I MIRACOLI TRA SCIENZA E FEDE CHE COS’È UN MIRACOLO?

COS’È UN MIRACOLO?

CHE COS’È UN MIRACOLO?

i Miracoli sono eventi straordinari che superano le leggi della natura e che non hanno spiegazione scientifica adeguata, attribuiti all’intervento diretto di Dio, spesso tramite l’intercessione dipersone che hanno avuto modo di vivere una vita piena di virtù cristiane.

Nella storia ci sono più di moltissimi nostri intercessori presso Dio, la prima è la Vergine Maria, grandi opere riesce a compiere grazie alla sua potentissima intercessione presso l’onnipotente. Questa moltitudine di intercessori viene chiamata dalla chiesa terrena, come si può intuire, Beatie Santi.

In questo piccolo Manoscritto affronteremo brevemente la storia e i miracoli che hanno resosante molte persone! Capiremo che non è solo superstizione o autosuggestione ma bensì ricorresempre un’attenta indagine sottoposta ad un’equipe medico-scientifica e teologica.

IL COINVOLGIMENTO MEDICO

il coinvolgimento dei medici nei processi di canonizzazione è cresciuto gradualmente e si è strutturato nel tempo. Mentre nei primi secoli la santità era riconosciuta più a partire dalla fede popolare e dal rilievo morale del candidato, dal tardo Medioevo (XIII-XIV secolo) si hanno le prime tracce dell’intervento medico come testimone o esperto. Ma è tra il XVII e il XVIII secolo che si formalizza il ruolo medico, con norme che richiedono valutazioni mediche per escludere cause naturali della guarigione. Oggi questo ruolo è normato in modo chiaro, con regolamenti internazionali nella Chiesa, che prevedono commissioni mediche, criteri rigorosi, e trasparenza. Questo cammino riflette non solo l’evoluzione interna della Chiesa, ma anche il progresso della scienza medica: con il migliorare della conoscenza delle malattie, con l’affinarsi dei metodi diagnostici e terapeutici, è diventato necessario che il miracolo fosse valutato anche alla luce diciò che la medicina può spiegare. Così si cerca un equilibrio tra fede e ragione, miracolo e natura.

Una scaletta per essere più precisi:

  • Le prime tracce dell’intervento medico (XIII-XV secolo)
  • Già nel tardo Medioevo (dal XIII secolo) cominciano ad emergere casi in cui medici vengonointerpellati come testimoni o esperti nei processi di canonizzazione.

 

Un esempio importante è il processo di canonizzazione di Niccolò da Tolentino (1325). In questo caso, il termine medicus appare nei documenti; i medici erano chiamati a testimoniare suguarigioni e anche a spiegare, se possibile, le cause naturali del guarire.

In queste fasi, però, il contributo medico non era regolato in modo uniforme: spesso era discrezionale, e il giudizio del medico era solo uno fra molti elementi considerati.

  • Dal Seicento in poi si nota un cambiamento: la canonizzazione diventa più sistematica, con procedure più complesse, e il contributo medico diventa più richiesto per valutare se unaguarigione possa essere spiegata da cause naturali.

Un decreto nel 1678 stabilì che il “Cardinal Ponente” dovesse nominare un medico o chirurgonoto “ex officio, sotto giuramento”, per verificare se il miracolo fosse al di fuori delle forze naturali.

Medici famosi dell’epoca come Giovanni Maria Lancisi vennero consultati come “expert” nei processi canonici.

L’organizzazione moderna:

  • Nel 1743 Papa Benedetto XIV creò un primo organismo ufficiale (“Guild of MedicalExperts”) per l’esame delle guarigioni proposte come miracoli.
  • Nel XX secolo la Chiesa ha ulteriormente regolato il ruolo dei medici attraversocomitati permanenti. Per esempio:
  • Nel 1948 Pio XII istituì una Commissione di medici nella Congregazione dei
  • Nel 1959 Papa Giovanni XXIII unificò le strutture esistenti in un Medical
  • Con la Costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister (1983), e successive revisioni regolamentari (inclusa quella del Regolamento della Consulta Medica del 2016), si sonostabilite norme precise su competenza, trasparenza, e obbligo di escludere le cause naturali.

–     IL COMITATO MEDICO INTERNAZIONALE DI LOURDES (CMIL).

Fondato nel 1947 dal Vescovo Théas e dal Dottor Leuret, il CMIL è composto da circa trenta specialisti di fama internazionale. Il suo compito è: eseguire perizie di livello superiore, valutare la documentazione prodotta dall’Ufficio, certificare che una guarigione sia realmente inspiegabilealla luce delle conoscenze mediche attuali. Dal 1954 il Comitato ha una dimensione internazionale.

Oggi è presieduto congiuntamente da Monsignor Antoine Hérouard e dal Professor OlivierJonquet, mentre il Presidente dell’Ufficio delle Constatazioni funge da segretario.

 

IL PRIMO SANTO E IL MISTERO DELLA SANTITA’

«Sapete chi è stato il primo santo canonizzato? Un ladro condannato a morte.»

— Papa Francesco

 

Le parole del Papa, semplici e disarmanti, ci portano subito al cuore del Vangelo. Il primo “santo” della storia non fu un apostolo, né un martire, né un uomo di preghiera: fu un uomo crocifisso accanto a Gesù, un peccatore che, in un istante di verità e fiducia, riconobbe la luce.

 

«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno.»

«In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso.» (Lc 23,42-43)

 

Ecco il punto di partenza: la santità non è una conquista, ma una grazia accolta. Non si nascesanti, ma si diventa tali aprendo il cuore a Dio, a volte in un solo istante. La parola santo può intimorire. Spesso la associamo a figure irraggiungibili, a statue perfette, a persone diverse da noi. Eppure, nella sua essenza più vera, la santità è il compimento della vocazione umana: diventareciò che Dio sogna per ciascuno di noi. Essere santi non significa essere impeccabili, ma lasciarsi trasformare dall’amore. Il santo non è chi non cade, ma chi si lascia rialzare. In ogni epoca, Dio hascelto anime diverse, umili contadini, dottori, madri, missionari, mistici, per mostrare le millesfumature del suo amore. C’è una santità quotidiana e nascosta, quella delle persone che vivono la fede nel silenzio delle loro case. C’è una santità straordinaria e luminosa, che si manifesta attraverso segni mistici, visioni, estasi, o miracoli. Alcuni santi, come Teresa d’Avila o Padre Pio, hanno avuto esperienze mistiche intense: la loro anima toccava il Cielo pur restando sulla terra. Altri, come Carlo Acutis o Madre Teresa, hanno vissuto la santità attraverso l’azione e il servizio, senza fenomeni soprannaturali ma con la stessa potenza interiore. In tutti, però, si ritrova una costante: l’amore è diventato la loro forma di vita. Nessuno si fa santo da solo.

Ogni cammino di santità nasce da un incontro: un cuore umano che si lascia toccare dal cuore di Dio. Per questo, la santità non è privilegio di pochi, ma una chiamata universale. Come scrivePapa Francesco in Gaudete et Exsultate: «Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle suore anziane che continuano a sorridere.»

 

DAL MISTERO ALLA PROVA: LA CANONIZZAZIONE

Eppure, quando la Chiesa riconosce ufficialmente un santo, non fa altro che confermare ciò cheDio ha già compiuto. Il processo di canonizzazione non “crea” un santo, ma riconosce la santitàvissuta. Dietro ogni nome elevato agli altari, c’è una storia umana fatta di lotte, dubbi, conversioni, segni e grazie. La Chiesa esamina questi elementi con prudenza: le virtù eroiche, la fama di santità, i miracoli, le testimonianze. Ogni causa è un atto di discernimento, un tentativo di ascoltare ciò che lo Spirito ha operato in una vita concreta. La parola canonizzazione deriva dal latino canon, cioè “elenco” o “registro”: mettere qualcuno “nel canone dei santi” significainserirlo ufficialmente nella lista di coloro che la Chiesa riconosce come modelli di vita cristiana. All’inizio del cristianesimo non esisteva un processo formale: i santi erano riconosciuti spontaneamente dal popolo di Dio, soprattutto i martiri. Con il passare dei secoli, la Chiesa ha sentito la necessità di verificare con rigore la santità di una persona per evitare errori, e ha istituito un procedimento preciso.

 

COME FUNZIONA IL PROCESSO DI CANONIZZAZIONE?

PRIMO PASSO: SERVO DI DIO

Un vescovo diocesano inizia la causa, presentando un rapporto alla Santa

Sede sulla vita e le virtù della persona. Ogni testimonianza, scritto e azione della sua vita viene analizzato per verificare se ha vissuto cercando la santità. Attraverso la Congregazione per leCause dei Santi, esamina il rapporto e detta il Decreto dicendo che nulla impedisce di avviare la Causa (Decreto “Nihil obstat”)Il candidato riceve il titolo di Servo di Dio.

 

SECONDO PASSO: VENERABILE

Dopo essere stato approvato dai teologi e dalla

Congregazione per le Cause dei Santi, il Papa dichiara il candidato Venerabile, riconoscendo di aver vissuto le virtù cristiane in grado eroico e consiste in 5 passi in più…

  1. Una Commissione Giuridica nominata dal vescovo raccoglie testimonianze e virtù del Servodi Dio, senza emettere un giudizio finale per la Congregazione per le Cause dei Santi in Vaticano.
  2. Un gruppo di teologi rivede gli scritti del Servo di Dio per assicurarsi che siano inpiena concordanza con la dottrina della Chiesa.
  3. Un relatore della Congregazione elabora un documento chiamato

“Positio”, che raccoglie le testimonianze, la vita, le virtù e gli scritti del servo di Dio.

  1. La “Positio” è rivista da una Commissione di Teologi e successivamente discussa da Cardinalie
  2. SE È TUTTO APPROVATO, il Papa dichiara il Servo di Dio come Venerabile,riconoscendo che ha praticato le virtù cristiane in grado eroico, un passo essenziale sulla strada della santità.

 

TERZO PASSO: BEATO, un miracolo cambia tutto

Un miracolo attribuito alla sua intercessione deve essere riconosciuto dalla Chiesa. Questomiracolo viene verificato da scienziati, medici e teologi per confermare che non ha unaspiegazione naturale. Devono essere soddisfatti cinque punti.

  1. IL CANDIDATO DEVE PRESENTARE PROVE che il Venerabile è riconosciuto dai fedeli come modello di vita e Questo include una lista di ringraziamenti e favori attribuitialla sua intercessione.
  2. È richiesta la convalida di un miracolo, solitamente legato alla salute, avvenuto per sua intercessione, compiuto nella diocesi in cui è avvenuto il fatto, con testimonianze di coloroche hanno assistito al miracolo. Vengono valutati 2 aspetti: la guarigione (confermata come inspiegabile, istantanea e duratura per sempre dalla scienza) e l’intercessione del Venerabile.

 

A questo punto, il suo culto pubblico e consentito, ma limitato a regioni specifiche ocongregazioni religiose

  1. Cinque medici esperti nominati dalla Congregazione analizzano il caso per confermare che va oltre quanto scientificamente composta da specialisti qualificati, professori universitarie primari ospedalieri, scelti per competenza, indipendenza e, in molti casi, assenza di appartenenza confessionale (non è richiesta la fede cattolica). Questa commissione esamina:
    • la documentazione clinica completa (cartelle, referti, analisi, immagini diagnostiche);
    • la storia medica del paziente;
    • la tempistica della guarigione e la sua stabilità nel Solo se la guarigione risulta:
  • istantanea,
  • completa,
  • duratura, e non spiegabile alla luce delle conoscenze mediche, i medici esprimonoparere

Il loro giudizio è scientifico e non teologico: non dichiarano un “intervento divino”, ma solo chela scienza non è in grado di spiegare il fenomeno.

  1. Otto teologi esaminano il legame tra il miracolo e l’intercessione del
  2. Un cardinale relatore esamina tutti i precedenti e presenta il caso alla Congregazione per leCause dei Santi.

In una sessione solenne, i cardinali e i vescovi della Congregazione emettono il loro giudizio. Se è favorevole, viene redatto un Decreto di Beatificazione, che viene approvato dal Papa.

Il Santo Padre stabilisce la data della cerimonia liturgica, in cui il Venerabile è dichiarato Beato ufficialmente.

La beatificazione e una prima risposta ufficiale, autorizzata dal Santo Padre per venerare pubblicamente il nuovo beato.

 

ULTIMO PASSO: SANTO, massimo riconoscimento

Con un secondo miracolo verificato, il Papa dichiara il Beato Santo.

La Congregazione per le Cause dei Santi valuta il miracolo seguendo la stessa procedura delprimo miracolo. Il Papa approva il decreto di canonizzazione sulla base delle conclusioni e informa i cardinali. Con la solenne celebrazione eucaristica e proclamazione della canonizzazione, la chiesa apre alla venerazione universale del nuovo santo.

 

Una volta acquisito il parere favorevole della Consulta Medica, la documentazione passa ai consultori teologi, che valutano il nesso spirituale e causale tra la guarigione e l’invocazione del servo di Dio.

Devono cioè accertare che la grazia sia stata richiesta specificamente per intercessione del candidato alla santità.

 

Successivamente, il caso viene esaminato dai cardinali e vescovi membri del Dicastero, e infine sottoposto all’approvazione del Papa, che emana il Decreto sul miracolo.

 

Riservatezza e tutela dei dati

L’intera documentazione medico-scientifica — comprese le cartelle cliniche, i referti diagnostici,le perizie tecniche e i verbali delle sedute — è coperta da riservatezza istruttoria.

Questo per tre ragioni fondamentali:

  • Tutela della privacy del paziente e dei familiari, secondo i principi etici e giuridici
  • Rispetto per la dimensione spirituale dell’evento, che la Chiesa considera un segno di grazia,non un oggetto di spettacolo o di disputa pubblica.
  • Integrità del procedimento canonico, che, come ogni processo giudiziario, prevedela confidenzialità degli atti istruttori fino alla decisione finale.

Dopo l’approvazione del miracolo, la Santa Sede rende pubblica una sintesi ufficiale, contenentei fatti essenziali:

  • identità del miracolato,
  • diagnosi iniziale e situazione clinica,
  • descrizione della guarigione,
  • data e luogo dell’evento,
  • e riconoscimento dell’inspiegabilità da parte della Consulta

Le relazioni integrali restano archiviate presso il Dicastero e consultabili solo da studiosiautorizzati o in contesti accademici specifici.

Il riconoscimento di un miracolo non ha lo scopo di “provare” scientificamente l’esistenza di Dio, ma di testimoniare la continuità della Sua azione nella storia.

La Chiesa, con prudenza e discernimento, afferma che la grazia divina può agire attraverso isanti, strumenti di intercessione e di carità.

 

PRIMA DI INIZIARE…

 

Come vedremo di seguito, i Santi vissuti nei primi secoli della Chiesa – come San Benedetto da Norcia (VI secolo d.C.), San Gennaro (III secolo d.C.), Sant’Ambrogio (IV secolo d.C.) o San Giorgio (III secolo d.C.) – furono venerati senza che esistesse ancora un processo formale di canonizzazione. Infatti, in quell’epoca il riconoscimento della santità, avveniva soprattutto attraverso la devozione popolare e il consenso delle comunità cristiane locali.

Il procedimento canonico vero e proprio, con regole precise e la dichiarazione ufficiale del Papa, venne introdotto solo nel 993 d.C., con la canonizzazione di Sant’Ulrico da parte di papaGiovanni XV.

Ci tengo a sottolineare, che oltre ad una breve storia del Santo evidenziato, sono riportati soltantoi miracoli riconosciuti ufficialmente e utilizzati nei processi di beatificazione e canonizzazione. È certo, tuttavia, che molti altri miracoli furono attribuiti ai santi sia dopo la loro morte, sia – in diversi casi – durante la loro vita.

 

GIRO DI SOLDI ?

per le cause di canonizzazione e beatificazione gira molto denaro, ma non nel senso di “tangenti” per comprare la santità. I soldi servono a coprire i costi burocratici, legali, scientifici e organizzativi di un processo che può durare anni o persino decenni.Storicamente la gestione di questi fondi è stata al centro di forti polemiche per la mancanza di trasparenza, motivo per cui il Vaticano ha dovuto introdurre riforme drastiche negli ultimi anni.1. Perché una causa costa così tanto?Il percorso per far proclamare beata o santa una persona richiede un’indagine approfondita divisa in diverse fasi. Le spese principali includono:Onorari dei postulatori: Gli avvocati/esperti che istruiscono la causa, raccolgono i documenti e scrivono la Positio (il volume che riassume la vita e le virtù del candidato).Ricerche storiche e trasferte: Spese per esaminare archivi, viaggiare perraccogliere testimonianze o esumare e identificare il corpo del candidato.Consulenze scientifiche e mediche: Per approvare un miracolo (ad esempio una guarigione inspiegabile), il Vaticano convoca commissioni di medici specialisti, teologi e periti che vanno giustamente retribuiti per il loro lavoro professionale.La cerimonia finale: L’allestimento di piazza San Pietro, la sicurezza, i libretti liturgici e le maxi-immagini del nuovo santo hanno costi organizzativi enormi.In passato, una singola causa poteva arrivare a costare tra i 250.000 e i 750.000 euro, cifre che venivano interamente coperte dai cosiddetti “attori” della causa (diocesi ricche, ordini religiosi o comitati di fedeli facoltosi). Questo creava una forte disparità: i candidati sostenuti da sponsor ricchi diventavano santi più facilmente, mentre le cause delle persone povere o dei paesi in via di sviluppo rimanevano bloccate per anni per mancanza di fondi.2. La svolta e le riforme della trasparenzaPer porre fine a tariffe fuori controllo e alla poca trasparenza evidenziata anche dalle inchieste giornalistiche (come i casi Vatileaks), sono state introdotte regole rigide:Il Tariffario Fisso: È stato imposto un calmiere stringente sui diritti da versare al Dicastero delle Cause dei Santi per le varie fasi del processo, riducendo drasticamente i costi amministrativi.Tracciabilità dei conti: Ogni causa deve avere un amministratore dedicato, un conto corrente d’appoggio monitorato e l’obbligo di presentare bilanci annuali preventivi e consuntivi. Non sono più tollerati flussi di cassa opachi.Il Fondo di Solidarietà: È stato creato un fondo centralizzato alimentato dalle donazioni. Se una causa è considerata meritevole ma i proponenti non hanno denaro, il Vaticano attinge a questo fondo per coprire le spese dei medici e dei periti, garantendo l’accesso alla santità anche ai meno abbienti

 

 

SANT ANTONIO DA PADOVA

 

BREVE STORIA

Sant’Antonio da Padova, uno dei santi più amati del mondo, nacque a Lisbona nel 1195 con il nome di Fernando Martins deBulhões. Fin da giovane mostrò una profonda sete di Dio e di conoscenza: studiò la Sacra Scrittura, la teologia e divenne canonico agostiniano.

La sua vita cambiò quando incontrò i frati francescani, attratto dalla loro povertà e semplicità. Scelse di unirsi

 

a loro e prese il nome di Antonio. Desiderava partire missionario in Africa, ma una malattia lo costrinse a rientrare inItalia. Qui Dio aveva un piano diverso per lui.

Antonio, umile e silenzioso, non cercava la gloria. Ma un giorno, durante un incontro di frati, gli fu chiesto di predicareall’improvviso. Le sue parole, ardenti di fede e sapienza, stupirono tutti. Da quel momento, venne riconosciuto come unodei più grandi predicatori del suo tempo.

Percorse città e villaggi d’Italia e della Francia, annunciando la Parola di Dio con forza e dolcezza. Richiamava i peccatori alla conversione, difendeva i poveri, denunciava le ingiustizie.

Molti lo chiamavano “martello degli eretici” per la sua capacità di confutare con carità e intelligenza. Dioaccompagnò la sua parola con miracoli straordinari, segni della sua fede viva.

Tra i più famosi:

  • Il miracolo del pesce: quando gli uomini rifiutarono di ascoltarlo, predicò ai pesci, che emersero in massa dalle acque per ascoltare la Parola.
  • Il cuore dell’avaro: dopo la morte di un uomo ricco e crudele, Antonio disse che il suo cuore non era nel corpo ma “nelsuo tesoro”; e davvero il cuore fu trovato nel
  • Il miracolo dell’ostia: fece inginocchiare un mulo davanti all’Eucaristia per dimostrare la presenza reale di

Cristo.

  • Guarigioni e conversioni: ciechi che vedevano, paralitici che camminavano, peccatori che tornavano a

 

Per questi segni, il popolo iniziò a chiamarlo “il santo dei miracoli”.

Sant’Antonio morì giovanissimo, a soli 36 anni, il 13 giugno 1231 a Padova, dove ancora oggi riposano le sue reliquie.

Appena un anno dopo la sua morte, fu canonizzato da Papa Gregorio IX, un record nella storia della Chiesa. Nel 1946,Papa Pio XII lo proclamò Dottore della Chiesa, con il titolo di “Dottore evangelico”.

 

Sant’Antonio da Padova fu canonizzato da Papa Gregorio IX il 30 maggio 1232, appena un anno dopo la sua morte, il 13 giugno 1231, e si tratta della canonizzazione più rapida della storia della Chiesa Cattolica. La sua rapida santificazione fu dovuta alla profonda devozione popolare e alla fama di numerosi miracoli attribuiti a lui. Tuttavia, come ogni santo, ancora oggi numerosimiracoli sono compiuti in Basilica a Padova.. eccone riportati alcuni:

  • Una coppia sterile. L’ultimo caso raccontato da Padre Poiana è quello di una coppia che, secondo il racconto che hanno fatto ai frati, non poteva procreare. Gli esami dell’uomo non davano alcuna speranza: sterilità assoluta. La coppia ha iniziato quindi a frequentare il Santo e in particolare la messa celebrata ogni anno la prima domenica di febbraio per le donne incinta o quelle che vogliono avere un Dopo pochigiorni la donna ha scoperto di essere incinta ed è nato Giovanni.
  • Ci sarebbe infine un secondo miracolo di Sant’Antonio proveniente sempre dalla cittadina americana e a parlarne è il rettore della basilica del Santo: «Una donna daanni in carrozzella in seguito ad un tumore al cervello ha ripreso improvvisamente a camminare, recuperando per il 70% la sua disabilità, dopo aver pregato Sant’Antonio». Padre Poiana durante la sua visita a Springfield l’aveva incontrata in sedia a rotelle e aveva pregato con lei sulla reliquia del «L’indomani la signorasi è alzata in piedi e ha camminato. Ha detto che già mentre pregavamo si era sentita una forza, mai avuta, sulle braccia e sulle gambe», continua padre Poiana, «I medicivaluteranno anche questo avvenimento ma dagli elementi per ora raccolti si può dire si tratti di un altro miracolo del Santo».
  • Il caso di Kairyn. Padre Enzo Poiana durante la messa domenicale in cui è stata anche battezzata la piccola Kairyn ha raccontato la sua Una sanissima bimba di tremesi e mezzo, originaria del Veronese. Miracolo perché, prima di nascere, le condizioni di salute di Kairyn hanno dato di che preoccuparsi ai giovani genitori. Giàalla prima visita specialistica venne a galla una grossa macchia scura sul volto del fetoche le deturpava il visino. Il medico disse un lipoma o ancora peggio un liposarcoma che avrebbe potuto compromettere la sopravvivenza del neonato. Una seconda visita specialistica non fece che confermare il presagio di sventura, anzi andò peggio perché si aggiunse un’estesa infezione al cervello. E mentre a Verona si susseguivano tra la preoccupazione le visite specialistiche, a Padova c’era qualcuno che pregavaSant’Antonio: la nonna della piccola, molto devota al Santo. La famiglia decise di rivolgersi ad un luminare di Bologna, al quale chiese un appuntamento, fissato per la fine di agosto. Troppo tardi per poter fare qualcosa per Kairyn. Ma quando tutto sembrava perduto ecco delinearsi i primi tratti di quello che oggi definiamo miracolo. A casa dei genitori della piccola arriva una telefonata da Bologna: la visita è anticipataal 13 giugno, giorno di Sant’Antonio, alle 18, orario della tradizionale processione. La nonna intensifica le preghiere e le visite al Santo, la mamma fa lo stesso e riceve anche alcune benedizioni, finché non arriva il giorno della visita medica e del miracolo. Il luminare visita Kairyn e come per magia sembra tutto scomparso. La macchia e l’infezione sono sparite.
SAN BENEDETTO DA NORCIA

 

San Benedetto nacque a Norcia nel 480 d.C. da una nobile famiglia romana. Fin da giovane mostrò una grande inclinazionealla vita spirituale. Mandato a Roma per studiare, rimase profondamente turbato dalla corruzione morale della città edecise di ritirarsi dal mondo per dedicarsi interamente a Dio.

Si rifugiò prima ad Affile, poi si stabilì in una grotta a Subiaco, dove visse da eremita per tre anni. Qui attirò numerosi discepoli e fondò diversi piccoli monasteri. Dopo alcuni tentativi di avvelenamento da parte di monaci ribelli, si trasferì aMontecassino, dove fondò il monastero destinato a diventare il centro spirituale del monachesimo occidentale.

A Montecassino scrisse la sua celebre Regola, basata sull’equilibrio tra preghiera e lavoro (Ora et Labora), sulla vitacomunitaria e sull’obbedienza all’abate. Questa regola divenne il pilastro del monachesimo europeo e influenzòprofondamente la civiltà cristiana. Un corvo addomesticato da Benedetto portò via un pane avvelenato che gli era stato offerto.

Morì a Montecassino il 21 marzo 547, in piedi, dopo aver ricevuto la Comunione, con le braccia alzate in preghiera. Fu sepoltoaccanto alla sorella Scolastica.

Le sue reliquie, secondo la tradizione, furono poi traslate in Francia, nell’abbazia di Fleury-sur-Loire, ma i monaci diMontecassino sostengono che siano sempre rimaste nel monastero originale.

Nel 1964, Papa Paolo VI proclamò San Benedetto Patrono d’Europa, riconoscendolo come simbolo di pace e fondamentospirituale della cultura occidentale.

La sua festa liturgica è celebrata l’11 luglio nella Chiesa cattolica.

 

 

 

CANONIZAZIONE

San Benedetto morì attorno al 547 e la sua fama di santità si diffuse immediatamente per due vie principali: la testimonianza popolare (il culto spontaneo dei fedeli e dei monaci) e la diffusione letteraria, in particolare grazie ai Dialoghi di papa Gregorio Magno (VI–VII sec.), che raccolseroe divulgano le sue gesta e miracoli. Questi due fattori produssero, nei secoli successivi, una venerazione continua e capillare intorno alla sua persona e ai luoghi benedettini (Montecassino, Subiaco, ecc.).

Nei primi secoli la Chiesa non disponeva ancora dell’attuale procedimento giudiziario per la canonizzazione: la santità veniva riconosciuta “per acclamazione” (vox populi) e confermata dall’uso liturgico e dalla memoria ecclesiale. Per questo motivo si parla di una canonizzazione “antica” o spontanea nel caso di figure come Benedetto.

Con il tempo, quando la Curia papale assunse un ruolo più strutturato nella regolazione dei culti, il culto antico di Benedetto fu ufficialmente riconosciuto e confermato dalla Sede Apostolica.Intorno al XII–XIII secolo (sotto il pontificato di Onorio III, nei primi decenni del 1200) ci fu un atto formale che sancì la diffusione e la legittimità del suo culto su scala più ampia: non si trattadunque di una «canonizzazione formale» nel senso moderno (con Positio, inchieste e miracoli studiati ex novo), ma di una ratifica pontificia dell’antica venerazione consolidata nei secoli.

 

In pratica, per San Benedetto si combinano tre elementi:

  • la fama di santità immediata e la devozione popolare fin dal VI secolo;
  • la diffusione letteraria (Gregorio Magno) e la testimonianza dei monasteri benedettini;
  • la conferma ufficiale della Chiesa medievale, che riconobbe e regolamentò il culto antico (atto pontificio di conferma/cultus), consolidando così la sua posizione nella devozioneuniversale della Chiesa.

Questa modalità di riconoscimento è tipica dei «santi antichi» e si chiama spesso canonizzazione equipollente o semplice conferma del culto: la santità è attestata dalla tradizione e dalla costante venerazione, e il Papa ne sancisce ufficialmente la legittimità senza ripetere l’intera istruttoria moderna.

 

SANTA BERNADETTE SOUBIROUS

Bernadette Soubirous nacque il 7 gennaio 1844 a Lourdes, in una famiglia poverissima ma profondamente credente. Sin da bambina soffrì di salute fragile, ma mostrò un cuore puro e una fede semplice, che la prepararono a una missione straordinaria. L’11 febbraio 1858, all’età di quattordici anni, mentre raccoglieva legna presso la grotta di Massabielle, le apparve una “Signoravestita di bianco”, con una cintura azzurra e due rose dorate sui piedi. Quella fu la prima di diciotto apparizioni che si susseguironofino al luglio dello stesso anno. La Vergine Maria invitò Bernadette alla preghiera, alla penitenza e alla conversione dei peccatori, chiedendole anche di far costruire una cappella in quel luogo e di promuovere processioni di fede. Durante una delle apparizioni, le fece scavare nella terra, da cui scaturì una sorgente d’acqua ancora oggi viva e sorgente di innumerevoli guarigioni. Il 25 marzo 1858, festa dell’Annunciazione, la “Signora” rivelò la sua identità con le parole: “Io sono l’Immacolata Concezione.”

Era la conferma del dogma proclamato pochi anni prima da Papa Pio IX, e la prova che la visione non proveniva daimmaginazione umana, poiché Bernadette, semplice e analfabeta, non avrebbe potuto conoscere quel termine teologico.

Durante la diciassettesima apparizione, avvenne anche il cosiddetto “miracolo del cero”, quando una candela accesabruciò per diversi minuti sulla mano di Bernadette senza lasciarle alcuna ustione, sotto lo sguardo attonito del medicoPierre Dozous, che da scettico si convertì di fronte all’evidenza.

Dopo le apparizioni, Bernadette visse anni difficili, segnata dalle indagini civili ed ecclesiastiche e dall’attenzione deicuriosi. Rimase sempre umile, obbediente e fedele alla Chiesa. Entrò poi nel convento delle Suore della Carità di Nevers,dove trascorse il resto della vita tra la preghiera, la malattia e il servizio silenzioso. Morì il 16 aprile 1879, a solitrentacinque anni, pronunciando le parole: “Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me, povera peccatrice.” Il suo corpo,rimasto incorrottibile, è custodito a Nevers. Fu beatificata nel 1925 e canonizzata nel 1933 da Papa Pio XI. Il Santuario diLourdes, sorto nel luogo delle apparizioni, è oggi uno dei centri di fede più importanti del mondo, dove milioni dipellegrini si recano ogni anno per pregare, cercare conforto e ricevere guarigioni spirituali e fisiche.

All’inizio del XX secolo la causa di canonizzazione fu formalmente avviata: come avviene nelle cause canoniche moderne,si raccolsero atti, testimonianze e prove di «eroicità delle virtù». Nell’ambito di questa istruttoria si procedette anche alleriesumazioni del corpo per l’identificazione, la raccolta di reliquie e la verifica dello stato dei resti. La primariesumazione avvenne il 22 settembre 1909; altre due riesumazioni seguirono nel 1919 e nel 1925: ogni volta il corpo fugiudicato straordinariamente conservato, circostanza che fu annotata dagli istruttori come elemento rilevante nel processo.

 

LA BEATIFICAZIONE:

Dato il procedimento canonico all’epoca (inizi del XX secolo) dunque meno documentato e standardizzato rispetto alle cause moderne, Le fonti non hanno fornito data esatta, luogo completo né tutti i dettagli clinici dei miracoli.

Per la sua beatificazione vennero riconosciuti due miracoli attribuiti alla sua intercessione.

Una fonte (Kolbe Publications) cita che la Congregazione dei Riti “esaminò 10 miracoli proposti”e ne “selezionò due, quelli di Henri Boisselet e della Suor Marie-Mélanie Meyer” per la

 

beatificazione. Un’altra fonte specifica che il primo miracolo riguarda “Henri Boisselet, guaritoda peritonite tubercolare dopo una novena a Bernadette” e un secondo “Suor Marie-Mélanie Meyer, guarita da ulcera gastrica dopo un pellegrinaggio a Lourdes”.

 

LA CANONIZZAZIONE:

Per la canonizzazione di Santa Bernadette Soubirous furono riconosciuti almeno due miracoli addizionali dopo quelli presentati per la beatificazione. Tuttavia, i dettagli precisi di questimiracoli (diagnosi, data, nome del beneficato) non sono pienamente documentati nei materiali facilmente accessibili.

 

 

 

 

SAN CARLO ACUTIS

Carlo Acutis nacque a Londra il 3 maggio 1991, ma crebbe a Milano, dove visse come un ragazzo del tutto normale: scuola,amici, computer, sport, e un grande sorriso sempre sul volto.

Dietro quella normalità, però, ardeva un amore straordinario per Gesù Eucaristia, che chiamava “la mia autostrada per il cielo”.

Fin da bambino, Carlo mostrò una profonda vita spirituale: ogni giorno partecipava alla Santa Messa, recitava ilRosario e trascorreva lunghe ore in adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

Diceva spesso: “Più riceviamo l’Eucaristia, più diventiamo simili a Gesù.”

Appassionato di informatica, Carlo usò il suo talento per evangelizzare: creò un sito web per documentare e diffondere imiracoli eucaristici riconosciuti nel mondo, con l’intento di far riscoprire la presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata.

Diceva: “Internet è un dono di Dio se lo si usa per il bene.”

In un’epoca in cui molti giovani si perdevano nel virtuale, lui mostrava che la tecnologia può diventare uno strumento di luce e di fede.

A quindici anni, Carlo si ammalò improvvisamente di leucemia fulminante. Accettò lasofferenza con serenità, offrendo tutto “per il Papa e per la Chiesa”. Ai medici disse con un sorriso:

“Non voglio stare in Purgatorio, voglio andare dritto in Paradiso.”

Morì il 12 ottobre 2006, a soli 15 anni, lasciando dietro di sé una scia di fede, gioia e purezza che toccò il cuore di migliaia di giovani.

Il suo corpo, ritrovato integro, è oggi esposto nel Santuario del Miracolo Eucaristico di Assisi, città che amava profondamente.

Nel 2020 Papa Francesco lo beatificò, definendolo “un modello di santità per i giovani del nostro tempo”.

Nel 2023 è stato approvato un secondo miracolo per la sua canonizzazione imminente, che lo renderà ufficialmente ilprimo santo millennial della Chiesa. Carlo insegnava che la santità non è qualcosa di lontano, ma una scelta quotidiana,accessibile a tutti. Non servono miracoli o gesti straordinari, ma un cuore puro e fedele. “Tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie.”

 

 

BEATIFICAZIONE:

Il primo miracolo avvenne a Campo Grande, la capitale del Mato Grosso, in Brasile, nel 2010, quattro anni dopo la morte di Carlo per leucemia mieloide acuta. A Campo Grandeviveva Matheus Vianna, un bimbo di 3 con una rara malformazione congenita al pancreas (pancreas anulare), che causa gravi problemi digestivi. «Era una tortura – aveva raccontato la nonna, Solange Maria do Prado Lins Vianna, ai media brasiliani – Aveva una polmonite grave perché vomitava continuamente. A due anni pesava solo nove chili ed era costantemente ricoverato in

ospedale. Eravamo disperati». I medici avevano detto che sarebbe stata necessaria un’operazione, ma la famiglia non poteva permettersela. Restava la fede. In una chiesa della zona era stata esposta in quel periodo una reliquia di Carlo Acutis, una sua camicia. Il piccolo, accompagnatodalla nonna, davanti alla reliquia espresse un desiderio: «Chiese di smettere di vomitare, camminava, infatti, sempre con in mano con un piccolo asciugamano perché vomitava molto», ricorda il parroco, Marcelo Tenório, incaricato di avvisare Roma del miracolo. Quando tornò acasa, riuscì a mangiare qualcosa senza vomitare e senza accusare malesseri. E così anche nei giorni successivi. da quel momento le condizioni del bambino migliorarono a vista d’occhio.

 

Ma non solo. Negli anni successivi Matheus fu sottoposto a una serie di esami diagnostici, daiquali la malformazione risultò definitivamente scomparsa e il pancreas tornato normale, conconseguente ripresa della normale crescita staturo-ponderale. La guarigione “istantanea, completa e duratura” è stata ritenuta inspiegabile dalla Consulta Medica della Congregazione delle cause deisanti, e quindi miracolosa. Nel novembre 2019 la Consulta Medica ha così espresso parere positivo sul miracolo attribuito alla sua intercessione, aprendo la strada al percorso per la santità. È stato proprio in Brasile, nello Stato di San Paolo, che è stata dedicata per la prima volta nel mondo una parrocchia all’ (allora) beato Carlo Acutis

 

CANONIZZAZIONE:

Era il 2 luglio 2022 quando Valeria Vargas Valverde, una ragazza originaria della Costa Rica, rimase vittima di un grave incidente nel centro storico di Firenze. Stava percorrendo via Tornabuoni con una bicicletta elettrica, quando cadde rovinosamente, battendo latesta contro il marciapiede. Le ferite erano gravi, il trauma cranico molto serio. I medici decisero di indurre il coma e sottoporla a un delicato intervento chirurgico. La prognosi era riservata.

Sette giorni dopo, il 9 luglio, sua madre Liliana, colma di angoscia ma sorretta dalla fede, si recò ad Assisi. Si inginocchiò davanti alla tomba del giovane Carlo Acutis, ancora beato in quel momento, egli affidò tutto: la vita della figlia, la speranza, il dolore.

“Ho chiesto a Carlo che Valeria guarisse e tornasse sana”, racconta oggi, con gli occhi pieni di commozione.

Da quel giorno, qualcosa cominciò a cambiare. Lentamente, Valeria migliorò. Gli esami mostraronouna guarigione progressiva, fino al completo recupero. Un fatto che la scienza non seppe spiegare, mache la Chiesa ha riconosciuto come miracolo per intercessione di Carlo Acutis.

Oggi Valeria sta bene, conduce una vita piena. E Carlo, proclamato Santo il 7 settembre 2025,continua a parlare al cuore di tanti giovani con la forza della fede e con il suo amore per l’Eucaristia.

La vicenda di Valeria non solo commuove per la sua incredibile svolta, ma rappresenta anche unsegno di speranza per i fedeli di tutto il mondo, rafforzando la figura di un giovane che, a distanza di anni, continua a essere simbolo di fede viva e vicina alle nuove generazioni.

 

 

 

SANTA CATERINA DA GENOVA

Santa Caterina Fieschi Adorno nacque a Genova nel 1447, da una nobile famiglia ligure. Fin da giovane mostrò unaprofonda inclinazione alla preghiera e al desiderio di unirsi a Dio, ma, per ragioni familiari, fu data in sposa al nobileGiuliano Adorno, un uomo mondano e impulsivo. I primi anni di matrimonio furono segnati da incomprensioni esofferenze, che portarono Caterina a un periodo di profonda crisi interiore.

Nel 1473, all’età di ventisei anni, visse un’esperienza mistica straordinaria durante la confessione: sentì un fuoco d’amoredivino invaderle l’anima, che le fece comprendere in modo vivo la grandezza dell’amore di Dio e la gravità del peccato.Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente

Caterina si dedicò completamente alla preghiera, alla penitenza e alle opere di carità. Si stabilì presso l’Ospedale diPammatone a Genova, dove servì gli ammalati con straordinaria dedizione, occupandosi anche della direzionedell’ospedale. Con il marito, che in seguito si convertì, visse una profonda unione spirituale fino alla morte di lui.

 

Caterina da Genova è celebre soprattutto per il suo trattato “Trattato del Purgatorio”, una delle più profonde riflessioni mistiche della teologia cattolica.

In esso descrive il Purgatorio non come un luogo di punizione inflitta da Dio, ma come un fuoco d’amore purificante,nel quale l’anima, desiderosa di unirsi pienamente al suo Creatore, si lascia purificare con gioia dal peso delle proprie imperfezioni.

Secondo Caterina, l’anima stessa è felice di questo processo, perché riconosce che è la via per unirsi totalmente a Dio, Amore infinito.

Questa visione mistica e profondamente spirituale del Purgatorio ha influenzato nei secoli la teologia cattolica e la spiritualità cristiana.

Morì a Genova nel 1510, circondata da fama di santità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE:

Durante questa fase vennero esaminate con cura la sua vita, la sua azione caritativa presso l’Ospedale di Pammatone, il suo impegno verso i poveri e gli infermi, i suoi digiuni e la conversione profonda che segnò la seconda parte della sua esistenza. Fu valutato anche il valoredei suoi scritti mistici, come il Trattato del Purgatorio e il Dialogo tra l’anima e il corpo. 

La beatificazione rappresentò il riconoscimento da parte della Chiesa cattolica della «eroicitàdelle virtù» di Caterina: del suo distacco dai valori mondani, della sua carità verso i malati, della sua unione mistica con Dio e della testimonianza cristiana coerente.

 

LA CANONIZZAZIONE:

La procedura che portò alla canonizzazione seguì i passaggi tipici della Chiesa: dopo la beatificazione (1675) furono raccolti e valutati gli atti della causa, esaminati i suoi scritti(dichiarati dottrinalmente conformi) e documentate numerose guarigioni e grazie attribuite alla sua intercessione. Sia la «eroicità delle virtù» sia l’«autenticità di molti miracoli» furono ritenute provate, e su queste basi fu emanata la bolla di canonizzazione da parte di Clemente XII. 

Un elemento che rafforzò la devozione e l’istruttoria fu la tradizione del ritrovamento, poco dopola sua morte, di un corpo in buono stato di conservazione: l’«incorruttibilità» delle spoglie(riemerse e traslate nei decenni successivi) alimentò la fama di santità e la raccolta di testimonianze miracolistche cui la Congregazione romana diede grande peso nel vaglio finale.

 

 

SANTA CATERINA DA SIENA

 

Caterina Benincasa nacque a Siena il 25 marzo 1347, ventiquattresima di venticinque figli di una famiglia di tintori. Fin dabambina mostrò un’intensa vita spirituale: a soli sei anni ebbe una visione di Gesù vestito da sommo pontefice, che le sorrideva. A sette anni fece voto di consacrare a Dio tutta la sua vita.

Crescendo, rifiutò il matrimonio che i genitori le avevano predisposto, scegliendo invece di vivere in povertà, castità epreghiera. Entrò come terziaria domenicana, rimanendo però nel mondo: non si fece monaca di clausura, ma visse trala gente, dedicandosi ai malati e ai poveri, specialmente durante le epidemie di peste.

A vent’anni iniziò a ricevere esperienze mistiche profonde: visioni, estasi, e persino le stigmate invisibili, segni della suaunione con Cristo crocifisso. Nelle sue lettere, oltre 380, Caterina divenne voce profetica del suo tempo, esortando papi,cardinali e principi alla conversione e alla pace.

La sua influenza fu decisiva nel convincere Papa Gregorio XI a ritornare da Avignone a Roma (1377), ponendo fine alla cosiddetta “cattività avignonese” del papato. Si spese poi per la riforma della Chiesa e per la riconciliazione dei cristiani divisi.

Negli ultimi anni offrì la sua vita per la Chiesa, ammalandosi gravemente. Morì a Roma il 29 aprile 1380, a soli 33 anni,la stessa età di Cristo. Il suo corpo riposa nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, mentre la sua testa è venerata aSiena, nella basilica di San Domenico.

 

 

LA BEATIFICAZIONE – CANONIZZAZIONE

Già nel 1461, su impulso del popolo senese e dell’Ordine dei Domenicani, Papa Pio II (EneaSilvio Piccolomini), che era egli stesso senese e la stimava profondamente, proclamò Caterina santa, riconoscendo ufficialmente la sua santità.

Di fatto, la canonizzazione avvenne senza una beatificazione separata, secondo la prassimedievale: la procedura di “beatificazione” come fase preliminare venne introdotta solo secoli dopo.

La canonizzazione di Santa Caterina da Siena fu proclamata da Papa Pio II il 29 giugno 1461,con la bolla Misericordias Domini in aeternum cantabo.

La decisione fu motivata da tre elementi principali:

La santità della sua vita: Caterina, pur essendo una donna laica e analfabeta, mostrò straordinarie virtù cristiane, dedizione ai malati, vita mistica intensa e fedeltà alla Chiesa. L’impatto spiritualee politico: svolse un ruolo decisivo nel convincere Papa Gregorio XI a riportare il papato da Avignone a Roma, e nella pacificazione tra le città italiane divise.

I miracoli attribuiti alla sua intercessione, sia in vita (guarigioni inspiegabili) sia dopo lamorte, documentati e verificati da commissioni ecclesiastiche. Fù proclamata Dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970 e Compatrona d’Italia e d’Europa

 

SAN CHARBEL

 

BREVE STORIA

Per anni Charbel visse nella comunità monastica, dedicandosi ai lavori più umili e alla preghiera continua. I confratelli loricordano come un uomo di poche parole, sempre sorridente, immerso nel silenzio e nell’adorazione. Nel 1875 ottenne diritirarsi come eremita nell’eremo dei Santi Pietro e Paolo, poco distante dal monastero.

Lì visse per 23 anni, nel freddo, nel digiuno e nella solitudine, con un solo desiderio: “essere nulla perché Dio sia tutto”.

Le sue giornate scorrevano tra Messa, meditazione e lavori manuali. Di notte, restava lungamente in ginocchio, pregando per il mondo intero.

Molti monaci raccontavano di aver visto una luce intensa filtrare dalla sua cella mentre pregava: era come se la presenza di Dio lo avvolgesse completamente.

Morì il 24 dicembre 1898, durante la celebrazione della Messa di Natale, pronunciando le parole: “Padre diverità, nelle Tue mani affido la mia anima.”

Dopo la sepoltura, una luce misteriosa iniziò a brillare dalla sua tomba, notte dopo notte, per più di 45 giorni consecutivi.

Il fenomeno attirò centinaia di persone, cristiani e musulmani, che venivano a pregare commossi da quel segno. Quando imonaci decisero di aprire la tomba, il corpo di Charbel fu trovato integro, flessibile, e trasudante un liquido simile a sangue misto a olio profumato.

Da allora, quel “olio miracoloso” divenne segno di guarigione per molti malati. Per oltre settant’anni il corpo di Charbel rimase integro, flessibile e profumato.

Più volte i monaci notarono che continuava a trasudare il liquido misterioso, che si rinnovava nonostante le

cure e le sepolture.

I medici che lo esaminarono non trovarono spiegazioni naturali.

Oggi il suo corpo riposa in una teca di vetro nella cappella del Monastero di Annaya, e ogni giorno migliaia di pellegrini— cristiani, musulmani e persone di ogni fede, vi si recano per pregare e chiedere grazie.

 

LA BEATIFICAZIONE: due miracoli

 

  • Nel 1936 suor Maria Abel Kamary, una giovane della Congregazione dei Sacri Cuoridi Bikfaya, per una grave forma di ulcera pilorica smise di alimentarsi, perdendo in poco tempo trenta chili.

I due interventi chirurgici a cui si sottopose furono devastanti.

Subentrarono gravi complicazioni: lo stomaco e l’intestino si fusero in una massauniforme e si ricoprirono di grossi polipi che non potevano essere asportati senza mettere a repentaglio la vita della religiosa. Fegato, cistifellea e reni erano talmentecompromessi da provocare all’inferma astenia, deperimento, decalcificazione delle ossa, perdita dei denti e paralisi della mano destra.

La bile provocava inoltre continue crisi di vomito.

Nel 1942 la suora era allettata da due anni. Camminava con l’aiuto di un bastone, sorretta dalle consorelle. La gravità del suo stato era tale, che le fu impartita l’estremaunzione. Fu allora che iniziò a invocare l’intercessione del venerabile eremita, la cui fama si stava diffondendo in tutto il Libano. Una notte sognò padre Charbel che la benediceva e lo considerò di buon auspicio. L’11 luglio 1950, quattro consorelle latrasportarono sopra una sedia fino all’automobile che doveva condurla al monastero di Annaya. Il viaggio fu estenuante. Cendotta presso la tomba di padre Charbel, suor Maria fu sollevata a braccia per permetterle di toccare la pietra tombale. Appena l’ebbe baciata, avvertì come una scossa elettrica attraversarle la colonna vertebrale. Quindi l’inferma,stremata, fu portata in una stanza e adagiata su un letto per farla riposare. Il giorno seguente fu accompagnata di

 

nuovo al sepolcro. Vedendo che la parete tombale era imperlata da un misterioso siero, suor Maria tentò di asciugarla con un fazzoletto, per passarlo sulle parti sofferenti del corpo. Mentre faceva questo tentativo, quasi senza rendersene conto, si alzò dalla sedia esi mise a camminare da sola. Le campane suonarono per annunciare il miracolo. La chiesa era gremita di gente. Alcuni presenti, di confessioni religiose diverse, alla vista del prodigio si convertirono al cristianesimo. Furono testimoni del fatto anche cinque padri gesuiti che conoscevano la suora. Quello stesso giorno, dopo quattordici anni disofferenze indicibili, suor Maria riprese a cibarsi normalmente e i dolori scomparvero definitivamente. Il suo medico curante, che l’aveva dichiarata incurabile, affermò che la sua guarigione era un evento soprannaturale, che trascende le possibilità scientifiche e umane.

 

  • La seconda guarigione per la beatificazione dell’eremita libanese, riguarda il fabbro Iskandar Obeid di Baabdat, colpito all’occhio destro da una scheggia di metallo nel La lesione, inizialmente non invalidante, a causa di un secondo incidente, nel 1937 generò il distacco della retina. Tutti gli specialisti che visitarono Obeid lo giudicarono incurabile e consigliarono l’ablazione dell’occhio cieco per non compromettere anche quello sano, esposto al rischio di infezione. Ma il fabbro rifiutò l’intervento. Nel 1950 senti parlare del venerabile Charbel e dei miracoli che avvenivano per sua intercessione, e cominciò a invocarlo con fede. L’eremita gli apparve in sogno, e gli chiese di recarsi al monastero di Annaya. Iskandar parti senza indugio e passò un giorno e una notte presso la sua tomba. Al suo rientro, per tre giorni accusò un forte dolore all’occhio cieco, ma rifiutò di chiamare il medico, perché riponeva un’assoluta fiducia in padre Charbel. La terza notte, l’eremita gli apparve di nuovo in sogno e gli mise una polvere nell’occhio malato: «Sentirai un forte dolore – lo avvisò, – l’occhio si gonfierà, ma non preoccuparti perché guarirai». Iskandar si svegliò, urlando di dolore. L’occhio cieco si era gonfiato e gli doleva, ma aveva recuperato la vista, come gli aveva predetto in sogno padre

Charbel. Tutti i medici dichiararono che la guarigione superava le leggi naturali. Con la guarigione di suor Kamary, questo secondo miracolo, riconosciuto dalla Chiesa,ottenne all’eremita libanese

il titolo di beato.

 

 

LA CANONIZZAZIONE:

Il 5 dicembre 1965, durante la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha tanto insistito sulla missionarietà, Paolo VI ha beatificato invece un eremita, che è diventato missionario a colpidi miracoli. Infatti, come nel caso di santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni, si può diventare missionari anche tra le pareti di un eremo o di un convento di clausura.

Il miracolo della canonizzazione di san Charbel Makhlouf riguarda invece Mariam Assaf Awad, una vedova analfabeta, greco-cattolica di origine siriaca, residente in Libano. Tra il 1963 e il1965, Mariam fu operata tre volte di tumore allo stomaco, all’intestino e alla gola. Infine i medici gettarono la spugna, e la dimisero in attesa della fine, senza prescriverle alcuna terapia. Fu allora che la donna iniziò a supplicare il beato Charbel. Le sue condizioni peggioravano drasticamente, finché una notte del 1967, allo stremo delle forze, Mariam si addormentò invocando coninsistenza l’intervento del beato. Quando si svegliò, constatò che il tumore alla gola si era ridotto e quattro

 

giorni dopo spari completamente, insieme alle metastasi diffuse in tutto il corpo. L’inspiegabile, improvvisa e totale guarigione di Mariam Assaf Awad ha condotto Charbel Makhlouf alla canonizzazione, presieduta solennemente al Vaticano da Paolo VI, il 9 ottobre 1977.

 

SAN DOMENICO GUZMAN

 

San Domenico nacque a Caleruega, in Spagna, nel 1170, da una famiglia cristiana e benestante. Fin da giovane mostrògrande compassione verso i poveri: durante una carestia vendette i propri libri per sfamare i bisognosi, dicendo: «Comeposso studiare su pelli morte mentre tanti fratelli muoiono di fame?»

Dopo gli studi a Palencia, entrò tra i canonici regolari di Osma, dove divenne sacerdote e poi sottopriore. Accompagnando ilvescovo Diego d’Acebo in missione diplomatica, attraversò la Francia del sud, dove era molto diffusa l’eresia catara. Di fronte alla povertà e alla fede dei catari,

Domenico comprese che per annunciare efficacemente il Vangelo era necessario uno stile di vita semplice, povero e coerentecon il messaggio di Cristo.

Restò in Linguadoca per circa dieci anni, dedicandosi alla predicazione, al dialogo e alla conversione degli eretici, scegliendola via della parola e della testimonianza invece della violenza. In questo periodo fondò anche un monastero femminile aProuille, per accogliere donne che abbandonavano il catarismo: da questa esperienza nacque il primo nucleo dell’OrdineDomenicano.

Secondo una tradizione posteriore, Domenico avrebbe ricevuto dalla Vergine Maria la visione del Rosario, come strumento dipreghiera e meditazione contro le eresie; tuttavia, gli storici non trovano prove dirette di questo episodio nei testi piùantichi dell’Ordine.

Nel 1216, Papa Onorio III approvò ufficialmente l’Ordine dei Frati Predicatori, destinato alla predicazione, allo studio e alla difesa della fede cattolica. Domenico insistette perché i suoi frati vivessero in povertà, comunità e missione, inviandoli nei principalicentri universitari d’Europa, come Parigi e Bologna. Molti furono i miracoli attribuiti, tra i molti la resurrezione del giovane aRoma, una donna condusse il figlio morto alle porte del convento dove Domenico predicava; il santo, dopo una preghiera e ilsegno della Croce, prese il ragazzo per mano e lo restituì vivo alla madre sbalordita.

La moltiplicazione dei pani e del vino: In un’occasione a Roma (e ripetuta anche a Bologna) la comunità domenicana, poverae senza provviste, ricevette lo stesso giorno pani e vino in quantità abbondante in modo soprannaturale, dopo che Domenicopregò per la loro necessità.

Il miracolo del fuoco e dei libri a Fanjeaux: Nel contesto di un dibattito pubblico con gli eretici catari, si gettarono due librinel fuoco: quello degli eretici andò distrutto, quello scritto dai seguaci di Domenico rimase intatto o addirittura fu “spinto”dal fuoco. Questo evento fu interpretato come segno della verità della fede cattolica.

Morì il 6 agosto 1221 a Bologna, dopo una vita spesa nell’apostolato e nella preghiera. Prima di morire, esortò i suoiconfratelli ad «avere carità, custodire l’umiltà e vivere nella povertà volontaria».

 

CANONIZZAZIONE

Domenico morì nel 1221; la sua fama di santità e la rapida diffusione della devozione popolare spinsero l’Ordine e i fedeli a chiedere il riconoscimento ufficiale. Il futuro papa Ugolino Conti(che conosceva personalmente Domenico e ne era estimatore) salì al soglio pontificio comeGregorio IX (1227) e appoggiò con vigore la causa, accelerandone l’iter. Questo spiegava la velocità del procedimento: la canonizzazione avvenne solo 13 anni dopo la morte del fondatore La canonizzazione fu ufficializzata da Gregorio IX con atto pontificio emanato a Rieti nel luglio del 1234 (bolla datata 13 luglio 1234 in molti registri d’archivio); la solennità fu celebrata e da lì si diffuse l’inserimento del suo culto nel calendario liturgico. Il procedimento fu coadiuvato da inchieste locali e svariate testimonianze della fama di santità e di miracoli

 

 

 

 

SANTA FAUSTINA KOWALSKA

 

BREVE STORIA

Santa Faustina Kowalska nacque nel 1905 in un povero villaggio della Polonia, terza di dieci figli di una famigliacontadina semplice ma profondamente credente.

Fin da bambina sentiva nel cuore una voce che la chiamava a consacrarsi totalmente a Dio. Ma i genitori non potevano permettersi di farla entrare subito in convento, e Faustina dovette lavorare come domestica per aiutare la famiglia.

A vent’anni, durante una festa danzante, ebbe una visione di Gesù piagato, che le disse: “Fino a quando mi farai aspettare?”

Scossa da quelle parole, lasciò tutto e si recò a Varsavia, dove entrò nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia.

Nel silenzio del convento, Faustina ricevette rivelazioni straordinarie da Gesù, che le parlava come a un’amica. Leconfidò il grande messaggio che avrebbe cambiato il mondo: la Divina Misericordia.

Le disse:

“L’umanità non troverà pace finché non si rivolgerà con fiducia alla mia Misericordia.”

Su comando di Gesù, Faustina scrisse tutto ciò che vedeva e udiva in un diario, oggi conosciuto come “Diario di SantaFaustina – La Misericordia divina nella mia anima”, uno dei testi spirituali più letti del Novecento.

Nel 1931, Gesù le apparve in una visione: aveva una veste bianca, una mano benedicente e l’altra sul petto, da cuiuscivano due raggi di luce: rosso e pallido, simbolo del sangue e dell’acqua scaturiti dal suo Cuore.

Le disse:

“Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con la scritta: Gesù, confido in Te.”

Quell’immagine, oggi diffusa in tutto il mondo, è il segno visibile della sua missione: portare alle anime il messaggio della misericordia di Dio.

A Faustina fu anche rivelata la Coroncina della Divina Misericordia, una preghiera per implorare grazia e perdono per il mondo intero.

Gesù le chiese che la domenica dopo Pasqua fosse istituita la Festa della Divina Misericordia, promessa a chi si affida al suo amore.

Negli ultimi anni della vita, Faustina offrì tutte le sue sofferenze — la tubercolosi, le incomprensioni, la solitudine — per la conversione dei peccatori.

Morì il 5 ottobre 1938, a soli 33 anni, lasciando dietro di sé un messaggio di speranza e di pace per il mondo.

 

 

LA BEATIFICAZIONE

La destinataria del miracolo è Maureen Digan, di Lee,che un tempo aveva allontanato Dio dalla sua vita.

Digan aveva vissuto una vita sana fino a quando,intorno ai 15 anni, non sviluppò un linfedema. Si tratta di un gonfiore del corpo dovuto a un blocco del sistema linfatico e all’accumulo di fluidi

 

linfatici. Questi fluidi normalmente circolano nel corpo, aiutandolo a liberarsi da batteri e scorie nocive. Il linfedema primario, che è raro, può svilupparsi spontaneamente. Il linfedema secondario è più comune ed è il risultato di un’altra condizione.

Digan ha raccontato di come i medici non capissero cosa stesse causando il gonfiore e il dolore insopportabile, che hanno richiesto mesi di ricovero ospedaliero e la diagnosi finale che unulteriore peggioramento avrebbe richiesto l’amputazione dell’altra gamba. Digan descrisse la sua vita in ospedale, in così giovane età, come molto solitaria, soprattutto quando gli amici smisero di venire. Raccontò di come tutto cambiò quando incontrò Bob Digan, un uomo di profonda fede chesi rifiutò di abbandonarla.

“Come può Bob amarmi se Dio non mi ama?” si chiese, convinta che Bob avesse bisogno di una ragazza con cui ballare, invece di una che avrebbe dovuto trascorrere il resto della sua vitasu una sedia a rotelle.

Nonostante i tentativi di allontanarlo, alla fine si sposarono. I medici dissero loro che nonavrebbero mai potuto avere figli, ma Bob disse: “Qualunque cosa Dio mandi, la accetteremo; qualsiasi cosa Dio non mandi, la accetteremo”.

Maureen disse di essere rimasta incinta poco dopo il matrimonio.

“Fu allora che lasciai entrare Dio nella mia vita. Iniziai ad avere un po’ più di fiducia in Lui. Ma a cinque mesi il bambino morì e non volli più avere niente a che fare con Dio. Sei o sette mesi dopo rimasi di nuovo incinta, ma il bambino, Bobby, nacque con danni cerebrali. I medici ci dissero di metterlo in un istituto e di andare avanti con le nostre vite, ma il nostro bambino era la nostravita: era il nostro bambino miracoloso.”

Convivere con una grave malattia e prendersi cura di un bambino malato che soffriva di crisi epilettiche multiple al giorno ebbe il suo prezzo.

 

Ma tutto cambiò dopo che Bob vide un film sulla clausura Faustina, il cui diario, “La Divina Misericordia nella mia anima”, documentava apparizioni di Gesù e Maria che enfatizzavano la misericordia di Dio – “Non voglio punire l’umanità sofferente, ma desidero guarirla, stringendolaal Mio Cuore Misericordioso” – e chiedeva l’istituzione della Festa della Divina Misericordia.

Il film colpì Bob, che aveva prestato servizio nei Marines. Era convinto del potere curativo dell’intercessione. Credeva che se avesse portato sua moglie e suo figlio a pregare sulla tomba di Faustina, sarebbero guariti. Vivevano vicino a Boston quando Bob si recò al santuario dellaDivina Misericordia a Stockbridge e chiese al Rev. Seraphim Michaleko, vice-postulante per la causa di Faustina, di andare con loro in Polonia per “assistere al miracolo” che Bob credeva si sarebbe

 

verificato. Maureen disse che pensava che suo marito stesse avendo un crollo nervoso, dato chenon avevano i soldi per andare in Polonia e avevano dovuto chiedere un prestito.

Ma il 23 marzo 1981 si recarono alla tomba di Faustina presso il Santuario della Divina Misericordia vicino a Cracovia, in Polonia. Maureen disse di non essere ancora convinta, mapregò sulla tomba e sentì Faustina dire, interiormente: “Chiedi il mio aiuto e io ti aiuterò”.

“Sapevo che stava succedendo qualcosa”, disse. “Tutto il dolore sembrava svanire. Dopo duegiorni, ho dovuto infilare del tessuto nella scarpa perché il gonfiore agli arti si era attenuato e la scarpa si era staccata. Ho guardato la mia gamba. Sembrava com’era prima del linfedema”.

Quando Bob vide la sua gamba, disse: “Sapevo che Gesù l’avrebbe fatto”.

Maureen disse che ci vollero tre settimane intere prima di riuscire a credere veramente.

“Ero così spaventata e piena di timore. Non potevo credere che Dio potesse essere così amorevole e misericordioso.”

Ha raccontato che Bobby, che era stato costretto su una sedia a rotelle speciale, ha ricevuto una guarigione spettacolare, sebbene incompleta. Ha smesso di avere crisi epilettiche, il che lo ha portato a condurre una vita quasi normale fino alla sua morte, avvenuta all’età di 18 anni.

In seguito, cinque medici nominati dalla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi hanno dichiarato che non c’era alcuna spiegazione medica per la guarigione di Maureen. Anche unmedico di Yale ha concordato. Nel 1991 il Vaticano ha dichiarato il suo caso miracoloso e la guarigione è stata accettata come un miracolo causato dall’intercessione di Faustina. Nonostante questa guarigione miracolosa, i Digan non credono di dover dare troppa importanza alla guarigione in sé, ma piuttosto al messaggio dell’amore misericordioso di Dio. Faustina, nota come Apostola della Divina Misericordia, fu beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 18 aprile 1993 e canonizzata il 30 aprile 2000. La Domenica della Divina Misericordia si celebra la prima domenica dopo Pasqua.

Il santuario di Stockbridge è affidato al ministero dei Padri Mariani dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, promotori del messaggio della “Divina Misericordia”.

 

LA SUA TESTIMONIANZA:

“Sono sicura che dopo la mia testimonianza qualcuno di voi, se non tutti, domanderanno: Perché lei e non io oppure uno dei miei cari? Infatti, io stessa mi pongo questa domanda: perché io e non mio figlio, da anni malato?

All’ età di 15 anni mi ammalai di linfoma. Tra il 15º e il 20º anno di vita subii 50 operazioni e interventi chirurgici.Ininterrottamente per 10 anni entravo e uscivo in continuazione dall’ospedale. I ricoveri duravano da 1 settimana a 12 mesi. All’età di 19 anni subii un intervento alla colonna vertebrale e per due anni ebbi la paralisi delle anche. All’età di 20 anni mi fupraticata la prima amputazione. La malattia nel resto della gamba diventò così seria da far presagire l’amputazione della gamba fino all’anca.

Bob, mio marito, uomo di grande fede e preghiera, sentì di dover portare la famiglia e cioè me e il nostro figlio malato in Polonia.A Stockbridge, oggi santuario nazionale della Divina Misericordia negli Stati Uniti, parlò con Padre Serafino Michalenko e chiese di

 

accompagnarci nel viaggio in Polonia. Padre Serafino che si occupava delle cose di Suor Faustina negli Stati Uniti ottenne il permesso dei suoi superiori e così abbiamo intrapreso questo difficile viaggio per Cracovia.

Il 28 marzo mi accostai, a Cracovia, alla confessione. Si trattò probabilmente della prima buona confessione dopo tanti anni. Mi sentii allora molto più vicina al Signore e a Suor Faustina, ma forse non ancora completamente. Quella sera del 28 marzo abbiamo pregato sulla tomba di Suor Faustina soprattutto per impetrare la guarigione. Sempre rimanendo incredula dissi a Suor Faustina:O.K. Suor Faustina, fa’ qualcosa. E il dolore svanì, il gonfiore sparì. Pensai che si trattasse di un esaurimento nervoso perché noncredevo ai miracoli. Riempii di carte la scarpa per non far vedere a nessuno che il gonfiore era scomparso. Nello stesso tempo smisi di prendere le medicine. Da quel momento la mia malattia svanì completamente. Avevo consultato quattro medici differenti che mi avevano detto che la malattia era inguaribile, non sarebbe sparita mai e che non c’era nessun farmaco per curarla.”

 

 

 

 

 

 

 

LA CANONIZZAZIONE

padre Ronald Pytel, avvenuta nel 1995 a Baltimora. Padre Pytel, nato a Baltimora nelgennaio 1947, era diventato parroco della locale chiesa del Santo Rosario, che era anche santuario diocesano della Divina Misericordia: Nel 1995 gli venne diagnosticata una stenosi aortica, con calcificazione del ventricolo sinistro. Dal momento che ogni minimo sforzo gli provocava affanno, decise di farsi operare il 14 giugno dello stesso anno. L’intervento, consistente nella sostituzione della valvola aortica con una protesi meccanica, sembrava riuscito, ma un mese dopo sorsero complicazioni: comparve una sindrome post-pericardiotomica, con versamento pleuropericardico. A quarantotto anni gli fu vietato ogni sforzo, e gli venne consigliato di lasciare l’incarico, con una previsione, inoltre, di pochi anni di vita.

Padre Pytel era stato fin da bambino devoto a suor Faustina Kowalska. Nella sua chiesa si celebrava, il 5 ottobre di ogni anno, nel giorno dell’anniversario della morte di suor Faustina, una giornata di preghiera. Il 5 ottobre 1995, al momento delle preghiere per la guarigione, alcuni sacerdoti carismatici pregarono insieme a padre Pytel, tenendo sul suo capo una reliquia dell’allora beata Faustina. A un certo punto gli fecero baciare la reliquia e il parroco cadde a terra come paralizzato. Quando si rialzò dopo qualche minuto, si dimostrò completamente guarito. Imedici che lo visitarono successivamente considerarono inspiegabile il recupero totale e improvviso dell’efficienza fisica.

 

SAN FRANCESCO D’ASSISI

BREVE STORIA

San Francesco d’Assisi nacque nel 1182 ad Assisi, in Umbria, figlio di un ricco mercante di stoffe. Da giovane amavala vita spensierata, la musica e i sogni di gloria cavalleresca. Ma Dio aveva per lui un progetto più grande.

Durante una guerra tra Assisi e Perugia, Francesco fu fatto prigioniero e si ammalò gravemente. In quel tempo disilenzio, iniziò a sentire la voce di Dio che lo chiamava a una vita nuova. Un giorno, mentre pregava davanti al crocifisso di San Damiano, sentì Gesù dirgli:

“Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina.”

All’inizio pensò che il Signore si riferisse alla chiesetta di San Damiano, e la restaurò con le sue mani; ma presto capì chequella “casa” era la Chiesa intera, che aveva bisogno di essere rinnovata nella fede e nella povertà evangelica.

Francesco lasciò tutto: denaro, abiti, eredità. Davanti al vescovo di Assisi si spogliò di tutto e disse: “Ora possodire con libertà: Padre nostro che sei nei cieli.”

Cominciò a vivere poveramente, pregando, lavorando e predicando l’amore di Dio.

Molti giovani furono attratti dal suo esempio e nacque così la Fraternità dei Frati Minori, basata sul Vangelo vissuto alla lettera, nella semplicità e nella gioia.

Francesco amava ogni creatura come dono di Dio.

Chiamava il sole “fratello” e la luna “sorella”, e nel suo Cantico delle Creature cantava la bellezza del creato come riflesso dell’amore divino.

Si sentiva fratello di ogni uomo, specialmente dei poveri e dei sofferenti, e portava ovunque pace e riconciliazione.

Nel 1219, durante la Quinta Crociata, si recò persino in Egitto per incontrare il Sultano Malik al-Kamil, predicando lapace tra cristiani e musulmani — gesto straordinario per il suo tempo.

Nel 1224, mentre pregava sul monte La Verna, ricevette il dono misterioso delle stimmate, le piaghe di Cristo impresse sul suo corpo.

Fu il primo santo nella storia a portare visibilmente i segni della Passione.

Quel dolore diventò per lui un’unione profonda con il Crocifisso e un’offerta d’amore per tutta l’umanità.

 

 

Francesco viene proclamato Santo il 16 luglio 1228 ad Assisi in seguito ad uno dei processi di canonizzazione più brevi nella storia della Cristianità. Nella città natale del futuro Santo

Papa Gregorio IX gli rende subito omaggio recandosi presso il sepolcro dove sono custodite le sue spoglie. La particolarità dell’evento è data anche dal fatto che la canonizzazione si basava non solo sui miracoli, ma sui racconti di testimoni che avevano conosciuto direttamente Francescoe avevano visto con i loro occhi e tastato con mano il prodigio della sua figura. Una volta ascoltati i testimoni e verificati i miracoli da una commissione di cardinali tra i meno favorevoli, per favorirne l’obiettività, Francesco diventa Santo in una cerimonia che vede lo stesso Papa Gregorio commuoversi nel corso della celebrazione. Per il processo di canonizzazione furono presi in considerazione quaranta miracoli tra quelli operati per intercessione del Santo, dallaResurrezione di donne e bambini alla guarigione da malattie considerate incurabili

 

SAN GIOVANNI BOSCO

San Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 in una povera cascina dei Becchi, vicino a Castelnuovo d’Asti, in Piemonte.Rimase orfano di padre a due anni, e la madre Margherita Occhiena, donna forte e profondamente credente, lo educò alla fede, al lavoro e alla bontà.

Fin da bambino Giovanni mostrò un cuore sensibile e una mente brillante. Amava i giochi, la natura e soprattutto lepersone: organizzava spettacoli e giocolerie per attirare i ragazzi del villaggio, ma prima di ogni gioco li invitava apregare insieme. Già allora, nel suo sorriso e nella sua dolcezza, si intravedeva il santo che sarebbe diventato.

A nove anni, Giovanni fece un sogno profetico che segnò tutta la sua vita: vide una folla di ragazzi che litigavano ebestemmiavano; poi apparve un Uomo luminoso che gli disse:

“Non con le percosse, ma con la bontà e l’amore li conquisterai.”

Quella visione fu la chiave della sua missione: dedicare la vita all’educazione dei giovani, specialmente dei più poveri e abbandonati.

Per diventare sacerdote dovette lavorare duramente, studiare di notte e chiedere aiuto alla Provvidenza. Finalmente, nel 1841, fu ordinato sacerdote.

Subito dopo l’ordinazione, don Bosco iniziò a occuparsi dei ragazzi di Torino che vivevano per strada, orfani o apprendisti sfruttati.

Li accoglieva con un sorriso, li faceva giocare, insegnava un mestiere e soprattutto parlava loro di Dio come di un Padre buono.

Nel 1846 fondò il primo Oratorio di San Francesco di Sales, luogo di accoglienza, formazione e preghiera. Scelse SanFrancesco di Sales come patrono per la sua dolcezza e pazienza, virtù che divennero il cuore del suo metodo educativo: la “pedagogia della bontà”.

Diceva: “Non basta amare i giovani, bisogna che essi si accorgano di essere amati.” DonBosco non fu solo un educatore, ma anche un uomo guidato dallo Spirito.

Molte volte previde eventi futuri, salvò ragazzi da pericoli con ispirazioni misteriose, e compì guarigioni e prodigi attribuiti alla sua intercessione.

Fondò la Congregazione Salesiana e, insieme a Santa Maria Domenica Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice, percontinuare il suo apostolato in tutto il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE, 2 miracoli

  • nel caso di don Bosco ha ritenuto miracolose le guarigioni di Teresa Callegari eProvina

A Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, la ventitreenne Teresa Callegari, nel novembre 1918, si ammalò di polmonite di origine influenzale. Ricoverata in ospedale guarì dalla polmonite ma, durante la convalescenza, si ammalò di poliartrite infettiva ribelle a ogni cura. La patologia si cronicizzò e nel 1921, anche a causa di complicazioni, la donna non riusciva più ad alimentarsi e i medici disperavano di salvarla.

Su consiglio di un’amica incominciò una novena a don Bosco, ripetuta nel luglio dello stesso anno. Il 16 luglio, ottavo giorno della novena, la situazione peggiorò ulteriormentee si pensò alla morte imminente della giovane. Quest’ultima però, alle 4 di mattina del 17, come raccontò in seguito, avrebbe visto avanzare verso il suo letto d’ospedale don Bosco

che le ordinava di alzarsi: discese dal letto senza avvertire più alcun disturbo e, mentre vedeva svanire l’immagine del sacerdote, corse gridando verso le altre malate incredule.Il giorno dopo i medici, tra cui il dottor Miotto, constatarono la guarigione. Durante il processo apostolico anche i dottori Ghisolfi e Fermi e, successivamente, i dottori Chiays, Sympa e Stampa confermarono la guarigione. Il processo di beatificazione durò fino al 1929, anno in cui, il 19 marzo, la Chiesa dichiarò miracolosa la guarigione che,istantanea, completa e definitiva, non appariva scientificamente spiegabile.

  • Suor Provina Negro, figlia di Maria Ausiliatrice, e residente a Giaveno, quando nel 1905 accusò ulcera ventricolare allo stomaco, inappetenza, prostrazione di Peggiorandoil male, fu condotta a Torino e curata dal dottor Farini. Ma il decadimento apparve inarrestabile e le condizioni dell’ammalata si facero sempre più gravi.

Visto che ogni rimedio tornava inutile, suor Provina, sollecitata anche dalle sue consorelle, decise di ricorrere a Don Bosco con una novena di preghiere. Poi pensò ch’era meglio bruciare le tappe: recitò alcune preghiere, prese l’immagine del Santo, ne fece unapallottola e la inghiottì.

“Da quell’istante si sentì perfettamente guarita”: ogni male cessò e per sempre. I medicidella Congregazione dei Riti furono tutti concordi nel riconoscere che la guarigione era da attribuirsi solo a forze soprannaturali.

 

 

 

 

 

LA CANONIZZAZIONE, due miracoli

  • Anna Maccolini di Rimini conobbe Don Bosco a Torino nel 1886. All’età di 74 anni fu colpita da varie malattie: da bronchite, insufficienza cardiaca, deperimento organico, un edema al piede fino a far prendere all’arto sinistro un volume doppio del destro, rendendoun po’ alla volta impossibile ogni movimento. A peggiorare la situazione si aggiunse unagrave flebite, che minacciava la sua stessa vita. L’inferma, persa ogni fiducia negli uomini, pensò di ricorrere al patrocinio di Don Aveva una immagine del Beato, la feceincorniciare e la mise nella sua stanza. Un sacerdote, poi, le donò una reliquia del Santo. Fu questa che provocò il miracolo; con un cordino la applicò sulla coscia sinistra sopra ilginocchio. Poi si addormentò. Appena svegliata prese a tastare la gamba malata e gonfia e subito si accorse che il gonfiore era totalmente scomparso e che era liberata da ogni malore. Gridò a tutti la sua gioia: “Sono guarita: Don Bosco mi ha fatto la grazia!”. I medici constatarono la

scomparsa completa della flebite e riconobbero che la guarigione istantanea superava tuttele leggi della natura.

  • La guarigione di Caterina Lanfranchi si compì nella basilica di Maria Ausiliatrice di Torino il 6 maggio 1931. Caterina soffrì una lunga infermità che si aggravò progressivamente. Dal 1905 al 1920 fu colpita nelle articolazioni delle Siaggiunse poi cefalea e vertigini con peggioramento delle lesioni articolari. Dal 1929l’artrite, fortemente aggravata, impediva all’inferma di reggersi in piedi e di camminare.

Spinta dalla speranza, decise di recarsi a Lourdes, contro il parere di parenti e di medici. Rimase nella città di Maria per quattro giorni senza che si verificasse alcun miglioramento. Da Lourdes partì per Torino: i pellegrini sostarono nella basilica di MariaAusiliatrice, dove venne portata anche la nostra Caterina. È lei stessa che descrive cosa avvenne in quel momento: “Entrai in chiesa sorretta da mia sorella e mia cognata e vidi subito l’urna del Beato Don Bosco. Mi trascinai al banco che è davanti all’urna e mi trovaiin ginocchio senza che me ne accorgessi ed esclamai: “Che piacere sentirmi così bene” epregai. Non mi accorsi ch’ero guarita. Vedendo vicino all’urna monsignor Prosdocimi, direttore del pellegrinaggio, volli andare a salutarlo e ringraziare, camminando liberamente da sola. Compresi allora che ero completamente guarita. Mi sentii piena di voglia di camminare: ero tutta cambiata”. Gli esperti sentenzieranno che Caterina Lanfranchi era istantaneamente, perfettamente e definitivamente guarita.

“Marina Della Valle, affetta da un cancro all’utero, dopo aver pregato senza alcun sollievo Maria Ausiliatrice e vari Santi, consigliata da Don Dalmazzo, rettore di San Giovanni Evangelista, a fare la novena che suggeriva Don Bosco, l’ultimo giorno, 8 febbraio 1889, mentre sembrava che stesse per morire, dopo aver ricevuto il SS. Viatico, presa fra le mani la fotografia del Santo, lo pregò ancora con fede e, dopo un’ora di riposo, si svegliò perfettamente guarita; e immediatamente si alzò e subito sarebbe andata in chiesa a ringraziare il Signore, se avesse avuto un vestito da indossare, ma non ne trovò giacché la famiglia da tempo li aveva tutti distribuiti ai poveri, persuasa, dopo leripetute dichiarazioni dei medici, che essa non sarebbe più guarita.

 

 

 

SAN LEOPOLDO MANDIC

 

Bogdan Mandić nacque il 12 maggio 1866 a Castelnuovo di Cattaro (oggi Herceg Novi, in Montenegro), in una famiglia cattolica di origine croata. Fin da bambino mostrò una profonda

sensibilità spirituale e un desiderio ardente di diventare sacerdote per riunire i cristiani divisi d’Oriente e d’Occidente. A sedici anni entrò tra i Frati Cappuccini a Padova, prendendo il nome di Leopoldo di Castelnuovo. Era di statura piccola, di salute fragile e balbettava, ma la sua anima era grande: piena di amore, pazienza e umiltà. Per oltre quarant’anni visse quasi sempre nello stesso convento di Padova, dedicandosi completamente al ministero della confessione. Passavaanche fino a 12 ore al giorno nel suo piccolo confessionale, accogliendo chiunque con dolcezza ecompassione. Le sue parole più note erano: “Io non posso negare il perdono a chi lo chiede. Se il Signore lo fa, perché non dovrei farlo io? “Molti lo chiamavano “il santo della misericordia” o “ilconfessore della bontà di Dio”, perché non giudicava mai nessuno: ascoltava, consolava, incoraggiava, e restituiva speranza alle anime più ferite. Leopoldo avrebbe voluto partire missionario nei Paesi dell’Est per favorire l’unione dei cristiani, ma la sua salute precaria glielo impedì. Accettò questa limitazione con umiltà, dicendo. “Il mio Oriente è qui, in confessionale. “E lì, in quella piccola stanza povera, realizzò una missione più grande di quanto avesse mai immaginato: diventare un ponte di misericordia tra Dio e gli uomini. San Leopoldo morì il 30 luglio 1942, dopo aver detto ai confratelli: “La Madonna verrà a prendermi; sto per andare verso la casa del Padre. “Pochi mesi dopo la sua morte, durante i bombardamenti di Padova, il convento fu distrutto, ma la sua cella-confessionale rimase intatta, come segno della protezione divina e della permanenza della misericordia.

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE, 2 miracoli

  • ELSA RAIMONDI

nacque a Cavazzana di Lusia (Rovigo) il 30 giugno 1922. Il 6 giugno 1944 fu operata di appendicite ed ernia inguinale all’ospedale di Lendinara. A causa di febbre e dolori continui, il 16 aprile del 1946 venne sottoposta ad un altro intervento che rimase solo esplorativo, perché si era rivelata una grave forma di peritonite tubercolare. Fu dimessa con prognosi infausta. Era costretta a rimanere immobile a letto. Il parroco del paese le parlò di padre Leopoldo e la esortò a pregarlo. Il 30 luglio, con altre persone, cominciò a recitarne la novena supplicandolo di intercedere per lei la salute dalla Madonna delPilastrello, venerata nel vicino santuario di Lendinara, la cui festa ricorre il 12 settembre. Al termine della novena, la Raimondi affermò di aver visto padre Leopoldo che, alla sua domanda se sarebbe guarita il 12 settembre, rispose: «Sì, sì, sì». Arrivò fino a quel giorno con il male che aumentava e a nulla servi il suo pellegrinaggio fino al Santuario. Ma la sera

del 12 settembre, la Raimondi sentì una voce interna che le ordinò di scendere dal letto. Eseguì l’ordine, dicendo ai presenti: «Non ho più male, non ho più male: sono guarita! Avete visto padre Leopoldo?!». In quel momento arrivò il medico che rimase interdetto. Volle visitarla subito e, con sua grande meraviglia, la trovò clinicamente guarita. Elsa consacrò il resto della sua vita all’assistenza dei bambini della «Piccola casa di padre Leopoldo» a Rovigo.

 

  • PAOLO CASTELLI

 

nacque a Pagnano di Merate (Como) il 2 marzo 1902. La mattina del 4 marzo 1962 fuassalito improvvisamente da forti dolori al ventre. Il medico accorso giudicò grave il casoe fece immediatamente ricoverare il sig. Castelli all’ospedale di Merate, ove fu sottoposto ad un intervento urgente, pensando si trattasse di perforazione gastrica. Fu riscontratainvece una trombosi nel territorio della mesenterica superiore, con esteso infarto all’intestino tenue. I medici sospesero l’intervento. La sorte dell’ammalato era inesorabilmente segnata. La moglie del Castelli, da tempo devota di padre Leopoldo, prima che il marito entrasse in sala operatoria, gli aveva appuntato una medaglietta del Servo di Dio sulla maglia e aveva incominciato a pregare sicura di venire esaudita. Contro ogni previsione, il Castelli, pur con grandi sofferenze, restava in vita. La quartanotte di degenza, mentre la moglie pregava accanto al letto, Paolo cominciò ad agitarsi e a lamentarsi: «Sto male, sto male, muoio!». A nulla serviva il conforto della moglie. Poco dopo spalancò gli occhi, emise un rantolo e si rovescio sul letto. La moglie esclamò: «Signore, sia fatta la tua volontà!». In quel momento il Castelli riaprì gli occhi, cominciòa muovere le mani e a dire:

«Sono guarito, non ho più niente!». Passò il resto della notte tranquillo. Il mattinoseguente, il medico constatò la sua perfetta guarigione clinica.

 

 

LA CANONIZZAZIONE

ELISABETTA PONZOLOTTO

nacque a Ronchi di Ala (Trento) il 20 agosto 1925. Cardiopatica, il 15 marzo 1977 venne ricoverata all’ospedale di Ala per un peggioramento della cardiopatia in seguito ad influenza. II 24 marzo, alle sei del mattino, mentre camminava per il corridoio del reparto, sentì un dolore acutissimo al piede sinistro e non riuscì più a muoversi. Portata a letto, i dolori aumentavano e la gamba diventò presto bluastra e gonfia. I medici diagnosticarono una ischemia post embolica dell’arto inferiore sinistro e, data la comparsa di un processo di cancrena, il 27 marzo decisero di amputare subito la gamba per salvare la vita dell’ammalata. “Quando i medici mi dissero che, per salvarmi, dovevo sottopormi all’amputazione della gamba – testimoniò la

Ponzolotto “, risposi che non avrei accettato l’intervento fino al mattino seguente perché aspettavo la risposta di un mio “confidente”, e intendevo il beato Leopoldo. Intensificai lapreghiera, tenendo sempre la sua immagine e la sua reliquia sulla gamba dolorante e ripetendo: “Padre Leopoldo aiutami, aiutami”. Egli mi esaudì. Ero sola nella camera, quando vidi entrare un frate cappuccino, piccolo, con la barba bianca. Lo riconobbi: era padre Leopoldo! Mi guardava e sorrideva. Fece il giro del letto, guardò la gamba e disse: “So che soffri molto, ma la gamba sarà salva”.

Sorrise e camminando lentamente uscì. Scoppiai in lacrime, mentre sentivo scomparire i dolori e vedevo la gamba riprendere calore, tanto che potevo muoverla. Padre Leopoldo mi aveva guarita.Il mattino seguente il medico, vedendo l’arto colorito e riscaldato, constatò la perfetta guarigione».

 

 

SANTA MARGHERITA DA CROTONA

Margherita, (Laviano, 1247 – Cortona, 22 febbraio 1297) giovane, bella, ma provata dalla vita, visse anni lontano da Dio:aveva un amante, un figlio, e conosceva la mondanità. Ma un giorno qualcosa cambiò radicalmente nella sua vita. Ilsuo amante, Arsenio, non tornò a casa. Dopo giorni di angoscia, il suo cane la condusse fuori dal paese fino a un cumulodi foglie e tronchi: lì giaceva il corpo del suo compagno, assassinato. La vista del cadavere, ormai in decomposizione, lascosse nel profondo: fu come se la realtà della morte e del peccato le parlasse. Margherita capì che non poteva più restarecom’era.

In lacrime, tornò dal padre, chiedendo perdono; in pubblico si umiliò, con una corda al collo, per riparare lo scandalo e ipeccati del suo passato, implorando la misericordia di Dio. Quando venne respinta, non desistette: guidata dal desideriodi cambiamento, si diresse verso Cortona, accompagnata da donne buone che la introdussero ai Frati Minori, dovetrovò un confessore che la aiutò a purificare il cuore.

Nei tre anni successivi Margherita visse una lotta estrema contro i suoi peccati e le tentazioni: praticava penitenze severe,dormiva sul terreno, mangiava poco, indossava abiti ruvidi e faceva espiazione pubblica. Ma nel silenzio e nella preghiera, Margherita fu trasformata. Iniziò a ricevere visioni, esperienze mistiche: conversazioni interiori con Cristo, consolazioni spirituali, una pace che non aveva mai conosciuto.

Man mano che cresceva nella santità, Margherita non divenne solo contemplativa, ma anche operativa: fondò un ospedale per i poveri, istituì una confraternita (Le Poverelle) per assistere gli ammalati, incoraggiò la riconciliazione nei conflitti della sua città, richiamando alla fede e al perdono. Molti, vedendo il suo cambiamento radicale e la dedizione agli altri, iniziarono a considerar-la come un segno vivente della misericordia divina.

 

 

 

Dopo la sua morte, le testimonianze di miracoli, guarigioni improvvise e grazie ottenute presso la sua tomba furono numerose. Tra queste:

  • Casi di ciechi che riacquistarono la vista invocando la sua
  • Guarigioni da malattie gravi o croniche, quando i medici non potevano spiegare il
  • Un ragazzino di Cortona caduto e colpito gravemente alla testa: le sue feriteguarirono miracolosamente quando sua madre pregò Santa Margherita.
  • Protezione della città di Cortona da eventi calamitosi grazie alla devozione popolare alla

 

Queste guarigioni, questi prodigi e questo amore crescente verso i poveri e i peccatori resero la sua vita testimonianza potente. La gente la onorava già subito dopo la morte, ma la Chiesa, con il tempo, raccolse documentazione, testimonianze e riconobbe ufficialmente che Margherita vivevale virtù cristiane in modo eroico. Nel 1728 Papa Benedetto XIII la canonizzò, confermando ciò chegià moltissimi avevano sperimentato: che la grazia può trasformare anche la vita più lontana in un cammino di luce.

 

SAN PIERGIORGIO FRASSATI

 

Pier Giorgio Frassati nacque il 6 aprile 1901 a Torino, in una famiglia agiata: il padre Alfredo era senatore e direttore delquotidiano La Stampa, la madre pittrice e donna di profonda fede.

Cresciuto in un ambiente colto ma non particolarmente religioso, Pier Giorgio sviluppò presto una fede personale,intensa e autentica. Fin da ragazzo mostrò un cuore generoso, un amore sincero per i poveri e una vitalità contagiosa.

Era un giovane sportivo, allegro, appassionato di montagna, ma soprattutto innamorato di Cristo. Diceva:“Vivere senza fede, senza un’eredità da difendere, senza lottare per la verità, non è vivere: è solo esistere.”

Pier Giorgio studiò ingegneria mineraria, desiderando lavorare “vicino ai minatori, per aiutarli non solo nel corpo, ma anche nell’anima”.

Partecipava quotidianamente alla Messa, pregava il Rosario, e dedicava molte ore al servizio dei poveri, degli ammalati e dei bambini abbandonati.

Apparteneva a diverse associazioni cattoliche e sociali, come la Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli e l’Azione Cattolica,dove viveva la sua fede con naturalezza e coraggio.

Era un giovane normale, ma animato da un amore straordinario per Dio e per il prossimo. Appassionato dimontagna, vedeva nelle vette un simbolo del cammino verso Dio.

Spesso, durante le escursioni con gli amici, si fermava per pregare e contemplare la bellezza del creato. Firmava le suelettere con il motto: “Verso l’alto!” (Verso l’Altissimo), parole che esprimono tutta la sua vita spirituale: un’ascesa continua, nella gioia e nel sacrificio.

Nel giugno del 1925, mentre assisteva un povero malato, Pier Giorgio contrasse una grave forma di poliomielite. In pochigiorni le sue condizioni peggiorarono, ma accettò tutto con serenità e fede.

Morì il 4 luglio 1925, a soli 24 anni, stringendo in mano un biglietto con un’ultima richiesta per un povero che stava aiutando.

La notizia scosse Torino: ai suoi funerali parteciparono migliaia di poveri, venuti a ringraziarlo in silenzio, molti deiquali la sua famiglia non aveva mai visto prima.

 

 

LA BEATIFICAZIONE

Il miracolo, riconosciuto dalla Chiesa al fine della beatificazione, è la guarigione di Domenico Sellan, un friulano che aveva contratto, verso la fine degli anni Trenta, il morbo di Pott. Il giovane, quasi in fin di vita, era guarito improvvisamente e senza una spiegazione medica dopo che un suo amico sacerdote gli aveva donato un’immagine con una piccola reliquia di Pier Giorgio Frassati, al quale Sellan si era rivolto con fiducia, supplicandolo d’intercedere per lui per ottenerela guarigione.

 

LA CANONIZZAZIONE:

A Denver, negli Stati Uniti, il giovane seminarista Juan Manuel Gutierrez subisce nel 2018 una lesione devastante al tendine d’Achille: i chirurghi parlano di rottura completa con seri dubbi sul pieno recupero. Gutierrez, devoto a Pier Giorgio Frassati, inizia a pregare con insistenza chiedendone l’intercessione. Durante un momento di preghiera comunitaria, racconta di aver avvertito un “calore improvviso” nella gamba e la capacità immediata di muovere e camminare senza dolore. I medici hanno constatato la totaleguarigione del tendine, inspiegabile dal punto di vista clinico. La guarigione è stata indagata alungo e nel novembre 2024, la commissione medica vaticana ha dichiarato l’evento “non spiegabile con le attuali conoscenze scientifiche”, riconoscendo così il miracolo attribuito a Frassati.

 

 

SAN PIO DA PIETRELCINA

 

Francesco Forgione, conosciuto in tutto il mondo come Padre Pio da Pietrelcina, nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, unpiccolo paese del Beneventano, in una famiglia contadina semplice ma profondamente devota. Fin da bambino mostròuna straordinaria sensibilità spirituale: amava la preghiera, sentiva la presenza degli angeli e di Gesù, e parlava con laMadonna come con una madre. A sedici anni entrò tra i Frati Cappuccini, assumendo il nome di fra Pio. Fu ordinatosacerdote nel 1910. La sua salute fragile lo costrinse a lunghi periodi di riposo, ma il suo cuore era già completamente unitoa Cristo Crocifisso. Nel 1918, mentre pregava davanti al crocifisso nella chiesina di San Giovanni Rotondo, ricevette il donomisterioso delle stimmate, le piaghe di Gesù impresse sul suo corpo. Da allora, fino alla morte, portò quelle ferite dolorosecon amore e silenzio, nascondendole per non attirare attenzione su di sé. Le stimmate fecero di lui un segno vivente dellapassione e dell’amore di Cristo. Molti scienziati e medici le esaminarono senza trovare spiegazioni naturali. Padre Piooffriva le sue sofferenze per la salvezza delle anime, dicendo: “Il dolore è il miele che attira le anime a Dio.” Per più di cinquant’anni, Padre Pio trascorse giornate intere nel confessionale, spesso anche 15 ore al giorno, accogliendo persone daogni parte del mondo. Aveva il dono di leggere nel cuore delle anime e di far sentire la tenerezza del perdono divino.Molti uscivano dal suo confessionale trasformati, con le lacrime agli occhi e il cuore rinnovato. Diceva: “Dio è semprepronto a perdonare, ma l’uomo deve chiedere perdono.” Padre Pio compì numerosi miracoli e guarigioni attribuiti allasua intercessione: malati guariti, anime convertite, bilocazioni, profezie e interventi inspiegabili. Era conosciuto anche peril profumo di violette che emanava dalle sue mani, segno della presenza dello Spirito Santo. Nel 1956 realizzò un grandesogno: la costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza, un ospedale per i malati poveri, che ancora oggi è uno dei piùmoderni e umani d’Europa. Padre Pio morì il 23 settembre 1968, dopo aver celebrato la Messa e recitato il Rosario. Le sueultime parole furono: “Gesù, Maria.”

 

LA BEATIFICAZIONE

CONSIGLIA DE MARTINO è nata a Salerno il 20-01-1952, è casalinga, coniugata dal 1972 con Antonio Rinaldi, commerciante. All’atto del Processo il padre è viventee gode di buona salute. La madre è deceduta all’età di 50 anni per tumore cerebrale.

Rivedendo l’anamnesi patologica relativa al ricovero del primo novembre 1995,riporto le parti più salienti.

La sera del 31 ottobre 1995, la Paziente, dopo due giorni di stress psico-fisico, per l’assistenza in ospedale ad uno zio, mentre cenava in casa di una parente, accusò, dopo un accesso stizzoso di tosse, una sensazione dolorosa, definita come “strappo”, “fitta”, localizzata nella parte alta dell’emitorace di sinistra, regione sternale, sopraclaveare. La paziente attribuisce il malessere alla intensa attività fisica espletata per l’assistenza a questo parente gravemente ammalato e poi deceduto. Nelle 48 ore precedenti, infatti più volte sollevò e aiutò a cambiare di posizione l’ammalato. Durante uno di questi sforzi, avvertì un dolore lancinante al petto come uno strappo. Ritornata al proprio domicilio, incominciò ad avvertire sensazione di malessere generale.

La mattina successiva, 1 novembre 1995, avvertì un mal definibile come sensazione di oppressione

 

al petto, per cui riparò in casa della sorella Carmela. Qui si accorse, poco dopo, di un “senso di gonfiore” nella zona sopraclaveare sinistra ed un senso di soffocamento. Controllandosi allo specchio, notò, in tale sede una grossa tumefazione, della grandezza di un’arancia. Pertanto, spaventata, si fece accompagnare immediatamente, dal cognato Luigi Rinaldi, al Pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Salerno “S. Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona”. Appena giunta, il sanitario di guardia, dottoressa Silvana Anzalone, dispose l’immediata esecuzione di una TC total body senza mezzo di contrasto. L’esame evidenziò:

“Presenza di raccolta fluida in sede latero-cervicale sn che si estrinseca in sede sopra esotto-claveare omolaterale, comprimendo e dislocando le strutture viciniori verso il controllato.

Disomogeneità con presenza di fluido anche in sede mediastinica e retrocrurale. Presenza di raccolta fluida della stessa densità di quella trovata a livello cervicale, nel retroperitoneo mediano adesa ai grossi vasi, agli psoas ed agli ureteri”.

Prontamente venne ricoverata presso la III Divisione di Chirurgia Generale ove, all’esame obbiettivo, le venne riscontrata la tumefazione, che il Medico descrive nel modo seguente: infossa sopraclaveare sinistra presenta una tumefazione mobile, molle, fluttuante, non aderente ai piani sottostanti; di carattere non infiammatorio, ricoperta da cute normale. Nella serata del medesimo giorno, per meglio precisare la diagnosi, dopo alcune ore, la Paziente fu sottoposta anuovo esame TC total body con mezzo di contrasto. Il secondo esame conferma il dato già acquisito.

“Si conferma quanto rilevato all’esame diretto con la presenza della raccolta fluida in sedelatero-cervicale, sopra e sotto- claveare sinistra, mediastinica, retrocrurale e retroperitoneale mediana. Segni di compressione sulle strutture mediastiniche con modica dislocazione verso ilcontrollato”. Le caratteristiche semeiologiche: tumefazione mobile, fluttuante; di sede: regione sovraclaveare sinistra; le indagini strumentali eseguite, in particolare la TC, che definiscono la particolare localizzazione del versamento, sovraclaveare, mediastino posteriore, retroperitoneale, inequivocabilmente hanno fatto pensare ad una lacerazione e successiva rotturadel dotto toracico. D’altronde, come con grande oculatezza, fu, poi, posta la diagnosi alladimissione, avvenuta dopo cinque giorni, senza aver effettuata alcuna terapia né medica, nétantomeno chirurgica, evacuativa e/o diagnostica.

Infatti il giorno successivo, il caso venne esaminato dal Primario della Divisione. Egli presevisione delle TC eseguite, visitò la sig.ra De Martino e pose diagnosi di rottura o lacerazione del dotto toracico conseguente a trauma con imponente versamento di liquido linfatico, stimato in circa due litri, e pose, inoltre, indicazione ad un intervento chirurgico non essendo attuabile alcun’altra terapia.

Per poter meglio comprendere il caso clinico e dare una giusta comprensione al tutto, in quanto,

 

talvolta, qualcosa potrebbe apparire lacunosa, credo sia opportuno ricordare brevemente la fisiologia e l’anatomia della linfa, della circolazione linfatica e dei canali collettori linfatici.

In condizioni ordinarie la linfa si forma a partire dal liquido intercellulare, fuoriuscito in eccessodai capillari, aumentato a livello del tratto intestinale, del fegato, e del cuore.

La quantità di linfa che si forma è discontinua e variabile, comunque è stata calcolata intorno a 4 ml/min/Kg; alcune sostanze possono aumentare tale produzione o con un’azione lesiva sull’endotelio capillare o variando le pressioni oncotiche. Viene prodotta, specialmente nel primo caso, una linfa oseremmo dire “più densa”, con abbondante contenuto proteico.

La composizione della linfa varia secondo il territorio dal quale proviene; la linfa proveniente dall’intestino, contiene prodotti di assorbimento , oltre a contenere i materiali elettroliticicristalloidi identici a quelli del plasma; praticamente è nella stessa concentrazione, in proteine lievemente inferiori, anche se quella del dotto toracico giunge a possedere quasi tante proteinequanto il plasma ed uguali ad esse.

La linfa del dotto toracico è particolarmente ricca di grassi, ai quali deve il suo aspettolattescente, tale aspetto è specialmente accentuato durante il periodo di assorbimento intestinale. Contiene inoltre gli elementi figurati, praticamente la quasi totalità di linfociti. La densità della linfa è leggermente superiore a quella del plasma. La viscosità è alquanto inferiore di quest’ultimo.

Tra le altre funzioni vi è quella di trasporto delle proteine, di queste particolarmente l’albumina, sfuggite al compartimento vascolare; se non avvenisse tale trasporto ci sarebbe un accumulo nello spazio interstiziale di tali proteine che agirebbero aumentando la forza oncotica; si verrebbe acreare un edema progressivo per richiamo continuo di acqua in tale sede.

Per tali caratteristiche una volta che si crea uno spandimento nelle cavità o una stasinell’interstizio, vedi elefantiasi arti inferiori, così detto “edema duro”, il riassorbimento avviene molto, ma molto lentamente, oppure diventa saccato.

Vorrei soffermarmi brevemente sull’anatomia dei canali collettori linfatici: il dotto toracico ed il dotto toracico di destra.

Il dotto toracico rappresenta il tronco collettore di tutti i linfatici del corpo, ad eccezione di quelli che provengono dall’arto superiore destro, dalla metà destra, della testa, del collo e deltorace, che vanno a formare il condotto linfatico di destra.

Il dotto toracico nasce nella parte superiore della cavità addominale, come continuazione di una formazione sacciforme, la cisterna del chilo, o cisterna del Pecquet, che rappresenta il punto ove confluiscono tutti i tronchi linfatici sotto-diaframmatici. Da qui il dotto toracico attraversa il diaframma passando attraverso l’orifizio aortico ed arriva nel mediastino posteriore, che percorre verticalmente. Uscendo dal torace, giunge in corrispondenza della base del collo, a sinistra, ove

 

termina sboccando, il più delle volte, nel punto di confluenza della vena giugulare interna con le vena succlavia.

I suoi rapporti: la cisterna del Pecquet, da dove nasce il dotto toracico, è situata profondamente. posta al davanti della colonna vertebrale, al di dietro dell’aorta, tra i due pilastri del diaframma. Il segmento cervicale del dotto toracico è posto nello spazio indicato quale trigono dell’arteria vertebrale. Il tratto terminale di questo segmento ha la forma di un arco con concavità inferiore. Il dotto comincia a piegarsi in avanti e lateralmente per contornare l’apice del polmone, ad un’altezza che corrisponde al margine inferiore della settima vertebra cervicale; qui viene ingrossato dai tronchi, giugulare, succlavio, bronco-mediastinico, si dilata a formare un’ampolla;poi si restringe di nuovo, proprio nel punto ove sbocca nel sistema venoso. Una piccola osservazione: nel vivente, assai spesso, il sangue venoso si spinge nell’ampolla, nonostante la presenza di due valvole, che si trovano nel punto di sbocco del condotto.

La terapia praticata e che viene riportata in letteratura è quella chirurgica; infatti, la risoluzione siha sempre dopo la legatura del dotto associato al drenaggio toracico.

Già dalla mattina del 2 novembre, le condizioni cliniche evolvono in maniera inaspettatamente favorevole, senza che venga praticata alcuna terapia medica né tanto meno un interventochirurgico. La tumefazione si riduce più della metà e la sintomatologia soggettiva regredisce completamente.

Il fatto che sia stato un episodio clinico acuto lo dimostra, oltre che la sintomatologia avvertitadalla Paziente e le indagini strumentali, anche l’esame emocrocitometrico eseguito il giorno 01-11-1995 Alla Paziente, ribadisco, non viene effettuata alcuna terapia né medica, né chirurgica.

Gli esami ematochimici, ricontrollati Il giorno dopo, cioè il 2-11-1995, risultano nella norma.

Il giorno 3 novembre la tumefazione è completamente scomparsa e la paziente asintomatica. Intale data si può datare la guarigione, secondo tutte le testimonianze raccolte.

La malata fu comunque trattenuta in ospedale per l’esecuzione di altri accertamenti.

Il giorno successivo, 4 novembre, un esame ecografico non evidenzia raccolta a livelloaddominale e la radiografia del torace, dopo circa tre giorni, recita: “Allo stato attuale non c’è esistenza di raccolte”

Lunedì 6 novembre viene eseguito un nuovo controllo TC total body con mezzo di contrasto:“Non alterazioni densitometriche parenchimali focali cerebrali. In asse le strutture della linea mediana.

Sistema ventricolare regolare. Non alterazioni densitometriche parenchimali polmonari focali. Non tumefazioni linfonodali alle stazioni ilo-mediastiniche. Epatomegalia a densità omogenea. Milza, pancreas e reni senza evidenti lesioni focali. Non visibilità di processi espansivi in pelvi. Non raccolte latero-cervicali, mediastiniche od in addome. Non significative tumefazionilinfonodali alle stazioni addonino-pelviche”.

 

Persistendo condizioni di completo benessere, la paziente De Martino Consiglia viene dimessa dall’ospedale clinicamente guarita.

La diagnosi alla dimissione è stata così formulata: “Spandimento di liquido dalla fossa sovraclaveare in lungo il mediastino posteriore ed il retro peritoneo fino allo psoas. di sospetta filtrazione traumatica del dotto toracico al suo sbocco”.

 

Ci troviamo, per le sue caratteristiche, di fronte ad un chilo torace con spandimento in retro peritoneo, qualunque sia stata la causa, anche se la clinica fa pensare ad un fatto traumatico.

La linfa per le sue caratteristiche, prevalentemente per la pressione oncotica, legata alle proteine (dalla cartella clinica risulta una riduzione delle proteine sieriche totali) prevalentementealbumina, ed altri componenti, simili a quelli plasmatici, come riferito nella premessa, determinaun aumento di liquidi nel comparto dove avviene lo spandimento, salvo che non venga drenata. In questo caso, non solo non vi è stato un aumento del versamento nelle cavità in cui vi era linfa, ma al contrario una scomparsa così rapida, avvenuta in modo inspiegabile clinicamente e scientificamente, con la guarigione clinica della Paziente CONSIGLIA DE MARTINO.

La guarigione della signora Consiglia De Martino è una guarigione repentina e ritenutaeccezionale dai medici testimoni e dai vari periti per la modalità con cui è avvenuta.

L’eccezionalità che la caratterizza è legata alla pressoché immediata, completa e spontanea scomparsa di una ingente quantità di liquido, stimata in circa due litri, che per la suacomposizione e per il suo elevato contenuto di sostanze, sicuramente non è suscettibile di riassorbimento spontaneo.

La risoluzione spontanea della patologia permette di evitare l’intervento chirurgico già programmato perché inizialmente ritenuto indispensabile ai fini della guarigione clinica: già nelle prime 24 ore di degenza, la sintomatologia soggettiva regredisce spontaneamente tanto che la paziente diviene completamente asintomatica e il giorno 3 novembre all’esame obiettivo, la tumefazione non è più rilevabile. Gli esami di controllo, come abbiamo già detto, eseguiti neigiorni successivi, confermano una evoluzione favorevole della patologia non evidenziando più lapresenza di spandimento liquido.

Dopo la dimissione vengono eseguiti numerosi controlli clinici e strumentali da cui si evince chela guarigione è stata completa e duratura nel tempo.

 

LA CANONIZZAZIONE

Matteo, nel 2000, aveva 7 anni. Una fredda mattina del 20 gennaio, mentre era a scuola iniziò ad avvertire alcuni malesseri; vennero avvisati i genitori e Matteo venne riportato a casa. Aveva la febbre a 40°. Nel giro di poche ore il malessere aumentò, fu portato in ospedale, a Casa Sollievo della Sofferenza, a San GiovanniRotondo, e li gli fu diagnosticata una meningite acuta. La malattia, nel giro di poco, gli devasta l’organismo, compromettendo le funzioni di ben nove organi vitali. Si manifestano segni qualicianosi, edema polmonare e bradicardia. Sono passate solo 24 ore dai primi sintomi: Matteo è in coma, i medici si affannano per recuperare il recuperabile, aumentano i dosaggi farmaceutici fino al tollerabile, finché uno dei dottori che lo stava curando, si smette di affannarsi e desolato dichiara “non c’è più nulla da fare, il bambino non si riprende”.Negli atti di canonizzazione di padre Pio, si legge “Il dottor Violi passando in rassegna la fisiopatologia di questa devastante sindrome, ha dimostrato come quando gli organi insufficienti sono in numero superiore a cinque, le varie terapie impiegate risultano inutili, o comunque non hanno mai risolto alcun caso. Non risulta che nella letteratura internazionale ci sia alcun sopravvissuto affetto da tale patologia come quella del piccolo Matteo Pio Colella. Insomma, non viene descritta alcuna sopravvivenza, infatti in tal caso la mortalità è del 100 per cento”.Ma i genitori non si danno per vinti. Devoti da anni di padre Pio, iniziano a pregare al padre con le stimmate, affinché interceda per una guarigione. Vengono coinvolti amici, parenti, compagni di scuola e insegnanti. Addirittura, gli infermieri del nosocomio iniziano a pregare per Matteo. E qualcosa di straordinario accade veramente. Gli organi di Matteo riprendono a funzionare, tant’è che il 31 gennaio, dopo 10 giornidi coma, Matteo si sveglia e per prima cosa chiede un gelato. Quando si è svegliato, raccontò a sua madre ciò che gli era accaduto: Per Matteo non erano trascorsi 11 giorni, era come se fosse passata una sola notte, durante la qual sognò di essere insieme a Padre Pio. Il Santo strinse la mano del giovane, dicendogli: «Non ti preoccupare, guarirai”. Le speranze che il piccolo si riprendesse erano già pari a zero, ma seppure fosse accaduto, ci sarebbero stati gravi danni cerebrali e renali. Ma Matteo non mostra nessuno di queste patologie, sembra stare bene. Dopo soli 6 giorni può tranquillamente guardare la tv. I medici non riescono in alcun modo a dare una spiegazione scientifica a quanto accaduto; e siccome riscontri medico-scientifici non ce ne sono, il Vaticano

 

dichiara che si è trattato di un miracolo che, logicamente, viene attributo a padre Pio. Tutto questo fece proseguire la causa di Santificazione del frate di Pietrelcina. Oggi Matteo ha 25 anni, vive la sua vita con la consapevolezza che qualcosa di straordinario sia accaduto in quei giorni dimalattia, ma vive tutto ciò con serenità e una delle sue priorità sono i bambini autistici con cui fa terapia in acqua. La Congregazione delle cause dei Santi, il 22 novembre 2001 dichiarò che “Laguarigione, rapida, completa e duratura, senza postumi, era scientificamente inspiegabile”.

Particolarmente interessante è il miracolo attribuito a Padre Pio dal sacerdote Karol Wojtyla, leggiamo con attenzione la storia:

Il 4 luglio 1958 Papa Pio XII nomina don Karol Wojtyla vescovo ausiliare di Cracovia. Il 16 luglio 1962, dopo la morte dell’arcivescovo Eugeniusz Baziak, è eletto vicario capitolare. Il 5 ottobre dello stesso anno parte per Roma, dove dall’11 ottobre all’8 dicembre prende parte ai lavori della prima sessione del Concilio Vaticano II.

 

KAROL WOJTYLA E WANDA POLTAWSKA

La sua partenza per l’Italia quasi coincide con l’ingresso in ospedale di una sua amica, Wanda Wojtasik, dottoressa in medicina e specializzata in psichiatria. Mons. Wojtyla aveva conosciuto lei e colui che sarebbe divenuto suo marito, Andrzej Poltawski, negli anni della gioventù.

Nel 1945 Wanda era «andata a studiare a Cracovia», per laurearsi in medicina. Sapeva già bene cos’era la sofferenza, nonostante i suoi 25 anni. Gli ultimi quattro, infatti, li aveva trascorsi nel campo di concentramento a Ravensbruck. Nello stesso anno Wojtyla veniva eletto vicepresidente dell’organizzazione studentesca “Bratnia Pomoc” (“Soccorso Fraterno”) dell’Università Jagellonica. Della stessa organizzazione era segretario generale un suo compagno di seminario, Andrzej Maria Deskur.

Otto mesi dopo il suo rientro da Roma, dove aveva conseguito il dottorato in Teologia, al termine di un’esperienza come viceparroco in una parrocchia di campagna a Niegowic presso Gdów, don Karol Wojtyla, è trasferito, sempre come viceparroco, nella Parrocchia di San Floriano a Cracovia. E, «come giovane sacerdote, era cappellano degli studenti di medicina» e organizzava «incontri con relazioni, con discussioni, preghiere». Ricorda la dottoressa Poltawska: «allora è nata un’amicizia, specialmente quando il Santo Padre, che a quell’epoca era sacerdote, ha saputo della mia storia durante la guerra. Io sono stata in un campo di concentramento. Quando lui ha saputo questo, ha cambiato atteggiamento verso di me, mi ha scelto in mezzo al gruppo dei medici e degli universitari che eravamo lì. Lui, infatti, pensa che quelli che hanno sofferto durante la guerra hanno sofferto per lui, perché a lui è stata risparmiata tale sofferenza».

Nel 1962 mons. Wojtyla lascia la Polonia sapendo che la sua amica sta male. Qualche giorno dopo il suo arrivo gli giunge un telegramma di Andrzej Poltawski. Wanda è stata ricoverata «nell’ospedale oncologico di Cracovia». Gli viene riferito anche quello che il prof. Michatowski, primario del reparto, aveva detto alla paziente: c’è «il cinque per cento di possibilità che non si tratti di cancro, ma di una infiammazione». La patologia è diffusa «su tutto l’intestino e siccome non si poteva togliere tutto l’intestino la situazione era disperata», anche se i medici decidono di tentare l’intervento. Il vescovo polacco è lontano. Si trova a Roma. Nella città in cui studiò da giovane. Nella città da cui partì, nel 1948, per San Giovanni Rotondo. Probabilmente gli tornano alla memoria quel viaggio e quel frate. Sta di fatto che decide di inviare una lettera a Padre Pio.

 

MONS. KAROL WOJTYLA SCRIVE A PADRE PIO

Il 17 novembre il Vicario capitolare di Cracovia prende un foglio di carta intestata della “Curia Metropolitana Cracoviensis” e scrive, in latino:

«Venerabile Padre, Ti prego di rivolgere una preghiera per una madre di quattro figlie, di quarant’anni, di Cracovia in Polonia, (durante l’ultima guerra in campo di concentramento in Germania), ora in pericolo gravissimo di salute e della vita stessa per un cancro: affinché Dio per intercessione della Beatissima Vergine mostri la sua misericordia a lei e alla sua famiglia in Cristo obbligatissimo + Carolus Wojtyla vescovo titolare di Ombi vicario capitolare di Cracovia». In calce al testo, un indirizzo: «Roma, Pontificio Collegio Polacco Piazza Remuria 2 A Roma».

Evidentemente il mittente si aspetta una risposta. Se non immediata, almeno a distanza di qualche giorno, per iscritto. Quell’indirizzo, in pratica, dà a Padre Pio il tempo per pregare e per ottenere una risposta dal Signore. Il santo Frate ha, infatti, anche un’altra possibilità: dare subito la risposta tanto attesa, perché quella lettera non viene spedita. Per essere certo che arrivi a destinazione mons. Wojtyla chiede aiuto a un suo amico, il monsignore polacco, Andrzej Maria Deskur, ora cardinale, all’epoca sotto-segretario della Pontificia Commissione per la Cine-matografia, la Radio e la Televisione e segretario del Segretariato preparatorio per la Stampa e lo Spettacolo del Concilio Ecumenico Vaticano II, che era al servizio della Santa Sede dal 1952.

Mons. Deskur è ricoverato presso la casa di cura romana dei Cavalieri di Malta per un infarto, ma riesce a far giungere la lettera al commendator Angelo Battisti. Anche Battisti è al servizio della Santa Sede, lavora come dattilografo presso la Congregazione del Santo Ufficio. Aveva conosciuto Padre Pio nel febbraio 1941. Si era recato «da lui per motivi di salute e per bisogni familiari». Dopo quell’incontro era divenuto suo figlio spirituale. Dal 1957 avrebbe avuto anche il delicato incarico di amministratore di Casa Sollievo della Sofferenza. L’impiegato del Vaticano riceve da mons. Deskur una busta chiusa nella «mattinata del 17 novembre del 1962 con preghiera di portarla a Padre Pio», quindi nella stessa mattina in cui era stata scritta, senza conoscere né il contenuto né il mittente.

 

PADRE PIO: “A QUESTO NON SI PUÒ DIRE DI NO”

Lo stesso commendator Battisti ricorderà, molti anni dopo: «nel pomeriggio parto per San Giovanni Rotondo e la sera del giorno successivo, 18, mi reco a conferire con Padre Pio e per prima cosa gli consegno la lettera in parola; mi dice poi di aprirla e leggerla». L’indirizzo scritto da mons. Wojtyla è inutile. Padre Pio ha già una risposta da dare e l’affida allo stesso commendatore al quale dà l’incarico «di assicurare che avrebbe tanto pregato per questa mamma». Ma dice anche: «A questo non si può dire di no». «Perché?» gli chiede incuriosito il dipendente della Santa Sede.

L’anziano Cappuccino, appoggiato con la spalla allo stipite della cella n. 5 del convento, bisbiglia qualcosa. È presente alla scena don Pierino Galeone che non riesce ad ascoltare le parole di Padre Pio, però vede «Battisti diventare improvvisamente euforico». Pensando che almeno lui abbia compreso la risposta, appena si trova da solo con l’impiegato vaticano, gli chiede spiegazioni. Ma scopre che «Battisti non solo non aveva percepito il senso delle parole appena sussurrate», ma non sa «neppure darsi una spiegazione della propria euforia».

Nella risposta di Padre Pio c’è anche un messaggio per il monsignore intermediario: «dica questo a mons. Deskur, che guarirà e che lavorerà molti anni per la Santa Sede». Cosa che puntualmente si avvera. Nel frattempo la dottoressa Poltawska, che non sa niente della lettera, la mattina dell’intervento si risveglia senza più dolori. Viene comunque sottoposta alle ultime radiografie di routine, prima di entrare in sala operatoria. Ma subito dopo, con sua sorpresa, un oncologo del reparto si avvicina a lei e le dice «che non c’era più bisogno dell’intervento». Istintivamente, da medico, Wanda pensa a quel «cinque per cento di possibilità» di cui le aveva parlato il primario. Pensa di aver avuto solo un’infezione e di essere guarita. Ritorna a casa e subito il marito si preoccupa di avvisare con un altro telegramma l’amico vescovo, il quale sente il dovere di inviare con altrettanta tempestività «una seconda lettera con il ringraziamento a Padre Pio».

Su un foglio con la stessa intestazione, il 28 novembre, scrive, sempre in latino:

«Venerabile Padre, la donna di Cracovia in Polonia, madre di quattro figlie, il giorno 21 novembre prima dell’operazione chirurgica istantaneamente ha riacquistato la salute grazie a Dio e anche a Te Padre Venerabile rendo il più grande grazie a nome suo, di suo marito e di tutta la famiglia. In Cristo +Carolus Wojtyla vicario capitolare di Cracovia».

PADRE PIO AD ANGELO BATTISTI:  “CONSERVA QUESTE DUE LETTERE”

Anche questa lettera viene affidata alle mani di Angelo Battisti tramite mons. Deskur. La consegna avviene il 29 novembre. «Il primo dicembre, sabato – ricorda ancora l’impiegato della Santa Sede – consegno a mia volta la lettera al Padre». In questa circostanza, però, il Cappuccino chiede chi sia il mittente. Battisti risponde «che forse era la stessa persona di quella già ricevuta».

 

Padre Pio gli chiede «di aprirla e di leggerla». Al termine della lettura commenta: «sia ringraziato Dio». Sul suo tavolo c’è ancora la prima lettera. La prende, la porge al suo amico e gli dice: «tienile queste due lettere». Battisti, in quell’istante, non comprende. Non può comprendere. Come probabilmente non aveva compreso la frase ascoltata dieci giorni prima: «a questo non si può dire di no». Avrebbe capito dopo. Molti anni dopo. E tra l’altro in una circostanza quanto meno sorprendente. «Senza dargli sul momento eccessiva importanza» custodisce «le dette missive in una busta» che si ritrova casualmente «fra le mani appena due mesi orsono, nella ricerca che stavo facendo di un documento riguardante la “Casa” (Sollievo della Sofferenza n.d.a.)».

Battisti scrive questa sua deposizione l’8 dicembre 1978. Il che significa che quelle due lettere riemergono dall’oblio della memoria nello stesso mese e nello stesso anno in cui colui che le aveva scritte è eletto papa col nome di Giovanni Paolo II. Intanto la dottoressa Poltawska continuava ad essere all’oscuro di quanto le era accaduto a sua insaputa. È lo stesso mons. Wojtyla a raccontarle tutto quando, a fine anno, rientra in patria. Lei ricorda benissimo quel momento: «Io gli ho domandato chi è Padre Pio? Non sapevo neanche che esistesse questo Cappuccino, perché in quel tempo la Polonia era comunista e non avevamo nessun contatto con l’Italia e allora non sapevamo nulla di ciò che succedeva in Italia». Tra l’altro le parole del vescovo, in quel momento, non riescono a vincere tutti i dubbi della donna. Tutto le diviene più chiaro alcuni anni dopo. In Polonia «i passaporti li ricevevano solo gli iscritti al Partito Comunista».

 

                          

 

 

Wanda, amica di Karol.                                         «Venerabile Padre, Ti prego di rivolgere una preghiera per una madre di quattro figlie, di quarant’anni, di Cracovia in Polonia, (durante l’ultima guerra in campo di concentramento in Germania), ora in pericolo gravissimo di salute e della vita stessa per un cancro: affinché Dio per intercessione della Beatissima Vergine mostri la sua misericordia a lei e alla sua famiglia in Cristo obbligatissimo + Carolus Wojtyla vescovo titolare di Ombi vicario capitolare di Cracovia». In calce al testo, un indirizzo: «Roma, Pontificio Collegio Polacco Piazza Remuria 2 A Roma».    

                                                                                                  

«Venerabile Padre, la donna di Cracovia in Polonia, madre di quattro             figlie, il giorno 21 novembre prima dell’operazione chirurgica istantaneamente ha riacquistato la salute grazie a Dio e anche a Te Padre Venerabile rendo il più grande grazie a nome suo, di suo marito e di tutta la famiglia. In Cristo +Carolus Wojtyla vicario capitolare di Cracovia».

 

SANTA RITA DA CASCIA

 

Santa Rita nacque nel 1381 a Roccaporena, un piccolo borgo vicino a Cascia, in Umbria. Fin da bambina mostrò unprofondo amore per Dio e un cuore mite e pacifico. Desiderava farsi monaca, ma per obbedienza ai genitori sposò PaoloMancini, un uomo dal carattere duro e violento. Rita visse anni difficili accanto al marito, ma non cessò mai di pregare eperdonare, rispondendo alla violenza con la dolcezza. Col tempo, il suo amore riuscì a trasformare il cuore di Paolo, che siconvertì poco prima di essere ucciso in un agguato. Rita perdonò pubblicamente gli assassini, ma i suoi due figli, presidall’ira, giurarono vendetta. La santa allora pregò con lacrime perché Dio li chiamasse a sé piuttosto che farli macchiaredi sangue. Poco dopo, i due giovani morirono entrambi, riconciliati con il Signore. Rimasta sola, Rita chiese di entrarenel Monastero agostiniano di Cascia, ma le monache, temendo le vendette familiari, la respinsero più volte. Una notte,però, Rita si trovò misteriosamente trasportata all’interno del monastero, secondo la tradizione guidata da San GiovanniBattista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino. Le porte si aprirono per sempre: era il segno che Dio stesso la voleva lì.

Nel monastero, Rita visse anni di preghiera, penitenza e carità. Nel 1442, mentre meditava sulla Passione di Cristo, chiesedi condividere almeno una piccola parte del suo dolore: subito una spina del Crocifisso le si conficcò nella fronte,provocandole una ferita che portò per 15 anni, tra dolore e profumo soave. Poco prima di morire, chiese a una parente diportarle una rosa dal suo giardino di Roccaporena, in pieno inverno. La donna obbedì e trovò miracolosamente una rosafiorita sotto la neve. Da allora, la rosa è diventata il simbolo di Santa Rita e della speranza impossibile. Santa Rita morìil 22 maggio 1457 a Cascia, pronunciando le parole: “Amate il mio Signore Gesù Cristo.” Subito dopo la sua morte, il suocorpo emanò un profumo dolcissimo e rimase intatto nei secoli, visibile ancora oggi nel santuario di Cascia, meta dipellegrinaggi da tutto il mondo.

 

La venerazione di Rita da Cascia da parte dei fedeli iniziò subito dopo la sua morte efu caratterizzata dall’elevato numero e dalla qualità degli eventi prodigiosi, riferiti alla sua intercessione, tanto che acquisì l’allocuzione di “santa degli impossibili”

 

LA BEATIFICAZIONE

Rita venne beatificata il 2 ottobre 1627, da Urbano VIII. Il processo si svolse a Cascia, nellachiesa di San Francesco, e alla sua conclusione il Pontefice concesse alla diocesi di Spoleto e ai religiosi agostiniani la facoltà di celebrare la Messa in onore della beata. La estese, poi, il 4 febbraio 1628, nelle chiese agostiniane e per il clero secolare.

Il miracolo è stata la guarigione di Elisabetta Bergamini, una bimba che rischiava di perdere lavista a causa del vaiolo. Quando i genitori si rivolsero a Santa Rita, mandando la bimba nel convento

agostiniano della Santa. Passati quattro mesi un giorno la bambina esclamò che finalmente era tornata a vedere

 

LA CANONIZZAZIONE

Il secondo miracolo certificato riguarda Cosimo Pellegrini, un settantenne con una forma gravee incurabile di gastroenterite cronica e emorroidi. Sopra l’unzione degli infermi, avrebbe visto Santa Rita sul suo letto di morte. Di lì a poco, ha riacquistato forza e salute, in modo sorprendentemente rapido.

Un altro miracolo emblematico – parte della tradizione viva attorno a Santa Rita – è quello delle rose fiorite d’inverno. Sul letto di morte, Rita chiese una rosa e due fichi dal giardino di Roccaporena: era pieno inverno. Eppure, la cugina tornò al convento con una rosa in fiore edue fichi maturi.

Papa Giovanni Paolo II, nel centenario della canonizzazione (2000), ha usato questo segno per invitare i fedeli ad affrontare le spine della vita con fiducia e perdono

 

 

SANTA TERESA D’AVILA

Santa Teresa d’Avila (1515-1582), nata Teresa de Cepeda y Ahumada in Spagna, fu una monaca carmelitana che dedicò tutta lasua esistenza alla ricerca di Dio e alla riforma della vita religiosa.

Entrò giovanissima nel monastero di Avila, ma in un tempo in cui molti conventi erano diventati mondani e distratti.Teresa sentì nel cuore la chiamata a ritornare alla povertà, al silenzio e alla preghiera autentica. Teresa non si limitò avivere santamente, ma riformò tutto un ordine religioso.

Con il sostegno di San Giovanni della Croce, fondò i Carmelitani Scalzi, riportando la vita monastica alla povertàevangelica e alla preghiera continua. Questo la rese famosa in tutta la Spagna e anche perseguitata: fu criticata, fraintesa epersino indagata dall’Inquisizione, Ma non si fermò mai, dicendo:

«Nulla ti turbi, nulla ti spaventi: solo Dio basta.»

Teresa visse esperienze mistiche eccezionali, tra cui visioni, estasi e locuzioni interiori (cioè dialoghi dell’anima con Dio).

Le sue estasi erano così intense che spesso il corpo sembrava sollevarsi da terra (il famoso “rapimento di Teresa”, rappresentato in molte opere d’arte).

Ma nonostante questi fenomeni, Teresa rimase sempre umile, lucida e obbediente alla Chiesa.

Annotò tutto con precisione, lasciando scritti che ancora oggi sono considerati tra i più profondi della spiritualità cristiana.

 

Santa Teresa d’Avila è stata canonizzata il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV, senza la necessità di un miracolo specifico come richiesto dai processi moderni, poiché era una santa moltovenerata e la sua santità era già riconosciuta, con miracoli che la seguirono nel corso del tempo.

 

 

SANTA TERESA DI CALCUTTA

 

Agnes Gonxha Bojaxhiu, conosciuta come Madre Teresa di Calcutta, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, nell’attualeMacedonia, in una famiglia cattolica di origine albanese. Fin da piccola mostrò una fede profonda e un grande amoreper i poveri. A diciotto anni lasciò la sua casa per seguire la vocazione missionaria, entrando nelle Suore di Loreto inIrlanda. Poco dopo fu inviata in India, dove iniziò a insegnare in una scuola di ragazze a Calcutta. Ma nel profondo delsuo cuore sentiva che Dio la chiamava a qualcosa di più grande. Nel 1946, durante un viaggio in treno verso Darjeeling,Teresa ebbe una rivelazione interiore che cambiò la sua vita: sentì Gesù dirle di lasciare il convento e di servire i piùpoveri tra i poveri. Era la sua “chiamata nella chiamata”.

Dopo anni di discernimento, ottenne il permesso di fondare una nuova comunità religiosa, le Missionarie della Carità,dedicate ai malati, agli abbandonati e ai moribondi delle strade di Calcutta. Con un semplice sari bianco bordato d’azzurro,Madre Teresa e le sue suore iniziarono a raccogliere i moribondi dalle strade, a lavare le loro ferite, a dare loro una casae dignità fino all’ultimo respiro. Diceva: “Non possiamo fare grandi cose, ma solo piccole cose con grande amore.” La suaopera si diffuse rapidamente in tutto il mondo: aprì orfanotrofi, lebbrosari, case per anziani e centri di accoglienza indecine di Paesi. Per lei ogni persona, anche la più povera, era Gesù in un travestimento di dolore. Dietro il suo sorrisoluminoso, Madre Teresa visse anche una profonda oscurità interiore: per quasi cinquant’anni sperimentò l’assenza sensibiledi Dio, una “notte della fede” che la univa misteriosamente alla croce di Cristo. Scriveva: “Nel mio cuore c’è solo ilsilenzio e la sete di Dio, ma continuo a sorridere a Gesù.” Questa prova nascosta rese la sua santità ancora più grande,perché serviva con amore anche senza sentire la consolazione del cielo. Madre Teresa morì il 5 settembre 1997 a Calcutta,circondata dalle sue suore e dai poveri che aveva tanto amato.

 

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE

Nel 2002 la Santa Sede ha riconosciuto come miracolosa la guarigione di una donna indiana, Monica Besra, originaria di un villaggio a nord di Calcutta. Nel 1998 la donna era malata ma, non potendo più sostenere le spese mediche, aveva chiesto di lasciare l’ospedale in cui era ricoverata edi essere accompagnata a un centro delle Missionarie della carità, presso Balurghat. La malattia non è ancora chiara: i medici le avevano infatti diagnosticato sia un tumore all’addome sia una meningite tubercolare. Il 5 settembre la donna pregò con le suore e affermò di aver visto una fotografia di Madre Teresa e di essere rimasta colpita da un raggio di luce che proveniva dai suoi occhi. Nel pomeriggio, Monica Besra poggiò un piccolo medaglione di Madre Teresa sulla protuberanza che aveva sull’addome e continuò a pregare. La mattina successiva si sentì leggera:chiamò la donna che dormiva di fianco a lei per dirle che la protuberanza era scomparsa. Monica Besra, che è di fede induista, successivamente dichiarò: “Dio mi ha scelto come mezzo per mostrare alla gente l’enorme potere di cura di Madre Teresa, non solo attraverso le cure fisiche, ma attraverso i suoi miracoli”.

Prima di prendere una decisione sulla vicenda, la Congregazione per le cause dei santi ha intervistato 113 persone e raccolto 35 000 pagine di documentazione, ascoltando anche le voci critiche. Anche a seguito del riconoscimento, da parte della Congregazione, del caratteremiracoloso di questa guarigione, Madre Teresa è stata ufficialmente beatificata da papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003.

LA CANONIZZAZIONE

 

Il 4 settembre Madre Teresa di Calcutta verrà dichiarata santa. Il miracolo che ha aperto la strada alla sua canonizzazione è stata la guarigione di un uomo brasiliano, Marcilio Haddad Andrino, che ha parlato con i giornalisti durante il Meeting di Rimini insieme alla moglie Fernanda raccontando la sua vicenda. “È stato malato per due anni e non sapevamo cosa non andasse”, ha dichiarato la signora Fernanda, ricordando che il primo tentativo di cura del marito “è stato un fallimento. Il medico ha allora cambiato la terapia, ma la salute di Marcilio ha continuato apeggiorare” È stato solo quando il marito, all’epoca trentacinquenne, è stato ricoverato nell’ottobre2008 che hanno ricevuto la risposta che aspettavano. Dopo una serie di esami, “il medico ha guardato i risultati e, illuminato dallo Spirito Santo, ha capito che Marcilio aveva otto ascessi cerebrali”.

“Abbiamo sempre pregato Madre Teresa”, ha aggiunto Fernanda, sottolineando che prima del matrimonio il suo parroco le aveva dato una reliquia della religiosa.

“Ho messo la reliquia sulla testa di Marcilio, dove si trovavano gli ascessi. Ho recitato lapreghiera di beatificazione e quello che mi è venuto dal cuore”. “Non è stato facile, ma quel periodo mi ha arricchita molto, ha arricchito il nostro amore, la nostra fede… Oggi posso dire che ne è valsa la pena”.

Parlando del momento in cui è stato guarito, Marcilio ha detto che il 9 dicembre 2008, pochi mesi dopo aver ricevuto la diagnosi, si è svegliato con un mal di testa “insopportabile” che gliimpediva di parlare, e ha chiesto alla moglie di pregare per lui.

“Da quel momento molti medici sono venuti a visitarmi e hanno verificato che le mie condizioni erano molto gravi”, ha detto, ricordando che è stato portato in ospedale e preparato per un intervento che però non ha mai subito. Si è invece svegliato nella sala operatoria con “una grande pace dentro di me, e non avevo più mal di testa. Non capivo cosa mi stesse succedendo”.

I medici gli hanno detto che visto che si sentiva meglio lo avrebbero spostato in terapia intensiva rimandando l’intervento al giorno dopo, ma quando il giorno successivo il medico èandato da lui gli ha detto di tornare nella sua stanza se non si era ripresentato il mal di testa.

Tornato in stanza, l’uomo ha saputo le sue condizioni: “gli ascessi si erano ridotti del 70% e l’idrocefalo era scomparso”, e dopo altri tre giorni di esami “non si vedevano nemmeno lecicatrici degli ascessi”.

“Allora ho scoperto di essere guarito”, ha ricordato Marcilio, che è riuscito a tornare a casa per Natale.

“Il medico non mi ha detto che era guarito, ma lo sapevo perché avevo pregato molto Dio attraverso l’intercessione di Madre Teresa”, ha detto Fernanda. “Madre Teresa lo aveva guarito”.

Marcilio era molto sorpreso dall’accaduto e attribuiva il fatto di sentirsi meglio a uno degli antibiotici che aveva preso dopo il ricovero, ma il medico, ha ricordato la moglie, ha detto loroche “non esistono antibiotici che abbiano un effetto immediato, il giorno successivo”.

Dopo aver lasciato l’ospedale, Marcilio e la moglie hanno parlato al loro parroco di quanto era successo, e il sacerdote, che li aveva accompagnati durante la malattia dell’uomo e gli aveva dato l’estrema unzione, ha detto loro di scrivere alle Missionarie della Carità per spiegare tutta la vicenda.

Marcilio ha aggiunto che quando è sopravvenuta la sua malattia lui e Fernanda erano sposati da poco e il medico ha detto loro che non avrebbero potuto avere figli per via dei trattamenti a cui si era dovuto sottoporre.

La coppia ha accettato il volere di Dio. Sei mesi dopo la guarigione, Marcilio e Fernanda si sono trasferiti a Rio de Janiero e Marcilio è tornato al lavoro, e più o meno contemporaneamente Fernanda ha iniziato ad avere delle nausee.

Oggi Marcilio e Fernanda hanno una famiglia e continuano a portare con sé la reliquia di Madre Teresa ovunque vadano.

“Il messaggio di Madre Teresa è che la misericordia di Dio è per chiunque”, ha affermato Marcilio. “Io ho ricevuto questo miracolo, ma Dio sceglie anche te. Siamo tutti scelti”.

 

 

 

SANTA TERESA DI LISIEUX

 

Teresa Martin, conosciuta come Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, nacque il 2 gennaio 1873 ad Alençon, inFrancia, da una famiglia profondamente cristiana. I suoi genitori, Luigi e Zelia Martin, oggi anch’essi santi, le trasmiserouna fede viva e tenera. Fin da bambina Teresa mostrò un cuore sensibile, assetato d’amore e di Dio. A soli quattro anniperse la madre e ne soffrì profondamente. Crescendo, maturò un desiderio sempre più ardente di donarsi completamente aGesù. A soli 15 anni, con un coraggio straordinario, ottenne dal Papa Leone XIII il permesso di entrare nel Carmelo diLisieux, dove già vivevano due sue sorelle. Lì prese il nome di Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Nel silenzio delmonastero, Teresa scoprì che la santità non consisteva in grandi opere, ma nell’amare Dio nelle piccole cose di ognigiorno. Questa intuizione divenne la sua “piccola via”, la via della fiducia e dell’abbandono totale. “Non posso fare grandicose, ma voglio fare le piccole con un grande amore.” Teresa desiderava essere missionaria, sacerdote, martire, ma capìche la sua vera vocazione era l’amore stesso: “Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’amore.” Nelle sue preghiere e neisuoi scritti, offriva ogni piccola sofferenza, ogni gesto nascosto, per la salvezza delle anime. La sua fiducia illimitata nellamisericordia di Dio la rese una guida per tutti coloro che cercano la santità nella vita quotidiana. Colpita dallatubercolosi, Teresa visse gli ultimi anni in grande sofferenza fisica, ma con una serenità disarmante.

Diceva: “Io non muoio, entro nella vita.” Morì il 30 settembre 1897, a soli 24 anni, lasciando dietro di sé un diario spiritualestraordinario, la sua autobiografia “Storia di un’anima”, che avrebbe toccato milioni di cuori nel mondo.

LA BEATIFICAZIONE, 2 miracoli

  • Guarigione di padre Carlo

Racconto del miracolo

Lisieux (Normandia), 29 gennaio 1907.

Sono un seminarista di 23 anni. Dopo numerosi sputi di sangue e violente emorragie,avevo raggiunto un tale grado di debolezza che dovetti mettermi a letto il 23 agosto 1906. Due medici giudicarono le mie condizioni molto gravi: si era formata una profonda cavità nei miei polmoni. a destra, i bronchi erano gravemente danneggiati e l’analisi dell’espettorato rivelò la presenza del bacillo della tubercolosi. I dottori hanno ammesso diessere impotenti e mi hanno condannato.

Allora i miei genitori, in lacrime, hanno chiesto la mia guarigione a Nostra Signora di Lourdes per intercessione di Suor Teresa di Gesù Bambino, e mi sono messo al collo un sacchetto di capelli di questa piccola Santa. Durante i primi giorni di questa novena, le mie condizioni sono peggiorate: ho avuto un’emorragia così violenta che ho creduto dimorire; fu convocato frettolosamente un prete; ma, sebbene fossi sollecitata a fare il sacrificio della mia vita, non me la sentivo di farlo, e aspettavo fiduciosa la fine della novena. L’ultimo giorno non era successo niente di meglio. Allora il ricordo di Teresa si è presentato al mio cuore, le parole che delineavano così chiaramente la sua grande animami hanno riempito di una fiducia indescrivibile: “Voglio spendere il mio cielo facendo del bene in terra”. Presi in parola la giovane carmelitana. Era in paradiso, oh! sì, ne ero sicuro;Ero sulla terra, soffrivo, stavo per morire: c’era di buono da fare, lei doveva. Così stringendomi forte al petto la cara reliquia, pregavo il Santo con tanta forza, che, in verità, gli stessi sforzi, fatti in vista della vita, avrebbero dovuto darmi la morte.

Abbiamo ricominciato una novena, chiedendo questa volta la mia guarigione a Suor Teresa di Gesù Bambino in persona, con la promessa, se ci avesse risposto, di pubblicare la relazione. Il giorno dopo la febbre scese improvvisamente, e nei giorni successivi, dopo l’auscultazione, il medico concluse che si era ripreso altrettanto categoricamente di quanto aveva affermato la fine. Della caverna dei polmoni non c’era più traccia, l’oppressione era cessata e l’appetito stava visibilmente tornando. Ero guarito. Ma nello stesso momento incui ha rinnovato la mia forza fisica, Teresa ha operato anche una meravigliosa trasformazione nella mia anima. In un giorno, ha fatto in me il lavoro di una vita.

Mi fermo, mia Reverenda Madre. Dio ha messo nel mio cuore una tale gratitudine che non potrò mai esprimerla. Aiutami a ringraziarlo.

Carlo Anna Padre Anne, divenuto sacerdote, gode di ottima salute ed esercita oggi un attivissimo ministero come cappellano dell’Hospice di Lisieux.

 

  • Guarigione di Suor Luisa di Saint-Germain Racconto del miracolo

Convento delle Figlie della Croce, a Ustaritz (Bassi-Pirenei).

Durante il mio noviziato nel 1911 e nel 1912, ho avuto abbastanza spesso mal di stomaco e mal di testa, accompagnati da vomito doloroso; tuttavia la mia salute non ne risentì tantoda impedirmi di essere ammesso alla professione religiosa, dopodiché partii per la Spagna.Ma, dai primi mesi del 1913, i dolori di stomaco ricomparvero più frequentemente, e il vomito, misto a sangue, provava che si era formata un’ulcera all’interno. Tornato a Ustaritz, per prima cosa fui messo a dieta a base di uova e latte, con qualche compressa di bismuto. Una crisi più acuta di tutte le precedenti, avvenuta la notte del 14 novembre, mi ha costretto a venticinque giorni di dieta idrica e riposo assoluto. Il medico dichiarò che la ferita interna dello stomaco continuava attraverso il piloro, fino alla parte superiore del duodeno.

Dopo otto mesi di cure in infermeria, pensai di stare abbastanza bene da chiedere di riprendere le lezioni e ottenni il permesso di tornare in Spagna. Ahimè! il male era solo addormentato. Gli stessi sintomi si sono ripresentati, con un’impennata senza precedenti accompagnata da abbondante sanguinamento. Un’operazione fu ritenuta indispensabile efui nuovamente rimandato alla nostra casa provinciale di Ustaritz. Dopo un viaggio estremamente doloroso, vi giunsi in tale stato di debolezza che ritennero necessario amministrarmi gli ultimi Sacramenti.

Era l’inizio dell’estate del 1915. Rimasi in questa totale stanchezza. Per trentadue giorni, prendendo per cibo solo pochi sorsi di acqua ghiacciata che poi rifiutai a costo di crudeli sofferenze. Fu allora che la Comunità iniziò una novena a Suor Teresa di Gesù Bambino.Mi unisco ad essa con gioia, perché ho amato molto la piccola Santa, che si è anche degnata, durante questa novena, di farmi sentire la sua presenza. Ebbi, infatti, la dolcissima impressione della sua mano appoggiata sul mio capo come per rassicurarmi, e per tre giorni un misterioso profumo che le suore non sapevano spiegare si diffuse nella stanza che occupavo. Questa grazia doveva sostenere il mio coraggio, poiché dovevo soffrire ancora a lungo. Vedendo che le preghiere non avevano effetto, non ho più chiestola mia guarigione a suor Thérèse, l’ho solo invocata per ottenere il suo aiuto.

Intanto, ai primi di settembre del 1916, una nostra Sorella, passando di qui, mi ispirò a rinnovare le mie suppliche al caro Santo. Cedendo al suo invito, unii il sacrificio alla

preghiera, e raddoppiai la mia fiducia. Ora, qual è stato il mio stupore quando, la notte del 10 settembre, è venuta da me in persona Suor Teresa di Gesù Bambino e mi ha detto: “Sii generosa, guarirai presto, te lo prometto. Poi è scomparsa. E al mattino, le tre suore che dormivano nella mia infermeria furono piuttosto sorprese di trovare petali di rosa di tutti i colori attorno al mio letto. Era il presagio della mia guarigione; ma stava per ritardareancora qualche giorno, durante i quali subii un vero martirio e fui ridotto allo stremo. Fusolo la sera del 21 settembre, dopo un violentissimo attacco, che mi addormentai improvvisamente contro ogni aspettativa, per poi svegliarmi il giorno dopo completamente guarito. Non più sofferenza, ma una sensazione di benessere generale. Avevo molta fame e mi sono alzata con gioia per chiedere il permesso di assistere alla S. Messa. Per saggia prudenza, la mia degna Superiora mi costrinse a tornare a letto dove mi fu portata un’abbondante colazione; e presto, viste le prove della mia completa guarigione, potei riprendere la mia vita regolare.

Da quel momento, vale a dire da un anno, godo di perfetta salute, ed egli rimane profondamente grato a Suor Teresa di Gesù Bambino, che vorrei far conoscere a tutti.

 

LA CANONIZZAZIONE

 

  • Gabriella Trimusi era una ragazza italiana entrata nella congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria a 23 anni. Aveva problemi a un ginocchio, ma continuò a svolgere i lavori domestici, rovinandosi l’articolazione. Si ritrovò a soffrire di un’infezione che le provocò dolori terribili, al punto da perdere l’appetito e molto peso. Dopo tre anni di lotta contro la forma tubercolare ossea e innumerevoli medicine prescritte dai medici più esperti, la giovane suora venne colpita anche alla spina dorsale. Disperata, si rivolse a Teresina. L’ultimo giorno della novena, Gabriella andò in cappella e scoprì che riusciva a inginocchiarsi senza dolori per Subito dopo, il dolore alla schiena passò: lamalattia che la stava corrodendo era finita.

 

  • Nel 1919 Maria Pellemans, di origine belga, iniziò a soffrire di tubercolosi polmonare diffusasi all’intestino. Andò a Lourdes in un primo pellegrinaggio per chiedere laguarigione, ma Un anno dopo si unì a un pellegrinaggio a Lisieux, e dopo fervidepreghiere sulla tomba di Teresa guarì immediatamente. Testimoniò nel convento delle Carmelitane di Lisieux: “È stato nel salone del convento delle Carmelitane che ho concepito il desiderio di chiedere la mia guarigione per poter realizzare il sogno della mia vita, diventare Carmelitana. Nonostante l’affaticamento estremo, volevo tornare sulla tomba di Teresa.

Quando sono arrivata lì, un sentimento dolcissimo e soprannaturale si è impadronito di me, un benessere celestiale è penetrato nella mia anima e nel mio corpo, mi sono sentitacome se mi trovassi in un altro mondo, inondata da un oceano di pace. Ero piena diun’emozione così straordinaria che dentro pensavo: ‘Sono sicuramente guarita!’”

Quando è tornata a casa, Maria è stata visitata dal suo medico, che è rimasto scioccato.“Non capisco, questo non può essere spiegato in modo naturale, perché lo stomaco e l’intestino erano incurabili. Sì, se questa trasformazione si mantiene possiamo dire che si tratta di un grande miracolo”. E si è mantenuta.

 

 

 

SANTA GEMMA GALGANI

Gemma Galgani nacque il 12 marzo 1878 a Camigliano, vicino a Lucca, in una famiglia semplice e profondamente cristiana.

Fin da piccola mostrò un’anima pura e sensibile alle cose di Dio.

Amava la preghiera, la Messa e soprattutto Gesù Crocifisso, verso il quale nutriva una devozione ardentissima. Quandoaveva otto anni perse la madre, e poco dopo anche il padre, rimanendo orfana e povera. Ma invece di ribellarsi, Gemmaoffrì tutto al Signore con amore, dicendo: “Gesù è il mio unico amore, la mia unica speranza.” Gemma sognava didiventare suora passionista, ma la sua salute fragile glielo impedì. Dio, però, la condusse su una via ancora più alta: lavia della croce vissuta nel corpo e nel cuore.

Ricevette doni mistici straordinari visioni, estasi e soprattutto le stimmate, i segni della Passione di Cristo che apparivano sul suo corpo ogni settimana, dal giovedì sera al venerdì.

Durante quelle ore di sofferenza, riviveva i dolori di Gesù con dolcezza e amore, pregando per i peccatori e per lasalvezza del mondo. Gemma viveva in una piccola stanza, quasi sempre malata e debole, ma piena di gioia interiore.Obbediva al suo direttore spirituale, il beato padre Germano Ruoppolo, e ripeteva spesso:

“Voglio essere una copia viva del mio Gesù crocifisso.” Il demonio la tormentava con tentazioni e paure, ma lei vincevatutto con la preghiera e la fiducia nella Vergine Maria, che chiamava teneramente “Mamma mia”. Colpita da unagrave forma di tubercolosi, Gemma affrontò la malattia con serenità e silenzio.

Morì il 11 aprile 1903, a soli 25 anni, nel Sabato Santo, con lo sguardo rivolto al Crocifisso e un sorriso sulle labbra. Le sueultime parole furono: “Gesù, io raccomando a te la mia anima.”

 

 

 

 

LA BEATIFICAZIONE:

Il primo miracolo avviene proprio nello stesso giorno della beatificazione di Gemma Galgani. A guarire miracolosamente è Elisa Scarpelli, una bambina di Lappano, Comune dell’hinterland cosentino, che era stata colpita al volto da lupus vulgaris, aggravato da una adenite ulcerosa. La mattina del 14 maggio 1933 Elisa si reca a Messa sapendo che quella domenica Gemma, che già invocava nelle sue preghiere, sarebbe diventata beata. Tornata a casa, si toglie le bende, prende un’immagine di Gemma, la pone sulla guancia malata e piangendo esclama: “Guardami, Gemma! Abbi pietà di me e guariscimi!”. Poi si volta verso lo specchio e vede il suo volto assolutamente intatto.

 

LA CANONIZZAZIONE:

Due anni più tardi, sempre a Lappano, Natale Scarpelli è costretto a lasciare il lavoro perché un’ulcera varicosa resisteva a tutti i rimedi. La sera del 30 maggio 1935 la sua famiglia (particolarmente la figlia Maria donna molto religiosa) invoca Gemma, la gamba malata viene fasciata con una sola garza e benedetta con una reliquia della beata. Al mattino seguente Natale si sveglia completamente guarito e dopo due giorni rimonta a cavallo e riprende il suo lavo in Silanei fondi del Barone Lupinacci. Il 2 maggio 1940, mentre infuria la guerra, il giorno della festa dell’Ascensione, papa Pio XII, proclama Gemma Galgani iscritta al catalogo dei santi. L’11 aprile 2014, l’Arcivescovo Metropolita, S.E. Mons. Salvatore Nunnari dichiara Santa Gemma Galgani ‘COMPATRONA’ della Parrocchia San Giovanni Battista in Lappano (caso volle che il decreto arcivescovile viene firmato in data 11 aprile corrispondente alla data della salita al Cielo della Santa: 11 aprile 1903). Sabato 2 maggio, alle ore 17, nella chiesa parrocchiale sarà celebrata una solenne Santa Messa in onore di Santa Gemma.

 

Giovanni Maria Vianney

Giovanni Maria Vianney nacque l’8 maggio 1786 a Dardilly, un piccolo villaggio vicino a Lione,in Francia, da una famiglia di contadini profondamente cristiana. Era un bambino semplice, silenzioso e molto devoto. Fin da piccolo mostrò un grande amore per la preghiera, la Messa e l’Eucaristia.

Durante la Rivoluzione francese, quando i preti erano perseguitati, partecipava di nascosto alle celebrazioni religiose clandestine, rischiando anche la vita.

Dopo la pace religiosa, Giovanni maturò la vocazione sacerdotale, ma incontrò grandi difficoltà nello studio. Faticava ad apprendere il latino e i testi di teologia, tanto che fu più volte respintonei seminari. Tuttavia, grazie alla sua umiltà e alla perseveranza, e con l’aiuto del suo confessore, l’abate Balley, riuscì a completare la formazione e fu ordinato sacerdote nel 1815, a 29 anni.

Nel 1818 fu inviato come parroco nel piccolo villaggio di Ars-sur-Formans, una parrocchiapovera e quasi priva di vita cristiana. La popolazione, disabituata alla fede, trascorreva ledomeniche nelle osterie più che in chiesa. Don Vianney si mise al lavoro con determinazione espirito di sacrificio: cominciò a pregare, a fare penitenza e a visitare ogni famiglia del paese.

La sua vita era di un rigore impressionante: dormiva poche ore, digiunava spesso e passava lunghe notti in preghiera davanti al Santissimo Sacramento. La sua predicazione era semplice matoccava i cuori, e poco a poco Ars si trasformò. La gente cominciò a tornare alla confessione, e il piccolo villaggio divenne un centro di conversione per tutta la Francia.

Con il passare degli anni, la fama del Curato d’Ars si diffuse ovunque. Migliaia di persone accorrevano per confessarsi da lui. Si dice che passasse anche fino a 16 ore al giorno nel confessionale, accogliendo penitenti da tutta Europa. Era dotato di un’intuizione spirituale straordinaria: spesso conosceva i peccati e le sofferenze dei penitenti prima ancora che parlassero. La sua vita fu segnata anche da forti lotte interiori. Egli attribuiva molte delle tentazioni e dei disturbi notturni che lo tormentavano al diavolo, che chiamava familiarmente “il Grappin”.

Nonostante tutto, restò saldo nella preghiera e nell’amore per Dio.

Don Giovanni Maria Vianney morì il 4 agosto 1859, dopo una lunga vita di servizio e sacrificio. Alla sua morte, Ars era divenuto un centro di pellegrinaggio, visitato ogni anno da migliaia difedeli.

 

LA BEATIFICAZIONE:

Le prime indagini sulla sua vita e sui suoi miracoli iniziarono già pochi anni dopo. Nel 1874, sotto Pio IX, fu introdotta ufficialmente la causa di beatificazione. A Lyon e a Belley furono raccolte decine di testimonianze: contadini, nobildonne, religiosi, medici. Tutti raccontavanoepisodi che, al di là del linguaggio semplice dei testimoni, avevano dell’incredibile. Molti avevano visto, toccato, sperimentato la misericordia di Dio attraverso l’intercessione del Curato d’Ars.

Tra i testimoni del processo, una contadina ricordò:

“Entrai nella chiesa di Ars che non potevo camminare, e uscii come se mai fossi stata malata.Non seppi dire altro che: il Curato mi ha guardata, e ho sentito che il mio corpo era guarito.”

Un medico di Bourg-en-Bresse, interrogato dai giudici ecclesiastici, dichiarò con onestà:

“Le guarigioni attribuite a Vianney non si spiegano con la scienza. Non sono suggestione, mafatti, concreti e osservabili.” Nel 1905, dopo anni di esami e discernimento, papa Pio X lo proclamò Beato Giovanni Maria Vianney. Fu un atto atteso da tutta la Francia, e la proclamazione avvenne nella Basilica di San Pietro, tra lacrime e applausi. Pio X lo definì “modello di pastore e di vittima d’amore per le anime”. Da quel giorno, l’afflusso di pellegrini ad Ars divenne ancora più intenso: migliaia di sacerdoti si inginocchiavano davanti al corpoincorrotto del loro confratello, chiedendo la sua intercessione.

LA CANONIZZAZIONE:

Papa Pio XI, il 31 maggio 1925, nella solennità di Pentecoste, proclamò santo Giovanni Maria Vianney. La basilica di San Pietro era gremita come raramente accadeva. Le parole del Papa risuonarono forti:

“La sua vita fu una predica continua; le sue mani, che benedivano e assolvevano, furonostrumenti della misericordia di Dio. Egli vinse il male con la carità e la preghiera.”

 

La folla applaudì, e molti sacerdoti piansero: il povero parroco di un piccolo villaggio era oraSanto della Chiesa universale.

Nel 1929, lo stesso Pio XI lo proclamò Patrono di tutti i parroci del mondo, definendolo “un sacerdote che visse non per sé, ma interamente per Dio e per le anime”.

 

 

 

 

LOURDES E LA CONVERSIONE DEL PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA

Alexis Carrel era nato a Lione nel 1873. Rimasto orfano di padre, a cinque anni, lasciò la città d’origine per andare a vivere in campagna con la madre. Tornò poi a Lione per gli studi liceali e per frequentare la Facoltà di Medicina. L’approfondire sempre di più la scienza lo spinse ad abbandonare le convinzioni religiose ricevute dalla famiglia. Durante gli anni degli studi accademici, negliambienti della scienza, si discuteva molto di Lourdes e dei suoi miracoli avvenuti di recente. All’epoca l’opinione pubblica era divisa in due fazioni: chi non aveva dubbi sulla veridicità delle apparizioni, e chi – invece – metteva in discussione i racconti della piccola Bernadette. Mosso dal desiderio di comprendere meglio il “mistero Lourdes”, nel 1903, Carrel volle partire alla volta della cittadina francese, dopo che un collega gli aveva chiesto il favore di sostituirlo.

Partì su un treno di pellegrini, molti di questi malati: fu proprio durante questo viaggio che Carrel rimase profondamente colpito dalle condizioni di una donna, affetta da peritonite tubercolare.

Leggiamo come annota l’episodio lo stesso Carrel nel libro in cui racconterà la sua conversione, Viaggio a Lourdes (1949). Il libro, pubblicato postumo, è scritto in terza persona e il medicodiventerà nel racconto Lerrac, il suo nome scritto al contrario. “C’è anche una giovinetta, Maria Ferrand, presso la quale mi hanno chiamato forse dieci volte, e che è sull’orlo della morte. Questa disgraziata ha una peritonite tubercolare all’ultimo stadio. Tutti i suoi parenti sono morti di tubercolosi; la ragazza ha avuto piaghe tubercolose, caverne polmonari e, dopo qualche mese, unaperitonite diagnosticata da un medico e da Bromilloux, il notissimo chirurgo di Bordeaux. Ora è in uno stato pietoso; ho dovuto già farle delle iniezioni di caffeina. Temo che mi muoia tra le mani. Seguarisse questa ammalata, sarebbe veramente un miracolo. Io crederei a tutto e mi farei frate!”.

Durante il soggiorno a Lourdes, il dottor Carrel non perse di vista la giovane donna che nella realtà si

 

chiamava Maria Bailly. Nel racconto, prese il nome appunto di Maria Ferrand. Carrel, su di lei – ormai

– aveva espresso la sua “sentenza” da medico: le rimanevano pochi giorni di vita. Ma, propriodurante la permanenza a Lourdes, accadde qualcosa di inspiegabile, qualcosa che andava oltre la scienza.

Continuiamo, allora, a leggere il racconto: “Il mio sguardo tornò a Maria Ferrand: mi parve che il suo viso non avesse più lo stesso aspetto, che i riflessi lividi fossero scomparsi, che fosse meno pallida.

Intanto tendevo tutte le mie facoltà di attenzione su di lei, non guardando più altro che lei… Il viso di Maria Ferrand continuava a modificarsi, i suoi occhi estasiati erano rivolti verso la Grotta. D’un tratto mi sentii impallidire: vedevo, verso la cintura, la coperta abbassarsi a poco a poco. Dopo qualche minuto, la tumefazione del ventre sembrava completamente scomparsa. Il fatto inatteso era talmente contrario a tutte le mie previsioni, che credevo di sognare”.

Ma il medico ancora non credeva al miracolo e, allora, rimase in silenzio per molti istanti. “Non aveva più una opinione. Che cosa avrebbe potuto rispondere, quando gli avessero detto che quellaguarigione era un miracolo? Egli era del tutto incapace di dare una spiegazione”. È affascinante comepoi continui il racconto. Una delle pagine più poetiche è sicuramente quella della conversione definitiva. Carrel vuole rimanere solo, dopo aver visto un tale miracolo.

Cerca di dare spiegazioni logiche a ciò che ha visto, ma non ci riesce. Ed è allora che, salendo igradini verso la basilica, il dottore si ferma sulla soglia. “Nello sfavillio di luci e ori si alzava il canto dell’organo e di mille voci spiegate. Sedette accanto a un contadino, e restò, con la testa fra le mani, a lungo, immobile, cullato dai cantici della notte, finché dal fondo della sua anima salì questa preghiera: Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (…) Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino. Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, ancora soffocato, il più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Te, di amarti come i frati dall’anima candida”.

 

Il medico si era arreso alla Vergine

 

I MIRACOLI DI LOURDES

72 i casi riconosciuti come miracoli dalla Chiesa e ritenuti casi inspiegabili dalla commissione medica di Lourdes

 

  1. Catherine LATAPIE detta CHOUAT. Il giorno della guarigione, diede alla luce un futuro sacerdote… Nata nel 1820, residente aLoubajac, vicino a Malattia : Paralisi di tipo cubitale, da stiramento traumatico del plesso brachiale, da 18 mesi. Guarita il 1° marzo 1858, a 38 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Nella notte del 28 febbraio, mossa da un’ispirazione improvvisa, Catherine si alza alle 3 del mattino, sveglia i suoi bambini e si mette in cammino a piedi per Lourdes. Da 2 anni, il suo ruolo di madre di famiglia è diventato troppo pesante da portare. Deve assolvere ai suoi compiti come prima nonostante l’invalidità alla mano destra, conseguenza di una caduta da unalbero nell’ ottobre 1856. All’alba del 1° marzo 1858, arriva alla Grotta, s’inginocchia e prega. Poi, molto semplicemente, bagna la propria mano in questo sottile rivolo d’acqua fangosa che è la sorgente, portata alla luce da Bernadette solo tre giorni prima, su indicazioni della “Signora”.Immediatamente le sue dita si raddrizzano e ritrovano la loro scioltezza. Lei può allungarle di nuovo, fletterle, servirsene con la facilità di prima dell’incidente. Ma deve tornare a casa il giorno stesso, cosa che ci permette di affermare il giorno della sua guarigione. Infatti, giunta a casa, dà alla luce il suo terzo figlio, Jean Baptiste, che, nel 1882, diverrà sacerdote.
  2. Louis BOURIETTE. Cieco a causa di un’esplosione… Nato nel 1804, residente a Lourdes… Malattia : Trauma dell’occhio destro avvenuto 20 anni prima, con amaurosi da 2 anni. Guarito nel marzo 1858, a 54 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862, da Mons. Laurence, vescovodi È la guarigione che ha maggiormente segnato la storia di Lourdes. Louis era un operaio cavapietre, che lavorava e viveva a Lourdes. Nel 1858, da oltre due anni soffriva la perdita completa della vista dell’occhio destro in seguito ad un incidente di lavoro accaduto nel 1839 a causa dell’esplosione di una mina in una cava. Era rimasto ferito all’occhio in modo irreversibile mentre suo fratello Joseph, presente al momento dell’esplosione, era rimasto uccisonelle circostanze atroci che si possono immaginare. Il racconto della guarigione è stato fatto dal medico di Lourdes Dottor Dozous, primo “esperto medico” di Lourdes, che ha raccolto la testimonianza di Louis: “Appena Bernadette ha fatto sgorgare dal suolo della Grotta la fonte che guarisce tanti ammalati, hovoluto farvi ricorso per guarire il mio occhio destro. Quando quest’acqua è stata a mia disposizione, mi sono messo a pregare e, rivolgendomi allaMadonna della Grotta, l’ho supplicata umilmente di stare con me mentre lavavo il mio occhio destro con l’acqua della sua fonte… L’ho lavato e rilavato piùvolte, nello spazio di poco tempo. Il mio occhio

 

destro e la mia vista, dopo queste abluzioni sono diventati ciò che sono in questo momento, eccellenti”.

  1. Blaisette CAZENAVE. Imitando Bernadette, ritrova la vita… Nata Blaisette Soupène nel 1808, residente a Malattia :Chemosi o oftalmia cronica, con ectropion da anni. Guarita nel marzo 1858, a 50 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence,vescovo di Tarbes. Da molti anni Blaisette soffre di seri guai agli occhi. Questa cittadina di Lourdes di 50 anni è colpita da un’infezione cronica della congiuntiva e delle palpebre, con complicazioni tali che la medicina del tempo non può esserle di aiuto.Dichiarata incurabile, decide un giorno diimitare i gesti di Bernadette alla Grotta: bere l’acqua della sorgente e lavarsi il viso. La seconda volta, è totalmente guarita! Le palpebre si sono raddrizzate, le escrescenze carnose sono scomparse. I dolori e l’infiammazione svaniti. Il Professor Vergez, un esperto medico, ha potuto scrivere, a questo proposito, che “l’effetto sopranaturale era particolarmente evidente in questa meravigliosa guarigione (…) L’affezione organica delle palpebre erasorprendente… al ristabilirsi rapido dei tessuti nelle loro condizioni organiche, vitali e normali, si è aggiunto il raddrizzamento delle palpebre”.
  2. Henri L’adolescente guarito a casa sua da un impacco di acqua della Sorgente… Nato nel 1842, residente a Nay (Francia). Malattia : Adenite fistolizzata (sicuramente tubercolare) alla base del collo, da 15 mesi. Guarito verso la fine di aprile 1858, a 16 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Henri ha 16 anni. Non sopporta più le proprie sofferenze. Chiede alloradi essere condotto a Lourdes ed i suoi genitori si rifiutano. Grazie ad una vicina, ottiene dell’acqua della Grotta… Il calvario che vive è iniziato con una febbre, qualificata tifoidea, ma che segna piuttosto la prima affezione di tubercolosi. Poi è apparso, postumo, un ascesso al collo che, non curato, ha colpitoil torace. Dopo il suo soggiorno a Cauterets, dove la lesione aumenta, all’inizio del 1858 si forma un’enorme ulcera che suppura la base del collo,senza nessuna tendenza al miglioramento. Il 28 aprile 1858 alla sera, tutta la famiglia del malato si mette in preghiera ed il giovane riceve un impaccoimbibito dell’acqua della Grotta. Dopo una notte calma, l’ulcera appare cicatrizzata, l’infezione svanita, gli altri gangli scomparsi. Non verrà mai constatata nessuna recidiva a questa guarigione immediata.
  3. Justin BOUHORT. Che bella storia quella di questa guarigione! Sin dalla sua nascita, Justin è ammalato e considerato come A 2 anni, presenta un enorme ritardo nella crescita e non ha mai camminato. All’inizio di luglio sua madre Croisine, disperata nel vederlo in punto di morte, decide di andare a pregare con lui alla Grotta, malgrado la proibizione delle forze dell’ordine! ‘accesso alla Grotta era infatti vietato inquel momento. Appena arrivata, la sua mamma supplica davanti alla roccia con il bambino tra le braccia, circondata da una folla di curiosi. Poi decide di bagnare il bimbo moribondo nella vasca che i cavapietre avevano recentemente costruito. Attorno a lei si levano esclamazioni e proteste, le si vuole impedire di “uccidere il suo bambino”! Dopo un tempo apparentemente lungo, lo ritrae e torna a casa con Justin tra le braccia. Il bimbo respira ancora debolmente. Tutti temono il peggio, eccetto la madre che crede più che mai che “la Vergine lo guarirà”. Il bimbo si addormenta tranquillamente. Neigiorni successivi, Justin si riprende e cammina! Tutto rientra nell’ordine. La crescita è regolare, l’età adulta viene raggiunta. Prima della sua morte, sopravvenuta nel 1935, assisterà alla canonizzazione di Bernadette, l’8 dicembre 1933 a Roma.

 

  1. Madeleine RIZAN. Pregava per ottenere una buona morte! Nata nel 1800, residente a Nay (Francia) Malattia : Emiplegia sinistra da 24 anni. Guarita il 17 ottobre 1858, a 58 Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. Madeleine era costretta a letto da oltre 20 anni, a causa di una paralisi al lato sinistro. I medici avevano abbandonato da tempo ogni speranza di guarigione e rinunciato ad ognitrattamento. Nel settembre 1858 riceve l’Estrema Unzione. A partire da quel giorno, prega per “ottenere una buona morte”. Un mese dopo, sabato16 ottobre, la morte sembra imminente. Quando, all’indomani, sua figlia le porta l’acqua di Lourdes, lei ne beve alcune sorsate e si fa lavare il viso e ilcorpo. All’istante la malattia svanisce! La pelle riprende il suo aspetto normale ed i muscoli le loro funzioni! Lei che solo il giorno prima era moribonda si sente rivivere. In seguito condurrà un’esistenza normale per undici anni. Morirà, senza avere alcuna ricaduta, nel 1869.
  2. Marie MOREAU. Guarita dopo una novena di preghiera in famiglia… Nata nel 1841, residente a Tartas, nelle Lande (Francia). Malattia : Riduzione estrema del visus, con lesioni infiammatorie all’occhio destro, progressiva da 10 Guarita il 9 novembre 1858, a quasi 17 anni. Miracolo riconosciuto il 18 gennaio 1862 da Mons. Laurence, vescovo di Tarbes. È la prima guarigione “lontana”! Marie contrae all’inizio dell’anno 1858,a 16 anni, una malattia infiammatoria agli occhi. Nonostante i trattamenti proposti, l’evoluzione di questa infezione le provoca una importante diminuzionedella vista, ai limiti della cecità. Suo padre legge su un giornale della guarigione di Madeleine Rizan e decide di andare a Lourdes per procurarsi l’acquadella Grotta. L’8 novembre 1858 viene iniziata una novena in famiglia. Alla sera, la giovane donna si pone sugli occhi una benda imbevuta di acqua di Lourdes. L’indomani, 9 novembre, si toglie la benda e si rende conto di vederci come prima della malattia. Potrà così riprendere gli studi che aveva dovuto abbandonare e, in seguito, si sposerà e vivrà ad Aire-sur-Adour.
  3. Pierre de Una guarigione avvenuta lontano da Lourdes sulla quale si scriverà molto ! Nato il 2 luglio 1822, a Jabbeke (Belgio). Malattia : Frattura esposta della gamba sinistra, con pseudoartrosi. Guarito il 7 aprile 1875, a 52 anni. Miracolo riconosciuto il 25 luglio 1908 daMons. Gustave Waffelaert, vescovo di Bruges. È la prima guarigione riconosciuta miracolosa sopraggiunta lontano da Lourdes, senza relazione con l’acqua della Grotta. Nel 1867, Pierre riporta la frattura di una gamba a causa di una caduta da un albero. Conseguenza: frattura aperta delle due ossa della gamba sinistra. Lo colpisce una infezione cancerosa che allontana la minima speranza di consolidamento. L’amputazione consigliata dai medici vienerifiutata più volte. In capo a qualche anno, totalmente impotenti, desistono dalle cure. E’ quindi in questo stato che, otto anni dopo il suo incidente, il 7 aprile 1875, decide di fare un pellegrinaggio ad Oostaker dove, da poco, si trova una riproduzione della Grotta di Lourdes. Partito al mattino

invalido da casa sua, ne ritorna alla sera senza stampelle, senza piaghe. Il consolidamento osseo si è prodotto in pochi minuti. Una volta superatal’emozione, Pierre de Rudder riprende la sua vita normale ed attiva. Si reca a Lourdes nel maggio 1881 e muore ventitré anni dopo la sua guarigione, il 22 marzo 1898. Più tardi, per poter meglio giudicare, sono state riesumate le ossa delle due gambe, che hanno permesso di manifestare la realtà obiettiva sia della lesione che del consolidamento, come dimostra il calco in gesso di cui dispone il Bureau Médical.

  1. Joachime DEHANT. Le sue carni e i suoi tendini si ricostruiscono… Nata nel 1848 a Velaine/s/Sambre, residente a Gesves (Belgio).Malattia : Ulcera della gamba destra con cancrena molto estesa. Guarita il 13 settembre 1878, a 29 anni. Miracolo riconosciuto il 25 aprile 1908 da Thomas Louis Heylen, vescovo di Namur. Joachime ha 29 anni quando arriva a

 

Lourdes, il 12 settembre 1878, con una cancrena alla gamba destra. Le lesioni risalgono almeno a sei anni prima. Il suo stato generale è ormai gravemente compromesso da questa infezione che, all’epoca, nessuna cura poteva guarire. All’indomani, il giorno 13, si immerge due volte nell’acqua della Grotta, conla gamba ricoperta da un telo. Dopo la seconda immersione scompare ogni traccia di ulcera… Le carni ed i tendini sono ricostruiti… la pelle è nuova e rosea. Dopo un altro bagno, il suo piede riprende una posizione normale. Trent’anni dopo, quando la sua salute è ancora eccellente, in seguito ad una nuova perizia medica, il vescovo di Namur proclama questa guarigione miracolosa

  1. Elisa SEISSON. Un cuore nuovo… Nata nel 1855, residente a Rognonas (Francia). Malattia : Ipertrofia cardiaca, edemi arti inferiori. Guarita il 29 agosto 1882, a 27 anni. Miracolo riconosciuto il 12 luglio 1912 da Mons. François Bonnefoy, arcivescovo di Aix, Arles e A 21 anni,nel 1876, Elisa si ammala. Per sei anni viene curata per una bronchite cronica e per una malattia organica del cuore. Elisa non risponde alle terapie eviene considerata incurabile. Come ultima risorsa si reca a Lourdes alla fine di agosto 1882. Viene portata alle piscine nel primo giorno delpellegrinaggio e, all’uscita, gli edemi sulle gambe sono scomparsi! Dopo una notte tranquilla si sveglia con la sensazione di essere completamente guarita. Questa impressione è certificata al suo ritorno dal medico curante. La sua buona salute persisterà per i trent’anni che seguiranno prima che questa guarigione venga ufficialmente considerata come miracolosa, nel 1912, dal suo vescovo.
  2. Suor EUGENIA nata Marie Potrà seguire di nuovo la regola della sua comunità… Nata nel 1855, residente a Bernay (Francia). Malattia : Ascesso del piccolo bacino con fistola vescicale e colica. Flebite bilaterale. Guarita il 21 agosto 1883, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il30 agosto 1908 da Mons. Philippe Meunier, vescovo di Evreux. Nel 1877, all’età di 22 anni, Marie comincia a soffrire di una appendicite che degenerain peritonite. Nel 1880, il celebre Prof. Péan, di Parigi, la giudica inadatta a sopportare un intervento chirurgico. Tra il 1880 ed il 1883, lo stato generale dell’ammalata non fa che peggiorare, le cure sembrano non avere effetto. Parte il 17 agosto 1883 e giunge a Lourdes il 21. Al suo arrivo, si fa condurrealla Grotta dove fa la Comunione: avverte allora come un sollievo. Nel pomeriggio si sente improvvisamente guarita… Esce da sola dal bagno alle piscine. A partire da questo istante tutti i segni della malattia scompaiono. Cammina e mangia. Va tutto bene! Al suo ritorno nella comunità riprende il lavoro, seguenuovamente la regola della vita delle suore, cosa che non faceva più da tanto tempo! Nessun cambiamento di questo fiorente stato di salute si verifica durante i 24 anni che hanno separato la guarigione dal suo riconoscimento miracoloso.
  3. Suor JULIENNE. Una guarigione che non cadrà nell’oblio… Nata Aline Bruyère, nel 1864 nel villaggio della Roque, vicino a Sarlat (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare Guarita il 1° settembre 1889, a 25 anni. Miracolo riconosciuto il 7 marzo 1912 da Mons. Albert Negre,vescovo di Tulle. I medici sono lapidari, le hanno comunicato la diagnosi: è colpita da una tubercolosi polmonare grave ed incurabile. Con la stessaimmediatezza riceve

la guarigione nelle piscine di Lourdes. Siamo nel settembre 1889. L’inchiesta viene istruita dai dottori Dunot de Saint Maclou e Boissaire. Non trovanonessuna spiegazione medica alla guarigione di questa giovane suora di 25 anni. Vent’anni dopo, nella diocesi di Tulle, di cui è originaria, la sua storia esce dall’oblio! Mons. Nègre, vescovo del luogo, decide di costituire una commissione per riaprire l’esame del caso. Il nuovo collegio di medici che interroga ed esamina l’interessata arriva alle stesse conclusioni tratte in sede della prima indagine avvenuta vent’anni

 

prima. Dopo aver esaminato il “caso” secondo i criteri della Chiesa, il vescovo deve arrendersi all’evidenza: questa guarigione “è sopraggiunta al di fuoridell’ordine generale della natura… ed è miracolosa”.

  1. Suor JOSÉPHINE MARIE. Venuta per obbedienza, riparte guarita… Nata ANNE JOURDAIN, il 5 agosto 1854 a Havre, residente a Goincourt (Francia). Malattia : Tubercolosi Guarita il 21 agosto 1890, a 36 anni. Miracolo riconosciuto il 10 ottobre 1908 da Mons. MarieJean Douais, vescovo di Beauvais. In seno alla famiglia Jourdain, la tubercolosi ha fatto strage: Anne ha perduto due sorelle ed un fratello. Ammalatada tempo, nel mese di luglio 1890 è ormai moribonda. Per obbedienza compie un pellegrinaggio a Lourdes, anche se il viaggio le viene sconsigliato dalsuo medico. Il tragitto, compiuto con il Pellegrinaggio Nazionale è disturbato da malori. Arriva il 20 agosto e subito si immerge nell’acqua diLourdes alle piscine. Solo il giorno dopo, 21 agosto, dopo una seconda e terza immersione, si sente infinitamente meglio. Subito annuncia la propria guarigione. Il medico che si era opposto alla sua partenza, la rivede alcuni giorni dopo, al suo ritorno nella comunità, e non rileva più alcun sintomodella malattia che risulta scomparsa. Suor Joséphine Marie può riprendere allora una vita attiva all’interno della comunità. La sua guarigione saràriconosciuta miracolosa 18 anni dopo.
  2. Amélie CHAGNON (Religiosa del Sacro Cuore dal 25-09-1894). Sapendo che si reca a Lourdes, il medico rimandal’operazione… Nata il 17 settembre 1874, a Malattia : Osteo-artrite tubercolare al ginocchio e al piede (secondo metatarso). Guarita il 21agosto 1891, a quasi 17 anni, diventerà religiosa del Sacro Cuore vicino a Tornai (Belgio). Miracolo riconosciuto l’8 settembre 1910 da Mons.Charles G. Walravens, vescovo di Tournai. Amélie ha 13 anni quando comincia a soffrire ad un ginocchio. A questa età, i dolori sono spesso attribuiti allacrescita, ma Amélie soffre troppo. Si tratta infatti di tubercolosi, che subito si estende al piede. Nell’agosto 1891 annuncia ad uno dei suoi medici l’intenzione di partire in pellegrinaggio per Lourdes. Questi accetta di rimandare l’intervento chirurgico previsto. Al suo ritorno, Amélie non ha più bisognodi cure, ed ancor meno di operazioni. La sua affezione è guarita, senza postumi. Si sente libera e rivive. Ogni movimento che prima le procurava doloriora è una vittoria sulla sofferenza.
  3. Clémentine TROUVÉ (Suor Agnès-Marie). Un giorno di festa per Lourdes! Nata nel 1878, a Azay le Boulé (Francia). Malattia : Osteo-periostite del piede destro Guarita il 21 agosto 1891, a 14 anni, diventerà Suor Agnès Marie. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Amette, arcivescovo di Parigi. Il 21 agosto 1891 resterà negli annali di Lourdes come un giorno felice: avvengono infatti due guarigioni, quella di Amélie Chagnon e quella di Clémentine Trouvé. La malattia e le lesioni sono praticamente le stesse: osteoporosi tubercolare del calcagno destro. Ilmedico che aveva scritto il certificato per la partenza di Clémentine, l’11 giugno 1891, riteneva che per questa malattia fosse necessaria al più presto un’operazione radicale… oppure un trattamento di lungo periodo. Lo stesso medico che la rivedrà dopo la sua guarigione, avvenuta alle piscine il 21 agosto, certificherà “che presenta

solamente segni cicatriziali” della sua malattia precedente, dalla quale “è attualmente guarita”. Più tardi, diventerà Piccola Suora dell’Assunzione, con il nome di Suor Agnès Marie. Clémentine è menzionata nel “Lourdes” di Zola con il nome di Sophie Couteau.

  1. Marie LEBRANCHU (Signora Wuiplier). Nata nel 1857, residente a Parigi (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare (Espettorato positivoper il Bacillo di Koch). Guarita il 20 agosto 1892, a 35 Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Amette, arcivescovo

 

di Parigi. Le guarigioni di Marie Lebranchu e di Marie Lemarchand vengono spesso associate, perché queste due ammalate, giunte entrambe a Lourdes da Parigi con il Pellegrinaggio Nazionale, sono guarite con un giorno di intervallo rispettivamente il 20 e 21 agosto 1892. Inoltre, entrambe erano affette da tubercolosi polmonare grave da anni ed erano arrivate all’ultimo stadio della malattia. La prima non pesava che 24 chili quando è uscita dalle piscine…guarita. La seconda aveva piaghe ulcerose sul viso. Entrambe hanno avuto l’occasione di incontrare lo scrittore Emile Zola, venuto a Lourdes per preparare un libro. Nel suo libro “Lourdes”, il romanziere, dopo aver dipinto la sorte poco invidiabile di Marie Lebranchu con lo

pseudonimo di Grivotte, la fa morire nel treno del ritorno, mentre ha vissuto in perfetta salute fino al 1920! Quanto a Marie Lemarchand, chiamata Elise Roquet sotto la penna di Zola, ebbe avuto otto figli e morì molti anni dopo il riconoscimento della sua miracolosa guarigione.

  1. Marie LEMARCHAND (Mrs Authier). Nata nel 1874, a Caen (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare con ulcere al volto e alla Guarita il 21 agosto 1892, a 18 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons Amette, arcivescovo di Parigi.
  2. Elisa LESAGE. Nata nel 1874, a Bucquoi (Francia). Malattia : Osteo-artrite tubercolare del ginocchio. Guarita il 21 agosto 1892, a 18 anni. Miracolo riconosciuto il 4 febbraio 1908 da Mons. Alfred Williez, vescovo di Arras. Anche in questo caso si tratta di una infezione tubercolosa delginocchio destro, un “tumore bianco”, così frequente allora presso gli La guarigione inattesa è arrivata dopo un bagno, il 21 agosto 1892. Il giorno stesso il Bureau delle Constatazioni Mediche ha confermato la guarigione “senza alcun postumo o anchilosi”. Nel corso del PellegrinaggioNazionale del 1893 e del 1894, questa giovane donna è stata riesaminata. Sedici anni dopo, non essendosi manifestata nessuna ricaduta, il suo vescovo la ha dichiarata miracolata. Le guarigioni gemelle, segno di contraddizione
  3. Sr MARIE DE LA PRÉSENTATION (Sylvie Delporte). Inizia a sentirsi meglio sul treno all’andata… Nata il 15 febbraio 1846,residente a Lille (Francia) come Suora Francescana della propaganda della Malattia : Gastroenterite cronica tubercolare. Guarita il 29 agosto1892, a 46 anni. Miracolo riconosciuto il 15 agosto 1908 da Mons. François Delamaire, Coadiutore di Cambrai. Suor Marie vuole assolutamente recarsi a Lourdes. I congiunti ed il medico curante si sentono talmente impotenti davanti al suo caso, che non tentano nemmeno di dissuaderla. Ciò chel’aspetta sono due giorni faticosi, quanto occorre per raggiungere Lourdes dalla sua regione del nord. Ma cosa sono due giorni rispetto a dodici anni disofferenza con questa “gastroenterite cronica tubercolosa” che le cure non riescono più ad arginare? Già sul treno sopraggiunge qualche miglioramento, cosa che le permette di alimentarsi un po’ . A Lourdes, nella chiesa del Rosario, mentre prega, avverte dolori allo stomaco come non aveva mai sentiti, perl’ultima volta. E poi, sopravviene una guarigione completa.
  4. Padre CIRETTE. Un fortissimo desiderio di andare alla Grotta… Nato a Poses (Eure), il 15 marzo 1847, residente a Baumontel(Francia). Malattia : Sclerosi spinale antero-laterale. Guarita il 31 agosto 1893, a 46 anni. Miracolo riconosciuto l’11 febbraio 1907 da Mons. Philippe Meunier, vescovo di Evreux. Dopo una brutta influenza, nel mese di gennaio 1892, il parroco di una parrocchia della diocesi di Evreux viene colpito da manifestazioni nervose e da confusione I parrocchiani non sanno cosa fare. Non è più nemmeno capace di camminare normalmente. Ha perso l’ autonomia, la parola, la memoria. Cosciente del suo stato, il morale è a terra e le cure prescritte sono inefficaci. Nell’agosto 1893 egli decide di andare aLourdes. Sfortunatamente, la sua diocesi non organizza pellegrinaggi in quell’anno. Vi si recherà

 

allora con la diocesi di Rouen. Arrivato il 29 agosto, si presenta alle piscine solo due giorni dopo. Egli dice: “per non prendere il posto di un altro ammalato che potrebbe ottenervi la guarigione”.

Sull’istante non avverte nessuna sensazione particolare, ma più tardi, dopo il pranzo di mezzogiorno, sente un violento desiderio di recarsi alla Grotta. Partein quella direzione e presto si rende conto di non aver più bisogno delle stampelle. È guarito… in modo completo… repentino… inatteso. Ritornato a casa, si può immaginare l’effetto prodotto sui suoi familiari e sui suoi parrocchiani! Può riprendere tutte le attività e la sua funzione di parroco della parrocchia di Beaumontel.

  1. Aurélie HUPRELLE. All’età in cui si fanno progetti, lei si dispera… Nata nel 1869, residente a Saint Martin le Noeud (Francia). Malattia : Tisi polmonare acuta. Guarita il 21 agosto 1895, a 26 anni. Miracolo riconosciuto il 1° maggio 1908 da Mons. Marie Jean Douais, Vescovo di Beauvais. Aurélie è presa da una grande disperazione. Nell’età in cui gli altri hanno la testa piena di progetti, questa giovane donna di 26 anni non ha piùniente da sperare nella Manifestamente colpita da mesi dalla tubercolosi polmonare, decide di partire per Lourdes con il PellegrinaggioNazionale, contro il parere del suo medico. Il viaggio è effettivamente molto faticoso, al punto che al suo arrivo a Lourdes, il 21 agosto 1895, ècompletamente sfinita. Dopo essere scesa dal treno, viene trasportata alle piscine per esservi bagnata. E subito sente un grande sollievo! Immediatamente, si sente radicalmente guarita. Riprende gusto alla vita. I medici presenti a Lourdes quel giorno si riuniscono al Bureau delle Constatazioni Mediche dove Aurélie viene accompagnata per due volte. Questi non possono che confermare la sua guarigione. Di ritorno a casa, il suo medico curante, scriverà del suosconcerto per “questa guarigione completa ed immediata”. Tredici anni dopo Aurélie è una giovane donna in piena forma, anche se la sua guarigione èoggetto di una contro inchiesta medica in occasione di una campagna denigratoria condotta da alcuni medici che sostengono che la malattia di Aurélie fosse puramente nervosa. In occasione del Cinquantesimo Anniversario delle Apparizioni della Madonna di Lourdes, su richiesta del vescovo di Beauvais, viene nuovamente interrogata ed esaminata. Le due inchieste sono arrivate alla medesima conclusione: si trattava di una tubercolosi, guarita in modorepentino, certo e durevole. Il vescovo la dichiara allora miracolata.
  2. Esther BRACHMANN. “Tiratemi fuori da questo mortorio!” Nata a Parigi, nel 1881 (Francia). Malattia : Peritonite tubercolare. Guarita a Lourdes il 21 agosto 1896, a 15 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. Léon Amette, arcivescovo di Parigi. Esther non conducepiù una vita da A 15 anni, ha l’impressione che l’ospedale di Villepinte sia un autentico mortorio. Questa impressione non è lontano dall’essere condivisa dalla dozzina di compagne, anch’esse tubercolose, che compiono, come lei, questo pellegrinaggio dell’ultima opportunità. Siamonell’agosto del 1896. Il 21 agosto mattina, gli hospitalier di Notre Dame de Salut, fedeli servitori degli ammalati del Pellegrinaggio Nazionale, la fanno scendere dal treno e la trasportano alla Grotta e, da là, alle piscine. Ne esce con la certezza di essere guarita. I dolori sono cessati… Il gonfiore del suoventre scomparso. Può camminare… ha fame. Ma una domanda la rode: “Perché io?”. Nel pomeriggio, segue come una persona sana le attività delpellegrinaggio. Due giorni dopo, viene accompagnata al Bureau delle Constatazioni Mediche dove i medici, in seguito ad un attento esame, confermano la guarigione. Di ritorno a Villepinte, i medici curanti rimangono di stucco, sbalorditi, sconcertati. Tengono Esther in osservazione per un anno! Solo nel1897, di ritorno dal pellegrinaggio di ringraziamento, si degnano di redigere un certificato dove lei viene riconosciuta “guarita dal suo ritorno daLourdes, nel 1896”. Nel 1908, viene

 

esaminata nuovamente ed in perfetta salute, in occasione dell’inchiesta aperta dall’arcivescovo di Parigi, Mons. Leon Amette, in vista del riconoscimento di questa guarigione così come di quelle di Clementine Trouvé e di Marie Lesage e Lemarchand, le involontarie eroine di un “romanzo” di Zola!

  1. Jeanne Tutto il pellegrinaggio ha pregato per la sua guarigione… Nata l’8 settembre 1877, a Tours (Francia).Malattia : Morbo di Pott lombare con piede deforme neuropatico. Guarita l’8 settembre 1897, a 20 anni. Miracolo riconosciuto il 27 ottobre 1907 da Mons. René François Renou, arcivescovo di Tours. Distruzione tubercolosa di due o tre vertebre (male di Pott), ascesso all’osso della coscia destra, atrofia muscolare e piede varo… Che quadro! Jeanne, ancora quasi adolescente, si sente assalita. Da quando la malattia ha colpito la colonna vertebrale, ilmorale è veramente a terra. Da corretto professionista, il suo medico curante, il 7 agosto 1897, mette nero su bianco sulle sue condizioni disperate. All’inizio di

settembre Jeanne arriva a Lourdes in condizioni talmente gravi che viene posta su di una lettiga di vimini per alleviarle il dolore! Tutto il pellegrinaggio spera nella sua guarigione. L’8 settembre, giorno del suo 20° compleanno, partecipa alla processione del Santissimo Sacramento e proprio il suo vescovo che porta l’ostensorio. Questi la benedice una prima volta passandole davanti, poi ritorna sui suoi passi e la benedice una seconda volta. In quel precisomomento, lei si sente guarita… Esaminata al Bureau delle Constatazioni Mediche il giorno successivo ed anche l’anno seguente, i medici rilevano lapersistenza di questa guarigione completa, improvvisa e duratura del suo male. Il miracolo sarà riconosciuto dall’arcivescovo dieci anni più tardi.

  1. Clémentine E all’indomani del bagno, più niente… Nata a Granvilliers, il 22 novembre 1872, residente a Gaudechard (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare con emoftoe. Guarita il 21 agosto 1898, a 25 anni. Miracolo riconosciuto il 1° novembre 1908 da Mons. Marie Jean Douais, vescovo di Beauvais. È la disperazione che spinge Clémentine ad intraprendere il viaggio a Lourdes. Da cinque anni, ormai, assiste allaprogressione di questa sinistra malattia: la tubercolosi. A 20 anni inizia a sputare sangue. Per cinque anni le sue condizioni si aggravanoprogressivamente ed inesorabilmente. Come altri, decide come ultima risorsa di venire a Lourdes. Dal suo arrivo con il Pellegrinaggio Nazionale del1898, dopo un viaggio estenuante, viene condotta alle piscine. Ma è solo dopo il bagno dell’indomani che avverte un netto miglioramento del suostato fisico. Viene esaminata al Bureau delle Constatazioni Mediche il 21 e 22 agosto 1898 e ancora il 21 agosto 1899. La sua guarigione viene consideratacome certa. Dieci anni dopo una nuova inchiesta giungerà alle stesse conclusioni.
  2. Rose FRANÇOIS. Proprio prima dell’amputazione! Nata Rose LABREUVOIES, nel 1863, a Parigi (Francia). Malattia :Flemmone fistolizzato al braccio destro con enorme Guarita il 20 agosto 1899, a 36 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1908 da Mons. JeanAmette, Arcivescovo di Parigi. Rose arriva a Lourdes nel 1899, dopo aver subito cinque operazioni chirurgiche. Per cinque volte i medici hanno tentato di toglierle l’infezione al braccio destro, ma invano. Viene quindi presa in considerazione l’amputazione… Tra il 20 e il 22 agosto 1899 sopraggiunge un miglioramento incredibile: l’edema scompare, le fistole si chiudono. non resta più nessun dolore né rigidità. Al suo ritorno a Parigi, l’anziana ammalata si affretta a farsi esaminare di nuovo dopo aver ripreso la normale attività della mano destra. La sua guarigione, completa ed imprevedibile, è reale e persisterà.
  3. Padre SALVADOR. Racconta per obbedienza… Frate Cappuccino, nato nel 1862 a Rotelle, residente a Dinard (Francia).Malattia : Peritonite Guarito il 25

 

giugno 1900, a 39 anni. Miracolo riconosciuto il 1° luglio 1908 da Mons. A. Dubourg, arcivescovo di Rennes. La cronologia medica di Padre Salvadorè tristemente classica: la tubercolosi ha colpito i polmoni nel 1898; due anni dopo, nel gennaio 1900, si manifesta una peritonite tubercolosa. Alla vigiliadella sua partenza per Lourdes, i medici lo ritengono incurabile, condannato e si oppongono anche alla sua partenza. Arrivato a Lourdes il 25 giugno 1900 si fa immediatamente condurre alle piscine. Alcuni istanti dopo, la grande sorpresa: è trasformato e come ringiovanito. In pratica è irriconoscibile. La guarigione è avvenuta al di là di ogni dubbio sia per lui che per i presenti. La sera stessa, ritrova un solido appetito poi si addormenta con i pugni chiusi. Questo non gli era più stato possibile da tanto tempo… L’indomani, 26 giugno, i suoi accompagnatori lo spingono a far sapere quello che gli è accaduto.Egli accetta, per obbedienza, di sottomettersi agli esami dei medici del Bureau delle Constatazioni Mediche. Nessun segno della sua terribile malattia è più visibile e non riapparirà mai più.

  1. Suor MAXIMILIEN (Nun of l’Espérance). Il suo tumore al fegato è scomparso… Nata nel 1858, residente al convento delleSuore della Speranza, a Marsiglia (Francia) Malattia : Cisti idatidea del fegato, flebite arto inferiore Guarita il 20 maggio 1901, a 43 anni. Miracolo riconosciuto il 5 febbraio 1908 dal cardinale Paulin Andrieu, vescovo di Marsiglia. Siamo al 21 maggio 1901. E’ giunta a Lourdes il giorno prima, nell’anonimato più completo, una religiosa di 43 anni colpita da un tumore al fegato. Oggi, suor Maximilien osa presentarsi al Bureau delle ConstatazioniMediche, davanti ad una platea di medici che la scrutano, la giudicano. La religiosa racconta la storia incredibile della sua malattia, la cuievoluzione si è bruscamente interrotta il giorno prima. A 43 anni, ammalata da 15 anni, costretta sempre a letto da 5 anni, era considerata incurabile. Inoltre, il suo stato di salute era stato complicato da una flebite alla gamba sinistra. Al convento delle suore della Speranza di Marsiglia tutti sapevano che la medicina non dava nessuna speranza. Con questa prospettiva di una morte prossima è giunta a Lourdes il 20 maggio 1901. Appena arrivata si è fatta condurre alle piscine. Qualche minuto più tardi ne è uscita sulle proprie gambe e guarita! Il gonfiore del suo addome e della sua gamba erano completamente scomparsi!
  2. Marie SAVOYE. Passa il Santissimo Sacramento, la sua piaga si richiude… Nata nel 1877, residente a Caveau Cambresis (Francia).Malattia : Vizio mitralico reumatico Guarita il 20 settembre 1901, a 24 anni. Miracolo riconosciuto il 15 agosto 1908 da Mons. FrançoisDelamaire, Coadiutore di Cambrai. Lei è là, sul sagrato del Rosario, in uno stato fisico miserando, scheletrica, debole esanime… Ma cosa può aspettare da questa benedizione del Santissimo Sacramento? Da quattro anni soffre delle conseguenze di un reumatismo infettivo; da tredici mesi, una malattia al cuore ha aggravato la sua condizione fisica già compromessa. La malattia, la privazione quasi totale di cibo e le lacerazioni e le espettorazioni di sangue laprovano oltre misura. E’ così debole che gli hospitalier di Lourdes non hanno nemmeno osato immergerla nella piscina. Il 20 settembre 1901, sotto la benedizione del Santissimo Sacramento, guarisce di una piaga alla schiena. Ritornata ad una vita normale, Maria Savoye renderà agli altri le cure e l’attenzione che ha ricevuto durante la sua lunga malattia.
  3. Johanna BÉZENAC. Sfigurata, ritrova all’improvviso il suo vero volto… Nata Dubos, nel 1876, residente a Saint Laurent des Bâtons (Francia). Malattia : Cachessia da causa sconosciuta, impetigine alle palpebre e alla fronte. Guarita l’8 agosto 1904, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il 2 luglio 1908 da Mons. Henri J. Bougoin, vescovo di Perigueux. Negli ultimi mesi, Johanna non osa più Un’infezione alla pelle le corrode ilviso ogni giorno di più. Ma

 

questa malattia che la prende ormai fino alla radice dei capelli non è che la manifestazione più evidente… Tutto era cominciato, infatti, nella gioia: la nascita di un bambino. Ma in seguito ad un lungo ed estenuante periodo di allattamento, Johanna viene colpita, nel marzo 1901, da una polmonite grave chemaschera in effetti l’apparizione della tubercolosi. Le cure si rivelano inefficaci. In seguito, la situazione si aggrava ancora, in particolare per questainfezione della pelle che la colpisce nella sua dignità di donna. Venuta a Lourdes con il pellegrinaggio diocesano, ne riparte apparentemente guarita. Il Bureau delle Constatazioni Mediche dispone, a proposito di questa guarigione, un breve racconto. Pare che Johanna sia guarita in due giornate, l’8 e il9 agosto 1904 e che questa guarigione sia legata all’acqua della sorgente, utilizzata sia per il bagno che come lozione. Il 4 ottobre 1904, ovvero 2 mesi dopo il suo pellegrinaggio, il medico curante constata, in seguito ad un esame scrupoloso, “la guarigione assoluta dello stato generale e di quello locale”.

  1. Suor SAINT HILAIRE (Lucie Jupin). Solo un po’ di pelle sulle ossa… Nata Lucie Jupin nel 1865 Superiora del Convento diPeyreleau (Congregazione di Joseph de Clervaux) (Francia). Malattia : Neoplasia addominale. Guarita il 20 agosto 1904, a 39 anni. Miracolo riconosciuto il 10 maggio da Mons. Charles de Ligonnes, vescovo di Rodez. Quando Suor Saint Hilaire giunge a Lourdes, nell’agosto 1904, le è rimasta solo un po’ di pelle sulle ossa. La superiora del convento non è che l’ombra di se stessa. I suoi problemi sono iniziati con una semplice gastroenterite nell’agosto 1903. Di settimana in settimana, la sua salute peggiora, come se la malattia fosse ribelle ai trattamenti. Sei mesi dopo, compare un tumore al fianco destro. In qualche mese l’aggravamento dello stato generale continua, con perdita di peso fino a 42 Kg. Nell’ agosto 1904 arriva a Lourdes in queste condizioni, con il Pellegrinaggio Nazionale. Fin dai primi bagni nell’acqua della Grotta, lei si sente rinvigorita… ritrova l’appetito. È come su unanuvola. Ha, tuttavia, bisogno di alcune ore per realizzare concretamente di essere guarita e dichiararlo al Bureau delle Constatazioni Mediche. Al suoritorno presso la comunità riprende “una vita di lavoro e di fatica”. In segno di riconoscimento, tornerà spesso a Lourdes, con il pellegrinaggio di Rodez.
  2. Suor SAINTE BÉATRIX (Rosalie Vildier). Guarita due volte! Nata Rosalie Vildier nel 1862, residente a Evreux (Francia). Malattia : Laringo-bronchite, Guarita il 31 agosto 1904, a 42 anni. Miracolo riconosciuto il 25 marzo 1908 da Mons. PhilippeMeunier, vescovo di Evreux. Tra i 32 e i 42 anni, Rosalie ha perso la salute. Indebolimento generale, perdita della voce, espettorazione sanguinante e purulenta, cachessia… Per i medici che l’assistono, è la firma di una malattia che, a quel tempo, faceva delle stragi: la tubercolosi. La mattina dell’arrivo del pellegrinaggio diocesano di Evreux, si sente trasformata dopo un bagno alle piscine. Sottoposta ad esame due giorni dopo, al Bureau delle CostatazioniMediche, i medici devono riconoscere che non presenta più nulla di anormale, né alla laringe, né “al petto”. L’anno seguente, nel 1905, ritorna per ringraziare la Vergine Maria… e guarisce per la seconda volta, ancora alle piscine. Scompaiono i disturbi alla vista di cui soffriva da 15 anni!

 

  1. Marie-Thérèse Missionaria in Papuasia… Nata nel 1889, residente a Avenay (Francia). Malattia : Spondilite dorso-lombare. Guarita il 31 agosto 1905, a 15 anni. Miracolo riconosciuto l’11 febbraio 1908 dal cardinale Luçon, arcivescovo di Reims. Questa ragazza ha un destino straordinario: a più riprese, nella sua infanzia, è colpita da gravi malattie… nell’ agosto 1904, a 14 anni, le viene diagnosticata lamalattia di Pott, vale a dire la tubercolosi della colonna vertebrale. Arrivata a Lourdes un anno dopo, guarisce nel momento in cui entra nell’Ospedale Notre Dame dei Dolori, di ritorno dalla processione del Santissimo Sacramento. Non vi è più nessuna traccia della malattia. In seguito, vivrà un’esperienza mistica paragonabile a quella del Curato d’Ars. Dopo molte altre delusioni fisiche, diviene religiosa nel 1921, sotto la guida di Mons. de Boismenu,arcivescovo della Papuasia, fondatore del primo ordine di religiose autoctone, le Ancelle del Signore. Malgrado le condizioni di vita ed il clima difficili, Marie Thérèse in Papuasia compie meraviglie presso quella popolazione, alla quale si dedicherà fino al limite delle sue forze.

 

 

 

  1. Cécile DOUVILLE de FRANSSU. Testimone della fede fino a 106 anni… Nata il 26 dicembre 1885 a Tornai (Belgio). Malattia : Peritonite tubercolare. Guarita il 21 settembre 1905, a 19 Miracolo riconosciuto l’8 dicembre 1909 da Mons. Charles Gibier,vescovo di Versailles. Il 26 dicembre 1990, guardando questa donna che festeggia… 105 anni in famiglia, chi potrebbe immaginare che, all’età di 20anni, la sua speranza di vita non andava oltre qualche mese, qualche anno al massimo! I familiari che la circondavano quel giorno vivono insieme a leiil suo ultimo compleanno. Non lo sanno naturalmente, ma ciascuno è cosciente del destino straordinario di questa vecchia signora amata edaffettuosa. Ricordi, ricordi… alcuni dei quali dolorosi. Un continuo supplizio dall’età di 14 anni le uccide lentamente il morale. La malattia le ha sciupato l’infanzia e potrebbe anche impedirle di divenire adulta: ha infatti un tumore bianco del ginocchio, vale a dire la tubercolosi. Dopo quattro o cinque anni dicure attente, senza successo apparente, viene deciso, nel giugno 1904, di tentare

un intervento. Quasi nello stesso momento si manifesta una peritonite tubercolosa. I mesi passano, il suo stato peggiora. “Voglio andare a Lourdes!”. Quando esprime questo desiderio, nel maggio 1905, Cécile è quasi senza forze, si sente consumata dall’interno dai dolori e dalla febbre. Davanti ai pochirisultati e malgrado la precarietà del suo stato generale, il viaggio viene realizzato nel mese di settembre, non senza preoccupazione. A Lourdes, il21 settembre 1905, con infinite precauzioni, viene condotta alle piscine, dalle quali esce guarita… e per molto tempo!

 

 

 

  1. Antonia MOULIN. La speranza legata al corpo… Nata il 13 aprile 1877 a Vienna (Francia). Malattia : Osteitefistolizzata femore destro con artrite al Guarita il 10 agosto 1907, a 30 anni. Miracolo riconosciuto il 6 novembre 1911 da Mons. Paul E.Henry, vescovo di Grenoble. Dopo cinque giorni trascorsi a Lourdes nel 1905, Antonia riparte per tornare a casa senza alcun miglioramento del suostato di salute. Interiormente, vive quella sorta di dubbio e frustrazione che provano tanti ammalati non guariti. Cosa posso sperare adesso, dopo Lourdes? Ma, nel profondo del suo animo, la speranza non è morta… Il suo calvario è iniziato nel febbraio 1905. Alla svolta di una malattia benigna,sopravviene un ascesso alla gamba destra, sufficientemente grave da obbligarla a restare sei mesi all’ospedale. La sua vita diviene allora un andirivieniincessante tra la casa e l’ospedale. Il suo stato generale peggiora irrimediabilmente. Nell’ agosto 1907 parte nuovamente per Lourdes, due anni dopo lasua prima esperienza. Vi arriva come ammalata incurabile… ma con grande speranza. Due giorni dopo il suo arrivo, il 10 agosto, viene condotta ancorauna volta alle piscine. Al momento di fasciarla di nuovo ci si rende conto che la sua piaga è cicatrizzata, la sua gamba è come “nuova”! Al suo ritorno al“paese”, provoca lo stupore di tutti, in particolare del suo medico.

 

 

 

  1. Marie La sera, il bendaggio è pulito ed asciutto… Nata il 14 novembre 1879, residente a Mende (Francia). Malattia : Sei fistole pio-stercoracee, in regione lombare e addominale. Guarita il 21-22 agosto 1907, a 27 anni. Miracolo riconosciuto il 4 giugno 1911 da Jacques Gely, Vescovo di Mende. Quando può Marie sente il dovere di mettersi al servizio degli ammalati a Lourdes. Prega anche molto per loro. Bisogna dire che ha una buona ragione, e non delle più piccole: la sua guarigione immediata e definitiva. Chi l’ha conosciuta prima del 21 agosto 1919, sa qual è il segreto del fervore e dell’abnegazione di Marie Borel. Dopo molte crisi di appendicite acuta, viene operata nel 1903. In capo a qualche mese, nel1904, sopra alla cicatrice si manifesta un ascesso che i medici tentano di curare e chiudere. Dal 1905 compaiono altri ascessi ancora più gravi. Sireca a Lourdes a partire dal 17 agosto 1907, con il

 

Pellegrinaggio Nazionale. Il 21 agosto mattina, il suo bendaggio viene rifatto. Alla sera, il bendaggio è asciutto e pulito: le lesioni si sono cicatrizzate.L’indomani, viene constatata, all’uscita dal bagno alle piscine, la stessa guarigione per altre due piaghe.

  1. Virginie HAUDEBOURG. 50 anni dopo, il grazie a Maria. Nata nel 1886 a Lons le Saunier (Francia). Malattia : Cistite tubercolare, nefrite. Guarita il 17 maggio 1908, a 22 anni. Miracolo riconosciuto il 25 novembre 1912 da Mons. François A. Mallet, vescovo di Saint Claude. L’anno 1958, per il centenario delle apparizioni di Maria alla Grotta, Virginie ha assolutamente voluto fare un pellegrinaggio a Qui, cinquant’anni prima, èrinata: aveva 22 anni. La sua vita di orfana ammalata era improvvisamente cambiata quando il laboratorio, nel luglio 1904, fece pervenire i risultatidelle analisi, accolti con freddezza dal suo medico. Egli deve annunciare la terribile notizia: la malattia è incurabile e fatale… ma la sua evoluzione potrebbe essere lunga. L’essenziale viene detto. Virginie ascolta quasi distrattamente il nome del male che l’ha colpita: infezione urinaria con nefrite e cistite, di natura tubercolosa. Nel maggio 1906, fa un primo pellegrinaggio a Lourdes ma le sue condizioni non migliorano. Nei primi mesi del 1908, i doloriaumentano senza tregua. Virginie non riesce più ad alzarsi. Decide allora di partecipare nuovamente al pellegrinaggio diocesano nel 1908… Ed il terzo giorno, durante la Benedizione del Santissimo Sacramento, sente un dolore violento che è il preludio alla sua guarigione. Passa una notte eccellente… eall’indomani mattina, molto semplicemente, si reca al Bureau delle Constatazioni Mediche: Virginie Haudelbourg è proprio guarita.
  2. Marie BIRÉ. Dopo il coma, Lourdes… Nata Marie Lucas l’8 ottobre 1866, a Sainte Gemme la Plaine (Francia). Malattia : Cecità di origine centrale, atrofia papillare bilaterale. Guarita il 5 agosto 1908, a 41 anni. Miracolo riconosciuto il 30 luglio 1910 da Mons. Clovis Joseph Catteau,vescovo di Luçon. Il 25 febbraio 1908 Marie esce dal coma ma nella notte vi Eccola divenuta cieca! Dopo aver ritrovato il suo spirito, desidera andare a Lourdes. La sua vita oscilla da una decina di giorni: il 14 febbraio 1908, all’improvviso, ha presentato segni allarmanti: vomito di sangue,stato pre-cancrenoso dell’avambraccio e della mano sinistra con dolori molto intensi. Tre o quattro giorni dopo, cade in coma per cause cerebrali. Il 5 agosto 1908, Marie compie questo pellegrinaggio tanto desiderato. Dopo una messa alla Grotta essa recupera immediatamente la vista. Esaminata ilgiorno stesso da un oculista, bisogna ammettere un fenomeno incredibile: le cause anatomiche della cecità non sono scomparse, ma Marie può,malgrado tutto, leggere i caratteri più piccoli del giornale che i medici le sottopongono. Negli anni successivi, viene esaminata di nuovo dai medici. Non esiste più alcuna lesione. La sua guarigione viene riconosciuta come totale e persistente.
  3. Aimée ALLOPE. Dopo la comunione alla Grotta, 10 anni di sofferenza vengono cancellati. Nata nel 1872, residente a Vern (Francia). Malattia : Numerosi ascessi tubercolari, di cui 4 fistolizzati, della parete addominale anteriore. Guarita il 28 maggio, a 37 Miracoloriconosciuto il 5 agosto 1910 da Mon. Joseph Rumeau, vescovo di Angers. Aimée ha appena ricevuto la comunione. La messa alla Grotta è finita.Improvvisamente, avverte

 

una sensazione indescrivibile. Vive una specie di benessere che non avrebbe mai sperato di provare. La sofferenza si placa, le sue piaghe si chiudono. Dieci anni di evoluzione della malattia vengono cancellati. È incredibile! Nel 1898, all’età di 26 anni, ha subito prima l’asportazione di un rene, seguita,qualche anno dopo, da altre due operazioni per tumori e tubercolosi del fianco destro. Qualche giorno prima del suo arrivo a Lourdes, presentava enormi ascessi, uno stato generale grave, un peso di 44 Kg. I primi giorni del suo pellegrinaggio si erano svolti senza alcun miglioramento. Bisognava medicarla 2 volte al giorno, tanto le sue piaghe suppuravano. E adesso eccola guarita! Questa guarigione rapida e radicale è duratura e l’ex ammalata ha ripreso una vitanormale e… 10 Kg. in 10 mesi.

  1. Juliette ORION. Privata del pellegrinaggio guarisce comunque! Nata nel 1886, residente a Saint Hilaire de Voust (Francia). Malattia: Tubercolosi polmonare e laringea, mastoidite sinistra suppurata. Guarita il 22 luglio 1910, a 24 anni. Miracolo riconosciuto il 18 ottobre 1913 da Mons. Clovis Joseph Catteau, vescovo di Luçon. La notizia che le è appena stata annunciata, in quel mese di luglio, avrebbe potuto sotterrare definitivamentetutte le sue No, non la si vuole nemmeno accompagnare a Lourdes. I medici le hanno già fatto capire che è condannata a breve termine. Allora perché combattere ancora? Ma lei si riprende all’improvviso. “Tanto peggio, che partano senza di me. Anche nel mio letto di sofferenza, a moltecentinaia di chilometri da Lourdes, la Madonna mi ascolta lo stesso”. E quella notte, mentre prega la Madonna di Lourdes, Juliette si senteimprovvisamente molto meglio. Il mattino del 23 luglio 1910 ha recuperato la voce e chiede da mangiare. Il suo medico viene convocato e dopo uncoscienzioso esame, constata una guarigione “che non dipende da lui”. Egli confessa la sua totale incomprensione. Per la prima volta, forse, la vita sorride a Juliette. Sin dalla più tenera età, infatti, soffriva. Orfana di padre, era stata messa a servizio in “città”. Si era ammalata subito ed aveva cominciato apresentare segni di tubercolosi. Ritornata a casa e successivamente in ospedale, il suo stato generale era peggiorato al punto di andare talora in coma.Conoscete il resto della storia.
  2. Marie FABRE. A 30 anni, consumata da tre gravidanze ravvicinate, rinasce all’improvviso. Nata nel 1879, residente a Montredon(Francia). Malattia : Enterite muco-membranosa, prolasso uterino. Guarita il 26 settembre 1911, a 32 anni. Miracolo riconosciuto l’8 settembre 1912 da Mons. Peree Cezerac, vescovo di Cahors. A trent’anni, Marie si sente già consumata dalla Andata sposa ad un coltivatore, come tante altre giovanidonne a quell’epoca, ha avuto la salute compromessa da tre gravidanze ravvicinate, seguite da parti difficili. Inoltre soffre di una malattia digestivache le impedisce di alimentarsi normalmente. Per lei ogni giorno è una nuova lotta. Per più di un anno i trattamenti prescritti restano senza effetto. Sitrova in uno stato pietoso e fa il primo voto di andare a Lourdes durante l’estate 1911. Il viaggio che intraprende il 24 settembre, con suo marito, assomiglia più ad un’avventura che a un pellegrinaggio: arriva a Lourdes in un tale stato di debolezza che, per un giorno e mezzo, non si considera prudente accompagnarla alla Grotta e nemmeno alle piscine. Il 26 pomeriggio viene deciso di farla partecipare alla Benedizione del Santissimo Sacramento. Dopoaverla ricevuta, Marie si sente invasa da un improvviso benessere, parla e si alza. Riaccompagnata all’ospedale, chiamato allora “dei sette Dolori”, chiede da mangiare, lei che, da due anni, non aveva più assunto un alimento solido. Alcuni giorni più tardi rientra con gioia alla sua casa, dove può riprenderesubito una vita normale.

 

 

 

  1. Henriette Una “diffusa sensazione dolorosa”… Nata nel 1896 a Nizza (Francia). Malattia :Morbo di Pott, paraplegia. Guarita il 3 luglio 1924, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il 4 giugno 1957 da Mons. Paul Rémond, arcivescovo di Nizza. Lamattina del 4 luglio 1924, le sue gambe sono ancora anchilosate, ma questo è irrilevante rispetto al pietoso stato in cui versava solo un giorno prima. La guarigione è arrivata violentemente, con “una sensazione generale dolorosa”. Dopo la tempesta interiore, con gli occhi fissi sulla Grotta, davanti alla quale era stata accompagnata dopo la benedizione del Santissimo Sacramento, si è sentita guarita e si è risollevata. Da sei anni non poteva compiere quelmovimento. Infermiera militare dal 1914, dopo la guerra, nell’ottobre del 1918, era stata ammessa negli ospedali dell’esercito come ammalata a causa del “Mal di Pott”. Tra la fine della guerra e l’inizio del 1922, rimarrà nell’ospedale militare, dove, immobilizzata in un busto di gesso, subirà dolorosi trattamenti contro la paraplegia completa e l’incontinenza. Nonostante l’evidenza della guarigione sopraggiunta il 3 luglio 1924, i medici che la esaminano non abbandonano la prudenza. Decidono di aspettare. Alla fine di settembre del 1924, tre certificati medici portano la conferma: la guarigione è completa, durevole, collegabile in stretto legame a Lourdes. A Nizza, il vescovo ausiliario autorizza prima della fine dell’anno una cerimonia religiosa di ringraziamento, alla quale partecipa personalmente. Oltre 30 anni dopo, su espressa richiesta delle autorità di Lourdes, questa guarigione è ufficialmentericonosciuta da Mons. Rémond, il 4 giugno 1957. Quattro anni dopo Henriette muore a Lione per problemi cardiaci.
  2. Lydia BROSSE. Una volta guarita, si vota agli ammalati… Nata il 14 ottobre 1889, residente a Saint Raphaël (Francia). Malattia : Fistole tubercolari multiple con vasti scollamenti in regione glutea Guarita l’11 ottobre 1930, a 41 anni. Miracolo riconosciuto il 5 agosto 1958da Mons. Jean Guyot, vescovo di Coutances. Nel settembre 1984 Lourdes perde una delle sue più fedeli hospitalier: Lydia Brosse, morta all’età di 95 anni. Ha servito gli ammalati con tutte le sue forze e con tutta la sua anima. Perché una tale abnegazione? La risposta è semplice: ha voluto rendereun po’ di quello che aveva ricevuto. Perché contro ogni attesa, un giorno dell’ ottobre 1930, Dio, nel quale crede devotamente, ha guarito le piaghe di questa piccola donna di 40 chili. Lydia aveva già avuto molte affezioni ossee, di origine tubercolare. Aveva subito diversi interventi per ascessimultipli e ripetuti. Era stremata, dimagrita e anemica a causa di queste emorragie. Durante il suo pellegrinaggio nell’ottobre 1930, non si erariscontrato nessun miglioramento sensibile del suo stato. L’ultimo giorno, rinuncia al bagno alle piscine. È durante il viaggio di ritorno verso Saint Raphaël, che trova il desiderio e la forza di alzarsi. Le sue piaghe si chiudono. Al suo ritorno il medico curante constata “uno stato di salute fiorente, unacicatrizzazione completa…”. Durante tutti gli anni che seguiranno, Lydia si recherà a Lourdes con il pellegrinaggio del Rosario per dedicarsi agliammalati. Solo 28 anni dopo la sua guarigione, il

 

miracolo viene ufficialmente proclamato, non tanto per la perplessità dei medici, ma per la lentezza dei processi di riconoscimento.

  1. Suor MARIE MARGUERITE nata Françoise Guarita a centinaia di chilometri da Lourdes! Nata il 13 aprile 1872.Clarissa nel monastero di Rennes, dal
  2. Malattia : Ascesso del rene sinistro con edema flittenulare e « crisi cardiache ». Guarita il 22 gennaio 1937, a 64 anni. Miracolo riconosciuto il20 maggio 1946 dal cardinale Clement Roques, arcivescovo di Rennes. L’anno 1937 comincia molto male al convento delle Clarisse di Rennes. Ormai tutti sanno che Suor Marie Marguerite non lo trascorrerà. Stando così le cose, la comunità ha iniziato una novena di preghiera, cosa che potrebbe sembrare inutile. Intanto Marie Marguerite ha deciso di sostituire i propri medicamenti con l’acqua di Lourdes! Le medicine ormai non risultano più efficaci date le condizioni compromesse della sua salute. La malattia era iniziata nel 1924 con un ascesso al rene destro. Negli anni seguenti le crisi cardiache si eranoaggiunte ad un’evoluzione aggravata della sua ferita renale. Il suo stato non le permette assolutamente di avere una vita normale. Il 22 gennaio 1937 èl’ultimo dei nove giorni di preghiera che la sua comunità ha deciso di compiere per lei. Alla Elevazione, durante la messa alla quale assiste,all’improvviso avverte un immenso sollievo. Gli edemi scompaiono in un istante, i bendaggi troppo larghi delle sue gambe cadono, lei può mettere le scarpe e camminare!

Dall’indomani, riprende il suo compito di suora portinaia che aveva interrotto otto anni prima. Il suo medico curante ha talmente difficoltà a credere che sia veramente guarita che continuerà a sorvegliarla fino al 1945.

  1. Louise JAMAIN (Mrs Maître). Tutti morti … adesso, è il suo turno? Nata il 1° novembre 1914, a Parigi (Francia). Malattia : Tubercolosi polmonare, intestinale, Guarita il 1° aprile 1937, a 22 anni. Miracolo riconosciuto il 14 dicembre 1951 da Mons. MauriceFeltin, arcivescovo di Parigi. L’ospedale Laennec è formale: “Tubercolosi polmonare, intestinale e peritoneale”. Il suo certificato medico, purtroppo, è quello di tutta la sua famiglia. Louise è orfana di madre, ha avuto quattro fratelli tutti morti di tubercolosi… Paradossalmente, ha l’impressione di attendere il proprio turno da troppo tempo: da sette anni infatti è ricoverata per questa malattia! Come ultima risorsa, esprime il desiderio di recarsi a

Lourdes. Malgrado i consigli dei suoi familiari che temono che non ne ritornerà viva, lei partecipa al Pellegrinaggio delle Bernadette, dal 28 marzo al 4 aprile 1937. Il viaggio ed i primi giorni sono difficili, le vengono impartiti gli ultimi sacramenti il 30 marzo. Poi, la mattina del 1° aprile, dice di sentirsi perfettamente riposata e chiede da mangiare. Il 4 aprile, a Parigi, fa ritorno al reparto dell’ospedale dove l’attende un’immensa sorpresa! Più nessuna lesione, nessun microbo viene evidenziato. Sei settimane dopo, trova lavoro. Alcuni anni dopo, diventa la Signora Maitre, ed in seguito sarà mamma di due bambini.

 

  1. Francis PASCAL. Dopo una meningite… Nato il 2 ottobre 1934, residente a Beaucaire (Francia). Malattia : Cecità, paralisi degli arti inferiori. Guarito il 2 ottobre 1938, a 3 anni e 10 mesi. Miracolo riconosciuto il 31 maggio 1949 da Mons. Ch. de Provenchères,arcivescovo di Aix en È la seconda guarigione di un bambino piccolo, nella lista dei miracolati. La sua storia viene rivelata solo dopo 8anni a causa della Seconda Guerra Mondiale. Nel dicembre 1937 una meningite arriva a distruggere il corso della giovane esistenza di Francis. A 3 ani e 3 mesi, le conseguenze di questa terribile malattia sono pesanti da sopportare, per lui e per la sua famiglia: paralisi delle gambe e, meno gravemente, delle braccia e perdita della vista. Gli si concede una piccolissima speranza di vita… e purtroppo

questa prognosi viene certificata da una buona decina di medici che vengono consultati prima che il bambino venga condotto a Lourdes, alla fine dell’agosto del 1938. In seguito al secondo bagno il bimbo ritrova la vista e la sua paralisi scompare. Al suo ritorno a casa, egli viene nuovamente esaminato dai medici. Questi parlano allora di guarigione certa e scientificamente inspiegabile. Francis Pascal non ha più lasciato le rive del Rodanodove vive tranquillamente.

  1. Gabrielle CLAUZEL. Guarita in Algeria per intercessione della Madonna di Lourdes… Nata il 15 agosto 1894, residente a Oran (Algeria). Malattia : Spondilite Guarita il 15 agosto 1943, al suo domicilio, all’età di 49 anni. Miracolo riconosciuto il 18 marzo 1948 da Mons. Bertrand Lacaste, vescovo di Oran. Il 15 agosto 1943, Gabrielle chiede di essere condotta nella chiesa distante un centinaio di metri da casa sua. Dasette anni ormai soffre di un reumatismo vertebrale che la costringe a letto. La sua vita è attaccata ad un filo perché è tormentata da dolori checompromettono tutte le funzioni del suo organismo indebolito. Subito dopo la messa, essa si alza. Tutti sono stupefatti. E chi è insieme a lei, sconcertato da questa esplosione inattesa di vita, assiste sbalordito al suo ritorno a casa sulle sue gambe. Da quel momento non ha mai smesso di stare bene. Gabrielle associa la propria guarigione all’invocazione della Madonna di Lourdes e verrà esaminata al Bureau delle Constatazioni Mediche alla fine della SecondaGuerra Mondiale, il 19 agosto e il 12 settembre 1945. Muore nel marzo del 1982, a quasi 88 anni, con il cuore più giovane che mai!

 

 

 

  1. Yvonne FOURNIER. Un braccio che riprende vita… Nata nel gennaio 1923 a Limoges (Francia). Malattia : Sindrome estenso-progressiva postraumatica dell’arto superiore (Sindrome di Leriche). Guarita il 19 agosto 1945, a 22 anni. Miracolo riconosciuto il 14 novembre1959 dal cardinale Mons. Feltin, arcivescovo di Parigi. Dietro l’inutilità informale e

 

fredda di un formulario, compilato nel mese di gennaio 1940, che certifica un “Incidente sul lavoro”, si verifica un dramma umano. Yvonne, 17anni, ha avuto il braccio impigliato in una cinghia che lo ha torto violentemente. Non si è staccato ed apparentemente è stato evitato il peggio, tuttavia il trauma è stato tale che il braccio di Yvonne rimane completamente paralizzato. Durante i 5 anni e sei mesi successivi all’incidente, essa subisce 9interventi medici. Un tribunale le attribuisce una pensione di invalidità con una certificazione del 70%, che equivale all’amputazione di un arto. Yvonnepartecipa al Pellegrinaggio Nazionale del 1945, il primo dopo la guerra del 1939. Il 19 agosto, dopo un bagno, avverte un ritorno alla normalità del bracciosinistro: scompare il dolore e ricompaiono la mobilità e la forza. Sino alla fine della sua vita, Yvonne resterà sempre una pellegrina discreta e fedele di Lourdes.

  1. Rose MARTIN. Un cancro che non avrà l’ultima parola… Nata a Pérona, il 28 marzo 1901, residente a Nizza (Francia). Malattia :Cancro del collo uterino (epitelioma ghiandolare cilindrico). Guarita il 3 luglio 1947, a 46 Miracolo riconosciuto il 5 magio 1949 da Mons.Rémond, arcivescovo vescovo di Nizza. La morte ha colpito Rose là dove lei ha dato la vita. Il cancro al collo dell’utero guadagna terreno ogni giorno. L’operazione subita a Nizza, nel febbraio 1946, non ha risolto nulla. Il 30 giugno 1947, in uno stato semi comatoso, arriva a Lourdes. Al 3° bagno, si alza all’improvviso. Non ha più dolori e si comporta come una persona normale, salvo il fatto che la morfina iniettata massicciamente in questi ultimimesi la lascia ancora in uno stato di torpore. Ma lei è guarita, la vita riprende il suo corso. Rose riprenderà anche 17 Kg. in 10 mesi! Dopo essere passata al vaglio delle commissioni mediche, passa al vaglio dell’autorità religiosa che dovrà stilare l’atto di riconoscimento del miracolo. Ma questo tarda adarrivare. Allora, il 17 marzo 1958, su richiesta espressa da Mons. Théas, vescovo di Tarbes e Lourdes, Mons. Rémond, vescovo di Nizza, dichiara “approvate le conclusioni della Commissione Canonica in data 5 maggio 1949”, e certifica “che in questa guarigione vi è veramente un miracolo”.

 

 

 

  1. Jeanne GESTAS. Prima di guarire, ritrova il cammino della preghiera… Nata l’8 gennaio 1897, residente a Bègles (Francia). Malattia : Turbe dispeptiche con complicanze occlusive post-operatorie. Guarita il 22 agosto 1947, a 50 Miracolo riconosciuto il 13 luglio 1952 da Mons. Paul Richaud, arcivescovo di Bordeaux. Jeanne rimane stupita. Era così tanto tempo che non le capitava più una cosa del genereche l’aveva quasi esclusa dalla sua vita. Ma cosa? La preghiera. Appena arrivata a Lourdes, nel 1946, la vita di Jeanne, né facile né felice,costellata da sofferenze fisiche, comincia in effetti ad assumere un senso, senza che lei lo realizzi veramente. Pesa solamente 44 Kg. Ma ha ricominciato a pregare, e questo forse è essenziale. È come se una irragionevole speranza si impadronisse di lei… Al suo ritorno, il suo medico considera le suecondizioni con uno sguardo scettico. Un anno dopo, il 21

 

agosto 1947, parte ancora una volta per Lourdes, con il pellegrinaggio Nazionale. Nel corso del suo primo bagno, il 22 agosto, avverte una “sensazionedi sradicamento” che la spaventa. Trascorre, tuttavia, un pomeriggio abbastanza buono. L’indomani, fa nuovamente il bagno. Questa volta escedalle piscine con la sicurezza di essere guarita. Il giorno stesso, abbandona ogni precauzione alimentare. Torna a casa e riprende la sua normale attività, il gusto alla vita, e… del peso!

  1. Marie Thérèse CANIN. Un corpo gracile toccato dalla grazia… Nata nel 1910, residente a Marsiglia (Francia). Malattia : Morbo di Pott dorso-lombare e peritonite tubercolare Guarita il 9 ottobre 1947, all’età di 37 anni. Miracolo riconosciuto il 6 giugno 1952 da Mons, Jean Delay, arcivescovo di Marsiglia. La storia di Marie Thérèse è tristemente banale. Nel 1936, all’età di 26 anni, la tubercolosi che ha già ucciso i suoi genitori la colpisce a livello della colonna vertebrale (Mal di Pott) e dell’addome. Durante i 10 anni che seguono, essa vive al ritmo di ricoveri, di miglioramenti passeggeri, di ricadute, di interventi, di innesti ossei. A partire dall’inizio del 1947 sente che le forze la stannoabbandonando totalmente. Il suo corpo, di soli 38 chili, non oppone più resistenza. È in questo stato che arriva a Lourdes, il 7 ottobre 1947, con ilpellegrinaggio del Rosario. Il 9 ottobre, dopo la processione del Santissimo Sacramento, si sente guarita… e può alzarsi, spostarsi… cenare alla sera. L’indomani, viene sottoposta all’esame del Bureau Médical e si nota subito un netto miglioramento. Questa impressione persiste ancora dopo un anno di attività, senza alcun arresto, con una ripresa di peso (55 Kg. nel giugno 1948…) E’ una svolta decisiva. La tubercolosi che ha ucciso i suoi genitori non avrà mai più presa su di lei.
  2. Maddalena CARINI. Il futuro papa esamina il suo dossier… Nata l’11 marzo 1917, a Sanremo (Italia). Malattia :Tubercolosi peritoneale, pleuro-polmonare e ossea, con Guarita il 15 agosto 1948, a 31 anni. Miracolo riconosciuto il 2 giugno 1960dal cardinale G.B. Montini, arcivescovo di Milano. Questa guarigione è anche la storia di una fondazione. Maddalena, infatti, ha fondato un’opera a favoredei bambini handicappati: la Famiglia dell’Ave Maria che, ogni anno, realizza un proprio pellegrinaggio che parte dall’Italia, in particolare da Sanremo. Nella famiglia Carini, la tubercolosi era, disgraziatamente, familiare. Sin dall’età di 10 anni, Maddalena presenta i focolai della malattia alla pleura, al rachide dorsale, al peritoneo, che la obbligano a trascorrere lunghi soggiorni nel sanatorio fino all’età di 20 anni. Dai 20 ai 28 anni, viene curata a domicilio, senza miglioramenti sensibili. Nel 1945, ricomincia il suo peregrinare nei centri di cura: in ospedale a Pavia, al sanatorio di Sanremo. La tubercolosiguadagna terreno. Nel luglio 1948, all’età di 31 anni, il suo bilancio di salute è ben triste: pesa solo 32 Kg. ! Un mese e mezzo dopo, il 15 agosto,davanti alla Grotta, si sente meglio

 

all’improvviso. Scruta la gente che la circonda, inquieta. Sembra che non si siano accorti di nulla. Decide allora di tacere. Segnalerà la propria guarigione solo il giorno successivo, sul treno del pellegrinaggio dell’Unitalsi della Lombardia. Dopo l’inchiesta medica il suo dossier viene trasmesso all’arcivescovodi Milano, ma viene dimenticato o insabbiato. Con l’arrivo di Mons. Montini, futuro Papa Paolo VI, questo dossier viene riesumato dai cassetti e, il 2giugno 1960, vi è il riconoscimento della guarigione di Maddalena Carini come “fatto miracoloso”.

 

 

 

  1. Jeanne FRÉTEL. Prima della messa del 5 ottobre 1948, il suo” pane quotidiano” era la morfina… Nata il 25maggio 1914, a Rennes (Francia). Malattia : Peritonite Guarita l’8 ottobre 1948, a 34 anni. Miracolo riconosciuto il 20 ottobre 1950 dalcardinale Roques, arcivescovo di Rennes. “Il caso di Jeanne Fretel si colloca nella serie dei fatti straordinari, scientificamente inspiegabili, allapresenza dei quali non si può che ripetere: ecco la mano di Dio”. Questa è la conclusione dell’inchiesta sottoposta all’esame del cardinale Roques,arcivescovo di Rennes. Il racconto del destino di Jeanne è emozionante. Finché le sue forze glielo hanno permesso, è venuta ogni anno a Lourdes per ringraziare per quella che i testimoni hanno chiamato una “Resurrezione”… Tra il 1938 e 1946, questa giovane donna ha trascorso la sua vita in vari ospedali. Il suo corpo era coperto di cicatrici, testimonianza delle numerose operazioni subite per combattere una peritonite tubercolosa. A partire dal 1946,questo corpo martoriato sembra abbandonare la partita; le sue condizioni generali, già critiche, declinano ulteriormente. Jeanne è dimagrita e non può abbandonare il letto. Il suo “pane quotidiano”, è la morfina a forti dosi. Nell’ ottobre 1948, la situazione sembra disperata. Giunge morente a Lourdes il 5ottobre 1948, con il pellegrinaggio del Rosario. I primi due giorni trascorrono senza miglioramento. Il terzo giorno, l’8 ottobre, dopo aver partecipato all’Eucarestia per gli ammalati all’altare Santa Bernadette e dopo essere stata condotta davanti alla Grotta, avverte i primi segni della propriaguarigione: il ventre è tornato normale, la febbre ed i dolori sono scomparsi ed è invece ricomparso un forte appetito. Subito può alzarsi, camminare,mangiare! All’indomani del suo ritorno da Lourdes, riprende il lavoro di infermiera, traboccante di vita: tutti i giorni si alza alle 5,30 e si corica alle 11 della sera, assumendosi i ruoli più faticosi. Addio dolore, febbre, morfina.
  2. Théa ANGELE (Suor Marie Mercédès). Guarigione e vocazione… Nata il 24 settembre 1921, a Tettnang (Germania). Malattia : Sclerosi a placche da sei anni. Guarita il 20 maggio 1950, a 29 anni. Miracolo riconosciuto il 28 giugno 1961 da Mons. Pierre Marie Théas, vescovo diTarbes e Il suo nome, al momento del riconoscimento della guarigione, è Suor Marie Mercédès, religiosa. Prima di non poter piùcomunicare del tutto, aveva chiesto spesso che la si portasse a Lourdes. La sclerosi a placche le aveva tolto tutte le sue facoltà. Le sue condizioni nonavevano smesso di peggiorare, in particolare dopo un bombardamento aereo

 

nell’aprile del 1945, che l’ha praticamente sotterrata viva, sulla strada di Tübingen. Nel 1950, i suoi familiari decidono di esaudire, nonostante il parere dei medici, quella che ormai era considerata la sua ultima volontà: andare a Lourdes. “Come si può portare all’estero una moribonda, affrontando quasi 30ore di treno?” chiede uno dei suoi medici, di Colonia. Lei, tuttavia, giunge alla sua meta il 17 maggio 1950. Dopo alcuni bagni alle piscine diLourdes ed aver partecipato alla processione del Santissimo Sacramento, recupera in poche ore tutte le facoltà che aveva perdute: parola, forza muscolare, movimento, appetito. Tutto questo viene riportato dettagliatamente nel suo dossier del Bureau Médical. Ma quello che non si può trovare tra i documenti è la guarigione spirituale di Théa che decide, nel 1955, di entrare al Convento dell’Immacolata Concezione, a Lourdes. Da allora, nessuna recidiva si è manifestata a Théa, che è diventata Suor Marie Mercédès.

 

 

 

  1. Evasio GANORA. Due anni dopo il miracolo, viene travolto dal suo trattore… Nato il 2 marzo 1913, residente a CasaleMonferrato (Italia). Malattia : Morbo di Guarito il 2 giugno 1950, a 37 anni. Miracolo riconosciuto il 31 maggio 1955 da Mons. G. Angrisani, vescovo di Casale Monferrato. La storia medica di questo agricoltore italiano è corta e folgorante. Nel dicembre 1949, questo coltivatore, padre di cinquefigli, accusa i primi malori che gli impediscono di andare nei campi: affaticato da bruschi rialzi della temperatura, brividi, sudori, non ha più appetitoed ha il fiato corto. Nel gennaio 1950 viene ricoverato. Il 21 febbraio gli viene comunicato che è stato colpito dalla malattia di “Hodgkin”, vale a direda un linfoma. Le sue condizioni sono disperate. Non gli restano che pochi mesi di vita. Lo ritroviamo a fine maggio alla partenza del pellegrinaggio organizzato dall’OFTAL della sua diocesi, pronto a sopportare il viaggio seppur costretto a stare coricato! Il 2 giugno, primo giorno del suo soggiorno a Lourdes, Evasio viene condotto alle piscine per un primo bagno nell’acqua della Grotta. Durante l’immersione, ha l’impressione di una correntemolto calda che gli attraversa il corpo. Quando esce dal bagno, riesce ad alzarsi da solo e ritorna a piedi all’Accueil dove è alloggiato. L’indomani, quandoil medico passa davanti al suo letto, si sorprende nel constatare un notevole miglioramento della sua salute. Evasio decide di recarsi alla Via Crucis,al Calvario des Espélugues. Il terzo giorno si sente così bene che si mette al servizio degli “altri” ammalati sospingendoli in carrozzina. Tornato a Casale,riprende la sua occupazione di coltivatore, senza la minima difficoltà. Dopo numerose verifiche mediche, viene riconosciuto miracolato nel 1955, due anni prima di morire travolto dal suo trattore.

 

  1. Edeltraud FULDA (Signora Haidinger). Da una “prima” a Milano, ad una “prima” alle piscine di Lourdes… Nata il 20luglio 1916, residente a Vienna (Austria). Malattia : Morbo di Guarita il 12 agosto 1950, a 34 anni. Miracolo riconosciuto il 18 maggio 1955 dal cardinale Innitzer, arcivescovo di Vienna. Edeltraud e Ruth, sua sorella, sono ballerine classiche e conducono la vita che hanno scelto viaggiando in tournée in Austria, in Ungheria, in Svizzera, in Italia. Ma la vita di Edeltraud precipita la sera di una “prima” a Milano. È il 29 giugno 1937. I dolori al ventre che sente da qualche tempo sono diventati insopportabili. Si crede all’inizio ad una crisi di appendicite. Dopo molti ricoveri, nel maggio 1938, le viene tolto un rene. I medici diagnosticano finalmente la malattia “di Addison”, una insufficienza delle ghiandole surrenali. Nell’agosto del 1950, vuole partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes, ma è tardi per iscriversi, ed allora vi si reca accompagnata dalla madre. Vi giunge l’11 agosto. A Lourdes incontrano un hospitalier olandese che invita Edeltraud ad andare alle piscine. All’inizio è molto reticente, ma poi si decide ad andare. Fin dal primo bagno si sente meglio. E nei giorni seguenti decide da sola di interrompere le iniezioni quotidiane di ormoni, prima di ritornare a casa. Guarita, l’ex danzatrice, “troppovecchia per danzare sulle punte”, trova un impiego come magliaia, un mestiere che esige una posizione costantemente in piedi. Il 16 aprile 1968, sempre in eccellente salute, si sposa e diventa la Signora Haidinger.
  2. Paul PELLEGRIN. Un colonnello nella lotta della sua vita… Nato il 12 aprile 1898, residente a Tolone (Francia). Malattia : Fistola post-operatoria da svuotamento di ascesso Guarito il 3 ottobre 1950, a 52 anni. Miracolo riconosciuto l’8 dicembre 1953 da Mons. Auguste Gaudel, vescovo del Féjus. Il 5 ottobre 1950 il colonnello Pellegrin e sua moglie sono di ritorno a casa, a Tolone, provenienti da Lourdes ed il colonnello si reca come d’abitudine all’ospedale per riprendere la cura di iniezioni di chinino nel fianco destro. Sono mesi e mesi che questa fistola resiste ad ogni trattamento. Èapparsa in seguito ad un’operazione per un ascesso al fegato. Egli, tenente colonnello della fanteria coloniale, impiega ormai tutta la sua energia in questabattaglia, nella lotta feroce contro questa infezione microbica. E nulla è mai migliorato, anzi al contrario il peggioramento è continuo! Di ritorno da Lourdes, né lui né sua moglie intravvedono veramente una guarigione, anche se la Signora Pellegrin ha constatato, dopo il bagno nell’acqua della Grotta, che la piaga di suo marito non è più come prima. All’ospedale di Tolone, gli infermieri si rifiutano di fare l’iniezione di chinino poiché la piaga èscomparsa ed al suo posto vi è una macchia rosa della pelle ricostruita di fresco… È solo allora che il colonnello comprende di essere guarito. Il medico che lo esamina gli domanda all’improvviso: “Ma cosa ci ha messo sopra?” – “Torno da Lourdes” risponde. La malattia non tornerà mai più. E’ stato l’ultimo“miracolato” nato nel XIX° secolo.

 

  1. Fratel Léo SCHWAGER. “Aveva un’aria straordinariamente estatica”… Nato il 19 maggio 1924, a Friburgo (Svizzera). Malattia : Sclerosi a placche da cinque anni. Guarito il 30 aprile 1952, a 28 anni. Miracolo riconosciuto il 18 dicembre 1960 da Mons. François Charrière, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. Il 30 aprile 1952 il professor Barbin, della Facoltà di medicina di Nantes, è sbalordito da ciò che ha visto con i propri È senza dubbio uno degli avvenimenti più significativi della sua vita: infatti è appena stato testimone diretto della guarigione spettacolaredi Léo Schwager. L’immagine di questo volto non lo lascerà mai più. Il professore è colpito dall’espressione del malato: “aveva una straordinaria ariaestatica, guardando fisso il Santissimo Sacramento che si allontanava, e non lo lasciava con gli occhi. Ho notato che nello stesso momento sembravaoppresso, come se avesse ricevuto un colpo o una violenta emozione e che faceva fatica a ispirare profondamente.” Ma che cosa è esattamente successo aLéo Schwager, questo fratello benedettino di Friburgo, in Svizzera? È stato guarito all’improvviso dalla sclerosi a placche, niente di meno. Dopoaver provato una specie di choc, come una scossa elettrica, Léo si è alzato, lasciando la sua carrozzina per mettersi in ginocchio, in preghiera, al passaggio del Santissimo Sacramento. Dopo questo avvenimento egli conserverà per tutta la vita una buona salute, ponendo soprattutto le sue energie al servizio degli ammalati a Lourdes e come organizzatore del pellegrinaggio della Svizzera tedesca.
  2. Alice COUTEAULT nata Per lei e suo marito, la fine di un calvario… Nata il 1° dicembre 1917,residente a Bouillé Loretz (Francia). Malattia : Sclerosi a placche da tre anni. Guarita il 15 maggio 1952 a 35 anni. Miracolo riconosciuto il 16 luglio 1956 da Mons. Henri Vion, vescovo di Poitiers. Anche il marito di Alice vive un calvario nel vedere la moglie in quello stato. “Per camminare, racconta, ècostretta a trascinarsi appoggiata a due sedie (…). Non riesce più a spogliarsi da sola… parla con difficoltà, e la sua vista è molto diminuita…”. Alice soffredi sclerosi a placche. Malgrado questa malattia che la opprime, malgrado la sofferenza indicibile del viaggio, Alice ha una fiducia sconfinata quando arriva a Lourdes, il 12 maggio 1952. Questa fiducia mette quasi in imbarazzo le persone che l’accompagnano… Pur testimoniando la sua fedenell’efficacia dei bagni nell’acqua di Lourdes, Alice afferma anche di essere indegna della grazia di una guarigione. Suo marito non spera assolutamentenulla da questa esperienza. Il 15 maggio, dopo un bagno alle piscine, lei ricomincia a camminare ed alcune ore dopo a parlare! Suo marito è totalmentesconvolto. Tornata a casa, il loro medico curante constata una guarigione totale. Alice, dopo la sua guarigione, ha partecipato

 

a numerosi pellegrinaggi come aiuto infermiera, assieme al marito, anche lui volontario al servizio degli ammalati.

 

 

 

  1. Marie BIGOT. La guarigione è avvenuta in tre tempi… Nata il 7 dicembre 1922, a La Richardais (Francia).Malattia : Aracnoidite della fossa posteriore (cecità, sordità, emiplegia). Guarita l’8 ottobre 1953 e 8 – 10 ottobre 1954, a 31 e 32 Miracoloriconosciuto il 15 agosto 1956 dal cardinale Clement Roques, arcivescovo di Rennes. Il caso di Marie è unico negli annali di Lourdes: Ha vissuto tre guarigioni successive. Nel 1952, a 30 anni, non cammina più, non sente più, non vede più. Il suo male ha un nome barbaro: aracnoidite della fossa posteriore (meningite grave). Quando si reca a Lourdes per la prima volta, con il pellegrinaggio del Rosario, nell’ottobre 1952, è costretta a letto e pensa diimparare il metodo braille. Ritorna a casa senza alcun miglioramento, malgrado le sue speranze. L’anno successivo, nel corso del pellegrinaggio, sorpresa, recupera la possibilità di camminare. Un anno dopo, di nuovo in pellegrinaggio, alla fine della processione Eucaristica dell’8 ottobre 1954, ritrova l’udito: “Ho sentito perfettamente la folla che cantava: Regina del Rosario.” E le ore che seguono le riservano altre emozioni: sul treno del ritorno, leritorna la vista. Successivamente, non le rimane nessuna recidiva medica: grazie ad una perfetta salute, Maria ha potuto tornare a Lourdes pressoché tutti gli anni.
  2. Ginette NOUVEL nata Ginette Fabre. Una malattia rara… Nata il 18 gennaio 1928, residente a Carmaux (Francia). Residente aCarmaux (Tarn). Malattia : Morbo di Budd-Chiari. (Trombosi delle vene sovraepatiche). Guarita il 21 settembre 1954, a 27 anni. Miracolo riconosciuto il31 maggio 1963 da Claude Dupuy, arcivescovo di Albi. Ginette compirà 26 anni tra alcune settimane ed il suo avvenire sta per assumere un risvolto drammatico. Presenta i primi segni allarmanti di una malattia rara: una trombosi delle vene sovraepatiche (o malattia di Budd Chiari). Anche se la malattia che la colpisce è considerata incurabile, lei esce dall’ospedale a metà agosto 1954 per tornare a casa. Pensa allora di recarsi in pellegrinaggio aLourdes e vi giunge il 20 settembre. Segue con difficoltà tutte le celebrazioni. In apparenza, nulla è cambiato, tuttavia è a partire da questa data che non hapiù bisogno di cure e che, a poco a poco, la sua vita si normalizza, quasi dolcemente. Tre mesi dopo il suo passaggio a Lourdes, la sua guarigionesembra ormai certa. Questa viene riconosciuta il 31 maggio 1963. A più riprese, fino al 1969, Ginette ritorna a Lourdes. Ma, all’inizio del 1970, la malattia la colpisce di nuovo. Sarà questa una recidiva sedici anni dopo? Muore nel giugno dello stesso anno, a causa di una perforazione intestinale, dovutaad un errore medico. Il Comitato Medico Internazionale ha preso atto della causa immediata della sua morte, ma anche “della probabile ripresa evolutiva della sua malattia iniziale” tenendo conto dell’eccezionale lunghezza del periodo di perfetta remissione di cui aveva beneficiato.

 

  1. Elisa ALOI (Signora Varacalli). Guarita per diventare mamma… Nata il 26 novembre 1931, a Patti(Sicilia). Malattia : Tubercolosi osteo-articolare e fistole multiple dell’arto inferiore Guarita il 5 giugno 1958, a 27 anni. Miracoloriconosciuto il 26 maggio 1965 da Mons. Francesco Fasola, arcivescovo di Messina. Elisa Aloi ha quasi 17 ani quando comincia a soffrire di un“tumore bianco”, una tubercolosi del ginocchio destro. In seguito e per 10 anni, soffre moltissimo e le ricadute fanno seguito ai trattamenti. Nel giugno 1957, come ultima risorsa, si reca a Lourdes in pellegrinaggio con l’organizzazione italiana U.N.I.T.A.L.S.I., ma ritorna a casa, in Sicilia, ammalatacome prima. Tuttavia, nel giugno 1958, in una situazione ancor più compromessa, ritorna a Lourdes. Le sue medicazioni vengono fatte con l’acqua di Lourdes. Dieci giorni dopo il ritorno in Sicilia, il medico nota che, a suo giudizio, “Elisa Aloi è tornata da Lourdes completamente guarita”. Nel 1965Mons. Fasola, arcivescovo di Messina, dichiara formalmente miracolosa la guarigione di Elisa Aloi. Qualche mese dopo, Elisa si sposa. Tra il 1966 e il 1974, avrà quattro figli.

 

 

 

  1. Juliette TAMBURINI. L’ultima iniezione sarà quella buona… Nata il 4 dicembre 1936 a Marsiglia (Francia). Malattia : Osteo-periostite femorale fistolizzata, epistassi da dieci Guarita il 17 luglio 1959, a 22 anni. Miracolo riconosciuto l’11 maggio 1965 da Mons. Marc Lallier, arcivescovo di Marsiglia. Il corpo della giovane Juliette è

straziato… Tra i 12 e i 22 anni di età ha subito 11 interventi chirurgici, tra cui 4 raschiamenti ossei. Tutti i trattamenti si sono rivelati inefficaci.Quando, nel luglio 1959, parte per Lourdes con il pellegrinaggio della sua diocesi, è in condizioni pietose. Dopo che l’acqua della Grotta viene versata sulla sua piaga più grande, si assiste ad un prosciugamento del flusso, alla chiusura della fistola ed alla scomparsa dell’emorragia. Poiché tutte le remissioni della malattia non erano state durature, questa “guarigione” non viene divulgata a nessuno. Solo nel 1960, un anno dopo, il Bureau Médical di Lourdes neviene informato. Il dossier arriva finalmente nelle mani del Prof. Michel Salmon: “guarigione istantanea, senza convalescenza (…) medicalmente inspiegabile”.

Definitivamente guarita, Juliette è sempre rimasta fedele a Lourdes.

 

 

 

  1. Vittorio Il cacciatore alpino ed il terribile cancro… Nato il 6 febbraio 1940, a Scurelle (Italia).Malattia : Sarcoma dell’anca sinistra. Guarito il 1° giugno 1963, a 23 anni. Miracolo riconosciuto il 26 maggio 1976 da Mons. AlessandroGottardi, arcivescovo di Trento. Chi potrebbe pensare che il barelliere Vittorio Micheli è il 63° miracolato di Lourdes, lui così discreto e cosìspesso presente a Lourdes per servire con semplicità gli ammalati? Nel 1962, il giovane cacciatore alpino Micheli viene

ricoverato all’ospedale di Verona, in Italia. Soffre terribilmente ad un’anca. La diagnosi arriva quasi subito, come una mannaia: la causa del male è un tumore temibile, un sarcoma. Quando, nel 1963, Vittorio arriva a Lourdes, la sua articolazione è molto colpita. Durante il pellegrinaggio non avviene nulla di particolare, salvo il fatto che egli si bagna nell’acqua di Lourdes. Al suo rientro viene ricoverato all’ospedale militare. Gli vengono fatti dei controlliradiografici che… vengono male interpretati. Sei mesi dopo le condizioni di salute eccellenti di Vittorio pongono un’interrogativo… gli esami mostranouna ricostruzione ossea i cui primi segni risalgono a più di 5 mesi prima. I dolori sono cessati ed egli ha potuto riprendere a camminare. Vittorio èguarito.

  1. Serge PERRIN. Venuto per fare piacere a sua moglie! Nato il 13 febbraio 1929, residente a Lion d’Angers (Francia). Malattia:Emiplegia destra recidivante, con alterazione del visus, da turbe circolatorie carotidee bilaterali. Guarito il 1° maggio 1970, a 41 anni. Miracoloriconosciuto il 17 luglio 1978 da Mons. Jean Orchampt, vescovo di Angers. Nel mese di dicembre 1968 Serge viene improvvisamente colpito da una In seguito a successive visite, gli viene diagnosticata una trombosi carotidea. Ritorna a casa dove, passivamente, subisce il progredire della sua paralisi. Come ultima risorsa, parte per Lourdes nel 1969. Ne ritorna nel medesimo stato allarmante, colpito da turbe visive, perdita della vista, impotenza fisica. È furioso nel vedersi ridotto in questo stato. L’anno seguente, questa volta senza speranza, desidera partecipare al pellegrinaggio diAngers. Dopo un inizio piuttosto doloroso, arriva l’ultimo giorno di permanenza a Lourdes. Nel programma del mattino vi è l’Unzione degli ammalati. E’ a questo punto che comincia a sentire delle sensazioni insolite. Nel pomeriggio, scopre di camminare meglio senza le stampelle e di vedere meglio senza occhiali!! Parte da Lourdes convinto di essere guarito, cosa che i medici confermeranno.

 

  1. Delizia CIROLLI. La preghiera piuttosto che l’amputazione… Nata il 17 novembre 1964, residente a Palermo(Italia). Malattia : Sarcoma di Ewing del ginocchio destro. Guarita verso il Natale 1976. Miracolo riconosciuto il 28 giugno 1989 da Mons. Luigi Bonmarito, vescovo di Catania. Delizia Cirolli è oggi una madre di famiglia ed è Questa sua doppia vocazione ha fatto irruzione nella sua vita come un regalo e contro ogni attesa. Nel marzo 1976, la vita di questa ragazza siciliana di 11 anni aveva preso una svolta drammatica. Camminava con difficoltà a causa di un ginocchio dolorante. Il medico specialista annunciò che occorreva amputare perché il tumore che l’aveva colpita avrebbe potutoesserle fatale. I genitori rifiutarono questa amputazione e tutti coloro che conoscevano la piccola Delizia si misero in preghiera per la sua guarigione e fecero una colletta affinché potesse andare in pellegrinaggio dalla Madonna di Lourdes, che i Siciliani venerano in modo particolare. Durante l’estate, Delizia partì con sua madre alla volta di Lourdes. Ne ritornò sfinita, senza un vero cambiamento. Verso Natale 1976 il suo stato si aggravò e proprio mentre la sua famiglia vedeva ormai prossima la sua fine, arrivò la guarigione, improvvisa. Rapidamente la ragazza riprese vita, mangiò di nuovo, camminò, ritornò a scuola. Diventata la Signora Costa, è oggi mamma di tre bambini. Delizia è diventata hospitalier per mettersi al servizio di coloro che soffrono.

 

 

 

  1. Jean Pierre BÉLY. “Alzati e cammina!” Nato il 9 ottobre 1936, residente alla Couronne (Francia). Malattia :Sclerosi a Placche evolutiva da quindici Guarito il 9 ottobre 1987. Miracolo riconosciuto il 9 febbraio 1999 da Mons. Dagens, vescovo di Angoulême. La famiglia Bély conduce una vita tranquilla nella sua casa della periferia di Angoulême. Jean Pierre, sposato con Geneviève e padre di due figli, è infermiere all’ospedale, fino a quando, nel 1972, si manifestano i primi sintomi di una sclerosi a placche. Le condizioni di Jean Pierre peggiorano di anno in anno, così in fretta che viene presto dichiarato “invalido al 100% definitivamente, con diritto all’accompagnamento” . Nell’ ottobre 1987, ormai costretto aletto, si reca a Lourdes con il pellegrinaggio del Rosario. Dopo l’unzione degli infermi, il terzo giorno, sente una grande pace interiore. Poi, all’improvviso, ritrova la sensibilità tattile e può muoversi nuovamente. Sul momento non osa mettersi in piedi… Nella notte successiva, una voce interioregli ripete: “Alzati e cammina”, cosa che Jean Pierre Bély fa. Successivamente gode

 

di una perfetta salute mentre le istituzioni sociali continuano a considerarlo sempre totalmente invalido. Egli sottolinea: “Il Signore ha guarito prima il miocuore e poi il mio corpo”. Dopo dodici anni di inchieste mediche, Mons. Claude Dagens, vescovo di Angoulême, in seguito al parere favorevole di unacommissione canonica, dichiara che questa guarigione è “un segno effettivo del Cristo Salvatore, che si è compiuto per intercessione della Madonna diLourdes”. Invalido al 100%, Jean Pierre Bely è stato guarito…al 100%.

  1. Anna Entrata alle piscine su una barella, ne esce a piedi. Nata a Salerno (Italia). Malattia : Morbo di Bouillaud.Età : 41 anni. Guarita il 19-08-1952 all’età di 41 anni. Miracolo riconosciuto da Mons. Gerardo Pierro, arcivescovo di Salerno, il 21-09-2005. Nata nel 1911, Anna Santaniello si è gravemente ammalata di cuore dopo una febbre reumatica. Affetta da “disnpea intensa e persistente”, conosciuta anche comemalattia di Bouillaud, manifesta disturbi del linguaggio, impossibilità a camminare nonché gravi attacchi di asma, cianosi del viso e delle labbra e unedema crescente degli arti inferiori. Il 16 agosto 1952 si reca in pellegrinaggio a Lourdes con l’organizzazione italiana UNITALSI. Affronta il viaggio a Lourdes in treno, su una barella. Durante il soggiorno viene alloggiata presso l’Asile Notre Dame (antenato dell’attuale Accueil Notre Dame, nel Santuario)e viene tenuta sotto costante controllo medico. Il 19 agosto viene trasportata, con la barella, alle piscine. Ne esce da sola. Quella sera stessa, partecipa allafiaccolata mariana. Il 21 Settembre 2005, la guarigione miracolosa di Anna Santaniello viene ufficialmente riconosciuta da Mons. Gerardo Pierro, arcivescovo di Salerno. Anna Santaniello ha detto, più tardi, che nonostante fosse malata, non aveva pregato per sé stessa a Lourdes, davanti alla Grotta, ma per un giovane di 20 anni, Nicolino, che aveva perso l’uso delle gambe dopo un incidente. Nubile, dopo il suo ritorno in Italia, si è presa cura di centinaia di bambini svantaggiati, esercitando la professione di infermiera pediatrica.

 

 

 

  1. Suor Luigina TRAVERSO. Una forte sensazione di calore! Nata il 22 agosto 1934 a Novi Ligure (Italia). Età : 30 ans. Malattia: Paralisi della gamba Data della guarigione : 23-07-1965. Guarigione riconosciuta il 11.10.2012 da Mons. Alceste Catella,vescovo di Casale Monferrato. Suor Luigina Traverso è nata il 22 Agosto 1934 a Novi Ligure (Piemonte), Italia, nel giorno della festa di MariaRegina. Non ha ancora 30 anni quando accusa i primi sintomi di paralisi della gamba sinistra. Dopo diversi interventi chirurgici sulla colonna vertebrale,che non hanno dato esito alcuno, nei primi anni ’60 la religiosa, obbligata a rimanere a letto, chiede alla Madre Superiora della sua comunità ilpermesso di fare un pellegrinaggio a Lourdes. Parte alla fine di luglio del 1965. Il 23 luglio, durante la partecipazione all’Eucaristia, al passaggio delSantissimo Sacramento sente una forte sensazione di calore e benessere che la spinge ad alzarsi dalla barella. Il dolore è scomparso, il suo piede ha

 

recuperato la mobilità. Dopo una prima visita al Bureau des Constatations Médicales, suor Luigina torna l’anno seguente. Viene presa la decisione di aprire un dossier. Sono necessarie tre riunioni del Bureau des Constatations Médicales (nel 1966, 1984 e 2010) e ulteriori esami medici prima chequesto attesti la guarigione della religiosa. Il 19 Novembre 2011, a Parigi, il CMIL (Comitato Medico Internazionale di Lourdes) conferma il suo carattere “inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze della scienza”. In seguito, dopo uno studio del dossier, Mons. Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato, ha deciso di dichiarare, in nome della Chiesa, che la guarigione inspiegabile di Suor Luigina è un miracolo.

 

 

 

  1. Danila CASTELLI. Uscendo dalla piscine, uno straordinario benessere… Nata il 16 gennaio 1946 a Bereguardo (Italia). Età : 43 anni. Malattia : Ipertensione con crisi gravi e Guarita il 04-05-1989. Guarigione riconosciuta il 20-06-2013 da Mons. GiovanniGiudici, vescovo di Pavia. Danila Castelli, moglie e madre di famiglia che ha condotto una vita normale fino a 34 anni, ha cominciato a soffrire di gravi crisi ipertensive spontanee. Nel1982, esami radiologici ed ecografici mettono in evidenza una massa para-uterina in utero fibromatoso. Danila èsottoposta allora a una isterectomia e annessectomia.. Nel novembre del 1982 subisce una parziale rimozione del pancreas. Una scintigrafiaconferma, l’anno successivo, la presenza di un tumore « feocromocitoma » nella zona rettale, vescicale e vaginale.. Subisce, fino al 1988, diversi interventi chirurgici senza alcun risultato. Nel maggio del 1989, durante un pellegrinaggio a Lourdes, Danila esce dalle piscine del Santuario dove è stata bagnata epercepisce uno straordinario benessere. Poco dopo dichiara la sua istantanea guarigione al Bureau delle Constatazioni Mediche di Lourdes. Dopo cinque riunioni (1989, 1992, 1994, 1997 e 2010) il Bureau dichiara la guarigione attraverso una votazione formale e unanime: “La signora Castelli è guarita, inmodo completo e duraturo, dopo il suo pellegrinaggio a Lourdes nel 1989, 21 anni fa, dalla malattia di cui soffriva, senza alcun rapporto con gliinterventi e le terapie subite “. Danila Castelli da allora ha ripreso una vita completamente normale. Il CMIL (Commissione Medica Internazionale diLourdes), nella sua riunione del 19 novembre 2011, a Parigi, ha certificato “che le modalità della guarigione restano inspiegabili allo stato attuale delleconoscenze scientifiche.” Il 20 giugno 2013, Mons. Giovanni Giudici, vescovo della diocesi di Pavia (Italia), dove vive Danila Castelli, ha riconosciuto ilcarattere ” prodigioso-miracoloso”, e il valore di “segno” di questa guarigione. Questa è la 69esima guarigione di Lourdes riconosciuta miracolosa da un vescovo.

 

  1. Suor Bernadette Moriau. Guarigione riconosciuta il 02.2018 da Mons. Jacques Benoît-Gonnin, vescovo diBeauvais (Francia). È stata guarita all’età di 69 anni, l’11 luglio 2008, dopo aver partecipato ad un pellegrinaggio a Lourdes e aver ricevuto il sacramento dei malati, l’unzione degli infermi. Quel giorno stesso, nel momento stesso in cui si svolge la Processione Eucaristica a Lourdes, lei si trova nellaCappella della sua Comunità per un’ora di adorazione. Verso le 17.45, rivive nel suo cuore, un momento forte vissuto nella Basilica
  2. Pio X, in occasione della benedizione dei malati con il SS. Sacramento. È allora che sente un’insolita sensazione di rilassamento e calore in tutto il corpo. Lei percepisce come una voce interiore che gli chiede di togliere tutte le apparecchiature che indossava, corsetto e tutore, che aveva indossato per anni. È guarita. Dei nuovi esami clinici, perizie e tre riunioni collegiali a Lourdes nel 2009, 2013 e 2016, hanno permesso all’Ufficio delle Costatazione Mediche di dichiarare collegialmente, il 7 luglio 2016, la natura imprevista, istantanea, completa, duratura e inspiegabile della guarigione. Il 18novembre 2016 a Lourdes, nel corso della sua riunione annuale, il Comitato Medico Internazionale di Lourdes, conferma“la guarigione inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche”.

 

 

 

  1. John Traynor. Guarigione riconosciuta il 08.12.2024. Nato a Liverpool nel 1883, da madre irlandese, si arruolò nella Royal Navy all’inizio della prima guerra Inizialmente ferito l’8 ottobre 1914 nei pressi di Anversa (Belgio), fu colpito da mitragliate l’8 maggio 1915 durante la battaglia di Gallipoli (l’attuale Turchia). Numerose operazioni chirurgiche si rivelarono inefficaci. Perse l’uso del braccio destro, ma rifiutò l’amputazione e soffrì di forti crisi epilettiche. Nel 1920, un chirurgo di Liverpool tentò di curare l’epilessia attraverso una trapanazione, cheportò a una paralisi parziale di entrambe le gambe. Il suo stato di salute era tale che, all’inizio dell’estate del 1923, «fu designato all’ospizio degliincurabili, dove doveva entrare il 24 luglio 1923» (verbale di guarigione del Bureau des Constatations Médicales, firmato dal presidente, dottor Auguste Vallet, il 2 ottobre 1926). Il riconoscimento ufficiale della sua guarigione da parte della Chiesa avviene solo nel 2024.

Il miracolo viene proclamato un secolo dopo la sua guarigione.

 

  1. Antonia Raco (coniugata Lofiego), 67 anni, affetta da Sclerosi Laterale Primaria (PLS), è guarita nel 2009 quando è venuta a Lourdes con l’organizzazione italiana di pellegrinaggi UNITALSI (30 luglio – 5 agosto 2009).

FATIMA, TRA SCIENZA E FEDE

Quasi tutti credono che Fatima cominci il 13 maggio 1917. In realtà. un anno prima, su quelle stesse colline, era già accaduto qualcosa che i tre pastorelli tennero per sé per molto tempo. Siamo ad Al Giustrel, un villaggio di contadini vicino a Fatima, nel cuore del Portogallo. Lucia dos Santos ha nove anni. I suoi cugini, Francesco e

Giacinta Marto, ne hanno sette e sei. Passano le giornate a pascolare le pecore, a giocare, a dire il rosario di corsa per tornare prima ai giochi. Nella primavera del 1916, secondo il racconto che Lucia scriverà da adulta nelle sue memorie, mentre i tre si riparano dalla pioggia in una grotta del Cabeso, un vento scuote gli alberi e una luce avanza verso di loro. Dentro quella luce c’è un giovane, trasparente come cristallo attraversato dal sole. Si presenta come l’angelo della pace, si inginocchia con la fronte a terra e insegna loro una preghiera.

Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano.

In estate toma, vicino al pozzo della casa di Lucia, e dice di essere l’angelo custode del Portogallo. Chiede preghiere e sacrifici, perché i cuori di Gesù e di Maria, dice, hanno su di loro disegni di misericordia.

La terza volta, in autunno, l’angelo appare con un calice in mano. Sopra il calice è sospesa un’ostia, e dall’ostia cadono gocce di sangue dentro il calice. Lascia il calice sospeso nell’aria, si prostra e insegna loro una preghiera di adorazione alla Santissima Trinità. Poi dall’ostia a Lucia e il calice a Francesco e Giacinta. Tre bambini analfabeti che ricevono la comunione da un angelo, in un pascolo. E da qui che parte Fatima.

 

Il 13 maggio 1917, a mezzogiorno, alla cova da Iria, i tre bambini vedono un lampo. Pensano a un temporale e radunano le pecore. Poi, sopra un piccolo leccio, vedono una signora vestita di bianco, più splendente del sole.

Lucia le chiede da dove viene e la risposta è semplice, dal cielo. La signora chiede di tornare in quel luogo il credici di ogni mese, per sei mesi, e di recitare il rosario ogni giorno per la pace del mondo. L’Europa, in quel momento, è nel terzo anno della Grande Guerra. Il 13 giugno, nella seconda apparizione, Lucia fa una domanda che nessun bambino dovrebbe fare. Chiede alla signora di portarli tutti e tre in cielo. Secondo il racconto di Lucia, la risposta è questa. Francesco e Giacinta li porterà presto, mentre lei dovrà restare quaggiù ancora per qualche tempo, perché Gesù vuole servirsi di lei per far conoscere e amare il cuore immacolato mondo. L’Europa, in quel momento, è nel terzo anno della Grande Guerra. Il 13 giugno, nella seconda apparizione, Lucia fa una domanda che nessun bambino dovrebbe fare. Chiede alla signora di portarli tutti e tre in cielo. Secondo il racconto di Lucia, la risposta è questa. Francesco e Giacinta li porterà presto, mentre lei dovrà restare quaggiù ancora per qualche tempo, perché Gesù vuole servirsi di lei per far conoscere e amare il cuore immacolato di Maria. É la prima profezia di Fatima ed è anche la più personale. Nessuno nel 1917 poteva sapere che cosa sarebbe successo a quei tre bambini sani. Ecco che cosa accadde. Nel 1918 arriva in Portogallo l’influenza spagnola. Francesco si ammala e muore il 4 aprile 1919, a 10 anni. Giacinta si ammala anche lei. Viene portata in un ospedale di Lisbona e muore il 20 febbraio 1920, a 9 anni, sola, come aveva detto lei stessa che sarebbe morta.

Lucia, invece, vivrà fino a 97 anni. Muore il 13 febbraio 2005. Quel qualche tempo è durato 88 anni. Ma torniamo al 1917. l| 13 luglio, alla terza apparizione, ci sono già alcune migliaia di persone. E il giorno decisivo, perché la signora affida ai tre un segreto in tre parti. La prima parte è una visione dell’inferno, un mare di fuoco, anime come braci trasparenti, grida di dolore e di disperazione che, racconterà Lucia, li avrebbero fatti morire di spavento se la Madonna non avesse promesso prima di portarli in cielo. Dura un istante. Poi la signora parla del modo per salvare le anime. La devozione al suo cuore immacolato. La seconda parte è una profezia sul mondo e la vedremo tra poco, perché è quella che si può verificare data per data. La terza parte, Lucia non la metterà per iscritto per più di 26 anni. E prima di andarsene, quel 13 luglio, la signora fa una promessa precisa.

n ottobre dirà chi è e che cosa vuole. E farà un miracolo, perché tutti credano. Chi inventa un’apparizione non fissa un appuntamento davanti a tutta la nazione. Eppure è proprio quello che tre bambini analfabeti fanno. E da quel giorno non possono più tornare indietro. Nel 1917 il Portogallo è una repubblica giovane e duramente anticlericale. Da pochi anni i conventi sono stati chiusi, i beni della Chiesa confiscati, i religiosi espulsi.

In questo clima, la notizia di una Madonna che appare a tre bambini è un problema politico. A Villanova de Orem, il capoluogo del distretto, l’amministratore del comune si chiama Artur de Oliveira Santos. E un repubblicano convinto, ostile alla Chiesa, e decide di chiudere la faccenda prima del 13 agosto. Quella mattina va di persona ad Al Giustrel. Si offre di accompagnare i bambini alla cova d’Airia con la sua carrozza

e, una volta partiti, frusta il cavallo nella direzione opposta. Porta i tre a Orem. Li comincia l’interrogatorio. Vuole il segreto. Promette monete d’oro, minaccia, insiste. I bambini rispondono che non possono dirlo, perché la signora l’ha chiesto. Allora li fa chiudere nella prigione del paese, insieme ai detenuti. Secondo le testimonianze, Giacinta piange, perché pensa che non rivedrà più la sua mamma.

Poi chiede di pregare. Appende una medaglia a un chiodo del muro e i tre si inginocchiano a dire il rosario. Uno dopo l’altro, anche i carcerati si inginocchiano con loro. Poi arriva la prova più dura. L’amministratore li porta via uno alla volta e fa credere agli altri che il primo sia stato gettato in un pentolone di olio bollente perché non ha voluto parlare. Poi tocca al secondo, poi al terzo.

Ognuno dei tre è convinto che gli altri siano già morti e ognuno, da solo, sceglie di tacere. Hanno 10, 9 e 7 anni. Il 15 agosto, festa dell’assunta, l’amministratore si arrende e li riporta a casa. Il segreto è rimasto intatto. Intanto, il 13 agosto, alla cova d’Airia, migliaia di persone avevano aspettato invano. Diversi testimoni raccontarono di aver sentito un tuono, visto un lampo e una piccola nube

posarsi sul leccio.

come negli altri mesi. La signora era venuta all’appuntamento. Erano i bambini a mancare. Qualche giorno dopo, il 19 agosto, mentre pascolano le pecore in un luogo chiamato Valignos, la Madonna appare di nuovo e rinnova la promessa. In ottobre farà il miracolo. Aggiunge, secondo il racconto di Lucia, che se i bambini non fossero stati portati a Urem, quel miracolo sarebbe stato ancora più grande. C’è un dettaglio che conta.

Questi tre bambini, minacciati di morte da un uomo che rappresentava lo Stato, non hanno ritrattato una parola. Chi si è inventato tutto, a sette anni, davanti all’olio bollente, crolla. Loro non… Tre mesi di attesa e ormai lo sa tutto il Portogallo. II 13 ottobre, a mezzogiorno, alla cova d’Airia, ci sarà un miracolo. Lo sanno i giornali cattolici e lo sanno quelli anticlericali, che mandano i loro inviati per assistere alla fine della superstizione.

Le famiglie dei pastorelli hanno paura. La madre di Lucia, quella mattina, va a confessarsi. Se non succede niente, pensa, la folla potrebbe ucciderli. Piove da tutta la notte. Una pioggia fitta, fredda, che trasforma la conca in un pantano. Eppure arrivano a piedi, sui carri, in automobile. Le stime vanno da 30.000 a 70.000 persone. Contadini e professori, credenti e increduli, giornalisti,

fotografi, ufficiali.

A mezzogiorno, la signora appare ai tre bambini e finalmente dice il suo nome. E’ la Madonna del Rosario. Chiede una cappella in quel luogo. Chiede che si continui a dire il Rosario ogni giorno e annuncia che la guerra finirà. Poi apre le mani e la luce che ne esce si proietta verso il sole. Lucia grida alla folla di guardare il sole. Quello che succede nei dieci minuti successivi è stato descritto da migliaia di persone.

Tra loro c’è José Maria de Almeida Garret, professore all’Università di Coimbra, uomo di scienza, che lascerà una testimonianza scritta minuziosa. Racconta che le nuvole si aprono e che il sole appare come un disco dal bordonetto, luminoso ma che non abbaglia, tanto da poterlo fissare senza fatica. Poi il disco comincia a girare su se stesso, sempre più veloce. La luce cambia colore e i volti, i vestiti, la terra stessa si tingono di tinte che nessuno ha mai visto. E a un certo punto il sole sembra staccarsi dal cielo e precipitare a zigzag verso la folla. La gente grida, si butta in ginocchio nel fango, chiede perdono dei propri peccati ad alta voce. Poi il sole risale al suo posto e quando tutto finisce, chi era fradicio fino alle ossa, si accorge che i vestiti sono asciutti.

C’è un altro testimone che pesa più di tutti. Si chiama Inasio Lorenzo, ha nove anni, ed è a scuola ad Alburitel, un villaggio su una collina a più di dieci chilometri dalla cova d’Airia.

Non sa niente dell’appuntamento. Verso mezzogiorno sente le grida della gente in strada, esce con la maestra e i compagni e vede il sole girare e scendere verso la terra. Diventerà sacerdote e missionario in India e anni dopo scriverà di sentirsi incapace di descrivere quello che vide. Chi parla di suggestione collettiva deve spiegare come mai l’abbia visto anche chi non era li e non

aspettava nulla. Nel 1930, dopo anni di indagini e migliaia di testimonianze raccolte, il vescovo di Leiria approva ufficialmente il culto. Nella lettera pastorale scrive che il fenomeno solare fu visto da persone di ogni classe sociale, credenti e non credenti e anche da chi si trovava a chilometri di distanza, mentre nessun osservatorio astronomico lo registrò. Dunque, conclude, non fu un fenomeno naturale. Ma il punto decisivo di quel 13 ottobre non è nemmeno il sole.

È che tre bambini avevano annunciato data, ora e luogo tre mesi prima e il cielo si è presentato puntuale. Ed è per questo che tutto ciò che quei bambini avevano ricevuto il 13 luglio, le profezie sul mondo, merita di essere preso sul serio. La seconda parte del segreto è quella che si può controllare sul calendario. Lucia la metterà per iscritto molti anni dopo, per ordine del suo vescovo, e il testo comincia così.

La guerra sta per finire. Siamo nel luglio 1917 e la guerra finisce l’11 novembre 1918. Ma la frase continua. Se gli uomini non smetteranno di offendere Dio, durante il pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra, peggiore. Nel 1917 il papa è Benedetto XV. Un papa di nome Pio XI ancora non esiste. Achille Ratti sarà eletto nel 1922 e sceglierà proprio quel nome. La Seconda guerra mondiale viene ricordata come iniziata nel settembre 1939.

Ma Lucia spiegherà che, per lei, la guerra era gia cominciata nel marzo 1938, con l’annessione dell’Austria da parte di Hitler, sotto Pio XI. E c’è un dettaglio ancora più preciso. La Madonna annuncia un segno. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà, che sta per punire il mondo per i suoi crimini con la guerra, la fame e la persecuzione della Chiesa e del Santo Padre.

La notte tra il 25 e il 26 gennaio 1938, il cielo d’Europa diventa rosso. Un’aurora boreale gigantesca, visibile in mezza Europa, fino al Portogallo e alla Spagna. In molti paesi la gente pensa a un incendio, chiama i pompieri, scende in strada impaurita. I giornali ne parlano per giorni. Lucia, chiusa nel suo convento a Tui, guarda quel cielo e riconosce il segno. Sette settimane dopo, le truppe tedesche entrano in Austria.

Poi c’è la Russia. Nello stesso messaggio del luglio 1917, la Madonna dice che verrà a chiedere la consacrazione della Russia al suo cuore immacolato. Se le sue richieste saranno ascoltate, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Altrimenti spargerà i suoi errori nel mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte.

Nel luglio 1917, la Russia è un paese in guerra, cristiano-ortodosso, in piena crisi, ma ancora lontano dal comunismo al potere.

Quattro mesi dopo, a novembre, i bolscevichi prendono il potere. Da li nasce il primo stato della storia fondato sull’ateismo e i suoi errori si spargono davvero. In Europa, in Asia, in America Latina. Chiese chiuse, sacerdoti uccisi, milioni di morti nei campi. La Madonna, come aveva promesso,

torna a chiedere la consacrazione. Lucia racconta che lo fa nel 1929, a Tui, in una visione della Trinità. Comincia allora una lunga storia. Pio XII consacra il mondo al cuore immacolato nel 1942 e nel 1952 consacra i popoli della Russia. Giovanni Paolo I1, dopo l’attentato, va a Fatima nel 1982 a ringraziare. E il 25 marzo 1984, in Piazza San Pietro, davanti alla statua della Madonna di Fatima, fatta arrivare apposta dal Portogallo,

consacra il mondo intero in unione con i Vescovi. Nella preghiera non pronuncia la parola Russia, ma parla di quei popoli che più di tutti hanno bisogno di questa consacrazione. Un anno dopo, nel 1985, a Mosca arriva Gorbaciov. Nel 1989 cade il muro di Berlino.

Nel Natale del 1991, l’Unione Sovietica si dissolve senza una guerra. Lucia, interpellata, dichiarerà in alcune lettere che la consacrazione del 1984

era stata accettata dal cielo. Sembrerebbe una storia chiusa. Ma il 25 marzo 2022, 38 anni dopo, un Papa farà di nuovo quella consacrazione e stavolta pronuncerà il nome della Russia.