decide un giorno di imitare i gesti di Bernadette alla Grotta: bere l’acqua della sorgente e lavarsi

il viso. La seconda volta, è totalmente guarita! Le palpebre si sono raddrizzate, le escrescenze

carnose sono scomparse. I dolori e l’infiammazione svaniti. Il Professor Vergez, un esperto

medico, ha potuto scrivere, a questo proposito, che “l’effetto sopranaturale era particolarmente

evidente in questa meravigliosa guarigione (…) L’affezione organica delle palpebre era

sorprendente… al ristabilirsi rapido dei tessuti nelle loro condizioni organiche, vitali e normali,

si è aggiunto il raddrizzamento delle palpebre”.

4. Henri BUSQUET. L’adolescente guarito a casa sua da un impacco di acqua

della Sorgente… Nato nel 1842, residente a Nay (Francia). Malattia : Adenite fistolizzata

(sicuramente tubercolare) alla base del collo, da 15 mesi. Guarito verso la fine di aprile 1858, a

16 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Henri ha

16 anni. Non sopporta più le proprie sofferenze. Chiede allora di essere condotto a Lourdes ed i

suoi genitori si rifiutano. Grazie ad una vicina, ottiene dell’acqua della Grotta… Il calvario che vive

è iniziato con una febbre, qualificata tifoidea, ma che segna piuttosto la prima affezione di

tubercolosi. Poi è apparso, postumo, un ascesso al collo che, non curato, ha colpito il torace. Dopo

il suo soggiorno a Cauterets, dove la lesione aumenta, all’inizio del 1858 si forma un’enorme

ulcera che suppura la base del collo, senza nessuna tendenza al miglioramento. Il 28 aprile 1858

alla sera, tutta la famiglia del malato si mette in preghiera ed il giovane riceve un impacco

imbibito dell’acqua della Grotta. Dopo una notte calma, l’ulcera appare cicatrizzata, l’infezione

svanita, gli altri gangli scomparsi. Non verrà mai constatata nessuna recidiva a questa guarigione

immediata.

5. Justin BOUHORT. Che bella storia quella di questa guarigione! Sin dalla sua

nascita, Justin è ammalato e considerato come infermo. A 2 anni, presenta un enorme ritardo

nella crescita e non ha mai camminato. All’inizio di luglio sua madre Croisine, disperata nel

vederlo in punto di morte, decide di andare a pregare con lui alla Grotta, malgrado la proibizione

delle forze dell’ordine! ‘accesso alla Grotta era infatti vietato in quel momento. Appena arrivata,

la sua mamma supplica davanti alla roccia con il bambino tra le braccia, circondata da una folla di

curiosi. Poi decide di bagnare il bimbo moribondo nella vasca che i cavapietre avevano

recentemente costruito. Attorno a lei si levano esclamazioni e proteste, le si vuole impedire di

“uccidere il suo bambino”! Dopo un tempo apparentemente lungo, lo ritrae e torna a casa con

Justin tra le braccia. Il bimbo respira ancora debolmente. Tutti temono il peggio, eccetto la madre

che crede più che mai che “la Vergine lo guarirà”. Il bimbo si addormenta tranquillamente. Nei

giorni successivi, Justin si riprende e cammina! Tutto rientra nell’ordine. La crescita è regolare,

l’età adulta viene raggiunta. Prima della sua morte, sopravvenuta nel 1935, assisterà alla

canonizzazione di Bernadette, l’8 dicembre 1933 a Roma.6. Madeleine RIZAN. Pregava per ottenere una buona morte! Nata nel 1800,

residente a Nay (Francia) Malattia : Emiplegia sinistra da 24 anni. Guarita il 17 ottobre 1858, a 58

anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Madeleine

era costretta a letto da oltre 20 anni, a causa di una paralisi al lato sinistro. I medici avevano

abbandonato da tempo ogni speranza di guarigione e rinunciato ad ogni trattamento. Nel

settembre 1858 riceve l’Estrema Unzione. A partire da quel giorno, prega per “ottenere una

buona morte”. Un mese dopo, sabato 16 ottobre, la morte sembra imminente. Quando,

all’indomani, sua figlia le porta l’acqua di Lourdes, lei ne beve alcune sorsate e si fa lavare il viso e

il corpo. All’istante la malattia svanisce! La pelle riprende il suo aspetto normale ed i muscoli le

loro funzioni! Lei che solo il giorno prima era moribonda si sente rivivere. In seguito condurrà

un’esistenza normale per undici anni. Morirà, senza avere alcuna ricaduta, nel 1869.

7. Marie MOREAU. Guarita dopo una novena di preghiera in famiglia… Nata nel

1841, residente a Tartas, nelle Lande (Francia). Malattia : Riduzione estrema del visus, con lesioni

infiammatorie all’occhio destro, progressiva da 10 mesi. Guarita il 9 novembre 1858, a quasi 17

anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. È la prima

guarigione “lontana”! Marie contrae all’inizio dell’anno 1858, a 16 anni, una malattia

infiammatoria agli occhi. Nonostante i trattamenti proposti, l’evoluzione di questa infezione le

provoca una importante diminuzione della vista, ai limiti della cecità. Suo padre legge su un

giornale della guarigione di Madeleine Rizan e decide di andare a Lourdes per procurarsi l’acqua

della Grotta. L’8 novembre 1858 viene iniziata una novena in famiglia. Alla sera, la giovane donna

si pone sugli occhi una benda imbevuta di acqua di Lourdes. L’indomani, 9 novembre, si toglie la

benda e si rende conto di vederci come prima della malattia. Potrà così riprendere gli studi che

aveva dovuto abbandonare e, in seguito, si sposerà e vivrà ad Aire-sur-Adour.

8. Pierre de RUDDER. Una guarigione avvenuta lontano da Lourdes sulla quale

si scriverà molto ! Nato il 2 luglio 1822, a Jabbeke (Belgio). Malattia : Frattura esposta della gamba

sinistra, con pseudoartrosi. Guarito il 7 aprile 1875, a 52 anni. Miracolo riconosciuto il 25 luglio

1908 da Mons. Gustave Waffelaert, vescovo di Bruges. È la prima guarigione riconosciuta

miracolosa sopraggiunta lontano da Lourdes, senza relazione con l’acqua della Grotta. Nel 1867,

Pierre riporta la frattura di una gamba a causa di una caduta da un albero. Conseguenza: frattura

aperta delle due ossa della gamba sinistra. Lo colpisce una infezione cancerosa che allontana la

minima speranza di consolidamento. L’amputazione consigliata dai medici viene rifiutata più

volte. In capo a qualche anno, totalmente impotenti, desistono dalle cure. E’ quindi in questo

stato che, otto anni dopo il suo incidente, il 7 aprile 1875, decide di fare un pellegrinaggio ad

Oostaker dove, da poco, si trova una riproduzione della Grotta di Lourdes. Partito al mattino

invalido da casa sua, ne ritorna alla sera senza stampelle, senza piaghe. Il consolidamento osseo

si è prodotto in pochi minuti. Una volta superata l’emozione, Pierre de Rudder riprende la sua

vita normale ed attiva. Si reca a Lourdes nel maggio 1881 e muore ventitré anni dopo la sua

guarigione, il 22 marzo 1898. Più tardi, per poter meglio giudicare, sono state riesumate le ossa

delle due gambe, che hanno permesso di manifestare la realtà obiettiva sia della lesione che del

consolidamento, come dimostra il calco in gesso di cui dispone il Bureau Médical.

9. Joachime DEHANT. Le sue carni e i suoi tendini si ricostruiscono… Nata nel

1848 a Velaine/s/Sambre, residente a Gesves (Belgio). Malattia : Ulcera della gamba destra con

cancrena molto estesa. Guarita il 13 settembre 1878, a 29 anni. Miracolo riconosciuto il 25 aprile

1908 da Mons. Thomas Louis Heylen, vescovo di Namur. Joachime ha 29 anni quando arriva aLourdes, il 12 settembre 1878, con una cancrena alla gamba destra. Le lesioni risalgono almeno a

sei anni prima. Il suo stato generale è ormai gravemente compromesso da questa infezione che,

all’epoca, nessuna cura poteva guarire. All’indomani, il giorno 13, si immerge due volte nell’acqua

della Grotta, con la gamba ricoperta da un telo. Dopo la seconda immersione scompare ogni

traccia di ulcera… Le carni ed i tendini sono ricostruiti… la pelle è nuova e rosea. Dopo un altro

bagno, il suo piede riprende una posizione normale. Trent’anni dopo, quando la sua salute è

ancora eccellente, in seguito ad una nuova perizia medica, il vescovo di Namur proclama questa

guarigione miracolosa

10. Elisa SEISSON. Un cuore nuovo… Nata nel 1855, residente a Rognonas

(Francia). Malattia : Ipertrofia cardiaca, edemi arti inferiori. Guarita il 29 agosto 1882, a 27 anni.

Miracolo riconosciuto il 12 luglio 1912 da Mons. François Bonnefoy, arcivescovo di Aix, Arles e

Embrun. A 21 anni, nel 1876, Elisa si ammala. Per sei anni viene curata per una bronchite cronica

e per una malattia organica del cuore. Elisa non risponde alle terapie e viene considerata

incurabile. Come ultima risorsa si reca a Lourdes alla fine di agosto 1882. Viene portata alle

piscine nel primo giorno del pellegrinaggio e, all’uscita, gli edemi sulle gambe sono scomparsi!

Dopo una notte tranquilla si sveglia con la sensazione di essere completamente guarita. Questa

impressione è certificata al suo ritorno dal medico curante. La sua buona salute persisterà per i

trent’anni che seguiranno prima che questa guarigione venga ufficialmente considerata come

miracolosa, nel 1912, dal suo vescovo.

11. Suor EUGENIA nata Marie MABILLE. Potrà seguire di nuovo la regola della

sua comunità… Nata nel 1855, residente a Bernay (Francia). Malattia : Ascesso del piccolo bacino

con fistola vescicale e colica. Flebite bilaterale. Guarita il 21 agosto 1883, a 28 anni. Miracolo

riconosciuto il 30 agosto 1908 da Mons. Philippe Meunier, vescovo di Evreux. Nel 1877, all’età di

22 anni, Marie comincia a soffrire di una appendicite che degenera in peritonite. Nel 1880, il

celebre Prof. Péan, di Parigi, la giudica inadatta a sopportare un intervento chirurgico. Tra il 1880

ed il 1883, lo stato generale dell’ammalata non fa che peggiorare, le cure sembrano non avere

effetto. Parte il 17 agosto 1883 e giunge a Lourdes il 21. Al suo arrivo, si fa condurre alla Grotta

dove fa la Comunione: avverte allora come un sollievo. Nel pomeriggio si sente improvvisamente

guarita… Esce da sola dal bagno alle piscine. A partire da questo istante tutti i segni della malattia

scompaiono. Cammina e mangia. Va tutto bene! Al suo ritorno nella comunità riprende il lavoro,

segue nuovamente la regola della vita delle suore, cosa che non faceva più da tanto tempo!

Nessun cambiamento di questo fiorente stato di salute si verifica durante i 24 anni che hanno

separato la guarigione dal suo riconoscimento miracoloso.

12. Suor JULIENNE. Una guarigione che non cadrà nell’oblio… Nata Aline Bruyère,

nel 1864 nel villaggio della Roque, vicino a Sarlat (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare

cavitaria. Guarita il 1° settembre 1889, a 25 anni. Miracolo riconosciuto il 7 marzo 1912 da Mons.

Albert Negre, vescovo di Tulle. I medici sono lapidari, le hanno comunicato la diagnosi: è colpita

da una tubercolosi polmonare grave ed incurabile. Con la stessa immediatezza riceve

la guarigione nelle piscine di Lourdes. Siamo nel settembre 1889. L’inchiesta viene istruita dai

dottori Dunot de Saint Maclou e Boissaire. Non trovano nessuna spiegazione medica alla

guarigione di questa giovane suora di 25 anni. Vent’anni dopo, nella diocesi di Tulle, di cui è

originaria, la sua storia esce dall’oblio! Mons. Nègre, vescovo del luogo, decide di costituire una

commissione per riaprire l’esame del caso. Il nuovo collegio di medici che interroga ed esamina

l’interessata arriva alle stesse conclusioni tratte in sede della prima indagine avvenuta vent’anniprima. Dopo aver esaminato il “caso” secondo i criteri della Chiesa, il vescovo deve arrendersi

all’evidenza: questa guarigione “è sopraggiunta al di fuori dell’ordine generale della natura… ed

è miracolosa”.

13. Suor JOSÉPHINE MARIE. Venuta per obbedienza, riparte guarita… Nata ANNE

JOURDAIN, il 5 agosto 1854 a Havre, residente a Goincourt (Francia). Malattia : Tubercolosi

polmonare. Guarita il 21 agosto 1890, a 36 anni. Miracolo riconosciuto il 10 ottobre 1908 da

Mons. Marie Jean Douais, vescovo di Beauvais. In seno alla famiglia Jourdain, la tubercolosi ha

fatto strage: Anne ha perduto due sorelle ed un fratello. Ammalata da tempo, nel mese di luglio

1890 è ormai moribonda. Per obbedienza compie un pellegrinaggio a Lourdes, anche se il viaggio

le viene sconsigliato dal suo medico. Il tragitto, compiuto con il Pellegrinaggio Nazionale è

disturbato da malori. Arriva il 20 agosto e subito si immerge nell’acqua di Lourdes alle piscine.

Solo il giorno dopo, 21 agosto, dopo una seconda e terza immersione, si sente infinitamente

meglio. Subito annuncia la propria guarigione. Il medico che si era opposto alla sua partenza, la

rivede alcuni giorni dopo, al suo ritorno nella comunità, e non rileva più alcun sintomo della

malattia che risulta scomparsa. Suor Joséphine Marie può riprendere allora una vita attiva

all’interno della comunità. La sua guarigione sarà riconosciuta miracolosa 18 anni dopo.

14. Amélie CHAGNON (Religiosa del Sacro Cuore dal 25-09-1894). Sapendo

che si reca a Lourdes, il medico rimanda l’operazione… Nata il 17 settembre 1874, a Poitiers.

Malattia : Osteo-artrite tubercolare al ginocchio e al piede (secondo metatarso). Guarita il 21

agosto 1891, a quasi 17 anni, diventerà religiosa del Sacro Cuore vicino a Tornai (Belgio).

Miracolo riconosciuto l’8 settembre 1910 da Mons. Charles G. Walravens, vescovo di Tournai.

Amélie ha 13 anni quando comincia a soffrire ad un ginocchio. A questa età, i dolori sono spesso

attribuiti alla crescita, ma Amélie soffre troppo. Si tratta infatti di tubercolosi, che subito si

estende al piede. Nell’agosto 1891 annuncia ad uno dei suoi medici l’intenzione di partire in

pellegrinaggio per Lourdes. Questi accetta di rimandare l’intervento chirurgico previsto. Al suo

ritorno, Amélie non ha più bisogno di cure, ed ancor meno di operazioni. La sua affezione è

guarita, senza postumi. Si sente libera e rivive. Ogni movimento che prima le procurava dolori ora

è una vittoria sulla sofferenza.

15. Clémentine TROUVÉ (Suor Agnès-Marie). Un giorno di festa per

Lourdes! Nata nel 1878, a Azay le Boulé (Francia). Malattia : Osteo-periostite del piede destro

fistolizzata. Guarita il 21 agosto 1891, a 14 anni, diventerà Suor Agnès Marie. Miracolo

riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Amette, arcivescovo di Parigi. Il 21 agosto 1891 resterà

negli annali di Lourdes come un giorno felice: avvengono infatti due guarigioni, quella di Amélie

Chagnon e quella di Clémentine Trouvé. La malattia e le lesioni sono praticamente le stesse:

osteoporosi tubercolare del calcagno destro. Il medico che aveva scritto il certificato per la

partenza di Clémentine, l’11 giugno 1891, riteneva che per questa malattia fosse necessaria al più

presto un’operazione radicale… oppure un trattamento di lungo periodo. Lo stesso medico che la

rivedrà dopo la sua guarigione, avvenuta alle piscine il 21 agosto, certificherà “che presenta

solamente segni cicatriziali” della sua malattia precedente, dalla quale “è attualmente guarita”.

Più tardi, diventerà Piccola Suora dell’Assunzione, con il nome di Suor Agnès Marie. Clémentine è

menzionata nel “Lourdes” di Zola con il nome di Sophie Couteau.

16. Marie LEBRANCHU (Signora Wuiplier). Nata nel 1857, residente a Parigi

(Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare (Espettorato positivoper il Bacillo di Koch). Guarita il

20 agosto 1892, a 35 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Amette, arcivescovodi Parigi. Le guarigioni di Marie Lebranchu e di Marie Lemarchand vengono spesso associate,

perché queste due ammalate, giunte entrambe a Lourdes da Parigi con il Pellegrinaggio

Nazionale, sono guarite con un giorno di intervallo rispettivamente il 20 e 21 agosto 1892.

Inoltre, entrambe erano affette da tubercolosi polmonare grave da anni ed erano arrivate

all’ultimo stadio della malattia. La prima non pesava che 24 chili quando è uscita dalle piscine…

guarita. La seconda aveva piaghe ulcerose sul viso. Entrambe hanno avuto l’occasione di

incontrare lo scrittore Emile Zola, venuto a Lourdes per preparare un libro. Nel suo libro

“Lourdes”, il romanziere, dopo aver dipinto la sorte poco invidiabile di Marie Lebranchu con lo

pseudonimo di Grivotte, la fa morire nel treno del ritorno, mentre ha vissuto in perfetta salute

fino al 1920! Quanto a Marie Lemarchand, chiamata Elise Roquet sotto la penna di Zola, ebbe

avuto otto figli e morì molti anni dopo il riconoscimento della sua miracolosa guarigione.

17. Marie LEMARCHAND (Mrs Authier). Nata nel 1874, a Caen (Francia).

Malattia : Tubercolosi polmonare con ulcere al volto e alla gamba. Guarita il 21 agosto 1892, a 18

anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons Amette, arcivescovo di Parigi.

18. Elisa LESAGE. Nata nel 1874, a Bucquoi (Francia). Malattia : Osteo-artrite

tubercolare del ginocchio. Guarita il 21 agosto 1892, a 18 anni. Miracolo riconosciuto il 4 febbraio

1908 da Mons. Alfred Williez, vescovo di Arras. Anche in questo caso si tratta di una infezione

tubercolosa del ginocchio destro, un “tumore bianco”, così frequente allora presso gli adolescenti.

La guarigione inattesa è arrivata dopo un bagno, il 21 agosto 1892. Il giorno stesso il Bureau delle

Constatazioni Mediche ha confermato la guarigione “senza alcun postumo o anchilosi”. Nel corso

del Pellegrinaggio Nazionale del 1893 e del 1894, questa giovane donna è stata riesaminata.

Sedici anni dopo, non essendosi manifestata nessuna ricaduta, il suo vescovo la ha dichiarata

miracolata. Le guarigioni gemelle, segno di contraddizione

19. Sr MARIE DE LA PRÉSENTATION (Sylvie Delporte). Inizia a sentirsi meglio

sul treno all’andata… Nata il 15 febbraio 1846, residente a Lille (Francia) come Suora

Francescana della propaganda della Fede. Malattia : Gastroenterite cronica tubercolare. Guarita

il 29 agosto 1892, a 46 anni. Miracolo riconosciuto il 15 agosto 1908 da Mons. François

Delamaire, Coadiutore di Cambrai. Suor Marie vuole assolutamente recarsi a Lourdes. I congiunti

ed il medico curante si sentono talmente impotenti davanti al suo caso, che non tentano

nemmeno di dissuaderla. Ciò che l’aspetta sono due giorni faticosi, quanto occorre per

raggiungere Lourdes dalla sua regione del nord. Ma cosa sono due giorni rispetto a dodici anni di

sofferenza con questa “gastroenterite cronica tubercolosa” che le cure non riescono più ad

arginare? Già sul treno sopraggiunge qualche miglioramento, cosa che le permette di alimentarsi

un po’ . A Lourdes, nella chiesa del Rosario, mentre prega, avverte dolori allo stomaco come non

aveva mai sentiti, per l’ultima volta. E poi, sopravviene una guarigione completa.

20. Padre CIRETTE. Un fortissimo desiderio di andare alla Grotta… Nato a Poses

(Eure), il 15 marzo 1847, residente a Baumontel (Francia). Malattia : Sclerosi spinale antero-

laterale. Guarita il 31 agosto 1893, a 46 anni. Miracolo riconosciuto l’11 febbraio 1907 da Mons.

Philippe Meunier, vescovo di Evreux. Dopo una brutta influenza, nel mese di gennaio 1892, il

parroco di una parrocchia della diocesi di Evreux viene colpito da manifestazioni nervose e da

confusione mentale. I parrocchiani non sanno cosa fare. Non è più nemmeno capace di

camminare normalmente. Ha perso l’ autonomia, la parola, la memoria. Cosciente del suo stato, il

morale è a terra e le cure prescritte sono inefficaci. Nell’agosto 1893 egli decide di andare a

Lourdes. Sfortunatamente, la sua diocesi non organizza pellegrinaggi in quell’anno. Vi si recheràallora con la diocesi di Rouen. Arrivato il 29 agosto, si presenta alle piscine solo due giorni dopo.

Egli dice: “per non prendere il posto di un altro ammalato che potrebbe ottenervi la guarigione”.

Sull’istante non avverte nessuna sensazione particolare, ma più tardi, dopo il pranzo di

mezzogiorno, sente un violento desiderio di recarsi alla Grotta. Parte in quella direzione e presto

si rende conto di non aver più bisogno delle stampelle. È guarito… in modo completo…

repentino… inatteso. Ritornato a casa, si può immaginare l’effetto prodotto sui suoi familiari e sui

suoi parrocchiani! Può riprendere tutte le attività e la sua funzione di parroco della parrocchia di

Beaumontel.

21. Aurélie HUPRELLE. All’età in cui si fanno progetti, lei si dispera… Nata nel

1869, residente a Saint Martin le Noeud (Francia). Malattia : Tisi polmonare acuta. Guarita il 21

agosto 1895, a 26 anni. Miracolo riconosciuto il 1° maggio 1908 da Mons. Marie Jean Douais,

Vescovo di Beauvais. Aurélie è presa da una grande disperazione. Nell’età in cui gli altri hanno la

testa piena di progetti, questa giovane donna di 26 anni non ha più niente da sperare nella

medicina. Manifestamente colpita da mesi dalla tubercolosi polmonare, decide di partire per

Lourdes con il Pellegrinaggio Nazionale, contro il parere del suo medico. Il viaggio è

effettivamente molto faticoso, al punto che al suo arrivo a Lourdes, il 21 agosto 1895, è

completamente sfinita. Dopo essere scesa dal treno, viene trasportata alle piscine per esservi

bagnata. E subito sente un grande sollievo! Immediatamente, si sente radicalmente guarita.

Riprende gusto alla vita. I medici presenti a Lourdes quel giorno si riuniscono al Bureau delle

Constatazioni Mediche dove Aurélie viene accompagnata per due volte. Questi non possono che

confermare la sua guarigione. Di ritorno a casa, il suo medico curante, scriverà del suo sconcerto

per “questa guarigione completa ed immediata”. Tredici anni dopo Aurélie è una giovane donna

in piena forma, anche se la sua guarigione è oggetto di una contro inchiesta medica in occasione

di una campagna denigratoria condotta da alcuni medici che sostengono che la malattia di Aurélie

fosse puramente nervosa. In occasione del Cinquantesimo Anniversario delle Apparizioni della

Madonna di Lourdes, su richiesta del vescovo di Beauvais, viene nuovamente interrogata ed

esaminata. Le due inchieste sono arrivate alla medesima conclusione: si trattava di una

tubercolosi, guarita in modo repentino, certo e durevole. Il vescovo la dichiara allora miracolata.

22. Esther BRACHMANN. “Tiratemi fuori da questo mortorio!” Nata a Parigi, nel

1881 (Francia). Malattia : Peritonite tubercolare. Guarita a Lourdes il 21 agosto 1896, a 15 anni.

Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Léon Amette, arcivescovo di Parigi. Esther non

conduce più una vita da adolescente. A 15 anni, ha l’impressione che l’ospedale di Villepinte sia

un autentico mortorio. Questa impressione non è lontano dall’essere condivisa dalla dozzina di

compagne, anch’esse tubercolose, che compiono, come lei, questo pellegrinaggio dell’ultima

opportunità. Siamo nell’agosto del 1896. Il 21 agosto mattina, gli hospitalier di Notre Dame de

Salut, fedeli servitori degli ammalati del Pellegrinaggio Nazionale, la fanno scendere dal treno e la

trasportano alla Grotta e, da là, alle piscine. Ne esce con la certezza di essere guarita. I dolori sono

cessati… Il gonfiore del suo ventre scomparso. Può camminare… ha fame. Ma una domanda la

rode: “Perché io?”. Nel pomeriggio, segue come una persona sana le attività del pellegrinaggio.

Due giorni dopo, viene accompagnata al Bureau delle Constatazioni Mediche dove i medici, in

seguito ad un attento esame, confermano la guarigione. Di ritorno a Villepinte, i medici curanti

rimangono di stucco, sbalorditi, sconcertati. Tengono Esther in osservazione per un anno! Solo

nel 1897, di ritorno dal pellegrinaggio di ringraziamento, si degnano di redigere un certificato

dove lei viene riconosciuta “guarita dal suo ritorno da Lourdes, nel 1896”. Nel 1908, vieneesaminata nuovamente ed in perfetta salute, in occasione dell’inchiesta aperta dall’arcivescovo di

Parigi, Mons. Leon Amette, in vista del riconoscimento di questa guarigione così come di quelle di

Clementine Trouvé e di Marie Lesage e Lemarchand, le involontarie eroine di un “romanzo” di

Zola!

23. Jeanne TULASNE. Tutto il pellegrinaggio ha pregato per la sua

guarigione… Nata l’8 settembre 1877, a Tours (Francia). Malattia : Morbo di Pott lombare con

piede deforme neuropatico. Guarita l’8 settembre 1897, a 20 anni. Miracolo riconosciuto il 27

ottobre 1907 da Mons. René François Renou, arcivescovo di Tours. Distruzione tubercolosa di

due o tre vertebre (male di Pott), ascesso all’osso della coscia destra, atrofia muscolare e piede

varo… Che quadro! Jeanne, ancora quasi adolescente, si sente assalita. Da quando la malattia ha

colpito la colonna vertebrale, il morale è veramente a terra. Da corretto professionista, il suo

medico curante, il 7 agosto 1897, mette nero su bianco sulle sue condizioni disperate. All’inizio di

settembre Jeanne arriva a Lourdes in condizioni talmente gravi che viene posta su di una lettiga

di vimini per alleviarle il dolore! Tutto il pellegrinaggio spera nella sua guarigione. L’8 settembre,

giorno del suo 20° compleanno, partecipa alla processione del Santissimo Sacramento e proprio il

suo vescovo che porta l’ostensorio. Questi la benedice una prima volta passandole davanti, poi

ritorna sui suoi passi e la benedice una seconda volta. In quel preciso momento, lei si sente

guarita… Esaminata al Bureau delle Constatazioni Mediche il giorno successivo ed anche l’anno

seguente, i medici rilevano la persistenza di questa guarigione completa, improvvisa e duratura

del suo male. Il miracolo sarà riconosciuto dall’arcivescovo dieci anni più tardi.

24. Clémentine MALOT. E all’indomani del bagno, più niente… Nata a

Granvilliers, il 22 novembre 1872, residente a Gaudechard (Francia). Malattia : Tubercolosi

polmonare con emoftoe. Guarita il 21 agosto 1898, a 25 anni. Miracolo riconosciuto il 1°

novembre 1908 da Mons. Marie Jean Douais, vescovo di Beauvais. È la disperazione che spinge

Clémentine ad intraprendere il viaggio a Lourdes. Da cinque anni, ormai, assiste alla progressione

di questa sinistra malattia: la tubercolosi. A 20 anni inizia a sputare sangue. Per cinque anni le

sue condizioni si aggravano progressivamente ed inesorabilmente. Come altri, decide come

ultima risorsa di venire a Lourdes. Dal suo arrivo con il Pellegrinaggio Nazionale del 1898, dopo

un viaggio estenuante, viene condotta alle piscine. Ma è solo dopo il bagno dell’indomani che

avverte un netto miglioramento del suo stato fisico. Viene esaminata al Bureau delle

Constatazioni Mediche il 21 e 22 agosto 1898 e ancora il 21 agosto 1899. La sua guarigione viene

considerata come certa. Dieci anni dopo una nuova inchiesta giungerà alle stesse conclusioni.

25. Rose FRANÇOIS. Proprio prima dell’amputazione! Nata Rose LABREUVOIES,

nel 1863, a Parigi (Francia). Malattia : Flemmone fistolizzato al braccio destro con enorme

edema. Guarita il 20 agosto 1899, a 36 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Jean

Amette, Arcivescovo di Parigi. Rose arriva a Lourdes nel 1899, dopo aver subito cinque

operazioni chirurgiche. Per cinque volte i medici hanno tentato di toglierle l’infezione al braccio

destro, ma invano. Viene quindi presa in considerazione l’amputazione… Tra il 20 e il 22 agosto

1899 sopraggiunge un miglioramento incredibile: l’edema scompare, le fistole si chiudono. non

resta più nessun dolore né rigidità. Al suo ritorno a Parigi, l’anziana ammalata si affretta a farsi

esaminare di nuovo dopo aver ripreso la normale attività della mano destra. La sua guarigione,

completa ed imprevedibile, è reale e persisterà.

26. Padre SALVADOR. Racconta per obbedienza… Frate Cappuccino, nato nel

1862 a Rotelle, residente a Dinard (Francia). Malattia : Peritonite tubercolare. Guarito il 25giugno 1900, a 39 anni. Miracolo riconosciuto il 1° luglio 1908 da Mons. A. Dubourg, arcivescovo

di Rennes. La cronologia medica di Padre Salvador è tristemente classica: la tubercolosi ha

colpito i polmoni nel 1898; due anni dopo, nel gennaio 1900, si manifesta una peritonite

tubercolosa. Alla vigilia della sua partenza per Lourdes, i medici lo ritengono incurabile,

condannato e si oppongono anche alla sua partenza. Arrivato a Lourdes il 25 giugno 1900 si fa

immediatamente condurre alle piscine. Alcuni istanti dopo, la grande sorpresa: è trasformato e

come ringiovanito. In pratica è irriconoscibile. La guarigione è avvenuta al di là di ogni dubbio sia

per lui che per i presenti. La sera stessa, ritrova un solido appetito poi si addormenta con i pugni

chiusi. Questo non gli era più stato possibile da tanto tempo… L’indomani, 26 giugno, i suoi

accompagnatori lo spingono a far sapere quello che gli è accaduto. Egli accetta, per obbedienza,

di sottomettersi agli esami dei medici del Bureau delle Constatazioni Mediche. Nessun segno

della sua terribile malattia è più visibile e non riapparirà mai più.

27. Suor MAXIMILIEN (Nun of l’Espérance). Il suo tumore al fegato è

scomparso… Nata nel 1858, residente al convento delle Suore della Speranza, a Marsiglia

(Francia) Malattia : Cisti idatidea del fegato, flebite arto inferiore sinistro. Guarita il 20 maggio

1901, a 43 anni. Miracolo riconosciuto il 5 febbraio 1908 dal cardinale Paulin Andrieu, vescovo di

Marsiglia. Siamo al 21 maggio 1901. E’ giunta a Lourdes il giorno prima, nell’anonimato più

completo, una religiosa di 43 anni colpita da un tumore al fegato. Oggi, suor Maximilien osa

presentarsi al Bureau delle Constatazioni Mediche, davanti ad una platea di medici che la

scrutano, la giudicano. La religiosa racconta la storia incredibile della sua malattia, la cui

evoluzione si è bruscamente interrotta il giorno prima. A 43 anni, ammalata da 15 anni, costretta

sempre a letto da 5 anni, era considerata incurabile. Inoltre, il suo stato di salute era stato

complicato da una flebite alla gamba sinistra. Al convento delle suore della Speranza di Marsiglia

tutti sapevano che la medicina non dava nessuna speranza. Con questa prospettiva di una morte

prossima è giunta a Lourdes il 20 maggio 1901. Appena arrivata si è fatta condurre alle piscine.

Qualche minuto più tardi ne è uscita sulle proprie gambe e guarita! Il gonfiore del suo addome e

della sua gamba erano completamente scomparsi!

28. Marie SAVOYE. Passa il Santissimo Sacramento, la sua piaga si richiude… Nata

nel 1877, residente a Caveau Cambresis (Francia). Malattia : Vizio mitralico reumatico

scompensato. Guarita il 20 settembre 1901, a 24 anni. Miracolo riconosciuto il 15 agosto 1908 da

Mons. François Delamaire, Coadiutore di Cambrai. Lei è là, sul sagrato del Rosario, in uno stato

fisico miserando, scheletrica, debole esanime… Ma cosa può aspettare da questa benedizione del

Santissimo Sacramento? Da quattro anni soffre delle conseguenze di un reumatismo infettivo; da

tredici mesi, una malattia al cuore ha aggravato la sua condizione fisica già compromessa. La

malattia, la privazione quasi totale di cibo e le lacerazioni e le espettorazioni di sangue la

provano oltre misura. E’ così debole che gli hospitalier di Lourdes non hanno nemmeno osato

immergerla nella piscina. Il 20 settembre 1901, sotto la benedizione del Santissimo Sacramento,

guarisce di una piaga alla schiena. Ritornata ad una vita normale, Maria Savoye renderà agli altri

le cure e l’attenzione che ha ricevuto durante la sua lunga malattia.

29. Johanna BÉZENAC. Sfigurata, ritrova all’improvviso il suo vero volto… Nata

Dubos, nel 1876, residente a Saint Laurent des Bâtons (Francia). Malattia : Cachessia da causa

sconosciuta, impetigine alle palpebre e alla fronte. Guarita l’8 agosto 1904, a 28 anni. Miracolo

riconosciuto il 2 luglio 1908 da Mons. Henri J. Bougoin, vescovo di Perigueux. Negli ultimi mesi,

Johanna non osa più mostrarsi. Un’infezione alla pelle le corrode il viso ogni giorno di più. Maquesta malattia che la prende ormai fino alla radice dei capelli non è che la manifestazione più

evidente… Tutto era cominciato, infatti, nella gioia: la nascita di un bambino. Ma in seguito ad un

lungo ed estenuante periodo di allattamento, Johanna viene colpita, nel marzo 1901, da una

polmonite grave che maschera in effetti l’apparizione della tubercolosi. Le cure si rivelano

inefficaci. In seguito, la situazione si aggrava ancora, in particolare per questa infezione della

pelle che la colpisce nella sua dignità di donna. Venuta a Lourdes con il pellegrinaggio diocesano,

ne riparte apparentemente guarita. Il Bureau delle Constatazioni Mediche dispone, a proposito di

questa guarigione, un breve racconto. Pare che Johanna sia guarita in due giornate, l’8 e il 9

agosto 1904 e che questa guarigione sia legata all’acqua della sorgente, utilizzata sia per il bagno

che come lozione. Il 4 ottobre 1904, ovvero 2 mesi dopo il suo pellegrinaggio, il medico curante

constata, in seguito ad un esame scrupoloso, “la guarigione assoluta dello stato generale e di

quello locale”.

30. Suor SAINT HILAIRE (Lucie Jupin). Solo un po’ di pelle sulle ossa… Nata

Lucie Jupin nel 1865 Superiora del Convento di Peyreleau (Congregazione di St. Joseph de

Clervaux) (Francia). Malattia : Neoplasia addominale. Guarita il 20 agosto 1904, a 39 anni.

Miracolo riconosciuto il 10 maggio da Mons. Charles de Ligonnes, vescovo di Rodez. Quando Suor

Saint Hilaire giunge a Lourdes, nell’agosto 1904, le è rimasta solo un po’ di pelle sulle ossa. La

superiora del convento non è che l’ombra di se stessa. I suoi problemi sono iniziati con una

semplice gastroenterite nell’ agosto 1903. Di settimana in settimana, la sua salute peggiora, come

se la malattia fosse ribelle ai trattamenti. Sei mesi dopo, compare un tumore al fianco destro. In

qualche mese l’aggravamento dello stato generale continua, con perdita di peso fino a 42 Kg. Nell’

agosto 1904 arriva a Lourdes in queste condizioni, con il Pellegrinaggio Nazionale. Fin dai primi

bagni nell’acqua della Grotta, lei si sente rinvigorita… ritrova l’appetito. È come su una nuvola.

Ha, tuttavia, bisogno di alcune ore per realizzare concretamente di essere guarita e dichiararlo al

Bureau delle Constatazioni Mediche. Al suo ritorno presso la comunità riprende “una vita di

lavoro e di fatica”. In segno di riconoscimento, tornerà spesso a Lourdes, con il pellegrinaggio di

Rodez.

31. Suor SAINTE BÉATRIX (Rosalie Vildier). Guarita due volte! Nata Rosalie

Vildier nel 1862, residente a Evreux (Francia). Malattia : Laringo-bronchite,

probabilmentetubercolare. Guarita il 31 agosto 1904, a 42 anni. Miracolo riconosciuto il 25

marzo 1908 da Mons. Philippe Meunier, vescovo di Evreux. Tra i 32 e i 42 anni, Rosalie ha perso

la salute. Indebolimento generale, perdita della voce, espettorazione sanguinante e purulenta,

cachessia… Per i medici che l’assistono, è la firma di una malattia che, a quel tempo, faceva delle

stragi: la tubercolosi. La mattina dell’arrivo del pellegrinaggio diocesano di Evreux, si sente

trasformata dopo un bagno alle piscine. Sottoposta ad esame due giorni dopo, al Bureau delle

Costatazioni Mediche, i medici devono riconoscere che non presenta più nulla di anormale, né

alla laringe, né “al petto”. L’anno seguente, nel 1905, ritorna per ringraziare la Vergine Maria… e

guarisce per la seconda volta, ancora alle piscine. Scompaiono i disturbi alla vista di cui soffriva

da 15 anni!32. Marie-Thérèse NOBLET. Missionaria in Papuasia… Nata

nel 1889, residente a Avenay (Francia). Malattia : Spondilite dorso-lombare. Guarita il 31 agosto

1905, a 15 anni. Miracolo riconosciuto l’11 febbraio 1908 dal cardinale Luçon, arcivescovo di

Reims. Questa ragazza ha un destino straordinario: a più riprese, nella sua infanzia, è colpita da

gravi malattie… nell’ agosto 1904, a 14 anni, le viene diagnosticata la malattia di Pott, vale a dire

la tubercolosi della colonna vertebrale. Arrivata a Lourdes un anno dopo, guarisce nel momento

in cui entra nell’Ospedale Notre Dame dei Dolori, di ritorno dalla processione del Santissimo

Sacramento. Non vi è più nessuna traccia della malattia. In seguito, vivrà un’esperienza mistica

paragonabile a quella del Curato d’Ars. Dopo molte altre delusioni fisiche, diviene religiosa nel

1921, sotto la guida di Mons. de Boismenu, arcivescovo della Papuasia, fondatore del primo

ordine di religiose autoctone, le Ancelle del Signore. Malgrado le condizioni di vita ed il clima

difficili, Marie Thérèse in Papuasia compie meraviglie presso quella popolazione, alla quale si

dedicherà fino al limite delle sue forze.

33. Cécile DOUVILLE de FRANSSU. Testimone della fede

fino a 106 anni… Nata il 26 dicembre 1885 a Tornai (Belgio). Malattia : Peritonite tubercolare.

Guarita il 21 settembre 1905, a 19 anni. Miracolo riconosciuto l’8 dicembre 1909 da Mons.

Charles Gibier, vescovo di Versailles. Il 26 dicembre 1990, guardando questa donna che

festeggia… 105 anni in famiglia, chi potrebbe immaginare che, all’età di 20 anni, la sua speranza

di vita non andava oltre qualche mese, qualche anno al massimo! I familiari che la circondavano

quel giorno vivono insieme a lei il suo ultimo compleanno. Non lo sanno naturalmente, ma

ciascuno è cosciente del destino straordinario di questa vecchia signora amata ed affettuosa.

Ricordi, ricordi… alcuni dei quali dolorosi. Un continuo supplizio dall’età di 14 anni le uccide

lentamente il morale. La malattia le ha sciupato l’infanzia e potrebbe anche impedirle di divenire

adulta: ha infatti un tumore bianco del ginocchio, vale a dire la tubercolosi. Dopo quattro o cinque

anni di cure attente, senza successo apparente, viene deciso, nel giugno 1904, di tentare

un intervento. Quasi nello stesso momento si manifesta una peritonite tubercolosa. I mesi

passano, il suo stato peggiora. “Voglio andare a Lourdes!”. Quando esprime questo desiderio, nel

maggio 1905, Cécile è quasi senza forze, si sente consumata dall’interno dai dolori e dalla febbre.

Davanti ai pochi risultati e malgrado la precarietà del suo stato generale, il viaggio viene

realizzato nel mese di settembre, non senza preoccupazione. A Lourdes, il 21 settembre 1905,

con infinite precauzioni, viene condotta alle piscine, dalle quali esce guarita… e per molto tempo!34. Antonia MOULIN. La speranza legata al corpo… Nata il 13

aprile 1877 a Vienna (Francia). Malattia : Osteite fistolizzata femore destro con artrite al

ginocchio. Guarita il 10 agosto 1907, a 30 anni. Miracolo riconosciuto il 6 novembre 1911 da

Mons. Paul E. Henry, vescovo di Grenoble. Dopo cinque giorni trascorsi a Lourdes nel 1905,

Antonia riparte per tornare a casa senza alcun miglioramento del suo stato di salute.

Interiormente, vive quella sorta di dubbio e frustrazione che provano tanti ammalati non guariti.

Cosa posso sperare adesso, dopo Lourdes? Ma, nel profondo del suo animo, la speranza non è

morta… Il suo calvario è iniziato nel febbraio 1905. Alla svolta di una malattia benigna,

sopravviene un ascesso alla gamba destra, sufficientemente grave da obbligarla a restare sei mesi

all’ospedale. La sua vita diviene allora un andirivieni incessante tra la casa e l’ospedale. Il suo

stato generale peggiora irrimediabilmente. Nell’ agosto 1907 parte nuovamente per Lourdes, due

anni dopo la sua prima esperienza. Vi arriva come ammalata incurabile… ma con grande

speranza. Due giorni dopo il suo arrivo, il 10 agosto, viene condotta ancora una volta alle piscine.

Al momento di fasciarla di nuovo ci si rende conto che la sua piaga è cicatrizzata, la sua gamba è

come “nuova”! Al suo ritorno al “paese”, provoca lo stupore di tutti, in particolare del suo medico.

35. Marie BOREL. La sera, il bendaggio è pulito ed asciutto…

Nata il 14 novembre 1879, residente a Mende (Francia). Malattia : Sei fistole pio-stercoracee, in

regione lombare e addominale. Guarita il 21-22 agosto 1907, a 27 anni. Miracolo riconosciuto il 4

giugno 1911 da Jacques Gely, Vescovo di Mende. Quando può Marie sente il dovere di mettersi al

servizio degli ammalati a Lourdes. Prega anche molto per loro. Bisogna dire che ha una buona

ragione, e non delle più piccole: la sua guarigione immediata e definitiva. Chi l’ha conosciuta

prima del 21 agosto 1919, sa qual è il segreto del fervore e dell’abnegazione di Marie Borel. Dopo

molte crisi di appendicite acuta, viene operata nel 1903. In capo a qualche mese, nel 1904, sopra

alla cicatrice si manifesta un ascesso che i medici tentano di curare e chiudere. Dal 1905

compaiono altri ascessi ancora più gravi. Si reca a Lourdes a partire dal 17 agosto 1907, con ilPellegrinaggio Nazionale. Il 21 agosto mattina, il suo bendaggio viene rifatto. Alla sera, il

bendaggio è asciutto e pulito: le lesioni si sono cicatrizzate. L’indomani, viene constatata,

all’uscita dal bagno alle piscine, la stessa guarigione per altre due piaghe.

36. Virginie HAUDEBOURG. 50 anni dopo, il grazie a Maria. Nata nel 1886 a Lons

le Saunier (Francia). Malattia : Cistite tubercolare, nefrite. Guarita il 17 maggio 1908, a 22 anni.

Miracolo riconosciuto il 25 novembre 1912 da Mons. François A. Mallet, vescovo di Saint Claude.

L’anno 1958, per il centenario delle apparizioni di Maria alla Grotta, Virginie ha assolutamente

voluto fare un pellegrinaggio a Lourdes. Qui, cinquant’anni prima, è rinata: aveva 22 anni. La sua

vita di orfana ammalata era improvvisamente cambiata quando il laboratorio, nel luglio 1904,

fece pervenire i risultati delle analisi, accolti con freddezza dal suo medico. Egli deve annunciare

la terribile notizia: la malattia è incurabile e fatale… ma la sua evoluzione potrebbe essere lunga.

L’essenziale viene detto. Virginie ascolta quasi distrattamente il nome del male che l’ha colpita:

infezione urinaria con nefrite e cistite, di natura tubercolosa. Nel maggio 1906, fa un primo

pellegrinaggio a Lourdes ma le sue condizioni non migliorano. Nei primi mesi del 1908, i dolori

aumentano senza tregua. Virginie non riesce più ad alzarsi. Decide allora di partecipare

nuovamente al pellegrinaggio diocesano nel 1908… Ed il terzo giorno, durante la Benedizione del

Santissimo Sacramento, sente un dolore violento che è il preludio alla sua guarigione. Passa una

notte eccellente… e all’indomani mattina, molto semplicemente, si reca al Bureau delle

Constatazioni Mediche: Virginie Haudelbourg è proprio guarita.

37. Marie BIRÉ. Dopo il coma, Lourdes… Nata Marie Lucas l’8 ottobre 1866, a

Sainte Gemme la Plaine (Francia). Malattia : Cecità di origine centrale, atrofia papillare bilaterale.

Guarita il 5 agosto 1908, a 41 anni. Miracolo riconosciuto il 30 luglio 1910 da Mons. Clovis Joseph

Catteau, vescovo di Luçon. Il 25 febbraio 1908 Marie esce dal coma ma nella notte vi ricade.

Eccola divenuta cieca! Dopo aver ritrovato il suo spirito, desidera andare a Lourdes. La sua vita

oscilla da una decina di giorni: il 14 febbraio 1908, all’improvviso, ha presentato segni

allarmanti: vomito di sangue, stato pre-cancrenoso dell’avambraccio e della mano sinistra con

dolori molto intensi. Tre o quattro giorni dopo, cade in coma per cause cerebrali. Il 5 agosto 1908,

Marie compie questo pellegrinaggio tanto desiderato. Dopo una messa alla Grotta essa recupera

immediatamente la vista. Esaminata il giorno stesso da un oculista, bisogna ammettere un

fenomeno incredibile: le cause anatomiche della cecità non sono scomparse, ma Marie può,

malgrado tutto, leggere i caratteri più piccoli del giornale che i medici le sottopongono. Negli anni

successivi, viene esaminata di nuovo dai medici. Non esiste più alcuna lesione. La sua guarigione

viene riconosciuta come totale e persistente.

38. Aimée ALLOPE. Dopo la comunione alla Grotta, 10 anni di

sofferenza vengono cancellati. Nata nel 1872, residente a Vern (Francia). Malattia : Numerosi

ascessi tubercolari, di cui 4 fistolizzati, della parete addominale anteriore. Guarita il 28 maggio, a

37 anni. Miracolo riconosciuto il 5 agosto 1910 da Mon. Joseph Rumeau, vescovo di Angers.

Aimée ha appena ricevuto la comunione. La messa alla Grotta è finita. Improvvisamente, avverteuna sensazione indescrivibile. Vive una specie di benessere che non avrebbe mai sperato di

provare. La sofferenza si placa, le sue piaghe si chiudono. Dieci anni di evoluzione della malattia

vengono cancellati. È incredibile! Nel 1898, all’età di 26 anni, ha subito prima l’asportazione di un

rene, seguita, qualche anno dopo, da altre due operazioni per tumori e tubercolosi del fianco

destro. Qualche giorno prima del suo arrivo a Lourdes, presentava enormi ascessi, uno stato

generale grave, un peso di 44 Kg. I primi giorni del suo pellegrinaggio si erano svolti senza alcun

miglioramento. Bisognava medicarla 2 volte al giorno, tanto le sue piaghe suppuravano. E adesso

eccola guarita! Questa guarigione rapida e radicale è duratura e l’ex ammalata ha ripreso una vita

normale e… 10 Kg. in 10 mesi.

39. Juliette ORION. Privata del pellegrinaggio guarisce comunque! Nata nel 1886,

residente a Saint Hilaire de Voust (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare e laringea,

mastoidite sinistra suppurata. Guarita il 22 luglio 1910, a 24 anni. Miracolo riconosciuto il 18

ottobre 1913 da Mons. Clovis Joseph Catteau, vescovo di Luçon. La notizia che le è appena stata

annunciata, in quel mese di luglio, avrebbe potuto sotterrare definitivamente tutte le sue

speranze. No, non la si vuole nemmeno accompagnare a Lourdes. I medici le hanno già fatto

capire che è condannata a breve termine. Allora perché combattere ancora? Ma lei si riprende

all’improvviso. “Tanto peggio, che partano senza di me. Anche nel mio letto di sofferenza, a molte

centinaia di chilometri da Lourdes, la Madonna mi ascolta lo stesso”. E quella notte, mentre prega

la Madonna di Lourdes, Juliette si sente improvvisamente molto meglio. Il mattino del 23 luglio

1910 ha recuperato la voce e chiede da mangiare. Il suo medico viene convocato e dopo un

coscienzioso esame, constata una guarigione “che non dipende da lui”. Egli confessa la sua totale

incomprensione. Per la prima volta, forse, la vita sorride a Juliette. Sin dalla più tenera età, infatti,

soffriva. Orfana di padre, era stata messa a servizio in “città”. Si era ammalata subito ed aveva

cominciato a presentare segni di tubercolosi. Ritornata a casa e successivamente in ospedale, il

suo stato generale era peggiorato al punto di andare talora in coma. Conoscete il resto della

storia.

40. Marie FABRE. A 30 anni, consumata da tre gravidanze ravvicinate, rinasce

all’improvviso. Nata nel 1879, residente a Montredon (Francia). Malattia : Enterite muco-

membranosa, prolasso uterino. Guarita il 26 settembre 1911, a 32 anni. Miracolo riconosciuto l’8

settembre 1912 da Mons. Peree Cezerac, vescovo di Cahors. A trent’anni, Marie si sente già

consumata dalla vita. Andata sposa ad un coltivatore, come tante altre giovani donne a

quell’epoca, ha avuto la salute compromessa da tre gravidanze ravvicinate, seguite da parti

difficili. Inoltre soffre di una malattia digestiva che le impedisce di alimentarsi normalmente. Per

lei ogni giorno è una nuova lotta. Per più di un anno i trattamenti prescritti restano senza effetto.

Si trova in uno stato pietoso e fa il primo voto di andare a Lourdes durante l’estate 1911. Il

viaggio che intraprende il 24 settembre, con suo marito, assomiglia più ad un’avventura che a un

pellegrinaggio: arriva a Lourdes in un tale stato di debolezza che, per un giorno e mezzo, non si

considera prudente accompagnarla alla Grotta e nemmeno alle piscine. Il 26 pomeriggio viene

deciso di farla partecipare alla Benedizione del Santissimo Sacramento. Dopo averla ricevuta,

Marie si sente invasa da un improvviso benessere, parla e si alza. Riaccompagnata all’ospedale,

chiamato allora “dei sette Dolori”, chiede da mangiare, lei che, da due anni, non aveva più assunto

un alimento solido. Alcuni giorni più tardi rientra con gioia alla sua casa, dove può riprendere

subito una vita normale.41. Henriette BRESSOLLES. Una “diffusa sensazione

dolorosa”… Nata nel 1896 a Nizza (Francia). Malattia : Morbo di Pott, paraplegia. Guarita il 3

luglio 1924, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il 4 giugno 1957 da Mons. Paul Rémond, arcivescovo

di Nizza. La mattina del 4 luglio 1924, le sue gambe sono ancora anchilosate, ma questo è

irrilevante rispetto al pietoso stato in cui versava solo un giorno prima. La guarigione è arrivata

violentemente, con “una sensazione generale dolorosa”. Dopo la tempesta interiore, con gli occhi

fissi sulla Grotta, davanti alla quale era stata accompagnata dopo la benedizione del Santissimo

Sacramento, si è sentita guarita e si è risollevata. Da sei anni non poteva compiere quel

movimento. Infermiera militare dal 1914, dopo la guerra, nell’ottobre del 1918, era stata

ammessa negli ospedali dell’esercito come ammalata a causa del “Mal di Pott”. Tra la fine della

guerra e l’inizio del 1922, rimarrà nell’ospedale militare, dove, immobilizzata in un busto di

gesso, subirà dolorosi trattamenti contro la paraplegia completa e l’incontinenza. Nonostante

l’evidenza della guarigione sopraggiunta il 3 luglio 1924, i medici che la esaminano non

abbandonano la prudenza. Decidono di aspettare. Alla fine di settembre del 1924, tre certificati

medici portano la conferma: la guarigione è completa, durevole, collegabile in stretto legame a

Lourdes. A Nizza, il vescovo ausiliario autorizza prima della fine dell’anno una cerimonia

religiosa di ringraziamento, alla quale partecipa personalmente. Oltre 30 anni dopo, su espressa

richiesta delle autorità di Lourdes, questa guarigione è ufficialmente riconosciuta da Mons.

Rémond, il 4 giugno 1957. Quattro anni dopo Henriette muore a Lione per problemi cardiaci.

42. Lydia BROSSE. Una volta guarita, si vota agli ammalati… Nata il 14 ottobre

1889, residente a Saint Raphaël (Francia). Malattia : Fistole tubercolari multiple con vasti

scollamenti in regione glutea sinistra. Guarita l’11 ottobre 1930, a 41 anni. Miracolo riconosciuto

il 5 agosto 1958 da Mons. Jean Guyot, vescovo di Coutances. Nel settembre 1984 Lourdes perde

una delle sue più fedeli hospitalier: Lydia Brosse, morta all’età di 95 anni. Ha servito gli ammalati

con tutte le sue forze e con tutta la sua anima. Perché una tale abnegazione? La risposta è

semplice: ha voluto rendere un po’ di quello che aveva ricevuto. Perché contro ogni attesa, un

giorno dell’ ottobre 1930, Dio, nel quale crede devotamente, ha guarito le piaghe di questa piccola

donna di 40 chili. Lydia aveva già avuto molte affezioni ossee, di origine tubercolare. Aveva

subito diversi interventi per ascessi multipli e ripetuti. Era stremata, dimagrita e anemica a causa

di queste emorragie. Durante il suo pellegrinaggio nell’ottobre 1930, non si era riscontrato

nessun miglioramento sensibile del suo stato. L’ultimo giorno, rinuncia al bagno alle piscine. È

durante il viaggio di ritorno verso Saint Raphaël, che trova il desiderio e la forza di alzarsi. Le sue

piaghe si chiudono. Al suo ritorno il medico curante constata “uno stato di salute fiorente, una

cicatrizzazione completa…”. Durante tutti gli anni che seguiranno, Lydia si recherà a Lourdes con

il pellegrinaggio del Rosario per dedicarsi agli ammalati. Solo 28 anni dopo la sua guarigione, ilmiracolo viene ufficialmente proclamato, non tanto per la perplessità dei medici, ma per la

lentezza dei processi di riconoscimento.

43. Suor MARIE MARGUERITE nata Françoise Capitaine. Guarita a centinaia di

chilometri da Lourdes! Nata il 13 aprile 1872. Clarissa nel monastero di Rennes, dal

1896. Malattia : Ascesso del rene sinistro con edema flittenulare e « crisi cardiache ». Guarita il

22 gennaio 1937, a 64 anni. Miracolo riconosciuto il 20 maggio 1946 dal cardinale Clement

Roques, arcivescovo di Rennes. L’anno 1937 comincia molto male al convento delle Clarisse di

Rennes. Ormai tutti sanno che Suor Marie Marguerite non lo trascorrerà. Stando così le cose, la

comunità ha iniziato una novena di preghiera, cosa che potrebbe sembrare inutile. Intanto Marie

Marguerite ha deciso di sostituire i propri medicamenti con l’acqua di Lourdes! Le medicine

ormai non risultano più efficaci date le condizioni compromesse della sua salute. La malattia era

iniziata nel 1924 con un ascesso al rene destro. Negli anni seguenti le crisi cardiache si erano

aggiunte ad un’evoluzione aggravata della sua ferita renale. Il suo stato non le permette

assolutamente di avere una vita normale. Il 22 gennaio 1937 è l’ultimo dei nove giorni di

preghiera che la sua comunità ha deciso di compiere per lei. Alla Elevazione, durante la messa

alla quale assiste, all’improvviso avverte un immenso sollievo. Gli edemi scompaiono in un

istante, i bendaggi troppo larghi delle sue gambe cadono, lei può mettere le scarpe e camminare!

Dall’indomani, riprende il suo compito di suora portinaia che aveva interrotto otto anni prima. Il

suo medico curante ha talmente difficoltà a credere che sia veramente guarita che continuerà a

sorvegliarla fino al 1945.

44. Louise JAMAIN (Mrs Maître). Tutti morti … adesso, è il suo

turno? Nata il 1° novembre 1914, a Parigi (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare, intestinale,

peritoneale. Guarita il 1° aprile 1937, a 22 anni. Miracolo riconosciuto il 14 dicembre 1951 da

Mons. Maurice Feltin, arcivescovo di Parigi. L’ospedale Laennec è formale: “Tubercolosi

polmonare, intestinale e peritoneale”. Il suo certificato medico, purtroppo, è quello di tutta la sua

famiglia. Louise è orfana di madre, ha avuto quattro fratelli tutti morti di tubercolosi…

Paradossalmente, ha l’impressione di attendere il proprio turno da troppo tempo: da sette anni

infatti è ricoverata per questa malattia! Come ultima risorsa, esprime il desiderio di recarsi a

Lourdes. Malgrado i consigli dei suoi familiari che temono che non ne ritornerà viva, lei partecipa

al Pellegrinaggio delle Bernadette, dal 28 marzo al 4 aprile 1937. Il viaggio ed i primi giorni sono

difficili, le vengono impartiti gli ultimi sacramenti il 30 marzo. Poi, la mattina del 1° aprile, dice di

sentirsi perfettamente riposata e chiede da mangiare. Il 4 aprile, a Parigi, fa ritorno al reparto

dell’ospedale dove l’attende un’immensa sorpresa! Più nessuna lesione, nessun microbo viene

evidenziato. Sei settimane dopo, trova lavoro. Alcuni anni dopo, diventa la Signora Maitre, ed in

seguito sarà mamma di due bambini.45. Francis PASCAL. Dopo una meningite… Nato il 2 ottobre

1934, residente a Beaucaire (Francia). Malattia : Cecità, paralisi degli arti inferiori. Guarito il 2

ottobre 1938, a 3 anni e 10 mesi. Miracolo riconosciuto il 31 maggio 1949 da Mons. Ch. de

Provenchères, arcivescovo di Aix en Provence. È la seconda guarigione di un bambino piccolo,

nella lista dei miracolati. La sua storia viene rivelata solo dopo 8 anni a causa della Seconda

Guerra Mondiale. Nel dicembre 1937 una meningite arriva a distruggere il corso della giovane

esistenza di Francis. A 3 ani e 3 mesi, le conseguenze di questa terribile malattia sono pesanti da

sopportare, per lui e per la sua famiglia: paralisi delle gambe e, meno gravemente, delle braccia e

perdita della vista. Gli si concede una piccolissima speranza di vita… e purtroppo

questa prognosi viene certificata da una buona decina di medici che vengono consultati prima

che il bambino venga condotto a Lourdes, alla fine dell’agosto del 1938. In seguito al secondo

bagno il bimbo ritrova la vista e la sua paralisi scompare. Al suo ritorno a casa, egli viene

nuovamente esaminato dai medici. Questi parlano allora di guarigione certa e scientificamente

inspiegabile. Francis Pascal non ha più lasciato le rive del Rodano dove vive tranquillamente.

46. Gabrielle CLAUZEL. Guarita in Algeria per intercessione della

Madonna di Lourdes… Nata il 15 agosto 1894, residente a Oran (Algeria). Malattia : Spondilite

reumatica. Guarita il 15 agosto 1943, al suo domicilio, all’età di 49 anni. Miracolo riconosciuto il

18 marzo 1948 da Mons. Bertrand Lacaste, vescovo di Oran. Il 15 agosto 1943, Gabrielle chiede di

essere condotta nella chiesa distante un centinaio di metri da casa sua. Da sette anni ormai soffre

di un reumatismo vertebrale che la costringe a letto. La sua vita è attaccata ad un filo perché è

tormentata da dolori che compromettono tutte le funzioni del suo organismo indebolito. Subito

dopo la messa, essa si alza. Tutti sono stupefatti. E chi è insieme a lei, sconcertato da questa

esplosione inattesa di vita, assiste sbalordito al suo ritorno a casa sulle sue gambe. Da quel

momento non ha mai smesso di stare bene. Gabrielle associa la propria guarigione all’invocazione

della Madonna di Lourdes e verrà esaminata al Bureau delle Constatazioni Mediche alla fine della

Seconda Guerra Mondiale, il 19 agosto e il 12 settembre 1945. Muore nel marzo del 1982, a quasi

88 anni, con il cuore più giovane che mai!

47. Yvonne FOURNIER. Un braccio che riprende vita… Nata nel gennaio 1923 a

Limoges (Francia). Malattia : Sindrome estenso-progressiva postraumatica dell’arto superiore

sinistro. (Sindrome di Leriche). Guarita il 19 agosto 1945, a 22 anni. Miracolo riconosciuto il 14

novembre 1959 dal cardinale Mons. Feltin, arcivescovo di Parigi. Dietro l’inutilità informale efredda di un formulario, compilato nel mese di gennaio 1940, che certifica un “Incidente sul

lavoro”, si verifica un dramma umano. Yvonne, 17 anni, ha avuto il braccio impigliato in una

cinghia che lo ha torto violentemente. Non si è staccato ed apparentemente è stato evitato il

peggio, tuttavia il trauma è stato tale che il braccio di Yvonne rimane completamente paralizzato.

Durante i 5 anni e sei mesi successivi all’incidente, essa subisce 9 interventi medici. Un tribunale

le attribuisce una pensione di invalidità con una certificazione del 70%, che equivale

all’amputazione di un arto. Yvonne partecipa al Pellegrinaggio Nazionale del 1945, il primo dopo

la guerra del 1939. Il 19 agosto, dopo un bagno, avverte un ritorno alla normalità del braccio

sinistro: scompare il dolore e ricompaiono la mobilità e la forza. Sino alla fine della sua vita,

Yvonne resterà sempre una pellegrina discreta e fedele di Lourdes.

48. Rose MARTIN. Un cancro che non avrà l’ultima parola… Nata a Pérona, il 28

marzo 1901, residente a Nizza (Francia). Malattia : Cancro del collo uterino (epitelioma

ghiandolare cilindrico). Guarita il 3 luglio 1947, a 46 anni. Miracolo riconosciuto il 5 magio 1949

da Mons. Rémond, arcivescovo vescovo di Nizza. La morte ha colpito Rose là dove lei ha dato la

vita. Il cancro al collo dell’utero guadagna terreno ogni giorno. L’operazione subita a Nizza, nel

febbraio 1946, non ha risolto nulla. Il 30 giugno 1947, in uno stato semi comatoso, arriva a

Lourdes. Al 3° bagno, si alza all’improvviso. Non ha più dolori e si comporta come una persona

normale, salvo il fatto che la morfina iniettata massicciamente in questi ultimi mesi la lascia

ancora in uno stato di torpore. Ma lei è guarita, la vita riprende il suo corso. Rose riprenderà

anche 17 Kg. in 10 mesi! Dopo essere passata al vaglio delle commissioni mediche, passa al vaglio

dell’autorità religiosa che dovrà stilare l’atto di riconoscimento del miracolo. Ma questo tarda ad

arrivare. Allora, il 17 marzo 1958, su richiesta espressa da Mons. Théas, vescovo di Tarbes e

Lourdes, Mons. Rémond, vescovo di Nizza, dichiara “approvate le conclusioni della Commissione

Canonica in data 5 maggio 1949”, e certifica “che in questa guarigione vi è veramente un

miracolo”.

49. Jeanne GESTAS. Prima di guarire, ritrova il cammino della

preghiera… Nata l’8 gennaio 1897, residente a Bègles (Francia). Malattia : Turbe dispeptiche con

complicanze occlusive post-operatorie. Guarita il 22 agosto 1947, a 50 anni. Miracolo

riconosciuto il 13 luglio 1952 da Mons. Paul Richaud, arcivescovo di Bordeaux. Jeanne rimane

stupita. Era così tanto tempo che non le capitava più una cosa del genere che l’aveva quasi

esclusa dalla sua vita. Ma cosa? La preghiera. Appena arrivata a Lourdes, nel 1946, la vita di

Jeanne, né facile né felice, costellata da sofferenze fisiche, comincia in effetti ad assumere un

senso, senza che lei lo realizzi veramente. Pesa solamente 44 Kg. Ma ha ricominciato a pregare, e

questo forse è essenziale. È come se una irragionevole speranza si impadronisse di lei… Al suo

ritorno, il suo medico considera le sue condizioni con uno sguardo scettico. Un anno dopo, il 21agosto 1947, parte ancora una volta per Lourdes, con il pellegrinaggio Nazionale. Nel corso del

suo primo bagno, il 22 agosto, avverte una “sensazione di sradicamento” che la spaventa.

Trascorre, tuttavia, un pomeriggio abbastanza buono. L’indomani, fa nuovamente il bagno.

Questa volta esce dalle piscine con la sicurezza di essere guarita. Il giorno stesso, abbandona ogni

precauzione alimentare. Torna a casa e riprende la sua normale attività, il gusto alla vita, e… del

peso!

50. Marie Thérèse CANIN. Un corpo gracile toccato dalla

grazia… Nata nel 1910, residente a Marsiglia (Francia). Malattia : Morbo di Pott dorso-lombare e

peritonite tubercolare fistolizzata. Guarita il 9 ottobre 1947, all’età di 37 anni. Miracolo

riconosciuto il 6 giugno 1952 da Mons, Jean Delay, arcivescovo di Marsiglia. La storia di Marie

Thérèse è tristemente banale. Nel 1936, all’età di 26 anni, la tubercolosi che ha già ucciso i suoi

genitori la colpisce a livello della colonna vertebrale (Mal di Pott) e dell’addome. Durante i 10

anni che seguono, essa vive al ritmo di ricoveri, di miglioramenti passeggeri, di ricadute, di

interventi, di innesti ossei. A partire dall’inizio del 1947 sente che le forze la stanno

abbandonando totalmente. Il suo corpo, di soli 38 chili, non oppone più resistenza. È in questo

stato che arriva a Lourdes, il 7 ottobre 1947, con il pellegrinaggio del Rosario. Il 9 ottobre, dopo

la processione del Santissimo Sacramento, si sente guarita… e può alzarsi, spostarsi… cenare alla

sera. L’indomani, viene sottoposta all’esame del Bureau Médical e si nota subito un netto

miglioramento. Questa impressione persiste ancora dopo un anno di attività, senza alcun arresto,

con una ripresa di peso (55 Kg. nel giugno 1948…) E’ una svolta decisiva. La tubercolosi che ha

ucciso i suoi genitori non avrà mai più presa su di lei.

51. Maddalena CARINI. Il futuro papa esamina il suo dossier… Nata l’11

marzo 1917, a Sanremo (Italia). Malattia : Tubercolosi peritoneale, pleuro-polmonare e ossea,

con coronaropatia. Guarita il 15 agosto 1948, a 31 anni. Miracolo riconosciuto il 2 giugno 1960

dal cardinale G.B. Montini, arcivescovo di Milano. Questa guarigione è anche la storia di una

fondazione. Maddalena, infatti, ha fondato un’opera a favore dei bambini handicappati: la

Famiglia dell’Ave Maria che, ogni anno, realizza un proprio pellegrinaggio che parte dall’Italia, in

particolare da Sanremo. Nella famiglia Carini, la tubercolosi era, disgraziatamente, familiare. Sin

dall’età di 10 anni, Maddalena presenta i focolai della malattia alla pleura, al rachide dorsale, al

peritoneo, che la obbligano a trascorrere lunghi soggiorni nel sanatorio fino all’età di 20 anni. Dai

20 ai 28 anni, viene curata a domicilio, senza miglioramenti sensibili. Nel 1945, ricomincia il suo

peregrinare nei centri di cura: in ospedale a Pavia, al sanatorio di Sanremo. La tubercolosi

guadagna terreno. Nel luglio 1948, all’età di 31 anni, il suo bilancio di salute è ben triste: pesa

solo 32 Kg. ! Un mese e mezzo dopo, il 15 agosto, davanti alla Grotta, si sente meglioall’improvviso. Scruta la gente che la circonda, inquieta. Sembra che non si siano accorti di nulla.

Decide allora di tacere. Segnalerà la propria guarigione solo il giorno successivo, sul treno del

pellegrinaggio dell’Unitalsi della Lombardia. Dopo l’inchiesta medica il suo dossier viene

trasmesso all’arcivescovo di Milano, ma viene dimenticato o insabbiato. Con l’arrivo di Mons.

Montini, futuro Papa Paolo VI, questo dossier viene riesumato dai cassetti e, il 2 giugno 1960, vi è

il riconoscimento della guarigione di Maddalena Carini come “fatto miracoloso”.

52. Jeanne FRÉTEL. Prima della messa del 5 ottobre 1948, il suo”

pane quotidiano” era la morfina… Nata il 25 maggio 1914, a Rennes (Francia). Malattia :

Peritonite tubercolare. Guarita l’8 ottobre 1948, a 34 anni. Miracolo riconosciuto il 20 ottobre

1950 dal cardinale Roques, arcivescovo di Rennes. “Il caso di Jeanne Fretel si colloca nella serie

dei fatti straordinari, scientificamente inspiegabili, alla presenza dei quali non si può che

ripetere: ecco la mano di Dio”. Questa è la conclusione dell’inchiesta sottoposta all’esame del

cardinale Roques, arcivescovo di Rennes. Il racconto del destino di Jeanne è emozionante. Finché

le sue forze glielo hanno permesso, è venuta ogni anno a Lourdes per ringraziare per quella che i

testimoni hanno chiamato una “Resurrezione”… Tra il 1938 e 1946, questa giovane donna ha

trascorso la sua vita in vari ospedali. Il suo corpo era coperto di cicatrici, testimonianza delle

numerose operazioni subite per combattere una peritonite tubercolosa. A partire dal 1946,

questo corpo martoriato sembra abbandonare la partita; le sue condizioni generali, già critiche,

declinano ulteriormente. Jeanne è dimagrita e non può abbandonare il letto. Il suo “pane

quotidiano”, è la morfina a forti dosi. Nell’ ottobre 1948, la situazione sembra disperata. Giunge

morente a Lourdes il 5 ottobre 1948, con il pellegrinaggio del Rosario. I primi due giorni

trascorrono senza miglioramento. Il terzo giorno, l’8 ottobre, dopo aver partecipato all’Eucarestia

per gli ammalati all’altare Santa Bernadette e dopo essere stata condotta davanti alla Grotta,

avverte i primi segni della propria guarigione: il ventre è tornato normale, la febbre ed i dolori

sono scomparsi ed è invece ricomparso un forte appetito. Subito può alzarsi, camminare,

mangiare! All’indomani del suo ritorno da Lourdes, riprende il lavoro di infermiera, traboccante

di vita: tutti i giorni si alza alle 5,30 e si corica alle 11 della sera, assumendosi i ruoli più faticosi.

Addio dolore, febbre, morfina.

53. Théa ANGELE (Suor Marie Mercédès). Guarigione e vocazione… Nata il 24

settembre 1921, a Tettnang (Germania). Malattia : Sclerosi a placche da sei anni. Guarita il 20

maggio 1950, a 29 anni. Miracolo riconosciuto il 28 giugno 1961 da Mons. Pierre Marie Théas,

vescovo di Tarbes e Lourdes. Il suo nome, al momento del riconoscimento della guarigione, è

Suor Marie Mercédès, religiosa. Prima di non poter più comunicare del tutto, aveva chiesto

spesso che la si portasse a Lourdes. La sclerosi a placche le aveva tolto tutte le sue facoltà. Le sue

condizioni non avevano smesso di peggiorare, in particolare dopo un bombardamento aereonell’aprile del 1945, che l’ha praticamente sotterrata viva, sulla strada di Tübingen. Nel 1950, i

suoi familiari decidono di esaudire, nonostante il parere dei medici, quella che ormai era

considerata la sua ultima volontà: andare a Lourdes. “Come si può portare all’estero una

moribonda, affrontando quasi 30 ore di treno?” chiede uno dei suoi medici, di Colonia. Lei,

tuttavia, giunge alla sua meta il 17 maggio 1950. Dopo alcuni bagni alle piscine di Lourdes ed

aver partecipato alla processione del Santissimo Sacramento, recupera in poche ore tutte le

facoltà che aveva perdute: parola, forza muscolare, movimento, appetito. Tutto questo viene

riportato dettagliatamente nel suo dossier del Bureau Médical. Ma quello che non si può trovare

tra i documenti è la guarigione spirituale di Théa che decide, nel 1955, di entrare al Convento

dell’Immacolata Concezione, a Lourdes. Da allora, nessuna recidiva si è manifestata a Théa, che è

diventata Suor Marie Mercédès.

54. Evasio GANORA. Due anni dopo il miracolo, viene travolto dal suo

trattore… Nato il 2 marzo 1913, residente a Casale Monferrato (Italia). Malattia : Morbo di

Hodgkin. Guarito il 2 giugno 1950, a 37 anni. Miracolo riconosciuto il 31 maggio 1955 da Mons. G.

Angrisani, vescovo di Casale Monferrato. La storia medica di questo agricoltore italiano è corta e

folgorante. Nel dicembre 1949, questo coltivatore, padre di cinque figli, accusa i primi malori che

gli impediscono di andare nei campi: affaticato da bruschi rialzi della temperatura, brividi,

sudori, non ha più appetito ed ha il fiato corto. Nel gennaio 1950 viene ricoverato. Il 21 febbraio

gli viene comunicato che è stato colpito dalla malattia di “Hodgkin”, vale a dire da un linfoma. Le

sue condizioni sono disperate. Non gli restano che pochi mesi di vita. Lo ritroviamo a fine maggio

alla partenza del pellegrinaggio organizzato dall’OFTAL della sua diocesi, pronto a sopportare il

viaggio seppur costretto a stare coricato! Il 2 giugno, primo giorno del suo soggiorno a Lourdes,

Evasio viene condotto alle piscine per un primo bagno nell’acqua della Grotta. Durante

l’immersione, ha l’impressione di una corrente molto calda che gli attraversa il corpo. Quando

esce dal bagno, riesce ad alzarsi da solo e ritorna a piedi all’Accueil dove è alloggiato. L’indomani,

quando il medico passa davanti al suo letto, si sorprende nel constatare un notevole

miglioramento della sua salute. Evasio decide di recarsi alla Via Crucis, al Calvario des

Espélugues. Il terzo giorno si sente così bene che si mette al servizio degli “altri” ammalati

sospingendoli in carrozzina. Tornato a Casale, riprende la sua occupazione di coltivatore, senza

la minima difficoltà. Dopo numerose verifiche mediche, viene riconosciuto miracolato nel 1955,

due anni prima di morire travolto dal suo trattore.55. Edeltraud FULDA (Signora Haidinger). Da una “prima” a Milano,

ad una “prima” alle piscine di Lourdes… Nata il 20 luglio 1916, residente a Vienna (Austria).

Malattia : Morbo di Addison. Guarita il 12 agosto 1950, a 34 anni. Miracolo riconosciuto il 18

maggio 1955 dal cardinale Innitzer, arcivescovo di Vienna. Edeltraud e Ruth, sua sorella, sono

ballerine classiche e conducono la vita che hanno scelto viaggiando in tournée in Austria, in

Ungheria, in Svizzera, in Italia. Ma la vita di Edeltraud precipita la sera di una “prima” a Milano. È

il 29 giugno 1937. I dolori al ventre che sente da qualche tempo sono diventati insopportabili. Si

crede all’inizio ad una crisi di appendicite. Dopo molti ricoveri, nel maggio 1938, le viene tolto un

rene. I medici diagnosticano finalmente la malattia “di Addison”, una insufficienza delle ghiandole

surrenali. Nell’agosto del 1950, vuole partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes, ma è tardi per

iscriversi, ed allora vi si reca accompagnata dalla madre. Vi giunge l’11 agosto. A Lourdes

incontrano un hospitalier olandese che invita Edeltraud ad andare alle piscine. All’inizio è molto

reticente, ma poi si decide ad andare. Fin dal primo bagno si sente meglio. E nei giorni seguenti

decide da sola di interrompere le iniezioni quotidiane di ormoni, prima di ritornare a casa.

Guarita, l’ex danzatrice, “troppo vecchia per danzare sulle punte”, trova un impiego come

magliaia, un mestiere che esige una posizione costantemente in piedi. Il 16 aprile 1968, sempre in

eccellente salute, si sposa e diventa la Signora Haidinger.

56. Paul PELLEGRIN. Un colonnello nella lotta della sua vita… Nato il 12 aprile

1898, residente a Tolone (Francia). Malattia : Fistola post-operatoria da svuotamento di ascesso

epatico. Guarito il 3 ottobre 1950, a 52 anni. Miracolo riconosciuto l’8 dicembre 1953 da Mons.

Auguste Gaudel, vescovo del Féjus. Il 5 ottobre 1950 il colonnello Pellegrin e sua moglie sono di

ritorno a casa, a Tolone, provenienti da Lourdes ed il colonnello si reca come d’abitudine

all’ospedale per riprendere la cura di iniezioni di chinino nel fianco destro. Sono mesi e mesi che

questa fistola resiste ad ogni trattamento. È apparsa in seguito ad un’operazione per un ascesso

al fegato. Egli, tenente colonnello della fanteria coloniale, impiega ormai tutta la sua energia in

questa battaglia, nella lotta feroce contro questa infezione microbica. E nulla è mai migliorato,

anzi al contrario il peggioramento è continuo! Di ritorno da Lourdes, né lui né sua moglie

intravvedono veramente una guarigione, anche se la Signora Pellegrin ha constatato, dopo il

bagno nell’acqua della Grotta, che la piaga di suo marito non è più come prima. All’ospedale di

Tolone, gli infermieri si rifiutano di fare l’iniezione di chinino poiché la piaga è scomparsa ed al

suo posto vi è una macchia rosa della pelle ricostruita di fresco… È solo allora che il colonnello

comprende di essere guarito. Il medico che lo esamina gli domanda all’improvviso: “Ma cosa ci ha

messo sopra?” – “Torno da Lourdes” risponde. La malattia non tornerà mai più. E’ stato l’ultimo

“miracolato” nato nel XIX° secolo.57. Fratel Léo SCHWAGER. “Aveva un’aria

straordinariamente estatica”… Nato il 19 maggio 1924, a Friburgo (Svizzera). Malattia : Sclerosi a

placche da cinque anni. Guarito il 30 aprile 1952, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il 18 dicembre

1960 da Mons. François Charrière, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. Il 30 aprile 1952 il

professor Barbin, della Facoltà di medicina di Nantes, è sbalordito da ciò che ha visto con i propri

occhi. È senza dubbio uno degli avvenimenti più significativi della sua vita: infatti è appena stato

testimone diretto della guarigione spettacolare di Léo Schwager. L’immagine di questo volto non

lo lascerà mai più. Il professore è colpito dall’espressione del malato: “aveva una straordinaria

aria estatica, guardando fisso il Santissimo Sacramento che si allontanava, e non lo lasciava con

gli occhi. Ho notato che nello stesso momento sembrava oppresso, come se avesse ricevuto un

colpo o una violenta emozione e che faceva fatica a ispirare profondamente.” Ma che cosa è

esattamente successo a Léo Schwager, questo fratello benedettino di Friburgo, in Svizzera? È

stato guarito all’improvviso dalla sclerosi a placche, niente di meno. Dopo aver provato una

specie di choc, come una scossa elettrica, Léo si è alzato, lasciando la sua carrozzina per mettersi

in ginocchio, in preghiera, al passaggio del Santissimo Sacramento. Dopo questo avvenimento egli

conserverà per tutta la vita una buona salute, ponendo soprattutto le sue energie al servizio degli

ammalati a Lourdes e come organizzatore del pellegrinaggio della Svizzera tedesca.

58. Alice COUTEAULT nata GOURDON. Per lei e suo marito, la

fine di un calvario… Nata il 1° dicembre 1917, residente a Bouillé Loretz (Francia). Malattia :

Sclerosi a placche da tre anni. Guarita il 15 maggio 1952 a 35 anni. Miracolo riconosciuto il 16

luglio 1956 da Mons. Henri Vion, vescovo di Poitiers. Anche il marito di Alice vive un calvario nel

vedere la moglie in quello stato. “Per camminare, racconta, è costretta a trascinarsi appoggiata a

due sedie (…). Non riesce più a spogliarsi da sola… parla con difficoltà, e la sua vista è molto

diminuita…”. Alice soffre di sclerosi a placche. Malgrado questa malattia che la opprime,

malgrado la sofferenza indicibile del viaggio, Alice ha una fiducia sconfinata quando arriva a

Lourdes, il 12 maggio 1952. Questa fiducia mette quasi in imbarazzo le persone che

l’accompagnano… Pur testimoniando la sua fede nell’efficacia dei bagni nell’acqua di Lourdes,

Alice afferma anche di essere indegna della grazia di una guarigione. Suo marito non spera

assolutamente nulla da questa esperienza. Il 15 maggio, dopo un bagno alle piscine, lei ricomincia

a camminare ed alcune ore dopo a parlare! Suo marito è totalmente sconvolto. Tornata a casa, il

loro medico curante constata una guarigione totale. Alice, dopo la sua guarigione, ha partecipatoa numerosi pellegrinaggi come aiuto infermiera, assieme al marito, anche lui volontario al

servizio degli ammalati.

59. Marie BIGOT. La guarigione è avvenuta in tre

tempi… Nata il 7 dicembre 1922, a La Richardais (Francia). Malattia : Aracnoidite della fossa

posteriore (cecità, sordità, emiplegia). Guarita l’8 ottobre 1953 e 8 – 10 ottobre 1954, a 31 e 32

anni. Miracolo riconosciuto il 15 agosto 1956 dal cardinale Clement Roques, arcivescovo di

Rennes. Il caso di Marie è unico negli annali di Lourdes: Ha vissuto tre guarigioni successive. Nel

1952, a 30 anni, non cammina più, non sente più, non vede più. Il suo male ha un nome barbaro:

aracnoidite della fossa posteriore (meningite grave). Quando si reca a Lourdes per la prima volta,

con il pellegrinaggio del Rosario, nell’ottobre 1952, è costretta a letto e pensa di imparare il

metodo braille. Ritorna a casa senza alcun miglioramento, malgrado le sue speranze. L’anno

successivo, nel corso del pellegrinaggio, sorpresa, recupera la possibilità di camminare. Un anno

dopo, di nuovo in pellegrinaggio, alla fine della processione Eucaristica dell’8 ottobre 1954,

ritrova l’udito: “Ho sentito perfettamente la folla che cantava: Regina del Rosario.” E le ore che

seguono le riservano altre emozioni: sul treno del ritorno, le ritorna la vista. Successivamente,

non le rimane nessuna recidiva medica: grazie ad una perfetta salute, Maria ha potuto tornare a

Lourdes pressoché tutti gli anni.

60. Ginette NOUVEL nata Ginette Fabre. Una malattia rara… Nata il 18 gennaio

1928, residente a Carmaux (Francia). Residente a Carmaux (Tarn). Malattia : Morbo di Budd-

Chiari. (Trombosi delle vene sovraepatiche). Guarita il 21 settembre 1954, a 27 anni. Miracolo

riconosciuto il 31 maggio 1963 da Mons. Claude Dupuy, arcivescovo di Albi. Ginette compirà 26

anni tra alcune settimane ed il suo avvenire sta per assumere un risvolto drammatico. Presenta i

primi segni allarmanti di una malattia rara: una trombosi delle vene sovraepatiche (o malattia di

Budd Chiari). Anche se la malattia che la colpisce è considerata incurabile, lei esce dall’ospedale a

metà agosto 1954 per tornare a casa. Pensa allora di recarsi in pellegrinaggio a Lourdes e vi

giunge il 20 settembre. Segue con difficoltà tutte le celebrazioni. In apparenza, nulla è cambiato,

tuttavia è a partire da questa data che non ha più bisogno di cure e che, a poco a poco, la sua vita

si normalizza, quasi dolcemente. Tre mesi dopo il suo passaggio a Lourdes, la sua guarigione

sembra ormai certa. Questa viene riconosciuta il 31 maggio 1963. A più riprese, fino al 1969,

Ginette ritorna a Lourdes. Ma, all’inizio del 1970, la malattia la colpisce di nuovo. Sarà questa una

recidiva sedici anni dopo? Muore nel giugno dello stesso anno, a causa di una perforazione

intestinale, dovuta ad un errore medico. Il Comitato Medico Internazionale ha preso atto della

causa immediata della sua morte, ma anche “della probabile ripresa evolutiva della sua malattia

iniziale” tenendo conto dell’eccezionale lunghezza del periodo di perfetta remissione di cui aveva

beneficiato.61. Elisa ALOI (Signora Varacalli). Guarita per

diventare mamma… Nata il 26 novembre 1931, a Patti (Sicilia). Malattia : Tubercolosi osteo-

articolare e fistole multiple dell’arto inferiore destro. Guarita il 5 giugno 1958, a 27 anni.

Miracolo riconosciuto il 26 maggio 1965 da Mons. Francesco Fasola, arcivescovo di Messina. Elisa

Aloi ha quasi 17 ani quando comincia a soffrire di un “tumore bianco”, una tubercolosi del

ginocchio destro. In seguito e per 10 anni, soffre moltissimo e le ricadute fanno seguito ai

trattamenti. Nel giugno 1957, come ultima risorsa, si reca a Lourdes in pellegrinaggio con

l’organizzazione italiana U.N.I.T.A.L.S.I., ma ritorna a casa, in Sicilia, ammalata come prima.

Tuttavia, nel giugno 1958, in una situazione ancor più compromessa, ritorna a Lourdes. Le sue

medicazioni vengono fatte con l’acqua di Lourdes. Dieci giorni dopo il ritorno in Sicilia, il medico

nota che, a suo giudizio, “Elisa Aloi è tornata da Lourdes completamente guarita”. Nel 1965 Mons.

Fasola, arcivescovo di Messina, dichiara formalmente miracolosa la guarigione di Elisa Aloi.

Qualche mese dopo, Elisa si sposa. Tra il 1966 e il 1974, avrà quattro figli.

62. Juliette TAMBURINI. L’ultima iniezione sarà quella

buona… Nata il 4 dicembre 1936 a Marsiglia (Francia). Malattia : Osteo-periostite femorale

fistolizzata, epistassi da dieci anni. Guarita il 17 luglio 1959, a 22 anni. Miracolo riconosciuto l’11

maggio 1965 da Mons. Marc Lallier, arcivescovo di Marsiglia. Il corpo della giovane Juliette è

straziato… Tra i 12 e i 22 anni di età ha subito 11 interventi chirurgici, tra cui 4 raschiamenti

ossei. Tutti i trattamenti si sono rivelati inefficaci. Quando, nel luglio 1959, parte per Lourdes con

il pellegrinaggio della sua diocesi, è in condizioni pietose. Dopo che l’acqua della Grotta viene

versata sulla sua piaga più grande, si assiste ad un prosciugamento del flusso, alla chiusura della

fistola ed alla scomparsa dell’emorragia. Poiché tutte le remissioni della malattia non erano state

durature, questa “guarigione” non viene divulgata a nessuno. Solo nel 1960, un anno dopo, il

Bureau Médical di Lourdes ne viene informato. Il dossier arriva finalmente nelle mani del Prof.

Michel Salmon: “guarigione istantanea, senza convalescenza (…) medicalmente inspiegabile”.

Definitivamente guarita, Juliette è sempre rimasta fedele a Lourdes.63. Vittorio MICHELI. Il cacciatore alpino ed il

terribile cancro… Nato il 6 febbraio 1940, a Scurelle (Italia). Malattia : Sarcoma dell’anca sinistra.

Guarito il 1° giugno 1963, a 23 anni. Miracolo riconosciuto il 26 maggio 1976 da Mons.

Alessandro Gottardi, arcivescovo di Trento. Chi potrebbe pensare che il barelliere Vittorio

Micheli è il 63° miracolato di Lourdes, lui così discreto e così spesso presente a Lourdes per

servire con semplicità gli ammalati? Nel 1962, il giovane cacciatore alpino Micheli viene

ricoverato all’ospedale di Verona, in Italia. Soffre terribilmente ad un’anca. La diagnosi arriva

quasi subito, come una mannaia: la causa del male è un tumore temibile, un sarcoma. Quando, nel

1963, Vittorio arriva a Lourdes, la sua articolazione è molto colpita. Durante il pellegrinaggio non

avviene nulla di particolare, salvo il fatto che egli si bagna nell’acqua di Lourdes. Al suo rientro

viene ricoverato all’ospedale militare. Gli vengono fatti dei controlli radiografici che… vengono

male interpretati. Sei mesi dopo le condizioni di salute eccellenti di Vittorio pongono

un’interrogativo… gli esami mostrano una ricostruzione ossea i cui primi segni risalgono a più di

5 mesi prima. I dolori sono cessati ed egli ha potuto riprendere a camminare. Vittorio è guarito.

64. Serge PERRIN. Venuto per fare piacere a sua moglie! Nato il 13 febbraio 1929,

residente a Lion d’Angers (Francia). Malattia: Emiplegia destra recidivante, con alterazione del

visus, da turbe circolatorie carotidee bilaterali. Guarito il 1° maggio 1970, a 41 anni. Miracolo

riconosciuto il 17 luglio 1978 da Mons. Jean Orchampt, vescovo di Angers. Nel mese di dicembre

1968 Serge viene improvvisamente colpito da una emiplegia. In seguito a successive visite, gli

viene diagnosticata una trombosi carotidea. Ritorna a casa dove, passivamente, subisce il

progredire della sua paralisi. Come ultima risorsa, parte per Lourdes nel 1969. Ne ritorna nel

medesimo stato allarmante, colpito da turbe visive, perdita della vista, impotenza fisica. È furioso

nel vedersi ridotto in questo stato. L’anno seguente, questa volta senza speranza, desidera

partecipare al pellegrinaggio di Angers. Dopo un inizio piuttosto doloroso, arriva l’ultimo giorno

di permanenza a Lourdes. Nel programma del mattino vi è l’Unzione degli ammalati. E’ a questo

punto che comincia a sentire delle sensazioni insolite. Nel pomeriggio, scopre di camminare

meglio senza le stampelle e di vedere meglio senza occhiali!! Parte da Lourdes convinto di essere

guarito, cosa che i medici confermeranno.65. Delizia CIROLLI. La preghiera piuttosto che

l’amputazione… Nata il 17 novembre 1964, residente a Palermo (Italia). Malattia : Sarcoma di

Ewing del ginocchio destro. Guarita verso il Natale 1976. Miracolo riconosciuto il 28 giugno 1989

da Mons. Luigi Bonmarito, vescovo di Catania. Delizia Cirolli è oggi una madre di famiglia ed è

infermiera. Questa sua doppia vocazione ha fatto irruzione nella sua vita come un regalo e contro

ogni attesa. Nel marzo 1976, la vita di questa ragazza siciliana di 11 anni aveva preso una svolta

drammatica. Camminava con difficoltà a causa di un ginocchio dolorante. Il medico specialista

annunciò che occorreva amputare perché il tumore che l’aveva colpita avrebbe potuto esserle

fatale. I genitori rifiutarono questa amputazione e tutti coloro che conoscevano la piccola Delizia

si misero in preghiera per la sua guarigione e fecero una colletta affinché potesse andare in

pellegrinaggio dalla Madonna di Lourdes, che i Siciliani venerano in modo particolare. Durante

l’estate, Delizia partì con sua madre alla volta di Lourdes. Ne ritornò sfinita, senza un vero

cambiamento. Verso Natale 1976 il suo stato si aggravò e proprio mentre la sua famiglia vedeva

ormai prossima la sua fine, arrivò la guarigione, improvvisa. Rapidamente la ragazza riprese vita,

mangiò di nuovo, camminò, ritornò a scuola. Diventata la Signora Costa, è oggi mamma di tre

bambini. Delizia è diventata hospitalier per mettersi al servizio di coloro che soffrono.

66. Jean Pierre BÉLY. “Alzati e cammina!” Nato il 9

ottobre 1936, residente alla Couronne (Francia). Malattia : Sclerosi a Placche evolutiva da

quindici anni. Guarito il 9 ottobre 1987. Miracolo riconosciuto il 9 febbraio 1999 da Mons.

Dagens, vescovo di Angoulême. La famiglia Bély conduce una vita tranquilla nella sua casa della

periferia di Angoulême. Jean Pierre, sposato con Geneviève e padre di due figli, è infermiere

all’ospedale, fino a quando, nel 1972, si manifestano i primi sintomi di una sclerosi a placche. Le

condizioni di Jean Pierre peggiorano di anno in anno, così in fretta che viene presto dichiarato

“invalido al 100% definitivamente, con diritto all’accompagnamento” . Nell’ ottobre 1987, ormai

costretto a letto, si reca a Lourdes con il pellegrinaggio del Rosario. Dopo l’unzione degli infermi,

il terzo giorno, sente una grande pace interiore. Poi, all’improvviso, ritrova la sensibilità tattile e

può muoversi nuovamente. Sul momento non osa mettersi in piedi… Nella notte successiva, una

voce interiore gli ripete: “Alzati e cammina”, cosa che Jean Pierre Bély fa. Successivamente godedi una perfetta salute mentre le istituzioni sociali continuano a considerarlo sempre totalmente

invalido. Egli sottolinea: “Il Signore ha guarito prima il mio cuore e poi il mio corpo”. Dopo dodici

anni di inchieste mediche, Mons. Claude Dagens, vescovo di Angoulême, in seguito al parere

favorevole di una commissione canonica, dichiara che questa guarigione è “un segno effettivo del

Cristo Salvatore, che si è compiuto per intercessione della Madonna di Lourdes”. Invalido al

100%, Jean Pierre Bely è stato guarito…al 100%.

67. Anna SANTANIELLO. Entrata alle piscine su una barella, ne esce a piedi. Nata

a Salerno (Italia). Malattia : Morbo di Bouillaud. Età : 41 anni. Guarita il 19-08-1952 all’età di 41

anni. Miracolo riconosciuto da Mons. Gerardo Pierro, arcivescovo di Salerno, il 21-09-2005. Nata

nel 1911, Anna Santaniello si è gravemente ammalata di cuore dopo una febbre reumatica. Affetta

da “disnpea intensa e persistente”, conosciuta anche come malattia di Bouillaud, manifesta

disturbi del linguaggio, impossibilità a camminare nonché gravi attacchi di asma, cianosi del viso

e delle labbra e un edema crescente degli arti inferiori. Il 16 agosto 1952 si reca in pellegrinaggio

a Lourdes con l’organizzazione italiana UNITALSI. Affronta il viaggio a Lourdes in treno, su una

barella. Durante il soggiorno viene alloggiata presso l’Asile Notre Dame (antenato dell’attuale

Accueil Notre Dame, nel Santuario) e viene tenuta sotto costante controllo medico. Il 19 agosto

viene trasportata, con la barella, alle piscine. Ne esce da sola. Quella sera stessa, partecipa alla

fiaccolata mariana. Il 21 Settembre 2005, la guarigione miracolosa di Anna Santaniello viene

ufficialmente riconosciuta da Mons. Gerardo Pierro, arcivescovo di Salerno. Anna Santaniello ha

detto, più tardi, che nonostante fosse malata, non aveva pregato per sé stessa a Lourdes, davanti

alla Grotta, ma per un giovane di 20 anni, Nicolino, che aveva perso l’uso delle gambe dopo un

incidente. Nubile, dopo il suo ritorno in Italia, si è presa cura di centinaia di bambini svantaggiati,

esercitando la professione di infermiera pediatrica.

68. Suor Luigina TRAVERSO. Una forte sensazione

di calore! Nata il 22 agosto 1934 a Novi Ligure (Italia). Età : 30 ans. Malattia: Paralisi della gamba

sinistra. Data della guarigione : 23-07-1965. Guarigione riconosciuta il 11.10.2012 da Mons.

Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato. Suor Luigina Traverso è nata il 22 Agosto 1934 a

Novi Ligure (Piemonte), Italia, nel giorno della festa di Maria Regina. Non ha ancora 30 anni

quando accusa i primi sintomi di paralisi della gamba sinistra. Dopo diversi interventi chirurgici

sulla colonna vertebrale, che non hanno dato esito alcuno, nei primi anni ’60 la religiosa,

obbligata a rimanere a letto, chiede alla Madre Superiora della sua comunità il permesso di fare

un pellegrinaggio a Lourdes. Parte alla fine di luglio del 1965. Il 23 luglio, durante la

partecipazione all’Eucaristia, al passaggio del Santissimo Sacramento sente una forte sensazione

di calore e benessere che la spinge ad alzarsi dalla barella. Il dolore è scomparso, il suo piede harecuperato la mobilità. Dopo una prima visita al Bureau des Constatations Médicales, suor

Luigina torna l’anno seguente. Viene presa la decisione di aprire un dossier. Sono necessarie tre

riunioni del Bureau des Constatations Médicales (nel 1966, 1984 e 2010) e ulteriori esami

medici prima che questo attesti la guarigione della religiosa. Il 19 Novembre 2011, a Parigi, il

CMIL (Comitato Medico Internazionale di Lourdes) conferma il suo carattere “inspiegabile allo

stato attuale delle conoscenze della scienza”. In seguito, dopo uno studio del dossier, Mons.

Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato, ha deciso di dichiarare, in nome della Chiesa, che la

guarigione inspiegabile di Suor Luigina è un miracolo.

69. Danila CASTELLI. Uscendo dalla piscine, uno

straordinario benessere… Nata il 16 gennaio 1946 a Bereguardo (Italia). Età : 43 anni. Malattia :

Ipertensione con crisi gravi e ricorrenti. Guarita il 04-05-1989. Guarigione riconosciuta il 20-06-

2013 da Mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia. Danila Castelli, moglie e madre di famiglia che

ha condotto una vita normale fino a 34 anni, ha cominciato a soffrire di gravi crisi ipertensive

spontanee. Nel1982, esami radiologici ed ecografici mettono in evidenza una massa para-uterina

in utero fibromatoso. Danila è sottoposta allora a una isterectomia e annessectomia.. Nel

novembre del 1982 subisce una parziale rimozione del pancreas. Una scintigrafia conferma,

l’anno successivo, la presenza di un tumore « feocromocitoma » nella zona rettale, vescicale e

vaginale.. Subisce, fino al 1988, diversi interventi chirurgici senza alcun risultato. Nel maggio del

1989, durante un pellegrinaggio a Lourdes, Danila esce dalle piscine del Santuario dove è stata

bagnata e percepisce uno straordinario benessere. Poco dopo dichiara la sua istantanea

guarigione al Bureau delle Constatazioni Mediche di Lourdes. Dopo cinque riunioni (1989, 1992,

1994, 1997 e 2010) il Bureau dichiara la guarigione attraverso una votazione formale e unanime:

“La signora Castelli è guarita, in modo completo e duraturo, dopo il suo pellegrinaggio a Lourdes

nel 1989, 21 anni fa, dalla malattia di cui soffriva, senza alcun rapporto con gli interventi e le

terapie subite “. Danila Castelli da allora ha ripreso una vita completamente normale. Il CMIL

(Commissione Medica Internazionale di Lourdes), nella sua riunione del 19 novembre 2011, a

Parigi, ha certificato “che le modalità della guarigione restano inspiegabili allo stato attuale delle

conoscenze scientifiche.” Il 20 giugno 2013, Mons. Giovanni Giudici, vescovo della diocesi di Pavia

(Italia), dove vive Danila Castelli, ha riconosciuto il carattere ” prodigioso-miracoloso”, e il valore

di “segno” di questa guarigione. Questa è la 69esima guarigione di Lourdes riconosciuta

miracolosa da un vescovo.70. Suor Bernadette Moriau. Guarigione riconosciuta il

11.02.2018 da Mons. Jacques Benoît-Gonnin, vescovo di Beauvais (Francia). È stata guarita all’età

di 69 anni, l’11 luglio 2008, dopo aver partecipato ad un pellegrinaggio a Lourdes e aver ricevuto

il sacramento dei malati, l’unzione degli infermi. Quel giorno stesso, nel momento stesso in cui si

svolge la Processione Eucaristica a Lourdes, lei si trova nella Cappella della sua Comunità per

un’ora di adorazione. Verso le 17.45, rivive nel suo cuore, un momento forte vissuto nella Basilica

S. Pio X, in occasione della benedizione dei malati con il SS. Sacramento. È allora che sente

un’insolita sensazione di rilassamento e calore in tutto il corpo. Lei percepisce come una voce

interiore che gli chiede di togliere tutte le apparecchiature che indossava, corsetto e tutore, che

aveva indossato per anni. È guarita. Dei nuovi esami clinici, perizie e tre riunioni collegiali a

Lourdes nel 2009, 2013 e 2016, hanno permesso all’Ufficio delle Costatazione Mediche di

dichiarare collegialmente, il 7 luglio 2016, la natura imprevista, istantanea, completa, duratura e

inspiegabile della guarigione. Il 18 novembre 2016 a Lourdes, nel corso della sua riunione

annuale, il Comitato Medico Internazionale di Lourdes, conferma“la guarigione inspiegabile allo

stato attuale delle conoscenze scientifiche”.

71. John Traynor. Guarigione riconosciuta il 08.12.2024.

Nato a Liverpool nel 1883, da madre irlandese, si arruolò nella Royal Navy all’inizio della prima

guerra mondiale. Inizialmente ferito l’8 ottobre 1914 nei pressi di Anversa (Belgio), fu colpito da

mitragliate l’8 maggio 1915 durante la battaglia di Gallipoli (l’attuale Turchia). Numerose

operazioni chirurgiche si rivelarono inefficaci. Perse l’uso del braccio destro, ma rifiutò

l’amputazione e soffrì di forti crisi epilettiche. Nel 1920, un chirurgo di Liverpool tentò di curare

l’epilessia attraverso una trapanazione, che portò a una paralisi parziale di entrambe le gambe. Il

suo stato di salute era tale che, all’inizio dell’estate del 1923, «fu designato all’ospizio degli

incurabili, dove doveva entrare il 24 luglio 1923» (verbale di guarigione del Bureau des

Constatations Médicales, firmato dal presidente, dottor Auguste Vallet, il 2 ottobre 1926). Il

riconoscimento ufficiale della sua guarigione da parte della Chiesa avviene solo nel 2024.

Il miracolo viene proclamato un secolo dopo la sua guarigione.72. Antonia Raco (coniugata Lofiego), 67 anni, affetta da

Sclerosi Laterale Primaria (PLS), è guarita nel 2009 quando è venuta a Lourdes con

l’organizzazione italiana di pellegrinaggi UNITALSI (30 luglio – 5 agosto 2009).

La perfezione dell’universo

Uno dei risultati più rilevanti della cosmologia moderna è l’affermazione che l’universo non è eterno.

Le osservazioni astronomiche — in particolare l’espansione delle galassie, la radiazione

cosmica di fondo e la distribuzione degli elementi primordiali — indicano che l’universo ha avuto

origine circa 13,8 miliardi di anni fa con l’evento noto come Big Bang.

Questo dato ha profonde implicazioni filosofiche: spazio, tempo, materia ed energia hanno avuto

un inizio comune. La scienza descrive ciò che accade dopo questo inizio, ma non è in grado di

spiegare perché l’universo esista né quale sia la causa ultima della sua origine.

La dottrina cristiana della creatio ex nihilo afferma che Dio ha creato l’universo dal nulla, non a

partire da una materia preesistente. Il Big Bang non dimostra questa dottrina, ma la rende

plausibile dal punto di vista razionale, poiché descrive un universo che nasce nel tempo.

Il racconto biblico della Genesi, pur non essendo un testo scientifico, afferma chiaramente un inizio

assoluto:

“In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1)

Questa visione si distingue dai miti antichi che concepivano il cosmo come eterno o ciclico.

SPIEGAZIONE SCIENTIFICA DEL BIG BANG:

Quella del Big Bang è la teoria scientifica sull’origine del cosmo attualmente più accreditata:

postula che il nostro universo abbia avuto origine circa 13,8 miliardi di anni fa da uno stato

estremamente caldo e denso, e che da allora si sia espanso in modo sostanzialmente continuo. La

teoria del Big Bang si è imposta all’attenzione della comunità scientifica nel corso dello scorso

secolo, quando una serie di osservazioni sperimentali hanno messo progressivamente in crisi i

modelli di universo stazionario, molto in voga fino almeno alla metà del Novecento, che

prevedevano un cosmo immutabile nello spazio e nel tempo.

Come detto poc’anzi, le due prove decisive a favore della teoria del Big Bang furono l’osservazione

dell’espansione dell’universo, grazie alle misurazioni raccolte dall’astronomo Edwin Hubble negli

anni venti, e la scoperta della radiazione cosmica di fondo: quest’ultima è una sorta di “eco” del big

bang che tuttora permea l’intero universo, osservata per la prima volta in modo accidentale nel

1965 dai radioastronomi Arno Penzias e Robert Wilson. In mezzo, è importante citare anche il

lavoro del fisico George Gamow, che nell’immediato dopoguerra fornì solide basi teoriche alla

teoria del big bang e previde la radiazione di fondo. Osservazioni cosmologiche più recenti

realizzate da diverse sonde spaziali (tra cui il satellite Planck dell’Agenzia Spaziale Europea) hanno

permesso di mappare in modo estremamente preciso la distribuzione della radiazione cosmica di

fondo, le cui piccole disomogeneità (lievi fluttuazioni di temperatura e densità) sono il segno delle

fluttuazioni da cui si pensa si siano originate le strutture dell’universo attuale. La teoria del Big

Bang è tuttora messa alla prova da ricerche teoriche e osservative sempre più dettagliate, che

indagano le molte questioni ancora aperte sulle origini dell’universo.

L’EVOLUZIONE DELL’UNIVERSO E IL SUO DESTINO

Dallo stato iniziale estremamente caldo e denso, immediatamente successivo al big bang,

l’universo ha attraversato una serie di trasformazioni che hanno portato alla graduale formazione

di particelle, atomi, pianeti, stelle, galassie e strutture via via più complesse. Le varie fasi che hanno

caratterizzato l’evoluzione dell’universo sono state ricostruite con grande precisione nel contesto

del modello cosmologico standard, l’impalcatura teorica (fondata sull’ipotesi del big bang) che a

oggi descrive nel modo più efficace e preciso la storia del cosmo. Tuttavia, restano sullo sfondo

molti problemi aperti, su cui si concentrano le attuali ricerche teoriche e sperimentali nel campo

della cosmologia. Per citarne solo alcuni, la natura della materia oscura, il cui ruolo è stato cruciale

per la formazione delle prime galassie, e dell’energia oscura, associata all’osservazione di

un’espansione accelerata dell’universo. Un altro fenomeno oggetto di dibattito è la cosidetta

inflazione cosmica, una fase di rapidissima espansione che sarebbe avvenuta nei primi istanti di

vita del cosmo, tale da moltiplicare di una quantità enorme il fattore di scala dell’universo: si tratta

di un paradigma largamente accettato nella comunità scientifica, soprattutto perchégiustificherebbe l’attuale omogeneità dell’universo su larga scala; tuttavia, una prova sperimentale

decisiva dell’inflazione è ancora mancante. Anche il futuro e il destino dell’universo sono questioni

aperte, che hanno da sempre affascinato i cosmologi. L’ipotesi più probabile è che l’universo

prosegua la sua espansione indefinitamente (favorita dalla “spinta” dell’energia oscura), arrivando

a una sorta di triste “morte termica” che porterebbe allo spegnimento graduale di tutte le stelle.

Un’ipotesi alternativa è il cosiddetto big crunch, secondo cui a un certo punto l’attrazione

gravitazionale potrebbe prevalere sull’espansione, portando l’universo a collassare su sé stesso, in

una sorta di big bang al contrario (quest’ultima ipotesi è tuttavia oggi considerata improbabile,

soprattutto dopo l’osservazione dell’espansione accelerata dell’universo).

Sin

gol

arit

à

pri

mor

dial

eIL SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA: L’ENTROPIA

Aumenta sempre: Secondo la seconda legge della termodinamica, l’entropia in un sistema isolato

(o nell’intero universo) aumenta sempre nel tempo, oppure al massimo rimane costante nei

processi ideali. Le cose si consumano, si rompono o si disperdono spontaneamente, ma non

tornano indietro da sole.Energia non utilizzabile: Misura anche l’energia che non è più disponibile

per compiere un lavoro utile. Quando l’energia si disperde sotto forma di calore disperso

nell’ambiente, l’entropia sale

PRINCIPIO ANTROPICO:

Le leggi della fisica e le costanti dell’universo sembrano tarate con una precisione straordinaria per

permettere la vita. Se un solo valore fosse diverso, la vita non esisterebbe. Il principio antropico

dice che questo non deve stupirci: se l’universo fosse diverso, noi non ci saremmo per constatarlo

IL MULTIVERSO… SCAPPATOIA?

Il principio antropico dell’Universo ci mette con le spalle al muro; è impossibile sfuggire alle

questioni metafisiche sollevate da queste regolazioni straordinariamente precise. Come spiegarle?

Hanno forse un responsabile?

Ebbene, per queste domande esistono solo due possibili risposte: o sono l’opera di un dio

creatore, oppure sono il frutto del caso. Nell’ipotesi del caso, è stato calcolato che la probabilità di

ottenere un universo come il nostro corrisponde a non più di una possibilità su 10 alla 60; quindi,

affinché possa verificarsi una cosa tanto improbabile, è necessario supporre l’esistenza di almeno

10 alla 60 ( in numero

1.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000) universi

indipendenti tutti dotati di leggi fisiche diverse, quindi un numero gigantesco di universi che

esisterebbero «altrove», come pure l’esistenza di un meccanismo generatore di universi, di cui

ignoriamo tutto, che sarebbe a sua volta ben regolato (ma da chi?), e che avrebbe naturalmente la

capacità di creare variazioni nelle costanti fondamentali di questi universi scegliendole all’interno

di una fascia adeguata?

Una cifra stratosferica, se si pensa che nel Sahara vi sono soltanto 10alla 23 grani di sabbia…E altri

calcoli, come quello della teoria delle stringhe, arrivano a prevedere piuttosto l’esistenza

di 10alla 500 universi…

Questa ipotesi, per quanto folle e inverificabile possa sembrare, è però stata oggetto di molti

studi. Effettivamente, tranne che ammettere l’esistenza di un dio creatore, non era possibile

alcuna risposta razionale al problema posto dal principio antropico.

Questi modelli non forniscono nemmeno alcuna spiegazione sulla questione dell’inizio

dell’Universo: il problema è semplicemente spostato verso un universo «madre», di cui non si sa

nulla se non che deve avere avuto un inizio in un tempo finito nel passato, secondo il già citato

teorema di Borde-Guth-Vilenkin.

Fred Hoyle (1915-2001), cosmologo e astronomo: «La probabilità che forme di vita complessa

siano nate spontaneamente e per caso sulla Terra è paragonabile a quella di un tornado che,

passando su un deposito di rottami, tiri fuori un Boeing 747 assemblando i materiali li presenti». –

«L’esistenza di Dio è provata dal fatto che la comparsa della vita nell’Universo per la sola azione

del caso corrisponde a una probabilità matematica di una parte su 10 alla 40.000» (ovvero 1

seguito da 40.000 zeri). – «Ho sempre trovato curioso che gli scienziati [atei] fingano di disprezzare

la religione, considerato che questa domina i loro pensieri [in quanto concetto a loro ripugnante]

più di quanto non domini la mente degli uomini di chiesa». – «Non credo che un solo scienziato

che esamini le reazioni nucleari che portano alla formazione del carbonio all’interno delle stelle

possa evitare di arrivare alla conclusione che le leggi della fisica sono state progettate

deliberatamente in funzione delle conseguenze che producono all’interno di questi corpi celesti».LA PERFEZIONE E LE LEGGI CHE SORREGGONO L’UNIVERSO

“Noi non siamo figli del caos su questo non c’è dubbio sennò sarei disoccupato. se la scienza potesse

spiegare questo mondo non sarebbe più scienza. Noi cerchiamo di capire la logica che regge il mondo.

Questa logica deve avere un autore non siamo figli e caos. Una grande conquista della scienza è l’avere

dimostrato che lo spazio-tempo non è un pezzo di spazio e un pezzo di tempo, come il più grande filosofo

dell’era moderna Emmanuel Kant aveva detto.

Se Colui che ha fatto il mondo avesse seguito le idee di Kant non potrebbe esistere la vita; perché esiste la

vita? perché si può trasformare la massa in energia, la famosa equazione di Einstein

E = mc 2 non potrebbe esistere e noi non potremmo essere qui se la massa non potesse trasformarsi in

energia. Se questa formula esiste lo dobbiamo alle caratteristiche dello spazio tempo“

Antonio Zichichi

Dunque, dalle parole del nostro fisico subnucleare, sappiamo per certo che l’universo non può

essere frutto del nulla e del caos.

Ci sono leggi fondamentali che reggono l’universo e sono principalmente le quattro interazioni

fondamentali: forza gravitazionale, forza elettromagnetica, nucleare forte e nucleare debole.

Queste governano la struttura della materia, dalle particelle subatomiche alle galassie, regolando

ogni fenomeno fisico e plasmando l’evoluzione dell’universo dal Big Bang ad oggi.

LA FORZA DI GRAVITÀ REGOLA TUTTO L’UNIVERSO

La forza fondamentale a noi più familiare è la gravità (gravitazione), che spinge due particelle ad

attrarsi l’un l’altra con un’intensità direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e

inversamente proporzionale al quadrato della distanza che le separa. È di gran lunga la più debole

di tutte le forze fondamentali ma, grazie al vastissimo raggio d’azione e al fatto di essere sempre

attrattiva, è l’interazione più importante che si esercita tra corpi separati da grandi distanze, come

per esempio il Sole e la Terra.

La struttura dell’Universo è dovuta principalmente alla forza di gravità, che fa aggregare la materia

fino a formare stelle e pianeti, fa orbitare i pianeti intorno alle stelle, come avviene nel nostro

sistema solare, e fa aggregare le stelle in enormi galassie.

LA FORZA ELETTROMAGNETICA PLASMA LA MATERIA

La forza elettromagnetica, come dice il nome, è la combinazione tra la forza elettrica, che agisce tra

due particelle ferme dotate di carica elettrica, e la forza magnetica, che agisce tra due particellecariche che si muovono l’una rispetto all’altra. Si differenzia dalla forza di gravità per l’intensità,

enormemente più grande, e perché può essere sia attrattiva sia repulsiva. Due particelle che sotto

la sua azione si respingono hanno carica elettrica dello stesso segno. Per esempio, l’interazione tra

due elettroni, che hanno entrambi carica negativa, è repulsiva. Se invece le cariche sono di segno

opposto, come nel caso di un elettrone che interagisce con un protone, con carica positiva, la forza

è attrattiva.

Il fatto che l’interazione elettromagnetica sia attrattiva solo quando le particelle hanno cariche

elettriche di segno opposto ha conseguenze molto importanti per la struttura della materia, perché

porta alla formazione di oggetti con carica totale nulla. Ne sono un esempio gli atomi che hanno un

nucleo centrale, con protoni e neutroni, circondato da tanti elettroni quanti sono i protoni

presenti. Le cariche elettriche degli elettroni e dei protoni sono uguali e di segno opposto, mentre i

neutroni non hanno carica, quindi l’atomo è elettricamente neutro. A dispetto del suo grandissimo

raggio d’azione, pari a quello della forza di gravità, l’interazione elettromagnetica agisce quindi

direttamente tra elettroni e protoni solo all’interno dell’atomo, dove le distanze sono di qualche

centesimo di milionesimo di centimetro. Naturalmente ci sono forze che agiscono tra gli atomi,

facendoli aggregare in oggetti più grandi e complessi. Pur essendo di origine elettromagnetica,

queste forze sono il risultato di meccanismi molto più complicati dell’interazione diretta tra

particelle elementari. Non possono quindi essere considerate forze fondamentali, ma è la loro

azione che determina la struttura della materia che ci circonda.

LA FORZA NUCLEARE FORTE

La forza forte tiene unite le particelle elementari che costituiscono il nucleo dell’atomo. Fino a circa

trent’anni fa si credeva che queste particelle fossero il protone e il neutrone. Oggi sappiamo invece

che protone e neutrone sono a loro volta costituiti da particelle più piccole, alle quali è stato dato il

particolare nome di quark. Esistono sei diverse specie di quark, ma solo due di queste, chiamate up

e down, sono presenti nella materia che possiamo osservare normalmente sulla Terra.

La forza forte, come quella elettromagnetica, può essere attrattiva o repulsiva. La sua azione sui

quark dipende da una proprietà di queste particelle che, per la sua analogia con la carica elettrica,

è chiamata carica di colore. A differenza di quella elettrica, che può essere solo positiva o negativa,

la carica di colore può essere di tre tipi diversi. Come l’interazione elettromagnetica tra elettroni e

protoni porta alla formazione di atomi elettricamente neutri, così l’interazione forte tra i quark

porta alla formazione di aggregati la cui carica di colore totale è zero.

La caratteristica veramente speciale della forza forte agente sui quark che costituiscono protoni e

neutroni consiste nel fatto che all’aumentare della distanza tra le particelle interagenti la sua

intensità, anziché diminuire, aumenta.

L’attrazione tra i quark diventa così forte che essi non possono allontanarsi l’uno dall’altro più di un

milionesimo di milionesimo di millimetro: sono dunque prigionieri all’interno di protoni e neutroni.

A causa di questa proprietà, chiamata confinamento, nella materia che ci circonda non è possibile

osservare direttamente un quark isolato.

LA FORZA FORTE È LA SORGENTE DELL’ENERGIA DELLE STELLE:

La forza che agisce tra protoni e neutroni è anch’essa dovuta all’interazione forte ma, come quelle

che agiscono tra due atomi o due molecole, è prodotta da meccanismi complicati. Le sue

caratteristiche più importanti sono l’intensità molto più grande di quella delle altre forze

fondamentali, che è storicamente all’origine del nome forza forte, e il raggio d’azione piccolissimo,

di appena qualche milionesimo di milionesimo di millimetro. Grazie a queste due proprietà protoni

e neutroni si legano in modo strettissimo l’uno all’altro per formare il nucleo atomico: il volume

che occupano è così piccolo che la densità raggiunge il fantastico valore di cento milioni di

tonnellate per centimetro cubo.Fondendo due nuclei atomici leggeri, come quelli dell’idrogeno (il più leggero di tutti, formato da

un solo protone) o dell’elio (formato da due protoni e due neutroni), si può produrre moltissima

energia. Le reazioni nucleari di fusione sono però molto difficili da realizzare sulla Terra perché i

nuclei atomici, avendo tutti carica elettrica positiva, si respingono per effetto dell’interazione

elettromagnetica.

All’interno delle stelle, invece, per l’altissima temperatura, i nuclei si muovono tanto veloci da

riuscire a vincere la repulsione elettrostatica e avvicinarsi abbastanza per realizzare la fusione. Così,

grazie all’azione della forza forte, nasce l’energia delle stelle.

COME SI È SCOPERTA LA FORZA NUCLEARE DEBOLE

La forza debole, come dice il nome, è molto meno intensa sia della forza forte sia di quella

elettromagnetica e ha un raggio d’azione piccolissimo, simile a quello della forza forte. La sua

esistenza è stata dedotta osservando il decadimento β (beta), una particolare forma di radioattività

naturale.

In questo decadimento, osservato per la prima volta all’inizio del Novecento, uno dei neutroni

presenti nel nucleo si trasforma in un protone e contemporaneamente viene emessa una particella

di carica elettrica pari a quella del protone, ma di segno opposto, cioè negativa. Oggi sappiamo che

questa particella non è altro che un elettrone e, durante il decadimento β, viene prodotta anche

una terza particella, che per le sue caratteristiche è però difficilissima da osservare

sperimentalmente: il neutrino. L’ipotesi che il decadimento β fosse dovuto all’esistenza di una

nuova forza, fino ad allora sconosciuta, fu proposta nel 1933 da Enrico Fermi.

A QUALI LEGGI OBBEDISCONO LE FORZE FONDAMENTALI?

All’inizio del Novecento i sorprendenti risultati di una serie di esperimenti hanno dimostrato che

l’azione delle forze fondamentali, a eccezione della forza di gravità, non si può descrivere usando le

leggi della dinamica di Newton.

Le forze elettromagnetiche, quella forte e quella debole, si possono comprendere solo ricorrendo

alla meccanica quantistica. Secondo questa teoria l’interazione tra due particelle elementari è

dovuta allo scambio di una terza particella, il quanto della forza.

L’interazione elettromagnetica avviene tramite lo scambio di fotoni, particelle prive di massa che

viaggiano alla velocità della luce. I quanti delle forza debole sono le particelle chiamate W e Z,

mentre i quanti della forza forte sono stati chiamati gluoni, dall’inglese glue, cioè “colla”.

La forza di gravità agisce in un modo completamente diverso, descritto dalla teoria della relatività

generale di Albert Einstein. Secondo Einstein l’azione della gravità è dovuta al fatto che la presenza

di una massa provoca una deformazione dello spazio circostante, proprio come un oggetto pesante

appoggiato su un tappeto elastico ne deforma la superficie.

La prima conferma della relatività generale si ebbe con la corretta spiegazione delle anomalie

dell’orbita di Mercurio, dovute al fatto che questo pianeta, essendo molto vicino al Sole, risente

fortemente della curvatura dello spazio generata dal Sole stesso. Pochi anni dopo, nel 1919, le

immagini del bordo del disco solare ottenute durante un’eclisse totale confermarono che, proprio

come predetto dalla teoria di Einstein, nelle vicinanze del Sole la luce delle stelle non viaggia in

linea retta, ma segue anch’essa la curvatura dello spazio.

Gli scienziati hanno sempre cercato di spiegare i fenomeni naturali nel modo più semplice, facendo

ricorso al minor numero possibile di particelle elementari e di forze fondamentali. Per questo si

sono sempre sforzati di unificare le forze esistenti in natura dimostrando che forze all’apparenza

diverse sono in realtà solo aspetti differenti della stessa forza.Il primo importante passo verso l’unificazione è stato compiuto molti secoli fa, quando Isaac

Newton riuscì a dimostrare che la forza di attrazione terrestre e quella che agisce tra i corpi celesti

sono entrambe dovute all’azione della gravità.

Nell’Ottocento gli esperimenti effettuati dai fisici Michael Faraday e André-Marie Ampère misero in

luce l’esistenza di un legame tra elettricità e magnetismo, ponendo così le basi per la teoria

unificata della forza elettromagnetica, formulata qualche anno dopo da James Clerk Maxwell.

Molto più recentemente, tra il 1960 e il 1970, Steven Weinberg, Abdus Salam e Sheldon Glashow

hanno fatto l’ipotesi che la forza elettromagnetica e quella debole potessero a loro volta essere

unificate. Questa ipotesi è stata confermata nel 1984 dagli esperimenti effettuati al Centro Europeo

per le Ricerche Nucleari (CERN) di Ginevra sotto la guida di Carlo Rubbia e Simon van der Meer.

Molti scienziati sono convinti che, proseguendo su questa strada, anche la forza forte potrà essere

riunificata con quella elettro debole.

L’ostacolo principale sulla strada dell’unificazione di tutte le forze fondamentali rimangono le

differenze tra la gravità e le altre tre forze. A partire dal 1915, anno di nascita della relatività

generale, Einstein si dedicò tenacemente al tentativo di unificare gravità ed elettromagnetismo,

senza tuttavia raggiungere il risultato sperato. Oggi molti scienziati pensano che l’unificazione di

tutte le forze fondamentali sarà possibile solo quando riusciremo a spiegare anche la gravità

usando le leggi della teoria quantistica.

https://www.treccani.it/enciclopedia/forze-fondamentali_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/

ANIMALI E VEGETALI:

Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra

frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: 12 la terra produsse germogli, erbe che

producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo

la propria specie. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino

sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21 Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi

che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E

Dio vide che era cosa buona. 22 Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari;

gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 23 E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

24 Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche

secondo la loro specie». E così avvenne: 25 Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame

secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 26 E

Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli

uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tut t i i rettili che strisciano sulla terra».

In questo paragrafo della genesi vediamo come Dio creò prima la flora e

la fauna e successivamente l’uomo, e la scienza cosa dice? Vediamolo:

La Terra si è formata circa 4,5 miliardi di anni fa. Per centinaia di milioni di anni era un pianeta

inospitale, caratterizzato da intensa attività vulcanica, alte temperature e un’atmosfera priva di

ossigeno. Le prime forme di vita compaiono tra i 3,5 e i 4 miliardi di anni fa: si trattava di organismi

unicellulari molto semplici, simili a batteri. Tra questi, un ruolo decisivo ebbero i cianobatteri,

capaci di compiere la fotosintesi. Attraverso questo processo utilizzavano luce solare, acqua e

anidride carbonica per produrre energia, liberando ossigeno come sottoprodotto.

Questo evento fu rivoluzionario: l’accumulo di ossigeno nell’atmosfera, noto come “Grande

Ossidazione”, rese possibile l’evoluzione di organismi più complessi. In altre parole, senza queste

prime forme di vita fotosintetica — assimilabili alla futura flora — la vita animale non avrebbe

potuto svilupparsi. Gli animali, infatti, hanno bisogno di ossigeno per respirare e dipendono

direttamente o indirettamente dalle piante per il nutrimento.Gli organismi pluricellulari comparvero molto più tardi, circa 600 milioni di anni fa. Poco dopo, nel

periodo Cambriano (circa 540 milioni di anni fa), si verificò una grande diversificazione delle forme

animali marine. Le prime piante terrestri apparvero intorno ai 470–500 milioni di anni fa,

preparando l’ambiente alla colonizzazione da parte degli animali terrestri. Solo in tempi

relativamente recenti, circa 300.000 anni fa, comparve l’Homo sapiens.

Riassumendo l’ordine scientificamente ricostruito: prima la vita unicellulare, poi gli organismi

fotosintetici, successivamente gli animali marini, quindi quelli terrestri e infine l’uomo. Dunque,

scientificamente parlando, la vita di tipo “vegetale” precede quella animale di centinaia di milioni

— e in senso più ampio di miliardi — di anni.

Questo dato mostra che l’evoluzione della vita sulla Terra segue una logica di progressiva

complessità: prima le forme capaci di produrre energia e ossigeno, poi quelle che da esse

dipendono. In questo senso, la scienza descrive un ordine strutturato e coerente nello sviluppo

della vita, fondato su leggi fisiche e biologiche precise.

LA FIRMA VISIBILE DEL CREATORE IMPRESSA SUL UOMO

Siamo Fatti di polvere di stelle!

Il nostro corpo è composto da atomi. Nell’Universo gli elementi si formano a partire da atomi

semplici e via via vengono costruiti elementi sempre più complessi. Ciò che abbiamo è solo in

prestito. Compresi noi. E come noi le stelle si formano e muoiono, arricchendosi durante la vita e

restituendo ciò che di bello hanno prodotto alle generazioni future. Ognuno di noi è composto per

circa il 73% da elementi forgiati all’interno delle stelle, in quella fucina astrale che è l’Universo.

Quando una stella arriva alla fine della sua esistenza espelle gli strati più esterni, quelli che non

servono più, soffiando via parte degli elementi che ha prodotto e ridonando il resto all’Universo

attraverso le esplosioni di supernove, che disperdono il frutto di una vita di reazioni termonucleari

nello spazio. Questi elementi, sospesi nel gas che poi si raffredda, vanno a formare nuove stelle. È il

ciclo della vita. Queste stelle daranno origine a pianeti con parte di questi elementi e, se il caso

vuole, su quel pianeta si svilupperà la vita. Proprio come è successo qui, sulla nostra Terra. Con gli

stessi elementi si è formato anche l’uomo. Le stelle sono dentro di noi: l’azoto nel nostro DNA, il

calcio nei nostri denti, il ferro nel nostro sangue e il carbonio nella nostra torta di mele, i monili

che indossiamo, così come i peli del nostro gatto che poltrisce sul divano, il divano stesso e lo

schermo sul quale state leggendo questa storia. I miliardi di miliardi di atomi che li compongono

sono materia intergalattica che ha percorso centinaia di migliaia di anni luce e infine si è riunita,

compressa dalla sua stessa gravità.

All’interno di noi ci sono alcuni elementi che provengono direttamente dalle prime fasi della storia

dell’Universo. Il nostro corpo ne è formato per il 9,5%, come l’idrogeno, l’elio e il litio. Il 16,5%

della nostra essenza è invece il risultato di atomi prodotti dalla morte di stelle di piccola

dimensione, come il nostro Sole, e dispersi sotto forma di quelle meravigliose nubi di gas che sono

le nebulose planetarie. Infine, l’1% di noi è il risultato dell’esplosione di nane bianche. Anche esse,

alla fine della loro vita restituiscono il loro tesoro al cosmo. Questo processo va avanti da più di 13

miliardi di anni. È curioso come vita e morte siano parte di noi fin da quando nasciamo e come

dalla morte si generi nuova la vita. Sulla Terra come anche nell’Universo.

“allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e

l’uomo divenne un essere vivente.” Gen 2,7-22

L’ENIGMA DELL’ORIGINE DELLA VITA: DAL CASO ALLA COMPLESSITÀ BIOLOGICA

Il salto vertiginoso dall’inerte al vivente

1. L’origine della vita e il problema del «brodo primordiale»

Uno dei problemi fondamentali affrontati dalla biologia riguarda l’origine della vita: come si è passati

dalla materia inanimata ai primi organismi viventi?

Nel corso del Novecento sono stati compiuti diversi esperimenti per cercare di comprendere se le

molecole necessarie alla vita potessero formarsi spontaneamente a partire da sostanze semplici

presenti sulla Terra primitiva.

Uno degli esperimenti più famosi è quello realizzato nel 1953 da Stanley Miller. Nel suo laboratorio

vennero ricreate alcune condizioni che si riteneva potessero essere simili a quelle dell’atmosfera

primordiale. Una miscela di metano, ammoniaca e idrogeno venne sottoposta a scariche elettriche,

mentre l’assenza di ossigeno doveva impedire la distruzione delle molecole organiche appena

formate.

L’esperimento produsse 13 dei 22 amminoacidi presenti negli organismi viventi. Questo risultato fu

molto importante perché mostrò che alcune molecole organiche fondamentali possono formarsi

spontaneamente a partire da sostanze relativamente semplici.

Tuttavia, il problema dell’origine della vita non era ancora risolto. Gli amminoacidi, infatti, sono

soltanto alcuni dei «mattoni» necessari alla vita: devono essere organizzati in strutture molto più

complesse, come le proteine, e devono inserirsi in un sistema capace di conservarsi, funzionare e

riprodursi.

Nel 1958, Sidney W. Fox e Kaoru Harada studiarono la formazione di polimeri di amminoacidi

attraverso processi di condensazione termica. Questi polimeri, chiamati proteinoidi, potevano formarespontaneamente microsfere che ricordavano alcune possibili strutture ancestrali delle cellule.

Tuttavia, non possedevano le caratteristiche funzionali di un vero sistema vivente.

Nel 1960, J. Orò ottenne l’adenina, una delle basi azotate fondamentali degli acidi nucleici, attraverso

una reazione tra acido cianidrico e ammoniaca. Successivamente, nel 1961, Melvin Calvin ottenne,

attraverso esperimenti con elettroni accelerati, la sintesi di alcune molecole organiche, tra cui

amminoacidi, zuccheri, urea e acidi grassi.

Nel 1963, Cyril Ponnamperuma utilizzò radiazioni per simulare condizioni dell’atmosfera primordiale e

riuscì a ottenere l’adenina. In seguito furono prodotti anche composti corrispondenti a nucleosidi e

nucleotidi. Altri esperimenti condotti da Sidney Fox portarono alla formazione di amminoacidi a

temperature elevate.

Questi esperimenti dimostrarono quindi che alcune molecole organiche possono formarsi

spontaneamente in determinate condizioni. Ma il testo sottolinea che questo risultato non equivale

alla creazione della vita: ottenere singole molecole organiche è molto diverso dal costruire una cellula

vivente completa.

2. La chimica prebiotica e i primi «mattoni» della vita

Le ricerche successive hanno mostrato che nello spazio e in diversi corpi celesti sono presenti

molecole organiche. Sono state trovate, per esempio, molecole organiche all’interno di meteoriti,

comete e nubi interstellari.

Questo porta a una considerazione importante: le leggi chimiche dell’Universo sembrano permettere

la formazione spontanea di numerose molecole organiche.

Il problema diventa però più complesso quando si cerca di spiegare come queste molecole possano

essersi organizzate sulla Terra fino a formare sistemi capaci di vivere.

Gli scienziati hanno ipotizzato che la selezione chimica delle molecole organiche possa essere

avvenuta in diversi ambienti: nelle «piccole pozze» della Terra primordiale, presso sorgenti

idrotermali presenti sui fondali oceanici o addirittura in ambienti extraterrestri.

Nonostante queste ipotesi, non è stata identificata una sequenza definitiva di eventi capace di

spiegare in modo completo il passaggio dalla materia non vivente alla prima cellula.

La conclusione proposta nel testo è quindi che la chimica prebiotica abbia compiuto progressi

importanti, ma che resti ancora un’enorme distanza tra la produzione di semplici molecole organiche

e la comparsa di un vero organismo vivente.

3. Il vivente più semplice

I microscopi elettronici hanno permesso di osservare strutture biologiche estremamente piccole e

hanno mostrato due caratteristiche fondamentali:

tutti gli esseri viventi conosciuti sono costituiti almeno da una cellula;

anche le cellule più piccole presentano un’organizzazione interna estremamente complessa.

Il testo considera quindi l’organismo unicellulare come il livello più semplice della vita, ma sottolinea

che anche questa forma apparentemente elementare presenta una notevole complessità.

Il più piccolo organismo vivente concepibile avrebbe dimensioni dell’ordine di 0,2 micrometri, ma

dovrebbe comunque possedere tutto ciò che è necessario per vivere autonomamente, riprodursi e

mantenere la propria organizzazione.

Secondo le stime riportate nel libro, un organismo di questo tipo dovrebbe possedere un genoma

contenente almeno circa 250 geni, corrispondenti a circa 150.000 coppie di basi nucleotidiche, oltre a

un sistema di RNA, un ribosoma capace di interpretare l’informazione genetica e numerose proteine

ed enzimi.

John Craig Venter, studioso del genoma e della biologia sintetica, viene citato per sottolineare

l’altissimo livello di complessità della vita anche nel caso dell’organismo più semplice.

Questo porta a una questione fondamentale: qual è stata la forma intermedia tra la materia inerte e il

primo organismo vivente?

I virus, pur essendo più piccoli di molti organismi unicellulari, non vengono generalmente considerati

esseri viventi autonomi, perché per riprodursi hanno bisogno di una cellula ospite.È quindi possibile ipotizzare l’esistenza, nella Terra primitiva, di forme intermedie ormai scomparse,

capaci almeno di alcune funzioni necessarie alla riproduzione. Tuttavia, non sono state identificate

con certezza.

4. La cellula come sistema altamente organizzato

Per comprendere la complessità della cellula, il testo propone un’immagine comparativa: se una

cellula fosse ingrandita fino a raggiungere dimensioni paragonabili a quelle di un’automobile, le sue

strutture interne assumerebbero proporzioni enormi.

Sulla superficie della cellula si vedrebbero numerose aperture attraverso le quali entrano ed escono

continuamente materiali. All’interno comparirebbe una rete estremamente complessa di canali e

strutture che collegano diverse parti della cellula.

Nelle cellule eucariotiche si troverebbe inoltre il nucleo, contenente il DNA. Il DNA sarebbe

organizzato in filamenti estremamente lunghi ma accuratamente compattati.

La cellula non è quindi una semplice raccolta di molecole. È un sistema nel quale numerose

componenti devono lavorare contemporaneamente e in modo coordinato.

Il testo paragona alcuni aspetti della cellula a una macchina tecnologicamente molto avanzata:

esistono sistemi di informazione, meccanismi di comando, dispositivi di controllo, sistemi di sicurezza

e procedure estremamente precise di assemblaggio.

All’interno della cellula sono presenti anche numerosissime proteine che svolgono funzioni diverse. Il

ribosoma, per esempio, è una struttura fondamentale perché permette di produrre le proteine

utilizzando le informazioni contenute negli acidi nucleici.

La vita cellulare dipende quindi dall’attività coordinata di moltissime molecole differenti.

5. Gli enzimi: acceleratori delle reazioni biologiche

Un’altra componente fondamentale della vita sono gli enzimi.

Gli enzimi sono proteine specializzate che permettono alle reazioni chimiche necessarie alla vita di

avvenire molto più rapidamente.

Senza gli enzimi, molte reazioni biochimiche che nelle cellule avvengono in tempi brevissimi

richiederebbero tempi enormemente più lunghi.

Il testo cita, come esempio, una particolare reazione biochimica che senza l’enzima appropriato

richiederebbe tempi dell’ordine di milioni di anni, mentre grazie all’enzima può avvenire in pochi

millisecondi.

Gli enzimi devono quindi essere presenti nella forma corretta e nel momento corretto. Anche questo

contribuisce alla complessità del sistema cellulare.

Il problema non consiste solamente nell’avere le molecole necessarie, ma nell’avere le molecole

giuste, nella configurazione giusta e coordinate tra loro.

6. DNA, RNA e proteine: due linguaggi e un traduttore

Uno dei punti centrali del testo riguarda il rapporto tra DNA, RNA, ribosomi e proteine.

Il DNA contiene l’informazione genetica. Le proteine, invece, svolgono moltissime delle funzioni

concrete necessarie alla vita. Tra queste due realtà esiste un sistema di traduzione.

Il testo paragona questo sistema a un rapporto tra due linguaggi differenti.

Il DNA utilizza quattro basi fondamentali, mentre le proteine sono costruite utilizzando 22 diversi

amminoacidi secondo la descrizione riportata nelle pagine.

Le quattro basi del DNA vengono lette in gruppi di tre, formando combinazioni che costituiscono i

codoni. Matematicamente, quattro basi prese tre alla volta permettono 64 combinazioni. Di queste,

61 vengono utilizzate per codificare gli amminoacidi, mentre le altre tre funzionano come segnali di

stop.

Il sistema non è quindi un semplice insieme casuale di molecole, ma un vero e proprio codice.

Il ribosoma svolge il ruolo di «traduttore»: legge l’informazione genetica e permette di costruire la

proteina corrispondente.

Nel 2009 il premio Nobel per la chimica venne assegnato a Venki Ramakrishnan, Thomas Steitz eAda Yonath per gli studi sul ribosoma e sulla sua struttura e funzione.

Il testo sottolinea quindi che DNA, RNA, ribosomi e proteine costituiscono un sistema fortemente

interdipendente.

Il problema dell’origine della vita diventa particolarmente complesso perché DNA, RNA e proteine

dipendono l’uno dall’altro. Il DNA contiene le informazioni per la produzione delle proteine, ma la

produzione e la traduzione di queste informazioni richiedono altri componenti cellulari.

Da qui nasce una domanda fondamentale: come è potuto comparire il primo sistema nel quale

queste componenti fossero già sufficientemente organizzate da poter funzionare insieme?

7. Il metabolismo: il «vortice della vita»

La complessità della vita non si esaurisce nella struttura della cellula.

Un organismo deve anche mantenersi continuamente in attività. Deve assumere sostanze,

trasformarle, eliminare prodotti di scarto e produrre continuamente le molecole necessarie alla

propria sopravvivenza.

Questo insieme coordinato di reazioni prende il nome di metabolismo.

Il metabolismo è quindi costituito da un’enorme quantità di reazioni biochimiche coordinate. Se anche

una cellula molto semplice avesse tutti i suoi componenti nella posizione corretta ma i suoi sistemi

metabolici non fossero attivi, non sarebbe realmente viva.

Per vivere, una cellula deve continuamente:

assimilare materiali; trasformarli; eliminare sostanze; rinnovare i propri componenti; produrre energia;

mantenere l’organizzazione interna; duplicarsi quando necessario.

La vita richiede dunque non soltanto una struttura, ma una dinamica continua e coordinata.

8. La complessità dell’informazione genetica

Il DNA può essere considerato uno straordinario sistema di archiviazione delle informazioni.

In uno spazio estremamente piccolo può essere contenuta una quantità enorme di informazioni. Il

testo paragona questa capacità a quella dei più avanzati sistemi artificiali di archiviazione.

Il DNA contiene le istruzioni necessarie per la costruzione e il funzionamento dell’organismo. Queste

istruzioni sono organizzate secondo un codice genetico estremamente preciso.

Hubert P. Yockey viene citato per sottolineare che l’informazione genetica può essere considerata un

sistema sequenziale, linguistico, teorico e digitale.

Il problema sollevato dal testo è quindi il seguente: se il codice genetico è un sistema di informazione

estremamente sofisticato, come ha avuto origine il sistema stesso?

Non si tratta semplicemente di spiegare l’esistenza di una molecola, ma l’origine di un sistema nel

quale:

l’informazione viene conservata;

l’informazione viene copiata;

l’informazione viene letta;

l’informazione viene tradotta;

il prodotto della traduzione permette a sua volta il funzionamento del sistema.

9. Il problema della probabilità

Il libro affronta poi la questione della probabilità che strutture biologiche molto complesse possano

formarsi casualmente.

Un esempio riguarda le proteine, che sono costituite da catene di amminoacidi. Una proteina

funzionale non richiede semplicemente una determinata quantità di amminoacidi: questi devono

trovarsi in uno specifico ordine e nella configurazione appropriata.

Il testo considera, per esempio, una proteina formata da un gran numero di amminoacidi e calcola

quanto sarebbe improbabile ottenere per puro caso una sequenza specifica.

Viene inoltre considerata la necessità che gli amminoacidi possiedano determinate configurazioni eche siano collegati correttamente.

Secondo i calcoli riportati nel libro, le probabilità diventerebbero estremamente piccole quando si

considerano contemporaneamente tutte le condizioni necessarie alla formazione di una struttura

biologica funzionante.

Il testo porta quindi il ragionamento oltre la singola proteina, considerando anche il DNA, l’RNA, i

geni, gli enzimi e gli altri componenti necessari al metabolismo.

Alcuni scienziati citati nelle pagine hanno calcolato probabilità estremamente basse per la

formazione casuale di una molecola di DNA, per la combinazione casuale di numerosi enzimi

necessari alla vita e persino per la comparsa casuale della più semplice cellula vivente.

Il libro utilizza questi numeri per sostenere che il puro caso non costituisce, secondo gli autori citati,

una spiegazione sufficiente del passaggio dalla materia inerte alla vita.

10. La questione del caso e della selezione naturale

Il testo riporta anche le opinioni di diversi scienziati e studiosi.

Francis Crick, uno degli scopritori della struttura del DNA, viene citato per sottolineare quanto sia

difficile spiegare l’origine della vita considerando l’enorme complessità delle condizioni necessarie.

Harold Urey, premio Nobel per la chimica, riconosce la difficoltà del problema dell’origine della vita e

osserva che, per chi studia queste questioni, la complessità della vita costituisce una grande

difficoltà.

Anche altri studiosi, come Franklin Harold, Lynn Margulis e Michael Denton, vengono citati per

mettere in evidenza la complessità del passaggio dalle forme chimiche più semplici ai sistemi

biologici.

In particolare, viene sottolineato che il passaggio dal batterio più semplice fino all’uomo rappresenta

un percorso di aumento della complessità.

Il testo pone inoltre una distinzione importante: la selezione naturale può spiegare la trasformazione

e la diversificazione di organismi che già possiedono un sistema riproduttivo e informazionale

funzionante, ma rimane il problema di spiegare l’origine di quel primo sistema.

In altre parole, la domanda affrontata dal libro non è soltanto «come si sono evoluti gli organismi?»,

ma soprattutto:

come è comparso il primo sistema capace di vivere, riprodursi e trasmettere informazione genetica?

11. Il confronto con i grandi progetti scientifici

Il testo osserva che la scienza moderna è capace di realizzare progetti di enorme complessità

quando dispone di obiettivi chiari, risorse economiche, conoscenze e migliaia di ricercatori.

Vengono citati diversi esempi.

Il programma Apollo, dedicato alla conquista della Luna, coinvolse circa 400.000 persone nell’arco di

dieci anni e richiese risorse economiche enormi.

Il progetto di decifrazione del genoma umano coinvolse circa 25.000 ricercatori, richiese dodici anni

di lavoro e una spesa di miliardi di euro.

Anche il programma ITER, finalizzato allo studio della fusione nucleare, ha richiesto investimenti

enormi ed è tuttora un progetto scientifico di grande complessità.

Il libro confronta questi grandi progetti con il problema dell’origine della vita. Nonostante la capacità

tecnologica dell’uomo, non esiste un grande programma scientifico capace di ricreare integralmente

in laboratorio le condizioni naturali che hanno portato alla comparsa della prima vita.

Secondo Eugene Koonin, citato nel testo, la ricerca sull’origine della vita si trova ancora in una

situazione di forte difficoltà, perché non disponiamo di un modello completo e coerente dell’origine

della vita sulla Terra.

12. La biologia sintetica

Il testo distingue quindi la ricerca sull’origine spontanea della vita dalla biologia sintetica.

La biologia sintetica cerca di ricreare sistemi biologici utilizzando componenti conosciuti e strumenti

tecnologici moderni.L’obiettivo è costruire, a partire da componenti non viventi, sistemi capaci di svolgere funzioni tipiche

della vita, conoscendo in anticipo ciò che si vuole ottenere.

Vengono citati diversi programmi di ricerca, tra cui il progetto Building a Synthetic Cell, sviluppato da

ricercatori olandesi, e programmi statunitensi ed europei dedicati alle cellule sintetiche.

La differenza fondamentale è quindi questa: la biologia sintetica cerca di costruire sistemi viventi o

simili alla vita attraverso conoscenze e tecnologie già disponibili, mentre la ricerca sull’origine della

vita cerca di capire come la prima vita sia comparsa spontaneamente in natura.

Il testo osserva che, anche qualora in futuro l’uomo riuscisse a sintetizzare una cellula, questo

risultato non spiegherebbe automaticamente come la prima cellula sia comparsa naturalmente

miliardi di anni fa.

13. Le probabilità estremamente basse

Nelle pagine successive il libro presenta ulteriori calcoli relativi alla probabilità di formazione casuale

delle strutture biologiche.

Viene considerata la probabilità che gli amminoacidi si dispongano nell’ordine corretto per formare

una determinata proteina. Vengono inoltre considerate condizioni aggiuntive, come la corretta

configurazione spaziale delle molecole e il corretto collegamento tra gli amminoacidi.

Il testo arriva a esprimere probabilità estremamente piccole, dell’ordine di numeri con centinaia o

migliaia di zeri.

Vengono riportate anche stime relative alla probabilità di formazione casuale del DNA e della

combinazione di numerosi enzimi necessari alla vita.

L’argomento centrale del libro è che, quando si moltiplicano tra loro numerose probabilità

indipendenti estremamente basse, la probabilità complessiva diventa ancora più piccola.

Da qui deriva la conclusione proposta dall’autore: il caso, considerato da solo, non sarebbe una

spiegazione adeguata dell’origine della complessità biologica.

È importante però comprendere che questi calcoli riguardano soprattutto la formazione casuale di

strutture già funzionanti e non costituiscono, da soli, una dimostrazione matematica dell’impossibilità

di tutti i possibili scenari di origine della vita.

14. La regolazione delle leggi dell’Universo

Nelle pagine finali il discorso viene collegato a un problema più generale: quello della regolazione

delle leggi fisiche dell’Universo.

Nei capitoli precedenti, secondo quanto ricorda il testo, erano state considerate le condizioni fisiche

dell’Universo e la loro particolare compatibilità con l’esistenza della materia e della vita.

Il libro afferma che, mentre per alcuni parametri cosmologici le probabilità considerate sarebbero già

estremamente basse, nel caso della biologia le cifre riportate diventerebbero ancora più grandi.

La tesi proposta è quindi che la combinazione tra: leggi fisiche; condizioni cosmiche;

chimica; informazione genetica; complessità cellulare; metabolismo; sistemi di traduzione; enzimi;

capacità di riproduzione; rappresenti un problema particolarmente difficile da spiegare attraverso il

solo caso.

15. Caso, necessità e intelligenza

Il testo riporta infine le posizioni di diversi scienziati che hanno riflettuto sul problema.

Anthony Flew, filosofo che passò dall’ateismo al deismo, viene citato per sostenere che l’enorme

complessità dei processi necessari alla comparsa della vita rende difficile attribuire tutto

semplicemente al caso.

Chandra Wickramasinghe sostiene che la probabilità che la vita si sia formata a partire dalla materia

inanimata sarebbe estremamente bassa e considera quindi necessario prendere in considerazione

l’ipotesi di un’origine intenzionale.

Christian de Duve, invece, viene citato con una posizione diversa: egli ritiene necessario escludere il

caso inteso come semplice evento privo di senso, ma questo non significa necessariamente

accettare un progetto intelligente. Secondo questa prospettiva, i dati scientifici devono essereinterpretati senza inserire nelle conclusioni ciò che si desidera dimostrare.

Hubert P. Yockey viene nuovamente citato a proposito della complessità del codice genetico e delle

configurazioni che la selezione naturale avrebbe dovuto esplorare per arrivare al codice genetico

universale.

Anche Fred Hoyle, inizialmente ateo e successivamente orientato verso il deismo, viene citato per

sostenere che l’enorme improbabilità attribuita alla comparsa casuale della vita rende problematica

una spiegazione basata esclusivamente sul caso.

16. La conclusione del percorso

Il percorso sviluppato in queste pagine parte quindi dalla materia inerte e arriva alla straordinaria

complessità dell’organismo vivente.

Gli esperimenti di chimica prebiotica hanno dimostrato che alcune molecole organiche fondamentali

possono formarsi spontaneamente in determinate condizioni. Questo è un risultato scientificamente

importante.

Tuttavia, tra la produzione di singole molecole organiche e la comparsa della prima cellula esiste una

distanza enorme.

Una cellula vivente richiede infatti contemporaneamente:

DNA → RNA → ribosomi → proteine → enzimi → metabolismo → membrane → regolazione →

riproduzione.

Questi elementi non funzionano semplicemente uno accanto all’altro: sono interdipendenti e devono

essere coordinati.

Il DNA conserva l’informazione; l’RNA partecipa alla sua gestione e traduzione; il ribosoma permette

di utilizzare il codice genetico per costruire proteine; le proteine svolgono moltissime funzioni; gli

enzimi rendono possibili rapidamente le reazioni metaboliche; il metabolismo permette alla cellula di

mantenersi, crescere e riprodursi.

Il problema dell’origine della vita consiste quindi nello spiegare come sia potuto emergere il primo

sistema sufficientemente organizzato da poter svolgere queste funzioni fondamentali.

Il testo conclude sostenendo che la distanza tra la materia inerte e il primo sistema vivente è così

grande da costituire, secondo gli autori e gli scienziati citati, un forte argomento a favore

dell’esistenza di una causa o di un principio ordinatore intelligente.

La conclusione filosofica proposta è dunque che, se si rifiuta l’ipotesi di un’intelligenza creatrice,

rimane da spiegare come una serie di condizioni estremamente complesse e altamente improbabili

possa essersi realizzata attraverso processi puramente casuali

i tre teli della Passione

I tre teli della Passione, sono la stessa persona?

in questo articolo analizzeremo scientificamente ogni telo della passione, per poi dare delle conclusioni finali.

Buona lettura:

LA SACRA SINDONE

BARRIE SCHWORTZSCIENZIATO EBREO NON CREDENTE, CREDE ALL’AUTENTICITA’ DELLA SINDONE: HTTPS://WWW.SHROUD.COM

L’esame al radiocarbonio della Sacra Sindone

La Sindone di Torino è uno dei reperti più misteriosi e discussi della storia cristiana. Da secoli,

credenti e scienziati si interrogano sulla sua origine: è davvero il lenzuolo che ha avvolto il corpo di

Gesù Cristo? Nel 1988, l’analisi al radiocarbonio sembrò chiudere la questione, datando il tessuto

tra il 1260 e il 1390 d.C. Tuttavia, numerosi studi successivi hanno messo in discussione l’affidabilità

di quell’esame, sollevando dubbi sia sul metodo sia sui risultati.

Il test al radiocarbonio del 1988

L’esame al radiocarbonio (C14) si basa sulla misurazione della quantità di carbonio-14 rimasto in

un campione organico per determinarne l’età. Nel 1988, tre laboratori internazionali, a Oxford,Tucson e Zurigo, analizzarono un piccolo campione di lino prelevato dalla Sindone. La conclusione

fu che il tessuto era medievale, facendo pensare che la Sindone fosse un falso storico.

Tuttavia, già poco dopo la pubblicazione dei risultati, cominciarono a emergere criticità importanti

nel procedimento.

Problemi nel campionamento

Uno dei principali problemi riguarda il punto da cui fu prelevato il campione. Esso proveniva da un

angolo della Sindone fortemente esposto alla manipolazione umana e a riparazioni effettuate nel

Medioevo, in seguito a danni da incendio. Alcuni studi successivi, come quello del chimico

Raymond Rogers, dimostrarono che il campione analizzato conteneva fibra di cotone medievale,

intrecciata al lino originale in un “rammendo invisibile”. Questo inquinamento avrebbe alterato

significativamente la misurazione del carbonio-14.

Contaminazioni ambientali

Nel corso dei secoli, la Sindone è stata esposta a incendi, fumi, polveri e numerosi contatti umani.

Questi fattori possono aver introdotto nuovo carbonio nel tessuto, alterando il rapporto tra

carbonio-14 e carbonio-12 e falsando così i risultati dell’esame. Alcuni eventi, come l’incendio di

Chambéry nel 1532, potrebbero aver prodotto cambiamenti chimici nelle fibre.

Procedura e metodologia discutibili

Le procedure adottate per l’esame del 1988 furono diverse da quelle concordate inizialmente. Era

previsto l’uso di campioni provenienti da varie zone della Sindone, ma alla fine si analizzò un solo

campione proveniente da una singola area. Questo ha compromesso la rappresentatività dei dati.

Inoltre, la gestione delle operazioni fu poco trasparente e non pienamente documentata,

alimentando ulteriori dubbi sulla validità dei risultati.

Studi recenti, come quelli condotti con la tecnica WAXS (Wide Angle X-ray Scattering), hanno

evidenziato che il deterioramento molecolare del lino della Sindone corrisponde a una datazione di

circa 2000 anni, compatibile con il periodo di Gesù. Questi nuovi dati rafforzano l’idea che l’esame

al radiocarbonio del 1988 sia stato viziato da gravi errori.

L’esame WAXS della Sindone di Torino

La Sindone di Torino è da secoli oggetto di venerazione e di ricerca scientifica. Tra le più recenti

analisi, una delle più importanti è stata l’esame tramite tecnica WAXS (Wide Angle X-ray Scattering,

cioè Diffrazione ai Raggi X ad Angolo Ampio). Questo metodo avanzato consente di studiare la

struttura molecolare dei materiali, permettendo di stimare l’età di un tessuto analizzandone il

deterioramento naturale delle fibre di cellulosa.

Nel 2022, uno studio condotto dal professor Liberato De Caro del CNR di Bari ha applicato la

tecnica WAXS a un campione di lino della Sindone, aprendo nuove prospettive sul dibattito sulla

sua datazione.

Cos’è il metodo WAXS?

Il metodo WAXS misura come i raggi X vengono diffusi da un materiale su scala molecolare. Nel

caso di un tessuto di lino come la Sindone, i raggi X rivelano il grado di cristallinità della cellulosa

nelle fibre. Col passare del tempo, l’ordine cristallino si degrada: più il lino è antico, più è

deteriorato. Misurando questo deterioramento, si può stimare l’età del tessuto.L’esame WAXS sulla Sindone ha mostrato un livello di deterioramento compatibile con un’età di

circa 2000 anni. Questo dato è molto significativo perché contraddice i risultati della famosa

datazione al radiocarbonio del 1988, che aveva collocato la Sindone tra il 1260 e il 1390 d.C.,

facendola sembrare medievale.

Liberato De Caro, confrontando la Sindone con campioni di lino antichi di datazione certa, ha

osservato che la struttura della cellulosa sindonica è simile a quella di tessuti risalenti al I secolo

dopo Cristo. Questo rafforza l’ipotesi che la Sindone possa effettivamente risalire all’epoca di Gesù.

Perché questa analisi è importante?

• Non è invasiva: non rovina il tessuto.

• Non dipende dalla contaminazione esterna (polveri, incendi, restauri), un problema che aveva

inficiato la datazione al C14.

• Conferma altre osservazioni storiche e artistiche che collegano la Sindone all’antichità e non al

Medioevo.

Tuttavia, De Caro stesso ha sottolineato che, pur essendo un dato molto interessante, la datazione

scientifica non può “provare” da sola l’identità del corpo avvolto nel lenzuolo. La fede resta

necessaria per riconoscere nella Sindone il corpo di Gesù Cristo.

L’esame WAXS della Sindone di Torino ha dato nuova forza all’ipotesi che il lenzuolo risalga

realmente all’epoca di Gesù. A differenza della datazione al carbonio, il WAXS analizza

direttamente il deterioramento naturale della fibra di lino, fornendo risultati più coerenti con la

tradizione storica e cristiana. Pur non potendo da solo dimostrare che la Sindone abbia avvolto il

corpo di Cristo, questo studio rappresenta un importante contributo alla ricerca, mostrando come

scienza e fede possano dialogare nella ricerca del mistero.

Se vuoi ti preparo anche una breve cronologia delle principali analisi scientifiche sulla Sindone o

una scheda riassuntiva solo sul metodo WAXS.

L’Uomo della Sindone

L’immagine mostra un uomo adulto, di circa 180 centimetri di altezza, con caratteristiche

semitiche: capelli lunghi, barba e baffi. La figura appare rigida, segno che il corpo era già entrato

nella fase di rigidità cadaverica. L’impressione lasciata sulla tela non è un semplice dipinto: non ci

sono tracce di pigmenti, né di pennellate. Studi scientifici indicano che l’immagine si è formata

probabilmente per disidratazione superficiale delle fibre di lino, come se fosse stata “bruciata” da

una fonte di energia ancora sconosciuta.

Pierluigi Baima Bollone

Il sangue sulla Sindone

La constatazione del gruppo AB è stata effettuata per la prima volta dal medico legale italiano

Pierluigi Baima Bollone, professore dell’Università di Torino, insieme ai collaboratori Jorio e

Massaro. Baima Bollone utilizzò test immunologici specifici su frammenti di fili prelevati dalle

macchie di sangue, identificando la presenza degli antigeni A e BTracce di sangue umano sono chiaramente visibili, corrispondenti a ferite compatibili con una

crocifissione. Gli esami chimici hanno rilevato emoglobina di tipo AB, un gruppo sanguigno raro

ma compatibile con popolazioni mediorientali antiche. Le macchie di sangue sono autentiche e

non dipinte. Inoltre, il sangue presenta segni di sierosi, cioè la separazione del siero dal sangue,

fenomeno che avviene in seguito a gravi traumi e agonia, come quella subita da una vittima di

crocifissione.

Le ferite

Le ferite visibili sulla Sindone sono numerose e impressionanti:

• Sul dorso e sulle gambe si osservano oltre 120 colpi, compatibili con una flagellazione romana

usando fruste a più cordoni con il finale una pallina di piombo o osso (flagrum).

• Sulle spalle sono evidenti abrasioni, probabilmente causate dal peso di un oggetto pesante,

come una trave (il patibulum della croce).

• Al costato, sul lato destro, si nota una grande ferita compatibile con un colpo di lancia

(ricordando la lancia di Longino che perforò il costato di Cristo).

• Non si osservano segni di rottura alle gambe, in accordo con i Vangeli che affermano che a

Gesù non furono spezzate le ossa.

La corona di spine

Intorno al capo si vedono numerose piccole ferite circolari (circa 50) fronte, capo e nuca, da cui è

colato sangue (AB). Esse indicano l’uso di una corona di spine, non a cerchio, ma piuttosto a

“casco”, cioè un intreccio che avvolgeva tutta la testa. (perché le corone nel medio oriente

dell’epoca, avvolgeva a casco la testa del re.)

Si pensa sia la Ziziphus spina-christi,una pianta comune a Gerusalemme.

Questo dettaglio è particolarmente significativo, perché la tradizione cristiana narra che Gesù fu

deriso come “re dei Giudei” e incoronato di spine, e ne fu l’unico caso

I chiodi della crocifissione

La Sindone mostra chiari segni di fori di chiodi nei polsi e nei piedi. Contrariamente all’iconografia

classica, che spesso raffigura Gesù crocifisso con i chiodi nei palmi delle mani, la Sindone

documenta che i chiodi passarono attraverso i polsi: una scelta necessaria per sostenere il peso del

corpo senza che la mano si strappasse. I piedi sembrano essere stati fissati da un singolo chiodo,

uno sopra l’altro.

• Lunghezza: circa 13-18 centimetri• Spessore: circa 1 centimetro

• Forma: a sezione quadrata o rettangolare, tipica dei chiodi romani da crocifissione

• Materiale: ferro forgiato a mano

Emanuela Marinelli

La durata:

Assenza di decomposizione rapida: Emanuela Marinelli sottolinea anche che, se il corpo fosse

rimasto a lungo avvolto nella Sindone, ci sarebbero state tracce di decomposizione. Invece, non si

osservano tali segni. Gli scienziati ipotizzano che il corpo sia rimasto a contatto con la sindone tra le

36-40 ore.

Il mistero dell’immagine sulla Sacra Sindone è uno degli aspetti più affascinanti e dibattuti

riguardo questo antico lenzuolo di lino che, secondo la tradizione cristiana, avvolse il corpo di Gesù

dopo la sua morte. L’immagine che appare sulla Sindone, visibile soprattutto sotto luce inclinata,

mostra una figura umana impressionante, con dettagli che sembrano corrispondere esattamente

alla descrizione di una persona crocifissa. Tuttavia, il mistero risiede nel fatto che nessuna tecnica

conosciuta può spiegare completamente come questa immagine si sia formata.

Caratteristiche dell’immagine

Sfumature delicate e non pittoriche: L’immagine non è dipinta o scolpita, ma sembra una sorta di

impronta chimica o energetica impressa sulle fibre del lino. Non ci sono tracce di pigmenti, vernici

o coloranti che possano spiegare la formazione dell’immagine, ma solo un cambiamento nella

struttura superficiale delle fibre del tessuto.

Dettagli anatomici sorprendenti: L’immagine mostra una persona che ha subito flagellazioni,

portato una corona di spine, e che ha subito una crocifissione. Le ferite, il sangue e altre

caratteristiche della persona (come l’impronta dei piedi e delle mani) sono perfettamente

dettagliati e corrispondono esattamente alla descrizione dei Vangeli.

Luminescenza dell’immagine: L’immagine appare più chiara rispetto al resto del tessuto, e gli studi

hanno rivelato che la colorazione non penetra la fibra, ma modifica solo la parte superficiale.

Questo ha portato molti ricercatori a ipotizzare che l’immagine sia il risultato di una sorta di

energia radiante, come una radiazione proveniente dal corpo che ha attraversato il lino.

I principali misteri e le ipotesi scientifiche

La formazione dell’immagine: La domanda principale è come sia possibile che l’immagine si siaformata in modo così dettagliato, senza l’uso di pigmenti o tecniche pittoriche, su un materiale

come il lino. Alcune delle teorie avanzate includono:

Radiazione energetica: Una delle ipotesi più accreditate tra gli scienziati è che l’immagine sia stata

causata da un fenomeno energetico o radiante che ha attraversato il corpo e il tessuto, lasciando

un’impronta sulla fibra del lino. Alcuni ricercatori suggeriscono che potrebbe essere stata una

radiazione ultravioletta o una forma di energia sconosciuta.

Reazione chimica o termo-chimica: Un’altra teoria propone che il corpo, in un evento sconosciuto,

possa aver emesso un tipo di energia termica che ha reagito con le fibre di lino in modo simile a un

“bottone di ruggine”, con un effetto di riscaldamento che ha creato l’immagine.

Le caratteristiche fisiche del corpo: Gli studi sull’immagine suggeriscono che la figura sulla Sindone

è quella di una persona che ha subito un trauma estremo, compatibile con i racconti evangelici

della Passione di Gesù (flagellazione, crocifissione, ferita al costato). L’immagine mostra dettagli

incredibilmente accurati delle ferite, come i segni lasciati dai chiodi, la corona di spine, e la ferita al

costato. e con i segni di crocifissione. Alcuni ricercatori hanno evidenziato che il sangue

visibile è autentico e compatibile con il gruppo sanguigno AB, che è raro ma documentato anche in

popolazioni mediorientali. Non ci sono segni di contaminazione, e questo supporta l’ipotesi che il

corpo sia stato veramente avvolto nel lenzuolo.

La distanza tra le due facce: Un altro mistero riguarda il fatto che l’immagine è perfetta sia sul

dritto che sul rovescio della Sindone, ma con una differente profondità di impegno. La figura

appare come una “stampa” tridimensionale, ma non sembra che ci sia stato un contatto diretto

prolungato tra il corpo e il tessuto, poiché la struttura del lino non mostra deformazioni evidenti.

Le teorie sul fenomeno dell’immagine

Mentre non esiste una risposta definitiva sul modo in cui l’immagine si è formata, gli scienziati e i

ricercatori continuano a esplorare teorie affascinanti:

Teoria della radiazione o energia sconosciuta: Molti studiosi ritengono che l’immagine possa

essere il risultato di una radiazione proveniente dal corpo durante la risurrezione, o da un qualche

tipo di fenomeno fisico o chimico sconosciuto. Alcuni, come il fisico Raymond Rogers, hanno

suggerito che l’immagine potrebbe essere stata causata da un improvviso raggio energetico.

Teoria della formazione termo-chimica: Secondo alcuni ricercatori, l’immagine potrebbe essersi

formata a causa di una reazione chimica causata da un rapido riscaldamento del corpo che ha

provocato una reazione immediata con il tessuto di lino.

Teoria dei “fumi” di incenso e oli: Alcuni hanno ipotizzato che una combinazione di vapori di

incenso e oli utilizzati per preparare il corpo per la sepoltura abbia potuto interagire con la fibra di

lino, creando un’impronta. Tuttavia, questa teoria non spiega completamente la qualità e la

precisione dell’immagine.

Le Scoperte di Max Frei

Secondo Max Frei e il suo team, i pollini trovati sulla Sindone sembrano appartenere a diverse

piante provenienti dalla Palestina e dalla regione del Medio Oriente. Le analisi rivelarono la

presenza di pollini che indicano una connessione con piante tipiche di quelle aree, inclusi:

• Pollini di fiori e piante del deserto (ad esempio, Artemisia e Cistus), che sono comuni in Medio

Oriente.

• Pollini di piante di olive: La presenza di pollini di ulivo suggerisce che il lenzuolo possa essere

stato in un’area che produceva olive, come quella che circonda Gerusalemme.

• Pollini di piante di caprifoglio e di spini: Piante che crescono nella zona intorno a Gerusalemme.

Le piante tipiche del Mediterraneo e del Medio Oriente suggerirebbero quindi che la Sindoneabbia un’origine mediorientale, molto probabilmente vicina a Gerusalemme, il che potrebbe

essere compatibile con la tradizione cristiana secondo cui la Sindone fu usata per avvolgere il corpo

di Gesù dopo la sua crocifissione.

La Sacra Sindone di Torino offre una straordinaria rappresentazione della passione, morte e

sepoltura di un uomo crocifisso, la cui descrizione coincide in modo impressionante con i racconti

evangelici della Passione di Gesù Cristo. Le tracce di sangue, le ferite da flagellazione, la corona di

spine e i chiodi documentano con realismo una sofferenza atroce. Che si tratti effettivamente del

corpo di Gesù o meno, la Sindone resta un potente segno capace di commuovere, interrogare e

avvicinare alla fede chiunque vi si accosti con cuore sincero.

STATISTICA DEL PROF. BRUNO BARBERIS:

Lo studio statistico di Bruno Barberis sulla Sindone

Bruno Barberis, matematico e fisico matematico dell’Università di Torino, si è occupato a lungo dello studio

scientifico della Sindone di Torino. Tra gli argomenti affrontati da Barberis vi è anche un’analisi di tipo

statistico e probabilistico, elaborata per valutare quanto fosse improbabile che una persona sottoposta a

crocifissione presentasse contemporaneamente tutte le caratteristiche osservabili sull’immagine sindonica.

Il suo ragionamento parte da un dato importante. La Sindone presenta numerosi elementi che sembrano

essere compatibili con la descrizione evangelica della Passione di Gesù. Tra questi vi sono le numerose ferite al

capo, compatibili con un oggetto appuntito simile a una corona di spine, le lesioni provocate dalla

flagellazione, la presenza di ferite ai polsi e ai piedi compatibili con la crocifissione, la ferita al costato e

l’assenza della frattura delle gambe. Secondo Barberis, inoltre, il corpo sembra essere stato deposto

rapidamente nel lenzuolo e vi sarebbe rimasto per un periodo relativamente breve, prima che comparissero i

normali fenomeni di decomposizione.

Per cercare di quantificare la particolarità di questa combinazione di caratteristiche, Barberis attribuì a ciascun

elemento una determinata probabilità. Considerando insieme sette caratteristiche, arrivò a una probabilità

complessiva di circa una su duecento miliardi.

Il risultato è certamente impressionante. Una probabilità di una su duecento miliardi significa, nel modello

utilizzato da Barberis, che sarebbe estremamente improbabile trovare casualmente una persona crocifissa che

presentasse contemporaneamente tutte quelle caratteristiche.

Barberis fece poi un ulteriore ragionamento. Cercò di stimare quante persone potessero essere state

crocifisse nell’area mediterranea e mediorientale durante il periodo storico nel quale questa pratica era

utilizzata. Arrivò a una stima massima di circa duecento milioni di persone. Applicando a questo numero la

probabilità precedentemente calcolata, ottenne un valore di circa uno su mille. In altre parole, secondo il suo

modello, sarebbe stato estremamente improbabile che, tra tutte le persone crocifisse considerate, ve ne fosse

anche solo una con quella particolare combinazione di caratteristiche.

Questo studio viene quindi utilizzato dai sostenitori dell’autenticità della Sindone come argomento a favore

dell’identificazione dell’Uomo della Sindone con Gesù di Nazaret. Il ragionamento, tuttavia, deve essere

interpretato correttamente. Il valore di una probabilità di uno su duecento miliardi non significa

automaticamente che esista una probabilità di uno su duecento miliardi che la Sindone non appartenga a

Gesù. Non sono la stessa cosa.

Il motivo è che le probabilità utilizzate da Barberis non derivano tutte da osservazioni statistiche ottenute da

un grande campione di crocifissioni documentate. In diversi casi si tratta di stime costruite sulla base delle

conoscenze storiche e archeologiche disponibili. Inoltre, alcune caratteristiche considerate nel calcolo

possono non essere completamente indipendenti tra loro. Questo è un punto molto importante quando si

effettua un calcolo probabilistico, perché moltiplicare direttamente le probabilità presuppone determinate

condizioni che devono essere giustificate.

Per questo motivo il numero di uno su duecento miliardi non può essere considerato una dimostrazione

matematica dell’autenticità della Sindone. È più corretto considerarlo come il risultato di un particolaremodello statistico. Se si accettano le probabilità attribuite da Barberis e le ipotesi sulle quali il modello è

costruito, la combinazione delle caratteristiche della Sindone risulta straordinariamente improbabile.

Lo studio rimane comunque interessante perché mostra quanto sia particolare l’insieme degli elementi

presenti sulla Sindone. La questione della sua autenticità, però, non può essere risolta soltanto attraverso

questa statistica. Deve essere valutata insieme alle altre evidenze storiche, archeologiche, medico legali,

chimiche e fisiche, comprese le discussioni sulla datazione al radiocarbonio del 1988 e sulle successive

obiezioni e analisi.

In conclusione, il lavoro di Bruno Barberis non dimostra matematicamente che l’Uomo della Sindone sia Gesù,

ma cerca di mostrare, attraverso la probabilità, quanto sia difficile spiegare casualmente la contemporanea

presenza di determinate caratteristiche. Il famoso dato di una probabilità di uno su duecento miliardi deve

Il corpo fu avvolto in un lenzuolo dopo la crocifissione → 1/100

Sul capo furono provocate numerose ferite compatibili con un casco/corona di spine → 1/5.000

Il condannato portò sulle spalle il patibulum → 1/2

Fu fissato alla croce con chiodi, anziché essere legato → 1/2

Presentava una ferita al costato destro inflitta dopo la morte, senza fratture alle gambe → 1/10

Fu avvolto rapidamente nel lenzuolo, senza i normali trattamenti funerari → 1/20

Rimase nel lenzuolo per un periodo molto breve, sufficiente a lasciare l’immagine ma senza segni di

putrefazione → 1/500.

Barberis moltiplicò queste probabilità:

1/100 × 1/5000 × 1/2 × 1/2 × 1/10 × 1/20 × 1/500

ottenendo:

1 su 200.000.000.000

cioè una possibilità su 200 miliardi che un crocifisso casuale possedesse contemporaneamente quelle sette

caratteristiche.

SCONTRO TRA STUDIOSI SU ARCHAEOMETRY

Non si può dimenticare il tormentone della scorsa estate 2025, con la notizia che l’immagine della

Sindone sarebbe stata prodotta da un bassorilievo. Una ricerca, si può dire, di rilievo… basso se

non addirittura nullo. All’epoca, il 4 agosto ne abbiamo parlato perché incredibilmente questo

studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Archaeometry dell’Università di Oxford, che nel

2019 aveva ospitato la nostra smentita definitiva della datazione medievale della Sindone.

Immediatamente è partita la nostra richiesta ad Archaeometry di pubblicare un commento scritto

da me con due studiosi della Sindone, Tristan Casabianca e Alessandro Piana. Abbiamo sottolineato

alcuni punti inaccettabili del lavoro di Cicero Moraes, soprattutto quello più grave: per sua scelta,

non tiene conto di tutti gli aspetti della Sindone. Non gli interessano gli studi di eminenti scienziati,

pubblicati su riviste referenziate. E non li considera non solo su aspetti che non riguardano la

formazione dell’immagine, come le microtracce e il sangue, ma nemmeno in merito alle ricerche

condotte sull’origine dell’immagine, argomento su cui pretende di fare affermazioni contro

l’autenticità della Sindone e di avere la parola definitiva. Una arroganza scientificamente

inaccettabile. È ridicolo pretendere di affrontare lo studio di un oggetto complesso come la

Sindone senza conoscere i risultati delle ricerche già condotte.

Moraes decide a priori che un cadavere nella Sindone non ci deve essere stato. Imbocca perciò

questa strada sbagliata e la percorre con sicumera, soddisfatto della sua scelta. Tutte le nostrecritiche al suo lavoro, che sono state ora pubblicate da Archaeometry, le conoscevate già perché

erano nell’articolo di agosto. Quello che è nuovo riguarda la replica di Moraes alle nostre critiche.

Ecco cosa afferma nell’abstract: «La risposta ai commenti di Casabianca et al. (2025) mira a chiarire

equivoci interpretativi e a riaffermare la coerenza metodologica dello studio Image Formation on

the Holy Shroud—A Digital 3D Approach. Le critiche presentate ignorano l’ambito dichiarato della

ricerca, di natura strettamente metodologica, incentrato sulla valutazione della deformazione

morfologica nella proiezione del corpo sul tessuto. L’uso esclusivo della regione frontale, la scelta

delle fonti visive e la contestualizzazione storica basata sulle effigi tombali sono coerenti con

l’obiettivo proposto e trovano riscontro in studi precedenti. La risposta sottolinea la trasparenza

dei dati, la replicabilità dell’esperimento e la legittimità dell’approccio scientifico adottato,

confutando le accuse di difetti concettuali o storici».

Niente da fare, Moraes persiste nella sua scelta di ignorare gli studi altrui, ma in realtà con un

distinguo non da poco: scarta quelli che sostengono l’autenticità della Sindone e valuta quelli che

la negano. Si riferisce a questo quando scrive che le sue scelte “trovano riscontro in studi

precedenti”.

Però va anche oltre: cerca di confondere il lettore con citazioni parziali, usate distorcendone il

significato.

Ecco un esempio. Nella sua replica scrive a proposito della «affermazione comunemente condivisa

secondo cui gli studi dello Shroud of Turin Research Project (STURP) avrebbero indicato che

l’immagine non proveniva dalla pigmentazione; tuttavia secondo Heller e Adler (1981), che

facevano parte del gruppo: “Va notato che, sebbene tutti gli altri test organici siano negativi, ciò

non esclude la possibilità che alcune di queste sostanze possano essere state presenti sul tessuto in

passato e essere state eliminate nel tempo attraverso ossidazione, degradazione, ecc.”».

In questo modo Moraes fa credere al lettore che Heller e Adler nel loro articolo ammettano che

l’immagine possa essere stata formata da pigmenti poi perduti nel tempo. Dunque sarebbe

un’immagine fabbricata ad arte.

Ma vediamo invece come prosegue il testo di Heller e Adler: «Ad esempio, la possibile presenza di

grassi o oli è stata verificata applicando i reagenti standard allo iodio (IBr, ICl) di Hanus e Wij. Si è

riscontrato che soluzioni diluite di tale agente non venivano rilasciate dalle fibrille gialle,

dimostrando che gli acidi grassi insaturi non sono attualmente presenti sulle fibrille. Ciò non

esclude la loro possibile presenza passata e la perdita attraverso lenta perossidazione. Ciò si

applicherebbe anche a tracce di Saponaria».

Heller e Adler cercavano grassi, oli e saponaria perché stavano verificando l’ipotesi che l’immagine

fosse stata provocata dal sudore del corpo e dai profumi in soluzione oleosa con cui potevano

essere stati trattati il cadavere o la Sindone. Non un pigmento di un artista.

Ma Moraes è talmente sfacciato che cerca di citare a sproposito persino gli autori (Casabianca, Marinelli, Pernagallo e Torrisi)

della smentita del radiocarbonio pubblicata su Archaeometry nel 2019. Infatti scrive: «In relazione allo studio al carbonio-14 che

gli autori criticano e autoreferenziano, un passaggio da loro scritto (Casabianca et al. 2019) chiarisce molto bene che la datazione

effettuata negli anni ’80 non dovrebbe essere scartata: “I nostri risultati statistici non implicano che l’ipotesi medievale sull’età

del campione analizzato debba essere esclusa”».

Con questo, Moraes vuol far credere al lettore che noi alla fine ammettiamo che la Sindone è medievale. Anche qui, vediamo però il

contesto e il significato della nostra affermazione. Stiamo parlando non di tutta la Sindone, ma del campione analizzato. Un

campione di soli tre centimetri che risulta medievale perché rammendato e inquinato, con una differenza di circa 150 anni da un

lato all’altro. Scriviamo anche: «Questa variabilità delle datazioni al radiocarbonio di Nature in pochi centimetri, se estrapolata

linearmente al lato opposto della Sindone porterebbe a una datazione nel futuro». E concludiamo: «Le misurazioni effettuate dai

tre laboratori sul campione della Sindone di Torino soffrono di una mancanza di precisione che pregiudica seriamente

l’affidabilità al 95% dell’intervallo 1260–1390 d.C. Le analisi statistiche, corroborate dal materiale estraneo rilevato dai laboratori,

mostrano la necessità di una nuova datazione al radiocarbonio per calcolare un nuovo intervallo affidabile. Questo nuovo test

richiede, in una ricerca interdisciplinare, un protocollo robusto. Senza questa rianalisi, non è possibile affermare che la datazione

al radiocarbonio del 1988 fornisca “la prova definitiva” che l’intervallo di età sia preciso e rappresentativo dell’intero tessuto».

Il maldestro e penoso tentativo di Moraes, che tenta di giustificarsi senza alcuna onestà scientifica, rende ancora più inconsistente

la sua pretesa di dimostrare falsa la Sindone. Non è il primo e non sarà l’ultimo. La Sindone dà fastidio a chi vuole liberarsi di quella

scomoda presenza che interroga e sconvolge chi non vuole ammettere la sua autenticità per non incontrare Cristo nella sua vita.IL SACRO SUDARIO DI OVIEDO

Il sudario di Oviedo, conosciuto anche come telo di Oviedo, è una reliquia della Chiesa cattolica, costituita da un telo di

lino di dimensioni ridotte (circa 0,84 per 0,53 m) conservato nella Cámara Santa della cattedrale di San Salvador a

Oviedo (Asturie, Spagna). Le analisi col metodo del carbonio-14 hanno datato il telo al 700 d.C. circa.

Secondo la tradizione cristiana e il Vangelo di san Giovanni questo telo è stato usato per avvolgere il capo di Gesù

dopo la sua morte e sino all’arrivo al sepolcro, quando, come d’uso, era stato tolto prima d’avvolgere il cadavere nel

lenzuolo; diversamente dalla più famosa sindone di Torino, esso non porta impressa alcuna immagine, ma solo

macchie di sangue. Il sudario viene esposto alla venerazione dei fedeli tre volte l’anno: il Venerdì Santo, il 14

settembre (Festa del trionfo della croce) e il 21 settembre (san Matteo apostolo ed evangelista).

Nuovi studi universitari rafforzano l’ipotesi che i due teli abbiano avvolto lo stesso corpo. Le indagini condotte da

Sánchez Hermosilla della Cattolica di Murcia confermerebbero la compatibilità

E’ la stessa ferita? Dagli studi più recenti si direbbe di sì: le tracce ematiche del “colpo di lancia” riscontrate e studiate

sul “Sudario di Oviedo” sarebbero compatibili con i segni rimasti sulla Sindone di Torino. è il risultato più vistoso della

ricerca compiuta da Alfonso Sánchez Hermosilla, anatomopatologo dell’Istituto di medicina legale dell’Università

Cattolica di Murcia, e presentata di recente anche all’Università Pontificia Regina Apostolorum di Roma, dove è attivo

il primo corso accademico di studi sindonologici. «Nel Sudario di Oviedo appare una macchia di sangue cadaverico con

un cerchio attorno cagionato da un altro fluido cadaverico compatibile con liquido pleurico e pericardico.

Questa macchia può essere stata provocata solo attraverso una ferita aperta nel torace. Questa macchia,

morfologicamente, è simile a quella provocata dalla ferita presente sul costato destro della Sindone di Torino. Lo

studio anatomico e antropometrico della macchia oggetto di studio nel Sudario di Oviedo individua la ferita che l’ha

causato nella zona posteriore del quarto spazio intercostale destro, tenendo come limite inferiore la quinta costola,

come limite superiore la quarta costola, come limite mediale (o interno) la colonna vertebrale, e come limite esterno il

bordo interno della scapola destra». È uno “scenario” del tutto compatibile con quanto si riscontra sul Telo custodito

43nel Duomo di Torino; ed è compatibile, anche, con il testo del Vangelo di Giovanni là dove descrive gli ultimi momenti

di vita di Gesù sulla croce.

L’analisi medico-legale effettuata indica anche la ferita inferta dal colpo di lancia come compatibile con la posizione di

un corpo crocifisso per la presenza di sangue cadaverico, per l’angolatura della ferita stessa. Pierluigi Baima Bollone,

applicando metodologie analoghe durante i primi studi approfonditi sulla reliquia spagnola, riscontrò che anche in

questo caso il sangue apparteneva al gruppo AB. Tali risultati vennero successivamente confermati e approfonditi nei

primi anni ’90 dalle indagini dell’EDICES (Equipo de Investigación del Centro Español de Sindonología)Le

corrispondenze fra i due Teli riguardano inoltre le caratteristiche morfologiche, il tipo di sangue, del gruppo AB

(elemento questo già studiato in precedenza); e analoga è la posizione della ferita – orizzontale, e non verticale – così

come si riscontra in Oviedo e nell’immagine della Sindone. Gian Maria Zaccone, direttore del Centro internazionale di

sindonologia di Torino, commenta così lo sviluppo della ricerca: «Il Sudario di Oviedo compare alla ribalta della storia

nell’XI-XII secolo, quando viene censito tra le reliquie dell’antica Arca conservata nella Cámara Santa di Oviedo,

cappella costruita al-È l’interno del Palazzo Reale, poi inglobata nella gotica Cattedrale del Salvatore, che divenne una

meta essenziale nel pellegrinaggio medievale, rivale della stessa Compostela. Di qui iniziava il primo “camino per san

Giacomo” e fu persino coniato il detto: “Chi va a Santiago e non al Salvatore, visita il servo e non il Signore”.

Ma qual è il significato dei risultati di questa ricerca di Sanchez Hermosilla allo stato delle conoscenze sulla Sindone?

Spiega ancora Zaccone: «Abbiamo sempre seguito con molto interesse lo svilupparsi degli studi sul Sudario, che nel

tempo hanno acquistato sempre maggiore autorevolezza. Sanchez Hermosilla è un noto e affermato anatomopatologo

che applica rigorosamente la sua professionalità e le tecniche medico legali alla ricerca sul Sudario. Molta strada è

stata fatta, altra ancora ne rimane da fare. Man mano che i risultati emergono vengono confrontati con quelli noti

sulla Sindone. Sino ad oggi non sono emerse contraddizioni. Anzi alla luce degli ultimi studi pare rafforzarsi l’ipotesi

che i due teli abbiano avvolto lo stesso corpo ed emergono spunti interessanti per futuri approfondimenti sul telo

sindonico».

I POLLINI:

La Sindone è un telo dalle dimensioni di metri 4,36 x 1,10, prodotto con fili di Linum usitatissimum, utilizzato fin dal

6.000 a.C. e originario del Medio Oriente, lavorato con metodiche proprie di quel tempo e di quel luogo. L’intreccio è

irregolare perché realizzato su di un telaio manuale ed è da considerare, per quel tempo, assai raffinato, destinato a

persone facoltose. Frammisti al lino si trovano fili di cotone ma nessuna traccia di lana in quanto, secondo la legge

mosaica, lana e lino dovevano essere tenuti separati.

Il Sudario di Oviedo non presenta alcuna immagine impressa ma solo tracce di sangue, anch’esse del gruppo AB, come

il sangue della Sindone. Inoltre, sono disposte come il sangue della Sindone, sovrapponibili ad esso. Con buona

probabilità hanno avvolto lo stesso corpo (2). Il Sudario ha un tipico ordito di epoca romana, prodotto fra il 400 a.C. e il

500 d.C. (3). È stato tessuto con torcitura a «Z», tipica della zona siro-palestinese, e ha una struttura tessile — afferma

Franca Pastore Trosello — «come quella della Sindone: lino, identico spessore delle fibre, filato a mano, con una

torsione a “Z”, ma tessuto in modo differente: sargia a spiga per la Sindone e motivo ortogonale (taffettà) per il

Sudario» (4).

Che cos’è il polline?

Il polline, contenuto nelle antere dei fiori, si può definire come il «gametofito maschile» delle piante spermatofite, a

loro volta divise in angiosperme e gimnosperme. È l’elemento fecondante ed è una cellula che, a seguito della

divisione meiotica, possiede un corredo cromosomico aploide e due o più nuclei, uno generativo e uno o più

vegetativi.

Le dimensioni di un granulo pollinico variano da 10 a 200 micrometri o micron (µ), secondo le specie. Il micrometro è

pari al millesimo di millimetro (10-6), quindi il singolo granulo pollinico è invisibile a occhio nudo. Ha un colore che

varia, sempre secondo le specie, dal giallo all’arancione, al blu, al viola, al marrone, e così via. La forma del polline —

sferica, oblata (ellissoide), poliedrica —, come anche la struttura e la scultura della superficie esterna, sono variabili

44secondo le specie. Vi sono pollini che emanano odori repulsivi per gli animali erbivori, evitando così che il fiore, con il

polline, sia assunto dagli stessi come cibo e sia impedita la fecondazione.

Molto complessa, pur nella sua piccolezza, è la struttura del granulo: in questa cellula troviamo, oltre al nucleo

generativo, un nucleo vegetativo che produce il tubo pollinico nel quale scorre il materiale genetico, destinato a

penetrare nell’ovario attraverso lo stigma e quindi lo stilo. Vi sono meccanismi che impediscono al polline dello stesso

fiore di fecondare il proprio stigma e anche quello degli altri fiori della stessa pianta per favorire il ricambio genetico.

Altri modi ancora impediscono la germinazione del tubo pollinico qualora il granulo si depositi sullo stigma del fiore di

una specie diversa. Il granulo pollinico è protetto da un primo strato esterno, l’esina, a sua volta suddivisa in tectum,

columella, piede ed endesina, e su di essa, specialmente nelle piante entomofile, anche se non tutte, si può trovare il

pollenkit, cioèun materiale adesivo che si trova sui granuli pollinici della maggior parte delle piante impollinate da

animali eche favorisce l’attacco sia al vettore del polline sia allo stigma, oltre a contenere enzimi, proteine e

glicoproteine. Queste ultime hanno il compito di nutrire il granulo e di farsi riconoscere dalla parte femminile del fiore,

perché geneticamente compatibili. Vi è poi uno strato interno, l’intina. Il granulo può rimanere agganciato anche ai

peli di un tessuto come, per esempio, il telo sindonico.

La produzione del polline è immensa, soprattutto nelle piante anemofile, ma è un solo granulo pollinico a fecondare

l’ovario di ciascun fiore. Tutto il resto è destinato a essere disperso nell’ambiente oppure utilizzato dai vettori animali,

come le api, quale importante fonte proteica.

La scienza che studia il polline è la palinologia, nata fra il XVII e il XVIII secolo.

Breve storia della conoscenza del polline

Il termine «polline» deriva dal latino pollen, pollinis il cui significato è fior di farina, polvere. Anticamente non se ne

conosceva la funzione, anche se vi era qualche idea sulla sua capacità fecondante fin dai tempi più remoti, tant’è che

nei bassorilievi dei palazzi del re assiro Assurbanipal (668-629 a. C.) alcuni personaggi mitologici, «[…] agitando delle

infiorescenze, praticano la fecondazione artificiale dei datteri» (5).

Aristotele (384/383-322 a.C.) negava che vi fosse una distinzione sessuale nelle piante, ma non così il medico greco

Tirtano, soprannominato Teofrasto (371 a.C.-287 a.C.), importante botanico dell’antichità e fondatore della fisiologia

vegetale. Descrisse cinquecento piante, comprese alcune fossili, e fu il primo studioso a distinguere fra palme femmine

e palme maschi e a capire che la polvere (il polline) della palma maschio è ciò che feconda la palma femmina, pur

essendo lontano dal capire come avviene, non potendo osservare il singolo granulo pollinico, visibile solo con un

microscopio. Anche Plinio il Vecchio (23-79) nella Naturalis historia distingue conifere maschili e conifere femminili.

Come detto, a quei tempi si era ben lontani da uno studio scientifico del polline tramite il microscopio, inventato nel

1590, a Leida, in Olanda. Inizialmente si trattava di uno strumento assai rudimentale, che offriva immagini piuttosto

opache e non ancora utili allo studio del polline. Perfezionato dallo scienziato inglese Robert Hooke (1635-1703)

consentì, finalmente, molte scoperte in campo scientifico. Lo scienziato bolognese Marcello Malpighi (1628-1694) e

l’inglese Nehemiah Grew (1641-1712), soci della Royal Society fondata nel 1660, collaborarono, pur se a distanza, nelle

ricerche sul polline e arrivarono entrambi a osservarlo al microscopio ottico, scambiandosi le proprie opinioni per

mezzo di plichi postali con tempistiche di spedizione lunghe anche mesi.

Grew accertò che fra i granuli pollinici delle varie specie vi è differenza di volume, di forma e di colore. In quegli stessi

anni Malpighi, futuro archiatra di Innocenzo XII (1691-1700), si dedicò anche allo studio degli insetti, degli embrioni e

delle piante, osservando il polline e collocandosi tra i fondatori dello studio microscopico dei vegetali. Nel 1766, il

botanico tedesco Joseph Gottlieb Kölreuter (1733-1806) descrisse i principali tipi d’impollinazione delle piante,

distinguendo quella anemofila da quella entomofila.

Da allora in poi gli studi proseguirono assiduamente. Molti furono gli scienziati che se ne occuparono e fra alcuni si

45dedicarono allo studio dei pollini presenti sul telo sindonico: primo fra tutti il botanico svizzero Max Frei-Sulzer (1913-

1983), morto prima di terminare lo studio dei pollini raccolti e lasciando incompiuto il lavoro sulla Sindone. I suoi studi,

forse perché terminati senza precisare la metodologia scelta per arrivare al riconoscimento non solo del genere, ma

anche della specie, sono stati oggetto di alcune critiche, come quelle di Silvano Scannerini, già ordinario di Botanica

nell’Università di Torino (1940-2005) e presidente dell’Ac-cademia di Agricoltura nella stessa città, e di Rosanna

Caramiello, ordinario di Botanica forestale nel medesimo ateneo. Sono interessanti in proposito gli studi della botanica

e biologa Marzia Boi, ricercatrice presso l’Università delle Isole Baleari a Palma di Maiorca (Spagna), an-ch’essa critica

verso le conclusioni di Max Frei-Sulzer, e ancora lo studio della scrittrice italiana Emanuela Marinelli, laureata in

Scienze Naturali e in Scienze Geologiche, autrice di oltre venti libri sulla Sindone.

Vettori del polline

Sono vari i vettori del polline che è trasferito dall’antera, la parte maschile del fiore che li produce, fino allo stigma, la

parte femminile. Vi sono piante a impollinazione anemofila, che affidano al vento il polline prodotto in grandissima

quantità — milioni di granuli — perché è disperso nell’aria mentre pochissimi granuli giungono a destinazione; idrofila,

per quelle che affidano il polline all’acqua; zoogama, per quelle che lo affidano agli animali, come gli insetti (piante

entomofile), i ragni, gli uccelli, i rettili, i piccoli mammiferi e alcuni crostacei marini.

Se lo stigma di una pianta anemofila non può far nulla per attirare il polline della propria specie disperso nell’aria e

questa possibilità è lasciata al caso, diversa è la condizione delle piante a impollinazione entomofila. Pensiamo all’ape,

che passa da un fiore a un altro della stessa pianta o di un altro esemplare della stessa specie: in questo caso lo

«spreco» del polline è minore, toccando essa, con il corpo pieno del polline che raccoglie — perché importante fonte

proteica da portare nell’alveare — lo stigma degli altri fiori e lasciando su di esso, pur se involontariamente, qualche

granulo che provvederà alla fecondazione.

Il polline delle piante tipiche della zona palestinese ritrovato sulla Sindone è in buona parte entomofilo non mancando,

ma in minore quantità, quello anemofilo di incerta provenienza.

Il prelievo dei pollini sulla Sindone e sul Sudario di Oviedo

La notte del 21 novembre 1973 Frei-Sulzer ebbe, limitatamente alle parti più esterne del telo sindonico, la desiderata

autorizzazione di prelevare alcuni campioni di polvere (240 cm2) e per questa operazione utilizzò una dozzina di

semplici nastri adesivi, che sono «[…] messi in contatto con la superficie con leggera pressione e grazie alla loro

adesività quando sono staccati asportano tutte le microtracce senza danneggiare o alterare in qualsiasi modo il

supporto» (6), ripiegandoli quindi su se stessi e riponendoli dentro dei contenitori sui quali era indicata la zona del telo

sindonico dal quale erano stati estratti (7). Nel 1978, nella notte fra l’8 e il 9 settembre, Frei-Sulzer eseguirà un nuovo

prelievo con «una ventina di applicazioni ed altrettanti “strappi” con nastri adesivi per completare le indagini sui vari

pollini iniziate nel 1973» (8).

In quest’ultima occasione anche l’équipe dello STURP (Shroud of Turin Research Project), il gruppo di ricerca

internazionale costituito per studiare scientificamente la Sindone, procede al prelievo di campioni di polvere con

nastro adesivo ma utilizzando un «applicatore appositamente progettato che esercitava sul nastro una forza costante

e predeterminata» (9) e trovando «solo un granulo di polline» (10). Frei-Sulter, riferisce invece Marzia Boi, «[…]

pressava con forza il nastro contro il telo strofinandolo con un’unghia» (11). Egli ricevette anche campioni di polvere

contenente polline estratto dalla teca d’argento nella quale era stata conservata la reliquia.

Circa la successiva preparazione del polline per rendere possibile l’osservazione al microscopio Frei-Sulter così

riferisce: «È stato un compito molto difficile identificare i diversi granuli pollinici nella polvere raccolta. Per prima cosa

li dovevo estrarre dal nastro adesivo e dopo la pulizia essi erano inclusi in glicerina come preparati permanenti, in

modo da poter essere studiati da tutti i lati al microscopio ottico. L’unico metodo veramente scientifico per

l’identificazione dei granuli pollinici è il confronto diretto con un preparato nello stesso mezzo di polline maturo

raccolto da una specie alla quale il polline sconosciuto potrebbe appartenere» (12).

46Precisa a sua volta Pierluigi Baima Bollone: «Sappiamo comunque che la procedura inizia con l’individuazione del

granulo sul nastro. Segue l’estrazione, la pulitura con reagenti appropriati e infine la preparazione per la osservazione

al microscopio ottico ordinario o con il microscopio elettronico a scansione, strumento che unisce ad un elevato

potere di ingrandimento e di risoluzione una grande profondità di campo che consente riprese che danno l’illusione

della tridimensionalità» (13).

Emanuela Marinelli, a questo proposito, scrive: «In un suo manoscritto, Frei spiegava come prelevava i granuli di

polline dai suoi campioni di nastro adesivo per metterli sui vetrini: incideva a T il nastro, dissolveva l’adesivo in toluolo

e con grande attenzione sollevava il granulo con un piccolo cappio metallico oppure infilava nell’incisione la punta di

un triangolo di nastro adesivo con la quale prendeva il granulo per poi depositarlo su un vetrino portaoggetti. A questo

punto metteva una goccia di un mezzo di inclusione, poneva i granuli dei pollini di controllo e copriva tutto con un

vetrino coprioggetti» (14).

In merito a questa metodologia i botanici Scannerini e Caramiello affermano: «La procedura sembra essere stata

corretta o comunque tale da non poter alterare fortemente le caratteristiche della parte pollinica della polvere

prelevata» (15). La palinologa Marzia Boi esprime qualche dubbio sull’utilizzo del nastro adesivo, che è «aggressivo per

le fibre del lino e inoltre rende difficile identificare i pollini specifici» (16).

Raccolto comunque il polline, ripulito e preparato per l’osserva-zione al microscopio ottico ed elettronico, Frei-Sulter si

è trovato di fronte al gravoso compito di identificare questi granuli. Non è un’opera-zione semplice perché, se è vero

che ogni specie produce un polline diverso da quello delle altre, è anche vero che le differenze fra le specie, all’interno

di uno stesso genere che è diffuso in più ampie zone rispetto alla specie, sono sovente minime. Tali differenze, inoltre,

non sono facilmente rilevabili in pollini da duemila anni mescolati a unguenti nelle fibre di un telo. Inoltre, per essere

certi dell’identificazione della specie, sarebbe necessario avere un buon numero di pollini, almeno un centinaio,

perché «qualsiasi pianta oltre a produrre pollini perfettamente normali, produce pollini malformati» (17) ed è quindi

opportuno averne un buon numero a disposizione.

Frei-Sulter affermò di avere identificato circa cinquanta specie differenti di piante, la metà della quale vive in Medio

Oriente, e arrivò a queste conclusioni: «La presenza sulla Sindone del polline di 29 piante del Vicino Oriente, e

specialmente di 21 piante che crescono nel deserto o nelle steppe, conduce direttamente all’ipotesi che il Lenzuolo,

oggi conservato nella Cattedrale di San Giovanni Battista di Torino, nel passato fu esposto all’aria libera in Paesi dove

queste piante fanno parte della vegetazione normale. […] Tre quarti delle specie riscontrate sulla Sindone crescono in

Palestina, tra le quali 13 specie sono molto caratteristiche od esclusive del Negev e della zona del Mar Morto (piante

alofite). La palinologia permette quindi di affermare che la Sindone nel corso della sua storia (compresa la

fabbricazione) ha soggiornato in Palestina» (18).

Sul telo sono però presenti anche pollini di piante tipiche della steppa, in Palestina assenti o raramente presenti. Per

questo motivo, continua Frei-Sulter, la Sindone «[…] deve essere stata esposta all’aria libera anche in Turchia poiché

20 delle specie riscontrate sono abbondanti in Anatolia (Urfa, ecc…) e quattro nei dintorni di Costantinopoli, e

mancano completamente nell’Europa Centrale ed Occidentale» (19).

La palinologa Marzia Boi, tuttavia, esprime alcune perplessità sulle conclusioni di Frei-Sulter: «I pollini sono stati

sicuramente individuati, ma sono stati forzosamente fatti corrispondere con una probabile origine geografica per

dimostrare il lungo viaggio della reliquia. In questo lavoro questa è stata considerata quasi come una bandiera, che ha

viaggiato all’aperto e che quindi al suo passaggio su di essa sarebbero aderiti tutti i pollini poi ritrovati; non si tiene

presente invece che era un importante oggetto protetto e trasportato nascosto» (20).

Il fatto che sul telo sindonico si trovi molto polline di piante entomofile della Palestina e poco di piante anemofile della

stessa zona conferma, a mio parere, quanto affermato dalla professoressa Boi. Il telo sindonico è sicuramente stato

trattato con estrema cura dai primi apostoli e da quanti lo avevano in custodia e non conservato all’aperto, dove

avrebbe raccolto più facilmente pollini anemofili. Esso aveva avvolto il corpo del Salvatore e su di esso si era formata

47l’immagine acheropita di Cristo in un modo tale che la scienza, ancora oggi, non è riuscita a spiegare. Era, già allora, la

prima e più importante reliquia della cristianità.

Il polline di piante della Palestina presenti sul telo è tipico di piante entomofile, probabilmente perché queste

facevano parte degli unguenti ma anche perché i fiori potrebbero essere stati posati sullo stesso già nel sepolcro

oppure quando, è ipotizzabile, la sacra immagine era venerata dagli apostoli e dai primi cristiani di Palestina e quindi,

per esempio, appoggiata su di una lunga tavola per osservare e pregare davanti all’imma-gine del Maestro. Ed è anche

possibile, come afferma Marzia Boi, che lo stesso polline si sia conservato così a lungo e sia rimasto attaccato alle fibre

del telo per duemila anni proprio perché il corpo del Signore è stato unto con oli e resine secondo il rito cerimoniale e

la preparazione del tempo, sostanze, queste, poi assorbite dal telo: «[…] è possibile che questi prodotti untuosi

abbiano permesso al polline, come una traccia invisibile, di persistere e rimangono attaccati al tessuto fino ai nostri

giorni» (21).

È presente, invece, più polline di piante anemofile non della Palestina probabilmente perché, in luoghi più lontani, il

telo era esposto all’a-perto e tenuto disteso — imprudentemente — davanti a folle di fedeli. Per esempio, sappiamo

che «nel 1494 e nel 1560, la Sindone verrà esposta distesa dal ponte levatoio del castello di Vercelli» (22) come anche

nell’esposizione a Torino, in piazza Castello, rappresentata nell’incisione di Antonio Tempesta (1555-1630) del 1613.

«Delle diverse spezie ed aromi legati ai riti funebri di 2000 anni fa, l’incenso e la mirra sono i più conosciuti ma ne

esistono molti altri, di cui è andata perduta l’informazione, la sua esatta specie, utilità ed utilizzo. Di alcuni di essi è

stato possibile recuperare informazioni controllando i manoscritti di scrittori dell’epoca, come Dioscoride e Plinio il

Vecchio, che ne commentano gli usi nell’antichità» (23).

San Giovanni scrive al cap.19 del suo Vangelo: «Vi andò [a prendere il corpo di Gesù] anche Nicodemo — quello che in

precedenza era andato da lui di notte — e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di aloe. Essi presero allora il

corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura».

Marzia Boi precisa che «il popolo ebraico non ammette l’imbalsa-mazione, la mummificazione o altre tecniche di

conservazione, come indica il Talmud: “le spezie servono a togliere la puzza”, come trattamento salutare per il clima

secco e caldo. Il Talmud, raccolta di leggi e tradizioni ebraiche, non accetta che in un cadavere, con segni di violenza (il

caso di Gesù), il sangue venga pulito, ritenendo che sia parte del corpo e che debba andare unito al corpo nella tomba.

Il corpo che è stato avvolto nella Sindone di Torino è stato simbolicamente pulito, ma non lavato. Ha subito una morte

violenta e, come assicurano i rilievi forensi, i segni di sangue presente sono pre- e post mortem, a conferma di un

rituale ebraico come descritto dal Talmud» (24).

Continua la studiosa: «La Sindone molto probabilmente è stata spalmata con oli e unguenti, così come le parti del

corpo prive di sangue, contribuendo a una migliore protezione contro la rapida decomposizione, oltre a purificare

l’ambiente.

«Gli oli e gli unguenti, secondo gli usi etnoculturali, applicati durante i rituali funebri e funerari sono stati di diversi tipi

lasciando tracce, tra le fibre del lino, come il polline degli stessi prodotti utilizzati. Questa pratica può inoltre aver

facilitato la cattura di altri pollini dal-l’ambiente, garantendo per di più una protezione notevole del tessuto per le sue

importanti e ottimali proprietà antisettiche e conservanti.

«I pollini riconosciuti sulla Sindone di Torino possono chiarire il rituale funebre applicato al corpo avvolto al suo

interno, come testimoni e illustratori dell’ambiente circostante e delle pratiche dell’e-poca.

«Considerando che il corpo e il telo funebre sono stati trattati con olii e unguenti, secondo il rito cerimoniale e le

preparazioni di 2000 anni fa, è possibile che questi prodotti grassi abbiano permesso ai pollini, come una traccia

invisibile, di persistere e rimanere attaccati al tessuto fino ai nostri giorni» (25).

48La studiosa conclude che «le indagini realizzate finora si sono concentrate sulla definizione del percorso della Sindone,

trascurando le prove che i pollini stavano dimostrando sulla preparazione del rito funebre, che al momento

comprende specie botaniche di: Cistus spp. y Cistaceae, Ferula spp., Helichrysum spp. e Pistacia spp., che sono tutte

specie mediterranee. Nei campioni raccolti da Frei ci sono 109 pollini ancora senza determinazione (Danin et al., 1999).

Se fosse possibile analizzarli, e raccogliere altri campioni, si potrebbero ottenere risultati più definitivi sul rituale

funerario» (26).

Il Sudario di Oviedo

è un telo di lino conservato in Spagna fin dal-l’anno 812, o dal 842. Su questo telo, che misura 84 x

54 cm, si osservano macchie di sangue e fluidi corporali di un cadavere umano «[…] come affermato nel 1985 dal Dott.

Pierluigi Baima Bollone, e confermato nel 1994 dal Dott. José Delfín Villalaín Blanco.

«Le macchie presenti sulle due tele manifestano tra loro un’evi-den-te somiglianza morfologica» e a queste va

aggiunta la «la concordanza delle distanze tra le lesioni che hanno originato le macchie» (27).

Nel 1977 Frei-Sulter ricevette da mons. Giulio Ricci (1913-1995) quattro campioni prelevati dal Sudario, insufficienti,

tuttavia, a compiere l’identi-ficazione dei pollini. Dal 15 al 17 maggio del 1979 Frei-Sulter si recò a Oviedo per

prelevare 46 campioni di polvere sempre con la tecnica dei nastri adesivi. In quell’occasione ha «identificato il polline

di 13 piante» (28) mentre negli anni 1990 il CES. Centro Spagnolo di Sindonologia ha utilizzato un altro metodo di

prelievo e, come nella Sindone, ha individuato del polline anche sul sudario, sempre appartenente a piante entomofile.

«La ricerca dei pollini sul Sudario di Oviedo è stata successivamente portata avanti dalla biologa Carmen Gómez

Ferreras, della Universidad Complutense di Madrid, la quale ha identificato 25 tipi di polline che confermano il

soggiorno del Sudario in un ambiente mediterraneo» (29). Secondo la Boi «il polline ritrovato nel sudario di Oviedo è

molto similare a quello della Sindone che ho identificato come del genere Helichrysum» (30).

Identificazione dei pollini

Identificare pollini di duemila anni prima non è operazione semplice, come già detto, e soprattutto non lo è arrivare

alla specie: «la forma, le dimensioni, lo spessore dell’esina si studiano ordinariamente al microscopio ottico, mentre le

ornamentazioni sono meglio evidenziabili al microscopio elettronico a scansione. I due strumenti sono dunque

complementari, in quanto funzionano in modo diverso (non è solo questione di ingrandimenti diversi!) e permettono

di focalizzare l’attenzione su caratteristiche differenti» (31).

Circa l’identificazione della specie da parte di Frei-Sulter i botanici Scannerini e Caramiello così si sono espressi:

«l’attribuzione di una denominazione a livello di specie dei granuli rilevati pone qualche interrogativo» (32). Essi,

infatti, si domandano «eccetto che nel caso di generi monospecifici, come si può avere la sicurezza di attribuire un

polline ad una specie disponendo di materiale così scarso (qualche granulo? Una decina?)» (33). Continuano gli autori

affermando che «se Frei si fosse limitato all’individuazione del genere, operazione già di per sé problematica, in molti

casi con poco materiale le sue conclusioni sul percorso della Sindone, le sue ostensioni in località diverse ed i

conseguenti contatti con ambienti a carica pollinica molto diversificata, sarebbero stati egualmente significativi e forse

persino più probanti» (34), osservazione che «non vuole invalidare il lavoro» (35) di Frei-Sulter.

Questo dubbio è stato ripreso anche da Baima Bollone nella sua opera Sindone e scienza, dove cita Luigi de Beaulieu,

del laboratorio di botanica storica e di palinologia di Marsiglia, e Carmen Gómez Ferreras, professoressa del

Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Madrid. Anche Marzia Boi esprime dubbi sull’identificazione della

specie mentre Marta Mariotti Lippi, già professore associato nel Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, fa

notare che Frei-Sulter «[…] non aveva sufficiente familiarità con le indagini su materiali antichi» (36).

Quali pollini sono stati trovati?

Fra i pollini ritrovati sulla Sindone, secondo Frei-Sulter, il 29% apparterebbe a Gundelia tournefortii, pianta

commestibile della famiglia Asteraceae, simile a un cardo, originaria del Medio Oriente e del Mediterraneo orientale,

49con impollinazione entomofila tramite farfalle. Fin dall’anti-chità è raccolta prima della fioritura per un uso

gastronomico: quest’u-sanza ha comportato una riduzione della crescita di questa specie nelle zone in cui vive, fra le

quali anche la Palestina. Questa identificazione è stata confermata da Avinoam Danin (1939-2015), professore di

Botanica all’Università di Gerusalemme che, con altri studiosi, suppone che proprio la Gundelia sia stata utilizzata per

preparare la corona di spine. La Gundelia non possiede, però, spine molto acuminate, e inoltre una corona sarebbe

composta con le foglie spinose e non con i fiori, come rileva la professoressa Boi. A proposito di ciò Scannerini ritiene

che «basandosi sulla posizione delle lesioni del capo del-l’immagine sindonica, sul portamento dei rami spinosi della

pianta, sulla sua grande diffusione in Palestina, sul suo uso comune come esca per accendere il fuoco, si può

identificare la pianta del casco di spine il Poterium spinosum L. o Sarcopterium spinosum Schranz, la nostra spina

porci» (37).Inoltre, questo polline, secondo i rilievi di Frei, sarebbe presente in tutti i campioni e ciò è piuttosto

anomalo in quanto, se si tratta davvero di Gundelia, dovrebbe trovarsi solo nella zona del capo, dove fu posta la

corona di spine. Non sono nemmeno presenti tracce del lattice della Gundelia, che trasuda abbondante da steli e

foglie.

Attraverso successivi controlli, molto precisi, delle fotografie del polline eseguite da Frei-Sulter, Marzia Boi

«sovrapponendo le immagini del microscopio ottico con le foto precedentemente rilasciate e controllando il tipo di

spine e aperture»(38) afferma che quel polline, date le maggiori dimensioni dello stesso, non appartiene a Gundelia

bensì a una qualche specie del genere Helichrysum, pure appartenente alla famiglia Asteraceae. Si tratta di piante che

si avvalgono di farfalle diurne e notturne per l’impollinazione, quindi sempre entomofile. Se la questione riguardante

l’identificazione dei pollini di Helichrysum sembra una questione solo per esperti botanici, in realtà la presenza sul telo

sindonico dell’Helichrysum, e non della Gundelia, riveste una non piccola importanza trattandosi, l’Helycrisum, di una

pianta dalla quale si ricava l’olio essenziale di elicriso dalle sommità fiorite. Nell’antichità quest’olio era utilizzato

proprio per proteggere i lini e anche nei riti funebri per ritardare la decomposizione dei corpi e coprire l’odore delle

sepolture.

Importante è anche la presenza di pollini dello Zigophyllum dumosum o fagiolo-cappero, una specie della famiglia

Zigophyllaceae con impollinazione entomofila. Questa pianta cresce solo in Israele, in parte della Giordania e nella

penisola del Sinai. In Israele è presente nel deserto della Giudea, nella valle del Mar Morto, nell’oasi di Ein Gedi sulla

sponda occidentale, sulle colline del Negev e nella città di Eilat sulla costa del Mar Rosso, nell’area geografica di Aravh

al confine con la Giordania e nella valle del Giordano. La diffusione geograficamente limitata conferma oltremodo che

la Sindone ha una stretta relazione con la zona sopra indicata.

Frei-Sulter rilevò ancora la presenza di pollini di Cistus creticus. In Palestina crescono due specie di Cistus mentre una

ventina sono le specie e tutte originarie delle regioni mediterranee. Le due specie di Cistus della Palestina sono C.

creticus, appunto, e C. salviifolius. La fioritura avviene tra marzo e giugno e l’impollinazione è sempre entomofila; in

particolare è eseguita dalle api e dalle farfalle. I Cistus hanno fogliame molto profumato, come anche le resine, in

particolare il Cistus ladanifer che però non si trova in Palestina. Danin e altri studiosi rilevarono, invece, la presenza del

polline di altre due specie, Cistus incanus (Cisto rosso), che vive nell’area del Mediterraneo, la cui fioritura avviene fra

marzo e giugno, e Cistus salviifolius. Marzia Boi ricorda che l’attuale identificazione è Cistus spp., cioè più specie e

sottospecie del genere Cistus presenti sul telo, senza arrivare alla specie.

Fra le altre specie riscontrate sulla Sindone, sempre secondo Frei-Sulter, vi sono Pistacia lentiscus e Pistacia vera: il

primo originario del bacino Mediterraneo e il secondo del Medio Oriente, dove era coltivato fin dai tempi preistorici

mentre l’attuale identificazione è Pistacia spp. cioè, più specie del genere Pistacia. Questi quattro tipi di pollini,

secondo Danin, rappresentano il 64% del polline identificato.

Fra gli altri pollini identificati da Frei-Sulter ricordo: «Onosma Syriacum [gen. Onosma: Mediterraneo e Asia centrale

principal-mente] e lo Hyo-scyamus Aureus [gen. Hyoscyamus originario del Mediterraneo orientale e Iraq], piante

specializzate a vivere sulle rupi, sui muri e sulle rovine che ai tempi di Cristo non mancavano in Palestina. Il loro polline

si trova sulla Sindone, e le stesse piante crescono tutt’oggi sulle mura della vecchia cittadella di Gerusalemme. Tutti

sanno che lo studio dei pollini fossili, per esempio nella torba, permette di ricostruire l’aspetto della vegetazione del

50passato. In egual modo i pollini sepolti nel fango del Mar Morto ci danno un’idea molto chiara della flora palestinese

(chiamata “flora della Bibbia”) ai tempi di Cristo. Alcuni degli elenchi, pubblicati dall’Università di Tel Aviv, di pollini

estratti dal fondo del Mar Morto o dal lago di Genezaret contengono molti nomi identici alle liste da me pubblicate nel

1978 del polline sindonico. Per essere chiaro: questi pollini nei sedimenti marittimi o lacustri sono fossili, ma non

rappresentano piante estinte e pure i pollini della Sindone non provengono da piante estinte. Fatta riserva, se

possibile, per quel polline di cui ho detto che non sono ancora riuscito a classificare» (39). Frei-Sulter, sempre in

questo suo intervento, ricordava anche un polline che non era riuscito a identificare ma non per questo

necessariamente appartenente a una pianta estinta. Nell’articolo di Scannerini e Caramiello si legge: «La serietà di

quanto afferma Frei è anche sottolineata dal fatto che personalmente smentisce il ritrovamento sensazionale di specie

estinte in questi due ultimi millenni: dice che si sarebbe augurato di avere tanta fortuna ma non asserisce di averla

avuta, sdrammatizzando quindi quanti vorrebbero usare i suoi dati come “prove irrefutabili” dell’autenticità del telo»

(40).

L’assenza, sui campioni finora raccolti ed esaminati, di polline dell’olivo (Olea europeaea), peraltro a impollinazione

anemofila, ha sollevato curiosità in alcuni studiosi. L’olivo è apparso nel Mediterraneo orientale circa diecimila anni

prima della nostra era ed è stato domesticato nella fascia fertile compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate. È stato anche

riportato alla luce nei pressi di Tel Aviv un oleificio filisteo capace di una produzione annuale di duemila tonnellate di

olio. La fioritura dell’olivo avviene in un’epoca media dell’anno, fra aprile e giugno (41). La Pasqua nel-l’anno della

morte di Cristo cadde, secondo i biblisti, il 3 o il 7 aprile e probabilmente prima dell’inizio della piena fioritura

dell’olivo. Inoltre, il polline dell’olivo, se è vero che può spostarsi anche lontano di dieci e più chilometri, è pur vero che

nella maggior parte dei casi si ritrova a poche decine di metri dalle piante.

Che cosa suggeriscono gli studiosi

La professoressa Boi, ritenendo che siano state finora trascurate le prove circa la preparazione del rito funebre che i

pollini possono raccontarci, vorrebbe analizzare quelli raccolti da Frei-Sulter e raccogliere altri campioni. Ritiene che

«gli studi sui pollini della Sindone di Torino fino ad oggi, sono arrivati a determinare che contiene polline originario

dell’Asia Minore. Le corrette identificazioni dei pollini forniscono oggi informazioni preziose sul fatto reale, perché le

piante, con i loro balsami, unguenti e oli o spezie, sono entrate nei riti funebri e nella sepoltura» (42). La professoressa

Marinelli nel suo intervento al congresso di Valencia del 2012 afferma che il lavoro pionieristico di Frei-Sulter merita

rispetto e che la verifica dei risultati dell’indagine sulla Sindone e sul Sudario andrebbe condotta da una commissione

di referee scevri da pregiudizi; nel frattempo auspica una nuova campagna di esami e di prelievi.

Ugualmente Scannerini e Caramiello terminano il loro articolo scrivendo che «il lavoro sui pollini della Sindone

mantiene tutto il suo interesse e proprio per questo sarebbe auspicabile una sua integrazione, tentando in tal modo di

eliminare quelli che parrebbero eccessi di precisione non suffragati da prove sufficienti» (43).

Infine, la professoressa Mariotti Lippi, prendendo in considerazione le specie identificate e pubblicate da Frei-Sulter,

ha da esse eliminato quelle presenti in Europa, rappresentate anche solo a livello di genere, lasciando le piante proprie

della zona medio-orientale. Considerando anche gli errori nell’identificazione delle specie, all’interno di uno stesso

genere e delle stesse famiglie, la studiosa ha ridotto ancor più l’elenco.

Così, «sono rimasti granuli pollinici di alcune piante medio-orien-tali, a mio avviso ben riconoscibili. Ne ho concluso che

la Sindone, in un certo periodo di tempo imprecisato, ha soggiornato in Medio-Oriente» (44) e, a differenza di altri

ricercatori, afferma che «con le conoscenze attuali in campo palinologico, che è il mio campo di ricerca, non siamo in

grado di ottenere dati utili a stabilire l’autenticità o meno della Sindone» (45), mentre avrebbe senso «la revisione del

materiale già prelevato da parte di una commissione di palinologi: la eventuale presenza di granuli pollinici medio-

orientali avvalorerebbe l’ipotesi di una permanenza del lenzuolo in Medio-Oriente» (46). Auspica, infine, che lo studio

della Sindone sia inquinato, d’ora in poi, il meno possibile e che si rinvii «ai nostri posteri il compito di percorrere

itinerari di ricerca che oggi non conosciamo e che neppure possiamo immaginare» (47).

Il lavoro da fare è ancora molto e, nel rispetto della più importante reliquia della cristianità, non rimane che auspicare

51che gli studiosi della materia stabiliscano un preciso piano di ricerca operando in pieno accordo fra loro, ovviamente

sempre nel rispetto della volontà della Chiesa, oggi detentrice della Santa Sindone, senza dimenticare le parole di Gesù

riportate nel Vangelo: «Perché mi hai visto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno

creduto» (Gv 20,29).

San Giovanni Paolo II e la Sindone

La Sindone è provocazione all’intelligenza. Essa richiede innanzitutto l’impegno di ogni uomo, in particolare del

ricercatore, per cogliere con umiltà il messaggio profondo inviato alla sua ragione e alla sua vita. Il fascino misterioso

esercitato dalla Sindone spinge a formulare domande sul rapporto fra il Sacro Lino e la vicenda storica di Gesù. Non

trattandosi di materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni. Essa affida agli

scienziati il compito di continuare a indagare per giungere a risposte adeguate agli interrogativi connessi con questo

lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo del nostro Redentore quando fu deposto dalla croce. La

Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che diano per scontati risultati che tali

non sono; invita ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica sia della sensibilità

dei credenti.

Ciò che soprattutto conta per questi ultimi è che la Sindone è specchio del Vangelo. In effetti, se si riflette sul Sacro

Lino, non si può prescindere dalla considerazione che l’immagine in esso presente ha un rapporto così profondo con

quanto i Vangeli raccontano della passione e morte di Gesù che ogni uomo sensibile si sente interiormente toccato e

commosso nel contemplarla. Chi a essa si avvicina è, altresì, consapevole che la Sindone rimanda a Colui al cui servizio

la Provvidenza amorosa del Padre l’ha posta. Pertanto, è giusto nutrire la consapevolezza della preziosità di questa

immagine, che tutti vedono e nessuno per ora può spiegare. Per ogni persona pensosa essa è motivo di riflessioni

profonde, che possono giungere a coinvolgere la vita (48).

Giacomo Roggeri Mermet

Note:

1) Cfr. Silvano Scannerini (1940-2005), Mirra, aloe, pollini e altre tracce. Ricerca botanica sulla Sindone, Elledici, Torino

1997, pp. 4-5.

2) Cfr. Marco Bonati, Quei forti legami tra la Sindone e il sudario di Oviedo, inAvvenire. Quotidiano di ispirazione

cattolica, 3-5-2017.

3) Cfr. Nicoletta De Matthaeis, Il sudario di Oviedo, nel sito web <https://reliquiosamente.com/2015/09/04/il-sudario-

di-oviedo> (gli indirizzi Internet del-l’articolo sono stati consultati il 27-2-2025).

4) Cit. in Alfonso Sanchez Hermosilla, Possibili concordanze tra la Sindone di Torino e il Sudario di Oviedo,in Sindon. La

rivista del CISS: Centro Internazionale di Studi sulla Sindone,n. 3, agosto 2021, pp. 56-62 (p. 56), nel sito web

<https://www.sindone.it/rivista>. Sanchez Hermosilla è medico forense dell’I-sti-tuto di Medicina Legale di Murcia, in

Spagna, e direttore dell’EDICES, l’Equipo de investigación del Centro Español de Sindonología.

5) Renato Ariano, Breve storia degli studi sul polline,nel sito web

<https://www.pollinieallergia.net/articoli_pdf/180.pdf>.

6) Max Frei-Sulzer, Il passato della Sindone alla luce della palinologia, in La Sindone e la Scienza, Atti del II Congresso

Internazionale di Sindonologia, Torino 7-8 ottobre 1978, Edizioni Paoline, Torino 1979, pp. 191-200 e pp. 370-378.

7) Cfr. Mario Moroni (1933-2017) e Francesco Barbesino, Apologia di un falsario, Maurizio Minchella, Milano 1997, p.

52.

528) Pierluigi Baima Bollone e Grazia Mattutino, Quarant’anni dopo gli esami scientifici sulla Sindone del 1978, p. 4, nel

sito web <https://-accademiadimedicina.unito.it/images/img/pdf/BaimaBolloneMattutino.pdf>. Baima Bollone è

presidente onorario del Centro Internazionale di Sindonologia; Grazia Mattutino è criminologa dell’Istituto di Medicina

Legale di Torino.

9) Marzia Boi, Il significato etnoculturale dell’uso delle piante negli antichi rituali funerari e le sue possibili implicazioni

con i pollini trovati sulla Sindone di Torino,in Sindon. La rivista del CISS: Centro Internazionale di Studi sulla Sindone,

anno LXV,n. 8, gennaio 2024, pp. 47-63 (p. 50).

10) Paul C. Maloney (1936-2018), ASSIST announces the acquiring of the Max Frei Collection for Shroud research, in

The ASSIST [Association of Scientists and Scholars International for the Shroud of Torin] Newsletter, anno 1, n. 1, 1989,

pp. 1-3 (p. 2), nel sito web <https://www.shroud.com/pdfs/assist1.pdf>.

11) M. Boi, op. cit., p. 50.

12) M. Frei, Nine years of palinological studies on the Shroud, in Shroud Spectrum International, n. 3, 1982, pp. 2-7 (p.

3), nel sito web <https://www.shroud.com/-pdfs/ssi03part3.pdf>.

13) P. Baima Bollone, Sindone o no, SEI. Società Editrice Internazionale, Torino 1990, p. 213.

14) Emanuela Marinelli, La questione dei pollini presenti sulla Sindone di Torino e sul Sudario di Oviedo, I Congreso

International sobre la Sabana Santa en España, Valencia 28-30 aprile 2012, pp. 1-13 (p. 3).

15) S. Scannerini e Rosanna Caramiello, Il problema dei pollini, in Sindon. La rivista del CISS: Centro Internazionale di

Studi sulla Sindone,Nuova Serie, n. 1, 1989, pp. 107-111 (p. 107).

16) M. Boi, La Palinologia: strumento di ricerca per le reliquie della Sindone di Torino e del Sudario di Oviedo, in

Aggiornamento sulle principali tematiche sulla Sindone di Torino, Incontro Centri di Sindonologia per la festa liturgica

della S. Sindone, 2-5-2015, Centro Internazionale di Sindonologia, Torino 2015, p. 108.

17) S. Scannerini, Mirra, aloe, pollini e altre tracce. Ricerca botanica sulla Sindone, cit., p. 47.

18) E. Marinelli, op. cit., p. 3.

19) Ibidem.

20) M. Boi, La Palinologia: strumento di ricerca per le reliquie della Sindone di Torino e del Sudario di Oviedo, cit., p.

104.

21) M. Boi, Il significato etnoculturale dell’uso delle piante negli antichi rituali funerari e le sue possibili implicazioni

con i pollini rinvenuti sulla Sindone di Torino, relazione al I Congresso Internazionale sulla Sindone a Valencia

organizzato dal Centro Español de Sindonologia il 28-29-30 aprile 2012, p. 9. Il testo, ricevuto direttamente

dall’autrice, ha lo stesso titolo, ma contenuto diverso, di quello pubblicato in Sindon. La rivista del CISS.

22) P. Baima Bollone, Sindone e Scienza all’inizio del terzo millennio, «La Stampa», Torino 2000 (Supplemento a La

Stampa, 28-6-2000), p. 17.

23) M. Boi, Il significato etnoculturale dell’uso delle piante negli antichi rituali funerari e le sue possibili implicazioni

con i pollini rinvenuti sulla Sindone di Torino, relazione al I Congresso Internazionale sulla Sindone, cit., p. 3.

24) M. Boi, Il significato etnoculturale dell’uso delle piante negli antichi rituali funerari e le sue possibili implicazioni

53con i pollini rinvenuti sulla Sindone di Torino, cit., p. 57.

25) Ibid., p. 57-58.

26) Ibid., p. 63.

27) A. Sanchez Hermosilla, Possibili concordanze tra la Sindone di Torino e il Sudario di Oviedo, cit., p. 56.

28) E. Marinelli, op. cit.,p. 5.

29) Ibidem.

30) Stesso polline su Sindone e Sudario di Oviedo. Intervista a Marzia Boi, nel sito web

<https://www.srmedia.info/2015/03/15/stesso-polline-su-sindone-e-sudario-di-oviedo-intervista-a-marzia-boi>.

31) Marta Mariotti Lippi, Riflessione sulle analisi palinologiche condotte sulla Sindone di Torino, in Collegamento pro

Sindone Internet, settembre 2011, pp. 1-6 (pp. 2-3).

32) S. Scannerini e R. Caramiello, op. cit., p. 108.

33) Ibidem.

34) Ibid., p. 109.

35) Ibidem.

36) M. Mariotti Lippi, op. cit.,p. 3.

37) S. Scannerini, Mirra, aloe, pollini e altre tracce. Ricerca botanica sulla Sindone, cit., p. 27.

38) M. Boi, Il significato etnoculturale dell’uso delle piante negli antichi rituali funerari e le sue possibili implicazioni

con i pollini trovati sulla Sindone di Torino, relazione al I Congresso Internazionale sulla Sindone, cit., p. 12.

39) Max Frei [sic], Identificazione e classificazione dei nuovi pollini della Sindone, in Atti del II Convegno Nazionale di Sindonologia, a cura di Lamberto Coppini

e Francesco Cavazzuti (1928-2010), Bologna 27-29 novembre 1981, Clueb, Bologna 1983, pp. 278-279.

40) S. Scannerini e R. Caramiello, op. cit., p. 108.

41) Cfr. Semi e piante, ricchezza di Palestina, nel sito web <http://-sumudpalestina.cric.it/it/mappa-del-progetto-hebron/in-diretta-dal-progetto/semi-

piante-ricchezza-palestina>.

42) M. Boi, Il significato etnoculturale dell’uso delle piante negli antichi rituali funerari e le sue possibili implicazioni con i pollini rinvenuti sulla Sindone di

Torino, relazione al I Congresso Internazionale sulla Sindone, cit., p. 18.

43) S. Scannerini e R. Caramiello, op. cit., p. 110.

44) M. Mariotti Lippi, op. cit.,p. 5.

45) Ibid., p. 6.

46) Ibidem.

47) Ibidem.

48) Cfr. Giovanni Paolo II (1978-2005), Discorso di commiato alla cittadinanza di Torino nel corso della visita pastorale a Vercelli e a Torino (23-24 maggio 1998), del 24-5-

1998, nn.

 

SACRA TUNICA DI ARGENTEUIL

La tunica di Argenteuil è una tunica datata in un periodo compreso tra il VI e il IX secolo che secondo la tradizione sarebbe

l’abito indossato da Gesù nelle ultime ore della sua vita; è detta “inconsutile” in quanto è stata confezionata senza cuciture.

Dal IX secolo è custodita nella basilica di Saint-Denys (San Dionigi) ad Argenteuil, nella Francia settentrionale.

Nel Vangelo secondo Giovanni viene descritta la tunica portata da Gesù prima della crocifissione:

«I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la

tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: non

stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: “Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica

han gettato la sorte”. E i soldati fecero proprio così.»

(Gv 19:23-24)

Arrivò ad Argenteuil all’inizio del IX secolo, donata dall’imperatrice Irene di Costantinopoli a Carlo Magno, il quale la affidò al

monastero locale di cui sua figlia Teodrade era priora. Nascosta durante le invasioni vichinghe nell’856, fu ritrovata nel XII

secolo. Durante la Rivoluzione Francese venne tagliata in più pezzi per salvarla e successivamente ricomposta

Analisi scientifiche:

“lettura” della tunica emerge un identikit genetico straordinario «poiché ci indica con certezza l’origine etnica dell’uomo

suppliziato che l’ha indossata. Innanzitutto, il cromosoma Y trovato sulla reliquia appartiene all’aplogruppo (una serie di

mutazioni presenti in un cromosoma) “J2”. Ora, questo aplogruppo pende fortemente verso un’origine mediorientale ed è

del tutto compatibile con un’origine ebraica per l’Uomo della tunica: ancora oggi, il 40% degli ebrei di sesso maschile, sia

sefarditi che aschenaziti, condivide l’aplogruppo “J”, e tra il 19% e il 25% il “J2”. Ancora più sorprendente, studiando preziosi

campioni della tunica di Argenteuil, il professor Lucotte ha dimostrato che l’uomo era un portatore sano della febbre

mediterranea familiare, che colpisce ancora oggi le popolazioni che vivono intorno al Mediterraneo. »

Non è commovente, pensare che Cristo, la seconda persona della Trinità, portasse nel suo sangue una malattia tipica del suo

popolo? Non è anche questo, per chi crede e conosce i fondamenti della nostra Redenzione, un segno biologico della sua

opera spirituale di salvezza? Si è fatto carico davvero della nostra umanità, ne ha condivisi tutti i tratti, escluso il peccato,

lasciando che penetrasse nel suo stesso sangue, con uno dei suoi frutti più tipici, la malattia.

55E sul sangue dell’uomo che portava quella tunica, cosa si può dire?

Anche su questo la scienza ha tanto da mostrarci: le copiose tracce rilevate e analizzate sulla tunica confermano che si tratta

di sangue del gruppo AB, L’identificazione del sangue di gruppo AB e i successivi studi genetici e biochimici sulla veste

francese sono stati guidati principalmente dall’équipe del genetista e biochimico francese Gérard Lucotte (i cui lavori,

condotti in tempi più recenti, hanno studiato anche i globuli rossi degradati e le tracce di DNA semitico presenti sul tessuto).

lo stesso della Sindone, del sudario di Oviedo e dei miracoli eucaristici, per esempio, di Lanciano e di Tixtla. Le ricerche

portano tutte allo stesso Uomo, dunque.

Motivo di meraviglia è la considerazione delle caratteristiche di questo gruppo sanguigno così come le prudenti ipotesi che fa

lo stesso dottor Serafini:

«Il gruppo AB è un sangue raro (5% della popolazione mondiale), ed era molto presente in Palestina 2.000 anni fa. È anche

l’unico, tra i vari gruppi sanguigni (A, B, O e AB), i cui componenti paterni e materni sono per definizione diversi e

reciprocamente esclusivi. In altre parole, il gruppo AB indica una doppia eredità distinta: se il padre è del gruppo B, la madre

sarà del gruppo A, o viceversa. Non si potrebbe vedere, nel caso di un sangue di Cristo di tipo AB, il riflesso delle sue due

nature, umana e divina? Ma qui tocchiamo il mistero dell’Incarnazione, che resta insondabile da un punto di vista

scientifico…»

Un’altra caratteristica del gruppo AB è che non può donare il sangue ma lo può ricevere da tutti gli altri, A, B, O:

«vi vedo la metafora del sangue di Cristo che accoglie tutti gli altri sangue e li lava. Possiamo leggervi anche il riferimento al

sangue dei martiri che Gesù riceve per completare la sua Passione consumata sul Golgota.»

Un’altra cosa che forse si può notare è che AB è l’unico donatore universale di plasma, quella componente del sangue che

serve per produrre medicinali salvavita. Anche questa potrebbe essere una traccia biologica di ciò che Cristo compie in

ordine alla nostra salvezza e che si realizza quando il suo costato viene trafitto lasciando uscire acqua (il plasma) e sangue (i

globuli rossi).

La “reliquia più santa del mondo” come la definì Luigi XIII ha vissuto diverse peripezie da quando i soldati se la giocarono a

sorte, come riferisce san Giovanni nel suo Vangelo. Secondo la tradizione fu recuperata dai discepoli. Di lei si hanno tracce

nel 591 quando venne ritrovata a Jaffa e portata a Gerusalemme. Dopo varie vicissitudini (tra cui il saccheggio persiano),

giunse a Costantinopoli. Verso l’801, l’imperatrice Irene di Costantinopoli la offrì in dono a Carlomagno dopo la sua

incoronazione nel Natale dell’anno 800, nella speranza di una riunificazione degli Imperi d’Oriente e d’Occidente. Il primo

imperatore del Sacro Romano Impero la donò poi a sua figlia Teodorada, badessa del monastero di Argenteuil, dove si trova

tutt’ora e dove continua a lasciarsi “leggere”, come racconta l’abate del monastero, come libro aperto sulla Passione e a

suscitare conversioni, confessioni e anche frutti di guarigione fisica e liberazione spirituale.

LO STUDIO DELLA STOFFA

(è di origine orientale) e del suo colore (è colorata con un coloro rosso, chiamato anche la «porpora del povero»); La tunica è

in lana fine, tessuta d’un solo pezzo senza alcuna cucitura. La tecnica di filatura e torsione del filato a “Z” è compatibile con i

metodi di manifattura impiegati in Medio Oriente nel I secolo d.C delle macchie di sangue (che corrispondono a quella della

Sindone) e dei globuli rossi (che presentano una forma anomala, sia sferica che appiattita, indice di una sofferenza cellulare

intensa provocata da un’anemia e da una disidratazione, e che si sono svuotati dalla loro emoglobina); del gruppo sanguigno

(gruppo Ab) e del Dna (maschile, la cui formula cromosomica corrisponde a quella di un uomo semita non arabo); della

presenza di cristalli di urea (componente importante del sudore); della presenza di piattole (dovute alla sua ultima notte che

ha trascorso in carcere); dei pollini (di cui alcuni provengono dal Medio Oriente e due dalla Palestina biblica) I micro-residui

di polline estratti dalle fibre hanno rivelato la presenza di specie vegetali endemiche della Palestina, tra cui tracce di Tamarix

(una specie di pistacchio selvatico) che non cresce spontaneamente in Europa e di altre polveri (alcune delle quali rinvenute

identiche sulla Sindone)… Ovviamente, è stato anche fatto lo studio con il radiocarbonio 14. Ma come la Sindone di Torino,

ha avuto esattamente le stesse problematiche… Per esempio, nel 2003, uno studio col Carbonio 14 su un primo campione di

questa Tunica di Argenteuil ha fissato una data tra il 530 e il 650 d.C. con una data media del 590 e con una percentuale di

sicurezza del 95,4 %; poi, su un secondo campione, analizzato in un altro laboratorio, la data indicata era tra il 670 e l’880

d.C. con una data media del 775 e la stessa probabilità di sicurezza. Così possiamo constatare che la stessa metodica usata

sullo stesso campione ma in laboratori diversi, ha fornito una differenza nella datazione di ben 200 anni! Questi esami al C14

sono dunque contraddetti da alcuni dati storici e da altri scientifici: se il tessuto è del 530 e 650 d.C. o del 670 e 880 d.C.

– https://le-cep.org/articles/erreur-datation-tunique-argenteuil?utm_source=chatgpt.com

56– https://linceul.org/cielt/RILT-No-32-avril-2009.pdf?utm_source=chatgpt.com

– https://books.google.com/books/about/La_Sainte_Tunique_d_Argenteuil_face_à_l.html?hl=en&id=dro6DwAAQ

BAJ&output=html_text&utm_source

 

I TRE TELI DELLA PASSIONE: STESSA PERSONA?

• Morfologia della flagellazione e della Croce: Sulla Tunica di Argenteuil sono impresse circa 9 macro-aree di macchie di

sangue provocate da traumi intensi. Quando i ricercatori hanno sovrapposto geometricamente la mappa delle ferite della

Tunica con l’immagine dorsale e frontale della Sindone di Torino, hanno riscontrato una coincidenza quasi millimetrica.

• La ferita del costato: intervista a Sánchez Hermosilla:

E’ la stessa ferita? Dagli studi più recenti si direbbe di sì: le tracce ematiche del “colpo di lancia” riscontrate e studiate sul “Sudario di Oviedo” sarebbero compatibili con i segni rimasti sulla Sindone di Torino. è il

risultato più vistoso della ricerca compiuta da Alfonso Sánchez Hermosilla, anatomopatologo dell’Istituto di medicina legale dell’Università Cattolica di Murcia, e presentata di recente anche all’Università Pontificia Regina

Apostolorum di Roma, dove è attivo il primo corso accademico di studi sindonologici. «Nel Sudario di Oviedo appare una macchia di sangue cadaverico con un cerchio attorno cagionato da un altro fluido cadaverico

compatibile con liquido pleurico e pericardico.

Questa macchia può essere stata provocata solo attraverso una ferita aperta nel torace. Questa macchia, morfologicamente, è simile a quella provocata dalla ferita presente sul costato destro della Sindone di Torino. Lo

studio anatomico e antropometrico della macchia oggetto di studio nel Sudario di Oviedo individua la ferita che l’ha causato nella zona posteriore del quarto spazio intercostale destro, tenendo come limite inferiore la

quinta costola, come limite superiore la quarta costola, come limite mediale (o interno) la colonna vertebrale, e come limite esterno il bordo interno della scapola destra». È uno “scenario” del tutto compatibile con

quanto si riscontra sul Telo custodito nel Duomo di Torino; ed è compatibile, anche, con il testo del Vangelo di Giovanni là dove descrive gli ultimi momenti di vita di Gesù sulla croce.

L’analisi medico-legale effettuata indica anche la ferita inferta dal colpo di lancia come compatibile con la posizione di un corpo crocifisso per la presenza di sangue cadaverico, per l’angolatura della ferita stessa. Le

corrispondenze fra i due Teli riguardano inoltre le caratteristiche morfologiche, il tipo di sangue, del gruppo AB (elemento questo già studiato in precedenza); e analoga è la posizione della ferita – orizzontale, e non

verticale – così come si riscontra in Oviedo e nell’immagine della Sindone. Gian Maria Zaccone, direttore del Centro internazionale di sindonologia di Torino, commenta così lo sviluppo della ricerca: «Il Sudario di Oviedo

compare alla ribalta della storia nell’XI-XII secolo, quando viene censito tra le reliquie dell’antica Arca conservata nella Cámara Santa di Oviedo, cappella costruita al-È l’interno del Palazzo Reale, poi inglobata nella gotica

Cattedrale del Salvatore, che divenne una meta essenziale nel pellegrinaggio medievale, rivale della stessa Compostela. Di qui iniziava il primo “camino per san Giacomo” e fu persino coniato il detto: “Chi va a Santiago e

non al Salvatore, visita il servo e non il Signore”.

• La postura del corpo: Le deformazioni e lo sgocciolamento del sangue in tutte e tre le reliquie sono compatibili solo con

una figura che ha subito i traumi in posizione verticale (tipica della crocifissione).

2. Compatibilità biologica (Il Sangue)

• Gruppo Sanguigno: Le analisi ematologiche eseguite in modo indipendente sui tre reperti hanno identificato tracce di

sangue appartenenti allo stesso identico e raro gruppo sanguigno: AB.

• Fattori di stress e DNA: Il sangue estratto rivela un’altissima concentrazione di urea e creatinina, indicativa di un corpo

sottoposto a massiccio stress fisico, disidratazione e violenti traumi prima del decesso.

Sono state riportate tracce di:

* sangue;

* siero;

* fibrina;

* altri fluidi.

Analisi dei Pollini (Palinologia)

Le tre reliquie condividono una “firma geografica” microscopica comune. Sui tessuti sono stati repertati pollini di piante

caratteristiche della Palestina e dell’area di Gerusalemme (come il Tamarix o il Pistacia palestina), confermando che tutti e

tre gli oggetti hanno soggiornato o sono originari della medesima area geografica mediorientale prima di disperdersi lungo i

rispettivi percorsi storici

imiti di individualizzazione: Il gruppo AB, pur essendo il più raro nella popolazione mondiale (circa il 5%), non è

individualizzante in senso stretto (non identifica un singolo individuo specifico, ma milioni di persone). Tuttavia, la

coincidenza tra i diversi reperti ematici è considerata dagli studiosi un forte indizio di correlazione

Stato reale: Parziale compatibilità medico-forense. Non esiste una firma proteica “esclusiva”, ma i fluidi presentano

costanti biologiche coerenti: la presenza di componenti ematiche reali (emoglobina, albumina) e, nel caso del Sudario di

Oviedo, una massiccia concentrazione di liquido da edema polmonare misto a sangue, compatibile con la morte per asfissia

da crocifissione.

La morfologia e la mappatura delle macchie di sangue sul Sudario di Oviedo (che copriva il volto) combaciano

perfettamente in oltre 70 punti con la disposizione spaziale e i lineamenti anatomici (come la lunghezza del naso di circa 8

cm) riscontrabili sulla Sindone di Torino.