La madre del Salvatore

Maria, la Madre del Salvatore

Una figura unica nella storia della salvezza

Tra tutte le figure della storia della salvezza, Maria occupa un posto unico e privilegiato. Chiamata dai cristiani Madre di Dio, Maria non è soltanto la madre terrena di Gesù di Nazaret, ma è colei che, con il suo “sì” pieno di fede, ha collaborato liberamente al progetto divino di redenzione. È colei che è stata preservata dal peccato originale. Secondo la teologia cristiana, Maria è la creatura che ha accolto nella sua carne il Verbo eterno, rendendosi strumento e segno dell’amore di Dio per l’umanità.

Maria, Madre di Dio (Theotokos)

Il titolo “Madre di Dio” (in greco Theotokos, “Colei che ha generato Dio”) è stato solennemente definito nel Concilio di Efeso del 431 d.C. Questo titolo non intende affermare che Maria sia l’origine della divinità — cosa impossibile —, ma che ella è realmente la madre di Gesù, il quale è una sola Persona divina, il Figlio di Dio fatto uomo. Poiché Gesù è vero Dio e vero uomo, Maria può essere chiamata con piena verità Madre di Dio. Questo dogma tutela l’identità stessa di Cristo e il mistero dell’Incarnazione.

Il “sì” di Maria e la nuova Eva

Secondo la teologia cristiana, Maria è il modello perfetto di fede e obbedienza. Quando l’angelo Gabriele le annuncia che diventerà madre del Salvatore, Maria risponde:

«Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Con questo atto di fede totale, Maria diventa la “nuova Eva”, colei che, a differenza della prima donna, si affida completamente alla volontà divina, collaborando alla salvezza dell’umanità.

Maria, Madre della Chiesa

Maria è riconosciuta anche come Madre della Chiesa. Gesù stesso, dalla croce, affidò Maria al discepolo Giovanni e, in lui, a tutti i credenti:

«Ecco tua madre» (Gv 19,27).

Da quel momento, Maria è considerata madre spirituale di tutti coloro che seguono Cristo, accompagnando con amore e intercessione il cammino della Chiesa nella storia.

L’Immacolata Concezione: il segno della redenzione

Maria è il segno più luminoso della redenzione operata da Cristo. Secondo la dottrina cattolica, in previsione dei meriti di Cristo, Maria fu preservata fin dal primo istante della sua esistenza dal peccato originale. Questo privilegio unico è stato proclamato come dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854. Maria appare così come l’immagine della santità pienamente realizzata, a cui ogni cristiano è chiamato.

L’Assunzione: il destino della creatura redenta

L’Assunzione di Maria in cielo, corpo e anima, proclamata dogma nel 1950, manifesta il destino ultimo della creatura redenta: la piena comunione con Dio. In Maria vediamo già compiuta la promessa della risurrezione e della vita eterna. Ciò che in lei è già realtà, in noi è speranza certa.

Maria, modello e madre di tutti i credenti

Maria non è una divinità né una figura marginale. È il capolavoro della grazia divina, la creatura più intimamente unita a Dio e il modello più alto di ciò che significa vivere di fede, speranza e carità. Madre di Dio e Madre dei credenti, Maria ha collaborato in modo unico al mistero dell’Incarnazione e della redenzione. Attraverso la sua fede, la sua obbedienza e il suo amore, è diventata segno della presenza materna di Dio nella storia. Guardando a Maria, impariamo ad accogliere Cristo nella nostra vita e a camminare con fiducia verso il compimento della nostra vocazione eterna.

 

I Miracoli Eucaristici

I Miracoli Eucaristici

In questo articolo approfondiremo le principali analisi scientifiche condotte sui miracoli eucaristici, riassumendo in modo fedele e rigoroso i contenuti presentati nel libro “Un cardiologo visita Gesù” del cardiologo Dott. Franco Serafini. Verranno esaminati i casi più documentati e le metodologie adottate nei laboratori di medicina legale, cardiologia, istopatologia, genetica e biochimica, valutando come i risultati ottenuti in diversi luoghi ed epoche mostrino sorprendenti elementi di coerenza. Le evidenze scientifiche saranno inoltre messe in relazione con la fede cattolica e l’insegnamento della Chiesa, per comprendere come questi fenomeni siano stati interpretati dal punto di vista teologico. Uno speciale ringraziamento va al Dott. Franco Serafini, il cui lavoro accurato e profondamente competente costituisce la base principale di questo articolo. Desideriamo anche rivolgere un invito sincero e trasparente ai lettori: chi volesse approfondire in modo completo il capitolo sul sangue, sul DNA e molti altri temi affascinanti e complessi, troverà nel testo integrale del Dott. Serafini una fonte di studio estremamente ricca. Non siamo stati in alcun modo pagati o incentivati a suggerire il libro: la nostra intenzione è unicamente quella di offrire al lettore gli strumenti più validi per informarsi in modo approfondito, competente e serio.

Una buona lettura.

UN MIRACOLO EUCARISTICO è un evento straordinario riconosciuto dalla Chiesa cattolica in cui l’ostia consacrata o il vino si trasformano visibilmente in carne e sangue, oppure manifestano prodigi legati alla loro conservazione e protezione. La Transustanziazione si rende visibile all’occhio umano. (dal Libro del Dott. Franco Serafini)

 

 

Miracolo Eucaristico di Lanciano

 

  • BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.

un monaco di rito orientale, greco, appartenente alla grande famiglia spirituale dei basiliani indocumento del 1631, che riferisce il Prodigio con dovizia di particolari, ci aiuta ad entrare nel mondointeriore dell’anonimo protagonista, dipingendolo “non ben fermo nella fede, letterato nelle scienze del mondo, ma ignorante in quelle di Dio; andava di giorno in giorno dubitando, se nell’ostia consacrata vi fosse il vero Corpo di Cristo e così nel vino vi fosse il vero Sangue”.

Un uomo dunque tormentato dal dubbio, disorientato dalle varie correnti d’opinione, anche nel campodella fede, lacerato dalla inquietudine quotidiana. Mentre costui stava celebrando la messa, al momento di pronunciare le parole della consacrazione, l’ostia e il vino si sarebbero trasformati in carne e sangue.

 

  • ANALISI

 

Nel novembre del 1970 dietro richiesta dell’arcivescovo di Lanciano, monsignor Pacifico Maria LuigiPerantoni, e del superiore provinciale dell’OFMC della regione Abruzzo padre Bruno Luciani, i frati francescani di Lanciano, che custodivano le reliquie, decisero, con l’autorizzazione del Vaticano, difarle sottoporre ad analisi medico-scientifiche. Il compito venne affidato al dottor Odoardo Linoli, primario del laboratorio di analisi cliniche e di anatomia patologica dell’ospedale di Arezzo. ordinario di anatomia, istologia, chimica e microscopia clinica, e al dottor Ruggero Bertelli, ordinario di anatomia all’Università di Siena.

l’11 febbraio 1971 scriveva: «Ulteriori ricerche consentono affermare presenza di tessuto muscolare striato del cuore. Alleluja».

Il 4 marzo 1971, a Lanciano, sotto la neve e in una delle giornate più fredde del secolo in Italia, ilProf. Linoli può tenere una relazione scientifica conclusiva che si riassume nei seguenti punti:

  • il Sangue del miracolo eucaristico è vero Sangue e la Carne è vera Carne;
  • la Carne è costituita da tessuto muscolare del cuore;
  • il Sangue e la Carne appartengono alla specie umana;
  • il gruppo sanguigno è AB ed è identico nel Sangue e nella Carne, provenienti quindi verosimilmente dalla stessa Persona;
  • le proteine del Sangue sono frazionate con i rapporti percentuali del sangue fresco normale;
  • nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali clorurici, fosforo, magnesio, potassio e sodio in quantitàridotta; il calcio in quantità

I dettagli più tecnici saranno l’oggetto di una pubblicazione scientifica ineccepibile, anche per gli standard odierni, corredata di abbondante materiale fotografico.

Inoltre, il professore aggiunge alcune precisazioni:

  1. la struttura della Carne non si presta all’ipotesi di un “falso “operato nei secoli passati: solo una manomolto esperta in dissezione anatomica avrebbe potuto ottenere dal cuore di un cadavere

una “fetta “così uniformemente tangenziale alla superficie di un viscere cavo (come si evince dalprevalente decorso longitudinale dei fasci di fibre muscolari nei preparati istologici);

  1. i reperti, e in particolare il Sangue, se provenienti da un cadavere, rapidamente sarebbero andati incontro a putrefazione,

eppure nelle sezioni istologiche non sono mai stati rintracciati sali o sostanze conservanti.

Nel marzo 2001, trent’anni dopo, a Mike Willesee e Ron Tesoriero (li incontreremo nel capitolo su Buenos Aires) che lo intervistano, nella sua casa di Arezzo, su come si sentisse all’epoca deirisultati della ricognizione di Lanciano, risponde candidamente:

«Per qualche mese mi sembrava di camminare a trenta centimetri da terra..».

 

SUPPLEMENTO DI RICOGNIZIONE NEL 1981

Nel decennale della ricognizione, i francescani chiedono, ancora al prof. Linoli, di esaminare ulteriormente la Carne miracolosa, sia nel suo aspetto macroscopico che microscopico, ottenendonuove sezioni istologiche da un piccolo frammento non impiegato nel 1970 e ancora custodito a Lanciano.

Con i nuovi vetrini si conferma ancora meglio la struttura miocardica delle fibrocellule e si ricavano nuove importanti ed originali conferme: è evidente l’endocardio, cioè la membrana interna del cuore,ci sono aree di tessuto adiposo, vasi sanguigni arteriosi e venosi e anche fasci di fibre nervose vagali. Si tratta di rilievi microscopici che, nel loro insieme, disegnano il quadro di un cuore umano completo.

Lo studio macroscopico è pure sorprendente. L’attenzione di Linoli è sui 14 piccoli fori distanziati,circolari, a stampo lungo tutto il limitare esterno della reliquia, come se, in epoca remota, fossestato necessario fissare con 14 chiodi la Carne su di un supporto di legno per correggere la retrazione e ‘accartocciamento del rigor mortis. La Carne si sarebbe quindi retratta verso l’esternocreando la cavità centrale oggi evidente. Tuttavia, secondo il professore, tale cavità era anche in parte preesistente, e allora tutta la reliquia viene a ricordare

l’aspetto di una sezione completa di cuore o forse del solo ventricolo sinistro.

Il prof. Linoli aggiunge un’ultima arguta osservazione: se la Carne che oggi veneriamo è stata sottoposta al rigor mortis, evidentemente al momento del miracolo originale era vivente! Il rigor mortis comincia infatti 1-3 ore dopo la morte, per terminare 36-48 ore dopo.

Miracolo Eucaristico di Buenos Aires

–     BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.

 

1º maggio 1992, il ministro dell’Eucaristia Carlos Domínguez trova due frammenti di ostia sulcorporale davanti al tabernacolo. Il parroco padre Juan Salvador Carlomagno applica la proceduraprevista: i frammenti vengono messi in acqua e chiusi nel tabernacolo.

L’8 maggio, il sacerdote verifica il recipiente e nota la formazione di tre coaguli simili a sangue e delle scie rossastre sulle pareti. La Curia viene avvisata. In assenza del cardinale Quarracino, ilvescovo ausiliare Eduardo Mirás ordina una perizia medica, che conferma la presenza di sangue umano.

 

24 luglio 1994: durante la Messa del mattino, un ministro laico dell’Eucaristia nota una goccia disangue sulla pisside. Il fenomeno viene fotografato, ma non riceve particolare attenzione o risonanza.

 

18 agosto 1996: durante la Messa delle 19, una fedele segnala un’ostia caduta vicino a un candelabro. Il sacerdote, padre Alejandro Pezet, la raccoglie e la consegna a una ministra laicaper conservarla in acqua nel tabernacolo. Dopo alcuni giorni (il 26 agosto), si osserva che l’ostia non si dissolve ma si trasforma in una sostanza rossa e gelatinosa. L’allora vescovo ausiliareJorge Mario Bergoglio (futuro papa Francesco) dispone che vengano fatte delle fotografie. L’ostia viene poi custodita in acqua distillata in un flacone sigillato.

–     ANALISI SCENTIFICHE.

Vengono coinvolte, prestissimo, due dottoresse: una oncologa ed una ematologa.

Dott.ssa Botto

Nel racconto di padre Pérez, viene affidata una prima indagine ad una oncologa che abita vicino alla parrocchia, la dott.ssa Isabel Botto. Prova a prelevare, dal vaso di ceramica del 1 maggio, con una siringa, un po’ di quello che sembra sangue dalla massa centrale, ma non riesce perché la consistenza è troppo solida. Allora raccoglie il materiale di una delle scie rossastre che macchiano lepareti del contenitore. Il tessuto viene analizzato insieme ad una tecnica di laboratorio, Alicia Martines, presso il Sanatorio Evangelico El Buen Samaritano. Entrambe confermano trattarsi di sangue perché reagisce ad un test dell’emoglobina. Non è specificato se il kit consentisse di chiarire l’origine umana del sangue. La dott.ssa Botto ammette che occorrerebbero analisi più approfondite,da parte di un medico legale. Vede al microscopio che vi sono cellule

muscolari e un “tessuto fibroso vivo”. Proprio padre Pézet chiede se potrebbero trattarsi dicellule del miocardio; la dottoressa risponde che è possibile, ma occorrerebbero ulteriori analisi…

Dott.ssa Sasot

Nel libro del dott. Castañón sono riportate, o meglio fotografate, due relazioni mediche, dattiloscrittee firmate della dott.ssa Adhelma Myrian Segovia de Sasot. Dietro questo nome così altisonante vi è una ematologa che lavora all’Hospital Dr. J. M. Ramos Mejía di Buenos Aires. Da questi referti si deducono tre indagini.

  • In una relazione datata “giugno 1992“, senza specificare il giorno, la dottoressa descrive l’evoluzione macroscopica di un materiale, contenuto in un recipiente di ceramica, che “prendevaforma di coagulo” e che aveva al tatto la consistenza di un coagulo. Il “materiale” si mantenne abbastanza stabile finché venne rifornito, nei primi giorni, di acqua benedetta. In giugno, tuttavia, trascorso il primo mese, già descrive la tendenza del coagulo, non più bagnato, a seccarsi e a staccarsi dal recipiente (come avverrà effettivamente negli anni seguenti).
  • Sempre in giugno 1992, la dott.ssa Sasot riferisce di un’analisi su materiale di sospetta natura ematica proveniente da una patena a tre giorni dalla sua Si sta riferendo, quindi, a unodei due miracoli del 10 maggio sera. Venne eseguito un esame semplice ma impeccabile per valutare una goccia di sangue: uno striscio su vetrino. Segui la colorazione standard con May-Grunwald e Giemsa: si tratta di miscele di fissanti e coloranti che consentono di colorare, in modo diverso e ben distinguibile all’occhio dell’analista, le diverse popolazioni di leucociti, cioè di globulibianchi, presenti nel sangue. Si ottenne una formula leucocitaria, cioè la proporzione percentuale relativa tra le 5 principali classi di globuli bianchi (è un comunissimo esame del sangue, checiascuno di noi ripete in occasione di qualunque controllo medico). La formula mostra un eccesso di linfociti (47%) rispetto ai neutrofili (49%), come può succedere fisiologicamente nel corso di un’infezione virale, ma anche in corso di intenso stress psicofisico. Lo striscio presenta inoltre detriti, alcune cellule presentano vacuolizzazioni (cioè piccole cavità al loro interno), abbondante è la contaminazione batterica da parte di cocchi: tutti questi dati testimoniano la sofferenza delmateriale biologico di origine con il trascorrere del tempo (non è dato sapere a quanti giorni dal Miracolo è avvenuta l’osservazione, ma comunque entro giugno 1992).

La dottoressa conclude certificando che il campione analizzato è sangue umano.

  • Esiste infine una “relazione ematologica” della ssa Sasot, datata 29 ottobre 1995; sembrauna sorta di rapporto conclusivo e specialistico in cui elenca in modo positivo tutto quanto hapotuto dimostrare su di un

materiale di cui, avverte, non conosceva l’origine durante le prime analisi. Si tratta di una piccolaporzione di tessuto, pare, dato in custodia alla dottoressa stessa e ancora per lei disponibile nel1995, conservato in una provetta con acqua benedetta. Non può che trattarsi del materialeproveniente dal vaso di ceramica del primo miracolo del 1992, ma ciò non viene specificato. Viene elencata una serie di dati che, nel loro insieme, inequivocabilmente dimostrerebbero che il materiale è sangue:

  • dopo colorazione con May-Grunwald Giemsa, evidentemente di uno striscio su vetrino, si ottiene unaformula leucocitaria, molto simile a quella ottenuta nell’evento del 10 maggio 1992, ancora quindi con lieve linfocitosi;
  • contaminazione del campione da parte di batteri e funghi;
  • Presenza di ioni, potassio e sodio
  • presenza apprezzabile di enzima LDH, cioè lattica deidrogenasi;
  • presenza di proteine che all’elettroforesi mostrano un profilo “fisiologico” tranne la riduzione della banda delle gammaglobuline: un dato che si osserva nei pazienti

 

Un commento complessivo sulle indagini del 1992? Molta buona volontà, ma pochi mezzi e nessuna coordinazione.

 

Da febbraio 1998 è Jorge Mario Bergoglio il nuovo arcivescovo di Buenos Aires. Sollecitato da una lettera di padre Luis Maria Rodríguez Melgarejo, Bergoglio risponde nel luglio 1999 concedendo la possibilità di riprendere nuovi esami scientifici sulle vestigia dei miracoli eucaristici. Il dott. RicardoCastañón Gómez è uno psicologo clinico boliviano, esperto in psicosomatica, biochimica e neuropsicofisiologia.

È noto per la sua capacità comunicativa e per le ricerche rigorose condotte con il supporto di una task force internazionale, assieme a Ron Tesoriero e Mike Willesee. I loro studi impiegano strumentiscientifici avanzati e una catena di custodia documentata dei materiali, con il sostegno economico delGrupo Internacional para la Paz, da lui fondato.

 

È questa la speciale “agenzia” a cui l’arcivescovo Bergoglio affida le indagini sui fatti della parrocchiadi Santa Maria. Il 5 ottobre 1999, davanti a testimoni e alle telecamere, il dott.

Castañón preleva due campioni.

  • Un primo, piccolissimo campione, dalla crosticina essiccata e tuttora visibile a Buenos Aires, cherimane dal primo evento del 1992. Sull’etichetta che accompagna la provetta sterile e sigillata è scritto: «8 de mayo de 1992 Muestra 5 de octobre de 1999».
  • Un secondo campione viene ottenuto da quanto rimane dei fatti del 1996: materiale semisolido bruno, in acqua Sull’etichetta, analogamente, è scritto: «26 de agosto de 1996 Muestrahumeda 5 de octobre de 1999».

Come da iter di custodia, le due provette vengono consegnate personalmente il 21 ottobre 1999 dallostesso Tesoriero alla Forensic Analytical di San Francisco, in California. Nei referti datati 1 maggio 2000 e firmati Vanora M. Kean, Ph.D.., dell’analisi 19990441 condotta sui due campioni si può leggere quanto segue:

 

L’item #1-1, il campione secco del 1992, è stato esaminato con uno stereo-microscopio: si tratta di materiale non identificato, di colore scuro, bruno-rossiccio; ad una estremità sembra essere adeso un pelo o una porzione di pelo. Viene eseguito un test preliminare all’ortotolidina per ricercare la presenza di sangue, che dà esito negativo. Dal frammento originale, di 3 x 5 mm, si estrae una porzione di 2 x 3 mm, escludendo la sospetta formazione pilifera, che viene avviata allo studio del DNA. Infatti, si rileva una piccolaconcentrazione di DNA umano; tuttavia le successive analisi per la ricerca di

STR mediante PCR daranno esito negativo.

  • Anche l’item #1-2, il campione del 1996, viene studiato allo stereo-microscopio. Mentre il preparato èancora umido, si osserva la coesistenza di materiale fibroso biancastro e di una sostanza bruno-rossiccia, che a questo aderisce, senza riconoscervi caratteristiche morfologiche note. Seccandosi, diventano evidenti particelle di colore più scuro; su di queste si esegue un test all’ortotolidina, con esito negativo. Si selezionaun terzo di tutto il campione, da avviare alla tipizzazione del Anche qui si rileva una piccola concentrazione di DNA umano, che, all’ elettroforesi, verrà precisato possedere un alto peso molecolare, indice di buona qualità. Ma anche nella muestra humeda #1-2 la ricerca di 10 marcatori genetici standard, nove STR e uno per le amelogenine X e Y, con tecnica PCR, non darà, inspiegabilmente, nessun risultato.

 

Il 2 marzo 2000, campioni di tessuto risalente al 1996 vengono inviati al dott. Robert Lawrence,medico legale della Delta Pathology Associates di Stocktonin California. Analizzandoli,Lawrence rileva una forte presenza di leucociti attivi e vivi, fatto inspiegabile poiché il tessuto era stato conservato per oltre tre anni in acqua distillata, un ambiente ostile alla sopravvivenza cellulare.

Il tessuto appare infiammato e difficile da identificare: Lawrence ipotizza si tratti di pelle (epidermide) infiammata. Altri esperti confermano l’origine epidermica, mentre alcuni, come ilprof. Linoli (studioso del miracolo di Lanciano), suggeriscono possa trattarsi di tessuto miocardico

C’è bisogno di un parere più autorevole e definitivo. Il gruppo di ricerca decide allora di rivolgersi al Prof. Frederick Zugibe, primario di medicina legale e cardiologo della Columbia University di New York nella Rockland County a New York. Il suo profilo accademico, fatto di scoperte scientifiche e di numerosissime pubblicazioni, unito alla trentennale esperienza su 10000 autopsie, è impressionante. Il 20 aprile 2004 il gruppo di ricerca si trova nello studio del Professor. Zugibe, il quale vorrebbe conoscere la provenienza del materiale da studiare, ma i due australianitacciono. Zugibe insiste; Willesee spiega che è meglio così per lui e

F.Zugibe

 

per l’inchiesta. Zugibe scruta il microscopio; le sue parole sono registrate. Esordisce con:

 

«Sono uno specialista del cuore. Il cuore è il mio ambito (my business, in inglese). Questo è tessuto muscolare cardiaco, proveniente dal ventricolo sinistro, vicino ad un’area valvolare». Guarda meglio e specifica: «Questo muscolo cardiaco è infiammato, ha perso le striature ed è infiltrato da leucociti. Ileucociti normalmente non sono nel cuore, ma fuoriescono dal sangue e si dirigono nella sede di un trauma o di una ferita.

Il cuore di questa persona è stato ferito e ha sofferto un trauma. È compromesso il flusso sanguigno e parte del miocardio è andata incontro a necrosi. Somiglia a quello che vedo negli incidenti stradali, quandoil cuore viene sottoposto a prolungate manovre di rianimazione, oppure somiglia a quello che trovo quando qualcuno è stato picchiato severamente nel torace».

Tesoriero e Willesee provano un brivido quando Zugibe parla della presenza dei leucociti: la reazione immunitaria si sviluppa secondo una sequenza ordinata e si possono ritrovare leucociti solose nutriti da un organismo ancora vivente. Afferma: «Questo campione era vivo al momento in cui èstato prelevato!».

Dopo un momento di silenzio per ricomporsi, Willesee azzarda: «Ma quanto sopravvivrebberoquesti leucociti se il tessuto venisse posto in acqua?». La risposta riecheggia quella del dott.

Lawrence di quattro anni prima: «Si dissolverebbero in pochi minuti e non esisterebbero più». A questopunto sono i due australiani a turbare il professore rivelandogli che il vetrino proviene da un tessuto tenuto un mese in acqua di rubinetto e tre anni in acqua distillata: «Assolutamente incredibile”.

 

E se qualcuno avesse semplicemente preso sangue fresco da una persona e lo avesse messo sopra/nel campione?”

La risposta è che la sola presenza di leucociti non sarebbe sufficiente a escludere questa possibilità.

Però c’è una differenza importante tra:

 

  1. A. trovare semplicemente leucociti nel campione;
  2. B. trovare leucociti infiltrati nel tessuto miocardico in una configurazione compatibile con una risposta infiammatoria, insieme ad alterazioni del tessuto che indicano un trauma.

 

È proprio quest’ultimo punto che renderebbe molto più complicata l’ipotesi del semplice sangue aggiunto.

 

In altre parole, se qualcuno avesse preso una goccia di sangue e l’avesse messa sul tessuto, dovrebbe spiegare non soltanto la presenza dei leucociti, ma anche perché i leucociti risultano distribuiti/infiltrati nel tessuto e perché il tessuto presenta le caratteristiche istologiche interpretate da Zugibe come miocardio traumatizzato. Inspiegabile per la scienza!». Più tardi preciserà che dopo un periodo così lungo in acqua, non solo sparirebbero i globuli bianchi, ma qualunque cellula umana perderebbe qualunque morfologia riconoscibile. L’autorità del prof. Zugibe è così forte che cinque anni dopo, il 28 febbraio 2008, ad un meeting a San Francisco, il dott. Lawrence dichiara di essersi sbagliato e riconosce che il tessuto è, definitivamente, miocardio infiammato.

INDAGINE SCIENTIFICA DOTT. ZUGIBE:https://www.youtube.com/watch?v=0DWxl8BwXzQ&t=149s&pp=ygUGenVnaWJl

 

         Miracolo Eucaristico di Tixtla

  • BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.

22 ottobre 2006: Il miracolo eucaristico di Tixtla è avvenuto nell’omonima località messicanaquando durante la messa, mentre una suora distribuiva la comunione, un’ostia consacrata contenuta nella pisside sarebbe apparsa macchiata di sangue.

 

  • ANALISI

Il 27 ottobre 2009 è il dott. Castañón stesso a prelevare tre millimetrici frammenti di ostia apparentemente macchiata di sangue. Comincia una serie di indagini che si potranno definireconcluse solo il 25 febbraio 2013. L’associazione del dott. Castañón si rivolge a diversi laboratori specializzati in medicina forense, in immunoistochimica e in genetica: in Messico, Guatemala, Boliviae Stati Uniti. Spesso lo stesso accertamento è verificato più volte, talora con metodiche complementari, da studiosi diversi, all’insaputa l’uno dell’altro e in condizioni di “cieco”, cioè senza conoscere l’origine del materiale. Come sempre, le spese sono a carico del Grupo Internacional para la Paz.

  1. Il laboratorio “Gene-Ex” di La Paz in Bolivia documenta la presenza di L’emoglobina, lo ricordo per i non addetti ai lavori, è la proteina contenente uno ione ferro, necessaria per il trasporto di ossigeno e anidride carbonica nell’organismo, e contenuta all’interno dei globuli rossi del sangue (e in nessun’altra cellula). Nel video della conferenza di presentazione al minuto 21:02, è possibile rivedere la dott.ssa Susana Pinell mentre esegue per la prima volta il test di immunocromatografia capillare specifica per emoglobina umana. Vediamo l’istante in cui un frammento del materiale in esame viene a contatto con il kit e, trascorsi alcuni secondi, la reazionepositiva che ne consegue. È importante segnalare che l’emoglobina è presente negli eritrociti, cioè nei globuli rossi, di tutti i vertebrati, ma che il test è specifico per l’emoglobina della specie umana.
  2. nei vetrini istologici, colorati con la classica metodica del-l ‘ematossilina-cosina, ottenuti sia dal Juan Ruben Chavez Hernandez per il “Corporativo Médico Legal” del Messico che daldott. Orlando Rodas Pernillo per i laboratori “PatMed” del Guatemala, si riconoscono globuli rossi. Più precisamente, ci sono aree di accumulo di materiale acidofilo che ricordano eritrociti in fase di autolisi, cioè in corso di degradazione

spontanea; a tratti il materiale è più amorfo e meno distinguibile. Tali accumuli sono compatibili anche con fenomeni di frombosi, cioè gli eritrociti potrebbero fare parte di un coagulo. Tra di lorosi riconoscono anche alcuni globuli bianchi, cioè leucociti, appartenenti a popolazioni diverse: neutrofili, macrofagi, basofili.

Interessante

 

  1. Nel laboratorio “Corporativo Médico Legal”.il Eduardo Sánchez Lazo ha sottoposto ivetrini a test di immunoistochimica; ha cioè testato la reattività dei tessuti ad alcuni anticorpi, per riconoscere più precisamente la presenza di sostanze specifiche. Ha documentato così lapresenza di mieloperossidasi e di glicoforina A. La mieloperossidasi è un enzima presente soloin alcuni globuli bianchi, cioè nei granulociti e nella serie mieloide. La glicoforina A è una glicoproteina presente solo sulla membrana dei globuli rossi (determinandone il grupposanguigno minore MN). Nel complesso si tratta di un dato molto specifico che ulteriormente conferma la presenza di cellule del sangue nei tessuti esaminati.
  • Il sangue è di gruppo sanguigno AB.

Due laboratori separatamente, il “Corporativo Médico Legal”

in Messico e “Gene-Ex” in Bolivia, dimostrano, con tecniche di immunoistofluorescenza, la presenzadi antigeni A e B nei tessuti esaminati. Nel referto boliviano, delle fotografie a colori documentano il risultato. Ma c’è dell’altro: il laboratorio “Gene-Ex”, per la prima volta al mondo in un’indagine su questo tipo di tessuti “misteriosi”, stabilisce anche il gruppo sanguigno Rh. Il gruppo Rh è negativo.Torneremo su questo aspetto in un capitolo dedicato.

  • Vi sono fibre cellulari di verosimile natura muscolare

I vetrini istologici sono ancora quelli ottenuti separatamente nei laboratori “CML” e “PatMed” di cui alpunto 1. Sono presenti abbondanti fasci di fibre allungate e ben colorate dall’ematossilina cosina. Va premesso che, come pure negli altri miracoli eucaristici che abbiamo incontrato, anche in questo caso non è stato agevole stabilire la natura cardiaca del tessuto: le fibre sono particolarmente degradate da fenomeni di autolisi e di sofferenza.

Mancano le striature e i dischi intercalari, i nuclei non sono sempre chiaramente in posizione centrale. Tuttavia, la morfologia complessiva di tali fibre, allungate, prevalentemente parallele, con numerose biforcazioni che subito si anastomizzano, cioè si uniscono, alle fibre vicine, non può che richiamare la morfologia del tessuto cardiaco. Il Dott.Sánchez Lazo, nel referto conclusivo dellaboratorio “CML” afferma che le prove immunoistochimiche confermano la natura cardiaca deltessuto, ma non fornisce ulteriori dettagli.

Il dott. Carlos Parellada, al minuto 1:12:35 del video della conferenza di presentazione, invece, documenta la mancata captazione dei marcatori per desmina e per miosina nei vetrini “PatMed”, come invece dovrebbe

succedere nei tessuti muscolari, e mette in conto tale dato alla avanzata autolisi edegenerazione delle sospette

fibre muscolari.

  1. Sono presenti agglomerati di cellule
  2. Nei vetrini studiati in California dal John Compagno, si identificano strutture proteichedegradate che sembrano appartenere a cellule mesenchimali.
  3. Sono presenti ovviamente anche cellule vegetali riconoscibili per la tipica spessa parete poco
  4. Sono presenti ovviamente anche cellule vegetali riconoscibili per la tipica spessa parete poco
  5. È presente DNA umano, ma non è possibile ricavare un profilo

 

Due laboratori distinti, il CML. (Corporativo Médico Legal) del dott. Sánchez Lazo in Messico e Il 120B3 (Instituro de Investigaciones Químicas Biológicas Biomédicas y Biofísicas) della biologa Eyda de Campollo dell’Università Merlano Gálvez in Guatemala, si sono occupati dello studio delDNA di due campioni conservati in paraffina giungendo alle stesse conclusioni.

Nel referto messicano si specifica che era presente materiale genetico ma che non se ne poterononé estrarre sequenze proteiche né amplificare i marcatori utili per stabilire un profilo genetico dapoter impiegare in uno studio di parentela.

Analogamente, in Guatemala, il report datato 9 novembre 2012 dichiara di non aver potuto ottenereun profilo genetico completo provando ad amplificare le abituali 15 sequenze di STR e l’amelogenina. Se ne adduce la colpa alla qualità stessa del DNA, considerato degradato e frammentato.

Nel febbraio 2010, l’esperto in immagini ing. Fernando Rodríguez Pérez, su mandato del GrupoInternacional para la Paz, si trova a Tixtla, nella cappella in cui è custodita l’ostia che conosciamo.

A pochi metri dall’altare può dispiegare i suoi strumenti, Tra cui un microscopio digitale ad altapotenza e ad emissione di luce bianca ultra brillante e luce ultravioletta. Il suo studio rivela chenella parte macchiata della particola, al di sotto di uno strato superiore costituito da evidente sangue coagulato, alla scansione microscopica è presente sangue ancora fresco. E un datoimpressionante, tenendo conto che sono passati più di tre anni dall’effusione miracolosa!

Il sangue è scaturito dall’interno dell’ostia.

Sono due le indagini che, con metodiche diverse, arrivano alla stessa conclusione.

Da una parte il dott. Sánchez Lazo analizza gli aspetti macroscopici, microscopici e strutturali della macchia bruna e della particola, oltre che il loro reciproco rapporto spaziale. Lo si può ascoltare parlare proprio di questo al minuto 45:50 della conferenza di presentazione, disponibile in rete. Nellasua perizia scarta l’ipotesi

che il sangue abbia potuto bagnare la superficie dell’ostia dall’esterno, perché così avrebbe dovuto attraversare e inzuppare tutto lo spessore del pane sottostante. Viceversa, in una sezioneideale della particola di Tixtla, vediamo il sangue formare un’immagine come quella di un sottile “cono inverso” che attraversa il pane da parte a parte solo in un punto centrale, si allargaleggermente prima di raggiungere l’esterno e poi si espande sulla superficie stessa dell’ostia senza più bagnarla.

Ii Dott.Castagnón, nel suo testo, da poi conto di un’altra indagine, che ha studiato lo spessore dellaparticola con una tecnologia ai raggi infrarossi e che è giunta alla stessa conclusione: il sangue proviene dall’interno mostrando poi alcune fotografie.

CONFERENZA SCIENTIFICA https://youtu.be/pUN0Gxx_y0g?is=BXG1kDlubWx8aa3R

 

Miracolo Eucaristico di Sokòlka

BREVE RIASSUNTODELL’ACCADUTO.

12 ottobre 2008 durante la Messa un’ostia consacrata cadde accidentalmente a terra: dopo essere stata recuperata dal celebrante, don Filip Zdrodowski, fu posta nell’acquamanile(contenente l’acqua per il lavaggio delle dita dopo la distribuzione della comunione), come è consuetudine in questi casi[1]. Al termine della messa, suor Julia Dubowska ripose il tutto in cassaforte.

Domenica 19 ottobre la suora riaprì la cassaforte e notò che, al centro dell’ostia quasi sciolta, si era formato come un coagulo rosso, simile a sangue. L’Arcivescovodi Bialystok, mons. EdwardOzorowski, interpellato dal parroco, lo invitò a prelevare l’ostia residua, insieme al coagulo, ed aposarla su un corporale bianco che venne chiuso nel tabernacolo.

  • ANALISI SCENTIFICHE: https://www.youtube.com/watch?v=MMPXtEatPzU&pp=ygUfbWlyYWNvbG8gY2FyYXR0ZXJpc3RpY28gcG9sb25pYQ%3D%3D

La curia chiede massima serietà, urgenza e segretezza totale e si affida a due esperti dell’Università di Biatystok: sono il prof. Stanistaw Sulkowski e la prof.ssa Maria Elzbieta Sobaniec-Lotowska. Entrambi anatomo-patologi, lavorano nella stessa università, pur se in dipartimentidiversi, e hanno curriculum scientifici di tutto rispetto.

Il 7 gennaio, a Sokólka, viene aperto il tabernacolo e la prof.ssa Sobaniec-Lotowska può eseguireun piccolo prelievo di materiale da quello che a lei, a prima vista, sembra un coagulo di sangue. Nelprelievo è presente anche parte dell’ostia bianca, non separabile. Il materiale viene diviso con ilprof. Sulkowski, che quel giorno non è presente e che è all’oscuro dell’origine del campione. Nelle settimane successive il materiale viene preparato e studiato al microscopio ottico e al microscopio elettronico a trasmissione. Questi, in sintesi, i risultati che i due studiosi ottengono,

separatamente.

Si tratta di tessuto miocardico; nella relazione conclusiva i due professori così si esprimono:

  • E’ tessuto miocardico, o almeno, tra tutti i tessuti di un organismo vivente, è il miocardio quello più Le fibre, infatti, presentano nuclei in posizione centrale e, al microscopio elettronico, siriconoscono abbozzi dei dischi intercalari, come pure fasci di delicate microfibrille.
  • Il materiale analizzato è omogeneamente costituito da tale tessuto muscolare miocardico nella sua interezza.
  • Sono presenti, nelle fibre, segni di sofferenza come segmentazione e La segmentazione è il distacco delle fibre muscolari dalla stria intercalare a cui dovrebbero connettersi; si tratta di un fenomeno dovuto ai rapidi spasmi a cui vanno incontro le fibre stesse, ancora viventi, in prossimità dellamorte. Utile ribadire che non si tratta di una degenerazione successiva alla morte: la segmentazione puòavvenire solo in una cellula vivente, anche se agonizzante e prossima alla morte. Analogo significato presenta il fenomeno della frammentazione, cioè la presenza di fibre spezzate in modo netto, a prescindere dall’intersezione con la stria intercalare.
  • Alcune fibre presentano immagini compatibili come

“bande di contrazione” cioè affastellamenti delle fibre stesse lungo il loro asse corto, che si ritrovano, comevedremo, nella cardiomiopatia da stress o nella riperfusione che può seguire un infarto miocardico.

 

  • Le fibre miocardiche e la struttura del pane dell’ostia sono unite tra loro in modo inspiegabile. Il contattoreciproco tra i due tessuti avviene ad un livello microscopico tale che ad oggi, nessuno strumento, nessuna metodica umana potrebbe riprodurre una compenetrazione così

Per la prof.ssa Sobaniec-Lotowska è un dato sconvolgente, che esclude la possibilità di un artefatto umano. Infine, come già in altri miracoli eucaristici, è inspiegabile la persistenza deltessuto miocardico, come pure del pane azzimo che costituisce l’ostia: ancora integri, senza segni di corruzione o di degradazione, dopo tutto il tempo trascorso prima in acqua e poi all’aria, permesi (e ora, per chi va in pellegrinaggio a Sokótka, per anni) e senza nessun conservante.

 

Miracolo Eucaristico di Legnica

  • BREVE RIASSUNTO DELL’ACCADUTO.

Natale del 2013, durante la messa, un’ostia consacrata cade accidentalmente a terra: dopo essere stata recuperata viene posta in un calice di metallo contenente acqua di rubinetto, per potersisciogliere secondo la procedura prevista in questi casi,[1] e il tutto è riposto nel tabernacolo.

Il 5 gennaio 2014 il sacerdote più anziano della comunità controlla il calice, e si accorge che una piccola porzione dell’ostia si è distaccata e si è colorata di rosso. Dopo due settimane, la porzionecolorata di rosso è ancora presente sulla superficie dell’acqua, mentre il resto della particola si èsciolto. Il vescovo di Legnica, monsignor Stefan Cichy, al corrente dei fatti, decide di istituire una commissione di quattro esperti per lo studio del fenomeno.

ANALISI SCIENTIFICHE:https://www.youtube.com/watch?v=Zt_vYBfumbw&pp=ygUVQkFSQkFSQSBFTkdFTCBsZWduaWNh

Nel 2017, a cura della diocesi di Legnica, è stato approntato un testo di riferimento checomprende le testimonianze originali e abbondante materiale iconografico.

Posso ora aggiungere qualche dettaglio sulle indagini scientifiche, comunicatomi personalmentedalla dott.ssa Barbara Engel, primario della Cardiologia di Legnica e membro della Commissione di studio istituita da mons. Cichy, e dalla dott ssa Anna Engel.

I campioni prelevati dal frammento di ostia erano quindici. le procedure di prelievo sono state eseguite alla presenza di testimoni e documentando fotograficamente ciascun passaggio. Siprepararono pure dei campioni di controllo con ostie e vino non consacrati e acqua di rubinetto. Si ebbe cura di impiegare ostie dello stesso lotto di produzione da cui proveniva la particolaconsacrata oggetto di esame. Inizialmente si fece riferimento all’Istituto di Medicina Legale della vicina Breslavia, e dalle analisi si stabilì quanto segue:

  • Si trattava di materiale degradato da importante autolisi e da prolungata permanenza in acqua; tuttavia, la morfologia meri al microscopio ricordava quella di un tessuto muscolare L’importantedegradazione non consentiva di ottenere una conferma con i marcatori immunoistochimici specifici per il tessuto muscolare.
  • Tale tessuto non era costituito da batteri. I batteri presenti rappresentavano solo una trascurabile contaminazione loca-le; in particolare non erano presenti batteri noti per produrre sostanze coloranti (ci siriferisce evidentemente alla Serratia marcescens).
  • Non era presente una significativa contaminazione fungina: infatti la colorazione argentica con ilmetodo di Grocott, specifica per funghi, lieviti, alghe e spore, dava esito nega-tivo.
  • Non si ottennero amplificazioni di DNA.
  • Tuttavia la trasformazione di un’ostia in un tessuto come quello descritto restava semplicemente inspiegabile.

 

Dopo qualche mese, la commissione di studio, non completamente soddisfatta dai risultati parziali diBreslavia, chiese un secondo parere alla Medicina Legale di Stettino, disponibile ad eseguire ulteriori indagini. Furono forniti gli stessi vetrini istologici già preparati e tutti i risultati ottenuti dai colleghi di Breslavia, Rispetto alie

prime indagini, si utilizzarono metodiche istopatologiche differenti e si cercò la presenza di DNA. Insintesi, si è potuto dimostrare ciò che segue.

  • Lo studio microscopico con luce ultravioletta e filo arancio consentiva finalmente di riconoscere l’origine miocardico consentiva finalmente di riconoscere l’origine miocardica del tessuto muscolare , con evidenti segni di frammentazione; le immagini ricordavano molto da vicino quelle ottenute a Sokó
  • Anche a Stettino la ricerca con marcatori immunoistochimici diede esito
  • Viceversa, si ritrovarono frammenti di DNA nucleare e mitocondriale, sufficienti per documentare senza dubbio l’origine umana del tessuto. Gli studiosi e la diocesi mantengono uno stretto riserbo sui dettagli, temendo incomprensioni e inopportuni

Come a Sokólka, nonostante l’aspetto macroscopico della reliquia si presenti come un coagulo disangue, non sono state trovate cellule ematiche, e non e stata indagata l’eventuale presenza diantigeni ABO (in via teorica presenti, lo abbiamo visto a Lanciano, anche in cellule diverse dai globuli rossi).

 

Miracolo Eucaristico di Finca Betania

La storia:

Questo miracolo si è verificato durante la Messa di mezzanotte dell’8 dicembre 1991, presso il santuario mariano di Finca Betania a Cúa, in Venezuela. Padre Otty, cappellano del santuario, così descrive l’evento: «Dopo aver consumato una delle parti dell’ostia magna che avevo diviso in quattro parti, le riposi nel piattino. Poco dopo abbassai lo sguardo verso il piattino e non potevo credere a quello che vedevo: uno dei pezzi dell’ostia da me divisa presentava una macchia rossa e da questa cominciava a sprigionarsi una sostanza rossa, simile al modo in cui il sangue fuoriesce da una ferita. Dopo la Messa presi l’ostia e la conservai al sicuro nella sagrestia del santuario. L’indomani, alle 6:00 del mattino, mi recai a vedere l’ostia e costatai che da essa continuava a scorrere del sangue, che poco dopo cominciò ad asciugarsi. Tabernacolo dove erano custodite le reliquie dell’ostia da cui è sgorgato il sangue

Tuttavia, ancora oggi, il sangue appare come fresco. La cosa strana è che il sangue sia fuoriuscito solo da un lato della particola senza peraltro macchiare il resto delle specie eucaristiche». Durante la Messa erano presenti numerosi pellegrini, i quali subito verificarono che il sacerdote non presentasse ferite da cui potesse essere fuoriuscito il sangue presente nell’ostia. Tra l’altro dalle analisi risultò che il sangue del sacerdote non coincideva con quello della particola.

Da allora l’ostia è oggetto di venerazione e di culto da parte di migliaia di pellegrini provenienti non solo dal Venezuela, ma da tutto il mondo. È possibile recarsi a visitare l’ostia miracolosa presso il convento delle Suore Agostiniane Recollette del Sacro Cuore di Gesù a Los Teques tutti i giorni dell’anno, a qualsiasi ora, presso la cappella dedicata all’adorazione perpetua. Un giovane fedele del New Jersey, Daniel J. Sanford, recatosi in pellegrinaggio nel convento delle Agostiniane per vedere l’ostia insanguinata, riuscì a filmare un altro episodio miracoloso. Ecco il racconto: «Il 12 novembre 1998 mi recai in pellegrinaggio a Betania con un gruppo di preghiera e ci portarono a vedere l’ostia miracolosa di Betania presso la cappella delle Suore Agostiniane di Los Teques. Il nostro direttore spirituale, padre Mazzarella, celebrò la Messa. Finita la celebrazione aprì la porta del tabernacolo che conteneva l’ostia del miracolo. Con grande stupore vidi che l’ostia era come in fiamme e c’era un cuore pulsante che sanguinava nel suo centro. Vidi questo per circa trenta secondi o giù di lì, poi l’ostia tornò alla normalità. Sono riuscito a filmare una parte di questo miracolo con la mia videocamera».

Video: https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.youtube.com/shorts/0109CPChH3w&ved=2ahUKEwiH9JqxgKWXAxUs-QIHHfVgKzcQtwJ6BAgbEAI&usg=AOvVaw1KgACbD-2X_nZ-rpYrA_vZ

Le Analisi Scientifiche:

il 12 dicembre 1991 venne esaminata una particella della sostanza nel laboratorio di bioanalisi della Cattedrale di Los Teques; le analisi microscopiche furono effettuate dalle licenziate Josuac Zubizarreta e Rosa Da Silva; l’esame citologico portò alla conclusione che si trattava di sangue; il vescovo, però, dispose un esame più approfondito presso la División de Medicina Legal de la Policía Técnica Judicial de Caracas; l’indagine fu assunta dal direttore F. Aponte Vileria, vennero effettuati un esame fisico con lente stereoscopica e un’analisi biochimica; per il materiale ematico venne utilizzata la reazione all’ortotolidina; per la ricerca dell’emoglobina furono utilizzati i metodi di Teichmann e Takayama; il risultato riportato è che la sostanza esaminata era sangue; il rapporto sarebbe stato sottoscritto da Raúl Ramírez Pinto, capo della Divisione di Criminalistica, e Daisy Cañizales de Bolívar, capo del Dipartimento di Microanalisi.

 

INTERVISTA A DASY CAÑIZALES:

Por una “diocidencia”, añade, los encargados de resguardar el milagro eucarístico son los Agustinos Recoletos, específicamente las Hermanas del Corazón de Jesús, que en la ciudad de Los Teques (a las afueras de Caracas) tienen una capilla de adoración perpetua donde está expuesta la hostia.

“Mi vida cambió por completo”, sentencia Cañizález. “Yo analicé la sangre del primer milagro eucarístico de Venezuela”, añadió. Efectivamente, sus estudios comprobaron que la sustancia que brotó de aquel pedazo de pan era sangre humana, del tipo AB, el mismo que se encuentra en otros milagros eucarísticos y en el Sudario de Turín.

Daisy Cañizales de Bolívar https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3Dj3eoOioZvuQ&ved=0CBoQjhxqFwoTCOj-tYyIpZcDFQAAAAAdAAAAABA1&opi=89978449

 VIVO??

Si tratta di un dato veramente sconvolgente: tranne forse a

Lanciano, dove il tessuto antico appare oggi come misteriosamente mummificato, gli altriquattro tessuti, nonostante la coesistenza di fenomeni di degradazione e di autolisi, presentanocaratteristiche di indubbia vitalità. Vediamo di approfondire.

In un’intervista registrata del 7 dicembre 2000, il dott.

Lawrence, che sta studiando il campione di Buenos Aires del 1996, spiega che, in particolare, il suovetrino ha fissato leucociti attivi e vivi al momento del prelievo. Aggiunge, fra l’altro, che èsemplicemente inspiegabile come questi leucociti possano essere sopravvissuti per tre anni in acqua, senza dissolversi, quando normalmente questo avviene già dopo qualche minuto, almassimo un’ora, una volta separati dall’organismo vivente da cul provengono o dopo la morte di questo.

Quattro anni dopo, di fronte allo stesso vetrino, abbiamo visto anche il prof. Zugibe esprimere lo stesso concetto. Commenta l’infiltrazione dei leucociti: «[che] normalmente non sono nel cuore, mafuoriescono dal sangue e si dirigono nella sede di un trauma o di una ferita». Poi aggiunge: «Questo campione era vivo al momento in cui è stato prelevato!». Alla domanda «Ma quantosopravvivrebbero questi leucociti se il tessuto venisse posto in acqua?» la risposta è la stessa deldott. Lawrence: «Si dissolverebbero in pochi minuti e non esisterebbero più». Più tardi preciserà che dopo un periodo così lungo in acqua, non solo sparirebbero i globuli bianchi, ma qualunque cellula umana perderebbe qualunque morfologia riconoscibile.

A Tixtla un macrofago è colto addirittura in un momento in cui è attivo, e cioè mentre sta, come suodovere, fagocitando materiale lipidico! La preparazione del vetrino ha interrotto proprio in quelmomento la vita del macrofago e ne ha fissato per sempre l’aspetto dinamico e vitale: il citoplasma è ripieno di vacuolizzazioni lipidiche appena fagocitate.

Va inoltre considerato che una reazione infiammatoria, così come la vediamo nei tessuti di Buenos Aires e Tixtla, è espressione di un organismo ancora vivente e in grado di coordinare unacomplessa cascata di eventi che coinvolgono diverse popolazioni cellulari opportunamente stimolate e attivate. Il miracolo, quindi, non consiste solo nella comparsa “dal nulla” di unparticolare tessuto, nel nostro caso il miocardio, isolato e fuori contesto: il tessuto è vivente e funzionale perché misteriosamente collegato ad un organismo completo, anche se invisibile ai nostri occhi! I globuli bianchi, infatti, non vengono prodotti in loco, nel tessuto infiammato, maarrivano da altrove, utilizzando una circolazione sanguigna funzionante, attratti dalla rispostainfiammatoria. I leucociti ci parlano di un intero organismo che è vivo e che sta provvedendo a riparare un proprio tessuto infiammato e lesionato.

1       Sono evidenti, soprattutto a Sokólka e Legnica, dove i mio-

citi sono meglio conservati, segni di frammentazione e segmentazione delle cellule miocardiche sidescrivono nelle fibre anche bande di contrazione di necrosi;

  1. È presente, a Buenos Aires e Tixtla, nella compagine del tessuto miocardico, una notevoleinfiltrazione

A Lanciano, nonostante la mancata colorazione dei nuclei e l’assenza di striature, l’antico tessuto è chiaramente di natura mesodermale e presenta unioni sinciziali che le fibre realizzano (cito dal referto originale del prof. Odoardo Linoli) attraverso biforcazioni e reciproci congiungimenti, come è tipico delle cellule miocardiche. Un ulteriore reperto di pertinenza miocardica è la presenza di un lobulo di tessuto adiposo attraversato da fibre (cito ancora) che in esso si diramano, disperdendosied esaurendosi fra i lipociti. Ma non è solo l’aspetto microscopico che a Lanciano richiama il muscolo cardiaco: è l’intera struttura macroscopica della Carne che ricorda una sezione intera di cuore, completa di vasi arteriosi, venosi, nervo vago e parete endoteliale

rivolta verso il lume interno.

Il prof. Linoli condivide con il prof. Ruggero Bertelli di Siena la definitiva diagnosi di certezza: è cuoreumano (lareazione immunologica di Uhlenhuth ne conferma l’appartenenza alla specie umana).

 

RISORTO?!

Nel 2023 sono stato contattato da due tra i massimi esperti al mondo nel campo ultraspecialisticodelle lesioni da folgorazione elettrica. Il prof. Giovanni Pierini e la prof.ssa Tiziana Balbidell’Università di Bologna, medico legale lui e anatomo-patologa lei. Erano capitati casualmente su questo libro, in un’edizione precedente, e qualcosa nelle immagini riprodotte dei vetrini istologici aveva prepotentemente attirato la loro attenzione.

Non potevano credere ai loro occhi: nei campioni ottenuti dai miracoli eucaristici si possono cogliere alterazioni compatibili con i danni da elettrocuzione che normalmente si possono ritrovarenelle autopsie di chi ha subito uno shock elettrico.

Sulle cellule muscolari, come quelle cardiache, l’effetto è quello dell’alternanza di aree di pallore del sarcoplasma (l’interno della cellula) alternate ad aree di acidofilia (quando i tessutisono preparati per il microscopio), frammentazione e allungamento delle cellule stesse,presenza di bande di ipercontrazione, necrosi coagulativa e soprattutto ipercromia nucleare (accentuazione della colorazione dei nuclei delle cellule).

E nei vetrini, in particolare di Buenos Aires e di Lanciano, l’occhio dell’esperto riconosce

questi aspetti. Aspetti che nessuno aveva descritto in precedenza, poiché è di buon senso ammettere che si “vede” quello che si conosce e finora nessun esperto di lesioni elettriche avevavisionato queste immagini. Un meccanismo chiamato in causa nella deformazione delle cellule, con un loro forte allungamento fino ad assumere un aspetto aghiforme, è quello della perdita del calcio intracellulare.

“tutto o niente” che, per esempio, colpisce una cellula, ma risparmia le cellule immediatamenteadiacenti. Ciò potrebbe giustifica-re, in maniera originale, l’altrimenti inspiegabile eccesso di ione calcio nel sangue di Lanciano, come se questo calcio fosse proveniente dall’interno delle cellulesofferenti, beninteso invisibili. di quel Corpo. Sto pensando a cellule che dovevano essere lambiteda quel Sangue per potervi riversare calcio… Vi è un ulteriore aspetto che merita di essere sottolineato.

Tipica delle lesioni da elettrocuzione è la misteriosa e non lineare

“scomparsa” di microscopiche aree di tessuto. Un intenso campo elettromagnetico può produrrecioè dei veri e propri “buchi” di assenza di materia delle dimensioni anche di un millimetro cubo.

Al microscopio si riconosceranno, quindi, aree otticamente vuote, ma circondate, con contorni netti, da tessuto assolutamente indenne! I proff. Pierini e Balbi non hanno difficoltà ariclassificare aree descritte a Tixtla o a Lanciano come aggregati di cellule adipose come in realtà fenomeni di questa sfuggente, ma

patognomonica, perdita puntiforme di sostanza.

Ho passato parecchie ore con gli amici Giovanni e Tiziana a discutere di tutto questo. Ho potutomostrare loro anche molte altre immagini, non pubblicate in questo volume, che hanno ulteriormente rafforzato il loro convincimento della coesistenza di segni di lesioni da folgorazione nei tessuti provenienti dai miracoli eucaristici.

Ma perché, si starà chiedendo il lettore, nei tessuti dei miracoli eucaristici dovrebbero esserci questisegni di avvenuta elettrocuzione? Che cosa significano?

Ricordo che nella sindonologia moderna si ipotizza che la formazione dell’immagine del SacroLenzuolo di Torino, ad oggi misteriosa e irriproducibile, sia da ricondurre a un qualche tipo di scarica di energia elevatissima e istantanea, coincidente con il ritorno alla vita dell’Uomo avvolto dal lenzuolo stesso.

DNA: UNA PROVA A FAVORE

RIUSCIAMO A RISALIRE BIOLOGICAMENTE A DNA ANTICHI?

1) Nel 2001, con successo, è stato ricavato un profilo del DNA mitocondriale del corpo attribuito all’evangelista Luca e sepolto a Padova. Da un canino si è ricavato un aplogruppo pre-HV, geneticamente vicino ai profili che oggi si trovano in Siria e in Turchia, del tutto credibile per l’evangelista nato ad Antiochia nei primi anni del I secolo d.C.

2) Nel 2011, da scavi nei resti di un antico monastero sulla piccola isola di Sveti Ivan sul mar Nero, in Bulgaria, emer-se, incastonata in un altare, un’urna di pietra contenente alcune ossa umane e un’iscrizione in greco antico nominante san Giovanni Battista e il 24 giugno, giorno della sua festa. Ebbene, le tre ossa studiate, datate al I secolo d.C. con il carbonio 14, risultarono appartenere allo stesso uomo il cui DNA mitocondriale presenta un aplogruppo fortemente suggestivo per un’origine medio-orientale. La vicenda è oggetto di un avvincente documentario della National Geographic, ma purtroppo i dettagli genetici non sono pubblicati.

3) Ancora più recentemente, nel dicembre 2016, il genetista Gérard Lucotte ha pubblicato lo strepitoso risultato dello studio del bulbo di un capello attribuito a Maria Maddalena, le cui reliquie sarebbero conservate nell’abbazia di St.

Maximin in Provenza. Oltre al sesso femminile, ottenuto dall’amelogenina nel DNA nucleare, ha ricavato l’interazioni che identificano l’aplogruppo Ke più precisamente il sequenza HVR1 del DNA mitocondriale tipizzando 9 mula-

Sottogruppo Klalbla: cioè proprio il sottogruppo ancora oggi più diffuso tra gli ebrei ashkenaziti (espressione di una delle mitiche quattro “madri fondatrici” degli ashkenaziti; il 20% di tutti gli ebrei della Diaspora occidentale oggi viventi sono discendenti di una singola trisavola Klalbla vissuta 2

o 3 mila anni fa).

Come abbiamo visto, la risposta alla domanda sottotitolo è si.

INDAGINE A TIXTLA:

Per superare il problema della possibile contaminazione di cellule “miracolose”. , per esempio con

cellule epiteliali di persone venute a contatto con le reliquie, Mike Willesee e Ron Tesoriero, intorno al 2016, si rivolsero alla Menarini Silicon Biosystem di Bologna. Qui infatti è stato messo a punto il DEPArray, una soluzione tecnologica innovativa inizialmente pensata per lo studio di tessuti oncologici e che ora trova una valida applicazione anche in medicina foren-se. È possibile discriminare, all’interno di un campione biologico “complesso”, ogni singola cellula che può venire cosi riconosciuta, tipizzata e letteralmente posizionata all’interno di una matrice elettroforetica. Si può così avviare allo studio del DNA il solo materiale genetico nucleare di una singola cellula, senza contaminazioni. La dott.ssa Francesca Fontana di Menarini Silicon Biosystem poté analizzare tre tessuti prelevati da tre eventi di possibile natura soprannaturale, tutti provenienti dal Sud America, compreso un frammento della particola di Tixtla. Non tanto dal documentario, piuttosto vago nel fornire dati precisi, ma piuttosto dall’autobiografia postuma di Mike Willesee è possibile conoscere una sintesi dell’esito di queste indagini a Bologna.

In tutti e tre campioni era presente sangue umano ed erano presenti globuli bianchi di buona qualità. Dai singoli nuclei si estrasse selettivamente del DNA che, ancora una volta, contro ogni ragionevole aspettativa, non consentì la determinazione di nessun polimorfismo STR.

INDAGINE A BUENOS AIRES

Le due provette, #1-1, #1-2, sterili e sigillate, partono alla volta del laboratorio Forensic Analytical di Hayward, vicino a San Francisco, in California. Il laboratorio è stato scelto per il prestigio di cui gode e perché specializzato nello studio di frammenti molto piccoli. Qui, solo la dott.ssa Vanora Kean e nessun altro collega conosce l’origine dei campioni. Il 9 dicembre 1999 la dott.ssa Kean può anticipare al dott. Castañón che sia nel frammento #1-1, sia nel #1-2 sono presenti “minime quantità di DNA umano”. Le indagini pro-seguono, ma il risultato saràdeludente. Nelle relazioni definitive della Forensic Analytical, datate 1 maggio 2000, che si possono consultare in appendice nei libri di Castañón e Tesoriero, vengono esplicitate le metodiche di estrazione e quantificazione del DNA, l’esecuzione di PCR e infine di elettroforesi su gel. Si testano i polimorfismi di nove tra i più comuni STR (tutti facenti parte del sistema CODIS), oltre alle due amelogenine, ma invano: non si ottiene nessun risultato, nessuna amplificazione…Eppure, almeno per quello che riguarda il campione #1-2, si descrive la presenza di DNA ad alto peso molecolare, cioè di buona qualità. Al laboratorio, di fronte ad un risultato così ambiguo, non rimane, nel report finale, che ipotizzare l’origine non umana del tessuto di provenienza (“may contain good quality non-human DNA”).

 

Miracolo Eucaristico di Siena

La storia:

Il 14 agosto del 1730, alcuni ignoti ladri penetrarono nella chiesa di San Francesco a Siena, tenuta dai Frati Minori Conventuali e rubarono la pisside contenente 351 Ostie consacrate. Appena il furto venne scoperto, si sospese anche il celebre Palio in segno di riparazione. Nonostante le diligentissime ricerche condotte dalle autorità religiose e civili, le sacre Particole furono ritrovate, casualmente, la mattina del 17 agosto nel vicino santuario di S. Maria in Provenzano, ove i ladri sacrileghi le avevano nascoste dentro la cassetta delle elemosine in mezzo alla polvere e alle ragnatele. Le Ostie allora furono piamente ripulite, esaminate e debitamente identificate come quelle rubate. Tutto il popolo accorse ad omaggiare con una solennissima processione le sante Ostie, che furono riportate in S. Francesco in un tripudio di canti e di preghiere. Intanto il tempo passava, ma nessun segno di alterazione si notava in esse, a differenza di quanto ci si sarebbe dovuto attendere. Più volte, a distanza di decenni, uomini illustri le esaminarono con ogni mezzo che il progresso metteva loro a disposizione, moltiplicando però, nel contempo, cause ed elementi che avrebbero dovuto favorirne la corruzione (travasamenti, scuotimenti, contatti, conteggi, pulviscolo, umidità, ecc.). Ma la scienza ha sempre concluso i suoi esami, affermando che “le sacre Particole sono ancora fresche, intatte, fisicamente incorrotte, chimicamente pure e non presentano alcun principio di corruzione”.

L’ESPERIMENTO:

L’esperimento storico (Arcivescovo Tiberio Borghese): Nel corso del XVIII secolo, per verificare la natura dell’evento, l’arcivescovo fece chiudere alcune ostie non consacrate in una scatola sigillata per diversi anni; queste ultime si decomposero trasformandosi in vermi e polvere, mentre le Sacre Particole rimasero intatte

 

ANALISI SCENTIFICHE

Vale la pena ricordare in modo particolare la ricognizione del 10 giugno 1914, la quale, sia per essere stata autorizzata direttamente dal Pontefice san Pio X (1903-1914), sia per i nomi illustri e le modalità di svolgimento, viene ricordata come il «grande esame scientifico».

La commissione era formata, fra gli altri, dall’arcivescovo di Siena, mons. Prospero Scaccia (1857-1932), dal già menzionato padre Spèe, da Siro Grimaldi, professore di Chimica Bromatologica, da Luigi Simonetta (1861-1934), professore di Igiene, da Carlo Raimondi, professore di Farmacologia, tutti dell’Università di Siena, e dal professor Giuseppe Toniolo (1845-1918), dell’Uni­versità di Pisa, oggi beato, in qualità di perito legale.

Il mandato ricevuto dalla commissione scientifica degli esperti era il seguente:

Dal relativo Verbale, custodito nell’Archivio Arcivescovile fra gli Atti della Curia, risulta quanto segue:«Riguardo alle Particole, non soltanto quelle sottoposte al primo strato, ma anche le superficiali, erano in apparenza ben conservate e senza alcun segno di alterazione od ammuffimento, né guaste per azione di tarli o di altri parassiti proprii dei prodotti farinacei. Si presentavano di forma rotonda, delle dimensioni presso a poco di una moneta da due lire, di un colore leggermente paglierino, consistenti, a bordi netti, ed all’esame con la lente appariva la struttura a vacuoli, con qua e là dei granuli opachi. 
Tre Membri della nostra Commissione, che insieme con altre tre persone partecipanti alla Cerimonia ebbero in questa mattina la Santa Comunione con una Particola di recente preparazione e successivamente con una Particola di quelle antiche, affermano di aver notato, per la seconda, il sapore proprio di farina grossolana di frumento, ed una maggiore resistenza in confronto con la prima Particola, all’atto dell’insalivamento e della deglutizione.
Immerso un frammento di Particola nell’acqua distillata, si vide rigonfiare. All’acqua, nella quale era stato immerso il frammento della predetta Particola, raccolta in vetro da orologio, vennero aggiunte due goccie di tintura sensibilizzata di lacca-muffa: dopo un po’ di tempo si osservò 
– con uno schermo bianco sotto il vetro – una leggerissima tinta rosa-pallida, segno di reazione acida debolissima.  
Un altro frammento di Particola, messo su lastra di platino, umettata con alcune gocce di soluzione acquosa satura di jodio, assunse rapidamente ed in toto un bel colore azzurro, prova non dubbia della presenza di amido normale nella Particola.
Tenuto conto del colore paglierino delle Particole, e di altri caratteri sopra indicati, si giudica essere le Particole fatte con una farina di frumento non finamente cribrata. 

Concludendo rispondiamo ai quesiti:  

1° – Le Particole – come dal campione esaminato – sono realmente costituite da una pasta contenente amido, idest il precipuo componente del pane azimo;  
2° – Le Particole stesse sono in stato di buona conservazione

«Le sante particole di Siena sono un classico esempio della perfetta conservazione di particole di pane azzimo consacrate nell’anno 1730, e costituiscono un fenomeno singolare, palpitante di attualità, che inverte le leggi naturali della conservazione della materia organica. […] È strano, è sorprendente, è anormale: le leggi della natura si sono invertite, il vetro è diventato sede di muffe, il pane azzimo è stato invece più refrattario del cristallo. […] È un fatto unico consacrato negli annali della scienza».». 

Gli esami furono compiuti «con lenti di ingrandimento e microscopiche ed alla luce di una potente lampada elettrica» e sono stati accuratamente descritti nella relazione della commissione scientifica, che si conclude rispondendo ai quesiti posti come segue:

Secondo la testimonianza del presidente della commissione, professor Grimaldi, l’importanza di confermare che le ostie fossero effettivamente composte di pane azzimo, e non fossero «dischi di pergamena animale o vegetale, di pergamina, di celluloide, di avorio di osso, di cartone, di carta e simili», derivava dalla considerazione che «niente vi è di più fragile e più facilmente suscettibile di alterazione, del tenue sottile velo del l’ostia di pane azimo. La particola per natura sua è indiscutibilmente il maximum, il non plus ultra dell’alterabilità. […] È quindi ammissibile che particole di pane azimo si siano conservate inalterate per quasi due secoli? Materialmente e scientificamente ciò è assolutamente impossibile!» .

Papa Benedetto XV (1914-1922), nell’udienza concessa al professor Grimaldi il 12 gennaio del 1919, dichiarò che «nessuno in nessun tempo e in nessun luogo può vantare il privilegio di aver eseguito una così singolare analisi» (10). Le testimonianze di tutti coloro che parteciparono a vario titolo al «grande esame scientifico» del 1914 confermano, da un lato, la scientificità dei metodi utilizzati per effettuare le analisi e, dall’altro, lo stupore per i risultati ottenuti e la gratitudine per aver partecipato a un atto di enorme rilevanza per il popolo di Dio.

Ulteriori ricognizioni furono effettuate nel 1922, in occasione del trasferimento delle Sacre Particole dalla vecchia pisside a un nuovo ostensorio, e nel 1952, anche in seguito a un ulteriore furto sacrilego dell’o­sten­sorio in cui erano conservate, nella notte fra il 5 e 6 agosto 1951; in quel­l’occasione i ladri si erano subito disfatti delle Sacre Particole, deponendole nel tabernacolo che custodiva l’ostensorio.

L’ultima ricognizione è stata effettuata nel 2014, a cento anni dal «grande esame scientifico». Tutte queste ricognizioni, svolte alla presenza di esperti, hanno sempre confermato lo stato di perfetta conservazione e la mancanza di segni di alterazione: un fenomeno scientificamente non spiegabile, in cui, secondo quanto affermato nel 1914 Nella stessa relazione, il professor Siro Grimaldi dell’Università di Siena dichiara: “(Le particole costituiscono) un fenomeno singolare, palpitante di attualità, che inverte le leggi naturali della conservazione della materia organica. È un fatto unico conservato negli annali della scienza”

Occorre osservare che le particole non si sono trovate in condizioni favorevoli per una conservazione prolungata. Anzi, nel corso di questi tre secoli, anche a causa delle frequenti ricognizioni, molti eventi avrebbero potuto cooperare alla loro alterazione, essendo state a contatto con l’aria, toccate senza particolari precauzioni, soprattutto nelle prime ricognizioni, e conservate in pissidi e ostensori che in più di un’occasione non risultarono chiusi ermeticamente. Peraltro, una semplice controprova, effettuata dalla contessa Femiba Bulgarini D’Elci all’i­nizio del secolo scorso con un numero identico di ostie non consacrate, aveva dimostrato che le stesse nel giro di pochi mesi si alteravano e si decomponevano irrimediabilmente.

Attualmente sono rimaste 223 ostie; le altre sono state utilizzate per effettuare, nel corso delle varie ricognizioni, le analisi chimiche e fisiche necessarie anche a valutarne commestibilità e gusto.

Ciò che caratterizza il miracolo eucaristico è la continuità nel tempo; mentre gli altri miracoli eucaristici si sono misteriosamente compiuti in un dato momento temporale, quello di Siena si perpetua da quasi tre secoli, confermando agli occhi del nostro mondo distratto la presenza di Cristo, con il suo corpo, il suo sangue, la sua anima e la sua divinità in quelle ostie che sfidano le leggi della fisica.

Non sappiamo ovviamente fino a quando le Sacre Particole si conserveranno incorrotte. Tutti coloro che a vario titolo si sono occupati del miracolo si sono posti questo interrogativo; ma è certamente sorprendente notare che le particole hanno attraversato tre secoli di storia, di vicende anche cruente che hanno portato distruzione ovunque, pure a Siena. Basti pensare alle vicende dolorose che hanno riguardato la basilica di San Francesco, dove le Sacre Particole sono custodite: il già ricordato secondo furto sacrilego, la soppressione degli ordini religiosi nel periodo napoleonico, che privò le particole dei suoi custodi, la trasformazione in caserma della cripta prima e dell’intera basilica poi, con le conseguenti profanazioni; i bombardamenti di cui Siena fu oggetto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, che portarono, fra l’altro, alla distruzione del­l’altra basilica francescana, quella di San Bernardino all’Osservanza. In questi tre secoli anche all’interno della basilica molte opere d’arte d’ine­stimabile valore sono state distrutte o rubate. Le Sacre Particole, apparentemente indifese e fragili, invece, sono ancora lì a dimostrazione, a parere di chi scrive, del desiderio di Gesù di rimanere miracolosamente presente nella città dedicata a Sua Madre.

RICOGNIZIONE 10 SETTEMBRE 2014:

«Le Ostie, visibilmente in ottimo stato di conservazione, sono state poi sottoposte, in tre campioni, alle seguenti analisi: ispezione della superficie delle Ostie con microscopio digitale portatile, rilevazione della presenza del nucleotide ATP (adenosine-trifosfato) mediante misura con bioluminometro, test colturale, fotogrammetria a distanza ravvicinata per la ricostruzione del modello 3D delle Ostie a fini documentativi […]. Dai risultati degli esami eseguiti emerge la conferma di quanto anticipato dall’esame visivo, ovvero il buono stato di conservazione delle Ostie e la totale assenza di contaminazione. Il test colturale non ha messo in evidenza nessuna crescita microbica né dopo 7 giorni dal campionamento, né dopo 14».

Questa la parte centrale del comunicato stampa diffuso in data 24 ottobre 2014 dall’arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa- Montalcino

 

Miracolo Eucaristico di Tumaco

Il 31 gennaio 1906 un violento terremoto colpì le zone costiere dell’Ecuador e della Colombia, provocando uno tsunami che causò un migliaio di morti. Nel villaggio colombiano di San Andrés de Tumaco, spesso abbreviato in Tumaco, stava per arrivare l’onda dello tsunami, quando il parroco Gerardo Larrondo, insieme al confratello padre Julián seguito dagli abitanti, si diresse in processione verso la spiaggia recando un ostensorio con il Santissimo Sacramento. L’onda arrivò alla vita del religioso, per poi ritirarsi senza toccare l’ostensorio. La gente di Tumaco ricorda ogni anno l’episodio definito come “miracolo dell’onda”. Sembrava che una forza invisibile avesse fermato l’avanzata dell’onda.

ANALISI GEOLOGICA/SCENTIFICA

Lo tsunami generato dal violentissimo terremoto di magnitudo 8.8 del 31 gennaio 1906 (con epicentro al largo della provincia ecuadoriana di Esmeraldas) colpì pesantemente centinaia di chilometri di costa tra l’Ecuador settentrionale e la Colombia sud-occidentale.

Tsunami: Ha generato onde alte fino a circa 5/6 metri a Tumaco e circa 1,8 metri alle Hawaii, propagandosi in tutto il Pacifico (Messico, Costa Rica, Giappone).

L’area di massima distruzione lungo il Pacifico si estese dal comune di Río Verde (Ecuador) fino a López de Micay (Colombia) • In Colombia (Dipartimento di Nariño e Cauca): Oltre a Tumaco, lo tsunami travolse e sommerse le spiagge e i villaggi dei comuni costieri vicini, tra cui:

  • Francisco Pizarro (Bajo Baudó)
  • Mosquera
  • Olaya Herrera
  • La Tola
  • El Charco
  • Santa Bárbara
  • Guapi
  • Timbiquí
  • IEcuador (Provincia di Esmeraldas): La violenza delle onde rase al suolo intere comunità di pescatori dislocate sulle coste basse e pianeggianti a nord di Río Verde. Furono spazzate via le abitazioni vicino alle spiagge e nelle zone estuarine formate dai fiumi Santiago e Mataje (quest’ultimo segna il confine naturale tra le due nazioni).

Caratteristiche ed effetti nelle aree limitrofe

  • Inondazioni fluviali: La spinta dello tsunami fu così violenta che l’acqua marina risalì le foci dei fiumi costieri per diversi chilometri nell’entroterra, ostruendoli temporaneamente e causando gravi allagamenti nei vicini insediamenti interni.
  • Variazioni morfologiche: In molte delle spiagge adiacenti a Tumaco e nella provincia di Esmeraldas si verificarono fenomeni di subsidenza (sprofondamento del terreno), liquefazione del suolo e frane che modificarono permanentemente il profilo della linea costiera.

 

I MIRACOLI EUCARISTICI E IL FENOMENO DELL’INEDIA

Cos’è? l’assoluta astensione da cibo e bevande e il cibarsi esclusivamente di Gesù Eucarestia

MIRACOLO EUCARISTICO TERESA NEUMANN:

è uno dei casi di misticismo più documentati e discussi del XX secolo. La Chiesa cattolica, che nel 2005 l’ha dichiarata Serva di Dio, ha esaminato a fondo la sua vita, contrassegnata non solo dal digiuno ma anche dalle stimmate e da continue visioni mistiche.

Ecco i dettagli emersi dalle indagini mediche, scientifiche ed ecclesiastiche:

La salute di Teresa fu gravemente compromessa nel 1918 a causa di una lesione alla spina dorsale subita mentre spegneva un incendio, che le causò paralisi e cecità. Nel 1923 riacquistò improvvisamente la vista e nel 1925 riprese a camminare, eventi da lei attribuiti all’intercessione di santa Teresa di Lisieux.
A causa della paralisi prolungata, i suoi muscoli della deglutizione erano parzialmente compromessi, spingendola inizialmente a consumare solo liquidi. Dal Natale del 1926, tuttavia, provò una totale e improvvisa ripugnanza per qualsiasi cibo o bevanda, smettendo completamente di alimentarsi. L’unico elemento che il suo corpo tollerava (e richiedeva) era la particola quotidiana dell’Eucaristia.

Il controllo medico ufficiale del 1927

Per verificare l’autenticità del fenomeno ed escludere frodi, il vescovo di Ratisbona ordinò una stretta sorveglianza medica. [1]

  • Il periodo:Dal 14 al 28 luglio 1927 (14 giorni completi).
  • Le modalità:Teresa fu costantemente sorvegliata 24 ore su 24 da quattro infermiere giurate, sotto la supervisione del dottor Otto Seidl e del professor Ewald (un medico psichiatra non credente).
  • I risultati:Durante le due settimane, non fu rilevata alcuna assunzione di cibo o acqua. Ogni liquido usato per sciacquarsi la bocca veniva meticolosamente misurato prima e dopo l’uso.

L’aspetto scientificamente più inspiegabile riscontrato dai medici riguardò le fluttuazioni del suo peso:

Nei giorni in cui riviveva la Passione di Cristo (dal giovedì sera alla domenica mattina), Teresa perdeva grandi quantità di sangue dalle stimmate e dai flussi mistici, arrivando a perdere fino a 4 o 5 kg.

Poiché la Neumann non si nutriva che di Eucaristia, durante la Seconda Guerra Mondiale le autorità revocarono la sua tessera annonaria (quella per il cibo), ma le assegnarono una doppia razione di sapone per lavare lenzuola e abiti costantemente macchiati di sangue a causa delle stimmate. La Gestapo e gli agenti del regime tennero sotto stretto controllo lei e le persone a lei vicine (come padre Alboin Naab, che riuscì a fuggire in Svizzera avvertito proprio in vista di un’irruzione nazista), ma la mistica sopravvisse al Terzo Reich, morendo serenamente nella sua casa nel 1962.

Nei primi giorni della settimana successiva, senza assumere calorie o liquidi, il suo peso ritornava spontaneamente al valore iniziale (circa 55 kg). In un organismo normale, un digiuno totale associato a una simile perdita di fluidi avrebbe causato il decesso per disidratazione entro pochissimi giorni.

Il “test” dell’Ostia non consacrata

Tra le testimonianze dell’epoca (riportate anche dal suo parroco, padre Naber), si racconta che le vennero fatti dei test “alla cieca” per valutarne la reattività psichica o spirituale: se le veniva offerta un’ostia non consacrata, Teresa la riconosceva immediatamente e la rifiutava d’istinto, non considerandola il proprio nutrimento.

Anche il celebre medico, psicologo e francescano italiano Padre Agostino Gemelli, inviato da Papa Pio XI come commissario pontificio, visitò Teresa Neumann. Gemelli, storicamente noto per il suo approccio estremamente scettico e scientifico verso i fenomeni mistici, nel caso di Teresa Neumann dichiarò che non vi erano tracce di simulazione o isterismo e che le sue condizioni cliniche erano scientificamente inspiegabili.

Riviste scientifiche che ne parlano: – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18437337/ – https://link.springer.com/article/10.1007/s11614-022-00499-8?utm_source

 

MIRACOLO EUCARISTICO   BEATA ALEXANDRINA MARIA DA COSTA

La straordinaria vicenda della Beata Alexandrina Maria da Costa (1904–1955) unisce dramma umano, fenomeni mistici eccezionali e una fitta serie di verifiche mediche.

Per comprendere appieno l’origine e la portata del suo digiuno eucaristico, occorre ripercorrere i momenti chiave della sua esistenza, oggi ampiamente documentati sia dalle autorità ecclesiastiche sia dagli specialisti dell’epoca.

Nata a Balasar, in Portogallo, Alessandrina era una ragazza forte e vivace. Nel 1918, all’età di 14 anni, mentre si trovava in casa a cucire insieme alla sorella Deolinda e a un’apprendista, tre uomini armati forzarono la porta per aggredirle. Per difendere la propria purezza, Alessandrina si gettò da una finestra alta quattro metri.

L’impatto con il suolo le provocò lesioni irreparabili alla colonna vertebrale. La sua paralisi progredìgradualmente fino a quando, dal 14 aprile 1925, rimase definitivamente allettata per 30 anni, fino alla morte.

 Inizialmente la giovane pregò intensamente per ottenere la guarigione, ma col tempo comprese che la sua vocazione sarebbe stata quella di una “anima vittima” per la riparazione dei peccati.

  • La Passione del venerdì: Tra il 1938 e il 1942, sperimento un fenomeno mistico impressionante. Ogni venerdì, per circa tre ore e mezza, la sua paralisi scompariva temporaneamente. Alessandrina si alzava dal letto e riviveva fisicamente, con movimenti ed espressioni visibili, tutti gli stadi della Passione di Cristo (la flagellazione, l’incoronazione di spine, la via del Calvario), per poi ricadere immediatamente nello stato di totale immobilità.
  • L’annuncio divino: Secondo quanto riportato nei suoi diari e nella biografia ufficiale del Vaticano, Gesùle preannunciò il digiuno totale dicendole: «Non ti alimenterai più con cibo della terra. Il tuo cibo sarà la mia Carne, la tua bevanda sarà il mio divino Sangue… perché voglio mostrare al mondo intero il potere dell’Eucaristia».

Il 27 marzo 1942 cessò completamente di mangiare e bere.

I 40 giorni di isolamento all’Ospedale (1943)

Poiché lo scetticismo medico e l’incredulità generale attorno al suo digiuno crescevano, l’arcivescovado di Braga ritenne opportuno sottoporla a un rigido esame scientifico. Nel giugno del 1943, Alessandrina fu ricoverata presso l’ospedale della Foce del Douro a Oporto.

Fu affidata alla sorveglianza del dottor Henrique Gomes de Araújo, un rinomato neuropsichiatra membro della Reale Accademia di Medicina di Madrid, affiancato dal dottor Carlo Lima. I protocolli di controllo furono rigidissimi:

  • Fu tenuta in totale isolamento in una stanza sorvegliata giorno e notte.
  • I medici e il personale infermieristico controllavano ogni minimo accesso per escludere che qualcuno le portasse cibo o acqua di nascosto.
  • Le fu negata persino l’acqua per lavarsi la bocca, per evitare qualsiasi microscopica ingestione di liquidi.

Al termine dei 40 giorni e 40 notti, i medici certificarono che Alessandrina manteneva immutato il proprio peso corporeo, le funzioni vitali erano regolari, la lucidità mentale era perfetta e il digiuno era stato assoluto, accompagnato da una totale anuria (assenza di urine e secrezioni fisiologiche). La relazione medica finale concluse che il fenomeno era “assolutamente inspiegabile dal punto di vista scientifico”.

La vita della mistica incrociò eventi storici internazionali. Fu proprio attraverso le istanze inviate dal suo primo direttore spirituale (padre Pinho) su indicazione delle visioni di Alessandrina che Papa Pio XII consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria il 31 ottobre 1942.

Il documento medico fondamentale sul suo digiuno è la relazione stilata dal dottor Henrique Gomes de Araújo, medico neuropsichiatra di fama internazionale e membro della Reale Accademia di Medicina di Madrid: https://www.google.com/url?sa=i&source=web&rct=j&url=https://revistas.ucp.pt/index.php/humanisticaeteologia/article/view/8643/8521&ved=2ahUKEwjGuY-N1LSXAxVO8QIHHU-XADgQ0YISegYIAAgREAI&opi=89978449&cd&psig=AOvVaw1iwqkAuhy-7dsWmkz_zZEC&ust=1791900612597000  – – https://www.google.com/url?sa=i&source=web&rct=j&url=https://www.academia.edu/34030217/Experiencing_Religion_and_Medicine_Marian_Apparitions_and_Victim_Souls_in_Portugal_In_Sign_or_Symptom_Exceptional_Corporeal_Phenomena_in_Religion_and_Medicine_Ed_by_Tine_Van_Osselaer_Henk_de_Smaele_Kaat_Wils_Leuven_University_of_Leuven_Press_2017_pp_141_162_&ved=2ahUKEwjGuY-N1LSXAxVO8QIHHU-XADgQ0YISegYIAAgMEAI&opi=89978449&cd&psig=AOvVaw1iwqkAuhy-7dsWmkz_zZEC&ust=1791900612597000

i Vangeli secondo la scienza

i Vangeli secondo la scienza

In questo articolo analizzeremo in modo rigoroso il motivo per cui i Vangeli canonici sono riconosciuti come autentici dalla Chiesa e dalla comunità scientifica. Esamineremo come essi siano stati redatti da autori vissuti a stretto contatto con Gesù o con testimoni oculari della sua vita: persone che parlavano la stessa lingua, conoscevano i luoghi, le usanze, il contesto storico e religioso del tempo. Approfondiremo inoltre perché i Vangeli apocrifi non possono essere attribuiti a discepoli diretti né a figure realmente vicine agli eventi narrati. Grazie a studi filologici, storici, linguistici e a moderne metodologie scientifiche, vedremo come questi testi risultino nettamente più tardivi, distanti dai fatti e privi di continuità con la tradizione cristiana delle origini. Questo percorso ci permetterà di comprendere la solidità storica, la coerenza interna e l’affidabilità teologica dei quattro Vangeli, distinguendoli nettamente dalla letteratura apocrifa, che nasce secoli dopo con scopi diversi e non apostolici. Precisiamo che questo articolo costituisce un riassunto fedele e rispettoso del lavoro presentato nel volume “Gesù di Nazaret, una storia vera? I Vangeli alla prova della scienza” del Dott. Marco Fasol, al quale va un particolare ringraziamento: il suo contributo scientifico, storico e divulgativo ha reso possibile una sintesi chiara e comprensibile dei temi affrontati. Desideriamo anche rivolgere un invito sincero e trasparente ai lettori: chi volesse approfondire in modo completo molti altri temi affascinanti e complessi, troverà nel testo integrale del Dott. Fasol una fonte di studio estremamente ricca. Non siamo stati in alcun modo pagati o incentivati a suggerire il libro: la nostra intenzione è unicamente quella di offrire al lettore gli strumenti più validi per informarsi in modo approfondito, competente e serio.

 

I VANGELI E GLI AMANUENSI

È noto che i quattro Vangeli, di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, sono considerati le principali fonti storiche su Gesù di Nazaret e quindi la nostra ricerca scientifica deve partire proprio da questi testi, detti “canonici”. Le prime comunità cristiane hanno definito un canone, cioè una “regola” che individuava i testi conformi alla predicazione originaria. Vedremo che anche i vangeli apocrifi, scoperti soprattutto negli ultimi due secoli, costituiscono un’ulteriore fonte storica, che tuttavia non soddisfa i criteri di attendibilità scientifica. Approfondiremo la questione degli apocrifi e della definizione del canone nel settimo capitolo, mentre affrontiamo ora, in primo luogo, lo studio dei Vangeli canonici, dal momento che ormai gli studiosi sono concordi nel riconoscerli come le fonti storiche più antiche e attendibili. Una prima domanda riguarda l’antichità di composizione dei quattro Vangeli canonici e degli altri testi del Nuovo Testamento: Atti degli Apostoli, quattordici lettere attribuite tradizionalmente a Paolo, due lettere di Pietro, tre di Giovanni, la lettera di Giacomo, la lettera di Giuda Taddeo, l’Apocalisse, in tutto ventisette scritti.

Fino agli inizi del secolo scorso, alcuni storici pensavano che i Vangeli fossero stati scritti anche duecento anni dopo gli eventi. Questi studiosi parlavano dunque di favole popolari leggendarie, deformate dalla fantasia delle prime comunità ellenistiche, come affermavano, per esempio, Rudolf Bultmann o Martin Dibelius. Esamineremo più in dettaglio le loro teorie nel quinto capitolo, comunque è chiaro che le recenti scoper. te papirologiche e l’analisi linguistica del greco dei Vangeli hanno imposto invece una datazione anteriore, molto vicinaagli eventi.

La morte di Gesù è avvenuta per crocifissione, presso Gerusalemme, probabilmente nell’anno 30. Su questo dramma non ci sono dubbi tra gli studiosi, anche non credenti. Può esserci un’oscillazione cronologica di qualche anno perché erano in uso calendari diversi, ma questo evento è attestato sia da tutti gli scritti del Nuovo Testamento sia da storici laici, come Tacito e Giuseppe Flavio, sia da tutti gli scrittori cristiani dei primi due secoli, quali Giustino di Sichem, Papia di Gerapoli, Ignazio di Antiochia, Ireneo di Lione… Dopo questo evento la comunità dei credenti ha diffuso il lieto annuncio, a partire da Gerusalemme per poi raggiungere Antiochia, Damasco, Atene, Roma, Alessandria d’Egitto e altre città del Mediterraneo.

È questa la fase della sola predicazione orale, tipica delle civiltà antiche. Possiamo dire che la biblioteca dell’uomo comune era la memoria, aiutata da alcune tecniche che la facilitavano. nel giudaismo dell’epoca la tradizione orale veniva tramandata seguendo

regole precise e rigorose di fedeltà. E quindi verosimile che anche le prime comunità cristiane abbiano rispettato questa prassi di trasmissione fedele delle parole del maestro, sotto la guida dell’autorità degli Apostoli. La struttura linguistica dei Vangeli, come vedremo, lo conferma.

 

PAPIRI, CODICI E PERGAMENE

Nel mondo greco-romano le opere letterarie erano generalmente trascritte su un rotolo di papiro (palma egizia) o su pergamena (cartapecora) e quasi tutti i manoscritti del Nuovo

Testamento ci sono pervenuti su questi.

Le prime copie dei Vangeli sono state trascritte su papiri che venivano arrotolati su un bastoncino (di qui il nome di volumen, “ciò che si svolge e si riavvolge”).

già dalla fine del I secolo, si cominciò a scrivere anche su fogli di pergamena, detta anche cartapecora. Era ricavata da pelle di pecora, capra, vitello…. Si capì che rispetto al rotolo (volumen) era più comodo e maneggevole consultare un testo se era scritto su fogli di formato quadrato o rettangolare da collocare poi l’uno accanto all’altro ripiegando in due o in quattro. Nacquero così i cosiddetti quaderni (parola che deriva da quaternio, un foglio più grande ripiegato in quattro parti).

Nelle prime comunità cristiane il lavoro degli amanuensi era una delle occupazioni più importanti, perché la trascrizione frequente dei testi sacri era necessaria, dal momento che il papiro si sbriciolava facilmente e anche la pergamena si deteriorava per l’uso quotidiano. Si deve aggiungere che nei primi tre secoli di persecuzioni, i cristiani non solo venivano uccisi, ma venivano spesso anche costretti a consegnare i manoscritti dei testi sacri, che venivano bruciati o distrutti. Era dunque necessario preparare sempre nuove copie di questi libri preziosi.

La produzione di copie dei libri del Nuovo Testamento si moltiplicò soprattutto dopo l’editto di Costantino, che permetteva la libertà per i cristiani. Si diffusero dunque i laboratori librari commerciali o scriptoria. Alcuni amanuensi, seduti nella sala di lavoro dello scriptorium, muniti ciascuno di pergamena, penne e inchiostro, scrivevano una copia del libro da ripro-durre, mentre il lector leggeva lentamente ad alta voce il testo dal suo esemplare. È chiaro che gli errori di trascrizione erano inevitabili. C’erano comunque i correttori, persone incaricate di rileggere il testo per rettificare gli errori di copiatura; spesso con annotazioni in calce al manoscritto.

 

IL TESTO ANTICO PIÙ DOCUMENTATO

A questo punto ci domandiamo quanti siano i manoscritti pervenuti a noi, sopravvissuti alle traversie della storia: distruzioni, saccheggi, incendi, alluvioni… È chiaro che quanto maggiore è il numero di manoscritti, tanto più si dice che il testo è ben documentato. Per esempio, dell’Iliade e dell’Odissea ci sono rimasti circa seicento manoscritti. È un record! Infatti, tutti gli altri testi antichi extrabiblici hanno un numero molto inferiore di manoscritti, generalmente nell’ordine di alcune decine. Le opere di numerosi autori antichi sono conservate con un esilissimo filo di trasmissione, per esempio per i primi sei libri degli Annales di Tacito abbiamo un solo codice risalente al IX secolo.

E quanti sono i manoscritti del Nuovo Testamento? Una quantità straordinaria! Abbiamo infatti più di 5.300 manoscritti greci, ottomila manoscritti latini, almeno duemila o tremila traduzioni in lingue antiche quali armeno, siriaco, copto… (deve ancora essere completata la catalogazione, perché spesso queste ultime versioni erano in territori dell’ex Urss, a cui per motivi ideologici era impedito l’accesso agli studiosi).

Complessivamente, dunque, più di quindicimila manoscritti.

Per quanto riguarda i manoscritti greci possiamo distinguere, per la precisione, i seguenti dati: 125 Papiri antichi, 274 Codici onciali (generalmente sono i più antichi, scritti in lettere maiuscole = onciali), 2.795 Codici in minuscola, 2.209 Lezionari

Questi manoscritti sono conservati in diverse biblioteche del mondo. La raccolta più ricca è quella del Monte Athos (dispersa però in diversi monasteri), che comprende più di cinquecento codici, molti dei quali sono piuttosto recenti. Seguono poi le biblioteche di Atene, con 419 codici, Parigi con 373, Roma (specialmente la Biblioteca Vaticana) con 367 co-dici, Londra con 271, San Pietroburgo con 233 e il monastero del Monte Sinai con 230. 158 sono conservati a Oxford e 146 a Gerusalemme.

A questo punto un lettore contemporaneo potrebbe obiettare: «Gli amanuensi erano spesso monaci benedettini, allora chissà quanti miracoli o racconti leggendari si sono inventati per suggestionare il popolo ignorante!». Gli studiosi che hanno consultato migliaia di manoscritti possono ribattere facilmente: «Dove sono mai le presunte manipolazioni, aggiunte,

rifacimenti di cui parlano certi giornalisti come Corrado Auias, se tutti i manoscritti riportano lo stesso testo, parola per parola?».

Gli amanuensi, infatti, hanno voluto rispettare con la massima fedeltà il testo originale, senza aggiungervi niente. Evidentemente, erano consapevoli dell’importanza decisiva di quello che scrivevano per le generazioni future. Notate poi che gli amanuensi non avevano certo a disposizione le moderne tecniche comunicative! Non potevano certo telefonarsi per concordare aggiunte o manipolazioni! Lavoravano chiusi nelle loro stanze (scriptoria), in luoghi diversi, come Roma, Atene, Antiochia, Alessandria d’Egitto, Damasco… in epoche diverse e hanno copiato i testi con una fedeltà straordinaria.

Ciascun manoscritto conferma ed è confermato da tutti gli al-tri. Questo rispetto rigoroso nella trasmissione scritta è una conferma dell’analogo rispetto rigoroso nella trasmissione orale, che approfondiremo nel prossimo capitolo. Se nessuno, dunque, ha mai dubitato sull’autenticità di Platone o di Tacito, a maggior ragione nessuno dovrebbe dubitare sulla fedeltà di trasmissione dei testi evangelici, che hanno migliaia e migliaia di copie manoscritte. Si noti inoltre che ai più di quindicimila manoscritti neotestamentari si devono aggiungere tutte le citazioni degli scrittori cristiani dei primi tre secoli (Giustino, Ireneo, Clemente romano e Clemente alessandrino, Origene, Tertulliano ecc.), diffuse in tutto il mondo antico, dall’Europa al Nord Africa, all’Asia occidentale: più di ventimila citazioni! Al punto che sarebbe possibile ricostruire quasi tutto il nuovo Testamento semplicemente raccogliendo insieme queste citazioni antiche.

 

L’ANTICHITA’ DEI MANOSCRITTI

Per lo stesso Dante, che è un autore molto più recente, non possediamo il manoscritto autografato completo della Divina Commedia. Comunque, questa perdita è per il nostro caso di scarsa rilevanza, perché con quindicimila manoscritti tutti concordanti non possiamo aver dubbi sulla fedeltà di trascrizione dall’autografo originale.

Se si escludono i Vangeli, l’autore classico del quale ci è pervenuto il manoscritto più antico è Virgilio, di cui ci è rimasto un brevissimo frammento copiato circa 350 anni dopo la morte del poeta. Per tutti gli altri autori classici la distanza tra l’originale e il manoscritto più antico è di almeno cinque o sei secoli, per Aristotele e Platone supera i mille anni di distanza.

Per i Vangeli questa distanza si riduce a pochi decenni per i manoscritti più antichi! Possediamo infatti frammenti di papiro già a partire dal II secolo d.C., cioè circa trenta-cin-

quant’anni dopo la scrittura del Quarto Vangelo.Il manoscritto più antico dei Vangeli è probabilmente il Papiro Rylands (P 52), un frammento delle dimensioni di una carta di credito, conservato nella J. Rylands Library di Manchester, pubblicato nel 1934. Contiene 114 lettere greche, che riportano il testo di Gv 18, 31-33 (recto) e Gv 18, 37-38 (verso) e risale al 125 circa d.C. secondo la datazione dell’autorevole prof. Colin H. Roberts. È stato ritrovato in Egitto, tra i bagagli di un soldato, che portava con sé il Vangelo di Giovanni in formato tascabile. Il papiro attesta che il Quarto Vangelo fu composto alla fine del I secolo, perché per arrivare da Efeso – dove fu scritto l’originale – all’Egitto dovette intercorrere circa una generazione. Il testo riportato in questo frammento corrisponde perfettamente, parola per parola, al testo del Vangelo di Giovanni che leggiamo noi oggi. Quindi questo Vangelo non poteva esser stato scritto dopo duecento anni dagli eventi, come sostenevano gli inventori dell’ipotesi mitica e delle “leggende popolari”

Altro manoscritto antichissimo è il Papiro Bodmer II (P

66), pubblicato nel 1956. Contiene quasi per intero il Vangelo di Giovanni, in 104 pagine di cm 11 x 14. La pubblicazione di questo papiro ha suscitato grande interesse da parte degli studiosi perché, secondo la datazione del papirologo Herbert Hunger di Vienna, il frammento risale a non oltre le metà del Il secolo. Anche questo testo concorda perfettamente con i manoscritti maggiori del IV secolo (Codice Vaticano, Sinaitico, Alessandrino ecc.) e dimostra pertanto la fedeltà degli amanuensi di cui abbiamo parlato.

Un testo più controverso è il celebre Papiro 7Q5, scoperto nella grotta settima di Qumran, nel 1955 e conservato nella Rockfeller Library di Gerusalemme. Ha le dimensioni di un francobollo e contiene solo undici lettere alfabetiche complete e altre otto parziali, disposte su cinque righe. È stato il papirologo spagnolo José O’ Callaghan, nel 1972, a formulare l’ipotesi di decifrazione del testo. La scienza informatica ci ha dato poi una mano! Nel Thesaurus Linguae Graecae dell’Università Irvine della California, infatti, sono state informatizzate le opere della letteratura greca, complessivamente 91 milioni di parole. Confrontando la disposizione delle lettere del papiro

705 con questo Thesaurus risultava compatibile solo il testo di Mc 6, 52-53. Il 705 risale al 50 d.C., in base allo stile paleografico, il cosiddetto ornato erodiano. tutti i manoscritti di Qumran, il 7Q5 non può essere posteriore al 68 d.C., anno in cui la comunità essena venne massacrata dalla legione romana Fretensis, durante la guerra giudaica.

MANIPOLAZIONI DEGLI AMANUENSI?

Abbiamo già visto che gli studiosi dei manoscritti hanno categoricamente smentito le ipotesi di aggiunte o manipolazioni, dal momento che possediamo migliaia di codici evangelici, che concordano tutti nel riportare lo stesso testo. È chiaro che, confrontandoli, riscontriamo errori di copiatura. Infatti, la riproduzione a mano, lettera per lettera, comportava immancabilmente errori umani, momenti di stanchezza, sviste, difetti nell’audizione, se il testo veniva dettato. Così avveniva che uno scriba saltasse, per esempio, da una parola simile a un’altra scritta subito dopo (errore di omoteleuto). Oppure che scambiasse il suono della vocale “e” con la vocale “i” (errore di itacismo). O che confondesse due consonanti dentali, scambiando la lettera “d” con la lettera “i” (errore di disortografia).

Pertanto, i manoscritti antichi non sono mai del tutto perfettamente identici. Un buon amanuense fa mediamente un errore ogni venti righe. Se i manoscritti sono migliaia, è chiaro che ci saranno migliaia di errori e di varianti. Ma questi errori – questo è decisivo e non intaccano mai i contenuti essenziali, che sono sempre gli stessi. Gli amanuensi trascrivevano a Roma, Atene, Antiochia, Damasco, Alessandria d’Egitto… non potevano certo mettersi d’accordo su manomissioni o aggiunte.

Questa concordanza dei codici ha permesso agli studiosi di definire il testo standard del Nuovo Testamento!

Gli studiosi di critica testuale neotestamentaria sono giunti a conclusioni radicalmente opposte. I filologi Kurt e Barbara Aland, considerati tra i massimi esperti a livello mondiale, nell’opera che riassume la loro vita di studiosi, Il Testo del Nuovo Testamento, hanno confrontato le sette versioni del Nuovo Testamento pubblicate negli ultimi cento anni. Sui 7.947 versetti del Nuovo Testamento, almeno cinquemila sono perfettamente identici.

ANALISI FILOLOGICA DI: Joachim Jeremias, James Dunn, Pierre

Grelot, John Paul Meier.

Una prima evidenza immediata di questo substrato è costituita dalle parole aramaiche o ebraiche che sono rimaste non tradotte nel testo greco. Erano parole-chiave rimaste indelebili nella memoria dei discepoli di madrelingua semitica, al punto che le ricordavano anche a trenta o quarant’anni di distanza e non hanno voluto tradurle perché risuonassero tali e quali in tutto il mondo antico. Jeremias ha conteggiato almeno ventisei parole aramaiche senza includere i nomi propri.

Tra le parole aramaiche, forse la più importante è l’invocazione con cui Gesù si rivolgeva al Padre, chiamandolo Abbà (papà, babbo) (Mc 14, 36). Nessuno mai, nell’immenso patrimonio delle preghiere liturgiche e private dell’ebraismo del I millennio, aveva osato rivolgersi a Dio con la confidenza e fiducia filiale del bambino che lo chiamava Papà. Come scrive Jeremias:

“Per la sensibilità giudaica sarebbe stato indecoroso e inammissibile rivolgersi a Dio con questo vocabolo familiare. Gesù ha portato un’innovazione assoluta, ha parlato a Dio come il fanciullo parla con suo padre, con la stessa semplicità, la stessa intimità, lo stesso abbandono fiducioso”.

Morfo-sintassi dei vangeli, un segno che siano stati scritti da persone madrelingua semitica:

  • Parallelismi antitetici: due frasi che ripetono lo stesso messaggio, formulato prima in forma negativa e poi in forma positiva. Es. «Non sono venuto per essere servito // ma per servire».
  • Parallelismi sinonimici: la stessa idea viene ripetuta “in parallelo” con due proposizioni affermative«Chiedete e vi sarà dato // cercate e troverete / bussate e vi sarà aperto».
  • Passivi teologici: morfologica originale e innovativa: oltre cento passivi teologici. «coloro che piangono…saranno consolati»
  • Costruzione paratattica e ridondante: si intende una sequenza di proposizioni coordinate, tutte sullo stesso piano, quasi recitative, collegate tra di loro con semplici congiunzioni copulative o addirittura senza congiunzioni (per asindeto): «Beati i pove-ri… Beati gli affamati di giustizia… Beati..›.
  • Le parabole: Le parabole narrative sono un’altra prova della fedeltà alla predicazione originale del Maestro che ha creato uno stile codianti, tipica dell’oralità semitica, nella descrizione del padre che accoglie il ritorno del figlio: «Quando [il figlio] era ancora lontano, suo padre lo vide, si commosse, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Lc 15,) Con cinque verbi, in sequenza paratattica, il Maestro è riuscito a imprimere nei discepoli un’immagine di straordinaria efficacia.

CONCLUSIONI SUL CRITERIO LINGUISTICO

Si deve infine osservare, da un punto di vista della struttura del periodare evangelico, che i discorsi (logia) di Gesù sono strutturati per la maggior parte in una forma breve, la forma preferita dai rabbini, che ritenevano giustamente che una frase sintetica fosse più facilmente memorizzabile.

l’annuncio della risurrezione non avrebbe potuto reggere neppure un pomeriggio se non ci fosse stato davvero il sepolcro vuoto, visibile a tutti, la Sindone e il Suda-rio, e se non ci fossero state davvero le apparizioni del Risorto.

E così i miracoli pubblici della moltiplicazione dei pani, della guarigione del cieco nato presso il Tempio di Gerusalemme, della risurrezione di Lazzaro, nonché i miracoli compiuti dagli Apostoli dopo la risurrezione, descritti nei primi capitoli degli Atti degli Apostoli. Erano tutti eventi che i contemporanei avrebbero potuto facilmente smentire, coprendo di ridicolo gli evangelisti se i loro racconti fossero stati falsi o inventati. Gli stessi oppositori di Gesù riconoscevano le sue opere miracolose e lo accusavano di compierle in nome di Beelzeboul, il capo dei demoni (Mt 12, 24. Cfr Mc 3, 22 e Lc 11, 15. 18).

Abbiamo così esaminato i primi due pilastri dell’attendibilità dei Vangeli, cioè la certezza che i testi che leggiamo oggi sono veramente quelli scritti alle origini del cristianesimo e la conferma filologica che gli autori dei Vangeli hanno riferito fedelmente i fatti con uno stile linguistico originale. Queste due argomentazioni vengono anche definite come “criteri esterni” di attendibilità storica, nel senso che non entrano all’interno dei contenuti narrati, ma si limitano a considerare gli elementi esterni alla narrazione. Riguardano infatti la fedeltà di trasmissione dei manoscritti, l’analisi filologica nel contesto delle lingue parlate in quell’epoca e in quell’ambiente.

Vedremo ora i “criteri interni”.

INDAGINE LAICA SULLA RESURREZIONE

Prima certezza storica: la crocifissione. Cerco di chiarire la metodologia di questa ricerca “laica”. In ogni indagine storica, il ricercatore ha a disposizione una molteplicità di documenti che deve selezionare e correlare allo scopo di individuare le cause e le conseguenze degli eventi. Lo storico, dunque, non è mai un registratore passivo di eventi, ma un elaboratore originale di connessioni causali. Ha a disposizione un mare immenso di documenti, tra i quali cerca di individuare un filo rosso di connessioni che rendano comprensibile la successione degli eventi. Questa elaborazione può dirsi oggettiva e non ideologizzata, se seleziona eventi e documenti di ragionevole certezza storica. In altre parole, l’indagine può dirsi “laica” se prescinde dai pregiudizi, dalle ideologie, dalla fede personale, per fondarsi esclusivamente su eventi storici oggettivi, attestati da documenti unanimemente riconosciuti, contestualizzati nella cornice culturale dell’epoca.

Iniziamo dunque la ricerca da una certezza storica riconosciuta all’unanimità da tutte le fonti a nostra disposizione:

Gesù Cristo è morto in croce. Lo attestano i quattro Vangeli, tutte le lettere di san Paolo e tutti gli altri libri del Nuovo Testamento. Ne parlano anche fonti non cristiane quali Giuseppe Flavio e Tacito. E in generale tutti gli autori cristiani, a partire dai più vicini all’evento. Che Gesù sia stato crocifisso è uno degli eventi più sicuri della storia antica.

L’IDEA VERGOGNOSA DELLA CROCIFISSIONE

san Giustino, uno dei primi autori cristiani, nel Dialogo con Trifone, 89.90 D.C, scrive che ovunque vi fossero ebrei la croce veniva considerata uno scandalo. I pagani la consideravano invece una “pazzia”, perché le divinità avevano poteri sovrumani e non si lasciavano certo schiacciare dai potenti della terra. La croce era segno di impotenza e diventava oggetto di derisione. La filosofia greca, da Platone ad Aristotele, a Epicuro… considerava ovvia l’idea dell’impassibilità degli dèi, che Aristotele ed Epicuro consideravano estranei alla vita degli uomini, per cui l’idea cristiana del Figlio di Dio morto in croce era del tutto incredibile. Infatti credere che il Figlio unico e preesistente di Dio, unico e vero mediatore della creazione e Salvatore del mondo, era nato in tempi recenti, in una regione sperduta della Galilea, membro dell’oscuro popolo dei giudei, e, peggio ancora, aveva subito la morte come un volgare criminale […] era una fede che veramente non poteva essere considerata se non come segno di follia. Le divinità della Grecia e di Roma si distinguevano dagli uomini mortali perché erano immortali, non avevano assolutamente nulla in comune con la croce. segno di infamia […]. Un Messia crocifisso non poteva che rappresentare una contraddizione in termini per chiunque fosse invitato a credere in un simile messaggio

L’archeologia e la storia dell’arte confermano questo scandalo della croce. Bisogna infatti arrivare all’inizio del IV secolo, con il ritrovamento della croce da parte di sant’ Elena,

madre di Costantino, perché la croce venga valorizzata e diventi segno di vittoria per Costantino. Ed è sorprendente che il Crocifisso venga rappresentato per la prima volta solo ne. 450 circa.

Naturalmente, mentre la morte in croce è un evento naturale che quindi non crea problemi di credibilità; invece, la risurrezione implica l’irruzione nella storia di un intervento soprannaturale, unico in assoluto. Quindi il giudizio di certezza storica riguarda solo la documentazione scritta e rimane distinto dalla libera scelta personale, che può ritenere insufficiente questo criterio. Diventano allora importanti gli altri criteri.

criterio di discontinuità/continuità: sul quale vi è pure un consenso unanime tra gli studiosi dei Vangeli. Si può formulare così: quando un evento, un racconto o un discorso risulta in continuità con il contesto storico e culturale dell’epoca e nel contempo rivela elementi di novità e originalità rispetto a questa tradizione, allora è storicamente attendibile.

criterio dell’imbarazzo: molto valorizzato ad esempio da Meier, che lo cita addirittura come il primo criterio di attendibilità storica. Come abbiamo già notato, infatti, i Vangeli ci raccontano anche le colpe e i difetti degli autori stessi. Gli evangelisti hanno raccontato anche fatti imbarazzanti che avrebbero potuto tacere per rendere umanamente più verosimile il racconto. Es” hanno descritto il pianto di Cristo,

¡ loro difetti personali e le loro colpe, come il chiedersi chi fosse il più grande di loro, il rinnegamento di Pietro, la loro mancanza di fede durante la passione, hanno fatto conoscere le sofferenze e le umiliazioni del Maestro… Hanno scritto che le prime testimoni della risurrezione furono le donne, benché la testimonianza femminile non fosse giuridicamente accettata in quell’epoca.” Gli evangelisti non volevano, insomma, adattare il racconto agli ascoltatori per renderlo più umanamente accettabile, ma hanno deciso di raccontare i fatti per quello che erano,

criterio di coerenza narrativa: Prendiamo in considerazione il racconto dei Sinottici. Se cancellassimo i miracoli, non si capirebbe la fede degli Apostoli e dei discepoli in Gesù, né l’esaltazione delle folle che lo acclamarono come Messia, né lo scontro con il ceto dirigente e con il Sinedrio, invidioso per il successo di Gesù, e neppure la polemica sui miracoli compiuti in giorno di sabato. Inoltre, si deve tener presente che il popolo ebraico aveva una concezione così elevata di Dio da non poter mai riconoscere come Dio un uomo, se non davanti a segni veramente miracolosi. Senza i miracoli il racconto dei Sinottici sarebbe dunque incomprensibile.

LO SCONVOLGENTE CAPOVOLGIMENTO

Come già sappiamo «La croce continuò a essere di imbarazzo per i cristiani anche dopo l’esperienza pasquale e per lungo tempo».

La comunità dei discepoli inizia a vivere il messaggio morale di Gesù, nell’amore fraterno, nella condivisione dei beni, nella preghiera comune di lode (At 4, 32). Lo scoraggiamento della croce viene sostituito dalla fiducia e dall’adorazione del   Maestro risorto che viene proclamato come Kyrios, il Signore, il Figlio di Dio. Le profezie, che sembravano incomprensibili e smentite, vengono invece spiegate nei primi discorsi di Pietro, riferiti nei primi capitoli degli Atti degli Apostoli. Le tre grandi direttive profetiche che preannunciavano il Messia come figlio di Davide.

Il Risorto dimostra la vittoria dell’amore donativo (agape) che si sacrifica per convertire il peccatore. Non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Come ricordavo nel terzo capitolo, noi che veniamo dopo duemila anni possiamo comprendere lucidamente il senso di queste profezie: i potenti di allora, Pilato, Caifa, Erode, Tiberio…, sono stati sconfitti dalla storia, mentre il Crocifisso, il servo sofferente di Dio, è

otra di Dai.

da duemila anni il vincitore! Solo ora possiamo capire in che senso il Messia ha «frantumato come vaso d’argilla»» (Sal 2,9) i re della terra.

E come hanno potuto capirlo i discepoli, duemila ani fe, dopo che il Maestro era stato umiliato e crocifisso? La sola spiegazione possibile è che abbiano visto davvero che il Crocifisso era risorto e abbiano ascoltato le sue spiegazioni (Le24, 45).

Negare dunque l’evento delle apparizioni del Risorte significa non solo andare contro tutti i documenti che ci sono pervenuti, ma anche rendere totalmente incomprensibile la svolta epocale che ne è seguita.

Scrive Martin Dibelius, collaboratore di Bultmann:

“Deve essere subentrato qualcosa che in breve tempo non solo cambiò completamente lo stato d’animo dei discepoli, ma li rese anche capaci di svolgere una nuova attività e di fondare la primitiva comunità cristiana. Questo qualcosa è il nucleo storico della fede pasquale.”

Il gesuita australiano Gerald O’ Collins, docente universitario a Boston, Melbourne e Roma, coordinatore di un Convegno ecumenico sulla risurrezione, precisa:

“Si deve aggiungere a quanto dice M. Dibelius, che Gesù mori di una morte vergognosa e scandalosa. In seguito, nonostante la crocifissione, i discepoli cominciarono a diffondere il cristianesimo nel nome di colui che era stato così ignobilmente sconfitto. “

Anche Hans Küng cerca di rendere giustizia al rovesciamento veramente straordinario che avviene nell’atteggiamento dei discepoli.”

Lo storico Giorgio Jossa, docente di Storia del cristianesimo all’Università di Napoli, dichiaratamente laico, scrive:

“ È successo qualcosa dopo la morte di Gesù. Per il credente, Gesù è resuscitato. Lo storico non può affermarlo. Può dire:

«I discepoli hanno avuto un’esperienza straordinaria; si è verificato un evento che ha ridato senso alla loro missione».

Abbiamo già visto nel terzo capitolo l’analoga opinione della storica Paula F. Fredriksen, dell’Università ebraica di Gerusalemme, il riconoscimento di David Flüsser, pure docente nella stessa Università ebraica, e la testimonianza dello storico

ateo Gerd Lüdermann.

 

I VANGELI APOCRIFI E GNOSTICI

Un primo criterio laico di attendibilità storica è l’antichità della fonte. È chiaro che una fonte più antica è più vicina agli eventi e più difficile da manipolare o alterare. I Vangeli canonici sinottici sono stat scritti in un periodo compreso tra i venti e i cinquant’anni dagli eventi, quando molti testimoni oculari erano ancora in vita e quindi avrebbero potuto smentirli. Al contrario, i manoscritti dei vangeli gnostici di Nag Hammadi sono del IV secolo, quindi sono stati scritti a più di trecento anni di distanza! Questo criterio dell’antichità è stato messo in discussione da alcuni storici, perché può essere che la stesura dell’autografo originario sia antecedente al manoscritto più antico che ci è rimasto. Per esempio, alcuni storici fanno risalire una parte dei detti del vangelo apocrifo di Tommaso anche alla fine del I secolo. Per questo diventa importante ricorrere anche agli altri criteri.

Un secondo criterio laico di attendibilità storica è quello dell’analisi linguistica. In questo capitolo intendo approfondire proprio questo aspetto filologico che mi sembra decisivo per chiarire i motivi per cui i vangeli apocrifi sono stati esclusi dal canone. Come abbiamo visto nel secondo capitolo, i Vangeli canonici hanno lessico e strutture sintattiche di origine ebraica o aramaica. Ricordiamo le ventisei parole aramaiche, i centotrenta parallelismi antitetici, i parallelismi sinonimici, i cento passivi teologici, la frequente struttura paratattica, le ripetizioni per favorire la memoria e altri semitismi. I Vangeli canonici furono dunque pensati in aramaico, fedeli alla predicazione nella madrelingua del Maestro.

Negli apocrifi, invece, non troviamo niente di tutto questo. Soprattutto nei vangeli gnostici, scritti in lingua copta, ma anche negli altri apocrifi, emerge un lessico neoplatonico, assolutamente estraneo all’aramaico. Troviamo termini come sizigie, emanazioni, eoni, camera nuziale, arconti, regno di Barbelo e altre divinità egizie… Vengono addirittura divinizzate le stelle con nomi propri assolutamente estranei all’ebraico, considerati blasfemi per l’ebraismo. Inoltre, mancano quei parallelismi che abbiamo visto essere una traccia tipica della predicazione del Maestro.

Anche ‘analisi lessicale dei nomi propri di persona ci offre un’altra informazione molto importante. Negli apocrifi mancano i riferimenti ai grandi protagonisti dell’Antico Te-

stamento. Nei vangeli gnostici, incredibile a dirsi, non troviamo alcun riferimento alla storia della salvezza. Il confronto è sconfortante per i difensori degli apocrifi: nei Vangeli canonici vengono citati in continuazione i grandi personaggi biblici, imprescindibili per qualsiasi ebreo: Abramo viene citato trentatré volte, Mosè trentasette volte, Davide trentotto volte, Isaia tredici volte. Negli apocrifi, invece, nessuna citazione! Si tratta di una scoperta decisiva per smascherare i veri autori degli apocrifi. Evidentemente non erano ebrei e quindi non potevano essere testimoni diretti della vita e della predicazione del Maestro. Il Gesù degli apocrifi gnostici addirittura non dice una parola sulla storia della salvezza che era il patrimonio più prezioso per ogni ebreo. Il Gesù degli apocrifi è una finzione letteraria, una contraffazione elaborata da autori estranei al giudaismo, con una filosofia che, come vedremo, è astorica, atemporale, agli antipodi dell’ebraismo e del cristianesimo.

Un terzo criterio laico di attendibilità storica è quello della molteplice attestazione. Le notizie sono più attendibili se riportate da più fonti indipendenti. Numerosi racconti favolosi e leggendari degli apocrifi si trovano solo in qualche manoscritto isolato. Invece, gli eventi centrali della vita di Gesù sono attestati da tutti i libri del Nuovo Testamento, dagli scrittori dei primissimi secoli e anche da parecchi apocrifi. E non dimentichiamo che gli apocrifi hanno spesso un solo manoscritto e per di più incompleto, ovviamente di diffusione molto circoscritta. I Vangeli canonici hanno più di cinquemila manoscritti greci e ottomila manoscritti latini e tutti concordanti, come abbiamo visto nel primo capitolo, e diffusi in tutto il mondo antico, da Roma ad Atene, Alessandria, Antiochia…

Infine, un quarto criterio laico di attendibilità storica è l’analisi dei contenuti culturali. Gli apocrifi gnostici manifestano chiaramente una visione del mondo, una filosofia, assolutamente estranea all’ebraismo. La concezione gnostica è politeista,

astorica, critica nei confronti della materialità, completamente estranea e anzi incompatibile con il contesto culturale e lessicale dell’ebraismo, che ha invece una concezione storica, non dualistica, quindi valorizzante anche la corporeità dell’essere umano. L’etica gnostica è decisamente intellettualistica, per cui pone la piena realizzazione dell’essere umano nella conoscenza della mitologia gnostica, accessibile solo a una ristrettissima cerchia di iniziati. Al contrario, l’etica cristiana pone la salvezza, ossia la piena realizzazione di sé, nell’amore e nella buona volontà e quindi rende accessibile a tutti la santità morale, indipendentemente dalla cultura. Ancora: nella gnosi la femminilità viene addirittura disprezzata.